martedì 8 settembre 2026

Guida per gli autostoppisti delle primarie milanesi

 In queste osservazioni manca la posizione dei cosiddetti partiti piccoli, oltre alle dichiarazioni imbarazzanti degli emissari Confindustriali, e la "negazione de facto di AVS, con dichiarazioni fotocopia e doppie di sinistra italiana e di quelli Antimonguzzi.



Dai social di M.Z. 

CANDIDATI SINDACI: CELO, MANCA E COCCOINA.

L’Album delle figurine Panini, da una parte e dall’altra, si sta compilando. Soprattutto da quella parte che, si sa, svetta per capacità di differenziarsi, atomizzarsi, benaltrizzarsi, anche se poi, a ben guardare, c’è più fuffa che sostanza. Ma con le primarie risolveranno tutto. Anzi, sarà un bel regolamento di conti effetto soluzione finale. Per ora le figurine sinistre sono sette.

Candidata vicesindaca in piena continuità con Sala: Scavuzzo, celo.

Candidato assessore delfino e contemporaneamente manager di Banca Intesa: Conte, celo.

Candidato mancato presidente di Regione più di sinistra, ma in continuità con Sala di cui è stato assessore: Majorino, celo.

Candidato gggiovane, sssocial e forse più a sinistra, ma che sta in centro (Municipio 1): Pacini, celo.

Candidato attivista ciclista ex manager Airbnb ed ex staff di Sala: Goisis, celo

Forse candidata dal cognome giusto (quello del nonno) per la sinistra sinistra: Cossutta, celo.

Forse candidato che ci sta pensando e che piace a Calenda e soprattutto alla stampa, ma non tanto ai giornalisti de La Stampa e La Repubblica: Calabresi, celo.

Le figurine della destracentro sono due, quattro, dieci, cento a seconda dei giorni e dei chiari di luna. Ma alla fine, c’è da giurarci, saranno come un sol uomo anche nella denegata ipotesi sia una donna. E senza primarie, che i giochini al massacro li lasciano agli altri. 

Candidato noimoderato di La Russa: Lupi, celo.

Candidato autocandidato col “Panino giusto” e forse non solo quello: Civita, celo, (Panino non Panini, ndr).

Candidato a disposizione presidente dell’Ordine degli avvocati (sempre utili): La Lumia, celo.

Candidato vittima di malagiustizia (appunto): Tatarella, celo.


In realtà le uniche due figurine già incollate finora, celo celo, sono il generalissimo bonificatore sull’estremissima destra della pagina destra (Burgio) e il Raoul Bova de noaltri, “nè di destra nè di sinistra”, ma in contenzioso col Comune che gli ha tolto il redditizio Leonardo3 in Galleria, che ho messo in mezzo al posto delle graffette (Lisa).

Di programmi, proposte, idee di livello al di sopra di quelle compilate con la AI, per ora zero al quoto, se non la solita babele di frasi via social tra il banale e il demagogico, generalgeneriche, e buone per le tutte le stagioni, soprattutto quelle in cui si vota. Ovvio, sull’urbanistica si tace, altrimenti qualsiasi cosa si dica l’osservazione sarà: e tu dov’eri, cosa hai detto? E di conseguenza su San Siro, sull’Ippodromo del Trotto, sugli Scali ferroviari, sul Lido, sulla cementificazione, sul verde, sugli alberi e persino sulle periferie che, si sa, esistono sempre e solo in campagna elettorale.

Giuro che, se trovo la figurina, voto Pizzaballa. E per richiudere la scheda  userò l’indimenticabile Coccoina. Almeno lei, inebriante.

Di Emanuele Patti

# Niente panico: guida per gli autostoppisti delle primarie milanesi

Se esistesse una guida la leggerei, ma al momento non mi pare che ne esista una, e quindi ci provo qui.

Tema: le primarie milanesi e come orientarsi. Tema gettonatissimo, ovviamente.

Premessa: per come ho capito finora, le primarie sono uno strumento di selezione di un candidato, da utilizzare quando non c'è una soluzione condivisa all'interno di un partito o di una coalizione di partiti. Esiste anche una remota e teorica possibilità che le primarie vengano usate per scegliere contenuti di programma invece che persone. Ma non è il nostro caso.

Le primarie prevedono generalmente un regolamento che delimita campo e regole di ingaggio della pacifica e amichevole disfida, prodotto solitamente da saggi/garanti/rappresentanti/capibanda (in questo ordine decrescente di garanzie democratiche di imparzialità).

Queste regole di solito decidono anche chi può o non può candidarsi alle primarie e perché, come garantire la trasparenza verso gli elettori, come si organizzano i confronti, se debba esserci un programma di base condiviso — e quindi si scelga solo chi meglio lo interpreta — oppure se il confronto verta soprattutto sulle differenze tra i programmi, decidendo così in quale direzione indirizzare l'azione di governo attraverso la scelta del candidato che la rappresenta. O, ancora, un misto fritto delle due opzioni.

Infine le regole decidono anche le modalità di voto: chi può votare e dove (aperte/chiuse/semiaperte o semichiuse/cammellate), quanto costano, come si contano i voti, se si vota a turno unico, a doppio turno o... truccate.

Poi ci si organizza.

Alla fine, lo spirito delle primarie dovrebbe essere questo: il vincitore o la vincitrice viene sostenuto da tutti gli amichevoli contendenti, rappresenta ciò che la volontà dei cittadini elettori (nel nostro caso, per il Sindaco di Milano) ha stabilito, e si prova a vincere le elezioni amministrative vere e proprie in uno spirito unitario, euforico ed entusiasta.

Questa la premessa.

Ora le mie domande.

Quale sarà la coalizione delle primarie?

Quale il suo perimetro, sia politico che partitico?

Come saranno definiti i saggi, e da chi?

Ad oggi abbiamo, leggendo qua e là, per un'area politica che potremmo definire in maniera accademica di centrosinistra, 7 candidati: alcuni dichiarati, altri non ancora.

Per il Pd: Anna Scavuzzo, Pierfrancesco Majorino, Lorenzo Pacini.

Area indipendenti: Tommaso Goisis, Carlotta Cossutta, Gianni Barbacetto, Mario Calabresi.

Quindi, la prima domanda: i due unici autocandidati al momento, Tommaso Goisis (indipendente) e Lorenzo Pacini (area Pd), se non venissero ammessi alle primarie per una qualsiasi ragione tecnica, cosa farebbero? Si candiderebbero comunque a Sindaco?

Seconda questione: i due disponibili del Pd, Scavuzzo e Majorino, sono disposti a trovare una quadra per avere un solo rappresentante del partito?

Terza questione: il Pd candiderà un solo rappresentante come partito, o più di uno? Potrebbe sostenere il cosiddetto "papa straniero", appoggiando una candidatura esterna al partito? Oppure si dividerebbe in due o tre proposte?

Quarta questione: Mario Calabresi rientrerebbe come candidato di una lista civica/comitato di salute pubblica, in modo da dare spazio a chi lo sta già sostenendo (da Albertini, Calenda, Renzi, e — a quanto dicono — pezzi della famiglia Pisapiana)? Aprendo così la coalizione anche a un centro tendente un po' a destra? Oppure la lista civica entrerebbe in azione (ops!) solo dopo le primarie, anche per raccogliere e accogliere quel voto di centrodestra che, sulla candidatura di Calabresi, pare esserci?

Quinta questione: gli sconfitti alle primarie sarebbero poi davvero tutti leali nel sostenere il vincitore o la vincitrice nella campagna elettorale successiva? E soprattutto lo farebbero i sostenitori e i cittadini votanti delle primarie?

Facciamo un esempio, in una situazione paradisiaca in cui tutti e sette i contendenti fossero presenti alle primarie: se vincesse Lorenzo Pacini, verrebbe poi legittimamente sostenuto da Albertini, Calenda e il Pd? E dai loro elettori?

Al contrario, se vincesse Mario Calabresi, i sostenitori di Pacini, lui stesso, gli elettori di Carlotta Cossutta e Tommaso Goisis, e i loro staff, seguirebbero pancia a terra la campagna elettorale di Calabresi?

Do per scontato che Scavuzzo e Majorino darebbero indicazioni di partito precise a favore del vincitore, e lavorerebbero per essere della partita.

Alla fine di questo lunghissimo post mi chiedo: avrò delle risposte? Ho fatto bene, o queste risulteranno domande retoriche ai più?

Mi convincerò della genuinità di alcune candidature? O continuerò a pensare che il processo che porterà — o non porterà — alle primarie sia in realtà solo un metodo, ahimè, di selezione di assessori, consiglieri, funzionari, assistenti, portaborse, a seconda di quanti numeri i singoli candidati porteranno a casa?

Ma soprattutto: questo percorso mi riporterà a votare per il sindaco? Io che sostenni il percorso che portò a Pisapia, che poi votai, e di cui mi pentii già al secondo anno di mandato, e che non ho più votato per il sindaco di Milano dopo lo scempio delle primarie successive, che poi videro prevalere l'attuale Sindaco?




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