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lunedì 19 ottobre 2026

domenica 18 ottobre 2026

Cucchiara minaccia Rossi e Cossutta. Milano 2027

Milano 18 ottobre 2026, dopo aver esautorato Carlo Monguzzi dal ruolo di capogruppo nel consiglio comunale di Milano il 18 gennaio 2024, in complicità con Tommaso Gorini, il signor nessuno, che ha come unica qualifica "è un amico di Alex Foti", si viene a scoprire che ha "invitato" la candidata alle primarie Carlotta Cossutta, a ritirare la candidatura, con i suoi metodi, prima da "amica": "se vuoi ti insegno a parlare in pubblico" ndr, Cossutta è una professoressa con alle spalle una solida militanza nei collettivi milanesi, a differenza della confindustriale romana, che in cinque anni in consiglio comunale ha parlato un paio di volte con uscite in romanesco e per fare buttare soldi pubblici per l'inutile bike sharing. Per poi, sempre contro Cossutta, paventare un non meglio precisato intervento di Bonelli contro la candidatura di Cossutta. Questi episodi risalgono a un paio di mesi fa. 
Contro la candidatura delle assemblee verdi ed ecologiste, dei comitati di Gilberto Rossi, è arrivata a chiamare la redazione di una agenzia di stampa che aveva pubblicato la notizia e a inventare chissà quali fandonie per screditare lo storico ambientalista milanese che ha tenuto in vita i Verdi e ricoperto ruoli istituzionali per i Verdi. 

Cucchiara aveva già dato il meglio quando con stratagemmi e complicità, aveva fatto vincere il congresso provinciale, respingendo una trentina di tessere dei verdi di Cinisello balsamo e insultando la candidata portavoce della mozione di Casarolli, ivi, negando la comunicazione delle mozioni ai verdi del magentino e del Ticino, da Arluno a Castano Primo.

Probabilmente la regia è di Elena Grandi, che con la scusa di un debito per la sede dei verdi della Lombardia in via fiamma dal 2003 al 2007, di circa 120.000 euro, poi ridotto a circa 70.000 euro, di questo aveva incaricato un neofita verde, catapultato subito in ruoli di rappresentanza, quello noto per la copertina facebook di un fantomatico fronte antivegano. 

Mentre scriviamo siamo in attesa di approfondimenti da parte dei dirigenti verdi, su queste gravissime azioni di Cucchiara Francesca. 

(MIANEWS) Milano, 18 GEN - "I Verdi cambiano pelle in Consiglio comunale e si annacquano. Io continuerò a essere e fare il Verde, da uomo libero e coerente con la mia storia, senza fare sconti a una giunta veramente deludente in questo settore". Così Carlo Monguzzi capogruppo uscente commenta la decisione dei Verdi di cambiare guida al Gruppo consiliare, nominando capogruppo Tommaso Gorini. "Continuerò a essere il punto di riferimento per i cittadini, gli ambientalisti e i comitati che lottano per una città migliore - prosegue Monguzzi -. E non parteciperò certo alla fusione del gruppo con la lista del sindaco Sala, progetto su cui stanno lavorando da tempo i miei colleghi, perché sarebbe un formidabile annacquamento dell'identità e della forza del pensiero verde. Ai compromessi, come ci ricordò Borsellino, ho sempre preferito il fresco profumo di libertà".



Milano 2027. Goisis, teatro Puccini 17.10.2026

 Milano, sabato 17 ottobre 2026, teatro Puccini, corso Buenos Aires 

Bagno di folla per il già portaborse di Chiara Bisconti, assessora nel 2011 con Giuliano Pisapia, a 21 anni, e poi portaborse di Rabaiotti con la Giunta di Beppe Sala.

500 persone nel salone principale, i volti noti, quelli del greenwashing attuale della giunta sala e del sottobosco politico di Elena Grandi, tra dirigenti e dipendenti di Legambiente e di altre ong. 

Video quiMilano 

https://www.facebook.com/share/v/1DRpg7wEEu/










domenica 11 ottobre 2026

L’INTER VIETA ALLA CURVA NORD STRISCIONE DEDICATO AI 100 ANNI DI SAN SIRO

 L’INTER VIETA ALLA CURVA NORD STRISCIONE DEDICATO AI 100 ANNI DI SAN SIRO 

Ecco la risposta della Curva Nord in un comunicato. 

“COMUNICATO CURVA NORD ⚫️🔵

Scriviamo queste righe con il cuore gonfio d'orgoglio, ma con le mani che tremano per la rabbia e l'amarezza.

Come tutti sappiamo, quest'anno la nostra casa compie cento anni. Cento anni di storia, di calcio, di notti europee, di grandi vittorie e pesanti sconfitte. Cento anni di bandiere al vento, di voci spezzate, di abbracci tra sconosciuti e di lacrime versate senza vergogna. Cento anni durante i quali questo impianto ha smesso di essere soltanto uno stadio, diventando parte dell'anima di Milano e della vita di milioni di interisti. San Siro non è semplicemente il luogo in cui gioca l'Inter. È la mano di nostro padre stretta alla nostra mentre salivamo le scale per la prima volta. È la voce di nostro nonno che ci raccontava un calcio che non abbiamo mai visto. È il primo coro cantato a squarciagola, il primo derby, il primo pianto di gioia. È la scighera d'inverno, il freddo che entra nelle vene, il cuore che batte prima del fischio d'inizio. È alzare lo sguardo verso gli spalti e sentirsi parte di qualcosa di immensamente più grande di noi.

Per onorare questo traguardo storico, abbiamo lavorato duramente per realizzare una coreografia dedicata. Un dono d'amore per il nostro stadio per restituirgli almeno una parte delle infinite emozioni e dei brividi che ci ha regalato nel corso di questi decenni. Insieme alla coreografia abbiamo richiesto di esporre tre semplicissimi striscioni dedicati al Meazza e alla sua memoria. Tre messaggi commemorativi, privi di riferimenti politici, prese di posizione o quant'altro. Parole con cui volevamo semplicemente celebrare un simbolo della nostra fede.

La Società Inter ci ha comunicato che questi striscioni non avrebbero potuto trovare posto nella nostra Curva. Il motivo? Ufficialmente, nessuno. Ufficiosamente, lo lasciamo giudicare alla vostra intelligenza. Allora la domanda è inevitabile: perché tre messaggi dedicati alla memoria di questo tempio non possono trovare spazio sugli spalti proprio nell'anno del suo centenario? È una domanda semplice, alla quale crediamo che ogni interista abbia il diritto di ricevere una risposta. Non riusciamo a capacitarci di come una società che richiama valori come fratellanza, inclusione e appartenenza possa impedire l'esposizione di messaggi attraverso i quali una parte del proprio popolo desidera esprimere il suo amore per un simbolo della storia nerazzurra. Alla fine di questo comunicato riportiamo gli striscioni in questione, affinché tutti possano leggerli e giudicare direttamente il loro contenuto.

Inutile negare che quanto accaduto ci abbia fatto gelare il sangue. Per alcuni momenti, durante il confronto tra noi, abbiamo persino valutato di rinunciare alla coreografia prevista. Probabilmente sarebbe stata una reazione comprensibile: quando senti che il significato più profondo di ciò che stai preparando viene messo in discussione, la tentazione di lasciar perdere è forte. Dopo un lungo confronto, però, abbiamo preso una decisione diversa. Abbiamo scelto di mettere da parte l'orgoglio per concentrarci su ciò che riteniamo più importante: la difesa della nostra casa.

Da questo momento, scendiamo in prima linea, con una posizione netta e inequivocabile, contro la demolizione della Scala del Calcio.

Premessa: non siamo analisti finanziari né esperti di bilanci societari. Siamo tifosi, ragazzi cresciuti tra questi gradoni, siamo parte della storia dell'FC Internazionale e sentiamo la responsabilità di difendere un patrimonio che va ben oltre il calcio. Non pretendiamo di conoscere ogni interesse che ruota attorno al progetto del nuovo stadio. Ma abbiamo il diritto di porre domande, di chiedere trasparenza e di domandarci se il valore economico di una nuova operazione immobiliare debba prevalere sulla conservazione di un luogo così profondamente legato alla storia di Milano.

Ci viene prospettato un futuro fatto di modernità, nuove strutture e grandi investimenti. Ma quale spazio viene lasciato alla memoria? Quale peso viene dato ai sentimenti di chi, da generazioni, considera San Siro una seconda casa? E perché la demolizione dovrebbe essere l'unica strada percorribile, prima ancora di aver dato alla città la possibilità di conoscere e valutare seriamente le alternative? Un nuovo stadio potrà essere costruito. Potrà essere più moderno, più comodo, forse più redditizio. Ma nessun progetto potrà restituirci ciò che verrebbe cancellato insieme al Meazza. Sappiamo che questa è una battaglia difficile, chiaramente impari. Dall'altra parte ci sono interessi economici enormi, progetti complessi e decisioni che sembrano già avviate. Ma la difficoltà non può diventare una condanna alla rassegnazione. E il fatto che una scelta sia conveniente per qualcuno non significa che sia necessariamente la migliore per tutti noi.

Che sia chiaro a tutti, ora e per sempre: il sostegno a chi scende in campo con la nostra maglia è sacro e intoccabile. Il nostro tifo, la nostra voce e la nostra spinta ai ragazzi non verranno mai meno. Questa non è, e non sarà mai, una battaglia contro l'Inter. Non è una battaglia contro la squadra, il mister o chi indossa la casacca nerazzurra. È una battaglia per difendere la storia che ci unisce all'Inter, la nostra casa e il diritto di esprimere un'opinione anche quando non coincide con quella della società.

Ci rivolgiamo all'intero popolo nerazzurro: agli Inter Club, ai gruppi di amici, ai tifosi di ogni generazione e di ogni parte del mondo. Al di là delle differenze, delle appartenenze e delle divisioni che fanno parte della nostra storia, esiste qualcosa che ci accomuna: l'amore per questi colori e per il luogo in cui abbiamo imparato a viverli. È il momento di ritrovarci attorno a ciò che ci unisce. Di informarci, di documentarci, di discutere e di far circolare consapevolezza. Di pretendere risposte e di chiedere che una decisione irreversibile venga affrontata con la serietà che merita.

Facciamo sentire la nostra voce. Dimostriamo che una tifoseria può essere appassionata e determinata, ma anche consapevole e capace di guardare oltre le proprie differenze. E il nostro appello non si ferma ai cancelli dello stadio. Ci rivolgiamo a tutti i milanesi, anche a chi non ha mai indossato una sciarpa nerazzurra. Perché San Siro non appartiene soltanto a chi tifa Inter o Milan. Appartiene alla storia di una città, ai suoi ricordi, alla sua identità. È stato ed è un luogo di sport, musica, incontri ed emozioni condivise. La sua scomparsa non sarebbe una perdita soltanto per il calcio, ma per tutta Milano.

Non lasciamo che tutto questo venga deciso nell'indifferenza. Combattiamo uniti e proviamoci. Affinché un giorno anche l'ultimo bambino possa sorridere ed emozionarsi entrando per la prima volta nella Scala del Calcio, con la mano di suo padre stretta alla sua. Prima di arrenderci, abbiamo il dovere di provarci. Dobbiamo al Meazza un'ultima grande battaglia nel suo nome. Un ultimo disperato grido affinché tutto ciò non diventi solamente un lontano ricordo.

A chi crede che il futuro debba necessariamente cancellare il passato, lasciamo una domanda che attraversa tutta questa vicenda.

 Le parole sono quelle di Sandro Mazzola, non serve andare oltre. «Mi sembra che insistendo sul nuovo stadio con annessi centro commerciale, hotel, ristoranti, Inter e Milan pensino più al business che ai tifosi. San Siro appartiene alla storia di Milano e dei milanesi. È il passato, ma con un lifting adeguato, e so che esistono progetti in proposito, può essere anche il futuro. Perché abbatterlo?» — Sandro Mazzola

Non chiediamo di fermare il tempo. Chiediamo di non cancellare il passato in nome del futuro. Chiediamo trasparenza, rispetto per la memoria collettiva e una valutazione seria delle alternative alla demolizione.

secondo anello verde”

I 3 STRISCIONI VIETATI:

1- Da cento anni guardi Milano cambiare, monumento eterno di una città che nel tempo ha affidato alle tue mura la propria anima.

2- Popolo interista, un minuto di applausi per la scala del calcio

3- Luci a San Siro, non le spegnerete mai”

#inter #sansiro #curvanordseriea

Mostri di cemento. Milano 2005, li vediamo ora

 Di Sergio Brenna 

Foto di Margherita Piano 

Nel PII dell'ex Fiera (approvato nel 2005 dalla Giunta Albertini, con assessore all'urbanistica Maurizio Lupi, all'epoca AD di Fiera Congressi in aspettativa e soprattutto preoccupato di far fronte all'indebitamento di 250 Milioni di Euro fuori bilancio di Fondazione Fiera nella realizzazione di Nuova Fiera a Rho-Pero), l'indice edificatorio di 1,15 mq/mq (contro lo 0,35 previsto dal PGT) portò a far monetizzare il 60% degli spazi pubblici dovuti, altrimenti non ci sarebbe più stato spazio dove mettere gli edifici.

Chiaramente non si trattava più di un "piano urbanistico", ma di un "piano finanziario" (basato sul valore corrente delle aree edificabili a Milano di circa 900 €/mq di pavimento edificabile) per salvare Fondazione Fiera e i suoi amministratori (in primis il Presidente Roth sodale in CL di Lupi) dal fallimento e dalla responsabilità di dover rifondere il danno economico.

L'asta per la vendita dell'area ebbe così a base la cifra di 250 Milioni di Euro, ma le due migliori offerte furono quasi il doppio: 480 Milioni di Pirelli RE con un progetto di Renzo Piano che limitava i danni dell'eccesso volumetrico con un solo edificio alto posto a sud-est e verde pubblico compatto a sud-ovest e i 520 Milioni della cordata Citylife con l'anonimo progetto delle Tre (bizzarre) Torri a nord est che avrebbero completamente oscurato le abitazioni attigue preesistenti per l'intero periodo invernale e il verde pubblico frazionato fra gli edifici.

È facile intuire come la possibilità di pagare le aree il doppio delle rendita fondiaria corrente era dovuto all'entrata in campo dei grandi capitali finanziari internazionali in grado di fare scommesse speculative di lungo periodo impossibili ai tradizionali operatori immobiliari.

L'ingordigia di Fondazione Fiera supportata dall'assessore Lupi impedì non solo di dimezzare l'impatto del Piano Attuativo, ma persino di scegliere tra quelli dei due migliori offerenti il progetto un po' meno impattante.

Il ricorso dei cittadini danneggiati dall'ombra delle Tre Torri incredibilmente venne respinto pregiudizialmente dal Consiglio di Stato che li dichiarò "non legittimati a ricorrere" (come accaduto di recente per il ricorso al TAR sulla vicenda dello Stadio Meazza: ormai è una comoda scappatoia per i giudici tremebondi).

Le amministrazioni di centrosinistra Pisapia-De Cesaris e Sala-Maran succedutesi a quelle di centrodestra Moratti-Masseroli anziché cercare di salvare il salvabile alla scadenza decennale del Piano Attuativo lo hanno proseguito senza alcuna  modifica prorogandolo tal quale per ben due volte sino a quasi 20 anni di durata (come osserva gongolante Catella che di questa linea di "continuità" tra differenti orientamenti politici ha goduto i vantaggi sulle aree dell'ex Centro Direzionale/Repubblica)

E siamo all'oggi: Citylife ha sostituito l'ultimo edificio a torre previsto dal PII del 2005 con il bizzarro edificio "a sella iperbolica" denominato Citywave: quantità edificatorie totali e guai provocati dalle Tre Torri rimangono invariati, ma probabilmente l'ultimo edificio finisce per mangiarsi anche buona parte di quel poco di spazio pubblico sfrangiato fra gli edifici, ma parafrasando il Poeta: "È del progetto il fin la meraviglia... chi non sa far stupir vada alla striglia".

Io "alla striglia" manderei i protagonisti di quella "continuità" tanto cara a Catella-Coima e soci che rischia di riprodursi nelle candidature e nei programmi /progetti (vedi ex Ortomercato ed ex Piazza d'Armi) per le prossime elezioni, evitando di farci istupidire dallo "stupore" dei Mangiafuoco di turno.

Millemilabici 11.10.2026 foto e video

 Milano domenica 11 ottobre 

Nella Milano dei troppi morti in strada, degli sconti al motorshow e dell'ambiente ed ecologia come un fastidio, oltre 5000 persone si sono ritrovate per una piacevole pedalata.



Manifestazione moratoria datacenter. Milano 10.10.2026

 Milano 10 ottobre 2026.

Una settimana dopo la grande manifestazione rhodense che ha visto oltre 3000 cittadini percorrere tra le vie di Rho, passando da uno dei siti destinati a un datacenter, una iniziativa nazionale a Milano in piazza della scala, per chiedere una moratoria nazionale. 

Video dirette social fb quiMilano 


Video Tg3 

Dalla pagina social della rete dei comitati 

𝐂𝐄 𝐋’𝐀𝐁𝐁𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐅𝐀𝐓𝐓𝐀! 𝐆𝐑𝐀𝐙𝐈𝐄 𝐀 𝐓𝐔𝐓𝐓𝐄 𝐄 𝐀 𝐓𝐔𝐓𝐓𝐈! 

Un immenso e di cuore 𝐆𝐑𝐀𝐙𝐈𝐄 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢, vera anima della nostra Rete e insostituibili sentinelle dei territori! E un grazie gigantesco a ciascuna persona, associazione e realtà che oggi è scesa in piazza, ci ha sostenuto e ha fatto sentire la propria voce. È grazie alla tenacia, al presidio costante e all'impegno di tutti noi se la manifestazione di oggi, 10 ottobre, è stata un 𝐒𝐔𝐂𝐂𝐄𝐒𝐒𝐎 𝐒𝐓𝐑𝐀𝐎𝐑𝐃𝐈𝐍𝐀𝐑𝐈𝐎! 

La 𝐑𝐞𝐭𝐞 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐒𝐭𝐨𝐩 𝐃𝐚𝐭𝐚 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐞𝐫 ha fatto sentire un urlo forte, chiaro e inarrestabile: il nostro territorio non si svende! 

Ribadiamo a gran voce che la 𝐌𝐎𝐑𝐀𝐓𝐎𝐑𝐈𝐀 è la chiave di volta per fermare questa colonizzazione! Serve uno 𝐬𝐭𝐨𝐩 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐨 ai progetti devastanti per tutelare i beni comuni.

Vedere così tante persone unite, fianco a fianco con la stessa passione e determinazione, ci riempie di orgoglio e ci carica di un'energia incredibile. Abbiamo dimostrato che di fronte al consumo scriteriato di risorse e alla cementificazione selvaggia dei mega data center, le comunità sanno organizzarsi e lottare insieme! 

𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝟏𝟎 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚 𝐮𝐧 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚: 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐬𝐢𝐧𝐠𝐨𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐭𝐚̀ 𝐢𝐬𝐨𝐥𝐚𝐭𝐞, 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐞, 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞! 

UN GRAZIE INFINITO A TUTTE E TUTTI: a chi ha sfilato in piazza, a chi ha organizzato ogni dettaglio, a chi ha diffuso la voce sui social e nei quartieri, e 𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚. 

Non ci fermeremo qui. 𝐋𝐚 𝐥𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚, ma oggi abbiamo dimostrato a tutti la forza e la determinazione della nostra rete! 

#StopDataCenter #MoratoriaSubito #ReteNazionaleComitatiStopDataCenter #10Ottobre

Link per firmare la petizione 

https://www.change.org/p/imporre-un-anno-di-moratoria-per-i-datacenter-in-lombardia?recruiter=701818







Michela Palestra consigliera regionale del patto civico, Gilberto Rossi VERDI (AVS) candidato alle primarie del centrosinistra di Milano, Barbara Meggetto presidente di Legambiente Lombardia 
Onorio Rosati consigliere regionale AVS (sinistra italiana) e Gilberto Rossi VERDI 




mercoledì 7 ottobre 2026

“Milano: Borghi, Patrimonio, Periferie” - Storie di impegno civico per la salvaguardia di paesaggi urbani e rurali a cento anni dalle aggregazioni comunali 1923-2023

  Sabato 10 ottobre, alle ore 16, sull’aia di Cascina Linterno

Via F.lli Zoia 194 – Parco delle Cave – 20152 – Milano

Se dovesse piovere ci sposteremo nella Chiesetta o in idoneo spazio riparato.

Un libro a dir poco stupendo, promosso dall'Associazione Antichi Borghi Milanesi (ABM), pubblicato dalla Casa Editrice Magenes, a cura di Roberto Schena, Claudio Salsi, Lionella Scazzosi e Riccardo Tammaro, con il coordinamento editoriale di Andrea L'Erario e l'apporto scientifico di molti esperti, ricercatori e studiosi del territorio.

Milano non è solo il suo centro città; questo libro riscopre infatti l’anima dei suoi borghi.

 L’incontro verrà moderato da Rosario Pantaleo.

Il libro è disponibile presso la Libreria “Linea di Confine” di Via Ceriani, 20 a Baggio 

sabato 3 ottobre 2026

Agenti della locale tentano di speronare il portavoce dei Verdi. 2.10.2026

 Ossona, Milano, 2 ottobre 2026

Iniziamo questo racconto ai tratti dell'incredibile, se non fosse stato prontamente documentato, dalla fine, dalla mail inviata dal segretario dei Verdi già capogruppo consiliare dei Verdi di Ossona, alla comandante di polizia locale, a sua Eccellenza il Prefetto di Milano e al ministero dell'interno.


Immagine a fine blog



Video


I motivi? Presumibilmente i video di quiMilano che denunciano le persecuzioni al leader dei Verdi e ora candidato per le primarie del centrosinistra e un chiaro presunto abuso edilizio, dalla demolizione di un fienile a un appartamento con la dicitura errata. 









Rho, corteo moratoria datacenter 3.10.2026

 Rho 3.10.2026

Video quiMilano 

https://www.facebook.com/share/v/17h2kCMAWQ/

Dai social di sos fornace 

IN OLTRE 2000 A RHO CONTRO LE BIG TECH E I LORO DATA CENTER: IL CORTEO INVADE IL CANTIERE DI VIA MOSCOVA

Un grande corteo di oltre duemila persone ha attraversato oggi le strade di Rho per dare vita alla prima grande manifestazione di piazza contro l'invasione dei Data Center. Una giornata straordinariamente partecipata, colorata e determinata, promossa dal Centro Sociale SOS Fornace, che ha visto la partecipazione di cittadini rhodensi, studenti, lavoratori, comitati e realtà territoriali giunte da tutta la provincia di Milano.

Durante la manifestazione l* attivist* del Centro Sociale, con le maschere degli oligarchi digitali Musk, Bezos, Zuckerberg, Altman e Amodei, hanno forzato l'accesso al cantiere del Data Center di via Moscova e sono penetrat* all'interno del sito.

Come comunicato dagli interventi dal carro di testa, il corteo ha in questo modo voluto riappropriarsi simbolicamente di una porzione di territorio sottratta a chi lo abita per essere svenduto alle Big Tech, riaffermando nel contempo il diritto alla città, alla salute e a una vita degna in un ambiente salubre calpestati in nome del profitto con la complicità del Governo, di Regione Lombardia e di amministratori locali compiacenti.

Sulla recinzione del cantiere del Data Center di proprietà della multinazionale australiana Goodman Group l* attivist* hanno tracciato a caratteri cubitali la scritta "STOP DATA CENTER" per ribadire che questo progetto e tutti gli altri impianti previsti nel Rhodense e nella città metropolitana devono essere fermati immediatamente. La piazza di oggi dimostra che la comunità non è disposta a subire la predatoria voracità delle multinazionali del Tech.

Le azioni si sono svolte di fonte a striscioni e bandiere col messaggio "No data center" esposte sui balconi del condominio di Via Costa, situato a poche decine di metri dal cantiere.

Gli obiettivi della mobilitazione sono chiari e non negoziabili:

•    A Rho blocco immediato dell'ATU 4 e stop definitivo al progetto sull'area dell'ex-Nilit.

•    Moratoria generale su ogni nuova autorizzazione di Data Center a Rho e in tutta la provincia di Milano.

•    Valutazione Ambientale Strategica (VAS) complessiva che analizzi gli impatti cumulativi sull'ambiente e sulla salute derivanti dalla concentrazione dei progetti sul territorio; un passaggio indispensabile per fermare la volontà del Governo di alimentare questi ecomostri attraverso la reintroduzione delle centrali nucleari.

La lotta non si ferma alla giornata di oggi; la mobilitazione continua: rilanciamo la partecipazione al presidio che convochiamo per lunedì 5 ottobre alle 21:00 presso l'Auditorium di via Meda, in occasione dell'assemblea pubblica convocata dal Comune, così da trasformare la loro passerella in un vero confronto politico e pretendere impegni vincolanti in difesa del territorio.

Centro Sociale SOS Fornace



Dai social de La terra trema (per il testo) 

RHO - 3 OTTOBRE 2026

In pochi mesi in Lombardia, soprattutto nell’hinterland di Milano, si è affacciata una forza sociale che oggi è scesa per la prima volta in corteo.

Una forza sociale che ci auguriamo cresca nei prossimi MESI. Contro i DATA CENTER, contro l’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, contro il TECNOCAPITALISMO.

I data center producono nocività là dove si vanno ad insediare. Su migliaia di metri cubi di cemento, processano dati per le grandi società tecnologiche trilionarie. Server che addestrano l’intelligenza artificiale non solo per farci giocare, omologare e rimbecillire con Chat CPT. Sono un pericolo per gli agricoltori e per interi sistemi alimentari. Dati e intelligenza artificiale hanno un ruolo determinante nei genocidi e nelle guerre, è quello che avviene ogni giorno in Palestina.

Quel che digitale, intelligenza artificiale, capitalismo cibernetico hanno prodotto è oggettivamente orribile, rappresenta la vetta dell’ideologia dei cultori del moderno, occidentale, e il futuro, se non ci sarà una discontinuità radicale, sarà ancora più orribile. La fine dell’invisibilità del virtuale, attraverso le cattedrali di dati e cemento, deve aprire alla possibilità del conflitto, di un esodo dagli schermi, di una linea di fuga da questo mondo.

MAI SERVE DEI VOSTRI SERVER | NO DATA CENTER AD ABBIATEGRASSO, A RHO, IN OGNI DOVE















Foto di Gilberto Rossi