Ossona, città metropolitana di Milano e ultimo fortino leghista.
Viene convocato il consiglio comunale, dove al primo punto vi è la sostituzione del consigliere Gussoni.
Gussoni è, o era, anche assessore, il che , nel nulla del dibattito pubblico ossonese, lascia spazio a varie interpretazioni.
Verrà sostituito da E. Barbaglia, storica iscritta leghista, e la stagione congressuale della lega, mai così a corto di consenso, alle porte, potrebbe essere una risposta.
Milano, 23 aprile 2026 - L’Amministrazione comunale, con una delibera di Giunta, ha confermato la volontà di prendere parte al processo relativo a un immobile in piazza Aspromonte in qualità di persona offesa, subentrando così al gruppo di cittadini che di recente si sono costituiti parte civile in sostituzione dell’Ente. Il Comune non aderisce all’azione popolare intrapresa dal suddetto gruppo di cittadini, riservandosi di esercitare un’autonoma azione civile risarcitoria nel caso in cui, al termine del processo, vengano accertate responsabilità degli imputati.
La decisione di non costituirsi parte civile è, peraltro, coerente con quanto già precedentemente stabilito dalla delibera approvata nel febbraio 2024, che aveva escluso l’interesse a costituirsi parte civile nei procedimenti penali aperti.
L’Amministrazione ritiene opportuno prendere parte al processo in qualità di persona offesa, in quanto senz’altro interessata all’accertamento della portata legittima o abusiva dell’intervento edilizio in questione, riservandosi comunque di esercitare l’azione civile - come consentito dall’ordinamento giuridico - nel caso in cui fossero confermate le responsabilità ipotizzate.
Nell’ipotesi in cui il Giudice dovesse consentire al gruppo di cittadini in questione di proseguire l’azione popolare in sostituzione del Comune, l’Amministrazione intende sollevare eccezione di legittimità costituzionale, nella convinzione che tale azione (art. 9 d.lgs. 267/2000) non possa essere ammessa in contrasto con la volontà dell’Ente, ma solo in mancanza di manifestazione di volontà dello stesso.
I verdi della Lombardia chiedono le dimissioni di Devis Dori, così dai social di uno storico verde
Premessa. Dopo aver "conquistato" i verdi con congressi a dir poco trasparenti e preconfezionati, ha tesserato grillini e i suoi collaboratori, in 3 anni zero democrazia.
La goggia. La denuncia a uno storico portavoce verde per aver documentato un congresso, cosa che lo stesso fa gratuitamente dal 2013, e per chiarezza, quei video hanno funzione e valore di verbale. Dori mostri i verbali delle assemblee dove fa assumere i suoi.
Gravissimo. Abbiamo scoperto che tre pagine facebook
Verdi Lombardia
Verdi Milano metropolitana
Alleanza Verdi Sinistra Lombardia
Sono state oscurate in seguito alla denuncia sopracitata. Se avs Lombardia documentava il lavoro degli ultimi 2 anni, ed è già un danno, quella dei Verdi lombardi era memoria di tutta la comunità e simpatizzanti dei verdi della Lombardia dal 2009.
Dori dimettiti, chiedi scusa, lascia il parlamento, tanto al secondo mandato miracolo ci sei già.
Ora, lasciaci fare i verdi.
I verdi della Lombardia
Vero, non è rispettoso che in parlamento, cambino casacca e poi entrando in un partito, si portano assistenti e fanno tessere per scalarci e poi fa denunce sul nulla.
Va, dimettiti, tu e la Grandi, abbiate rispetto per chi per tenere in vita i verdi ha fatto una vita di rinunce e sacrifici, da quando ho 23 anni, dopo l'università, la mia vita sono i verdi, e arriva questo, e fa magheggi e censure in assemblea per coprire la truffa della Grandi e dei neo tesserati , dipendenti del comune, che ieri erano in aula ad occupare spazio per la protesta farlocca dei "dipendenti di sala"
#verdi #europaverde
Nota, la pagina dei verdi Lombardi, verdi Milano metropolitana e alleanza verdi sinistra Lombardia sono state chiuse in seguito alla denuncia fascista e farlocca.
Un gravissimo danno alla storia di tutti noi verdi.
Come ha detto Bonelli, basta a chi ci usa come taxi.
Aver calpestato la memoria del bustocco Barcucci, e ora quella del nostro fondatore e faro in Lombardia, senza nemmeno una nota stampa, è ovviamente la goccia di un vaso già stracolmo.
SALA VUOLE PRIVATIZZARE ATM. PERCHE' IL PD GLIELO LASCIA FARE?
Dal fb del già senatore Biscardini
Sala vuole privatizzare l'ATM e per farlo si gioca tutto con la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione.
Anche se ha un potere formale per farlo, perché il PD glielo lascia fare?
Con l'elezione diretta dei sindaci e delle leggi conseguenti, i sindaci sono ormai diventati dei piccoli podestà. Alcuni di loro hanno una sensibilità democratica e usano i loro poteri con ragionevolezza, altri, nemmeno nel caso della nomina dei rappresentanti delle più grandi aziende partecipate, sentono il dovere di raccogliere preventivamente i pareri dei consigli comunali e delle loro giunte.
E' il caso di Milano dove il sindaco Sala è abituato a decidere tutto e di testa sua indipendentemente dal parere e dalle indicazioni che potrebbero arrivargli dai partiti almeno della sua maggioranza. E' il caso della nomina dei membri del Consiglio di Amministrazione di ATM che sembrano messi lì apposta per indicare un disegno più grande e cioè la privatizzazione dell'azienda di trasporto pubblico a favore di società private come WeBuild, leader nel settore delle costruzioni, e Hitachi. Non escludendo i soliti interessi immobiliari per il riuso delle aree e dei depositi di ATM.
L'attuale direttore generale del comune Christian Malangone, uomo vicinissimo a Sala fin dai tempi di Expo, è destinato a ricoprire la carica di amministratore delegato e direttore generale di ATM per avviare il processo di privatizzazione dell'azienda, affiancato da un consiglio di amministrazione di fedelissimi.
Questa è la riprova che Sala, con una giunta che vuole definirsi ancora di centrosinistra, con la sinistra non c'entra nulla.
Dopo i regali fatti ai grandi operatori finanziari e immobiliari con le più spericolate operazioni urbanistiche, dopo la svendita di San Siro ai proprietari nordamericani di Inter e Milan, le galline dalle uova d'oro si nascondono dietro la spericolata operazione di ATM. Speriamo che qualcuno la fermi prima.
Con tutto il rispetto per il capo di stato maggiore della Marina, penso che non sia normale dover leggere dalle agenzie e da una sua ospitata in televisione dei progetti di invio di navi militari italiane nello stretto di Hormuz.
Forse qualcuno al governo ha deciso non solo un piano di intervento, ma anche di farlo comunicare in anticipo da un rappresentante delle forze armate, come se si trattasse di un fatto tecnico e non di una scelta politica?
Vogliono forse testare l’opinione dei cittadini e vedere l’effetto che fa?
Se è così li accontento e dico subito che devono fermarsi.
Siamo il paese che ha in Costituzione l’articolo 11, che ripudia la guerra.
Devono obbligatoriamente passare dal parlamento e metterci la faccia.
Non possono pensare di portarci in scenari di guerra senza l’Onu e ora anche senza una discussione politica chiara e davanti agli italiani.
Dai social di un dirigente dei Verdi Europa verde dell'Emilia Romagna
DAGLI AL VEGANO!
Avete presente quel ristorantino tanto carino, con vista sui colli e ampio parcheggio, che, però, ahinoi, offre un menù strettamente vegano?
Voi vi presentereste mai lì, con griglia e carbonella sottobraccio, per cacciare dalla cucina lo chef e tutto il personale perché volete assolutamente una fiorentina alla brace e la volete proprio in quel ristorante? Però, rigorosamente, senza prima nemmeno chiedere se fossero disposti a cambiare menù.
Assurdo, vero? Non avrebbe più senso rivolgersi alla braceria aperta poche centinaia di metri più avanti?
Ecco, mutatis mutandi, questo è quello che è andato in scena ieri.
Al centro Costa, un gruppo di soggetti che non condividevano la linea di un partito, si sono iscritti in massa a quel partito per cambiarne la linea politica. Ma senza mai aver cercato una interlocuzione. Solo decidendo che quel posto a loro piaceva e che se lo sarebbero preso, ma cambiandone la natura.
Auguri. Ma sappiate che non è che non avessimo provato un menù diverso, solo che la ciccia se l’è presa tutta qualcun altro. Lo stesso che non lascerà un ossicino nemmeno a voi.
Milano viene dipinta come la “metropoli inclusiva e delle opportunità per tutti”. Da anni denunciamo come il successo di questo “modello” sia in realtà solo di facciata, perché quella che viviamo tutti i giorni è una città in cui le disuguaglianze aumentano, i servizi vengono privatizzati, il lavoro è precario, gli affitti sono insostenibili, l’aria è pessima.
Gentrificazione dei quartieri e attacco al diritto all’abitare. Da una parte c’è la città dentro i bastioni: turistificata, cara e del lusso, capitale mondiale dei milionari, con i suoi hotel di lusso e ristoranti stellati, in cui svettano i grattaceli delle banche e corporations; dall’altra la periferia, con la strutturale carenza di edilizia popolare e gli sfratti coercitivi di chi non arriva a fine mese. Il rinnovamento dei quartieri, pur coinvolgendo archistar internazionali, ha avuto come effetto il peggioramento delle condizioni di vita delle classi popolari. A Milano ci sono ancora 15 mila case popolari vuote, molte in attesa di ristrutturazione, mentre i prezzi degli affitti crescono ogni giorno in maniera esponenziale. Le famiglie di lavoratori, i pensionati e gli studenti non possono più permettersi i costi della città.
Privatizzazione dei servizi pubblici. Milano è la “città delle opportunità”, ma solo per chi se lo può permettere.
Il privato dilaga in ogni settore: crescono grandi ospedali e cliniche private a discapito del sistema sanitario pubblico sottofinanziato e ormai allo sfacelo; ricche università e istituti scolastici privati si accaparrano fondi pubblici quando la scuola pubblica da decenni subisce tagli; il trasporto pubblico urbano è oggetto di interessi privati che oltremodo contribuiscono a collocarci tra le città più inquinate d’Europa.
Precarizzazione strutturale del lavoro. Dalla città della grande industria e delle lotte operaie, Milano è diventata una Disneyland neo-liberale dei servizi che nasconde marginalità, esclusione sociale e isolamento. La chiusura degli insediamenti industriali ha dato spazio ad attività a basso valore aggiunto (commercio, ristorazione, turismo, pulizie, sicurezza), con lavori dequalificati e paghe povere, dove si ricorre sempre di più al sistema degli appalti e dei sub-appalti per abbassare sensibilmente il costo del lavoro, a discapito anche della sicurezza.
RIPARTIRE DAGLI INTERESSI DEI LAVORATORI E DELLE CLASSI POPOLARI E’ NECESSARIO PER INVERTIRE QUESTA TENDENZA! MOBILITATI CON LA CUB PER RIVENDICARE:
• RINNOVO DEI CONTRATTI NAZIONALI CON AUMENTI IMMEDIATI DI ALMENO IL 20% E REINTRODUZIONE DELLA SCALA MOBILE. Per combattere realmente l’inflazione.
• RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO A PARITA’ DI SALARIO PER I FULL-TIME. PART-TIME NON INFERIORI ALLE 24 ORE SETTIMANALI. Lavorare tutti e lavorare meglio è possibile!
• REINTERNALIZZAZIONE DI TUTTE LE ATTIVITA’ IN APPALTO E CANCELLAZIONE DEI CONTRATTI PRECARI. Diciamo basta a vergognose differenziazioni tra i lavoratori utilizzate solo per far risparmiare gli imprenditori.
• INVESTIMENTI NELLA SANITA’, TRASPORTI E SCUOLE PUBBLICHE. Basta finanziare il privato, ripartiamo dai beni e dagli interessi collettivi.
• BLOCCO DEL RINCARO DEGLI AFFITTI; INVESTIMENTI NEGLI ALLOGGI PUBBLICI. La casa è un diritto per tutti.
• CHIUSURA DI SUPERMERCATI E CENTRI COMMERCIALI NELLE GIORNATE DI FESTIVITA’. Riappropriamoci dei nostri tempi di vita.
Fu nel 1998 Luigi Manconi, all'epoca presidente dei Verdi, a proporre al Presidente del Consiglio Massimo D'Alema la nomina, "in quota Verdi", di Laura Balbo a Ministra per le pari opportunità.
Quando venne nominata ministra, nel 1998, Laura Balbo portò nelle stanze del dipartimento per le Pari Opportunità alcuni patchwork, importati rocambolescamente dagli Stati Uniti, dove visse e studiò tra il 1958 e la seconda metà degli anni Sessanta.
Si trattava di arazzi di grandi dimensioni realizzati con la tecnica del patchwork, cucendo insieme pezzi di vari colori e varie forme, così da formare un unico tessuto variopinto.
Balbo aveva scoperto questi manufatti in California e se ne era innamorata per la loro qualità artistica e per tutto ciò che ricostruendone la storia e il modo di produzione suscitavano in lei.
E, in effetti, quel metodo di cucito a mano ha costituito, per la sociologa, l’ossatura di un paradigma interpretativo e di uno schema scientifico di analisi della società e, in particolare, del ruolo del genere e della cooperazione femminile (secondo le sue parole: «Una metafora inconsueta che evoca i modi di lavorare e di vivere delle donne nella quotidianità»).
Ed è allora, già alla fine degli anni Sessanta, che le intuizioni originali e pionieristiche di Laura Balbo contribuiscono allo sviluppo dei gender studies. E prendono le mosse da qui le categorie destinate a diventare fondamentali nella ricerca sociologica e nella maturazione della coscienza collettiva del movimento delle donne.
Il femminismo di Balbo non nasce come militanza, ma si forma via via all’interno della pratica sociologica. In altre parole, è partendo dall’analisi scientifica della struttura sociale che vengono rintracciate le origini dei meccanismi di esclusione e discriminazione di genere, attraverso l’indagine sull’organizzazione e la distribuzione dei ruoli, del lavoro e del tempo.
Da allora la categoria di tempo, troppo trascurata dalle scienze sociali, diventa un criterio essenziale degli studi di genere, proprio mentre il femminismo creava quello che è forse il suo slogan più seducente: «I tempi delle donne sono i tempi che le donne si danno».
Emerge una lettura radicalmente innovativa del lavoro domestico, che in una politica delle donne e per le donne si manifesta come espressione di un processo di valorizzazione di ruolo e di acquisizione di autonomia. Una acquisizione piena di ambiguità e di limiti e, tuttavia, ricca di potenzialità.
La condizione della donna adulta è connotata da una «doppia presenza», nella riproduzione e nella produzione, nel lavoro della famiglia e in quello extra-domestico. Le tensioni e le fatiche proprie di queste due dimensioni sono la materia approfondita da Balbo e dalle sue colleghe, come Marina Bianchi, Chiara Saraceno, Simonetta Piccone Stella e altre ancora.
D’altra parte, c’era, in Laura Balbo, un tratto di personalità che mi ha sempre colpito. Mi disse una volta di lei il grande sociologo Alessandro Pizzorno: «È la studiosa che parla più semplice che abbia mai conosciuto». Si trattava, certamente, di una modalità particolarmente felice di espressione e di comunicazione che ne rivelava bene il carattere, ma anche la vocazione “pedagogica”. Balbo era pragmatica, empirista e anti-retorica.
Gli studi sulle migrazioni e sui rapporti inter-etnici esprimono questa sua concezione realistica priva di ogni utopismo consolatorio e tutta concentrata sulla concretezza di politiche razionali e intelligenti. Un lavoro alla patchwork, appunto.
Il mio ricordo di Laura Balbo è uscito ieri su la Repubblica, lo potete leggere per intero nei commenti qui sotto e nel mio canale Telegram DomoMea.
Oggi è un giorno molto triste. Ci ha lasciati un pacifista, un ambientalista, ma anche un combattente. Un rivoluzionario, con il suo modo unico di spiegare le situazioni. Sempre pronto a dare consigli e idee.
Come ogni giovane che cominciò a far politica, a partire del ’68, Carlo amava profondamente la sua città, poteva andare benissimo in Parlamento, ma lui amava Milano e voleva restare qui a difenderla dal cemento, dall'inquinamento, dalle ingiustizie.
Come Associazione, per la prima volta, lo incontrammo nel difficile e travagliato percorso di unificazione delle realtà politiche ambientaliste e “verdi” del dopo caduta di Berlino, ovvero I “verdi del sole che ride” e i “verdi arcobaleno” di cui fu consigliere e assessore regionale all’ambiente proprio nei mesi delle discariche lombarde quasi al tracollo da Monzambano a Cerro Maggiore.
Sono i giorni con Milano in forte difficoltà per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti. Carlo non è stato a guardare ci ha lasciato la prima legge regionale sulla raccolta differenziata. Con Vas e Verde Ambiente è stato un attento consigliere nella nostra campagna contro “Le Olimpiadi” a Milano del 1992. In seguito è stato, insieme a Vas, un determinato sostenitore dell’istituzione, nel capoluogo lombardo, dell’Ecobomus e dell’attività del gruppo di lavoro sugli inquinamenti. Grazie Carlo per averci aiutato.
Il Presidente Nazionale di Vas Stefano Zuppello e i soci e amici Elisa Scarano, Francesco Tusino e Alfio Rizzo
Commozione e dolore profondi per il trapasso di Carlo Monguzzi, persona di grande ricchezza morale e politica.
Me lo ricordo al mio fianco, giovane militante del Movimento Studentesco milanese.
Fin da allora rigoroso, tenace, intelligente, dialettico. Qualità che ha sviluppato nel suo impegno istituzionale, come consigliere comunale in città e poi nella Regione Lombardia.
Si deve a lui, fra l’altro, l’inizio della raccolta differenziata dei rifiuti a Milano.
Ambientalista coerente e infaticabile, dotato di sguardo complessivo, divideva il suo tempo tra gli impegni nelle istituzioni e i movimenti di lotta, e questo gli ha permesso una creatività immersa nel presente ma sempre volta al futuro.
A una persona così si addicono le parole di Salvador Allende: “Noi vivremo in eterno in quella parte di noi che abbiamo donato agli altri”.
Dai social di Angelo Bonelli portavoce nazionale dei Verdi.
CIAO CARLO 🌹
Carlo Monguzzi non c'è più, questa notte ci ha lasciati.
Carlo e' stato un grande uomo ed ecologista. Appassionato difensore dell'idea della difesa della
Terra, dei diritti di tutti, tutte e delle future generazioni. Ha lottato fino all'ultimo e non si è mai piegato per dare alla sua città Milano una qualità della vita migliore, fuori da interessi che non fossero quelli dei cittadini. Si era laureato in Ingegneria chimica al Politecnico e insegnato matematica al Besta. Negli anni ’80 è stato tra i fondatori di Legambiente, di cui è stato presidente in Lombardia e all'inizio degli degli anni 90 contribuito alla fusione tra le liste verdi e i verdi arcobaleno per la
nascita della federazione dei Verdi. È stato co-autore dei libri “Illusione nucleare” e “Ambientalismo sostenibile”. Un intellettuale di strada scomodo e per questo la sua onestà intellettuale primeggiava su tutto: diceva quello che pensava senza filtri. La sua forte e appassionata battaglia, anche durante la sua malattia, per i diritti del popolo palestinese. Ho conosciuto Carlo nel 1990 e ne ricordo la sua ironia e autoironia, una costante dei suoi interventi ai consigli nazionali dei Verdi. Carlo è' stato consigliere regionale e assessore all'ambiente nel 1993 e grazie a lui si è avuta la prima legge sulla raccolta differenziata e il primo piano “aria”.
Nel 2006 venne eletto deputato per i Verdi ma decise di rimanere in consiglio regionale perché riteneva fondamentale mantenere il rapporto con il territorio, una sua caratteristica.
Con Carlo se ne va un pezzo della storia dell'ambientalismo e della politica del nostro paese. A sua moglie , ai suoi cari una caloroso e affettuoso abbraccio.
" sit tibi terra levis"
Caro Carlo che la terra ti sia lieve . RIP
❤️🌹😢
Carlo era stato nominato anche cittadino onorario di Buscate
Riportiamo anche il post del consigliere Alessandro Giungi
Nel 2013 sono entrato in Consiglio comunale da primo dei non eletti. Non conoscevo praticamente nessuno, nemmeno del PD. Ma ovviamente sapevo chi era Carlo Monguzzi, riferimento politico per una generazione di democratici. Le sue battaglie ambientaliste, sociali e umane erano un esempio per chiunque avesse interesse alla politica. E proprio Carlo, il mitico Carlo Monguzzi, fu quello che più mi aiutò nel mio percorso politico. Perchè a lui interessava quello che pensavi e quello che facevi. Non chi eri. E grazie a Carlo ho preso coscienza di cosa vuol dire la passione per la res pubblica. Quante battaglie assieme! Sempre dalla stessa parte, tante volte controvento ma alla fine era ancora più bello "avere i capelli spettinati" come mi disse una volta. Nella foto sono con Carlo davanti al ponte sulla darsena che nel 2019 è stato intitolato a Alexander Langer anche grazie a un ordine del giorno approvato in Consiglio comunale che scrivemmo assieme. Ma anche quella volta Carlo ci tenne a precisare che erano stati migliaia di cittadine e cittadini a chiederlo prima di noi, assieme a comitati e altri politici. Noi avevamo solo dato una piccola mano. Carlo era legatissimo alla figura di Alexander Langer e io lo voglio ricordare davanti a quel ponte. Felice e con i capelli spettinati. Ciao Carlo
Ciao Carlo. Grazie di tutto
Continuiamo in ciò che è giusto
Di Michele Crosti
Con Carlo ho avuto una frequentazione più che quarantennale. L ho seguito fin dagli inizi della sua carriera politica. Da quando testardamente fondò LEGAMBIENTE. Testardamente perchè a quei tempi a sinistra, soprattutto in quella nuova sinistra che al tempo voleva rivoluzionare la società,le tematiche ambientali erano considerate marginali e in qualche caso svianti rispetto agli obiettivi di lotta. Proprio quella tenacia ha consentito di far trovare cittadinanza ai temi ambientali. Era anche il periodo in cui la vicenda della Diossina di seveso con la questione della bonifica dei territori inquinati aveva portato alla creazione di leggislazione di tutela delle popolazioni. Uno dei ricordi che ho di Carlo fu quando portò me e altri due giornalisti proprio sulla discarica di Seveso in una delle costruzioni di servizio ormai abbandonaya dove trovammo centinai di cartelle abbandonate con i referti degli abitanti di Seveso rimasti contaminati dalla diossina.
Oltre a questo trovammo una perdita di percolato che usciva copiosamente dalla discarica. Uno dei tanti scandali denunciati da Carlo.
In Lombardia Carlo lo ricorderemo per aver dato vita alla raccolta differenziata a Milano. In quella breve stagione in cui ha governato il centrosinistra
E mentre a Milano governava la Lega con Formentini sindaco, Monguzzi riuscì a realizzare una specie di miracolo grazie anche a Ganapini che era assessore all ambiente a Milano.
Monguzzi era un vero combattente sempre con tenacia e sempre con coerenza.
L ultima sua battaglia è stata quella contro il progetto di Milan e Inter per il nuovo stadio di San Siro appoggiato acriticamente dal sindaco Sala. Progetto che non era nei programmi della giunta rosso verde. A che stravolgerà Milao oltre ad averre oneri rilevanti per la pubblica amministrazio. Non c è srata seduta del consiglio
Senza un intervento di Carlo contro questa scelta. Tutti interventi moyivati e articolati. Con attacchi al Sindaco e alla giunta totalmente subalterna alle squadre. Una battaglia che gli è valsa la destituzione dal ruolo di capogruppo dei verdi evidentemente per richiesta del sindaco. Un percorso che alla fine lo fece optare per l abbandono della maggioranza. Un altra prova di coerenza
Ora carlo ci ha lasciati. Con discrezione. In punta di piedi quasi fossa un problema personale che doveva interessare poco la comunità a cui appateneva. Invece il vuoto che lascia è gigantesco come è gigantesco l esempio di vita che deve essere tramandato.
Ciao Carlo ovunque tu stia andando fai buon viaggio
La manifestazione, promossa dai partiti di centrosinistra, Cgil e realtà civiche, è partita dalla sede di Regione Lombardia fino a piazza XXV Aprile. In strada cittadini, medici e sindacati.
Tra le richieste, più investimenti nel pubblico: "Curarsi in regione è sempre più difficile"
Nel giorno del processo farsa a New York a Nicolas Maduro e Cilia Flores ci uniamo alle tante piazze che in giro per il mondo rivendicano la loro liberazione, condannando l'atto di terrorismo internazionale con cui sono stati rapiti.
Denunciamo la complicità della nostra classe politica, prona ai diktat USA, che dal centrodestra fino al campo largo avvalla la narrazione del cambio di regime e della "transizione democratica" per abbattere la rivoluzione socialista bolivariana.
Non facciamo un passo indietro nella lotta contro le aggressioni imperialiste dell'occidente, dal Venezuela a Cuba fino alla Palestina e all'Iran, che ci stanno portando sempre più vicino alla terza guerra mondiale.
Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio.
Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei esssere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio.
Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Del Mastro che pure paga un prezzo alto.
Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco“ e a fare quello che mi chiedi.
Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri.
Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento.
🚩 Presidio sotto il Consolato Usa in occasione dell'inizio del processo negli Stati Uniti
🗓️ Giovedì 26 marzo
⏰ Ore 18:00
📍Turati (M3)
Il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno bombardato la Repubblica bolivariana del Venezuela e hanno rapito il suo legittimo presidente Nicolás Maduro e la deputata "prima combattente" Cilia Flores.
L'atto di guerra verso il popolo bolivariano ha sancito l'inizio dell'escalation guerrafondaia dell'amministrazione Trump verso l'intera America Latina, che oggi si manifesta nelle minacce al presidente colombiano Gustavo Petro e soprattutto con l'inasprimento del criminale e genocida bloqueo nei confronti dell'eroico popolo cubano e della sua Rivoluzione.
Con l'occasione dell'inizio del processo farsa nei tribunali degli Stati Uniti, vogliamo tornare in piazza per rappresentare tutta la nostra vicinanza e solidarietà a Maduro e Flores, la cui unica colpa è l'aver guidato la rivoluzione bolivariana contro l'imperialismo statunitense, nel solco dell'esempio di Hugo Chávez.
🇻🇪 Libertà per Nicolás Maduro e Cilia Flores!
🚩 Costruiamo la solidarietà contro la nuova Dottrina Monroe!
Milano, via Giuseppe Pinelli, giovedì 19 marzo 2026.
Video quiMilano
Il discorso di Enrico Moroni. "VIA GIUSEPPE PINELLI, UN GIUSTO RICONOSCIMENTO
Innanzitutto un ringraziamento ai più di 5 mila sottoscrittori della proposta di intitolare una via a Giuseppe Pinelli nei luoghi dove abitava con la sua famiglia e al quartiere San Siro che ci ha sempre sostenuto. Ho avuto modo di conoscere Pino per la comunanza degli stessi ideali e delle medesime battaglie. Pino era un anarchico molto impegnato nella diffusione delle proprie idee, era stato un giovanissimo partigiano, era un ferroviere e un anarcosindacalista impegnato nelle lotte
rivendicative sindacali. Era contro tutte le guerre convinto, come lo siamo, che solo una patria intesa come il mondo intero può eliminare il cancro delle guerre, contrariamente a quanto sta tragicamente avvenendo oggi che stanno proliferando perché strettamente collegate ai prevalenti
interessi di potere e di profitto.
Già nel 25 aprile del 1969 ci furono le prove generali di quanto sarebbe accaduto in seguito.
Vennero fatte scoppiare, per mano dei fascisti, ordigni esplosivi alla Fiera di Milano e alla Stazione Centrale, secondo un copione già collaudato, dandone la responsabilità agli anarchici, diversi dei quali furono arresti con lunghe detenzioni. L’operazione era condotta dal Commissario Calabresi
dell’ufficio politico della Questura. Pinelli si attivò da subito in solidarietà e a sostegno degli
arrestati e, grazie anche alle mobilitazioni, cadde la montatura e furono assolti.
Il 12 dicembre del 1969 la Strage di piazza Fontana fu da subito, come da copione, attribuita agli anarchici. Tantissimi furono fermati, alcuni arrestati con accuse di complicità, Valpreda indicato come il mostro, Pinelli trattenuto in questura oltre il regolamento di legge, viene precipitato dalla
finestra. L’anarchico Pasquale Vallitutti trattenuto in Questura e posizionato davanti alla stanza dove veniva interrogato Pinelli, era un importante testimone che non fu mai ascoltato.
Sappiamo tutti quale era l’obbiettivo principale di quella Strage. Fermare le lotte rivendicative del movimento dei lavoratori e lavoratrici che, affiancato dal movimento degli studenti, stavamettendo in crisi i meccanismi stessi del potere economico e politico. La mobilitazione e la contro
informazione messa in atto dal movimento smascherò da subito la montatura definendola una Strage di Stato, indicando gli autori materiali della strage nelle organizzazioni fasciste e nelle complicità dei Servizi Segreti, fino ad arrivare alle responsabilità all’interno del Ministero degli
Interni. Come poi è venuto alla luce.
Giuseppe Pinelli era la vittima sacrificale designata. Non potendolo accusare in vita, malgrado tutti gli sforzi messi in atto fino all’ultimo momento, lo si poteva accusare da morto. Nella conferenza stampa che è seguita il Prefetto Guida, con a fianco il Questore Allegra e il Commissario Calabresi,
dichiarava che Pinelli si era suicidato perchè il suo alibi non sarebbe stato confermato. Una menzogna di cui non ne pagò mai, né lui né gli altri coinvolti, le conseguenze. Anzi successivamente venne promosso per questi i suoi servizi.
La cosa sconcertante tenuta nascosa, emersa solo dopo che tutti i processi inerenti si erano conclusi, è che erano presenti in Questura Silvano Russomanno a capo degli uomini dell’Ufficio Affari Riservati, organismo del Ministero degli Interni, venuti apposta da Roma per dirigere le indagini e l’interrogatorio di Pinelli. Burattini e burattinai mescolati assieme. Anche per questo che non riteniamo valide le conclusioni del Giudice D’Ambrosio con la sentenza sulla morte di Pinelli attribuita ad un inverosimile “malore attivo” pur di non attribuirla ai rappresentanti delle istituzioni che lo interrogavano.
Gravi sono le responsabilità istituzionali, dopo la caduta del fascismo, per aver amnistiato e poi reintrodotto in ruoli di comando all’interno delle istituzioni stesse personaggi che in quel regime avevano avuto pesanti responsabilità. E’ il caso stesso del Prefetto Guida, già direttore responsabile del carcere/confini di Ventotene e come Russomanno responsabile nell’Ufficio Affari Riservati, già partecipe nella Repubblica di Salò con posizioni nazifasciste. E tanti altri rimasti coperti che hanno permesso il depistaggio sulle stragi fasciste continuate negli anni successivi, come quella di Brescia, dell’Italicus, di Bologna per elencare quelle più note.
Gravi anche le responsabilità istituzionali nei programmi scolastici che non hanno mai fatto la storia del ventennio fascista, né quella della lotta di liberazione, né delle stragi fasciste che hanno insanguinato l’Italia in questi anni.
Tutte queste mancanze sono state tra le cause che hanno spianato la strada all’attuale governo di destra che, come sappiamo, trae le sue origini dal partito post-fascista del MSI, che si sta caratterizzando per le sue leggi repressive, per la sua politica bellicista a scapito dei problemi sociali e nel tentativo di riscrivere la storia.
La figura di Giuseppe Pinelli è diventato il simbolo, anche fuori dell’Italia, dell’ingiustizia sociale di cui è stato vittima e continueremo a ricordarlo e a mobilitarci finchè non sarà fatta piena giustizia. Ricordiamo anche la sua compagna Licia, che ci ha lasciato recentemente, che si è battuta in tutta la sua vita per la verità. Sarebbe opportuno che il libro della sua intervista “Una vita quasi soltanto mia”, curata da Piero Scaramucci, venisse stampata e diffusa gratuitamente nelle scuole milanesi, come contributo alla verità di cui si è fatta carico.