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lunedì 19 ottobre 2026

DATA CENTER E TUTELA DEL TERRITORIO: SERVONO REGOLE CHIARE E PIÙ POTERE AI COMUNI

 DATA CENTER E TUTELA DEL TERRITORIO: SERVONO REGOLE CHIARE E PIÙ POTERE AI COMUNI

Dai social delle pubbliche amministrazioni firmatarie dell'appello. 

🖨 Dopo la lettera inviata all’assessore Sertori, invitandolo a una revisione della legge regionale, il sindaco Andrea Orlandi, con altri 51 Sindaci della Città Metropolitana di Milano, ha sottoscritto un appello corale rivolto a Regione Lombardia: i Sindaci chiedono di essere coinvolti nella revisione della legge regionale n. 11 del 2026.

💡 L’appello precedente dei sindaci trasmesso a maggio, che Orlandi aveva firmato, non ha purtroppo trovato ascolto nella normativa licenziata dal Consiglio Regionale sul tema data center.

❗️I Sindaci, sebbene riconoscano il valore strategico della transizione digitale e dell'innovazione, tornano a evidenziare che lo sviluppo delle tecnologie e infrastrutture necessarie non può e non deve avvenire a scapito dei territori, dell'ambiente, del consumo di suolo e delle risorse idriche ed energetiche.

♦️Tre i presupposti della presa di posizione delle Amministrazioni locali:

1 - Con le norme attuali previste anche dalle leggi di Regione Lombardia i Sindaci NON hanno il potere autonomo di bloccare o dire un "no" aprioristico a questi insediamenti.

2 - Le decisioni autorizzative principali sono in capo agli enti statali o regionali. I Comuni si trovano quindi a dover rispondere ai timori e alle preoccupazioni delle comunità, senza avere davvero gli strumenti normativi per governare queste trasformazioni.

3 – Manca una pianificazione condivisa con Comuni, Città metropolitana e cittadini di fronte alla richiesta di nuovi impianti.

I Sindaci chiedono con forza a Regione Lombardia ma anche al Governo:

- Una revisione della legge regionale, introducendo criteri vincolanti di sostenibilità e una vera pianificazione condivisa.

- Restituire centralità ai Comuni e alla Città Metropolitana, dando agli enti locali il potere reale di incidere sulle decisioni che condizionano la qualità della vita dei cittadini e il futuro del territorio.

- Valutazione degli impatti ambientali e idrici, prevenendo speculazioni e garantendo adeguate compensazioni per la comunità. 

“Non vogliamo fermare il futuro – dicono i Sindaci - ma vogliamo che il futuro sia governato con buon senso, sostenibilità e rispetto per le istanze dei cittadini. Il bene comune viene prima di tutto”.

 Di seguito il testo firmato dai Sindaci: 

DATA CENTER: SOLIDARIETÀ AI SINDACI SOTTO ATTACCO.

Occorre rivedere le regole: più potere ai territori per governare gli

insediamenti

Milano 18 ottobre 2026

 Noi Sindache e Sindaci dell’area metropolitana milanese, in considerazione del dibattito che si sta sviluppando in questi giorni attorno alla questione dei data center, oltre a esprimere la nostra massima solidarietà a chi di noi è sotto attacco, sentiamo il dovere di intervenire con alcune nostre considerazioni e chiediamo di essere coinvolti nella revisione della legge regionale n. 11 del 2026.

▶️ Riconosciamo il valore strategico dei data center, ma il loro sviluppo non può avvenire a scapito dei territori, né può prescindere dalla tutela dell'ambiente, dal consumo di suolo, dalla disponibilità energetica, dalla gestione delle risorse idriche e del calore prodotto e dalla qualità della vita delle comunità interessate.  L’area metropolitana milanese è uno dei principali poli europei del settore e conosce bene la pressione di questo fenomeno sulla rete elettrica, sul suolo e sull'ambiente. Assistiamo anche a fenomeni a rischio di speculazione, come le richieste di connessione alla rete Terna molto più alte della domanda insediativa reale.

 Manca una pianificazione condivisa con Comuni, Città metropolitana e cittadini prima dell’approvazione dei nuovi impianti.

Questi aspetti erano stati ben evidenziati in un appello che noi Sindaci avevamo rivolto a Regione Lombardia lo scorso maggio, ma non hanno trovato un'adeguata collocazione nella norma poi definita, con il risultato che oggi siamo chiamati a rispondere ai cittadini per questi insediamenti, senza disporre di un potere di vero governo rispetto al loro inserimento.

Il quadro è certamente condizionato dalla legislazione nazionale. In particolare, l’articolo 8 del decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21, il cosiddetto «Decreto Bollette», convertito, con modificazioni, dalla legge 10 aprile 2026, n. 49, disciplina il procedimento unico autorizzativo per i data center e le relative reti di connessione. In base a questo decreto, l'autorità competente per il rilascio del provvedimento finale, che assorbe VIA, AIA, autorizzazioni paesaggistiche e titoli edilizi, non è il Comune, ma l'ente titolare della competenza in materia di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA):

● Il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per i progetti di rilievo o competenza statale.

● La Regione competente per i progetti che rientrano nelle soglie regionali.

 La normativa regionale lombarda non ha superato i vincoli stabiliti a monte dalla

legislazione nazionale, ma ha introdotto ulteriori elementi per disciplinare il fenomeno, principalmente orientati a riconoscere premialità a chi progetta data center più sostenibili, senza però renderle obbligatorie e prevedendole solo come una possibilità.


⚠️ Non è pertanto corretto sostenere che un Sindaco possa dire no all’insediamento di un

data center sul proprio territorio o fermare un progetto.

Le attribuzioni urbanistiche dei Comuni restano importanti, ma non equivalgono a un potere autonomo e generalizzato di bloccare qualsiasi progetto, come oggi ci chiedono molti cittadini. Il risultato è evidente: i Sindaci devono gestire le preoccupazioni e le proteste delle comunità, senza poter avere l'ultima parola sulle decisioni che trasformano i loro territori.

La rappresentazione secondo cui basterebbe la volontà politica di un Sindaco per fermare qualsiasi progetto è fuorviante.

Non possiamo accettare che le legittime preoccupazioni si trasformino in attacchi personali contro gli amministratori locali.

Ai cittadini occorre dire la verità: per proteggere davvero i territori bisogna cambiare le regole, non alimentare illusioni.

Le preoccupazioni che avevamo espresso in quella lettera dei Sindaci erano fondate e riteniamo che alcune questioni debbano essere al più presto considerate in una revisione complessiva della norma: occorre stabilire criteri chiari per la localizzazione, valutare gli impatti cumulativi, tutelare le risorse energetiche e idriche, assicurare compensazioni trasparenti. Ma soprattutto bisogna restituire ai territori la possibilità concreta di pianificare e incidere sulle decisioni che li riguardano. È necessario inoltre coinvolgere Città metropolitana e Province, attribuendo loro potere di pianificazione. Infrastrutture di queste dimensioni producono effetti che superano i confini comunali: per questo occorre una regia di coordinamento sovracomunale forte.

La legge regionale deve essere ripensata su queste basi. Per questo chiediamo anche a Regione Lombardia di farsi portavoce presso il Governo dell’esigenza di strumenti nazionali di pianificazione adeguati.

La disponibilità della Regione a rivedere la norma è positiva, ma non basta. Se non si interviene anche sulle regole nazionali, i Sindaci restano comunque esautorati, responsabili davanti ai cittadini ma privi di strumenti sufficienti per governare gli insediamenti.

Non chiediamo di fermare il futuro, né diciamo no a priori ai data center. Chiediamo che il loro sviluppo sia governato nell’interesse generale, selezionando i progetti migliori e garantendo alle comunità strumenti adeguati per incidere sulle scelte che le riguardano, restituendo ai Comuni e a Città metropolitana e Province un ruolo effettivo nella pianificazione e nelle decisioni su questo tema.

 Rivolgiamo a tutti un appello alla responsabilità, al dialogo e al buon senso. Servono meno contrapposizioni e più capacità di affrontare i problemi concreti, con la consapevolezza che le scelte di oggi condizioneranno il futuro dei nostri territori.

Il bene comune deve venire prima degli interessi di parte. Le polemiche, infatti, servono solo a polarizzare il dibattito tra sì e no, senza risolvere i problemi.

È questo il criterio per valutare ogni progetto e costruire regole più giuste: uno sviluppo che crei opportunità senza compromettere l’ambiente, la qualità della vita e il diritto delle comunità a partecipare alle decisioni che le riguardano.

Sottoscrivono l'appello i sindaci e le sindache: 

Comune di Arese - Luca Nuvoli

Comune di Basiano - Stefania Solcia

Comune di Basiglio - Lidia Reale

Comune di Bellinzago Lombardo - Michele Avola

Comune di Binasco - Liana Castaldo

Comune di Bollate - Carolina Maria Nizzola

Comune di Buccinasco - Rino Pruiti

Comune di Bussero - Massimo Vadori

Comune di Busto Garolfo - Giovanni Rigiroli

Comune di Canegrate - Matteo Modica

Comune di Casarile - Silvana Cantoro

Comune di Cernusco sul Naviglio - Paola Colombo  

Comune di Cerro al Lambro - Gianluca Di Cesare

Comune di Cesano Boscone - Marco Pozza

Comune di Cormano - Luigi Magistro

Comune di Cornaredo - Corrado D'Urbano

Comune di Corsico - Stefano Martino Ventura

Comune di Cusano Milanino - Carla Pessina

Comune di Dairago - Paola Rolfi

Comune di Gessate - Lucia Mantegazza

Comune di Gorgonzola -  Ilaria Scaccabarozzi

Comune di Gudo Visconti - Omar Cirulli

Comune di Inveruno - Nicoletta Saveri

Comune di Lainate - Alberto Landonio

Comune di Legnano - Lorenzo Radice

Comune di Liscate - Lorenzo Fucci  

Comune di Locate Triulzi - Davide Serrano

Comune di Magnago - Gianluca Marta

Comune di Masate - Pamela Tumiati

Comune di Noviglio - Javier Miera

Comune di Paderno Dugnano - Anna Varisco

Comune di Pantigliate - Lorenzo Miglioli

Comune di Parabiago - Giacomo Sartori

Comune di Peschiera Borromeo - Andrea Coden

Comune di Pieve Emanuele - Pierluigi Costanzo

Comune di Pioltello - Ivonne Cosciotti

Comune di Pozzuolo Martesana - Angelo Caterina

Comune di Pregnana Milanese - Angelo Bosani

Comune di Rho - Andrea Orlandi

Comune di Rosate - Carlo Tarantola

Comune di Segrate - Francesco Di Chio

Comune di Senago - Magda Beretta

Comune di Solaro - Nilde Moretti

Comune di Trezzano Rosa - Diego Cataldo

Comune di Trezzo sull'Adda - Diego Torri

Comune di Truccazzano - Franco De Gregorio

Comune di Vaprio D'Adda - Marco Galli

Comune di Vermezzo con Zelo - Ada Rattaro

Comune di Vernate - Carmen Menduca

Comune di Vimodrone - Dario Veneroni

Comune di Vizzolo Predabissi - Luisa Salvatori

Comune di Zibido San Giacomo - Sonia Belloli



martedì 1 settembre 2026

Mobilitazione nazionale sui datacenter

 Riceviamo e volentieri pubblichiamo 


Appello per una mobilitazione nazionale contro lo sviluppo irrazionale dei data center: «La trasformazione digitale non può essere decisa senza i territori»

Comitati e realtà territoriali lanciano un percorso di mobilitazione. 

Primo appuntamento nazionale congiunto il 10 ottobre a Milano.

Perché l'Italia vuole diventare un hub europeo dei data center? E soprattutto: chi decide dove costruirli, chi ne trae i maggiori benefici e chi sostiene i costi ambientali, energetici e sociali di questa trasformazione?

A queste domande vuole rispondere il nuovo Manifesto per un movimento contro lo sviluppo irrazionale dei data center, promosso da una rete di comitati e realtà territoriali che da mesi si confrontano sui progetti in corso e previsti in Italia, con particolare attenzione alla Lombardia.

Il manifesto nasce da una precisazione fondamentale: la critica non è rivolta alla tecnologia, alla digitalizzazione o all'intelligenza artificiale in quanto tali, ma al modello economico e territoriale con cui il loro sviluppo viene oggi perseguito.

«Non siamo contro la tecnologia e non vogliamo fermare il futuro — spiegano i promotori —. Vogliamo però che la trasformazione digitale sia al servizio della società e non che siano i territori, le comunità e le persone a dover sostenere i costi di un'espansione decisa altrove».

Centinaia di progetti e una concentrazione particolarmente forte in Lombardia

Secondo il manifesto, in Italia sono centinaia le richieste per la realizzazione di nuovi data center, con livelli differenti di avanzamento. La Lombardia rappresenta oggi una delle aree maggiormente interessate, con oltre la metà delle richieste indicate nel documento.

Il problema, sottolineano i promotori, non riguarda soltanto il numero degli impianti, ma anche la loro crescente dimensione e potenza: accanto ai data center tradizionali vengono proposti impianti da 25, 30 e 40 MW, spesso organizzati in grandi campus.

Le conseguenze non riguarderebbero quindi soltanto i singoli siti, ma l'intero sistema territoriale ed energetico: consumo di suolo e acqua, aumento della domanda elettrica, nuove infrastrutture di rete, stazioni elettriche e sistemi di accumulo, emissioni, rumore, isole di calore e possibili effetti sulla salute.

«Serve una valutazione cumulativa»

Uno dei punti centrali del manifesto è la richiesta di superare una valutazione esclusivamente progetto per progetto.

«Un territorio non è la semplice somma dei singoli progetti — affermano i promotori —. Se più data center insistono sulla stessa area, devono essere valutati insieme anche i consumi energetici e idrici, gli impatti climatici, il rumore, le emissioni, la pressione sulla rete elettrica e le conseguenze sulla salute».

Da qui la richiesta di introdurre strumenti di valutazione cumulativa, monitoraggio degli impatti dopo l'entrata in esercizio degli impianti e maggiore trasparenza sui progetti, distinguendo tra strutture operative, autorizzate, in costruzione, in procedimento e iniziative ancora preliminari.

Un Piano nazionale per decidere dove e perché costruire

Il manifesto chiede inoltre la costruzione di un Piano nazionale dei data center, capace di stabilire quali infrastrutture siano realmente necessarie e strategiche, dove possano essere localizzate e quali limiti energetici, idrici, ambientali e territoriali debbano essere rispettati.

Secondo i promotori, non è sufficiente definire un'infrastruttura «strategica» per accelerarne la realizzazione: la strategicità deve essere dimostrata attraverso una valutazione dell'interesse pubblico e delle conseguenze complessive sul territorio.

Particolare attenzione viene posta anche sulla sicurezza delle infrastrutture, sulla gestione dei dati, sulla proprietà dei dati e sugli effetti della diffusione dell'intelligenza artificiale sul mondo del lavoro.

«Non siamo NIMBY»

Una parte del manifesto è dedicata alla contestazione dell'accusa di NIMBY rivolta ai comitati.

«La nostra posizione non è “il data center fatelo altrove” — spiegano i promotori —. È piuttosto: chiariteci il senso di farlo qui».

Per i promotori, un'area agricola, dismessa o degradata non può essere considerata automaticamente disponibile per qualsiasi nuovo insediamento. Ogni progetto deve essere valutato in relazione alle caratteristiche del luogo, alle fragilità ambientali, alle infrastrutture esistenti e alle comunità che abitano il territorio.

Verso una mobilitazione nazionale

Il manifesto vuole essere quindi non soltanto un documento di denuncia, ma la base per costruire una rete capace di collegare le diverse realtà che stanno affrontando la diffusione dei data center e delle infrastrutture connesse.

L'appello è rivolto a comitati, associazioni, realtà ambientaliste, sindacali e sociali, amministratori locali e a tutte le realtà interessate a discutere quale modello di trasformazione digitale costruire.

Il percorso di mobilitazione prevede già tre appuntamenti:

    • 12 settembre 2026 — banchetti informativi dei comitati sui territori;

    • 26 settembre 2026 — convegno regionale sui data center e lancio pubblico della rete regionale; Sala Convegni – Arci Milano – via Bellezza 16

    • 10 ottobre 2026, ore 15.00 — manifestazione regionale contro i data center  a Milano.

«La tecnologia non è neutrale. Lo sviluppo non è neutrale. A decidere devono essere anche le popolazioni che vivono nei territori destinati a sostenerne i costi».

Il manifesto si conclude con una proposta: la trasformazione digitale deve essere discussa e pianificata come una scelta collettiva, mettendo al centro tutela del territorio, ambiente, salute pubblica, lavoro e diritti delle comunità.

Testo del manifesto

https://acrobat.adobe.com/id/urn:aaid:sc:eu:0f24d6dd-6c60-456c-87f5-4ef13871ae8a


Per informazioni, adesioni e contatti stampa:

comitato.ciarlasco@gmail.com

primi Comitati aderenti:

Comitato Ciarlasco per la tutela del territorio; Comitato per la tutela del territorio Certosino ; Comitato per la tutela del territorio di Siziano;   Orizzonte Opera - Comitato a difesa del territorio e dell'ambiente; Osservatorio Datacenter comitato Rhodense;  Gruppo cittadino Salviamo Trezzano sul Naviglio; Comitato tutela ambiente apolitico apartitico – Comune di Travagliato;  Comitato Data Center NO grazie di Bollate; Salviamo il paesaggio Cremonese, Casalasco e Cremasco;  Comitato per lo sviluppo responsabile di Buscate; Comitato Bene Comune Abbiategrasso; Bene Comune Zibido San Giacomo;  Osservatorio Data Center Sud Milano;  Comitato Residenti Colleferro;  Comitato per la tutela dell’ambiente e del territorio Magentino;  Progetto Civico di Borgarello; Comitato Casalerespira di Casalpusterlengo; Sentinelle del Territorio di Bornasco; Comitato di San Bovio per la Tutela dell'Ambiente - Peschiera Borromeo; Lista Civica PER CERTOSA; Corsico Solidale - Prima le Persone; Comitato Vittuone Sedriano per la tutela del territorio

domenica 28 giugno 2026

Datacenter. Testo legge Regione Lombardia

 Supplemento n. 23 - Venerdì 05 giugno 2026

– 2 – Bollettino Ufficiale

Legge regionale 3 giugno 2026 - n. 11

Disposizioni in materia di insediamento di centri dati

IL CONSIGLIO REGIONALE 

ha approvato 

IL PRESIDENTE DELLA REGIONE 

promulga la seguente legge regionale:

Art. 1

(Oggetto, finalità e definizioni)

1. La presente legge, nel rispetto della normativa euro-unitaria e statale, prevede disposizioni per la realizzazione, l’ampliamento e il monitoraggio dei centri dati, di cui al comma 2, nel territorio della Regione, al fine di: 

a) sostenere la crescita del sistema produttivo, anche attraverso la digitalizzazione e lo sviluppo tecnologico, favorendo gli investimenti pubblici e privati volti all’innovazione tecnologica nel settore dei centri dati e a promuovere l’insediamento nei sedimi industriali dismessi;

b) promuovere lo sviluppo sostenibile del territorio e la tutela dell’ambiente, con particolare attenzione alla salvaguardia delle risorse idriche, alla rigenerazione urbana e territoriale, alla riduzione del consumo di suolo, alla salvaguardia della biodiversità e del paesaggio, nonché alla tutela dei parchi regionali, alla bonifica ambientale e all’attuazione di misure di mitigazione paesaggistica, attraverso strumenti di perequazione territoriale e compensazioni ambientali, in coerenza con la programmazione regionale;

c) garantire l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale dei centri dati, promuovendo il ricorso prioritario a fonti a impatto carbonico neutrale, il recupero e il riutilizzo del calore di scarto anche attraverso reti di teleriscaldamento, lo sviluppo di tecnologie efficienti per la riduzione dei consumi energetici;

d) promuovere che l’insediamento e l’ampliamento dei centri dati avvengano in coerenza con la capacità delle reti infrastrutturali. 

2. Ai fini della presente legge, si definisce «centro dati» il complesso costituito dalla struttura fisica e dall’infrastruttura tecnologica per la progettazione, la produzione, lo sviluppo e l’implementazione di applicazioni e di servizi informatici, nonché per l’archiviazione, l’elaborazione, il trattamento e la gestione dei dati digitali associati a tali applicazioni e servizi.

3. Ai fini della presente legge, si applicano, altresì, le definizioni contenute nel Regolamento delegato (UE) 2024/1364 della Commissione del 14 marzo 2024 sulla prima fase dell’istituzione di un sistema comune di classificazione dell’Unione per i centri dati.

Art. 2

(Priorità insediative ed energetico-ambientali)

1. Per la realizzazione o l’ampliamento dei centri dati di cui all’articolo 1, commi 2 e 3, sono individuate le seguenti priorità insediative ed energetico-ambientali:

a) insediamento nelle aree individuate dai comuni come ambiti nei quali avviare processi di rigenerazione urbana e territoriale, ai sensi dell’articolo 8, comma 2, lettera e quin-quies), o dell’articolo 8 bis della legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio), nelle aree dismesse, ivi comprese aree di cave e miniere dismesse o non più attive, contaminate, ivi compresi i siti orfani, degradate,inutilizzate e sottoutilizzate, come individuate dai comuni ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera e bis) e dell’articolo 40 bis, della l.r. 12/2005, nonché nelle aree potenzialmente contaminate individuate ai sensi della normativa vigente, tenuto, altresì, conto della prossimità e della compatibilità con le infrastrutture elettriche, anche al fine di ridurre l’impatto territoriale delle nuove opere di connessione;

b) uso di energia da fonti a impatto carbonico neutrale, nel rispetto della normativa vigente, in relazione alle caratteristiche dell’area destinata all’insediamento del centro dati 

e a seconda della fattispecie tecnologica dell’impianto 

di produzione di energia utilizzato, mediante l’impiego, al 

massimo tecnicamente possibile, delle superfici effettiva-

mente disponibili nell’area medesima;

c) riutilizzo dell’energia termica da raffreddamento delle infrastrutture digitali in processi di teleriscaldamento, in altri usi che impiegano i cascami termici, a favore di comunità energetiche rinnovabili, di utenze pubbliche o collettive;

d) adozione di soluzioni tecnologiche per il raffreddamento dei centri dati che escludono prelievi da pubblico acquedotto, da acque superficiali o da acque sotterranee destinate ad uso potabile e da acque superficiali ad uso irriguo, e prelievi da fiumi e laghi tutelati dalla normativa europea e nazionale, e che privilegiano tecnologie ad elevata efficienza idrica, il riciclo delle acque grigie interne, l’utilizzo di risorse idriche non qualificate e che prevedono la restituzione delle acque utilizzate a sistemi irrigui o ambientali compatibili.

2. Le priorità energetico-ambientali di cui al comma 1, lettere 

b), c) e d), sono specificate sulla base di criteri, parametri e soglie 

definiti con deliberazione della Giunta regionale da adottare en-

tro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente 

legge, tenuto conto del sistema europeo di classificazione e degli 

indicatori chiave di prestazione energetici e di sostenibilità previsti 

dall’allegato II, punto 1, del Regolamento europeo n. 2024/1364, 

anche in relazione all’apporto e al consumo di acqua.

Art. 3

(Misure premiali in caso di applicazione 

delle priorità insediative ed energetico-ambientali) 

1. Con deliberazione della Giunta regionale, da adottare en-

tro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente 

legge, sono specificate, per i casi di insediamento dei centri dati 

secondo una o più delle priorità di cui all’articolo 2, comma 1, le 

seguenti misure premiali, anche cumulabili tra loro, e le relative 

modalità applicative:

a) riduzione dei termini del procedimento di valutazione di 

compatibilità di cui al comma 7 dell’articolo 5; 

b) adozione di protocolli di semplificazione;

c) priorità nell’assegnazione di risorse finanziarie regionali 

previste in bandi e avvisi per l’innovazione digitale, la tran-

sizione industriale e il potenziamento delle infrastrutture 

tecnologiche e di connettività in fibra ottica, nonché per 

interventi di rigenerazione urbana e territoriale;

d) riduzione del contributo di cui all’articolo 19, comma 1, del 

decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, 

n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regola-

mentari in materia edilizia), limitatamente alla relativa 

componente riferita all’incidenza delle opere necessarie al 

trattamento e allo smaltimento dei rifiuti solidi, liquidi e gas-

sosi, entro un minimo del 10 per cento e fino a un massimo 

del 30 per cento, determinata dai comuni;

e) riduzione della superficie destinata a parcheggi pertinen-

ziali, come definita nel Piano di governo del territorio (PGT), 

nella misura del 50 per cento; tale percentuale è incremen-

tabile, fino ad un massimo del 75 per cento, con deliberazio-

ne del consiglio comunale o in sede di variante al PGT.

2. Le misure di cui al comma 1 sono definite nel rispetto della 

normativa vigente in materia ambientale, urbanistica ed edilizia, 

nonché dei principi di concorrenza, proporzionalità, trasparenza 

e non discriminazione.

3. Al fine di promuovere l’insediamento dei centri dati, nel ri-

spetto delle priorità di cui al comma 1, i comuni possono pre-

vedere, nell’ambito della disciplina urbanistica, misure premiali 

ulteriori rispetto a quelle previste al medesimo comma.

Art. 4 

(Misure per l’accelerazione dei procedimenti autorizzatori. 

Modifica all’articolo 8 della l.r. 24/2006)

1. Qualora, per l’insediamento o per la modifica sostanziale, 

di cui all’articolo 5, comma 1, lettera l-bis), del decreto legislativo 

3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) riguardante 

i centri dati, sia necessario il rilascio di un’autorizzazione integra-

ta ambientale (AIA) per impianti o attività ricadenti nell’ambito 

di applicazione dell’articolo 7, comma 4 ter, del medesimo de-

creto legislativo, la Regione è l’autorità competente, nel rispetto 

anche dei principi di precauzione, prevenzione e tutela ambien-

tale, al rilascio di tale autorizzazione nell’ambito del procedi-

mento unico di cui all’articolo 8 del decreto-legge 20 febbraio 

2026, n. 21 (Misure urgenti per la riduzione del costo dell’energia 

elettrica e del gas in favore delle famiglie e delle imprese, per la 

competitività delle imprese e per la decarbonizzazione delle in-

dustrie, nonché disposizioni urgenti in materia di risoluzione del-

la saturazione virtuale delle reti elettriche e di integrazione dei centri di elaborazione dati nel sistema elettrico) convertito, con  modificazioni, dalla legge 10 aprile 2026, n. 49.

2. In conseguenza di quanto previsto al comma 1 del presen-

te articolo, all’articolo 8 della legge regionale 11 dicembre 2006, 

n. 24 (Norme per la prevenzione e la riduzione delle emissioni in 

atmosfera a tutela della salute e dell’ambiente), è apportata la 

seguente modifica:

a) alla fine del primo periodo del comma 2 sono aggiunte le 

seguenti parole: «, nonché delle autorizzazioni di competenza 

regionale per impianti o attività ricadenti nell’ambito di appli-

cazione di cui all’articolo 7, comma 4 ter, del d.lgs. 152/2006, 

riguardanti i centri dati di cui alla legge regionale recante 

(Disposizioni in materia di insediamento di centri dati).».

3. Per l’esercizio delle funzioni di cui al comma 1, la Regione 

si avvale anche del supporto tecnico scientifico dell’Agenzia re-

gionale per la protezione dell’ambiente (ARPA) ai sensi dell’ar-

ticolo 4 della legge regionale 14 agosto 1999, n. 16 (Istituzione 

dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente – ARPA). 

4. Presso la direzione regionale competente, individuata con 

deliberazione della Giunta regionale, è istituito lo «Sportello re-

gionale per i centri dati» cui spetta la gestione del procedimen-

to unico per il rilascio delle autorizzazioni ai progetti di centri dati 

di cui all’articolo 8 del decreto-legge 21/2026 convertito dalla 

legge 49/2026, nei casi in cui l’autorità competente per l’AIA sia 

la Regione ai sensi del comma 1.

5. Ai fini dell’istruttoria dei procedimenti di cui al presente ar-

ticolo, i progetti di realizzazione o ampliamento dei centri dati 

sono corredati da una relazione energetica che:

a) individua le soluzioni adottate per massimizzare la produ-

zione di energia da fonti rinnovabili in sito;

b) descrive le ulteriori modalità di approvvigionamento da 

fonti rinnovabili;

c) indica le motivazioni tecnico-economiche che giustificano 

il mancato o parziale utilizzo delle soluzioni di cui alla lette-

ra a);

d) riporta valutazioni previsionali degli indicatori di prestazio-

ne energetica e ambientale, sulla base delle migliori tec-

nologie disponibili e applicabili allo specifico progetto;

e) sia corredata da uno studio di fattibilità tecnico-econo-

mica per il recupero del calore tramite teleriscaldamento, 

ove previsto dal progetto.

6. La relazione di cui al comma 5 è redatta secondo criteri, pa-

rametri e contenuti definiti dalla deliberazione di cui all’articolo 

2, comma 2, e costituisce elemento rilevante ai fini dell’istruttoria 

e della definizione delle eventuali misure compensative.

7. ARPA e le ATS concorrono, per quanto di rispettiva compe-

tenza, anche in termini di obiettivi di performance, all’attuazione 

delle finalità di cui alla presente legge.

8. Per accelerare, uniformare e agevolare lo svolgimento dei 

procedimenti di Autorizzazione unica ambientale (AUA) di cui 

al decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 2013, n. 59 

(Regolamento recante la disciplina dell’autorizzazione unica 

ambientale e la semplificazione di adempimenti amministrativi in 

materia ambientale gravanti sulle piccole e medie imprese e su-

gli impianti non soggetti ad autorizzazione integrata ambientale, 

a norma dell’articolo 23 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, 

convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35) e 

dei procedimenti di AIA riguardanti i centri dati di cui alla presen-

te legge, è istituita una task force, composta da rappresentanti 

tecnici della Regione, di ARPA, delle ATS, di ERSAF, delle province 

e della Città metropolitana di Milano e di ANCI Lombardia, al fine 

di proporre linee di indirizzo tecnico-amministrativo per la relativa 

approvazione con deliberazione della Giunta regionale.

9. Il procedimento per il rilascio delle autorizzazioni previste dal-

la presente legge assicura il rispetto dei principi di trasparenza, 

pubblicità degli atti e partecipazione, in conformità alla disciplina 

statale vigente, con particolare riferimento alle disposizioni di cui 

al d.lgs. 152/2006 in materia di valutazioni ambientali e di AIA.

Art. 5

(Profili urbanistici)

1. Ai fini della presente legge, il centro dati con potenza richie-

sta di connessione di oltre 5 MW si qualifica con destinazione 

d’uso urbanistica produttiva. Fatto salvo quanto previsto al primo 

periodo, il centro dati con potenza richiesta di connessione fino 

a 5 MW è compatibile con le destinazioni d’uso urbanistiche pro-

duttiva, terziaria e direzionale. Ferma restando la destinazione pro-

duttiva, anche ai fini del calcolo del contributo di cui al comma 

2, l’insediamento del centro dati è consentito anche in aree con 

destinazione a servizi tecnologici, se in forma complementare o 

accessoria alla destinazione principale, qualora il centro dati ri-

sulti integrato con centrali o impianti di teleriscaldamento ai fini 

del recupero e della valorizzazione dell’energia termica prodotta 

dai sistemi di raffreddamento del medesimo centro dati.

2. Ai fini del calcolo del contributo di costruzione, compren-

sivo degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria e del 

contributo di cui all’articolo 19, comma 1, del d.p.r. 380/2001, 

nonché per la definizione delle dotazioni territoriali, i centri dati 

sono ricompresi tra gli insediamenti di carattere produttivo. 

3. In caso di interventi realizzati su aree dismesse, le eventua-

li misure compensative, ulteriori rispetto a quelle stabilite dalla 

normativa statale, possono essere rimodulate in riduzione sulla 

base di una valutazione economico-finanziaria che tenga con-

to dei costi, a carico dell’operatore, per la bonifica o per la mes-

sa in sicurezza delle aree.

4. In caso di insediamento del centro dati in aree diverse da 

quelle di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), che consumano 

suolo agricolo nello stato di fatto, si applica un incremento del con-

tributo di costruzione dovuto pari al 100 per cento e pari al 200 per 

cento nei casi in cui l’area di insediamento del centro dati ricada 

nel perimetro di aree di cui alla legge regionale 30 novembre 1983, 

n. 86 (Piano regionale delle aree regionali. Norme per l’istituzione e 

la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali non-

ché delle aree di particolare rilevanza naturale e ambientale) da 

destinare a misure compensative ecologiche, ambientali, energe-

tiche e di riqualificazione urbana e territoriale. Tali misure possono 

essere realizzate anche dall’operatore interessato, previo accordo 

con il comune, nel rispetto delle prescrizioni eventualmente rese 

nell’esito delle valutazioni ambientali, ove applicabili.

5. Il piano attuativo presentato o l’istanza di titolo abilitativo 

per la realizzazione o l’ampliamento di un centro dati assistito 

da gruppi elettrogeni di emergenza indica, anche ai fini del co-

ordinamento con le procedure di verifica di assoggettabilità a 

valutazione di impatto ambientale (VIA) e con quelle di VIA di 

cui al d.lgs. 152/2006, il relativo parametro di potenza termica 

nominale, espressa in MW, con valenza indicativa. Detto para-

metro è assunto quale valore di riferimento iniziale ai fini della 

pianificazione attuativa, ferma restando la definizione puntuale, 

in sede di titolo abilitativo, all’esito del procedimento autorizzato-

rio unico di cui all’articolo 8 del decreto-legge 21/2026 converti-

to dalla legge 49/2026.

6. Il piano attuativo presentato o l’istanza di titolo abilitativo 

per la realizzazione o l’ampliamento di un centro dati indica an-

che il parametro della potenza richiesta di connessione.

7. In riferimento alle disposizioni di cui ai commi 5 e 6, gli inter-

venti per la realizzazione o l’ampliamento di un centro dati, con 

parametro della potenza richiesta di connessione superiore a 10 

MW, si qualificano di rilevanza sovracomunale e sono assogget-

tati a valutazione di compatibilità mediante apposita conferenza 

consultiva di concertazione per la verifica delle esternalità e degli 

impatti sulle componenti territoriali, ambientali, infrastrutturali e 

sociali, ai fini della sottoscrizione di specifico accordo territoriale 

di pianificazione sovracomunale per l’adozione di forme di coor-

dinamento e di misure perequative e compensative, ecologiche, 

ambientali, energetiche e di riqualificazione urbana e territoriale. 

Ulteriori misure compensative consistenti in interventi di integra-

zione e sviluppo socio-economico delle comunità locali posso-

no essere adottate, secondo criteri di proporzionalità rispetto alla 

dimensione dell’intervento e agli impatti ambientali e territoriali 

previsti. A seguito dell’istanza del comune interessato, la Città 

metropolitana di Milano o la provincia territorialmente interessata 

convoca la conferenza consultiva di concertazione con i comuni 

coinvolti dalle esternalità. La conferenza consultiva di concerta-

zione è convocata dalla Regione nel caso di interventi con pa-

rametro della potenza richiesta di connessione superiore a 50 

MW o di interventi localizzati in ambiti territoriali interprovinciali o, 

comunque, nei casi in cui il procedimento autorizzatorio unico sia 

di competenza regionale sulla base dell’articolo 4, comma 1, e 

in forza delle disposizioni dell’articolo 8, comma 1, del decreto-

legge 21/2026 convertito dalla legge 49/2026. Nella conferenza 

consultiva di concertazione il rappresentante legale di ciascuna 

amministrazione partecipante può essere affiancato dalle pro-

prie strutture tecniche per garantire il necessario supporto cono-

scitivo e valutativo. Alla conferenza può essere invitato anche il 

proponente del piano attuativo o dell’istanza.

8. Per gli interventi qualificati di rilevanza sovracomunale ai sensi 

del comma 7, la valutazione di compatibilità tiene conto di even-

tuali modalità di attuazione per fasi funzionali, ai fini della verifica 

dell’effettiva disponibilità delle infrastrutture energetiche e idriche, 

nonché della definizione delle misure perequative e compensative


Pagina 3 



Supplemento n. 23 - Venerdì 05 giugno 2026

– 4 – Bollettino Ufficiale

previste nell’ambito della procedura per la sottoscrizione dell’ac-

cordo territoriale di pianificazione sovracomunale.

9. I criteri per lo svolgimento della valutazione di compatibilità 

nell’ambito della conferenza consultiva di concertazione di cui al 

comma 7 sono definiti con la deliberazione della Giunta regionale 

di cui al comma 10, distinguendo tra i casi di nuovi insediamenti e 

quelli di ampliamento che comportano una modifica sostanziale 

ai sensi dell’articolo 5, comma 1, lettera l bis), del d.lgs. 152/2006.

10. Le modalità di svolgimento della procedura per la sotto-

scrizione dell’accordo territoriale di pianificazione sovracomu-

nale di cui al comma 7, senza aggravio dei tempi del proce-

dimento amministrativo principale, e il ruolo del rappresentante 

regionale nel contesto di tale procedura sono specificati con 

deliberazione della Giunta regionale. Con la medesima delibe-

razione sono definiti i criteri per la determinazione delle misure 

perequative e compensative delle esternalità territoriali, ambien-

tali, infrastrutturali e sociali, che possono costituire il quadro di 

riferimento strategico per le valutazioni ambientali eventualmen-

te applicabili ai sensi del d.lgs. 152/2006, avendo a riferimento, 

altresì, le priorità di cui all’articolo 2, comma 1, lettere da b) a d).

11. I criteri previsti dalla deliberazione della Giunta regiona-

le di cui al comma 9 possono essere utilizzati dai comuni, quali 

linee guida ai fini delle valutazioni di competenza in caso di in-

sediamento dei centri dati con parametro richiesto di connes-

sione fino a 10 MW.

12. Le soglie di potenza di connessione richiesta, come sta-

bilite al comma 7, sono decrementate dalla potenza nominale 

complessiva di energia fotovoltaica installata in copertura o a 

terra all’interno dell’area oggetto dell’intervento, laddove rien-

trante tra le aree di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a).

Art. 6

(Misure per l’accelerazione dell’individuazione delle aree 

dismesse, contaminate, degradate, inutilizzate e sottoutilizzate)

1. Anche al fine di promuovere gli insediamenti dei centri dati 

nelle aree di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), i comuni, entro 

e non oltre trecentosessantacinque giorni dalla data di entrata 

in vigore della presente legge, individuano o aggiornano l’indi-

viduazione, ai sensi degli articoli 3 e 10, comma 1, lettera e bis), 

della l.r. 12/2005, delle aree dismesse, contaminate, degradate, 

inutilizzate e sottoutilizzate presenti sul territorio comunale, non-

ché le aree interessate dall’insediamento di centri dati esistenti, di 

nuova realizzazione o oggetto di ampliamento.

2. L’individuazione delle aree di cui al comma 1, è effettuata 

con deliberazione del consiglio comunale, che acquista effica-

cia con la pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione 

Lombardia (BURL) dell’avviso di avvenuta individuazione, previo 

invio delle informazioni geolocalizzate in forma digitale alla Re-

gione e alla Città metropolitana di Milano o alla provincia ter-

ritorialmente interessata. A tal fine, la Giunta regionale mette a 

disposizione dei comuni strumenti tecnici di supporto, banche 

dati e modelli standardizzati di analisi territoriale.

3. Ciascun comune provvede ad aggiornare annualmente, 

esclusivamente qualora siano intervenute variazioni sostanziali 

rispetto all’ultimo rilevamento, la ricognizione di cui al comma 2 

con deliberazione del consiglio comunale, che acquista effica-

cia con la pubblicazione nel BURL del relativo avviso, previo invio 

delle informazioni in forma digitale alla Regione e alla Città me-

tropolitana di Milano o alla provincia territorialmente interessata.

4. L’adempimento di quanto previsto ai commi 1, 2 e 3 costi-

tuisce criterio di premialità per l’erogazione delle risorse di cui 

all’articolo 12, comma 1, della legge regionale 26 novembre 

2019, n.  18 (Misure di semplificazione e incentivazione per la 

rigenerazione urbana e territoriale, nonché per il recupero del 

patrimonio edilizio esistente. Modifiche e integrazioni alla legge 

regionale 11 marzo 2005, n. 12 «Legge per il governo del territo-

rio» e ad altre leggi regionali).

5. La mancata individuazione o il mancato aggiornamento, 

da parte dei comuni, delle aree di cui al comma 1 non costitui-

sce causa ostativa alla presentazione delle istanze per la realiz-

zazione o l’ampliamento dei centri dati.

6. La Regione, le province e la Città metropolitana di Milano 

pubblicano le informazioni raccolte mediante geoportale sul 

proprio sito istituzionale entro sessanta giorni dal ricevimento 

delle informazioni geolocalizzate. Il rispetto del termine di cui 

al primo periodo costituisce specifico obiettivo di performance 

per la Regione. Il mancato rispetto dello stesso termine, da parte 

delle province e della Città metropolitana di Milano, costituisce 

motivo di esclusione, per la Città metropolitana di Milano o per 

la provincia interessata, dall’assegnazione di risorse regionali in 

materia di governo del territorio, fino al relativo adempimento.

Art. 7

(Accesso da parte delle autorità competenti 

alle informazioni relative ai centri dati)

1. Al fine di assicurare il corretto monitoraggio dei dati e l’ef-

ficace attuazione della presente legge, entro centoventi giorni 

dalla data di entrata in vigore della medesima, la Giunta re-

gionale definisce, previa intesa con il Ministero dell’ambiente e 

della sicurezza energetica, le modalità di interoperabilità con la 

banca dati europea sui centri dati di cui al Regolamento (UE) 

2024/1364, ferma restando la necessaria riservatezza delle infor-

mazioni e degli indicatori ivi contenuti, secondo quanto previsto 

dalla normativa di riferimento.

Art. 8

(Cabina di regia sui centri dati)

1. È istituita una cabina di regia permanente con funzioni 

di monitoraggio e indirizzo in materia di centri dati, ivi compre-

si quelli già esistenti, presieduta dal Presidente della Giunta re-

gionale o dall’assessore dallo stesso delegato e composta da 

rappresentanti della Regione, di ANCI Lombardia, di UPL, di ARPA, 

di ERSAF, della Città metropolitana di Milano e delle università, 

nonché, previa intesa, da rappresentanti del gestore della rete di 

trasmissione nazionale e degli altri gestori delle reti infrastruttura-

li elettriche e, per i profili di competenza, da rappresentanti degli 

enti di governo degli ambiti del servizio idrico integrato territorial-

mente interessati, di cui alla l.r. 26/2003. La partecipazione alla 

cabina di regia è a titolo gratuito e ai componenti non sono cor-

risposti gettoni, compensi, rimborsi spese o altri emolumenti co-

munque denominati. La cabina di regia, per lo svolgimento del-

le proprie funzioni, si avvale del contributo di soggetti pubblici e 

privati, anche mediante audizioni o consultazioni, ivi compresi i 

soggetti gestori del servizio idrico integrato territorialmente inte-

ressati, le associazioni maggiormente rappresentative del setto-

re dei centri dati e le associazioni di categoria maggiormente 

rappresentative del sistema economico e produttivo lombardo.

2. La cabina di regia di cui al comma 1, anche sulla base 

delle informazioni acquisite dagli enti gestori delle reti di cui al 

primo periodo dello stesso comma, analizza l’evoluzione tec-

nologica del settore, valuta l’efficacia delle politiche regionali, 

gli impatti cumulativi degli insediamenti derivanti dal consumo 

energetico, dai prelievi idrici, dal consumo di suolo e in relazione 

alla qualità ambientale ivi compresi gli aspetti correlati all’inqui-

namento acustico, con particolare riferimento agli ambiti terri-

toriali a elevata concentrazione, anche in termini di incremento 

del fabbisogno energetico e di adeguatezza delle infrastrutture, 

analizza gli aspetti di consumo energetico, idrico e relativi all’ef-

fetto «isola di calore», ed elabora proposte di modifiche normati-

ve di aggiornamento.

3. Le attività di cui al comma 2 sono svolte anche mediante 

la condivisione, da parte del gestore della rete di trasmissione 

nazionale, della mappatura delle disponibilità e delle capacità 

della rete elettrica, anche in relazione alla localizzazione attuale 

e potenziale dei centri dati.

4. La cabina di regia garantisce il monitoraggio anche attra-

verso la mappatura dei centri dati esistenti e, per l’esercizio delle 

funzioni previste dal presente articolo, è supportata dalla task 

force di cui all’articolo 4, comma 8.

Art. 9

(Norme transitorie e finali)

1. La disciplina dei procedimenti di cui all’articolo 4 si applica 

alle istanze per la realizzazione o l’ampliamento dei centri dati, 

di cui all’articolo 1, comma 2, presentate dalla data di pubbli-

cazione nel BURL delle linee di indirizzo tecnico-amministrativo di 

cui all’articolo 4, comma 8. I procedimenti relativi alle AIA di cui 

alla presente legge, pendenti alla data di cui al primo periodo, 

sono conclusi dalla Città metropolitana di Milano o dalla provin-

cia territorialmente interessata. 

2. La disciplina della procedura per la sottoscrizione dell’ac-

cordo territoriale di pianificazione sovracomunale di cui all’ar-

ticolo 5, comma 7, si applica alle istanze di piano attuativo o di 

titolo abilitativo per la realizzazione o l’ampliamento di un centro 

dati presentate dalla data di pubblicazione nel BURL delle mo-

dalità di svolgimento della suddetta procedura e dei relativi cri-

teri per la determinazione delle misure perequative e compen-

sative di cui all’articolo 5, comma 10.

3. La Giunta regionale adotta la deliberazione di cui all’articolo 4, comma 4, entro trenta giorni dalla data di entrata in  vigore della presente legge e le deliberazioni di cui all’articolo 4, comma 8, e di cui all’articolo 5, commi 9 e 10, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. 

Art. 10

(Clausola valutativa)

1. Il Consiglio regionale controlla l’attuazione della presente 

legge e valuta i risultati raggiunti nel regolare lo sviluppo dei 

centri dati in Lombardia, con riferimento agli effetti sul sistema 

territoriale, ambientale ed economico. A tal fine, la Giunta regio-

nale, anche avvalendosi del contributo della cabina di regia di 

cui all’articolo 8, presenta al Consiglio regionale, a distanza di 

un anno dall’approvazione della presente legge e successiva-

mente a cadenza biennale, una relazione che documenta: 

a) gli esiti delle collaborazioni istituzionali attivate;

b) le risultanze della ricognizione delle aree prioritarie di inse-

diamento e della mappatura dei centri dati esistenti, auto-

rizzati o in fase di realizzazione, con riferimento alle princi-

pali caratteristiche generali disponibili; 

c) gli effetti degli insediamenti in termini di rigenerazione terri-

toriale e consumo di suolo, nonché le principali tipologie di 

misure compensative attuate;

d) le principali ricadute energetiche e ambientali, sulla ba-

se delle informazioni disponibili presso le amministrazioni 

competenti e degli esiti delle valutazioni ambientali;

e) gli elementi conoscitivi relativi all’integrazione con il siste-

ma energetico territoriale, ove disponibili;

f) l’attività dei comuni e le eventuali criticità emerse nella ri-

cognizione delle aree dismesse e inquinate;

g) le criticità emerse nell’attuazione della legge e le soluzioni 

individuate per farvi fronte.

2. Il Comitato paritetico di controllo e valutazione e la com-

missione consiliare competente possono indicare ulteriori am-

biti di approfondimento rispetto a quanto previsto al comma 1.

3. I soggetti pubblici coinvolti nell’attuazione della presente 

legge rendono disponibili alla Regione i dati e le informazioni 

già detenuti nell’ambito delle rispettive competenze, nel rispetto 

della normativa vigente in materia di riservatezza dei dati.

4. La Giunta regionale rende accessibili i dati e le informazio-

ni raccolti per le attività valutative previste dalla presente legge, 

nel rispetto delle disposizioni in materia di riservatezza dei dati.

5. Il Consiglio regionale esamina la relazione secondo quan-

to previsto dal Regolamento generale e la rende pubblica uni-

tamente agli eventuali documenti che ne concludono l’esame.

Art. 11

(Clausola di neutralità finanziaria)

1. All’attuazione delle disposizioni della presente legge si fa 

fronte con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a 

legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri 

a carico della finanza pubblica.

La presente legge regionale è pubblicata nel Bollettino ufficiale 

della Regione.

E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare 

come legge della Regione Lombardia.

Milano, 3 giugno 2026 

p. Attilio Fontana

Comazzi Gianluca Marco

(Approvata con deliberazione del Consiglio regionale n. XII/1532 

del 26 maggio 2026)

martedì 12 maggio 2026

Legge dacenter in Lombardia. Rinviata la discussione il 26 maggio

Video diretta dal presidio di martedì 12 maggio prima della discussione e del suo rinvio





Le osservazioni di Gilberto Rossi per i
 Verdi Europa Verde della Lombardia e la richiesta di dimissioni del centrosinistra ossonese al sindaco di Ossona per aver mentito, ancora, agli Ossonesi 

La discussione della legge è stata rinviata al 26 maggio, qua il sindaco leghista ossonese che mente ai cittadini. 


Dai social dei 50 sindaci firmatari 

Condivido con voi il comunicato stampa che parla della lettera che oggi, come amministratori locali, abbiamo inviato al Consiglio Regionale per esprimere le nostre preoccupazioni circa la Proposta di Decreto Legislativo che era all'ordine del giorno per la seduta di oggi.

La discussione di oggi è stata rinviata al 26 maggio e ci auguriamo di riuscire in questo tempo a fare sì che sia data più attenzione alle prerogative delle autonomie locali e al giusto equilibrio tra interesse pubblico e privato. 

 COMUNICATO STAMPA

Data Center in Lombardia: gli amministratori locali chiedono il rinvio del PDL regionale in discussione oggi e un confronto con i territori

Milano, 12 maggio 2026 – Sono più di cinquanta i sindaci e amministratori locali lombardi che hanno sottoscritto una lettera indirizzata al Presidente della Regione Lombardia, al Presidente del Consiglio Regionale, all’Ufficio di Presidenza e ai Consiglieri regionali, per chiedere il rinvio dell’approvazione del Progetto di Legge n. 150 in materia di Data Center e l’apertura di un confronto più approfondito con i territori.

I firmatari sottolineano di non essere contrari allo sviluppo tecnologico, alla transizione digitale né al ruolo strategico dei Data Center per il sistema economico e produttivo. Al contrario, evidenziano la necessità di dotare la Lombardia di strumenti normativi adeguati a governare un fenomeno già oggi in forte espansione sul territorio regionale.

Secondo gli amministratori locali, una materia così complessa e caratterizzata da rilevanti impatti urbanistici, ambientali, infrastrutturali ed energetici richiede però un quadro normativo equilibrato, condiviso e rispettoso delle competenze dei Comuni.

Tra le principali criticità evidenziate vi è il rischio di una compressione del ruolo degli enti locali nelle scelte urbanistiche e di governo del territorio, nonostante siano proprio i Comuni a dover gestire gli impatti ambientali, sociali e infrastrutturali derivanti dall’insediamento dei Data Center.

I sottoscrittori chiedono inoltre un rafforzamento della pianificazione regionale complessiva, affinché lo sviluppo dei Data Center non venga affrontato esclusivamente tramite singoli 

procedimenti autorizzativi, ma attraverso una visione organica capace di valutare gli impatti cumulativi sul territorio.

Particolare attenzione viene richiesta rispetto al consumo energetico, al fabbisogno idrico, agli 

effetti sulle falde acquifere, al rumore, alla qualità dell’aria e al microclima locale, oltre alla tutela delle aree agricole, delle superfici permeabili e delle aree protette, comprese quelle dei PLIS e dei parchi regionali.

Gli amministratori esprimono, inoltre, preoccupazione per l’ipotesi di eliminare le compensazioni ambientali in presenza di interventi che producono impatti significativi sul territorio.

“Serve una legge capace di governare il fenomeno in modo organico – si legge nella lettera –garantendo equilibrio tra innovazione, sostenibilità ambientale, tutela del paesaggio e prerogative degli enti locali”.

Per queste ragioni, i firmatari chiedono al Consiglio Regionale di valutare un rinvio dell’approvazione del provvedimento, così da consentire un ulteriore percorso di confronto e approfondimento con i territori, finalizzato alla definizione di una normativa realmente condivisa ed equilibrata.

I Comuni e gli amministratori locali confermano infine la propria disponibilità a collaborare in modo costruttivo con Regione Lombardia per costruire regole chiare che salvaguardino i territori e le comunità locali.


Il centrosinistra di Ossona chiede le dimissioni del Sindaco di Ossona. 

La legge non è stata approvata e la discussione è stata rinviata al 26 maggio.

Nel testo attuale della legge, si vede chiaramente la funzione anti ambientale, nel particolare, per il contesto ossonese, il nuovo datacenter previsto a Magenta potrebbe chiedere di venire alimentato da un parco fotovoltaico... 1 più 1 a volte fa 2.


Il commento alle pagine social dei comuni di Marcallo e Santo Stefano Ticino.

Non è stata approvata, e per fortuna, sarebbe una sciagura per la Lombardia. Si discuterà il 26 maggio. Noi del centro-sinistra ossonese abbiamo chiesto le dimissioni di Giovanni venegoni sindaco di Ossona, non si può mentire così ai cittadini, inoltre, pare che le dimissioni dell'assessore Gussoni siano dovute a queste posizioni ultraortodossefiloleghiste



martedì 9 dicembre 2025

Sanità San Raffaele allo sbando: la RSU e la CUB denunciano il disastro e chiedono un radicale cambio di rotta

 Riceviamo e volentieri pubblichiamo 

Questa mattina, martedì 9 dicembre, la RSU del San Raffaele, coordinata da Margherita Napoletano, della CUB sanità, è stata al Commissariato di Polizia facendo seguito alla tempestiva denuncia del 7 dicembre, inviata via pec, e dettagliando le condizioni critiche dell’Ospedale.  La CUB Sanità Italiana, rappresentata da Daniela Rottoli della segreteria nazionale, ha pienamente sostenuto la denuncia che riguarda specificatamente i fatti avvenuti nella notte tra il 6 e il 7 dicembre. Il Gruppo San Donato, attraverso l’Amministratore Unico, Francesco Galli, nominato a giugno 2025, in pochi mesi ha portato l’IRCCS sull’orlo del collasso. Una gestione che ha privilegiato profitti e tagli, mettendo a rischio sicurezza, continuità assistenziale e dignità del personale. Dopo le mobilitazioni dei lavoratori e gli esposti della RSU, il CdA ha rimosso l’Amministratore Unico, sostituendolo con l’ing. Centenari, che, da Amministratore delegato, gli aveva passato il testimone prima dell’estate. Il quadro reale dell’ospedale è drammatico e da tempo la Cub sanità e le lavoratrici e lavoratori, attraverso mobilitazioni, lo denunciano, alla Regione e agli organi di vigilanza: manutenzione minima, reparti e impianti al limite; personale allo stremo, organici insufficienti e turni massacranti; contratto fermo da cinque anni e stipendi lontani da quelli del pubblico; fuga di personale esperto, costretto a lasciare l’ospedale per cercare condizioni dignitose altrove. Il ricorso a cooperative e professionisti esterni ha peggiorato la crisi: la continuità assistenziale è compromessa e il modello è fallimentare. La CUB Sanità Italiana dichiara senza ambiguità che questa gestione ha messo a rischio pazienti e lavoratori e deve essere fermata subito. Alla Regione Lombardia, la CUB chiede interventi immediati e concreti: equiparazione contrattuale tra pubblico e privato, già in fase di accreditamento; verifiche rigorose sull’uso dei fondi pubblici; garanzie di sicurezza reale per pazienti e lavoratori. Il nuovo Amministratore Unico, ing. Centenari, deve convocare subito tutte le parti sindacali e portare sul tavolo misure concrete e verificabili: riconquistare la fiducia del personale rimasto; riaprire un dialogo con chi è stato costretto ad andarsene; dimostrare con fatti che il San Raffaele può tornare a essere un IRCCS di eccellenza, attrattivo per i professionisti. E chiaramente anche l’internalizzazione di tutti i lavoratori oggi in appalto. La CUB Sanità Italiana non arretrerà. Se non arrivano risposte concrete, la mobilitazione crescerà. La salute dei pazienti e i diritti dei lavoratori non sono negoziabili.

Milano, 9 dicembre 2025




martedì 10 giugno 2025

Fotovoltaico nel plis il gelso. I 3 comuni in Regione

 Dai social web delle p.a. 

Nota minima. La responsabilità progettuale è regionale. L'impianto sarebbe in un parco locale di interesse sovracomunale. (L.r. n.12 del 2005)

Nel luglio 2024 Sorgenia chiede al comune di santo Stefano la destinazione d'uso dei terreni.  Ossona, modificata il pgt a metà novembre 2024 (senza presentarlo alla cittadinanza e col Sindaco che esce di nascosto prima della votazione). Il 18 dicembre cmm cambia lo statuto del parco agricolo sud. 

Per la ricostruzione di come i cittadini hanno appreso la notizia, dal tabellone di uniti per santo stefano ticino.


il sentore è di una guerra di potere nel centrodestra, dove la lega di base non digerisce la svolta a dx con Vannacci, e nella coalizione di centrodestra, dove contro Forza Italia si è mossa fdi e la lega, per recuperare spazio, in tutto questo, Marcallo,  dopo 25 anni di monocolore leghista, si trova strattonato in quello che pare un delitto perfetto contro il territorio,  non grave come la Vigevano Magenta o la Cargocity nella brughiera, ma da fermare. 

Nota stampa congiunta dei comuni di Marcallo, Santo Stefano e Ossona.

IMPIANTO FOTOVOLTAICO SANTO STEFANO TICINO/MARCALLO CON CASONE/OSSONA: REGIONE E COMUNI UNITI PER TUTELARE TERRITORIO E PAESAGGIO

Comazzi: “Tutela dell’ambiente deve procedere di pari passo con quella del territorio e delle persone che lo abitano. Chiederemo incontro urgente al ministro Pichetto Fratin per studiare soluzione”

Milano, 10 giugno 2025 – Si è tenuto ieri, presso la segreteria dell’assessore al Territorio e Sistemi verdi di Regione Lombardia Gianluca Comazzi, un incontro istituzionale dedicato al progetto di impianto fotovoltaico previsto in un’area agricola tra Ossona, Marcallo con Casone e Santo Stefano Ticino. Alla riunione hanno partecipato, oltre all’assessore Comazzi, i sindaci Dario Tunesi (Santo Stefano Ticino), Fausto Coatti (Marcallo con Casone) e Giovanni Venegoni (Ossona), nonché dirigenti dell’assessorato al Territorio e un rappresentante dell’assessorato regionale all’Ambiente.

 

Durante il confronto è emerso che, trattandosi di un ambito di competenza nazionale, Regione non può intervenire direttamente sul procedimento autorizzativo, che fa capo al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase). Tuttavia, gli assessorati regionali coinvolti hanno già avviato un’attenta valutazione tecnica e politica della questione. È in fase di redazione una serie di osservazioni e rilievi che verranno formalmente trasmessi al Ministero, con l’obiettivo di rappresentare le criticità evidenziate dalle amministrazioni locali e tutelare il valore agricolo, ambientale e paesaggistico dell’area coinvolta.

Particolare preoccupazione è stata espressa dai sindaci e dalle comunità locali in merito all’impatto dell’intervento, che prevede l’occupazione di oltre 140 ettari di suolo agricolo: una superficie pari a circa il 50% delle aree coltivate complessivamente presenti nei Comuni interessati. Un dato che solleva forti timori tra i cittadini, preoccupati per la salvaguardia del paesaggio, dell’identità rurale e della vocazione produttiva del territorio.

“La transizione energetica” ha dichiarato Comazzi, “è un obiettivo che Regione condivide pienamente ma deve essere portata avanti senza compromettere l’identità dei territori e il paesaggio. La tutela dell’ambiente deve procedere di pari passo con quella del territorio e delle persone che lo abitano. Per questo ho deciso di scrivere al ministro Pichetto Fratin, che ha sempre dimostrato grande attenzione e sensibilità verso le istanze dei territori, per chiedere un incontro urgente, così da affrontare insieme questo tema tanto delicato quanto strategico per il futuro delle aree interessate. Valuteremo con attenzione ogni aspetto, perché lo sviluppo delle rinnovabili non può essere imposto dall’alto, ma deve rispettare le specificità locali e coinvolgere le amministrazioni fin dall’inizio”.

Il commento del Segretario dei Verdi e coordinatore del centrosinistra ossonese 




mercoledì 19 febbraio 2025

Lombardia. Amministrative 2025, i comuni al voto

Le Elezioni Comunali 2025 si terranno in primavera a data da destinarsi in 15 comuni della regione Lombardia.

Si voterà in tre comuni con popolazione legale superiore alla soglia dei 15.000 abitanti con il sistema elettorale maggioritario a doppio turno.

In sintesi, i numeri delle elezioni nella regione sono i seguenti:

comuni al voto: 15 su 1.502 comuni lombardi (1,0%)

comuni >15.000 ab: 3 su 15 (20,0%)

comuni ≤15.000 ab: 12 su 15 (80,0%)

capoluoghi di provincia: 0


BERGAMO

Canonica d'Adda (*)                       (4.235)

Castione della Presolana (*)           (3.353)

BRESCIA

San Felice del Benaco (*)               (3.465)

COMO

Asso (*)                                         (3.528)

Binago (*)                                     (4.824)

Cirimido (*)                                  (2.121)

MONZA E BRIANZA 

Desio (*)                                     (41.668)

MILANO

Cernusco sul Naviglio (*)           (34.969)

Opera (*)                                      (14.152)

Robecchetto con Induno (*)          (4.767)

Rozzano (*)                                   (41.435)

VARESE

Arcisate (*)                                      (9.915)

Castellanza (*)                                (14.077)


domenica 22 dicembre 2024

Parco Sud Milano, un nuovo statuto per darlo alla Regione

 Riportiamo le dichiarazioni di voto contrarie di Daniele del Ben e di Domenico Finiguerra e la nota di Sinistra Italiana di Milano Metropolitana 


Daniele del Ben Partito Democratico 

Sono amareggiato per come si sia conclusa l'esperienza del Parco Agricolo Sud Milano a gestione Città Metropolitana. Tra qualche settimana nascerà un nuovo ente la cui trazione sarà di Regione Lombardia che vanta il triste primato per il consumo di suolo. E se non consumi suolo puoi fare agricoltura, se invece lo consumi fai certamente altro. Mercoledì in consiglio metropolitano, al termine del mio intervento in cui annunciavo il voto contrario allo statuto del nuovo ente, mi ha colto l'emozione. Ridico a quelli che hanno voluto impossessarsi dell'ultimo polmone verde dell'area metropolitana milanese e a quelli che hanno fatto poco per opporsi "avete vinto voi ma almeno non riuscirete a considerarmi vostro complice" (cit. sergente Lo Russo).

#parcoagricolosudmilano




Domenico Finiguerra La Città dei Territori 

CIAO CIAO PARCO AGRICOLO
Nell'area a sud di Milano, in questa mezzaluna fertile, la cavalcata del cemento ha trovato nel Parco Agricolo Sud Milano (il più grande d'Europa) un minimo di argine che ha limitato la devastante azione nel mostro divoratore di suolo. Si badi bene, limitato e non bloccato, perché comunque gli effetti della speculazione sono evidenti sia attorno alle grandi arterie stradali che in piena zona agricola dove centri commerciali e condomini sono nati come funghi.
Ma pur con tutti i suoi limiti, il Parco Sud ha svolto un'azione per limitare i danni. Si pensi all'idea di Regione di realizzare, dopo la TEM (tangenziale est esterna), anche la TOEM (tangenziale ovest esterna), progetto che ha visto tutti i comuni coordinati nel Parco Sud pronunciare un secco NO.
È in questo quadro che si è inserita la nuova legge regionale che ha di fatto tolto il Parco Agricolo Sud Milano dalle competenze di Città Metropolitana, portando tutto a Palazzo Lombardia.
Lo scorso mercoledì in Consiglio Metropolitano si è votato il nuovo statuto del Parco Sud che di fatto ratifica la volontà di Regione Lombardia.
Lo statuto è stato approvato da centrosinistra e centrodestra.
Unici voti contrari il mio e quello del presidente uscente del Parco Sud Daniele Del Ben.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo 

Da Sinistra Italiana Milano Metropolitana 

Parco Sud, un parco come tutti gli altri?

Il Parco Agricolo Sud Milano (1990) è stata una delle più felici intuizioni della politica, delle istituzioni, dell’ambientalismo e della sinistra ambientalista. È stato il luogo in cui sinistra e ambientalismo hanno iniziato a mettere in comune le loro rispettive culture. 

Insieme al Piano intercomunale milanese (1963) e al Passante ferroviario (1984) è una delle poche, concrete, riuscite opere di carattere strategico messe in campo dalle istituzioni nell’area metropolitana milanese.

È il più esteso parco agricolo d’Europa (47.000 ettari), raggruppa 60 comuni (Milano compreso) appartenenti al territorio della Città Metropolitana di Milano; al suo interno lavorano 1.400 aziende agricole.

È una delle poche e vere aree di salvaguardia del territorio e dell’agricoltura milanese, ne ha garantito lo sviluppo del Sud Milano differentemente dal Nord della città. È il polmone verde che fa respirare la stessa città di Milano.

Il Parco ha sempre goduto di una propria autonomia politica che lo ha distinto dagli altri parchi regionali.

Nei suoi primi anni il Parco ha goduto del sostegno politico delle amministrazioni di sinistra, poi di centrosinistra; col tempo tale sostegno, sempre più delegato ai sindaci, si è andato affievolendo fino a raggiungere livelli di insofferenza da parte di alcune degli stessi amministratori locali. 

Contemporaneamente la struttura tecnica del Parco, invece di irrobustirsi, è andata sempre più impoverendosi.

In materia di finanziamenti, il Parco non ha goduto di grandi risorse tra quelle messe a disposizione dalla Provincia di Milano (poi da Città Metropolitana) e dai 60 Comuni: tale ristrettezza di risorse ha impedito di concretizzare alcuni dei contenuti del suo Piano territoriale di coordinamento. Sotto questo profilo va però riconosciuto che alcuni altri obiettivi (Piani di fruizione) non sono arrivati a compimento per incertezze politiche, anche del centrosinistra, al governo della Provincia, della Città Metropolitana e del Parco stesso.

Per veder approvato il Piano territoriale di Coordinamento, l’ente Parco ha dovuto attendere 10 anni prima della sua approvazione da parte della Regione.

Nella legislatura regionale 2018-2023, da parte della destra al governo, è iniziata l’operazione della progressiva demolizione del Parco, azione che si è concretizzata con l’approvazione della legge regionale 29 del 13 dicembre 2022.

Lo Statuto del Parco, frutto di una mediazione all’interno dell’Assemblea dei Sindaci del Parco, è figlio di questa legge, grazie alla quale la specificità politica del Parco Sud è definitivamente venuta meno. 



In questa vicenda non si non può rammentare il ruolo di Milano, che in una logica metropolitana avrebbe potuto giocare un ruolo determinante che in realtà non ha svolto, anche perché il Parco ha rappresentato un freno alle spinte di trasformazione nell’area sud del Comune per l’esistenza dei cosiddetti Piani di cintura urbana (PCU) mai varati da nessuna amministrazione provinciale e metropolitana.

Ciò che traspare in questa fase di passaggio è l’esistenza di un accordo politico tra la destra al governo del Regione e alcune forze politiche di opposizione, anche in previsione della futura governance del Parco, come previsto dalla legge 29 e dallo Statuto in discussione in questi giorni nei consigli comunali.

In definitiva, per quanto concerne lo Statuto del Parco (immodificabile), la valutazione negativa è la naturale conseguenza di decisioni politiche maturate altrove. Poi, per realismo politico, gli amministratori che fanno riferimento a Sinistra Italiana, nella votazione, valuteranno in funzione al ruolo che ricoprono all’interno delle singole amministrazioni.

Per il futuro, il compito che Sinistra Italiana svolgerà sarà di grande attenzione a due operazioni che vedranno la luce in epoche differenti: la prima, più urgente, è di difesa dei confini del Parco e ancora di più del Piano territoriale di coordinamento, vero obiettivo della destra al governo in Regione e delle sue amministrazioni comunali (non solo di quelle); la seconda è la difesa e la tutela del Parco dalle iniziative di urbanizzazione che verranno avanti nei singoli Comuni.

Alle forze ecologiste e di sinistra spetta un compito di resistenza e di proposta non facile, ma potenzialmente ricco di relazioni con le associazioni ambientaliste e con gli agricoltori più avveduti (pochi, in realtà), con i comitati locali e con i cittadini in generale.

Crediamo che questo sia il posizionamento corretto che compete a forze che si richiamano all’ambientalismo e ad un pensiero di sinistra che crede nella transizione ecologica dell’area metropolitana milanese.


Michele Foggetta, responsabile Enti Locali Sinistra Italiana Milano Metropolitana

Sinistra Italiana Milano Metropolitana

Milano, 17 dicembre 2024

martedì 17 dicembre 2024

Giacomo Ghilardi è stato rinviato a giudizio per diffamazione mezzo stampa Europa Verde Lombardia

riportiamo il video messaggio dei Verdi di Cinisello, in cui si da notizia del rinvio a giudizio del Sindaco di Cinisello Balsamo 

Buongiorno a tutti sono Francesco Casarolli sono il portavoce dei Verdi di Cinisello Balsamo e anche membro dell'esecutivo regionale sempre di Europa verde

 oggi do la notizia che il sindaco di

Cinisello 

Giacomo Ghilardi è stato rinviato a giudizio per diffamazione mezzo stampa

Per quanto riguarda il sottoscritto Io ho fatto una denuncia dopo

che il Signore aveva fatto un post su Facebook poi delle interviste a Repubblica al giorno ed altri giornali che non sto qui a elencare in cui diceva che io avevo aggredito una signora poi diventata consigliera comunale della lega al Bassini durante il volantinaggio questo fatto è assolutamente falso

 Quindi dopo la mia Denuncia il tribunale di Monza ha deciso di rinviare a giudizio il sindaco di prima

è sindaco di adesso quella è stata una iniziativa da parte sua eh proprio brutta nei miei confronti 

Nel senso che la gente mi fermava e mi additava tu sei picchiatore di donne eccetera una come dire intervista è un post fatto un quarto d'ora prima che è successo e questo avrebbe avuto 8 giorni di prognosi altre menate e tutto il resto in più la signora in questione mi ha chiesto di ritirare la denuncia e anche lei ha ritirato la denuncia perché probabilmente non era successo assolutamente niente Quindi volevo dare questa notizia mi ha detto il mio avvocato che arriva i documenti dopo la Befana e quindi entro un paio di mesi quindi a marzo a metà marzo inizierà il processo al tribunale di Monza Io ho i testimoni che l'avvocato Elisabetta balduini che era presente al fatto poi c'è Claudio che ha registrato Tra l'altro abbiamo un video che in cui la signora parlava direttamente Giacomo Giacomo quindi hanno organizzato questa farsa nei miei confronti per quanto riguarda in più oltre a Claudio Elisabetta avrò come testimone anche Luca Papini che era Allora presidente del consiglio di Cinisello e quindi abbiamo un bel nucleo di testimoni sulla vicenda in più volevo dire che io ho fatto poi anche la denuncia agli altri 12 tra cui il vicesindaco Berlino il capogruppo i Fratelli d'Italia il calabrese e poi in particolare Meroni che l'aveva trasmesso deve essere della Lega questo signore trasmesso su 13 chat diverse per dire Qui abbiamo casarolli di Europa della lista avs insieme a sinistra italiana che è un signore che aggredisce le donne e tutto il resto credo che la realtà ovviamente ci sarà il processo non è che il sindaco è già stato condannato Però credo che ci siano tutti i presupposti perché venga condannato in più ho parlato con la portavoce dei Verdi Angelo Bonelli e e anche lui m'ha detto che Europa verde si costituirà parte civile perché era due giorni dalle elezioni comunali Quindi per una manciata di voti questi han fatto quest provocazione nei miei confronti Quindi niente Questa era la notizia l'unica cosa che voglio dire a livello nazionale questi sono questo governo di destra a destra come il governo qui di Cinisello destra  destra ha dato 5 centesimi al giorno alle pensioni sociali 5 Cent €80 al mese e poi hanno aumentato di €7000  i i ministri €7000 i ministri del governo meloni perché non erano stati eletti quindi 15 2020.000 al mese q altri5 centesimi .

Grazie per avermi ascoltato



lunedì 16 dicembre 2024

Sospensione lavori del progetto di Potenziamento ferroviario Rho – Parabiago

 riceviamo e volentieri pubblichiamo, nota stampa del comitato, e video intervento dei Verdi della Lombardia 

Vanzago, 14 Dicembre 2024

Oggetto: Sospensione lavori del progetto di Potenziamento ferroviario Rho – Parabiago

Spett.li Sindaci e Amministrazioni Comunali,

A seguito della pubblicazione della Sentenza del TAR Lombardia n. 03488/2024 del 6 dicembre 2024, che

ha annullato l’ordinanza n.11 del 28 giugno 2023 con la quale il Commissario Straordinario Vera Fiorani

aveva approvato il Progetto Definitivo del Potenziamento linea Gallarate – Rho - 1^ Fase: Quadruplicamento

tratta Rho – Parabiago e raccordo a Y per Malpensa (CUP: J31J05000010001), il Comitato Rho-Parabiago

chiede a tutti i Comuni interessati di intimare formalmente a RFI, Italferr e imprese esecutrici:

 di interrompere qualsiasi attività operativa in essere

 di rimuovere tutte le strutture già installate, incluse le recinzioni di cantiere

 di ripristinare tutte le aree di cantiere e di lavoro allo stato preesistente all’inizio delle attività, incluse:

- la ripiantumazione degli esemplari arborei abbattuti

- la ricostituzione delle fasce boscate e arbustive eliminate

- la rimozione delle platee in asfalto/cemento eventualmente realizzate e la ricostituzione dello

strato di terreno superficiale mediante riporto di terreno avente idonee caratteristiche qualitative

L’interruzione dei lavori e il ripristino delle condizioni ante operam devono essere posti in atto in

conseguenza dell'annullamento dell'ordinanza n.11/2023, con il quale è venuto meno anche l'oggetto della gara di appalto assegnata alla società Notari.

Si ricorda, infatti, che RFI ha affidato all’impresa appaltatrice la redazione del progetto esecutivo e la

realizzazione dei lavori con appalto integrato ai sensi dell'art. 59 comma 1 bis del D.lgs. 50/2016 che

stabilisce che l'oggetto dell'appalto integrato è il progetto definitivo, nel caso di specie approvato con

l'ordinanza n. 11/2023.

Tutte le attività legate al progetto - già di per sè illegittime in quanto avviate senza progettazione

esecutiva e verifica di ottemperanza - risultano definitivamente e a maggior ragione illegittime,

perchè prive dell'atto autorizzativo.

Si precisa, per completezza, che l'annullamento dell’ordinanza n.11/2023 ha comportato anche il venir meno del vincolo preordinato all'esproprio, che il Tar ha giudicato illegittimo per la mancanza di una motivazione in merito alla sua reiterazione.

Si allega copia semplice della decisione del TAR Lombardia che ha accolto il ricorso promosso dal Comitato

(in ogni caso liberamente consultabile sul sito della giustizia amministrativa).

Si chiede, ai sensi e per gli effetti degli art. 22 e ss della L. 241/90 - in quanto soggetti interessati nei termini

riconosciuti dalla decisione allegata - di ottenere copia degli atti adottati in riscontro alla presente.


Confidando in una Vostra pronta attivazione, porgiamo distinti saluti

Comitato Rho-Parabiago

mercoledì 6 novembre 2024

Ossona. Approvato il Pgt al buio. 6.11.2024

 Pubblico delle grande occasioni, ben 20 persone, tra cui i tecnici comunali (si, Bollini era seduto tra il pubblico, nella fila della lista di Marino Venegoni).

Al primo punto, come di consueto, l'approvazione dei verbali delle sedute precedenti.

Prima del secondo punto, il consigliere capogruppo Sergio Garavaglia, legge una dichiarazione preannunciando che non voteranno il Pgt, in quanto non c'è stata la necessaria divulgazione e non era visibile sul sito web in manutenzione.

Al che, con l'arroganza a cui ha abituato gli ossonesi, prende la parola Marino Venegoni in una delirante, volgare e offensiva risposta a Garavaglia.

Una scena veramente vergognosa. Nota. Il regolamento del consiglio comunale non prevede i botta e risposta o che un consigliere risponda invece del Sindaco.

Quando al terzo punto, Marino Venegoni, prova di nuovo a rispondere, Garavaglia sollecita il sindaco a fermare il suo o omonimo e predecessore.

Il Pgt, non è mai stato presentato alla cittadinanza, non ci sono state assemblee pubbliche. 

Alcuni brevi video dal gruppo social street di Ossona 

Sul Pgt 

https://www.facebook.com/share/v/15EYuFWBG3/

Punto sul bilancio 

https://www.facebook.com/share/v/1CuhYKxNw1/

Considerazioni di Gilberto Rossi sul 

Pgt al buio

https://www.facebook.com/share/v/18Tn55PPHK/


L'intervento di Sergio Garavaglia prima di uscire dall'aula

Intervento consiglio comunale PGT

 

Avevamo sperato che la nuova Amministrazione fosse in discontinuità con la precedente come più volte affermato in campagna elettorale. Così non è. State approvando in tutta ed incomprensibile fretta un piano che durerà almeno 5 anni ovvero tutta la vostra vita amministrativa. La passata amministrazione aveva deciso di programmare anche i prossimi dieci anni, forse perché convinti di governare ancora il paese dopo venti anni, approvandone l’adozione nell’ultimo loro Consiglio Comunale pre-elezioni. Bocciata la lista nelle elezioni di tre mesi fa perché non rivedere le loro indicazioni politiche per il futuro del paese? Il PGT (Piano Generale del territorio) così come voluto da Regione Lombardia L.R.n.12 del 2005, ha rinnovato in maniera sostanziale la disciplina urbanistica ed ha unificato discipline diverse attinenti il territorio. Il PGT comunale è una pianificazione quinquennale vincolante ed è articolato nei seguenti atti. Documento di Piano che contiene tutti gli elementi conoscitivi del territorio e le linee di sviluppo che l’Amministrazione Comunale (voi) intende perseguire. Chi di voi ne è cosciente? Quello che è scritto non potrà essere cambiato Il Piano dei Servizi che riguarda le modalità di inserimento delle attrezzature di interesse pubblico o generale del piano insediativo ed infine il Piano delle Regole nel quale sono contenuti gli elementi di qualità. Inoltre, deve adeguarsi alle linee strategiche regionali e dell’area metropolitana contenute nei loro strumenti di programmazione sull’uso del territorio. Sempre Regione Lombardia ha dato indirizzi e criteri attuativi. Infine, il PGT deve garantire la propria sostenibilità con la VAS valutazione ambientale strategica. Purtroppo, non siano riusciti a leggere tutto: norme, stato di fatto, previsioni, osservazioni, controdeduzioni e le molteplici tavole che sembrano a volte ripetitive. Credo che non abbiate piena coscienza di quello che in tutta fretta state approvando. Non è il vostro PGT ma quello di chi vi ha preceduto e che non ha vinto le amministrative proprio come noi quindi amministrerete il loro progetto senza discontinuità. Vi state assumendo la responsabilità di approvare un non vostro piano. Abbiamo posto alcune interrogazioni/ interpellanze denominate 1, 2, 3 4 in data 25 giugno 2024 a cui la vostra Amministrazione non ci ha risposto o, meglio, ci ha risposto che non ci avrebbe risposto, causa la forma impropria poco consona alle norme. Al contrario alle seguenti 9, stessa forma e stessi contenuti, abbiamo avuto risposte. Evasive, interlocutorie ma sempre risposte. Forse perché nelle prime quattro chiedevano di verificare l’operato della passata giunta e di intervenire con correzioni e giudizi? Tra le quattro incriminate, la numero 2, riguardava appunto lo stato dell’arte dell’adozione del PGT. In data 10 settembre riproponevamo una interrogazione interpellanza denominata n.13 sullo stato del PGT sottolineando che lo stesso era stato approvato nell’ultimo consiglio Comunale della passata amministrazione e che non ci risultavamo assemblee utili per la democratizzazione dei suoi contenuti e la condivisione con la cittadinanza. L’unico incontro realizzato, citato in delibera, è stato quello delle ore 10 del 13 gennaio 2024, incontro pubblico con le sole parti sociali ed economiche. In data 10 ottobre il Sindaco attuale rispondeva che “il PGT è da tempo pubblicato sul sito del Comune ed è stato presentato in occasione del precedente Consiglio Comunale, nella cui seduta, se la memoria non mi inganna, abbiamo partecipato entrambi come uditori. Personalmente, proprio, accedendo al sito ho potuto approfondire i contenuti e le previsioni del PGT ma è mia intenzione far illustrare, prossimamente, il piano a tutti i nuovi consiglieri”. Peccato che il sito sia in ristrutturazione da tempo. In data 18 ottobre arrivava mail con l’invito a partecipare ad un incontro” illustrativo del PGT in itinere, che si terrà il giorno mercoledì 23 ottobre alle ore 20.45 presso la sala consiliare.” Durante l’incontro abbiamo appreso, in modo molto sbrigativo, che Città Metropolitana e alcuni cittadini avevano posto richieste, spiegazioni, osservazioni, proposte. Con stupore in data 29 ottobre ci arrivava comunicazione di convocazione della riunione dei capigruppo per il giorno 4 novembre con in neretto la scritta:” Analisi argomenti da iscrivere all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Comunale. In particolare, verranno sottoposti ai consiglieri i seguenti punti Approvazione PGT”. Dopo due giorni (31 ottobre 2024) mi veniva consegnato la convocazione del Consiglio Comunale per il giorno 6 novembre con all’O.d.G. : Variante al documento di piano al piano delle regole al piano dei servizi e atti connessi del vigente piano di governo del territorio comunale (P.G.T.). Esame e controdeduzioni alle osservazioni- approvazione definitiva ai sensi della L. R. n: 12/05 s.m.i. Quanta solerzia financo premura. Innanzitutto, vorremmo comprendere come mai non si è dedicato maggior tempo alle discussioni e il perché di tale accelerazione. Avremmo preferito maggior partecipazione della popolazione con la convocazione di assemblee pubbliche. Non riteniamo sufficiente la pubblicazione sul sito del Comune. Gli scritti allegati sono lunghi e tecnici, cosi come per le molteplici tavole tematiche, per non parlare delle osservazioni. Durante la serata con i nuovi consiglieri il tecnico incaricato, persona molto preparata, a precisa domanda del sottoscritto confermava di aver lavorato solo sulle indicazioni politiche ricevute dalla maggioranza e da indicazione tecniche degli uffici. Secondo lei Sindaco questo unico incontro, come affermato nella riunione dei capigruppo, “ non era un atto dovuto ma una sua cortesia per presentare ai nuovi eletti (14 su 16 ) il PGT adottato e ora in approvazione. Rinforzando l’affermazione affermando, sempre nella riunione dei capigruppo del 4 novembre,” che durante la serata si potevano chiedere spiegazioni”. Il fatto che Ella sia convinto che bastino due ore per vedere, comprendere, possederne norme e previsioni, da solo, ci certifica che non è assolutamente cosciente della mole dei dati li contenuti. Infatti, la prima nostra annotazione riguarda alcuni problemi che ci sembrano non affrontati e non previsti dal piano: Traffico di Viale Europa, da anni strada comunale, e la zona industriale della parte nord a confine con il Comune di Inveruno, frazione di Furato. Il Comune di Inveruno ha ridotto il proprio rispetto cimiteriale e ha autorizzato alcune costruzioni industriali a confine. Confine non lineare. Ad esempio, la cosiddetta cava di Furato è in territorio ossonese e si trova inserita tra il cimitero di Furato e terreno agricolo sempre di Inveruno. Una angolo di questi terreni è in territorio di Ossona,  individuato come “  AT 06 “  e che è stato attenzionato da area metropolitana in quanto ritenuto ambito strategico . Mi sarei aspettato una relazione di studio con alcuni accorgimenti per facilitare il passaggio della fauna essendo un canale ecologico primario e quindi per la salvaguardia dello stesso con la possibilità di andare incontro anche alla richiesta del proprietario di variazione di parte della stessa e non l’inserimento tout court nelle nuove previsioni. Quasi che l’inserimento, così come fatto, venga bocciato poi da Città Metropolitana. Area Metropolitana, infatti, chiede di ricondurre l’ambito AT06 a destinazione agricola. Più precisamente :” in considerazione delle valenze ambientali e del carattere prescrittivo in cui rientrano le disposizioni dell’art 47 , considerato altresì che, nello stesso comparto territoriale, il PGT prevede un ambito produttivo molto esteso (AT05), corrispondente alla ricollocazione di una superficie di 31.811 mq di un ambito non attuato, si richiede di ricondurre l’ambito AT 06 a destinazione agricola” come previsto nella tavola DP04 elaborato  modificato a seguito di accoglimento delle controdeduzioni alle osservazione degli Enti proposti .(protocollo 10917) mentre  sul documento di piano allegato 01 alle norme si parla di ampliamento della attività produttiva esistente, stesso protocollo.  Quindi? Cosa succede all’AT06? Perché non avete dato indicazione al tecnico di risolvere, allo stesso tempo, tutta quella nostra zona industriale? Era stata pensata senza accesso diretto a viale Europa, prima S.P.34 ‘ essendo appunto strada provinciale ad alto scorrimento e solo dopo diventata comunale, grazie alla realizzazione delle circonvallazioni. Per accedervi i mezzi pesanti e il traffico veicolare relativo deve entrare in paese dalla via Marconi e dalla via XXV Aprile. Ci saremmo aspettati la progettazione di una nuova viabilità per togliere questo tipo di traffico dalle via interne cittadine. Stesso discorso per viale Europa verso il cimitero. Vi sono diverse attività industriali su via Emilia che sono costrette a far passare da viale Europa il loro traffico pesante. Ci saremmo aspettati (e auspichiamo) una progettazione per la creazione di uno “sbocco” della stessa via Emilia alla nuova circonvallazione, al fine di liberare il viale cittadino dal traffico pesante e veicolare. Inoltre, sempre su viale Europa il nuovo P.G.T. avrebbe potuto pensare, dopo ormai molti anni in cui il viale è diventato da strada provinciale ad alto scorrimento a comunale, una progettazione con slarghi, piazze e servizi. Invece non c’è assolutamente nulla. L’AT4 poteva sistemare e rallentare gran parte del Viale Europa con l’individuazione di una rotatoria e di due aree prospicenti per un parco pubblico “bosco in città”, visto che è tutto alberato, anziché decurtare le aree a sud, e la realizzazione di un area cani utilizzando il terreno comunale prospicente a nord della strada. Al contrario non c’è proprio nulla sul viale e quindi bisognerà dire ai cittadini che lo abitano che, nonostante gli impegni elettorali, per almeno altri 5 anni non farete nulla. La lista attualmente in maggioranza, in campagna elettorale, aveva promesso interventi seri e risolutivi che al contrario non trovano soddisfazione nel presente piano.  Anche per la mobilità dolce non abbiamo trovato nulla, nemmeno nelle aree confermate a costruzione. Un ragionamento complessivo di collegamento alle varie misere aree a verde pubbliche e con le piste ciclabili dei comuni contermini avrebbe anche favorito una giusta ed abbondante decurtazione delle aree costruibili. Nei documenti vi facciamo notare che Area Metropolitana invitava a ridurre il consumo del territorio negli ambiti AT 01-02-04 e 06 . Avete decurtato AT 02-04 e 06 ma non avete fatto poco o nulla sull’AT 01. Ci chiediamo il perché. Vorremmo capire perché sull’area vasta AT01 ( 46,916 mq ) avete inserito poche aeree a verde senza ridurre di fatto le aree fabbricabili, il verde previsto è di 5.570 mq mentre su AT4  sui 22.060 mq ne recuperate a verde 6400 mq . Le previsioni di interventi urbanistici e di consumo del territorio sono eccessive. Ci saremmo aspettati che le aree denominate “AT 01 “ , davvero sovradimensionate e con un notevole consumo di suolo, fossero tornate agricole di pregio e ci aspettavamo che parte di queste venissero individuate come aree di parchi pubblici con alberature e percorsi vita. Invitiamo a diminuire almeno di un 80 per cento il consumo di quella previsione, ricordando che vi sono aree dismesse non costruite e che tra via Marconi e via Baracca sono previste, nel vecchio piano, la costruzione di tre grandi palazzoni. Non ancora costruiti per difficoltà economiche e per la scarsa richiesta di tale tipologia abitativa. Inoltre, vi è una grande area a nord, la cosiddetta proprietà Macchi (una area industriale di meccanica pesante dismessa ormai dagli anni ’70) che, se attutata regalerebbe al paese una area verde di pregio collegata alle retrostanti campagne ed una maggiore viabilità alle vie contermini: Patrioti, Monte Gallio, Paolo Bianchi, Armando Diaz, Giovanni Boccaccio, Francesco Petrarca e Piave. Vi sono almeno tre punti pericolosi per i cittadini causa la recinzione chiusa. Nella vostra progettazione AT03 non si comprende bene a quali problematiche state rispondendo. Perché non realizzare a verde tutta la parte non costruita? Perché non prevedere commercio di vicinato e altri servizi? La zona nord del paese è totalmente sprovvista di servizi e attività commerciali di vicinato e non ha spazi pubblici usufruibili tipo parco giochi e area cani, oltre all’individuazione di parcheggi per queste ultime, oltre a migliorare la fruizione del bene culturale del Lazzaretto con l’individuazione di una ciclabile fianco Villoresi da collegare a quella di Casorezzo e a tutto il comparto nord? Allargando la strada con una rotatoria all’incrocio dell’area AT 03 mitigherebbe anche il traffico di via Boccaccio che originariamente era una specie di piccola circonvallazione interna ma che ora deve essere ricondotta a solo traffico locale obbligando i mezzi pesanti a servirsi delle circonvallazioni. Purtroppo, il Comune di Casorezzo ha posizionato una vasta industriale proprio al nostro confine nord e diversi automezzi “accorciano” il loro percorso per andare ad ovest utilizzando appunto via Boccaccio. Infine, l’ex PL8 o PAV03. Chiediamo che la parte non realizzata ritorni a verde e che diventi anch’essa parco pubblica alberato per dare alcuni servizi pubblici nella parte est del paese. Servizi quali parco giochi, percorsi vita e area cani. Sono ormai quarant’anni che l’area è rimasta a verde . Tornando all’ambiente facciamo notare che Ossona confina a nord est con il PLIS Parco del Roccolo e, a sud Ovest con il  PLIS del Gelso . L’adesione ad almeno uno di questi parchi locali consentirebbe la salvaguardia dei terreni agricoli e di connessioni ambientali e il loro collegamento con la creazione di parchi pubblici all’interno delle zone abitate con mobilità dolce

Oltre ad una migliore transizione ecologica per fauna e flora, migliorerebbe la qualità dell’ambiente per tutti i cittadini e salvaguarderebbe il lavoro agricolo, ancora oggi presente ed in difficoltà strutturale. Anche su questo il Piano pensato dalla passata vent’annale amministrazione non prevede assolutamente nulla. Ci stupisce questa scelta non rispettosa delle indicazioni sul consumo del suolo e delle reti ambientali compatibili con i PGT Regionale e di Area Metropolitana. Sono state individuate aree di eccellenza agricola fine a sé stesse e nessuna area umida che porterebbe la nostra agricoltura a prodotti di eccellenza e di fruizione di acqua nei periodi di siccità. Per quando riguarda il costruibile civile non abbiamo visto nulla rispetto al recupero delle vecchie corti e del patrimonio edilizio esistente. Così come non vi è nessuna area per l’edilizia pubblica e convenzionata, da destinare ad interventi cooperativistici. A partire dagli anni ’80 le Amministrazioni prima di questo ultimo ventennio hanno sempre favorito l’esperienza delle cooperative edilizie del paese. Si poteva pensare di smuovere le aree da anni non costruite con previsione sopra dimensionate attuando piani di dimensioni ragionevoli e non abnormi per il nostro paese. Inoltre, la scelta di confermare aree enormi da realizzare in un unico blocco (AT 01 e AT 04) porterà solo eventualmente, se cambieranno le condizioni di mercato, ad interventi di grandi gruppi ed imprese edilizie. Solo loro potranno, come esempio AT01 dal Policlinico di Milano, l’Ospedale Maggiore, Fondazione IRCCS Ca’ Granda, unico proprietario dell’area. Un esempio per tutti. In via Marconi, vi è una piccola area interclusa prima della cascina agricola. Avendola inserita nel più grande intervento di AT01, non potrà essere nei fatti valorizzata dal piccolo proprietario. Ci sembra davvero un piano sovradimensionato e che non risolverà nessuno dei veri problemi del paese. Ci saremmo aspettati un ragionamento sul bene tutelato di Villa Bosi visto che, sempre l’Ospedale Maggiore, ha messo all’asta. Un focus preciso con il vincolo rafforzato di attività sanitarie e sociali eviterebbe una speculazione edilizia in un bene storico, architettonico e ambientale.  Ci saremmo aspettati gli stessi vincoli di tutela della villa Taccioli /Litta meglio conosciuta come” Ca’ Rusa” ( casa rossa), in pieno centro, via Padre Giuliani, ora che è stata venduta a dei privati. In tutto il paese vi è carenza di mobilita dolce e di parcheggi, avremmo voluto poter discuterne con la gente del paese che è all’oscuro di tutto. Non si può affermare che” basti la pubblicazione del PGT sul sito “, ribadiamo, come fatto nella risposta ad una mia interrogazione. Non tutti i cittadini sono in grado di leggere e comprendere le norme, anche le varie tavole tematiche sono complesse da interpretare senza le indicazioni del tecnico che le ha stese.  Ci saremmo aspettati una verifica dei terreni comunali diventati così grazie all’intervento Tav Cav To Mi. Una loro presa in carico e mappatura e un progetto, su queste aree, su di loro un intervento di Forestami. Ossona non ha un bosco. L’unico bosco a nord è stato devastato e depauperato.  Avremmo voluto vedere una tavola con le antenne della telefonia e dei ponti radio per verificarne il numero ed eventualmente leggere norme tutelanti la nostra salute visto che in vent’anni sono quadruplicate. Anche su quel che ne rimane del bosco della Corona, il bosco prima citato, avremmo voluto norme tutelanti. Ecco perché avremmo voluto vedere una cancellazione del piano di lottizzazione di via Bosi denominato “ l’ex PL8 o PAV03   “ , già prima citato. Ossona ha solo una area giochi attrezzata. Ci sarebbe piaciuto vedere interventi riqualificanti e boscati nelle diverse aree cedute negli anni dai privati. L’individuazione di altri parchi, boschi in città per evitare le bolle di calore e aree giochi. Per tutti questi motivi e per l’impossibilità di comprendere tutte le scelte sottostanti non parteciperemo al voto di un PGT non partecipato e non rispettoso delle previsioni di Regione Lombardia e dell’area metropolitana. Un PGT che non risolve alcuno dei problemi del paese e che prevede un consumo del territorio abnorme, che non rispetta l’ambiente e non lo tutela. Un PGT in stile anni 70, vecchio prima ancora di essere approvato. Infine, da un punto di vista meramente politico, non capiamo, oltre ai contenuti nefasti, la vostra premura di approvarlo. È stato adottato nell’ultimo Consiglio Comunale della passata Amministrazione, maggio 2024. Quella amministrazione ha perso le elezioni e voi, anziché richiamare la Delibera e darvi il giusto tempo per presentarlo alla gente e comprenderne le scelte, state correndo ad approvarlo, oggi inizio novembre 2024. Lei Sindaco il 28 ottobre ha, prima convocato la conferenza dei capigruppo per il 4 novembre, il 31 Ottobre ha convocato il Consiglio Comunale per il 6 ottobre. Le ricordo che la conferenza dei capigruppo svolge un lavoro preparatorio al consiglio, in quanto stabilisce sia il calendario dei lavori, sia l’ordine degli argomenti da trattare. Non solo. Il 2 di novembre, io e la signora Maronati, consigliera comunale ci siamo recati in Comune per visionare glia atti del Consiglio. Tutto Chiuso. Che senso ha il suo comportamento? La norma prevede che la convocazione sia fatta in tempo utile di qualche giorno per far si che tutti i consiglieri comunali possano visionare gli atti e chiedere informazioni agli uffici. Perché convocare il Consiglio Comunale il 31 Ottobre sapendo che per tre giorni il Comune non è aperto? Come vedete cari colleghi consiglieri nulla ho scritto sulle norme applicative ne del centro storico, ne dei nuovi e vecchi piani di costruzione, ne sulla capacità insediativa e dei relativi servizi pubblici. Perché? Semplicemente perché non ci è stato dato il tempo di leggerle, comprenderle e discuterle. Se non siamo riusciti noi come pensate lo possano aver fatto i cittadini? Ribadiamo che non parteciperemo alla votazione di questo punto per non averne responsabilità amministrative e manderemo il nostro intervento ad Area Metropolitana e Regione Lombardia al fine di far comprendere loro che questo PGT è solo un “mangia territorio” che non risponde e risolve i problemi del paese. Durante la conferenza dei capigruppo avevo avvisato che avremmo chiesto di leggere tutto così da averne contezza. Abbiamo cambiato idea. Ci fidiamo di voi che lo avete letto tutto e ne avete approvato tavola per tavola, norma per norma. Lo facciamo perché lasciamo a voi, e solo voi, l’onere e l’onore di rispondere ai cittadini quando vi chiederanno ragione. Ci concediamo un lusso che oggi pochi conoscono: il lusso del silenzio. Un silenzio che dice esattamente che non condividiamo nulla di questo PGT, lontano anni luce dalla nostra idea di come vorremmo Ossona.

Sergio Garavaglia