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venerdì 11 settembre 2026

Rho: il SIndaco risponde alla petizione sui Data Center 11.9.2026

 Osservatorio Datacenter “Comitato Rhodense”

Rho, 11 settembre 2026

Oggetto: Tutela della salute pubblica, dell’ambiente e del territorio in relazione alla crescente concentrazione de Data Center nel territorio di Rho e richiesta di una pianificazione comunale degli insediamenti. Petizione popolare. Vs. Prot. n. 53687 del 6.08.2026.

Egregi Signori Sottoscrittori, in qualità di sottoscritti promotori, con la presente sono a riscontrare la vostra petizione riguardante il tema dei Data Center in città.

Desidero innanzitutto ringraziare i cittadini e i promotori dell’Osservatorio Data Center – Comitato Rhodense per aver sottoposto all’Amministrazione comunale le proprie preoccupazioni e le proprie richieste di chiarimento in merito alla presenza e allo sviluppo deidata center sul territorio di Rho dandomi l’occasione di precisare alcuni aspetti e di fare chiarezza sulla posizione dell’amministrazione.

Premetto che avendo ricevuto due testi differenti (quello sottoscritto dai cittadini e quello solo con le vostre firme) cercherò comunque di dare un’unica risposta visto che di fatto si tratta dei medesimi concetti, raggruppandoli per facilità di lettura, in macro argomenti.

1 – Salute ed Ambiente
La tutela della salute della comunità rappresenta una responsabilità primaria delle istituzioni
pubbliche e costituisce, per questa Amministrazione, un criterio imprescindibile nell'esercizio
delle proprie funzioni trasversalmente a tutte le materie di propria competenza.
L'articolo 32 della Costituzione, infatti, riconosce la salute quale «fondamentale diritto
dell'individuo e interesse della collettività». Tale principio trova attuazione nella legge
833/1978 istitutiva del Servizio sanitario nazionale, che individua nella tutela della salute fisica e
psichica della popolazione una finalità pubblica fondamentale e prevede il concorso dello
Stato, delle Regioni e degli enti locali alla sua attuazione. In tale quadro, il Sindaco opera anche
quale autorità sanitaria locale, nell'ambito delle competenze attribuite dall'ordinamento. Ne
consegue, in concreto, che l'Amministrazione comunale non può ignorare eventuali profili di 
rischio per la salute della popolazione connessi a nuovi insediamenti o attività presenti sul territorio, ma deve assicurare che tali profili siano adeguatamente valutati dalle autorità e dagli organismi tecnici competenti. E’ noto che gli uffici che hanno le competenze e il mandato di verificare tali aspetti non sono uffici comunali ma sono, nel caso di specie, ATS (Agenzia di Tutela della Salute) e ARPA Lombardia (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente), enti che fanno capo a Regione Lombardia, e sopra di esse il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica che si esprimono, unitamente ad altri enti ulteriormente interessati, nel merito degli impatti ambientali relativa alla costruzione di un Data Center, esprimendosi all’interno del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale. Un procedimento che tra l’altro, rimane attivo fintanto che l’attività continuerà a operare, in quanto riguarda anche il monitoraggio degli effetti e la valutazione delle modifiche e adattamenti del progetto. Si tratta di valutazioni che vengono eseguite in misura puntuale e dettagliata come anche riportato all’interno dei vostri testi. Nel caso del Data Center AWS, tali rilievi, puntuali e argomentati (come ad esempio il parere di Regione Lombardia da Voi citato ma si potrebbe richiamarne altri), hanno portato a una modifica e integrazione del progetto che è stato migliorato, e quindi successivamente giudicato idoneo e solo allora approvato. Nel caso del Data Center di via Moscova, sarà ancora garantita la nostra particolare attenzione e cura affinché tali valutazioni siano effettuate con cura e che siano adeguatamente considerate nei procedimenti amministrativi. Laddove dovessero emergere situazioni di effettivo pericolo per la salute pubblica, monitoreremo che siano adottati tutti i provvedimenti che l'ordinamento prevede e impone, nell’esercizio pieno delle competenze di ciascuno in un rapporto costante con le autorità sanitarie e ambientali, ponendo sempre la tutela della salute dei cittadini tra gli elementi essenziali della valutazione dell'intervento. Tale impostazione costituisce una garanzia per la popolazione, sia per evitare la sottovalutazione di possibili rischi sia per evitare l'attribuzione all'Amministrazione comunale di responsabilità tecniche o decisionali che l'ordinamento affida ad altre autorità. 
2 – Impatti generati
I Data Center sono impianti che consumano molta energia, una parte della quale serve per
raffreddare gli impianti. Da qui il problema dell’uso dell’acqua, del rumore connesso al
funzionamento dei sistemi di raffreddamento e dei possibili effetti sul clima, oltre al tema dei
generatori di emergenza. Alcuni di questi impatti si manifestano a livello locale, altri hanno un
raggio molto più ampio. Concordo con il Comitato che i “potenziali effetti” vanno dimostrati e
che non si può generalizzare asserendo che sono “gravi” o al contrario “ininfluenti”, ma da
verificare di volta in volta, caso per caso, con attenzione. Impatti che debbono essere verificati
tenendo conto delle tecnologie impiegate, cioè del singolo progetto nel caso di specie, e delle
caratteristiche dei contesti ove sono realizzati. In alcune aree urbane sarà più rilevante il rumore
prodotto, in altre il tema dello smaltimento dell’acqua oppure dell’impatto paesaggistico. E’
questo il compito puntuale della già citata VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e,
successivamente, dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) che dovrà autorizzare
l’accensione dell’impianto che monitoreremo con molta attenzione.
3 – Effetti cumulativi
Il tema degli effetti cumulativi è un ulteriore elemento che l'Amministrazione comunale ritiene
importante nella valutazione degli impatti derivanti dalla presenza di più Data Center (e delle
relative infrastrutture connesse) nel territorio comunale o nel più ampio ambito territoriale del
Rhodense.
Si tratta di uno dei principi cardine delle valutazioni ambientali che, ricordo, derivano
dall’Europa e sono sperimentate da decenni in Italia e, proprio nella nostra città, già in diversi
casi di produzioni di beni ad alto rischio di impatto ambientale. Il principio richiamato si esplica
richiedendo una verifica unificata e complessiva degli interventi quando simultanei e
assumendo il principio che ogni trasformazione indotta è assunta nella valutazione che si
esplica in quella successiva quando gli interventi fanno a capo a soggetti diversi e sono diluiti
nel tempo. La cosiddetta cumulabilità degli effetti dipende inoltre dal raggio dell’impatto del
fenomeno osservato. Il rumore, ad esempio, ha un raggio generalmente ridotto, mentre altri
elementi possono avere un raggio ampio.
Il nostro Comune monitorerà questo aspetto nel rispetto dell’applicazione delle Linee guida sui
Data Center, che prevedono espressamente che siano valutati gli impatti cumulativi, anche
potenziali, connessi alla presenza di altre attività sul territorio, considerando tra gli elementi,
aria, rumore, bilanci idrici, campi elettromagnetici, paesaggio, ecosistemi e biodiversità. Anche
la stessa Regione Lombardia ha recentemente evidenziato la necessità di considerare gli effetti
cumulativi derivanti dalla concentrazione territoriale dei Data Center rispetto a energia, acqua,
aria, rumore, temperatura, suolo e infrastrutture.
4 – Trasparenza, accesso agli atti e monitoraggio degli effetti
E’ nostra intenzione garantire la massima trasparenza e facilità di accesso agli atti, rispettando
la normativa vigente in materia. E’ uno dei cardini della nostra Amministrazione ma anche degli
enti sopracitati. Ad esempio tutte le VIA attive sono consultabili facilmente sul sito del Ministero
dell’Ambiente dove si trovano tutti i pareri e le decisioni prese.
Rispetto al tema del monitoraggio degli effetti, come già detto, è una funzione già prevista e
attiva all’interno della procedura di VIA. Da questo punto di vista è importante che tutti, a
cominciare da chi amministra la città, ma anche i cittadini e i Comitati, mantengano sempre alta
l’attenzione su questi aspetti in un rapporto di collaborazione e confronto per il bene della
città.
5 - Riutilizzo del calore Relativamente a questo aspetto concordiamo con quanto scritto. Questa previsione era già contenuta nel piano attuativo del Data Center AWS approvato nel 2021. Allo stato attuale vi sono degli elementi tecnici in fase di studio e approfondimento per quanto concerne l’eventuale allaccio alla rete di teleriscaldamento che però non è l’unica soluzione di recupero del calore. Vi sono altri esempi di riutilizzo del calore che si stanno sperimentando in Italia e che stiamo monitorando proprio per trovare altre soluzioni per non disperdere il calore ma riutilizzarlo a beneficio della nostra comunità. Questo varrà anche per il progetto di via Moscova. Sperando di aver risposto a tutti gli aspetti, in modo organico, permettetemi di concludere condividendo due riflessioni e una considerazione.
La prima notazione è che gli impianti come quelli di cui stiamo discutendo hanno per loro natura e per le tecnologie e le risorse impiegate, una complessità particolarmente alta e coinvolgono una rete di soggetti ed enti molto ampio. Il Comune è uno di questi attori, ma non l’unico, e la scelta di sostenere e spingere per lo sviluppo di queste infrastrutture, equiparandole alla stregua delle altre “attività produttive”, non e’ una scelta fatta dai Comuni, Rho compreso. La concentrazione nell’area metropolitana milanese, ad esempio, dipende anche dalla disponibilità di energia, dalla affidabilità della rete distribuzione e dagli investimenti programmati e in via di realizzazione fatti a livello nazionale da Terna. Non da scelte fatte dai Comuni e, in questo caso neanche da scelte fatte da Città Metropolitana o Regione. La scelta di non pianificare o individuare una geografia dei territori ove concentrare o vietare questi insediamenti, non è nostra e non poteva essere presa da noi. A riguardo ritengo che Terna abbia un ruolo rilevante in queste scelte, anche di detentore delle prime informazioni in merito a nuovi insediamenti e nuove realizzazioni. Proprio negli scorsi giorni ho inviato a Terna un’istanza per avere piena conoscenza delle richieste giacenti di nuovi allacci, sebbene sia evidente che siamo in un momento di bolla speculativa da attenzionare e considerare nelle valutazioni. La seconda notazione è che il Comune di Rho, unico in Lombardia, proprio avvertendo il vuoto normativo appena richiamato, ha approvato nel mese di giugno una modifica alle proprie regole urbanistiche a tutela del territorio che inserisce diversi paletti all’insediamento dei Data Center con limitazione alle altezze consentite e maggiore attenzione agli impianti. Si poteva fare di più? E’ sempre possibile fare di più. Abbiamo però fatto tutto ciò che potevamo fare nei tempi utili e con le modalità giuridicamente ammesse per incidere sulle richieste che nel frattempo si sono presentate per tutelare la nostra città e cercare, per quanto ci è possibile, di governare questo fenomeno. Malgrado la nostra attenzione, purtroppo, Regione Lombardia ha individuato perentoriamente nella recente legge regionale sui Data Center le aree classificate come produttive negli strumenti di pianificazione comunali come idonee all’insediamento di Data Center. Per fortuna nel corso dell’approvazione della legge sono state stralciate le aree con destinazione direzionale che avrebbero aperto le porte alla possibilità normativa della realizzazione di Data Center anche nei centri storici. Personalmente avrei preferito di gran lunga che la legge regionale delegasse ai Comuni il potere di  individuare in quali aree produttive fosse opportuno ammettere la presenza di queste infrastrutture, come è stato fatto qualche anno fa per le attività logistiche superiori a 5000 metri quadrati. Questa possibilità avrebbe permesso di localizzare in maniera più ragionevole la realizzazione dei Data Center. La considerazione finale riguarda, invece, la qualità del dibattito che verte intorno ai Data Center. Ritengo normale che, a fronte di una innovazione di tale portata, in cui ancora troppo poche sono le realizzazioni già presenti per disporre di dati scientifici, la discussione si polarizzi fra quelli che sono assolutamente contrari e quelli che sono convintamente a favore. Credo sia importante, come state facendo voi che ne siete un esempio, comunque mantenere sul tema tutta l’attenzione necessaria nel verificare la fondatezza delle affermazioni di entrambi gli schieramenti. Soprattutto quando dobbiamo valutare i Data Center che saranno realizzati a Rho e quindi con le caratteristiche puntuali che afferiscono a quegli interventi.
Vi ringrazio infine per la frase finale della vostra lettera che accompagna la petizione e che mi trova d’accordo: operare sempre nell’interesse generale della comunità in maniera trasparente e partecipata. Rimango a disposizione per qualsiasi approfondimento in merito dovesse rendersi necessario e con l’occasione vi invio i miei più cordiali saluti. 

Andrea Orlandi Sindaco

martedì 1 settembre 2026

Mobilitazione nazionale sui datacenter

 Riceviamo e volentieri pubblichiamo 


Appello per una mobilitazione nazionale contro lo sviluppo irrazionale dei data center: «La trasformazione digitale non può essere decisa senza i territori»

Comitati e realtà territoriali lanciano un percorso di mobilitazione. 

Primo appuntamento nazionale congiunto il 10 ottobre a Milano.

Perché l'Italia vuole diventare un hub europeo dei data center? E soprattutto: chi decide dove costruirli, chi ne trae i maggiori benefici e chi sostiene i costi ambientali, energetici e sociali di questa trasformazione?

A queste domande vuole rispondere il nuovo Manifesto per un movimento contro lo sviluppo irrazionale dei data center, promosso da una rete di comitati e realtà territoriali che da mesi si confrontano sui progetti in corso e previsti in Italia, con particolare attenzione alla Lombardia.

Il manifesto nasce da una precisazione fondamentale: la critica non è rivolta alla tecnologia, alla digitalizzazione o all'intelligenza artificiale in quanto tali, ma al modello economico e territoriale con cui il loro sviluppo viene oggi perseguito.

«Non siamo contro la tecnologia e non vogliamo fermare il futuro — spiegano i promotori —. Vogliamo però che la trasformazione digitale sia al servizio della società e non che siano i territori, le comunità e le persone a dover sostenere i costi di un'espansione decisa altrove».

Centinaia di progetti e una concentrazione particolarmente forte in Lombardia

Secondo il manifesto, in Italia sono centinaia le richieste per la realizzazione di nuovi data center, con livelli differenti di avanzamento. La Lombardia rappresenta oggi una delle aree maggiormente interessate, con oltre la metà delle richieste indicate nel documento.

Il problema, sottolineano i promotori, non riguarda soltanto il numero degli impianti, ma anche la loro crescente dimensione e potenza: accanto ai data center tradizionali vengono proposti impianti da 25, 30 e 40 MW, spesso organizzati in grandi campus.

Le conseguenze non riguarderebbero quindi soltanto i singoli siti, ma l'intero sistema territoriale ed energetico: consumo di suolo e acqua, aumento della domanda elettrica, nuove infrastrutture di rete, stazioni elettriche e sistemi di accumulo, emissioni, rumore, isole di calore e possibili effetti sulla salute.

«Serve una valutazione cumulativa»

Uno dei punti centrali del manifesto è la richiesta di superare una valutazione esclusivamente progetto per progetto.

«Un territorio non è la semplice somma dei singoli progetti — affermano i promotori —. Se più data center insistono sulla stessa area, devono essere valutati insieme anche i consumi energetici e idrici, gli impatti climatici, il rumore, le emissioni, la pressione sulla rete elettrica e le conseguenze sulla salute».

Da qui la richiesta di introdurre strumenti di valutazione cumulativa, monitoraggio degli impatti dopo l'entrata in esercizio degli impianti e maggiore trasparenza sui progetti, distinguendo tra strutture operative, autorizzate, in costruzione, in procedimento e iniziative ancora preliminari.

Un Piano nazionale per decidere dove e perché costruire

Il manifesto chiede inoltre la costruzione di un Piano nazionale dei data center, capace di stabilire quali infrastrutture siano realmente necessarie e strategiche, dove possano essere localizzate e quali limiti energetici, idrici, ambientali e territoriali debbano essere rispettati.

Secondo i promotori, non è sufficiente definire un'infrastruttura «strategica» per accelerarne la realizzazione: la strategicità deve essere dimostrata attraverso una valutazione dell'interesse pubblico e delle conseguenze complessive sul territorio.

Particolare attenzione viene posta anche sulla sicurezza delle infrastrutture, sulla gestione dei dati, sulla proprietà dei dati e sugli effetti della diffusione dell'intelligenza artificiale sul mondo del lavoro.

«Non siamo NIMBY»

Una parte del manifesto è dedicata alla contestazione dell'accusa di NIMBY rivolta ai comitati.

«La nostra posizione non è “il data center fatelo altrove” — spiegano i promotori —. È piuttosto: chiariteci il senso di farlo qui».

Per i promotori, un'area agricola, dismessa o degradata non può essere considerata automaticamente disponibile per qualsiasi nuovo insediamento. Ogni progetto deve essere valutato in relazione alle caratteristiche del luogo, alle fragilità ambientali, alle infrastrutture esistenti e alle comunità che abitano il territorio.

Verso una mobilitazione nazionale

Il manifesto vuole essere quindi non soltanto un documento di denuncia, ma la base per costruire una rete capace di collegare le diverse realtà che stanno affrontando la diffusione dei data center e delle infrastrutture connesse.

L'appello è rivolto a comitati, associazioni, realtà ambientaliste, sindacali e sociali, amministratori locali e a tutte le realtà interessate a discutere quale modello di trasformazione digitale costruire.

Il percorso di mobilitazione prevede già tre appuntamenti:

    • 12 settembre 2026 — banchetti informativi dei comitati sui territori;

    • 26 settembre 2026 — convegno regionale sui data center e lancio pubblico della rete regionale; Sala Convegni – Arci Milano – via Bellezza 16

    • 10 ottobre 2026, ore 15.00 — manifestazione regionale contro i data center  a Milano.

«La tecnologia non è neutrale. Lo sviluppo non è neutrale. A decidere devono essere anche le popolazioni che vivono nei territori destinati a sostenerne i costi».

Il manifesto si conclude con una proposta: la trasformazione digitale deve essere discussa e pianificata come una scelta collettiva, mettendo al centro tutela del territorio, ambiente, salute pubblica, lavoro e diritti delle comunità.

Testo del manifesto

https://acrobat.adobe.com/id/urn:aaid:sc:eu:0f24d6dd-6c60-456c-87f5-4ef13871ae8a


Per informazioni, adesioni e contatti stampa:

comitato.ciarlasco@gmail.com

primi Comitati aderenti:

Comitato Ciarlasco per la tutela del territorio; Comitato per la tutela del territorio Certosino ; Comitato per la tutela del territorio di Siziano;   Orizzonte Opera - Comitato a difesa del territorio e dell'ambiente; Osservatorio Datacenter comitato Rhodense;  Gruppo cittadino Salviamo Trezzano sul Naviglio; Comitato tutela ambiente apolitico apartitico – Comune di Travagliato;  Comitato Data Center NO grazie di Bollate; Salviamo il paesaggio Cremonese, Casalasco e Cremasco;  Comitato per lo sviluppo responsabile di Buscate; Comitato Bene Comune Abbiategrasso; Bene Comune Zibido San Giacomo;  Osservatorio Data Center Sud Milano;  Comitato Residenti Colleferro;  Comitato per la tutela dell’ambiente e del territorio Magentino;  Progetto Civico di Borgarello; Comitato Casalerespira di Casalpusterlengo; Sentinelle del Territorio di Bornasco; Comitato di San Bovio per la Tutela dell'Ambiente - Peschiera Borromeo; Lista Civica PER CERTOSA; Corsico Solidale - Prima le Persone; Comitato Vittuone Sedriano per la tutela del territorio

giovedì 7 marzo 2024

Magenta Ideal. Diritto alla salute


un mercoledì sera impegnato, ad approfondire lo stato dell'arte della sanità in Lombardia. 

Dalle dentiere della Canegrati, si camici di fontana, passando da ospedali in fiera e altri presidi sanitari chiusi, emergenze create per privilegiare le solite clientele che avvelenano la lombardia ormai da 30 anni. 












sabato 29 ottobre 2022

LA BRIGATA MEDICA CUBANA HENRY REEVE RITORNA A CREMA 🇨🇺 ❤️🇮🇹

 LA BRIGATA MEDICA CUBANA  HENRY REEVE RITORNA A CREMA 

🇨🇺 ❤️🇮🇹

 





A Crema, dopo oltre due anni, si festeggia il capo brigata Dott. Carlos Ricardo Perez, accompagnato dal dott. Julio Guerra capo brigata a Torino.

Grande commozione a Crema nell’incontro organizzato dal Circolo locale dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, con il sostegno del Comune, al quale hanno partecipato il Console Generale di Cuba a Milano Llanio Gonzalez, l’ex Sindaca Stefania Bondaldi, e Irma Dioli già Presidente dell’Associazione

Presente anche la famiglia del piccolo Francesco,  che quotidianamente salutava il passaggio dei 52 componenti della Brigata.

 

Con i protagonisti di questo fatto storico epocale, si sono ripercorsi i più significativi momenti del loro arrivo, a partire dalla richiesta dell’Associazione di attivare la cooperazione medica al Ministro della Salute, e della loro permanenza con l’obiettivo di salvare vite.

 

Negli interventi  è stata riaffermata la gratitudine e l’affetto alla Brigata Henry Reeve al governo e al popolo di Cuba per il loro straordinario aiuto nei  due mesi della fase più acuta del Covid.

 

Sono stati consegnati attestati e medaglie di riconoscenza  per l’impegno svolto al Dott. Carlos e al Dott. Julio.

Fausto Lazzari, Segretario del Circolo locale dedicato alla Brigata Henry Reeve ha omaggiato i due capi brigata della tessera d’onore dell’Associazione, così come alla ex Sindaca Stefania Bonaldi per la sua accoglienza e sostegno ai medici cubani.

Significativa la presenza di due Assessori comunali, Giorgio Cardile che ha portato i saluti della Giunta  e Franco Bordo.

Nella stessa giornata, si è ritornati insieme nei luoghi che hanno conosciuto la loro straordinaria opera di solidarietà, umanità e competenza, come il piazzale dell’Ospedale  intitolato, su richiesta del Circolo dell’ANAIC, alla Brigata Henry Reeve

Accompagna i due medici una troupe per realizzare un documentario sulla cooperazione medica cubana in Italia.

La straordinaria esperienza delle due Brigate mediche, messaggere del diritto alla salute universale e del diritto alla pace, ha rafforzato ulteriormente i legami di amicizia e di solidarietà tra i due popoli,  che  continueremo a sviluppare in futuro, a partire dalla richiesta di cancellazione del blocco.

Viva la solidarietà tra i popoli!

Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba

#CubaSalvaVidas

#CubaEsSalud

#MINSAPCuba

#MejorSinBloqueo

sabato 28 agosto 2021

Riflessione di un semplice operaio di Michele Michelino

dal fb di Michele Michelino

I limiti alle rivendicazioni operaie e libertà personali che governo e Confindustria impongono in nome della crisi e della pandemia covid19 con il sostegno dei sindacati collaborazionisti e di regime possono essere infranti. Queste misure sanciscono l’immiserimento degli operai in nome della ripresa dei profitti e vanno combattuti.​
La storia della lotta di classe insegna che gli interessi dei proletari non si stabiliscono sulla base della “compatibilità”, ma sulle reali condizioni di lavoro e di vite del proletariato. Su queste basi la lotta può essere diretta dagli operai coscienti che rompono il vincolo di fedeltà anche senza e contro i sindacati filo-padronali, anche se per questo bisognerà pagare un prezzo.​
Quando i lavoratori si uniscono sui loro interessi immediati e storici e con la lotta, rompono la pace sociale, smascherano la democrazia borghese e mostrano la dittatura del capitale sul lavoro salariato.​
Il governo Draghi e la​ Confindustria, con l’appoggio del sindacato confederale, usano l’emergenza covid19, il vaccino e il Green pass per dividere i lavoratori mettendo gli sfruttati gli uni contro gli altri negando ad alcuni lavoratori il diritto a mangiare nella mensa aziendale con i propri​ compagni .​
La “libera Italia”, tramite una legge di stato, il Green pass, votato da tutti i partiti, reprime con multe, sospensioni dal lavoro,​ licenziamenti​ e ricatti tutti per costringerli a vaccinarsi non tenendo conto dei credi religiosi, politici, o sanitari, usando le forze dell’ordine e l’esercito non per perseguire i delinquenti ma per dare la caccia agli “untori”.​
I padroni e il governo non possono tollerare che qualcuno nutra sfiducia verso le loro e le loro Istituzioni.​
La nostra esperienza di decenni di lavoro in fabbrica e nel territorio nella lotta contro la nocività, le malattie​ professionali,​ a cominciare dall’amianto, chi hanno dimostrato che in una società divisa in classi in cui il potere è in mano ai padroni la scienza e la medicina non sono neutrali ma al loro servizio. Per questo non abbiamo nessuna fiducia nello stato dei padroni e nelle loro istituzioni.​
Alcuni dei virologi ed​ esperti​ del governo sempre in TV e sui Giornali li conosciamo da anni per via dei processi d’amianto.
Li vediamo ogni volta difendere i padroni delle multinazionali (Breda/Ansaldo, Pirelli, Alfa Romeo, Teatro alla Scala e molti altri) e abbiamo sempre più schifo e rabbia nel vedere alcuni di questi virologi​ osannati da​ tutti​ e considerati come​ salvatori della salute​ pubblica, anche da alcuni "compagni" che fino a ieri sostenevano e, in alcuni casi ancora sostengono, che “lo stato borghese si abbatte e non si cambia”
Per noi il nemico e sempre lo stesso. Sono: i padroni delle multinazionali, i loro governi e tutti i loro reggicoda siano essi politici, sindacalisti, scienziati o medici venduti al potere.

giovedì 29 aprile 2021

NUOVI OGM. EVI: I CITTADINI HANNO IL DIRITTO DI SCEGLIERE

 Oggi la Commissione Europea ha presentato uno studio sugli organismi geneticamente modificati (OGM), sottolineando che nuove tecniche di miglioramento genetico potrebbero ridurre l'uso di pesticidi, in linea con gli obiettivi del Green Deal e della Farm-to-Fork Strategy. La conclusione principale dello studio è che la precedente legislazione sugli OGM è obsoleta e inadatta ai recenti sviluppi tecnologici. Di parere contrario uno studio commissionato dai Greens/EFA, secondo il quale anche le nuove tecniche operano una manipolazione genetica, pertanto anche i nuovi OGM dovrebbero rientrare nella legislazione vigente sugli OGM tradizionali, sottoponendosi alle stesse rigide norme in materia di autorizzazione ed etichettatura.  

"I cittadini hanno il diritto di decidere autonomamente se acquistare alimenti ottenuti con l'ingegneria genetica. Requisiti di etichettatura chiari offrono libertà di scelta ai consumatori. Le persone devono poter scegliere se gli alimenti prodotti con l'intervento dell'ingegneria genetica finiscono nel loro piatto, indipendentemente dal fatto che siano utilizzati nuovi o vecchi metodi di ingegneria genetica" - commenta Eleonora Evi, eurodeputata di Europa Verde, titolare in Commissione ambiente.

 

martedì 27 aprile 2021

Eletrosmog. Legambiente Nerviano scrive ai consiglieri comunali

 Il Circolo Legambiente di Nerviano prosegue la propria mobilitazione a favore della tutela della salute dei cittadini.

La campagna cominciata nelle scorse settimane, per difendere gli attuali limiti di esposizione all'elettrosmog, prosegue con il coinvolgimento del Consiglio Comunale di Nerviano.

Con una lettera indirizzata a tutti consiglieri, chiediamo di discutere e condividere la nostra posizione sull'argomento e di darne comunicazione al Governo.

Si allega quanto inviato ai rappresentanti istituzionali nervianesi.
Per chi non avesse ancora aderito, chiediamo di sottoscrivere l'appello al seguente link   https://is.gd/appelloradiofrequenze   "

Circolo Legambiente Nerviano

La lettera

Oggetto : elettrosmog e amministrazioni locali.


La scrivente associazione, porta alla Vs. attenzione la problematica in oggetto.    

Lo scorso 24 marzo, la commissione parlamentare competente ha espresso parere favorevole all'innalzamento dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici dagli attuali 6 V/m a 61 V/m.

Il limite di 6/Vm attuale, pone la legislazione italiana, tra le piu' avanzate a tutela della salute dei cittadini contro l'elettrosmog.


Ci preme sottolineare che il limite dei 6 V/m non pregiudicherebbe l'uso della tecnologia, mentre l'aumento a 61 V/m andrebbe solo a vantaggio economico dei gestori telefonici e a possibile danno della salute.

Non vi e' quindi un pregiudizio aprioristico sulla tecnologia 5G da parte nostra, ma la consapevolezza che i limiti attuali sono la miglior garanzia per la riduzione del danno a tutela della salute .


Auspichiamo che il Consiglio Comunale si pronunci contro l'innalzamento dei limiti di esposizione, esprimendo preoccupazione in caso vengano approvati, dandone comunicazione al Governo italiano.


 Riteniamo che ove ne fosse sprovvista, l'Amministrazione nervianese, dovrebbe dotarsi di un regolamento specifico, per regolamentare la presenza e l'installazione di antenne per telecomunicazioni nel nostro territorio.

Principi guida dovrebbero essere la riduzione e il controllo dell'esposizione dei luoghi sensibili e della cittadinanza in generale, nonche' la tutela del paesaggio. 

“... i comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici ...” (LQ n.36/2001 – art. 8, comma 6).

Sarebbe anche opportuno, a ns. avviso, informare la cittadinanza se e dove siano già installate sul territorio antenne per la trasmissione in 5G.

La scrivente associazione nelle scorse settimane, ha rilanciato e diffuso tra i nervianesi un appello online da sottoscrivere ( visibile al link https://is.gd/appelloradiofrequenze e che vi invitiamo a firmare) in cui si richiede il mantenimento dei limiti attuali.

 Stiamo collaborando e siamo costantemente aggiornati con i livelli regionali e nazionali di Legambiente per una mobilitazione generale, a difesa del principio di precauzione e della salute pubblica.

Il nostro Circolo ha anche richiesto agli organizzatori della campagna, il coinvolgimento di ANCI e della Conferenza delle Regioni e delle Provincie Autonome, perchè si attivino in tal senso.


Si allega per opportuna conoscenza, la lettera che Legambiente Nazionale ed altri soggetti, hanno inviato ai Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati , al Presidente del Consiglio.

Vi chiediamo di agire in nome della salvaguardia dei parametri precauzionali più attenti alla salute di tutti.


Grazie per la Vs. attenzione.


Circolo Legambiente Nerviano


lunedì 12 aprile 2021

FIRMATO IL GEMELLAGGIO TRA COMITATO FIBROMIALGICI UNITI-ITALIA ODV (CFU-ITALIA ODV) E L’ASSOCIAZIONE VERDI AMBIENTE E SOCIETA’ (VAS)

riceviamo e volentieri pubblichiamo 

INSIEME PER IL DIRITTO ALLA SALUTE E LA DIFESA DELL’AMBIENTE

Dichiarazione della Presidente CFU-Italia odv, Barbara Suzzi

e del Presidente VAS, Stefano Zuppello

 “Questo atto di collaborazione firmato tra il CFU-Italia odv e la VAS apre prospettive importanti per il diritto alla salute e la difesa dell’ambiente. Le nostre associazioni sono sempre state attente alla correlazione che spesso esiste tra l’inquinamento, i cambiamenti climatici e molti dei danni alla salute che affliggono tante persone.

 Lo scopo di questa collaborazione è quello di promuovere e costruire iniziative, eventi e progetti condivisi sui temi ambientali, del diritto alla salute e sociali, favorendo il confronto delle esperienze e per raggiungere obbiettivi comuni.

 Da subito ci impegneremo affinché nel PNRR che si sta approntando vengano destinati i fondi per garantire il rilancio della sanità pubblica e che ci siano davvero atti concreti per una vera transizione ecologica. Cosi come staremo fianco a fianco nella battaglia portata avanti da CFU-Italia odv per far riconoscere la fibromialgia come malattia cronica ed invalidante.

 I nostri soci lavoreranno su tutto il territorio nazionale per raggiungere questi obiettivi comuni”

 Roma, 12/04/2021



martedì 30 marzo 2021

Busto Arsizio in piazza per dire no all'inceneritore 28 3 2021 (foto e video)

 Oltre un centinaio di cittadini in piazza a Borsano (Busto Arsizio) per dire no all'inceneritore; presenti i Sindaci di Castano Primo, Rescaldina e Canegrate; Legambiente con la Presidente Regionale e gli attivisti del circolo di Busto Arsizio, i Verdi di Legnano e dell'Est Ticino e attivisti del movimento5stelle, sinistra italiana e di altri partiti, senza vessilli, per portare all'attenzione ed evitare strumentalizzazioni di sorta.

Da segnalare che a meno di 15 km, c'è l'ipotesi di fare una discarica in un parco locale, il PLIS parco del roccolo; sia l'inceneritore che la discarica, sono progetti "fuori dal tempo e fuori dalla storia"; perchè non c'è una necessità oggettiva; dopo la crisi del 2007, sono diminuiti significativamente anche i rifiuti; quello che balza all'occhio e desta sospetti, è l'assenza di un piano regionale dei rifiuti; fermo al piano 2014 2020 https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioRedazionale/istituzione/direzioni-generali/direzione-generale-ambiente-e-clima/piano-regionale-rifiuti-e-bonifiche

Questo l'appello di Legambiente di Busto Arsizio, 

Il video dell'iniziativa https://www.youtube.com/watch?v=sx9phXtRd7U&t=5s

Il territorio di Busto Arsizio, con i suoi comuni limitrofi, è già fortemente compromesso da molte forme di inquinamento: la vicina Malpensa, due autostrade, un forno crematorio che raddoppierà con tutte le conseguenze di emissioni e di traffico, un tessuto industriale che, per fortuna, ancora esiste e speriamo sia sempre più green, il traffico veicolare molto intenso e su cui non sono stati fatti seri interventi di mobilità sostenibile e, da 50 anni, un inceneritore sito sul territorio del quartiere di Borsano. Per tutelare la nostra salute, per ridurre l’inquinamento complessivo del nostro territorio, fonte degli alti tassi di malattie non solo oncologiche, l’inquinamento prodotto dall’inceneritore può e deve essere eliminato.

In Lombardia ci sono attivi ben 13 impianti e l’offerta di incenerimento supera il fabbisogno. L’impianto inceneritore di Borsano, bruciando rifiuti speciali che provengono da altre regioni d’ Italia, ha perso infatti la qualità di società in-house, e già alcuni comuni del Consorzio ACCAM stanno conferendo i rifiuti ad altre aziende. Riteniamo che il residuo di una raccolta differenziata spinta debba andare negli impianti che in questi anni hanno funzionato meglio.
Nonostante bruciare rifiuti sia un’attività redditizia ovunque, ACCAM è indebitata e non è ancora stato approvato il bilancio del 2019.

ACCAM è stata inoltre luogo di malaffare: lì si sono estese le attività di Caianiello e le indagini della Procura hanno portato all’arresto di alcuni membri del CdA.
Ora la nostra Amministrazione ha deciso di salvare questo inceneritore deliberando di creare una futura NewCO formata da Agesp S.p.A. (la municipalizzata di Busto Arsizio partecipata al 99% dal Comune, i cittadini di Busto Arsizio) e da AMGA (la municipalizzata partecipata al 65% dal Comune di Legnano) che si farebbero carico di pagare i debiti di ACCAM e di far proseguire l’attività dell’inceneritore.
Stupisce il fatto che Agesp possa trovare il denaro per questa operazione quando non riesce nemmeno a sostenere i costi di una sufficiente manutenzione di marciapiedi, strade e raccolta dei rifiuti abbandonati nelle periferie.
Stupisce anche il fatto che tutto questo progetto di salvataggio venga deliberato senza che sia stato approvato il bilancio di ACCAM del 2019.

L’ipotesi che possa successivamente subentrare CAP Holding con un sistema di economia circolare porterà comunque la tenuta in vita del forno inceneritore che, a questo punto, brucerà fanghi di depurazione.
È evidente che all’Amministrazione di Busto Arsizio non importa nulla dell’inquinamento della città e dei suoi cittadini: non ha preso misure per ridurre l’inquinamento, ha deliberato una nuova linea di forno crematorio e assicurato il funzionamento per l’avvenire dell’inceneritore di Borsano che continuerà a bruciare rifiuti speciali provenienti da tutta Italia e che brucerà fanghi di depurazione provenienti da depuratori dell’area milanese.

Per tutte queste ragioni chiediamo ai cittadini di far sentire la propria voce affinché questo salvataggio non venga realizzato esprimendo un voto on line su Change.org al link http://chng.it/LH7QcK85.
Non si tratta di sostenere la solita campagna “non nel mio giardino”, ma “non tutto nel mio giardino”, cioè di prendere atto che il territorio di Busto Arsizio ha già subito e subisce le conseguenze di un forte inquinamento da molte altre fonti e di aver già dato tanto (50 anni di incenerimento di rifiuti). Per dare la misura dell’inquinamento del nostro territorio basti pensare che l’Assessore regionale Cattaneo ha quantificato la bonifica dall’inquinamento di ACCAM in 20 milioni di euro.

Ora abbiamo bisogno di una pausa e di una bonifica del territorio. L’incidenza dei tumori della nostra zona è legata a molte circostanze, ma una di queste è sicuramente la situazione ambientale in cui viviamo. Alleggerirla è un dovere della nostra Amministrazione, il cui fine dovrebbe essere, tra gli altri, la tutela della salute dei cittadini.
Per questo è giunto il momento che tutti i cittadini chiedano alle proprie Amministrazioni di revocare le delibere assunte su ACCAM e sulla Newco per il salvataggio dell’inceneritore e di mettere in atto tutte le procedure necessarie per dismettere l’inceneritore e bonificare l’area.





















venerdì 26 febbraio 2021

Quanto vale la salute in Italia?

 Di Domenico Finiguerra 

Questa grave emergenza sanitaria ha messo in evidenza con chiarezza un fatto fondamentale: tutto il mondo occidentale si trova davanti a una sfida enorme, che va ben al di là del Coronavirus. Questa crisi infatti, oltre ad aver rivelato tutte le debolezze del sistema economico e sociale, degli stili di vita, del nostro modello di sviluppo, ci sta ponendo tutti i giorni di fronte ad una domanda, o meglio ad un ricatto: “la salute o l’economia? La Borsa o la Vita?”

Un dilemma che è ben noto al mondo ecologista italiano che, agendo nelle crisi ambientali che attraversano il nostro Paese, ha dovuto quasi sempre fare i conti e misurarsi con queste domande: a Taranto vale di più la salute dei bambini del quartiere Tamburi o i posti di lavoro dei padri dei bambini di Tamburi? E a Sarroch? E a Vado Ligure? E a Trieste? E a Brescia? E l’elenco potrebbe continuare a lungo, da Casale Monferrato a Priolo.

Il bivio di fronte a cui siamo posti in diverse parti del paese è sempre lo stesso: da una parte la strada impervia tracciata dal principio di precauzione che mette la salute davanti a tutto e che porta alla trasformazione, alla Conversione Ecologica, dell’intera società; dall’altra la strada lastricata dalle leggi dell’economia, del libero mercato, della produzione, dove la tutela della salute è una delle voci di costo e non l’obiettivo principale.

Il peso del consenso 

Questa grave emergenza sanitaria ha messo in evidenza con chiarezza un fatto fondamentale: tutto il mondo occidentale si trova davanti a una sfida enorme, che va ben al di là del Coronavirus. Questa crisi infatti, oltre ad aver rivelato tutte le debolezze del sistema economico e sociale, degli stili di vita, del nostro modello di sviluppo, ci sta ponendo tutti i giorni di fronte ad una domanda, o meglio ad un ricatto: “la salute o l’economia? La Borsa o la Vita?” Un dilemma che è ben noto al mondo ecologista italiano che, agendo nelle crisi ambientali che attraversano il nostro Paese, ha dovuto quasi sempre fare i conti e misurarsi con queste domande: a Taranto vale di più la salute dei bambini del quartiere Tamburi o i posti di lavoro dei padri dei bambini di Tamburi? E a Sarroch? E a Vado Ligure? E a Trieste? E a Brescia? E l’elenco potrebbe continuare a lungo, da Casale Monferrato a Priolo. Il bivio di fronte a cui siamo posti in diverse parti del paese è sempre lo stesso: da una parte la strada impervia tracciata dal principio di precauzione che mette la salute davanti a tutto e che porta alla trasformazione, alla Conversione Ecologica, dell’intera società; dall’altra la strada lastricata dalle leggi dell’economia, del libero mercato, della produzione, dove la tutela della salute è una delle voci di costo e non l’obiettivo principale. Il peso del consenso
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martedì 19 gennaio 2021

ASSOLTI ANCHE IN APPELLO I DIRIGENTI BREDA/ANSALDO.

 Riceviamo e pubblichiamo 


PER GLI OPERAI UCCISI DALL’AMIANTO NESSUNA GIUSTIZIA. OLTRE IL DANNO LA BEFFA: LE ASSOCIAZIONI PARTI CIVILI  NEL PROCESSO CONDANNATE A PAGARE LE SPESE PROCESSUALI.

IN ITALIA PER GLI OPERAI E LA CLASSE LAVORATRICE NON C’E’ GIUSTIZIA. PER I PADRONI NON RISPETTARE LE NORME DÌ SICUREZZA E UCCIDERE GLI OPERAI PER IL PROFITTO NON E’ REATO.

Dopo poco più di un’ora e mezzo di Camera di Consiglio la Corte d’Appello della V Sezione Penale, composta di tre giudici, il Presidente Matacchioni, il relatore Arnaldi e dalla giudice Sola, hanno confermato la sentenza di primo grado nonostante il Procuratore Generale Nicola Balice nella sua requisitoria abbia richiesto condanne dai  2 ai 4 anni e 11 mesi per i dirigenti.

Ancora una volta la verità storica raccontata dagli operai, dall’ASL e dai consulenti del Procuratore Generale si è scontrata con la verità processuale.

Il Tribunale penale di Milano si è schierato contro i lavoratori morti d’amianto, di malattie professionali e di profitto, sostenendo in modo vergognoso  padroni e manager che non rispettano per il profitto la vita umana mandando a morte centinaia di lavoratori e cittadini.

Il Palazzo di Giustizia di Milano, da tempo chiamato dai lavoratori  PALAZZO DELL’INGIUSTIZIA, anche questa volta non si è smentito.

Fiducia nello stato e nei tribunali noi non ne abbiamo mai avuta; da decenni abbiamo sempre lottato in fabbrica e nel territorio e da anni anche nei Tribunali dei padroni a difesa dei nostri compagni di lavoro uccisi dalle sostanze cancerogene e dallo sfruttamento, sapendo di andare contro una giustizia che è di classe, che difende solo gli interessi dei padroni.


I giudici che hanno assolto i manager imputati dell’omicidio colposo di decine di lavoratori esposti alle sostanze cancerogene senza protezioni, hanno condannato noi e le altre associazioni parti civile a pagare anche le spese processuali sperando di farci stare zitti in futuro. Essi lanciano, per l’ennesima volta,  un segnale chiaro: chi mette in discussione il loro sistema economico-politico-giudiziario, chi porta sul banco degli imputati padroni e manager, chi ostacola il profitto, rivendicando sicurezza sul lavoro, ambienti di  lavoro salubri,  giustizia, sarà punito e pagherà un caro prezzo.

COME GIA’ SUCCESSO ALTRE VOLTE  CERCAVAMO GIUSTIZIA E ABBIAMO TROVATO LA LEGGE DI CLASSE.

Uno stato, una legge, una magistratura che difendono solo una parte dei cittadini, quella dei potenti e dei loro tirapiedi, non sono nostri. 

Questa sentenza ci fa arrabbiare, ma non ci arrendiamo. La rabbia e l’odio contro la società e la giustizia dei padroni non ci porta alla rassegnazione ma infonde in tutti i nostri compagni ancora più determinazione nella lotta.

CONTRO SENTENZE E LEGGI INGIUSTE RIBELLARSI E’ UN DOVERE E COMBATTERE UNA RAGIONE DI VITA.

La lotta contro le morti sul lavoro e per la sicurezza nei luoghi di lavoro e nel territorio continua nelle strade, nelle piazze, nei luoghi di lavoro e anche nei tribunali, fino alla Corte di Cassazione.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Milano, 19.gennaio 2021  

 e-mail: cip.mi@tiscali.it

venerdì 15 gennaio 2021

#ioApro NON È "DISOBBEDIENZA CIVILE" MA SOLO "EGOISMO INCIVILE"

Di Mao Valpiana 

 NON È "DISOBBEDIENZA CIVILE"

MA SOLO "EGOISMO INCIVILE"

L'iniziativa "Io Apro" è sostenuta da alcuni ristoratori che hanno deciso di tenere aperti i loro locali in violazione delle regole antipandemiche. Una salvinata, con il solito motto "libertà!".

Se ne fregano dei sacrifici che tutti gli altri italiani stanno facendo (a partire dalla scuola, fino al personale sanitario) e mettono al primo posto il loro fatturato. Ci saranno sicuramente parecchi avventori che ne approfitteranno, per farsi una mangiata e irridere ai fessi che rispettano le norme restrittive. Poi, purtroppo, alcuni di loro si contageranno, finiranno in ospedale, e ovviamente saranno curati, a spese di quegli onesti che le tasse le hanno sempre pagate. Tutto ciò non ha niente a che fare con la Disobbedienza Civile, che è una cosa seria, tesa al miglioramento delle Leggi e al bene comune. Quella di "Io apro" è solo una manifestazione di egoismo di categoria, una provocazione negazionista, irrispettosa dei malati e dei morti di Covid. 

Vuoi fare il fenomeno e Tu apri? e io non verrò più nel tuo locale (anche perchè "dimenticavi" spesso di fare la ricevuta ...).

domenica 19 luglio 2020

Prc: NOBEL PER LA PACE ALLA BRIGATA MEDICA CUBANA HENRY REEVE

Riceviamo e pubblichiamo
CREMA (CR): RIFONDAZIONE COMUNISTA PER IL NOBEL PER LA PACE ALLA BRIGATA MEDICA CUBANA HENRY REEVE

Il Partito della Rifondazione Comunista di #Crema appoggia la proposta di conferire al personale sanitario cubano della Brigata #HenryReeve il Premio #Nobel per la #Pace come riconoscimento per il contributo dato nella lotta contro il #Covid19 alla città di Crema in un momento di estrema difficoltà come quello vissuto in questi mesi di pandemia.

A chi dall'opposizione di centrodestra del consiglio comunale sostiene ci sia stato un eccesso di ringraziamenti (dichiarazione che reputiamo grave e offensiva) rispondiamo che nessun ringraziamento sarà mai sufficiente a chi, dall'altra parte dell'oceano, é venuto disinteressatamente a fornire supporto ai nostri medici e infermieri che dopo anni di tagli alla sanità pubblica si sono trovati ad aver a che fare con un virus nuovo e sconosciuto con posti letto e macchinari insufficienti a far fronte alla situazione nel modo migliore.

Riteniamo infondata anche l'idea di chi, stavolta dal fronte del Movimento Cinque Stelle, sostiene che il Premio Nobel sia inappropriato perché anche altri si sono mossi durante l'emergenza e quindi limitarsi a loro non sarebbe inclusivo poichè dall'indomani della Rivoluzione castrista Cuba ha mandato in tutto il mondo oltre 400 mila medici a salvare vite (raggiungendo la più alta percentuale di medici rispetto alla popolazione, del mondo) nonostante il criminale embargo statunitense.

A tal proposito sosteniamo che conferire il Premio Nobel per la Pace alla brigata Reeve non sarebbe solo un gesto simbolico di riconoscenza e gratitudine, ma un indebolimento delle posizioni e politiche anticubane purtroppo molto diffuse,a partire dell'embargo e le altre restrizioni degli Stati Uniti di cui per l'ennesima volta chiediamo la cancellazione per risollevare un popolo che, nonostante queste politiche oppressive, non ha mai smesso di dare al mondo intero lezioni di solidarietà e progresso, basti pensare al sistema sanitario pubblico e gratuito che su 2440 positivi totali attualmente ne ha solo 70 e 87 decessi mentre la Lombardia, che ha lo stesso numero di abitanti, 95371 casi totali, 35151 ancora positivi e ben 16778 decessi anche a causa di politiche sanitarie privatizzatrici e fallimentari.

Crema, 18/07/2020

Partito della #RifondazioneComunista, Federazione Cremasca
Giovani Comunisti/e #Crema

giovedì 4 giugno 2020

PATTA/CAPELLI (PRC): TAMPONI IN LOMBARDIA – GLI AFFARI PRIMA DELLA SALUTE

riceviamo e volentieri pubblichiamo
Il modello sanitario lombardo e una gestione incapace e irresponsabile sono all’origine della strage di morti, il triplo della media nazionale, dell’alto numero di contagi e ricoveri registrati durante la pandemia da covid 19.

sabato 30 maggio 2020

Flash Mob "icoinvolti" Palazzo Lombardia 29 45 2020

Foto e video, ecco l'appello che ha portato tanti cittadini a Palazzo Lombardia
Contrariamente a quello che viene spesso strumentalmente suggerito, «in rispetto di chi soffre» non bisogna restare in silenzio, ma è invece doveroso interrogarsi sulle responsabilità di chi ha gestito l’emergenza coronavirus e sull’adeguatezza di queste persone al compito a cui sono preposte. La tragedia e il dolore collettivo ce ne danno obbligo morale.
Dall’inizio della pandemia in Italia ci sono stati 32.735 decessi accertati per Covid 19, il 54% dei quali nella sola Lombardia (dati riferiti al 23 maggio).
La regione è anche quella con il più alto numero di infezioni, nonché quella in cui i contagi continuano a crescere, a dispetto della diminuzione generale del numero dei casi nel resto del Paese.

L’assessore al Welfare Giulio Gallera, nelle cui competenze rientrano il servizio sanitario regionale, la programmazione sanitaria, la prevenzione sanitaria e i servizi socio-sanitari, ha dimostrato platealmente in molteplici occasioni di non essere adeguato all’incarico.

martedì 14 aprile 2020

COMMISSARIARE LA SANITÀ LOMBARDA: VA FATTO ORA! firma su change.org

COMMISSARIARE LA SANITA’ LOMBARDA: VA FATTO ORA

Milano 2030 denuncia le scelte della Giunta lombarda, causa del gravissimo impatto del Covid19 in Lombardia, e chiede la nomina di un commissario ad acta per la sanità regionale.
La frammentazione dell’assistenza territoriale, la decisione di trasferire i malati di Covid19 nelle RSA, lo scarso coinvolgimento della sanità privata lasciata libera di scegliere se e come collaborare, le cifre, esigue ai limiti del ridicolo, del bilancio regionale destinate alla gestione dell’emergenza, fanno della Lombardia l’area del mondo con il più alto tasso di casi e di decessi, con un prezzo gravissimo per il personale sanitario, i medici di base e gli ospiti delle residenze assistite.