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martedì 10 giugno 2025

Fotovoltaico nel plis il gelso. I 3 comuni in Regione

 Dai social web delle p.a. 

Nota minima. La responsabilità progettuale è regionale. L'impianto sarebbe in un parco locale di interesse sovracomunale. (L.r. n.12 del 2005)

Nel luglio 2024 Sorgenia chiede al comune di santo Stefano la destinazione d'uso dei terreni.  Ossona, modificata il pgt a metà novembre 2024 (senza presentarlo alla cittadinanza e col Sindaco che esce di nascosto prima della votazione). Il 18 dicembre cmm cambia lo statuto del parco agricolo sud. 

Per la ricostruzione di come i cittadini hanno appreso la notizia, dal tabellone di uniti per santo stefano ticino.


il sentore è di una guerra di potere nel centrodestra, dove la lega di base non digerisce la svolta a dx con Vannacci, e nella coalizione di centrodestra, dove contro Forza Italia si è mossa fdi e la lega, per recuperare spazio, in tutto questo, Marcallo,  dopo 25 anni di monocolore leghista, si trova strattonato in quello che pare un delitto perfetto contro il territorio,  non grave come la Vigevano Magenta o la Cargocity nella brughiera, ma da fermare. 

Nota stampa congiunta dei comuni di Marcallo, Santo Stefano e Ossona.

IMPIANTO FOTOVOLTAICO SANTO STEFANO TICINO/MARCALLO CON CASONE/OSSONA: REGIONE E COMUNI UNITI PER TUTELARE TERRITORIO E PAESAGGIO

Comazzi: “Tutela dell’ambiente deve procedere di pari passo con quella del territorio e delle persone che lo abitano. Chiederemo incontro urgente al ministro Pichetto Fratin per studiare soluzione”

Milano, 10 giugno 2025 – Si è tenuto ieri, presso la segreteria dell’assessore al Territorio e Sistemi verdi di Regione Lombardia Gianluca Comazzi, un incontro istituzionale dedicato al progetto di impianto fotovoltaico previsto in un’area agricola tra Ossona, Marcallo con Casone e Santo Stefano Ticino. Alla riunione hanno partecipato, oltre all’assessore Comazzi, i sindaci Dario Tunesi (Santo Stefano Ticino), Fausto Coatti (Marcallo con Casone) e Giovanni Venegoni (Ossona), nonché dirigenti dell’assessorato al Territorio e un rappresentante dell’assessorato regionale all’Ambiente.

 

Durante il confronto è emerso che, trattandosi di un ambito di competenza nazionale, Regione non può intervenire direttamente sul procedimento autorizzativo, che fa capo al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase). Tuttavia, gli assessorati regionali coinvolti hanno già avviato un’attenta valutazione tecnica e politica della questione. È in fase di redazione una serie di osservazioni e rilievi che verranno formalmente trasmessi al Ministero, con l’obiettivo di rappresentare le criticità evidenziate dalle amministrazioni locali e tutelare il valore agricolo, ambientale e paesaggistico dell’area coinvolta.

Particolare preoccupazione è stata espressa dai sindaci e dalle comunità locali in merito all’impatto dell’intervento, che prevede l’occupazione di oltre 140 ettari di suolo agricolo: una superficie pari a circa il 50% delle aree coltivate complessivamente presenti nei Comuni interessati. Un dato che solleva forti timori tra i cittadini, preoccupati per la salvaguardia del paesaggio, dell’identità rurale e della vocazione produttiva del territorio.

“La transizione energetica” ha dichiarato Comazzi, “è un obiettivo che Regione condivide pienamente ma deve essere portata avanti senza compromettere l’identità dei territori e il paesaggio. La tutela dell’ambiente deve procedere di pari passo con quella del territorio e delle persone che lo abitano. Per questo ho deciso di scrivere al ministro Pichetto Fratin, che ha sempre dimostrato grande attenzione e sensibilità verso le istanze dei territori, per chiedere un incontro urgente, così da affrontare insieme questo tema tanto delicato quanto strategico per il futuro delle aree interessate. Valuteremo con attenzione ogni aspetto, perché lo sviluppo delle rinnovabili non può essere imposto dall’alto, ma deve rispettare le specificità locali e coinvolgere le amministrazioni fin dall’inizio”.

Il commento del Segretario dei Verdi e coordinatore del centrosinistra ossonese 




domenica 22 dicembre 2024

Parco Sud Milano, un nuovo statuto per darlo alla Regione

 Riportiamo le dichiarazioni di voto contrarie di Daniele del Ben e di Domenico Finiguerra e la nota di Sinistra Italiana di Milano Metropolitana 


Daniele del Ben Partito Democratico 

Sono amareggiato per come si sia conclusa l'esperienza del Parco Agricolo Sud Milano a gestione Città Metropolitana. Tra qualche settimana nascerà un nuovo ente la cui trazione sarà di Regione Lombardia che vanta il triste primato per il consumo di suolo. E se non consumi suolo puoi fare agricoltura, se invece lo consumi fai certamente altro. Mercoledì in consiglio metropolitano, al termine del mio intervento in cui annunciavo il voto contrario allo statuto del nuovo ente, mi ha colto l'emozione. Ridico a quelli che hanno voluto impossessarsi dell'ultimo polmone verde dell'area metropolitana milanese e a quelli che hanno fatto poco per opporsi "avete vinto voi ma almeno non riuscirete a considerarmi vostro complice" (cit. sergente Lo Russo).

#parcoagricolosudmilano




Domenico Finiguerra La Città dei Territori 

CIAO CIAO PARCO AGRICOLO
Nell'area a sud di Milano, in questa mezzaluna fertile, la cavalcata del cemento ha trovato nel Parco Agricolo Sud Milano (il più grande d'Europa) un minimo di argine che ha limitato la devastante azione nel mostro divoratore di suolo. Si badi bene, limitato e non bloccato, perché comunque gli effetti della speculazione sono evidenti sia attorno alle grandi arterie stradali che in piena zona agricola dove centri commerciali e condomini sono nati come funghi.
Ma pur con tutti i suoi limiti, il Parco Sud ha svolto un'azione per limitare i danni. Si pensi all'idea di Regione di realizzare, dopo la TEM (tangenziale est esterna), anche la TOEM (tangenziale ovest esterna), progetto che ha visto tutti i comuni coordinati nel Parco Sud pronunciare un secco NO.
È in questo quadro che si è inserita la nuova legge regionale che ha di fatto tolto il Parco Agricolo Sud Milano dalle competenze di Città Metropolitana, portando tutto a Palazzo Lombardia.
Lo scorso mercoledì in Consiglio Metropolitano si è votato il nuovo statuto del Parco Sud che di fatto ratifica la volontà di Regione Lombardia.
Lo statuto è stato approvato da centrosinistra e centrodestra.
Unici voti contrari il mio e quello del presidente uscente del Parco Sud Daniele Del Ben.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo 

Da Sinistra Italiana Milano Metropolitana 

Parco Sud, un parco come tutti gli altri?

Il Parco Agricolo Sud Milano (1990) è stata una delle più felici intuizioni della politica, delle istituzioni, dell’ambientalismo e della sinistra ambientalista. È stato il luogo in cui sinistra e ambientalismo hanno iniziato a mettere in comune le loro rispettive culture. 

Insieme al Piano intercomunale milanese (1963) e al Passante ferroviario (1984) è una delle poche, concrete, riuscite opere di carattere strategico messe in campo dalle istituzioni nell’area metropolitana milanese.

È il più esteso parco agricolo d’Europa (47.000 ettari), raggruppa 60 comuni (Milano compreso) appartenenti al territorio della Città Metropolitana di Milano; al suo interno lavorano 1.400 aziende agricole.

È una delle poche e vere aree di salvaguardia del territorio e dell’agricoltura milanese, ne ha garantito lo sviluppo del Sud Milano differentemente dal Nord della città. È il polmone verde che fa respirare la stessa città di Milano.

Il Parco ha sempre goduto di una propria autonomia politica che lo ha distinto dagli altri parchi regionali.

Nei suoi primi anni il Parco ha goduto del sostegno politico delle amministrazioni di sinistra, poi di centrosinistra; col tempo tale sostegno, sempre più delegato ai sindaci, si è andato affievolendo fino a raggiungere livelli di insofferenza da parte di alcune degli stessi amministratori locali. 

Contemporaneamente la struttura tecnica del Parco, invece di irrobustirsi, è andata sempre più impoverendosi.

In materia di finanziamenti, il Parco non ha goduto di grandi risorse tra quelle messe a disposizione dalla Provincia di Milano (poi da Città Metropolitana) e dai 60 Comuni: tale ristrettezza di risorse ha impedito di concretizzare alcuni dei contenuti del suo Piano territoriale di coordinamento. Sotto questo profilo va però riconosciuto che alcuni altri obiettivi (Piani di fruizione) non sono arrivati a compimento per incertezze politiche, anche del centrosinistra, al governo della Provincia, della Città Metropolitana e del Parco stesso.

Per veder approvato il Piano territoriale di Coordinamento, l’ente Parco ha dovuto attendere 10 anni prima della sua approvazione da parte della Regione.

Nella legislatura regionale 2018-2023, da parte della destra al governo, è iniziata l’operazione della progressiva demolizione del Parco, azione che si è concretizzata con l’approvazione della legge regionale 29 del 13 dicembre 2022.

Lo Statuto del Parco, frutto di una mediazione all’interno dell’Assemblea dei Sindaci del Parco, è figlio di questa legge, grazie alla quale la specificità politica del Parco Sud è definitivamente venuta meno. 



In questa vicenda non si non può rammentare il ruolo di Milano, che in una logica metropolitana avrebbe potuto giocare un ruolo determinante che in realtà non ha svolto, anche perché il Parco ha rappresentato un freno alle spinte di trasformazione nell’area sud del Comune per l’esistenza dei cosiddetti Piani di cintura urbana (PCU) mai varati da nessuna amministrazione provinciale e metropolitana.

Ciò che traspare in questa fase di passaggio è l’esistenza di un accordo politico tra la destra al governo del Regione e alcune forze politiche di opposizione, anche in previsione della futura governance del Parco, come previsto dalla legge 29 e dallo Statuto in discussione in questi giorni nei consigli comunali.

In definitiva, per quanto concerne lo Statuto del Parco (immodificabile), la valutazione negativa è la naturale conseguenza di decisioni politiche maturate altrove. Poi, per realismo politico, gli amministratori che fanno riferimento a Sinistra Italiana, nella votazione, valuteranno in funzione al ruolo che ricoprono all’interno delle singole amministrazioni.

Per il futuro, il compito che Sinistra Italiana svolgerà sarà di grande attenzione a due operazioni che vedranno la luce in epoche differenti: la prima, più urgente, è di difesa dei confini del Parco e ancora di più del Piano territoriale di coordinamento, vero obiettivo della destra al governo in Regione e delle sue amministrazioni comunali (non solo di quelle); la seconda è la difesa e la tutela del Parco dalle iniziative di urbanizzazione che verranno avanti nei singoli Comuni.

Alle forze ecologiste e di sinistra spetta un compito di resistenza e di proposta non facile, ma potenzialmente ricco di relazioni con le associazioni ambientaliste e con gli agricoltori più avveduti (pochi, in realtà), con i comitati locali e con i cittadini in generale.

Crediamo che questo sia il posizionamento corretto che compete a forze che si richiamano all’ambientalismo e ad un pensiero di sinistra che crede nella transizione ecologica dell’area metropolitana milanese.


Michele Foggetta, responsabile Enti Locali Sinistra Italiana Milano Metropolitana

Sinistra Italiana Milano Metropolitana

Milano, 17 dicembre 2024

sabato 30 maggio 2020

Flash Mob "icoinvolti" Palazzo Lombardia 29 45 2020

Foto e video, ecco l'appello che ha portato tanti cittadini a Palazzo Lombardia
Contrariamente a quello che viene spesso strumentalmente suggerito, «in rispetto di chi soffre» non bisogna restare in silenzio, ma è invece doveroso interrogarsi sulle responsabilità di chi ha gestito l’emergenza coronavirus e sull’adeguatezza di queste persone al compito a cui sono preposte. La tragedia e il dolore collettivo ce ne danno obbligo morale.
Dall’inizio della pandemia in Italia ci sono stati 32.735 decessi accertati per Covid 19, il 54% dei quali nella sola Lombardia (dati riferiti al 23 maggio).
La regione è anche quella con il più alto numero di infezioni, nonché quella in cui i contagi continuano a crescere, a dispetto della diminuzione generale del numero dei casi nel resto del Paese.

L’assessore al Welfare Giulio Gallera, nelle cui competenze rientrano il servizio sanitario regionale, la programmazione sanitaria, la prevenzione sanitaria e i servizi socio-sanitari, ha dimostrato platealmente in molteplici occasioni di non essere adeguato all’incarico.

mercoledì 11 dicembre 2019

Dalla delrio alla 32/2015 di Regione Lombardia. Competenze e responsabilità.

Com'è fin troppo noto, dalla riforma DelRio, che mirava a sostituire le province e a ridurle, e prevede l'istituzione delle Città Metropolitane, le norme attuative sono state lasciate alle Regioni in cui sono presenti delle Città metropolitane.
Regione Lombardia, con la legge regionale 32 del 2015 svolge questo compito; in maniera al quanto singolare e discutibile, ovvero, avoca a se le competenze decisionali e progettuali e lascia all'Ente Città metropolitana e ai suoi funzionari il dar seguito ai suoi dettami.
Nota di redazione dovuta: da quando sono state istituite le città metropolitane, navigano a vista, per quel che riguarda i fondi di gestione e in questi anni si sono susseguite varie mobilitazioni dei lavoratori dell'ex provincia.

mercoledì 6 novembre 2019

No discarica Presidio Milano 12 novembre h.9.30

dalla pagina fb del comitato No Discarica 
Non è più possibile restare a guardare che calpestano i nostri diritti e il nostro futuro ... pretendiamo quanto promesso e lo vogliamo ora !!!
Martedì 12 novembre saremo davanti al Consiglio Regionale a protestare ... UNISCITI A NOI !!!
Puoi venire da solo in autonomia, in treno da Parabiago con il gruppo che stiamo organizzando o con i pullman che faremo passare prima da Busto Garolfo e poi da Casorezzo 

(info e dettagli al numero indicato)



giovedì 23 febbraio 2017

POLITICA Grandi opere in Lombardia: «perdite pubbliche profitti privati».

dal mensile di Finanza Solidale valori.it/   articolo di Roberto Cuda


La prima a rompere gli indugi fu la provincia di Bergamo. Poi, con inaspettato effetto valanga, seguirono la Camera di commercio bergamasca, la provincia di Brescia e la città metropolitana di Milano. Rischia di allargarsi a macchia d’olio il fuggi fuggi da Brebemi, la direttissima Brescia-Bergamo-Milano inaugurata nel luglio 2014, con relativo strascico giudiziario per il rifiuto della società a liquidare le quote.
Ma ad aprile le danze fu, un anno e mezzo prima, l’azionista di maggioranza. Era l’aprile 2015 e Casrlo Messina, da un paio d’anni alla guida di Intesa Sanpaolo, annunciò ai soci la dismissione di tutte le partecipazioni autostradali del gruppo entro il 2017. La notizia fu deflagrante quanto ignorata dai media. Finiva così un almeno un decennio di interventismo infrastrutturale (e non solo) della cosiddetta “banca di sistema”, che nelle nuove autostrade lombarde iniettò 590 milioni tra prestiti e quote azionarie, dei quali rischia ora di rivederne la metà. Erano gli anni della coppia Bazoli-Passera, che pur di appoggiare il governo di turno non rinunciarono ad operazioni in perdita.