di Luciana Castellina - il manifesto, 7 gennaio 2026
Quello che mi preoccupa di quanto sta accadendo in questi giorni non è solo la sorte del Venezuela, mi allarma la sorte della nostra democrazia. Se finiremo per subire il diktat di Trump, lodandolo come ha cominciato a fare Meloni, oppure silenziosamente incassando il rapimento di Maduro in quanto fatto compiuto come quasi tutti gli altri capi di governo europei, sarà meglio smettere di credere che noi stessi viviamo in paesi democratici. Non c’entra tanto il giudizio su cosa ha fatto Trump, che per fortuna ha lasciato molti almeno interdetti, ma il criterio generalmente accettato con cui si definisce cosa e chi sia democratico e cosa e chi no.
Se si accoglie l’idea che Trump forse è stato eccessivo e però Maduro è realmente un pericolo da cacciare dalla scena per poter affidare le sorti della democrazia esattamente a quella compagine di destra che nel 2002, a poco più di un anno dalla elezione democratica di Hugo Chavez come presidente del Venezuela, operò un golpe contro di lui, allora possiamo dire addio anche alla nostra democrazia. Nei fatti, stanno tutti già trattando per avere una nuova leadership del Venezuela, in continuità proprio con i golpisti del 2002.
ACCETTARE l’idea che Maduro sia una minaccia mortale per la democrazia americana e mondiale e che dunque cacciarlo sia un’assoluta priorità è già una scelta compiuta. Salvo i paesi dei Brics, tutti stanno dando per scontato che non deve esserci più alcuna continuità con lo stato bolivariano ancora ufficialmente riconosciuto dall’Onu. Già si stanno facendo i nomi di chi lo dovrà rappresentare, tutti appartenenti all’area di coloro che arrestarono Chavez e però furono obbligati a restituirgli il potere perché sconfitti dalla protesta popolare.
Il popolo dei barrios è composto quasi solo da indios, quelli che le élite venezuelane, ristretta minoranza di discendenza europea, non considera neppure cittadini al punto da meravigliarsi dei tanti voti bolivaristi («chi sono? devono essere schede illegalmente messe nell’urna»). Ricordo bene quando il nome di Jimmy Carter, ex (raro) presidente Usa, membro di una commissione internazionale di sorveglianza sulla correttezza del voto, comparve sui muri di Las Rosas e Las Mercedes, i quartieri ricchi della capitale, accompagnato dalla indicazione «Kgb»: lo accusavano di essere un agente dei servizi sovietici!
C’È QUALCUNO che del golpe del 2002 ha sentito parlare e in questo contesto ricorda cos’è stata la straordinaria esperienza democratica che ha vissuto il Venezuela? Bisognerebbe rimettere in circolazione il bel documentario inglese girato in quei giorni a Caracas a partire dal momento in cui il presidente in carica viene arrestato nel palazzo di Miraflores. Poi le immagini della schiera dei golpisti trionfanti: i rappresentanti della Confindustria, la petrolifera Pdvsa, i sindacalisti corrotti e strapagati, un’estesa burocrazia, autorità ecclesiastiche di alto livello, signore della borghesia con il cappellino, una schiera di ambasciatori occidentali.
Infine, a valanga, le immagini del popolo che scende giù dai barrios sulle colline, una folla incredibile, disarmata ma così estesa che dopo tre giorni i golpisti sono costretti a cedere e a liberare il presidente incarcerato. Era passato poco dall’elezione di Chavez ma quanto il governo aveva cominciato a fare era già bastato a mobilitare quel pezzo di Venezuela che di solito non si vede: il film sembra un affresco di Diego Rivera, l’epopea del popolo nel palazzo di governo di Città del Messico.
SE OSI RICORDARE Chavez, ribattono secchi che Maduro non è Chavez, malauguratamente ucciso da un cancro nel 2013. Lui è un dittatore, anzi il più pericoloso dittatore esistente, «il capo del traffico mondiale di stupefacenti», accusa così ridicola che non vale la pena confutarla. Bisognerebbe interrogare in merito il presidente della Colombia, Petro, il primo capo di stato democratico eletto in quel paese, una delle più belle rare recenti vittorie. Certamente competente, visto che il suo paese è da sempre vittima della più potente rete di spaccio internazionale da cui sta cercando di liberarsi, proprio grazie al nuovo presidente.
Maduro certo non è Chavez, non ha la sua capacità, la sua cultura. È vero che ha preso misure anti democratiche, non perché ha cambiato l’impianto costituzionale ma perché è ricorso a decreti e ha proceduto ad arresti illegittimi. Molte accuse sono vere, ma mi fa orrore pensare che venga giustificato il suo rapimento per queste imperdonabili colpe.
SE È A QUESTA gara di democrazia che vogliamo partecipare, dovremmo riflettere su una questione decisiva: perché a partire da un certo momento c’è stata nella repubblica bolivariana del Venezuela un crescendo di violazione di diritti? Nemmeno uno che ricordi l’embargo omicida imposto dagli Stati uniti, misure pesantissime per un paese pur ricchissimo di materie prime ma con una struttura economica elementare, priva della possibilità di fornire quanto è indispensabile alla sopravvivenza di un popolo.
Cibo, innanzitutto, visto che il petrolio non si mangia. Peggio ancora l’embargo sui medicinali, un ingiustificato atto di una guerra che ha massacrato il paese: una Ong americana ha denunciato la morte di almeno 40mila venezuelani per mancanza di farmaci che avrebbero potuto salvarli. Questa vera e propria strozzatura del paese, analoga a quella imposta da 65 anni a Cuba, ha ovviamente prodotto malavita e ha incoraggiato l’emigrazione. E allora, giusto denunciare i molti errori che nel gestire questa situazione sono stati fatti da Maduro, un leader inadeguato a una situazione così difficile. Ma pesa il disinteresse che il nostro egoismo occidentale produce per tutto quanto non ci colpisce direttamente.
CARACAS ERA diventata la capitale della più interessante rivoluzione democratica dei nostri tempi, ma quasi nessuno in Europa le prestò attenzione, e quasi nessuno oggi ricorda cosa sia stata. Un’ignoranza che impedisce di giudicare il Venezuela di oggi e di valutare correttamente gli errori che di certo Maduro ha compiuto, non tali però da poterlo dipingere come il più pericoloso dittatore della storia. Accuse tra l’altro che ignorano i devastanti colpi che gli Stati uniti hanno inferto al paese in questi anni.
Tutto questo oltreché tristezza mi suscita una rabbia incontenibile anche perché io sono stata su e giù per il centro America negli anni a cavallo del millennio, in quanto vicepresidente della delegazione permanente del parlamento europeo nell’America centrale, un impegno mischiato a quello di inviata del manifesto, come è scritto in capo ai miei tantissimi articoli ritrovati in questi giorni nel nostro archivio.
ERANO GLI ANNI di Porto Alegre, dei Forum no global dove incontrarsi con Chavez o Morales era frequente e normale. Le cose da raccontare sulla fase ahimè bruscamente interrotta dal cancro che stroncò Chavez prima ancora che compisse 60 anni sono tante. Lui stesso si è fatto alcune critiche, innanzitutto non esser riuscito ad avviare un progetto di sviluppo economico del paese per concentrarsi sulla spesa sociale, quella destinata a garantire al popolo dei barrios l’istruzione, la salute, il potere. Perché, diceva, a me interessa in primo luogo il capitale umano. In realtà la sostanza del progetto economico c’era. Proprio quello che ha messo paura agli Stati uniti, lanciato a a Cuzko, antica capitale degli Incas, nel 180mo anniversario della vittoria dei popoli indigeni per liberarsi dallo schiavismo.
L’IDEA ERA creare un mercato comune che abbracciasse tutto il continente meridionale, come aveva fatto l’Europa. Ben più efficace dell’Unione europea – scrisse il grande economista brasiliano Theotonio dos Santos – perché si trattava di una comunità corrispondente a un’identità politico culturale fondata su un dato storico e geografico molto più forte di quello della Ue: l’aver sofferto tutti, ugualmente, della colonizzazione spagnola e portoghese, poi americana. Questo progetto è il peccato che gli Usa non perdonano, quello che mette loro paura e che Washington definisce la «pericolosa minaccia venezuelana alla sicurezza nazionale degli Stati uniti».
Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, ha patteggiato con gli
Stati Uniti, ammettendo di aver commesso un reato legato alla rivelazione di documenti riservati americani. L'accordo è stato chiuso con il Dipartimento di Giustizia e gli permetterà di evitare la prigione negli Stati Uniti e di andare in Australia, suo Paese di origine. In base all'accordo, i procuratori chiederanno una condanna a 62 mesi, l'equivalente del tempo passato da Assange in un carcere di massima sicurezza a Londra, mentre cercava di contrastare la richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti. In questo modo la pena viene considerata estinta. Se fosse stato dichiarato colpevole per tutti e 18 i capi d'accusa che gli erano stati contestati nell'incriminazione del 2019, Assange avrebbe rischiato fino a 175 anni di carcere. Per il via libera finale all'accordo servirà l'approvazione di un giudice federale.
Nel 2010 WikiLeaks pubblicò centinaia di migliaia di documenti militari statunitensi classificati sulle guerre di Washington in Afghanistan e in Iraq - la più grande violazione della sicurezza di questo tipo nella storia militare degli Stati Uniti - insieme a una serie di cablogrammi diplomatici, o di video come quello del 2007 in cui un elicottero Apache statunitense sparava contro presunti insorti in Iraq, uccidendo una dozzina di persone, tra cui due giornalisti della Reuters.
Domenica 17 marzo, in un salone strapieno della cooperativa di Cinisello Balsamo, iniziativa promossa dalle forza politiche, sociali e sindacali di Cinisello Balsamo, per chiedere il rimpatrio e la liberazione di Ilaria Salis.
La mia solidarietà a tre valenti giornalisti d'inchiesta come @giovanni.tizian @nellotrocchia e @stefano.vergine del quotidiano @domanieditoriale, indagati per dossieraggio.
Dossieraggio è adoperare notizie vere o false a fini ricattatori. Loro invece hanno verificato e pubblicato solo scomode verità. E allora si chiama libertà di stampa, diritto costituzionale esercitabile anche se disturba il potere.
Interventi di Basilio Rizzo, Emilio Molinari, Guido Pollice,
Mario Capanna, Franco Calamida, Giovanna Procacci, coordina Michelino Crosti.
Basilio Rizzo lascia il Comune dopo 38 anni e ci consegna la memoria politica e
amministrativa di una città che è stata segnata prima da un consociativismo
diffuso ed imperante e poi dalla stagione di Mani Pulite e dalla crisi dei
partiti
Con una lettera inviata a tutti i Parlamentari italiani, i Socialisti di Milano chiedono un intervento urgente del Parlamento affinché si possa approvare rapidamente una legge che preveda, contestualmente alle elezioni amministrative di ottobre, l’elezione diretta e autonoma del Sindaco e del Consiglio metropolitano di Milano separata dall’elezione del Sindaco del capoluogo.
Il mio breve intervento a #Oradipunta di #Radiopopolare sulla discussione sul m5s e l'elenco degli iscritti.
Cito Bauman, per la società liquida; Fiorello Cortiana per la consapevolezza digitale (avrei citato anche Sara Bentivegna sulle disuguaglianze digitali;
cito il senatore Elio Lannuti, come posizione più coerente e credibile e di riferimento del m5s.
Cito come simile anche l'esperienza dei Verdi, andiamo a congresso a luglio e ad oggi, la maggioranza, non ci ha dato l'elenco degli iscritti per inviare le mozioni. (p.s. radiopop, sono più concreti e presenti i verdi del m5s, per questo cito bauman)
Su invito dell'ANPI nazionale, un percorso della memoria, un percorso psicogeografico alla riscoperta delle vie e delle targhe dedicate ai partigiani e a chi dedicò la propria vita per un mondo migliore;
in quel di Casorezzo, l'attualità della resistenza rivive nella lotta contro la discarica e le nocività, per questo ha assunto un significato ancor più forte e attuale.
Ad ogni posa di fiore è seguita una lettura storica, per rivivere e conoscere quei fatti; è seguita la benedizione del parroco che ha parlato dell'attualità della resistenza e dell'importanza della difesa dell'ambiente e della relazione tra ambiente e uomo; intervento della Presidnente ANPI di Casorezzo e intervento del Sindaco di Casorezzo
Belle parole del Sindaco, ma è doveroso aggiungere, che nel suo comune, ha lasciato che un suo sottoposto, aggredisse un consigliere comunale dei verdi, e dei suoi sottoposti, facessero vessazioni fasciste e intimidazioni a chi lotta conto la discarica, è stato anche sollecitato a prendere posizione, ma non l'ha fatto. Si capisce la difficoltà e non gliene faccio una colpa, spero che riascoltandosi prenda appieno consapevolezza delle sue parole e ne faccia conseguire le azioni, visto che due dipendenti sono ancora lì come se nulla fosse. (l'episodio, è quando rincorrevano i cittadini e non lasciavano fare la spesa; poi, chiudevano gli occhi coi loro amichetti parenti del sindaco di Ossona, in pieno spirito fascista; Sindaco, cacciamoli), perchè la Democrazia è la convivenza civile e non gli abusi che sono stati perpetrati; il germe del fascismo va estirpato e si trova negli abusi di potere.
(N.d.r. il comando di polizia locale di Casorezzo e associato a Ossona)
A Ossona, il comune a fianco, alcuni attivisti ANPI hanno depositato un vaso di fiori sotto la via intitolata al Partigiano della Brigata Gasparotto Lorenzo Pascolutti, nel vuoto della normalizzazione dell'amministrazione ossonese che vive il 25 aprile come un fastidio, e un compito da fare contro voglia e solo per occupare lo spazio politico (riprova sono gli stucchevoli e fuori luogo discorsi del Venegoni, il sindaco che aggredisce i consiglieri comunali e non da i documenti ai giornalisti e ai cittadini, e è stato ripreso ben 3 volte da Sua Eccellenza il Prefetto di Milano video aggressione di venegoni contro il consigliere comunale
La Brigata Visone, il gruppo di mutuo soccorso dedicato al comandante Partigiano Giovanni Pesce, nome di battaglia "Visone", con ANPI e comitato salute pubblica, sciloria, Fonc e Teatro Fornace, han dato vita, nel rispetto delle norme precauzionali antivirus, a due biciclettate e a una iniziativa in piazza; la biciclettata del mattino ha ripercorso idealmente i luoghi che han visto azioni dei partigiani nel 43-45, e la biciclettata del pomeriggio, i luoghi del rhodense che han segnato la pandemia e le sue contraddizioni, con una sosta davanti all'ospedale rhodense, e i luoghi della memoria storica di rho con una performance teatrale e letture alla lapide che ricorda il Partigiano Visone.
Le A.N.P.I. della valle di Susa esprimono la loro solidarietà e il loro sostegno ai Comuni di San Didero e Bruzolo in questi giorni in cui, nuovamente, vediamo la militarizzazione del nostro terriorio.
La sistematica reressione del dissenso con la forza non dovrebbe appartenere a una nazione la cui Costituzione, nata dalla Resistenza partigiana, vede come sacri i diritti dei cittadini.
Nei giorni scorsi abbiamo assistito a una vera e propria aggressione nei confronti della sovranità comunale (con l'occupazione di spazi pubblici da parte delle FFOO) e dei diritti delle popolazioni locali (in primis, libera circolazione e sicurezza).
Se uno Stato è costretto ad imporre un'opera con un tale dispiegamento di mezzi e di FFOO significa, a nostro parere, che stia sbagliando strada e mettendo gli interessi di pochi davanti a quello di molti.
E' un periodo di grave crisi economica e vedere che i soldi pubblici vengono impiegati in questo modo anziché nel potenziamento di altri settori in grande sofferenza, ci lascia increduli.
La nostra solidarietà va anche al Movimento No Tav e a chi, da decenni, sta lottando per tutelare l'ambiente e l'interesse di un'intera comunità.
Le ANPI della valle di Susa organizzano per domenica 25 aprile, alle 18, una manifestazione statica di solidarietà in piazza Europa a San Didero.Le A.N.P.I. della valle di Susa esprimono la loro solidarietà e il loro sostegno ai Comuni di San Didero e Bruzolo in questi giorni in cui, nuovamente, vediamo la militarizzazione del nostro terriorio.
La sistematica repressione del dissenso con la forza non dovrebbe appartenere a una nazione la cui Costituzione, nata dalla Resistenza partigiana, vede come sacri i diritti dei cittadini.
Nei giorni scorsi abbiamo assistito a una vera e propria aggressione nei confronti della sovranità comunale (con l'occupazione di spazi pubblici da parte delle FFOO) e dei diritti delle popolazioni locali (in primis, libera circolazione e sicurezza).
Se uno Stato è costretto ad imporre un'opera con un tale dispiegamento di mezzi e di FFOO significa, a nostro parere, che stia sbagliando strada e mettendo gli interessi di pochi davanti a quello di molti.
E' un periodo di grave crisi economica e vedere che i soldi pubblici vengono impiegati in questo modo anziché nel potenziamento di altri settori in grande sofferenza, ci lascia increduli.
La nostra solidarietà va anche al Movimento No Tav e a chi, da decenni, sta lottando per tutelare l'ambiente e l'interesse di un'intera comunità.
Le ANPI della valle di Susa organizzano per domenica 25 aprile, alle 18, una manifestazione statica di solidarietà in piazza Europa a San Didero.
Palazzo Madama, 24/03/2021 - Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, interviene al Senato per le Comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 25 e 26 marzo.
Merita pubblicazione perché parla di chi ha calpestato la democrazia e la gestione della cooperazione di magenta, sabotando dall'interno le proposte e svendendo i locali ad affitti irrisori, argomentando che nel 2020 i Cda delle cooperative sono come agenzie immobiliari. Proposi una radio e un bollettino, ma l'unica cosa che fu votata le telecamere per farci spiare da un affittuario (di destra) e una stupida tettoia da 19 euro, già scomparsa. Buona lettura. Dedicata a chi alla casa del popolo ha dato tempo, sogni ed energia e non di rassegna. Grazie Mario. Chiaro come al solito.
Oggi voglio narrare la storia di un “cane sciolto”, come si autodefinisce questa persona. Innanzitutto chiedo scusa al cane per l’irriverente paragone e, quindi, mi appresterò a definire questa persona, pseudo-cane sciolto, o meglio, sempre per rispetto al Cane, solo pseudo-sciolto. Credo infine che il termine più appropriato possa essere “sciolto”, in funzione della dose di dolce Euchessina.
“Sciolto”, da un po’ di tempo, ha “annusato” ( forse per questo si crede un Cane ) la possibilità di fare affari su un’area cittadina che invece, il sacrificio, la determinazione di altri, ed i comuni intenti , espressi da 2000 Cittadini su una petizione popolare, vorrebbe che fosse donata alla Città di Magenta.
Non si registrano nel curriculum di “Sciolto” partecipazioni a lotte operaie ( almeno negli ultimi 30 anni ! ), ne posizioni critiche verso le numerose amministrazioni di destra che hanno governato la nostra Città.
“Sciolto” ha condiviso, da segretario di sezione, la svolta della della “Bolognina” del 12 novembre 1989 che porterà allo scioglimento del Partito Comunista Italiano il 3 febbraio del 1991 .
“Sciolto”, scientemente convinto di voler distruggere il PCI, aderì al Partito Democratico della Sinistra, e si permise di inviare le tessere di adesione al PDS, anche a chi non ne avesse fatto alcuna richiesta ( conservo ancora “quell’insulto” ). “Sciolto” fu messo in minoranza e la storica sede “Tina Modotti” di viale Piemonte ( la Casa del Popolo ) fu sede di Rifondazione Comunista.
Da quei tempi, la vita “politica” ( si fa per dire ) di “Sciolto” è stata sinonimo di sudditanza ai poteri, in particolar modo a quelli amministrativi, all’ombra di ben più alti profili. Poi, quando la nullità di “Sciolto” si è palesata, si è autodefinito “cane”.
Dopo aver partecipato alla distruzione del PCI , negli ultimi anni, “Sciolto” ha deciso di distruggere anche “quel luogo di espressione di identità e di credo della Sinistra “ (definizione che ho usato per definire le Case del Popolo) non solo dal punto di vista politico e sociale , ma anche da quello amministrativo, visto che è in cerca di finanziamenti e di nuove adesioni. Adesioni che sta cercando anche dentro Ri-Parco ( quella fasulla e che ha rubato il Logo ) , convinto di poter fare affari anche in quel luogo, dove , insieme all’oste di Cisliano, non c’entra assolutamente nulla.
La nullità di “Sciolto” si evidenzia anche quando , qualche giorno fa, ostenta la tessera di Ri-Parco ( disegnata dal sottoscritto e titolare del file di stampa ) e fa finta d'ignorare che quell’ Associazione è stata chiusa proprio da quell’ingrati con cui fa comunella.
Di seguito , due stralci ricevuti dall’Agenzia delle Entrate di Magenta :
“Gentile contribuente,
Agli atti abbiamo un verbale di scioglimento dell’associazione in data 09.02.2020.”
“Gentile contribuente,
il problema è che per noi l’associazione risulta correttamente chiusa.”
Mi fermo qui, per il momento, e ti esorto “Sciolto” a rioccuparti degli affari tuoi. Tu , l’oste di Cisliano e qualche altra persona, non c’entrate nulla con le lotte di fabbrica, i sacrifici dei Lavoratori, con la difesa dei posti di Lavoro, con le denunce verso i Padroni per riacquisto della dignità e dei diritti, con i lunghi presidi dei luoghi di lavoro, con l’occupazione degli spazi sociali di viale Piemonte, con le vertenze VINTE contro i manager, con le lotte in essere a tutela dell’ambiente nel magentino. Capisci che il vero ectoplasma sei tu.
Hai voluto aprire una polemica ma hai sbagliato persona, vai a rompere le palle, se ne sei capace, da qualche altra parte.
Dal fb del Prof. Già onorevole, storico consigliere regionale dei Verdi e riferimento della sinistra ecologista lombarda.
Liberanotizie esprime solidarietà a Carlo Monguzzi per le assurdità dopo una sua ironica battuta.
Il tema è l'ipotesi della sostituzione di Gallera con Letizia Moratti,
Per la cronaca tutto il mondo democratico lombardo ha espresso forte sdegno e preoccupazione sul nome della Moratti per il "rimpasto" di giunta.
Su migliaia di bacheche fb è apparso il trafilo di Wikipedia, che riportiamo, per "ricordare" uno degli ultimi episodi
Alla voce CONTROVERSIE
A seguito dell'elezione a sindaco, assieme al direttore generale Giampiero Borghini, Moratti avrebbe licenziato senza giustificato motivo una decina di dirigenti del Comune, affidando quasi contemporaneamente 54 incarichi a consulenti esterni, spesso senza requisiti. Per tale presunto spoil-system, Moratti è stata condannata dalla corte dei conti a risarcire il Comune[senza fonte]. La magistratura ordinaria in seguito ha ravvisato solo un illecito amministrativo di abuso d'ufficio materiale, pur senza rilievi penali. I comportamenti di Letizia Moratti, secondo i giudici, «per quanto censurabili sotto diversi profili, non hanno travalicato il limite dell'illecito penale»[50].
Il 29 novembre 2007 Letizia Moratti infatti era stata iscritta nel registro degli indagati per presunto abuso d'ufficio nell'ambito della su menzionata inchiesta sugli "incarichi d'oro". Le indagini erano state avviate dalla Corte dei Conti e dalla Procura di Milano. L'accusa era che Moratti avesse assunto tramite incarichi esterni sessantatré persone, di cui almeno quarantanove con qualifica dirigenziale, per una spesa di otto milioni l'anno, in contrasto con l'articolo 110 del D.Lgs.267/2000 (Testo Unico degli enti locali), che prevede che i contratti con dirigenti esterni non debbano superare il 5% del totale. Contando anche i nuovi incarichi, nel Comune di Milano i contratti con dirigenti esterni sarebbero ammontati al 25% del totale[51].
Il pubblico ministero ha definito non penalmente rilevanti le pressioni sui dirigenti comunali perché accettassero il pre-pensionamento, rilevando che non ci sarebbe stata nessuna «minaccia di un male ingiusto nel caso in cui non fosse stata accettata la risoluzione del contratto» pur ammettendo che le modalità sono state lesive della dignità delle persone. Il GIP ha respinto la richiesta di archiviazione e chiesto un approfondimento, intravedendo i reati di violenza privata, mobbing e minacce[52] da cui Moratti è stata in seguito prosciolta[53].
Moratti al Teatro alla Scala nel 2008
Fra le persone assunte dall'amministrazione Moratti c'è Aldo Fumagalli, ex sindaco leghista di Varese, che si era dimesso dall'incarico dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati per concussione e violazione della legge Bossi-Fini[54][55], oltre a vari candidati del centrodestra non eletti, una candidata dell'UDC in Calabria, persone dello staff elettorale del sindaco Moratti, compreso il suo fotografo personale, e due consiglieri regionali in carica (tra cui Giampiero Borghini) che hanno mantenuto il doppio incarico[52].
Il 24 marzo 2009 Letizia Moratti è stata pertanto condannata dalla corte dei conti, assieme a Giampiero Borghini ed altri, per il conferimento di incarichi esterni da parte del Comune di Milano a persone non laureate, e dunque illegittimi, nel 2006. Nella motivazione della sentenza, la corte parla di nomine politiche, che mortificano le professionalità interne, e di sovradimensionamento dell'ufficio stampa, con un numero di giornalisti giustificabile solo per un giornale[52]. Moratti dovrà risarcire 236.000 e 125.000 euro allo stesso Comune di Milano[53]. Nonostante la condanna, Letizia Moratti non è intervenuta in Consiglio Comunale, e non ha fatto sapere cosa intenda fare dei funzionari[52].
Il 28 agosto 2010 il GIP ha archiviato le accuse di abuso d'ufficio, pur definendo "censurabili sotto diversi profili" le modalità di rimozione dei dirigenti[53]. Il reato di abuso d'ufficio non si configura in quanto non è provato che l'operazione di spoil-system fosse indirizzata ad avvantaggiare qualcuno dal punto di vista patrimoniale, "in quanto lo scopo prevalente era quello di creare un rapporto fiduciario tra la direzione politica e il dirigente amministrativo". Pur non configurandosi un reato, il magistrato ha rilevato un illecito amministrativo (abuso d'ufficiomateriale) in relazione al superamento del limite del 5% nel conferimento di incarichi direttivi al di fuori della dotazione organica (massimo 10 consulenti anziché 50); al conferimento di incarichi a persone prive di requisiti (non laureati); e alla mancanza di un corretto iter nella nomina dei nuovi dirigenti, avvenuta con criteri poco trasparenti[56].
Letizia Moratti è stata criticata per la scarsa presenza in Consiglio Comunale: 6 presenze nel 2008 e 3 nel 2009, di cui l'ultima il 21 ottobre 2009, per la presentazione di un primo bilancio del mandato. Dei 61 rappresentanti di giunta e consiglio, Letizia Moratti è ultima per presenza alle votazioni, con un totale del 5%[52]. Il sindaco Moratti è stata inoltre richiamata dal presidente del Consiglio Comunale, Manfredi Palmeri per non aver risposto alle 100 interrogazioni poste dal consigliere di opposizione Pierfrancesco Majorino ai sensi del regolamento[52].
Benché il consiglio comunale di Milano abbia votato a maggioranza una mozione che impegna il sindaco a chiedere a Lucio Stanca, deputato e AD di Expo 2015, di rinunciare ad uno dei due incarichi[57], il sindaco Moratti non ha dato seguito all'iniziativa del suo consiglio[52].
Nel dicembre 2010, il tribunale civile di Milano ha sentenziato che nell'assegnazione di case popolari vi è stata la mancata assegnazione a 10 famiglie rom con le quali il Comune aveva firmato un progetto di autonomia abitativa. Nell'accogliere il ricorso, presentato contro il Comune di Milano e quindi contro il sindaco Letizia Moratti, ed inoltre contro il ministro Roberto Maroni e il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, il tribunale ha deliberato che sulla decisione dell'amministrazione comunale ha agito "l'origine etnica dei rom", in quanto gli "amministratori e politici hanno ripetutamente dichiarato alla stampa che ai rom non sarebbe mai stata data alcuna casa popolare"[58].
Il Piano del Governo del Territorio varato dalla giunta Moratti avrebbe dato a Gabriele Moratti, figlio di Letizia, un vantaggio economico stimato in almeno un milione di euro[59], grazie ad un immobile acquistato da Gabriele Moratti con vincolo di destinazione industriale e trasformato in villa di lusso ispirata alla dimora di Batman[60][61][62].
Nel dicembre 2016 è stata condannata dalla corte dei conti a versare, al Comune di Milano, oltre 591.000 euro per due voci di spesa: 11 incarichi dirigenziali esterni a non laureati per quasi 1,9 milioni, e retribuzioni ritenute troppo costose, più di 1 milione, di alcuni addetti stampa. Oltre a Letizia Moratti, l'ex vice sindaco Riccardo De Corato dovrà risarcire 21.763 euro (per le stesse voci contestati alla Moratti), l'ex sindaco ed ex direttore generale Giampiero Borghini oltre 106.000 euro e gli ex assessori Tiziana Maiolo, Mariolina Moioli, Edoardo Croci e Carla De Albertis oltre 21.000 euro. Per i giudici contabili, si legge nel loro provvedimento, l'operato di Letizia Moratti avrebbe avuto “il connotato della grave colpevolezza, ravvisabile in uno scriteriato agire, improntato ad assoluto disinteresse dell’interesse pubblico alla legalità e alla economicità dell’espletamento della funzione di indirizzo politico-amministrativo spettante all'organo di vertice comunale”. I magistrati hanno confermato anche la “grave colpevolezza della condotta” in capo a tutti gli assessori che allora votarono le delibere con cui sono state conferite le cosiddette ‘consulenze d’oro’ per le quali era anche stata avviata un'inchiesta da parte della Procura, poi archiviata[63].
Così chiedono alcune persone di destra, perché in un commento a "Moratti al posto di Gallera" io ho scritto
"Siamo rovinati , armi al popolo"
Incautamente fiducioso che chiunque , dotato di un robusto diploma di quinta elementare ne avrebbe colto l'ironia e che le armi erano ovviamente quelle della democrazia , essendo arcinota la mia scelta personale e politica pacifista e contro ogni violenza
Invece insulti di tutti i tipi
Io non arretro di un millimetro, anzi! Penso che un politico debba essere serio, perbene e competente ma che se non capisce l'ironia ( socratiana) sia un politico triste
E quindi continuerò la mia pratica politica con più forza e con molta, molta più ironia e sarcasmo,
E se qualcuno mi chiederà cosa penso dell'eventuale nomina della signora Moratti risponderò