venerdì 6 novembre 2026

Contrada San Magno. Nuove nomine. 5.11.2026

 Busto Arsizio, museo del tessile, 5 novembre 2026, cena della contrada San Magno, in occasione del Santo Patrono della Città di Legnano. 

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Datacenter. SENZA REGOLE CONDIVISE, NESSUNA SICUREZZA

 SENZA REGOLE CONDIVISE, NESSUNA SICUREZZA

In Italia manca ancora una disciplina nazionale organica che definisca criteri ambientali specifici per la localizzazione dei data center e stabilisca quale concentrazione di impianti un territorio possa sostenere. Le norme puntano soprattutto a semplificare e accelerare le autorizzazioni, mentre serve una programmazione capace di valutarne le conseguenze complessive.

Un data center, considerato isolatamente, può sembrare sostenibile. Ma quando gli impianti si moltiplicano nella stessa zona, si sommano consumi di energia e acqua, emissioni, rumore, calore, consumo di suolo e nuove infrastrutture elettriche. Valutare ogni progetto separatamente rischia di sottostimare il carico ambientale che ricade su chi vive in quel territorio.

Studi italiani e internazionali hanno aperto un dibattito su questi problemi. Anche cittadini e comitati hanno contribuito concretamente: hanno esaminato i progetti, presentato osservazioni e promosso approfondimenti tecnici e scientifici. Questo lavoro richiede ora un confronto pubblico più ampio, trasparente e fondato su dati verificabili.

Occorre considerare insieme le risorse naturali ed energetiche utilizzate, le conseguenze sulla salute e le possibili ricadute economiche e sociali, compreso il rischio di aumenti dei prezzi e del costo della vita.

La Lombardia e la Pianura Padana sono già sottoposte a forti pressioni ambientali, a partire dall’inquinamento dell’aria. Ogni nuovo impianto aggiunge un peso a una situazione già critica.

Serve valutare e governare l’effetto complessivo di tutti gli impianti concentrati nello stesso territorio. È su questo che chiediamo regole chiare, trasparenza e garanzie per i cittadini.

Le destre estreme e il cristianesimo, di Franco Monaco

Le destre estreme e il cristianesimo

Il monito di Leone XIV sull’uso politico della fede riporta al centro la lezione di Schuman e dei padri dell’Europa: uguaglianza, fratellanza e libertà democratiche come argine al ritorno dei nazionalismi, alle discriminazioni e alle pulsioni autoritarie. È L’Opinione del numero di novembre del mensile diocesano

di Franco MONACO

Già parlamentare, politologo

4 Novembre 2026

Da Il Segno di novembre

https://www.chiesadimilano.it/news/attualita/opinione-segno-novembre-2026-2888043.html

Come è abitudine da qualche tempo, specie con i viaggi di papa Francesco, anche Leone XIV, rientrando dalla Francia, ha incontrato i giornalisti sul volo per Roma. In quella circostanza, pur con tono colloquiale, ha avuto parole severe sulle formazioni politiche di estrema destra che sembrano in grande ascesa in Europa e non solo. In particolare, egli ha rimarcato che esse non sono espressione dell’autentico cristianesimo. Ripeto: il tenore pacato, così caratteristico di papa Leone, nulla toglie alla sostanza ferma e diretta del suo giudizio. Che non è di natura politica. Poco prima, Prevost si è così espresso: «Ho predicato il Vangelo: se questo è politica, l’ho fatta, non per immischiarmi nella politica francese. L’ho fatto per insegnare ciò in cui la Chiesa crede».

Da gran tempo il magistero della Chiesa ha somma cura di distinguere tra la propria vocazione universalistica e le appartenenze politiche e, di riflesso, da un lato, di mettere nel conto un legittimo pluralismo delle opzioni e degli orientamenti politici tra i credenti, dall’altro, di rispettare l’autonomia responsabile dei laici cristiani nella sfera loro propria dell’azione dentro la città dell’uomo (espressione cara a Giuseppe Lazzati).

Perché allora quel monito? Esso muove dalla convinzione che non ogni visione e militanza politica siano compatibili con una non evanescente ispirazione cristiana, che essa non è priva di implicazioni etico-politiche.

Merita notare che papa Leone era reduce dal discorso pronunciato a Metz in ricordo di Robert Schuman, uno dei padri dell’Europa, da associare al nostro Alcide De Gasperi e al tedesco Konrad Adenauer. Tre statisti lungimiranti accomunati da un’ispirazione cristiana e dalla visione dell’Europa unita, già nel tempo della guerra fredda. All’insegna del motto «mai più la guerra». L’opposto dei nazionalismi oggi risorgenti e che – allora riusciva chiaro alle menti più lucide – erano stati all’origine delle due guerre mondiali. L’opposto del tratto comune alle destre estreme che si sviluppano in Europa, con il sostegno esplicito dell’amministrazione americana, ovvero il ripudio ideologico e pratico della Ue e delle sue istituzioni, concepite appunto per mettere in comune quote di sovranità da parte degli Stati. Disarticolare l’Europa è il loro programma.

Ma vi sono altre due ragioni che spiegano il severo giudizio di Leone. La prima: la pretesa di quelle destre di farsi paladine del cristianesimo, di proporsi come arma politica di esso. Facendo confusione tra religione e politica. Di più: usando la religione a fine politico. Un’operazione blasfema. La seconda la si rinviene nelle parole del discorso con cui il Papa ha celebrato Schuman: «Il cristianesimo ha insegnato l’uguaglianza di natura tra tutti gli uomini, figli dello stesso Dio, redenti dallo stesso Cristo, senza distinzione di razza, colore, classe o professione».

La fondamentale uguaglianza tra gli uomini portata dal cristianesimo nella evoluzione delle civiltà e recepita dalla nostra Costituzione al suo articolo 3 è il punto sul quale le destre estreme fanno problema. Per la loro inclinazione a escludere e discriminare che sconfina nel suprematismo e nel razzismo. Non a caso gran parte della loro fortuna elettorale fa leva su sentimenti di paura verso i migranti. Nonché su una visione securitaria della società nella quale anziché la fiducia dominano il pregiudizio e l’esclusione del diverso. Homo homini lupus versus fratellanza.

Se è soprattutto il principio di uguaglianza immanente al cristianesimo a rappresentare un motivo di contrasto con le destre estreme, un ulteriore elemento è quello di una visione gerarchico-autoritaria del rapporto tra persona, società e Stato. Non senza un secolare travaglio, la coscienza cristiana, un tempo ostile o diffidente verso lo sviluppo delle moderne democrazie, nel secolo scorso, specie con il Concilio e, segnatamente, con la dichiarazione Dignitatis humanae, è approdata all’apprezzamento senza più riserve per le libertà moderne, la democrazia, il costituzionalismo, la laicità dello Stato. Nella consapevolezza, dapprima incerta, ma con il tempo finalmente compiuta, che quelle conquiste di matrice illuminista, in passato avversate dalla Chiesa, non fossero in contrasto, ma al contrario in sintonia con la radice cristiana della dignità della persona e del menzionato principio di uguaglianza.

Per converso, le destre estreme si segnalano per visione e per istinti autocratici che, per definizione, collidono con le libertà e il pluralismo dei moderni Stati democratici e costituzionali. È la suggestione della verticalizzazione e della concentrazione del potere che mortifica la partecipazione e il protagonismo dei cittadini e mette la mordacchia alle istituzioni di garanzia concepite dal costituzionalismo democratico come “limite al potere di chi comanda”.

Paradigmatico il caso dell’AfD, partito di estrema destra tedesco, non immune da rigurgiti neonazisti. Già nel 2024, a fronte della sua avanzata, i vescovi tedeschi avevano assunto una posizione netta: «La Chiesa cattolica respinge con forza ogni forma di estremismo. Si tratta di minacce irresponsabili al bene comune e all’ordine liberale. Attualmente l’estremismo di destra rappresenta la più grande minaccia di natura estremista per il nostro Paese e per l’Europa». Essi enunciavano in particolare il “nazionalismo etnico” di quel partito che concepisce un popolo asseritamente naturale come comunità di discendenza e di sangue, contrapponendolo agli altri popoli, privi di dignità e di diritti. Popolo inteso come ethnos anziché come demos.

martedì 3 novembre 2026

Milano, cimitero Monumentale, 2.11.2026

 Milano, cimitero Monumentale, 2.11.2026










Una cerimonia molto bella ed emozionante, prima il signor Sindaco Beppe Sala ha reso omaggio al Dottor Veronesi, che mi pare fosse amico di nonna e fu medico di nonno. 

Poi, nella celebrazione la Presidente Elena Buscemi ha riportato le biografie dei nuovi iscritti al Famedio, in particolare quella del Capitano Franco Baresi e di Vera, la fondatrice delle madri di plaza de Mayo; l'avevo sentita e vista un paio di volte in università, lo ricordo perché, a mio avviso, da il senso non solo di Milano, ma del mondo intero. Perché i grandi milanesi sono dei Grandi, per Tutto il Mondo. 


Sulle polemiche che ritengo fuori luogo, e cito solo per onor di cronaca, quelle sul Capo di noi dell'ufficio regionale dei Verdi della Lombardia e fondatore dei Verdi e della lega per l'ambiente, va detto, che è ancora troppo, troppo, vivo il ricordo e non sopito il dolore, perché fosse già iscritto. Il lutto necessita tempo per la rielaborazione, e è giusto così, ci sarà il tempo, ora, sarebbe stato strumentalizzato e non compreso; così giovane ancora e così attuale, basti pensare come venga costantemente ricordato in ogni iniziativa per la difesa dell'ambiente, e, se posso dire, anche a sproposito (e mi scuso) anche per le prossime elezioni. È come chiedere a Maradona o a Van Basten di giocare la partitella della domenica all'oratorio.


Grazie Milano 

Perché Milan l'è na gran Milan 


Ed ora, riascoltiamo e ringraziamo il Sindaco e la Presidente del Consiglio comunale 

E ringraziamo di essere milanesi



lunedì 2 novembre 2026

Datacenter, audizione in regione Lombardia 2.11.2026

 Dal web 

2 novembre 2026 – Intervento di Enrico Duranti, Rete dei Comitati Stop Data Center

Signor Presidente, gentili Consiglieri regionali,

intervengo in rappresentanza della Rete dei Comitati Stop Data Center, nonché come Presidente del Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio.

La nostra richiesta fondamentale è una moratoria nazionale sui nuovi insediamenti di data center.

Non siamo contrari all'innovazione tecnologica. Chiediamo però di fermare la proliferazione di infrastrutture caratterizzate da enormi consumi energetici, rilevanti fabbisogni idrici e trasformazioni territoriali, fino a quando non sarà definita una pianificazione complessiva che ne valuti il reale fabbisogno e la sostenibilità.

Chiediamo alla Regione Lombardia di sostenere la moratoria nazionale e di farsene promotrice presso il Governo e il Parlamento.

Nel frattempo, riteniamo indispensabile intervenire sulle criticità della legge regionale n. 11 del 2026 e della riforma proposta.

Il 27 ottobre 2026, Terre Nostre – Coordinamento Nazionale per la Salute e per l'Ambiente e il Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio, di cui sono Presidente, hanno depositato presso il Consiglio regionale 49 pagine di osservazioni giuridiche e tecniche, elaborate con il contributo di professionisti esperti in diritto amministrativo, urbanistico e ambientale, con esperienza diretta nei procedimenti autorizzativi.

Il documento contiene proposte di modifica legislativa già formulate e motivate.

La Rete sostiene integralmente queste osservazioni e chiede ai consiglieri regionali di farle proprie, traducendole in emendamenti al testo legislativo.

Ne illustrerò brevemente i punti fondamentali.

Pag. 2 

1. Acque contaminate e obblighi nazionali di bonifica 

La prima criticità è particolarmente grave, perché riguarda la salute e il rischio di diffusione di sostanze inquinanti nell'ambiente.

La proposta vieta il consumo d'acqua per il raffreddamento dei data center, ma contemporaneamente consente deroghe, tra cui l'utilizzo di acque contaminate, trattandole soltanto dopo il loro impiego.

Pensiamo ai PFAS e ad altre sostanze persistenti e pericolose per la salute: nei sistemi di raffreddamento evaporativi, gli inquinanti potrebbero essere dispersi attraverso aerosol e 

microgoccioline.

Il trattamento successivo dell'acqua non può eliminare gli inquinanti eventualmente già dispersi.

C'è inoltre un problema giuridico fondamentale.

Il Testo Unico Ambientale disciplina la gestione delle acque sotterranee contaminate e gli interventi 

di messa in sicurezza e bonifica, stabilendo precise condizioni anche per il loro eventuale utilizzo 

industriale.

Trattare un'acqua contaminata non significa bonificare la falda dalla quale proviene.

La Regione non può introdurre deroghe che rischino di aggirare le garanzie nazionali in materia di 

tutela ambientale.

Abbiamo quindi chiesto l'eliminazione della deroga sulle acque contaminate e di quella per i sistemi 

ad elevata efficienza idrica, che possono comunque comportare consumi considerevoli.

2. Quantificazione dei consumi idrici complessivi

Non basta vietare il consumo d'acqua per il raffreddamento: bisogna conoscere quanta acqua 

consumerà complessivamente il data center.

Occorre valutare tutti gli utilizzi idrici insieme ai fabbisogni della popolazione, delle attività produttive 

e soprattutto dell'agricoltura.

Abbiamo proposto una valutazione obbligatoria dei consumi complessivi e cumulativi, prevedendo 

che un insediamento non possa essere autorizzato quando non sia dimostrata la compatibilità 

con le risorse idriche disponibili.

3. Divieto di frazionamento artificioso dei progetti

Un grande data center può essere suddiviso in più edifici, lotti o fasi successive, ciascuno oggetto di 

una distinta autorizzazione.

A questi si aggiungono sottostazioni elettriche, connessioni alla rete, impianti fotovoltaici e sistemi di 

accumulo BESS, spesso autorizzati separatamente.

Ma suddividere un progetto sulla carta non significa ridurne l'impatto sul territorio.

La normativa nazionale ed europea sulle valutazioni ambientali non consente il frazionamento artificioso per eludere le soglie, evitare le valutazioni prescritte o aggirare le competenze delle autorità statali.

Abbiamo proposto una disposizione che imponga di valutare unitariamente gli interventi, gli ampliamenti e le opere funzionalmente connesse, anche quando presentati da soggetti differenti.

Il territorio subisce l'impatto dell'intero insediamento, non quello delle singole pratiche amministrative. 

Caso esemplare è quello dei Campus di Siziano di Settimo Milanese. Prendiamo Settimo, dove sono presenti 4 società, Equiinix, Data 4, Vantage e Microsoft. Complessivamente ci sono 228 generatori e 6600 t di gasolio. Mentre il procedimento di Data4 è stato fatto unitariamente, 

Equinix ha presente 4 Via distinte in moduli da 2 DC. In questo modo non viene calcolato la potenza termica totale tra tutto il Campus Equinix che supera le 633MWth e quindi da assoggettare obbligatoriamente ad una Valutazione impatto sanitario. Stesso discorso vale per la quantità di gasolio e il relativo stoccaggio previsto, visto che sono presenti 3595 m3 di stoccaggio disponibile, pari alla possibilità di stoccare 2876 tonnellate di gasolio, facendo ricadere l’intero campus Equinix in direttiva Seveso. Intero campus Equinix che dovrebbe essere valutato per effetto domino con il Campus Data4 , anch’esso ricadente in Seveso, per la presenza di 3110 t di gasolio. 

Chiedo a voi, signori consiglieri, cos’è questo se non frazionamento artificioso dell’opera? 

4. Qualificazione urbanistica e autonomia dei Comuni

La quarta osservazione riguarda il rispetto delle scelte urbanistiche dei Comuni.

La legge regionale qualifica come produttivi i data center con potenza superiore a 5 MW.

Ma perché la potenza elettrica dovrebbe determinare la destinazione urbanistica? Un data center da 4 MW e uno da 40 MW svolgono sostanzialmente la stessa funzione.

Soprattutto, la qualificazione come attività produttiva non significa che un data center possa essere automaticamente realizzato in qualsiasi area produttiva.

Ogni Comune ha stabilito attraverso il proprio PGT quali attività siano ammesse, quali escluse e a quali condizioni.

La proposta regionale introduce il ricorso al piano attuativo quando la trasformazione risulti già consentita.

Ma il piano attuativo serve ad attuare il PGT, non a modificarlo o ad aggirarlo.

Se un progetto non è conforme, occorre, quando consentito, una variante urbanistica. E la variante non è un atto dovuto al proponente: è una scelta discrezionale del Comune.

Pag. 4 

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 179 del 2019, ha richiamato la necessità di rispettare 

l'autonomia pianificatoria comunale.

Abbiamo proposto di escludere qualsiasi automatismo tra destinazione produttiva e conformità urbanistica.

Un'area produttiva non è un'area nella quale si può realizzare qualsiasi cosa. Nessun Comune deve essere obbligato a modificare il proprio PGT per consentire un investimento privato.

5. Sostenibilità energetica e programmazione regionale

I data center richiedono enormi quantità di energia elettrica.

La Regione ha già una programmazione energetica, il PREAC, coordinata con il Piano Nazionale 

Integrato per l'Energia e il Clima.

È stato verificato se il fabbisogno aggiuntivo dei data center sia compatibile con gli obiettivi di 

efficienza energetica e decarbonizzazione?

Il mancato rispetto degli obblighi europei può comportare anche procedure d'infrazione nei confronti 

dello Stato.

Abbiamo quindi chiesto una verifica obbligatoria della sostenibilità energetica e della coerenza con la 

programmazione regionale e nazionale, considerando gli effetti cumulativi degli insediamenti.

6. Calore disperso, isole di calore e salute

Vorrei richiamare in particolare l'attenzione della Commissione su una criticità sottovalutata: il calore 

prodotto dai data center.

Queste infrastrutture consumano enormi quantità di energia elettrica, una parte rilevante della quale 

viene trasformata in calore.

Ma dove finisce tutto questo calore?

Salvo la parte eventualmente recuperata, cosa del tutto impossibile per un Hyeperscale, tutto il resto 

del calore viene disperso nell'ambiente circostante.

Quali effetti può produrre sulle abitazioni, sulle coltivazioni, sulla temperatura delle aree vicine e sulla 

qualità dell'aria?

La Pianura Padana presenta già importanti criticità legate all'inquinamento atmosferico e alle 

temperature estive.

Il calore disperso può aggravare le isole di calore, modificare le condizioni microclimatiche e 

influenzare la dispersione degli inquinanti, creando trappole termiche peggiorative, con 

concentrazioni di particolato

che già ora presentano criticità sulla qualità dell’aria.

Pag. 5 

A questo si aggiungono le emissioni dei gruppi elettrogeni di emergenza.

Non possiamo limitarci a valutare ciò che accade all'interno del data center. Dobbiamo sapere 

che cosa accade all'esterno, dove vivono le persone.

La Regione non può limitarsi a prevedere il recupero del calore senza imporre una verifica di quello 

disperso nell'ambiente.

Abbiamo proposto di rendere obbligatoria la quantificazione del calore prodotto, recuperato e disperso, 

la valutazione degli effetti microclimatici e degli impatti cumulativi, perché è la stessa direttiva 

comunitaria 2014/52/UE che lo prevede, come poi recepito nell’allegato VII della parte seconda del 

Testo Unico Ambientale.

Quando emergano condizioni di incompatibilità ambientale o sanitaria non superabili, 

l'insediamento non deve poter essere autorizzato.

7. Mappatura regionale dei data center

La Regione deve conoscere quanti data center siano presenti, autorizzati o in progetto, quale potenza 

richiedano e quali infrastrutture comportino.

Una semplice mappa geografica non basta. Abbiamo proposto un sistema informativo completo e 

aggiornato, indispensabile per valutare gli effetti cumulativi degli insediamenti.

8. Trasparenza e partecipazione dei cittadini

Troppo spesso i cittadini scoprono i progetti quando i procedimenti sono già avanzati.

La Convenzione di Aarhus riconosce, nei procedimenti cui si applica, il diritto all'informazione 

tempestiva e alla partecipazione effettiva.

La partecipazione non può iniziare quando ormai è troppo tardi per incidere sulle decisioni.

Abbiamo proposto specifici obblighi di informazione preventiva e trasparenza.

9. Applicazione delle nuove tutele ai procedimenti in corso

La riforma esclude dall'applicazione di alcune nuove disposizioni le domande già presentate.

Ma che senso ha introdurre nuove garanzie ambientali se molti progetti ancora in istruttoria 

rischiano di esserne esclusi?

Abbiamo chiesto che le nuove tutele si applichino anche ai procedimenti non conclusi, nei limiti 

consentiti dall'ordinamento, e che gli insediamenti esistenti siano sottoposti a mappatura e monitoraggio.

Pag. 5 

A questo si aggiungono le emissioni dei gruppi elettrogeni di emergenza.

Non possiamo limitarci a valutare ciò che accade all'interno del data center. Dobbiamo sapere 

che cosa accade all'esterno, dove vivono le persone.

La Regione non può limitarsi a prevedere il recupero del calore senza imporre una verifica di quello 

disperso nell'ambiente.

Abbiamo proposto di rendere obbligatoria la quantificazione del calore prodotto, recuperato e disperso, 

la valutazione degli effetti microclimatici e degli impatti cumulativi, perché è la stessa direttiva 

comunitaria 2014/52/UE che lo prevede, come poi recepito nell’allegato VII della parte seconda del 

Testo Unico Ambientale.

Quando emergano condizioni di incompatibilità ambientale o sanitaria non superabili, 

l'insediamento non deve poter essere autorizzato.

7. Mappatura regionale dei data center

La Regione deve conoscere quanti data center siano presenti, autorizzati o in progetto, quale potenza 

richiedano e quali infrastrutture comportino.

Una semplice mappa geografica non basta. Abbiamo proposto un sistema informativo completo e 

aggiornato, indispensabile per valutare gli effetti cumulativi degli insediamenti.

8. Trasparenza e partecipazione dei cittadini

Troppo spesso i cittadini scoprono i progetti quando i procedimenti sono già avanzati.

La Convenzione di Aarhus riconosce, nei procedimenti cui si applica, il diritto all'informazione 

tempestiva e alla partecipazione effettiva.

La partecipazione non può iniziare quando ormai è troppo tardi per incidere sulle decisioni.

Abbiamo proposto specifici obblighi di informazione preventiva e trasparenza.

9. Applicazione delle nuove tutele ai procedimenti in corso

La riforma esclude dall'applicazione di alcune nuove disposizioni le domande già presentate.

Ma che senso ha introdurre nuove garanzie ambientali se molti progetti ancora in istruttoria 

rischiano di esserne esclusi?

Abbiamo chiesto che le nuove tutele si applichino anche ai procedimenti non conclusi, nei limiti 

consentiti dall'ordinamento, e che gli insediamenti esistenti siano sottoposti a mappatura e 

monitoraggio.



CHI PARLA DI DUE STADI A SAN SIRO NON HA COMPRESO QUELLO DI CUI SI DIBATTE E SPOSTA LA DISCUSSIONE DAL VERO TEMA DELL'IMPATTO AMBIENTALE E SANITARIO

 COMUNICATO STAMPA

CHI PARLA DI DUE STADI A SAN SIRO NON HA COMPRESO QUELLO DI CUI SI DIBATTE E SPOSTA LA DISCUSSIONE DAL VERO TEMA DELL'IMPATTO AMBIENTALE E SANITARIO

Davvero sconcerta sentire che Mario Calabresi sposa la proposta di Ignazio La Russa di costruire un nuovo stadio a San Siro, accanto a quello già esistente. È una proposta  che non migliora l'impatto ambientale, che porterebbe ad avere quotidianamente o quasi 70.000 spettatori nell'area e che vedrebbe i fondi proprietari mantenere la possibilità di edificare comunque i diritti volumetrici maturati. L'unica reale alternativa è quella di continuare a insistere che la VAS non sia stralciata in 2 fasi e che venga realizzata una Valutazione di Impatto Sanitario insieme alla VAS e che parta dall'evidenza che Milano è una della città più inquinate di Europa, con quindi effetti ancor più catastrofici sulla salute, determinati dalle poveri delle macerie, dal blocco del traffico e dal'andirivieni di 22.000 camion. Non è quindi il momento delle proposte fantasiose ma della presa di coscienza del disastro ambientale e sanitario che sta per abbattersi su Milano, con conseguente pretesa che si garantiscano le tutele e i monitoraggi previsti dalla legge.

Lo dichiara Alessandro Giungi, consigliere comunale PD

Milano. Famedio 2 novembre 2026

 Milano, cimitero Monumentale, Famedio 2 novembre 2026

Iscrizione nuovi milanesi illustri

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Inveruno. Fiera di San Martino il programma della 419^ edizione

 Da: https://www.fierasanmartino.it/il-programma-della-419-edizione?fbclid

VENERDÌ 6 NOVEMBRE

Sala F. Virga – Biblioteca Comunale

Ore 21.00 ATTUALITÀ E FUTURO DEL BIOLOGICO a cura del Dott. Giovanni Molina

GIOVEDÌ 12 NOVEMBRE

Sala F. Virga – Biblioteca Comunale

Ore 21.00 QUI C’ERA…ORA C’È – Percorso interattivo tra luoghi, attività, tradizioni e racconti di ieri e di oggi a cura di Centro Ricreativo APS


SABATO 14 NOVEMBRE

Sala F. Virga – Biblioteca Comunale

Ore 9.30

CERIMONIA INAUGURALE della 419° Edizione della Fiera di San Martino

Ore 10.00 – 18.00

VALERIO PILON – UNA VITA PER L’ARTE


Padiglioni Viale Piemonte

Ore 10.00 – 18.00

RASSEGNA CUSTODI DI BIODIVERSITÀ col patrocinio di Regione Lombardia

MOSTRA SOCIALE AVICOLA a cura dell’Associazione Lombarda Avicoltori


Ore 14.30 – 18.00

Visita guidata alla FATTORIA DIDATTICA con animali da allevamento e da cortile

Mungere, un’arte antica: impariamo a mungere con la MUCCA MARGHERITA

Un dolce ronzio: spiegazioni sull’allevamento di api e produzione del miele

Carta di corteccia di rami di gelso: creazione di un foglio di carta partendo dalla materia prima

Magie d’autunno, le mani che trasformano: creazione di oggetti con materiale di sottobosco

La seta: la storia di un filo… sul filo della Storia: …saltando di Baco in Frasca

Naturalmente…si crea: creazioni con fili di lana

Bimbi in sella: giro e mini spettacoli con pony


Area espositiva Via Manzoni e Via Liguria

Ore 9.00 – 22.00

STAND COMMERCIALI E ARTIGIANALI – MOSTRA MERCATO CONIGLICOLTURA

STAND CAMPAGNA AMICA a cura di Coldiretti

PRODOTTI DEL CONSORZIO PRODUTTORI AGRICOLI DEL PARCO DEL TICINO

PUNTO RISTORO A PRANZO E CENA


LUNEDÌ 16 NOVEMBRE

Centro Storico

Ore 8.00 – 18.00 FIERA DELLE MERCI, BANCARELLE IN PIAZZA


Parco Comunale (da Largo S. Pertini)

Ore 10.00 – 18.00 ANIMALI NEL PARCO


Padiglioni Viale Piemonte

Ore 10.00 – 18.00

RASSEGNA CUSTODI DI BIODIVERSITÀ col patrocinio di Regione Lombardia

MOSTRA SOCIALE AVICOLA a cura dell’Associazione Lombarda Avicoltori

Visita guidata alla FATTORIA DIDATTICA con animali da allevamento e da cortile

Mungere, un’arte antica: impariamo a mungere con la MUCCA MARGHERITA

Un dolce ronzio: spiegazioni sull’allevamento di api e produzione del miele

Carta di corteccia di rami di gelso: creazione di un foglio di carta partendo dalla materia prima

Magie d’autunno, le mani che trasformano: creazione di oggetti con materiale di sottobosco

La seta: la storia di un filo… sul filo della Storia: ..saltando di Baco in Frasca

Naturalmente…si crea: creazioni con fili di lana

Bimbi in sella: giro e mini spettacoli con pony


Area espositiva Via Manzoni e Via Liguria

Ore 9.00 – 18.00

STAND COMMERCIALI E ARTIGIANALI

MOSTRA MERCATO CONIGLICOLTURA

STAND CAMPAGNA AMICA a cura di Coldiretti

PRODOTTI DEL CONSORZIO PRODUTTORI AGRICOLI DEL PARCO DEL TICINO

PUNTO RISTORO A PRANZO E CENA


Largo Sandro Pertini

Ore 9.00 – 18.00 MASTERSCIATT – FESTIVAL DELLA VALTELLINA

GIOVEDÌ 19 NOVEMBRE

Sala F. Virga – Biblioteca Comunale

Ore 21.00 TUTELARE IL SUOLO PER PRODURRE CIBO a cura del Dott. Giovanni Molina


MOSTRE (visitabili da sabato 14 a lunedì 16)

Presso Centro Ricreativo APS – P.zza Don Rino Villa

Ore 10.00 – 18.00

Mostra Fotografica QUI C’ERA…ORA C’È dedicata ad Inveruno e Furato

ACQUA, COLORE E PENNELLO: ESPERIENZE DAI POMERIGGI CON CHIARA


Presso la Biblioteca in sala F. Virga

Ore 10.00 – 18.00 VALERIO PILON – UNA VITA PER L’ARTE

sabato 31 ottobre 2026

Magenta. Flash mob no datacenter 31.10.2026

Magenta, piazza Formenti, sabato 31 ottobre 2026, partecipatissimo flash mob per promuovere la raccolta firme e l'assemblea dell'8 novembre.

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Diretta 

https://www.facebook.com/share/v/1Enifn7LiY/







venerdì 30 ottobre 2026

Milano. Sciopero generale 30 ottobre 2026

 Incredibile partecipazione per lo sciopero generale promosso da USB e sostenuto dalle altre sigle sindacali del sindacalismo di base, in solidarietà ai lavoratori dei porti europei contro la guerra. Oltre 100.000 persone, da due concentramenti, dal Politecnico e dalla stazione centrale, per arrivare fino alla tangenziale est. 

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