martedì 13 ottobre 2026

Forum rigenerazione urbana 13.10.2026

Video quiMilano lectio magistrale del prof. Stefano Mancuso 

Milano, 9 ottobre 2026 – “Le trasformazioni urbane in rapporto alla Milano Metropolitana, la valorizzazione di quanto fatto, i progetti in corso: torniamo a parlare di urbanistica in città, dall’abitare accessibile allo spazio pubblico alla variante parziale del Piano di Governo del Territorio che discuterà il Consiglio comunale, una città che cambia il suo rapporto con il verde e definisce nuove linee strategiche per il futuro. Affrontare i cambiamenti climatici e mitigarne gli effetti sfavorevoli per cittadini e cittadine sono obiettivi al centro dell’agenda urbana e metropolitana”.

Con queste parole, la Vicesindaca con delega alla Rigenerazione urbana Anna Scavuzzo commenta l’edizione 2026 del Forum della Rigenerazione urbana: tre giornate, dal 13 al 15 ottobre, presso l’ADI Design Museum di piazza Compasso d’Oro 1, per parlare delle nuove sfide e priorità, e delineare le strategie per la Milano che verrà. 

L’edizione di quest’anno, infatti, propone confronti e incontri dedicati alle trasformazioni della città e del suo territorio metropolitano, mettendo in relazione visione strategica, strumenti urbanistici, progetti urbani e modelli di governance.

“Tre giornate – riprende la Vicesindaca – per confrontarsi e ragionare sui principali temi che investono l’attualità dell’urbanistica, con un affondo sulla variante parziale del PGT, importante per riallineare le modalità attuative, riordinare alcune disposizioni e affidare alla prossima Amministrazione una visione che valorizzi i Municipi, la Città e tutta l’area metropolitana”.

Si parte martedì 13 ottobre, alle ore 10.30, e si prosegue fino a giovedì 15. Il Sindaco di Milano Giuseppe Sala porterà i suoi saluti nel corso della sessione pomeridiana di giovedì, alle ore 16. 

Ad aprire la prima giornata, dopo l’intervento della Vicesindaca Scavuzzo, sarà una Lectio Magistralis di Stefano Mancuso, Neurobiologo delle piante, direttore del Laboratorio internazionale di Neurobiologia vegetale, che vuole essere una riflessione sul rapporto tra città e ambiente naturale. 

In seguito, si parlerà di “Milano Metropoli 2035”, titolo della tavola rotonda cui, tra gli altri, parteciperanno i Presidenti del Parco Sud e del Parco Nord. 

Si parlerà anche del progetto che coinvolge PizzAut e la Iulm, con il nuovo ristorante che tra qualche mese aprirà nel campus universitario. 

La seconda giornata sarà dedicata agli strumenti per governare la trasformazione urbana, attraverso la presentazione dei “Quaderni per Milano” del Centro Studi PIM, dopo il ciclo di incontri tenuti tra giugno e luglio scorsi, e un approfondimento sulla revisione normativa parziale del PGT in corso con la consultazione delle parti sociali. 

A seguire, il racconto della città che si rigenera affidato al dialogo tra Stefano Salata del Politecnico e Giulia Ragnoli, architetto responsabile dell'Unità City Operation del Comune di Milano. 

Nel pomeriggio è previsto anche un sopralluogo alla ex caserma Mameli di viale Suzzani per illustrarne il futuro (i posti sono limitati, previa Registrazione online).

La terza giornata, infine, porterà il confronto dalla scala municipale fino a quella metropolitana: alle ore 16 sarà il Sindaco Sala a introdurre il dialogo tra le città metropolitane di Milano, Roma e Napoli sul tema della governance. Ci sarà spazio anche per le politiche dello spazio pubblico, con l’Atlante dei Quartieri, il piano di interventi che ridisegna la città di prossimità.

Nel suo insieme, il Forum propone quindi un percorso che parte dalla visione della metropoli, passa attraverso gli strumenti di pianificazione e arriva alla dimensione concreta dei quartieri e dello spazio pubblico. Un’occasione di confronto tra amministrazioni, istituzioni, professionisti e ricercatori per discutere come costruire gli strumenti per governare le trasformazioni, i nuovi bisogni e le nuove esigenze di Milano e del suo territorio metropolitano.


 













lunedì 12 ottobre 2026

DIALOGHI DI PACE – XX edizione Cusano Milanino 18.10.2026

 🕊️ DIALOGHI DI PACE – XX edizione

Alla presenza dell'Arcivescovo di Milano

📆 Domenica 18 ottobre, ore 15.00

📍 Chiesa Regina Pacis, viale Luigi Buffoli, Cusano Milanino (MI)

🗣 "La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante": il messaggio di papa Leone XIV per la 59ª Giornata Mondiale della Pace diventa un "dialogo a più voci" con musica, rivolto a credenti e non credenti.

L'edizione 2026, nell'800° di San Francesco e ricordando "Assisi 1986", è dedicata a Umberto Guzzi e ad Alexander Langer, nell'anno in cui ricorrono gli 80 anni dalla sua nascita.

📄 Maggiori informazioni sul nostro sito web: https://www.alexanderlanger.org/communicazione-dettaglio/dialoghi-di-pace-xx-edizione/622/

Concerto per Carlo Monguzzi. 12 ottobre h.17.30 palazzo Marino

 


MILANO STA ENTRANDO NEL VIVO DELLA PROSSIMA CAMPAGNA ELETTORALE Da socialisti in movimento

 MILANO STA ENTRANDO NEL VIVO DELLA PROSSIMA CAMPAGNA ELETTORALE

Da socialisti in movimento 

NOI CI SAREMO, IN QUALCHE MODO CI SAREMO, e senz’altro ci saremo con le nostre idee e le nostre proposte per una città diversa e migliore. Una città per tutti e non solo per pochi. Una città molto diversa da quella mal gestita e costruita dalla giunta uscente di Giuseppe Sala.

Pubblichiamo qui di seguito un lungo post di Luigi Corbani con il quale abbiamo condiviso in questi anni molte battaglie. Un racconto della Milano che non funziona, che è di per sé un programma alternativo per la città.

DA LEGGRE, anche da parte di chi crede di aver amministrato la città, ma è stato amministrato da altri. e la città non la conosce per niente. 

PER FORTUNA CHE LO SLOGAN ELETTORALE ERA “MILANO SEMPRE PIÙ MILANO.”

di Luigi Corbani 

 Il marchese Sala del Grillo doveva riaprire i Navigli e creare la città in quindici minuti. Ci ha raccontato nel 2021 che “Noi ci ricandidiamo a guidare la città nella piena coscienza delle prerogative e dei limiti del nostro ruolo, in primis per il grande rispetto dovuto nei confronti di Milano, della sua storia e dei suoi valori.” Tipica ipocrisia e menzogna da campagna elettorale. Il marchese ha stravolto completamente, con il “sistema Milano” lo scenario di questa città, la sua storia e i suoi valori. Ha fatto costruire grattacieli nei cortili o al posto di una cabina telefonica. Ma non contento di andare in altezza, consumando aria e luce, come fossimo a New York o a Hong Kong, si è mangiato anche il suolo, con cose orrende, come lo “Sdraiato”, dopo il Dritto, il Curvo e lo Storto. Che fine ha fatto il Museo di arte contemporanea a City Life? La Fiera viene trasferita a Rho-Pero, come le facoltà scientifiche; il Besta e l’Istituto dei Tumori vanno a Sesto, ma per il marchese Milan e Inter devono rimanere a Milano e regala, con un atto delittuoso, ai fondi finanziari americani, San Siro e 260.000 mq di aree pubbliche, che sono state vendute a un prezzo inferiore all’incasso per la vendita del solo Pirellino. Si racconta la balla che Milan e Inter andrebbero fuori Milano e questo sarebbe un guaio

secondo il marchese. L’Olimpia gioca al Forum di Assago, ma non è un problema. A Milano non c’è un campo di calcio valido per la serie B o per la C., per cui la milanese Alcione che gioca in serie C deve costruirsi lo stadio a Settimo Milanese. E si è raccontata l’altra balla che San Siro sarebbe un costo (senza mai dimostrarlo) se andassero via Milan e Inter (cosa impossibile persino per il TAR) ma intanto i due club fanno soldi con gli affitti dei concerti estivi. Non si compra a 64,5 milioni la quota (36,7%) di Astaldi per controllare la M5, ma si spendono 228 milioni per comprare una inutile (il Comune e ATM hanno il 70%) quota di minoranza della M4, solo per fare un favore ai privati. Poi si pensa a una società tra ATM e gli stessi (Webuild e Hitachi che hanno ricevuto il regalo di 228 milioni) per gestire il trasporto pubblico locale. Ma non contento il marchese vuole mettere la Sea nelle mani

della Sagat di Torino. Si buttano via soldi per le Olimpiadi invernali (100 milioni di oneri di

urbanizzazione regalati ai privati per costruire una arena, 100 milioni del bilancio comunale per coprire il deficit e 7,8 milioni per fare una strada provvisoria) in una città che non ha un impianto per gli sport invernali e l’inaugurazione delle Olimpiadi si fa nell’unico stadio che funziona ma che per volere di fondi privati si fa demolire. A Milano sono stati demoliti, privatizzati o abbandonati lo stadio di San Siro, il Vigorelli, il Trotto, il Lido, la Scarioni, l’Argelati, il XXV aprile, la Saini, il Giuriati, la Bicocca, il Palazzo dello sport (o delle scintille), la Piccola Scala, il Teatro Nuovo, la Palazzina Liberty, il Pirellino, Largo Treves e via Statuto, la Sormani, la Rai di corso Sempione, la Hoepli, l’Urban Center in Galleria. la sede storica della AEM per fare la Torre Faro (che fine ha fatto il parco sopraelevato a Porta Romana?). Naturalmente con il caro energia (gas e luce) il Comune di Milano non dialoga con la A2A per abbassare le bollette: e pensare che l’AEM era stata pensata pr fornire energia elettrica a buon prezzo ai cittadini e alle aziende milanesi. E poi basta lasciare abbandonate, in disuso, le strutture così si degradano e poi si mettono sul mercato per “salvarle”: le case in corso Garibaldi, la Pusterla di Sant’Ambrogio, Porta Ticinese medievale, l’ex collegio Calchi Taeggi, i magazzini al Bastione di Porta Venezia, il Palazzo Dugnani (con affreschi del Tiepolo) E naturalmente i pretoriani del Marchese (consiglieri e giornalisti) esultano: i privati salvano gli immobili ad “alto valore identitario”.

In una estate torrida abbiamo solo tre piscine all’aperto.

E si mettono in opera a noleggio sette tensostrutture, dove non ci va nessuno perché fa più caldo sotto che fuori. I parchi non vengono curati e si fanno gare per piantare alberi senza pensare alla loro crescita. Non c’è un parco nuovo degno di questo nome: solo giardini e giardinetti. Tanto però la verde assessora lascia passare tutte le nefandezze urbanistiche e rimane incollata al suo posto, per inscatolare l’acqua del sindaco. Le mostre a Palazzo Reale sono in appalto, come l’Ansaldo e il Mudec (il Sole 24Ore ha rinunciato alla gestione e la gara per una nuova assegnazione è andata deserta). Il programma del Teatro Lirico non ha un carattere lontanamente degno della sua storia: tanto per non dimenticare, ““La Tempesta” di Shakespeare nel 1978 con la regia di Strehler con Giulia Lazzarini e Tino Carraro, le scene e i costumi di Luciano Damaini e la musica di Fiorenzo Carpi o il

Teatro Canzone di Giorgio Gaber o gli spettacoli di prosa, danza, musica provenienti da tutto il mondo con il marchio di “Milano Aperta”. Gli asili nido e le scuole non hanno l’aria condizionata. Quanti edifici pubblici hanno i pannelli solari e le pompe di calore? E intanto Milano è inquinata più di prima. Si spendono però trecento milioni per l’Ortomercato (al 100% del Comune), unico caso in Europa di struttura al centro della città e senza collegamento ferroviario. In epoca di aumento del petrolio, sale l’inflazione e all’Ortomercato si arriva solo con il trasporto su gomma, che costa sempre di più. E dal 1° gennaio 2026 il genio dell’Ortomercato raddoppia il prezzo degli spazi da 75 a 193 euro al metro quadro, costi che naturalmente si riverseranno sui consumatori. I mercati comunali coperti non sono più strumenti per combattere il carovita, ma diventano bistrot e bar, attività queste che mancano a Milano. Non possiamo fare gare nazionali e internazionali di atletica leggera all’Arena e gli atleti hanno un solo campo a Milano dove allenarsi: non si spendono i soldi per sistemare la pista dell’Arena, ammalorata dopo due anni dal rifacimento (si cercano sponsors) ma si mette a posto l’illuminazione (7,9 milioni di euro), Non abbiamo stadio del nuoto. 

L’ìmpiantistica sportiva di base è da terzo mondo. Al posto di creare parchi si costruisce a Piazza d’armi. Le caserme, l’ospedale militare di Baggio, l’ospedale di Garbagnate sono abbandonati in attesa di altre speculazioni edilizie, destino già scritto per Città Studi.

Intanto si sono demoliti il Palazzo delle Nazioni di Cesare Pea e Angelo Bianchetti, l’Emiciclo di Pierluigi Nervi e Giuseppe De Finetti, il Palazzo della Meccanica di Melchiorre Bega, il padiglione della meccanica (il più grande d’Europa a campata unica) di Riccardo Morandi, il Palazzo della Agricoltura di Ignazio Gardella e il Palazzo Africa. 

Al posto dei tram milanesi (utili per l’immagine in occasione delle Olimpiadi) abbiamo speso 170 milioni per avere quelli bidirezionali svizzeri, che non servono a Milano. Si tagliano corse e percorsi

dei mezzi di superficie, si fanno le piste ciclabili anche a danno dei mezzi pubblici, senza proteggerli. La Milano Torino parte da Rho, e la Milano Sanremo parte da Pavia, il Giro non arriva più a Milano. E la città è sempre più un luogo di consumo dei ricchi, con una operazione di sostituzione sociale che allontana ceti popolari, ceto medio, anziani e giovani coppie. Milano è Expo tutto l’anno: shopping, food and beverage. Avanti con i dehors e con la movida. La città è per i turisti non per i residenti. Il pluralismo sociale, culturale e ideale tipico di Milano sparisce: Milano diventa una città anonima, senza anima e senza storia, dove le differenze sociali aumentano e la distanza tra centro luccicante e periferia abbandonata cresce. 

Si chiudono gli spazi pubblici per affittarli a chi ha i soldi: in questi casi però ricompaiono i vigili urbani. La insicurezza (reale o percepita) cresce nei quartieri popolari e anche in altre zone. La sanità 

Le attività per anziani sono privatizzate. 

Sei anziani muoiono nella casa di riposo dei Coniugi, e tutto si svolge nella indifferenza di Palazzo Marino: “noi non c’entriamo” e intanto si muore perché è grave essere vecchi ospitati in una struttura pubblica a gestione privata: non si spendono 120.000 euro per i segnalatori di fumo antincendio! Quante volte l’assessore è andato a controllare lo stato delle RSA di proprietà pubblica e la qualità dei servizi erogati dal privato? E quanto lunghe sono le liste di attesa per le RSA, che spesso poi sono solo un triste accompagnamento verso la fine? Ma oggi i quotidiani ci vendono la bufala di un assessore al Bilancio (in pieno conflitto di interesse, è dirigente di Intesa San Paolo, che ha la tesoreria del Comune e tanti interessi in città) che vuole fare una società per costruire case con MM, che già gestisce il patrimonio delle case del Comune. A dicembre 2024 a Milano c’erano 16.423 appartamenti di case popolari sfitti, tra case del Comune e quelle dell’Aler. Dal 2006 al 2023 a Milano è stato consumato suolo per 302,67 ettari, ovvero per 3 milioni 26 mila 700 metri quadrati. Così che il suolo consumato a Milano è 10.686,31 ettari pari al 58,72% di tutta la superficie di Milano (18.158,76 ettari): un indice tra i più alti d’Italia. Neanche un metro quadrato di suolo in questi anni è stato destinato alla “edilizia economica e popolare”. La legge 167, che prevede l’obbligo di piani di edilizia economica popolare, comprensivi di opere e servizi complementari, urbani e sociali, ivi comprese le aree a verde pubblico, è tuttora in vigore, ma il Comune di Milano la ignora da più di trent’anni. A Milano nel periodo 2015-2021 i prezzi medi di vendita degli appartamenti sono cresciuti del 41%, i canoni di locazione del 22% mentre i redditi e le retribuzioni in media sono aumentati solo del 13% (le retribuzioni medie degli operai sono cresciute solo del 3% e quelle degli impiegati del 7%), Ampie fasce di lavoratori e di ceto medio sono state costrette a lasciare la città, aumentando così il tempo per gli spostamenti casa-lavoro, anche a causa della insufficiente rete di trasporti pubblici extraurbani. E la città in quindici minuti diventa una barzelletta elettorale, mentre il tempo di vita extra lavorativo diminuisce. 

Qualcuno pensa che un’altra amministrazione possa fare peggio? 

Può essere perché al peggio non c’è mai limite. Ma definire di sinistra il marchese Sala del Grillo

è operazione molto azzardata. Dicevano Giorgio Gaber e Sandro Luporini: “Le parole si logorano, invecchiano, perdono di senso. E tutti noi continuiamo ad usarle senza accorgersi di parlare di niente: …una bella minestrina è di destra, il minestrone è sempre di sinistra…”



domenica 11 ottobre 2026

L’INTER VIETA ALLA CURVA NORD STRISCIONE DEDICATO AI 100 ANNI DI SAN SIRO

 L’INTER VIETA ALLA CURVA NORD STRISCIONE DEDICATO AI 100 ANNI DI SAN SIRO 

Ecco la risposta della Curva Nord in un comunicato. 

“COMUNICATO CURVA NORD ⚫️🔵

Scriviamo queste righe con il cuore gonfio d'orgoglio, ma con le mani che tremano per la rabbia e l'amarezza.

Come tutti sappiamo, quest'anno la nostra casa compie cento anni. Cento anni di storia, di calcio, di notti europee, di grandi vittorie e pesanti sconfitte. Cento anni di bandiere al vento, di voci spezzate, di abbracci tra sconosciuti e di lacrime versate senza vergogna. Cento anni durante i quali questo impianto ha smesso di essere soltanto uno stadio, diventando parte dell'anima di Milano e della vita di milioni di interisti. San Siro non è semplicemente il luogo in cui gioca l'Inter. È la mano di nostro padre stretta alla nostra mentre salivamo le scale per la prima volta. È la voce di nostro nonno che ci raccontava un calcio che non abbiamo mai visto. È il primo coro cantato a squarciagola, il primo derby, il primo pianto di gioia. È la scighera d'inverno, il freddo che entra nelle vene, il cuore che batte prima del fischio d'inizio. È alzare lo sguardo verso gli spalti e sentirsi parte di qualcosa di immensamente più grande di noi.

Per onorare questo traguardo storico, abbiamo lavorato duramente per realizzare una coreografia dedicata. Un dono d'amore per il nostro stadio per restituirgli almeno una parte delle infinite emozioni e dei brividi che ci ha regalato nel corso di questi decenni. Insieme alla coreografia abbiamo richiesto di esporre tre semplicissimi striscioni dedicati al Meazza e alla sua memoria. Tre messaggi commemorativi, privi di riferimenti politici, prese di posizione o quant'altro. Parole con cui volevamo semplicemente celebrare un simbolo della nostra fede.

La Società Inter ci ha comunicato che questi striscioni non avrebbero potuto trovare posto nella nostra Curva. Il motivo? Ufficialmente, nessuno. Ufficiosamente, lo lasciamo giudicare alla vostra intelligenza. Allora la domanda è inevitabile: perché tre messaggi dedicati alla memoria di questo tempio non possono trovare spazio sugli spalti proprio nell'anno del suo centenario? È una domanda semplice, alla quale crediamo che ogni interista abbia il diritto di ricevere una risposta. Non riusciamo a capacitarci di come una società che richiama valori come fratellanza, inclusione e appartenenza possa impedire l'esposizione di messaggi attraverso i quali una parte del proprio popolo desidera esprimere il suo amore per un simbolo della storia nerazzurra. Alla fine di questo comunicato riportiamo gli striscioni in questione, affinché tutti possano leggerli e giudicare direttamente il loro contenuto.

Inutile negare che quanto accaduto ci abbia fatto gelare il sangue. Per alcuni momenti, durante il confronto tra noi, abbiamo persino valutato di rinunciare alla coreografia prevista. Probabilmente sarebbe stata una reazione comprensibile: quando senti che il significato più profondo di ciò che stai preparando viene messo in discussione, la tentazione di lasciar perdere è forte. Dopo un lungo confronto, però, abbiamo preso una decisione diversa. Abbiamo scelto di mettere da parte l'orgoglio per concentrarci su ciò che riteniamo più importante: la difesa della nostra casa.

Da questo momento, scendiamo in prima linea, con una posizione netta e inequivocabile, contro la demolizione della Scala del Calcio.

Premessa: non siamo analisti finanziari né esperti di bilanci societari. Siamo tifosi, ragazzi cresciuti tra questi gradoni, siamo parte della storia dell'FC Internazionale e sentiamo la responsabilità di difendere un patrimonio che va ben oltre il calcio. Non pretendiamo di conoscere ogni interesse che ruota attorno al progetto del nuovo stadio. Ma abbiamo il diritto di porre domande, di chiedere trasparenza e di domandarci se il valore economico di una nuova operazione immobiliare debba prevalere sulla conservazione di un luogo così profondamente legato alla storia di Milano.

Ci viene prospettato un futuro fatto di modernità, nuove strutture e grandi investimenti. Ma quale spazio viene lasciato alla memoria? Quale peso viene dato ai sentimenti di chi, da generazioni, considera San Siro una seconda casa? E perché la demolizione dovrebbe essere l'unica strada percorribile, prima ancora di aver dato alla città la possibilità di conoscere e valutare seriamente le alternative? Un nuovo stadio potrà essere costruito. Potrà essere più moderno, più comodo, forse più redditizio. Ma nessun progetto potrà restituirci ciò che verrebbe cancellato insieme al Meazza. Sappiamo che questa è una battaglia difficile, chiaramente impari. Dall'altra parte ci sono interessi economici enormi, progetti complessi e decisioni che sembrano già avviate. Ma la difficoltà non può diventare una condanna alla rassegnazione. E il fatto che una scelta sia conveniente per qualcuno non significa che sia necessariamente la migliore per tutti noi.

Che sia chiaro a tutti, ora e per sempre: il sostegno a chi scende in campo con la nostra maglia è sacro e intoccabile. Il nostro tifo, la nostra voce e la nostra spinta ai ragazzi non verranno mai meno. Questa non è, e non sarà mai, una battaglia contro l'Inter. Non è una battaglia contro la squadra, il mister o chi indossa la casacca nerazzurra. È una battaglia per difendere la storia che ci unisce all'Inter, la nostra casa e il diritto di esprimere un'opinione anche quando non coincide con quella della società.

Ci rivolgiamo all'intero popolo nerazzurro: agli Inter Club, ai gruppi di amici, ai tifosi di ogni generazione e di ogni parte del mondo. Al di là delle differenze, delle appartenenze e delle divisioni che fanno parte della nostra storia, esiste qualcosa che ci accomuna: l'amore per questi colori e per il luogo in cui abbiamo imparato a viverli. È il momento di ritrovarci attorno a ciò che ci unisce. Di informarci, di documentarci, di discutere e di far circolare consapevolezza. Di pretendere risposte e di chiedere che una decisione irreversibile venga affrontata con la serietà che merita.

Facciamo sentire la nostra voce. Dimostriamo che una tifoseria può essere appassionata e determinata, ma anche consapevole e capace di guardare oltre le proprie differenze. E il nostro appello non si ferma ai cancelli dello stadio. Ci rivolgiamo a tutti i milanesi, anche a chi non ha mai indossato una sciarpa nerazzurra. Perché San Siro non appartiene soltanto a chi tifa Inter o Milan. Appartiene alla storia di una città, ai suoi ricordi, alla sua identità. È stato ed è un luogo di sport, musica, incontri ed emozioni condivise. La sua scomparsa non sarebbe una perdita soltanto per il calcio, ma per tutta Milano.

Non lasciamo che tutto questo venga deciso nell'indifferenza. Combattiamo uniti e proviamoci. Affinché un giorno anche l'ultimo bambino possa sorridere ed emozionarsi entrando per la prima volta nella Scala del Calcio, con la mano di suo padre stretta alla sua. Prima di arrenderci, abbiamo il dovere di provarci. Dobbiamo al Meazza un'ultima grande battaglia nel suo nome. Un ultimo disperato grido affinché tutto ciò non diventi solamente un lontano ricordo.

A chi crede che il futuro debba necessariamente cancellare il passato, lasciamo una domanda che attraversa tutta questa vicenda.

 Le parole sono quelle di Sandro Mazzola, non serve andare oltre. «Mi sembra che insistendo sul nuovo stadio con annessi centro commerciale, hotel, ristoranti, Inter e Milan pensino più al business che ai tifosi. San Siro appartiene alla storia di Milano e dei milanesi. È il passato, ma con un lifting adeguato, e so che esistono progetti in proposito, può essere anche il futuro. Perché abbatterlo?» — Sandro Mazzola

Non chiediamo di fermare il tempo. Chiediamo di non cancellare il passato in nome del futuro. Chiediamo trasparenza, rispetto per la memoria collettiva e una valutazione seria delle alternative alla demolizione.

secondo anello verde”

I 3 STRISCIONI VIETATI:

1- Da cento anni guardi Milano cambiare, monumento eterno di una città che nel tempo ha affidato alle tue mura la propria anima.

2- Popolo interista, un minuto di applausi per la scala del calcio

3- Luci a San Siro, non le spegnerete mai”

#inter #sansiro #curvanordseriea

Mostri di cemento. Milano 2005, li vediamo ora

 Di Sergio Brenna 

Foto di Margherita Piano 

Nel PII dell'ex Fiera (approvato nel 2005 dalla Giunta Albertini, con assessore all'urbanistica Maurizio Lupi, all'epoca AD di Fiera Congressi in aspettativa e soprattutto preoccupato di far fronte all'indebitamento di 250 Milioni di Euro fuori bilancio di Fondazione Fiera nella realizzazione di Nuova Fiera a Rho-Pero), l'indice edificatorio di 1,15 mq/mq (contro lo 0,35 previsto dal PGT) portò a far monetizzare il 60% degli spazi pubblici dovuti, altrimenti non ci sarebbe più stato spazio dove mettere gli edifici.

Chiaramente non si trattava più di un "piano urbanistico", ma di un "piano finanziario" (basato sul valore corrente delle aree edificabili a Milano di circa 900 €/mq di pavimento edificabile) per salvare Fondazione Fiera e i suoi amministratori (in primis il Presidente Roth sodale in CL di Lupi) dal fallimento e dalla responsabilità di dover rifondere il danno economico.

L'asta per la vendita dell'area ebbe così a base la cifra di 250 Milioni di Euro, ma le due migliori offerte furono quasi il doppio: 480 Milioni di Pirelli RE con un progetto di Renzo Piano che limitava i danni dell'eccesso volumetrico con un solo edificio alto posto a sud-est e verde pubblico compatto a sud-ovest e i 520 Milioni della cordata Citylife con l'anonimo progetto delle Tre (bizzarre) Torri a nord est che avrebbero completamente oscurato le abitazioni attigue preesistenti per l'intero periodo invernale e il verde pubblico frazionato fra gli edifici.

È facile intuire come la possibilità di pagare le aree il doppio delle rendita fondiaria corrente era dovuto all'entrata in campo dei grandi capitali finanziari internazionali in grado di fare scommesse speculative di lungo periodo impossibili ai tradizionali operatori immobiliari.

L'ingordigia di Fondazione Fiera supportata dall'assessore Lupi impedì non solo di dimezzare l'impatto del Piano Attuativo, ma persino di scegliere tra quelli dei due migliori offerenti il progetto un po' meno impattante.

Il ricorso dei cittadini danneggiati dall'ombra delle Tre Torri incredibilmente venne respinto pregiudizialmente dal Consiglio di Stato che li dichiarò "non legittimati a ricorrere" (come accaduto di recente per il ricorso al TAR sulla vicenda dello Stadio Meazza: ormai è una comoda scappatoia per i giudici tremebondi).

Le amministrazioni di centrosinistra Pisapia-De Cesaris e Sala-Maran succedutesi a quelle di centrodestra Moratti-Masseroli anziché cercare di salvare il salvabile alla scadenza decennale del Piano Attuativo lo hanno proseguito senza alcuna  modifica prorogandolo tal quale per ben due volte sino a quasi 20 anni di durata (come osserva gongolante Catella che di questa linea di "continuità" tra differenti orientamenti politici ha goduto i vantaggi sulle aree dell'ex Centro Direzionale/Repubblica)

E siamo all'oggi: Citylife ha sostituito l'ultimo edificio a torre previsto dal PII del 2005 con il bizzarro edificio "a sella iperbolica" denominato Citywave: quantità edificatorie totali e guai provocati dalle Tre Torri rimangono invariati, ma probabilmente l'ultimo edificio finisce per mangiarsi anche buona parte di quel poco di spazio pubblico sfrangiato fra gli edifici, ma parafrasando il Poeta: "È del progetto il fin la meraviglia... chi non sa far stupir vada alla striglia".

Io "alla striglia" manderei i protagonisti di quella "continuità" tanto cara a Catella-Coima e soci che rischia di riprodursi nelle candidature e nei programmi /progetti (vedi ex Ortomercato ed ex Piazza d'Armi) per le prossime elezioni, evitando di farci istupidire dallo "stupore" dei Mangiafuoco di turno.

Millemilabici 11.10.2026 foto e video

 Milano domenica 11 ottobre 

Nella Milano dei troppi morti in strada, degli sconti al motorshow e dell'ambiente ed ecologia come un fastidio, oltre 5000 persone si sono ritrovate per una piacevole pedalata.



Milano. Via Rizzoli 10.10.2026 comizi elettorali differenti

 La proposta provocazione è partita dalla probabile candidata della lega alle amministrative di Milano del 2027, con se il ministro dei trasporti in grande ritardo, e i pochi istituzionali rimasti nel partito fondato da Bossi. Tutta via Rizzoli chiusa sin dal primo mattino con agenti in tenuta antisommossa, e i cittadini che pensavano a una grande operazione antimafia. 

In risposta, il presidio dell'associazione mutuo soccorso e degli attivisti del centro sociale lambretta, che ogni 15 giorni sono impegnati nella distribuzione di generi di prima necessità, un occasione per documentare una parte di Milano spesso nascosta dalle cronache tutte fashion week e brillantini. 

A portare la solidarietà al lambretta, anche vari consiglieri comunali e regionali, e anche alcuni candidati alle primarie del centrosinistra, e qui si è materializzato il boomerang per la candidata leghista. 

Presenti per il centrodestra, Sardone, Salvini, Scurati e altri 4. 

Presenti in solidarietà al lambretta, Rosati (avs), Majorino (PD cons regionale e candidato alle primarie), D'amico, Giungi, Pirovano, Salis, Scuderi e Gilberto Rossi (verdi e candidato alle primarie).

Video quiMilano 














Mille Mila bici 11.10.2026 Milano

Milano , mai così tanti morti nelle strade cittadine. Quindi il greenwashing del cigno , dopo che han fatto quasi fallire le critical mass e sussunto il movimento spontaneo di ciclisti, che a Milano ha portato in piazza decine di migliaia di ciclisti.

Qua video rete mobilità nuova.

Ciò, nonostante, si pedala e si sostiene ogni iniziativa per la bici. 

L'anno scorso, i più informati, dissero che era la discesa in campo del portaborse di un assessore di Milano che aveva già lavorato per cancellare i verdi, un tal Goisis, che si presentava come leader in stampelle.

Qua dal sito di Legambiente.


Mille Mila Bici è un grande evento dedicato al futuro delle città e alla loro efficienza e sicurezza. La ciclabilità quotidiana aggrega valori e contenuti positivi per accelerare il successo della ‘vision zero’ EU in materia di sicurezza stradale, promuovendo inoltre una transizione energetica basata anzitutto su una minore domanda di energia, in questo caso quella impiegata nei trasporti.

Mille Mila Bici:

– promuove una sempre migliore immagine della ciclabilità;

– è aperta e inclusiva per tutta la comunità per città più sicure, efficienti e sostenibili;

– crea rete tra i partecipanti, i partner e i portatori di interesse, aumentando il dialogo e l’efficacia del cambiamento;

– si ispira agli SDGs dell’ONU, in particolare all’obiettivo 10, Ridurre le disuguaglianze all’interno e tra le nazioni: una ciclabilità diffusa riduce le disuguaglianze almeno nello spazio pubblico, confermando alla bicicletta lo status di icona positiva universale, non solo della sostenibilità ambientale.


Milano. ICE arena della fiera, a Rho.

 Tutti, anche giustamente a gioire, per il ritorno dell'hockey su ghiaccio a Milano, in un campionato particolare, che nemmeno gli esperti e appassionati riescono a inquadrare. Piuttost che nient, l'è mei piuttost . 

Dopo il flop olimpico, e spese imprecisate, nonostante le varie commissioni dedicate, per la pista provvisoria in fiera, l'inchiesta su equalize, la morte di Carmine Gallo, il superpoliziotto che con Pazzali, presidente di Fondazione Fiera, di cui, ancora il sindaco Sala non ha relazionato in consiglio comunale e nel frattempo è morto pure Carlo Monguzzi. 

Solo in un consiglio comunale di giugno, all'unanimità, il comune di Rho, approva una tensostruttura con 4000 posti, per 3 anni, con una pista da ghiaccio. 

Il primo dato è il costo, dai 26, poi 20 poi non si sa, milioni per i giochi olimpici per la pista momentanea nei padiglioni di fiera, ecco che con 7 milioni, nasce un nuovo Palaghiaccio. 

Certo, fondazione fiera e i Morazzoni, sappiamo che tra i metodi di Equalize e dei presunti 800.000 spiati, e i "gomblotti" tra cui quello che ha fatto emergere questo disegno, che ha colpito anche il figlio di Larussa. 

Sui metodi Morazzoni, quelli della dottoressa pazza Alessandra Matilde Giuseppina Dei, figlia di Amelia Morazzoni, praticante più di magia nera e riti satanici esoterici, di cui la zia suora e lo zio vescovo erano scandalizzati, e chi ne ha avuto conoscenza ha perso la vita, come Gianluca Manfre, di Rho della UIL il più noto. 

Leggi urbanistiche che non vengono rispettate e in deroga per non si capisce quali interessi superiori. 

Mentre Milano ha il forum di Assago, aveva il palapiranesi, il palacandy di via dei ciclamini, ora ha una tensostruttura, provvisoria. 

In questo, le inchieste sull'urbanistica non sono "aliene" ma quasi un continuo ideale.







Manifestazione moratoria datacenter. Milano 10.10.2026

 Milano 10 ottobre 2026.

Una settimana dopo la grande manifestazione rhodense che ha visto oltre 3000 cittadini percorrere tra le vie di Rho, passando da uno dei siti destinati a un datacenter, una iniziativa nazionale a Milano in piazza della scala, per chiedere una moratoria nazionale. 

Video dirette social fb quiMilano 


Video Tg3 

Dalla pagina social della rete dei comitati 

𝐂𝐄 𝐋’𝐀𝐁𝐁𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐅𝐀𝐓𝐓𝐀! 𝐆𝐑𝐀𝐙𝐈𝐄 𝐀 𝐓𝐔𝐓𝐓𝐄 𝐄 𝐀 𝐓𝐔𝐓𝐓𝐈! 

Un immenso e di cuore 𝐆𝐑𝐀𝐙𝐈𝐄 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢, vera anima della nostra Rete e insostituibili sentinelle dei territori! E un grazie gigantesco a ciascuna persona, associazione e realtà che oggi è scesa in piazza, ci ha sostenuto e ha fatto sentire la propria voce. È grazie alla tenacia, al presidio costante e all'impegno di tutti noi se la manifestazione di oggi, 10 ottobre, è stata un 𝐒𝐔𝐂𝐂𝐄𝐒𝐒𝐎 𝐒𝐓𝐑𝐀𝐎𝐑𝐃𝐈𝐍𝐀𝐑𝐈𝐎! 

La 𝐑𝐞𝐭𝐞 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐒𝐭𝐨𝐩 𝐃𝐚𝐭𝐚 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐞𝐫 ha fatto sentire un urlo forte, chiaro e inarrestabile: il nostro territorio non si svende! 

Ribadiamo a gran voce che la 𝐌𝐎𝐑𝐀𝐓𝐎𝐑𝐈𝐀 è la chiave di volta per fermare questa colonizzazione! Serve uno 𝐬𝐭𝐨𝐩 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐨 ai progetti devastanti per tutelare i beni comuni.

Vedere così tante persone unite, fianco a fianco con la stessa passione e determinazione, ci riempie di orgoglio e ci carica di un'energia incredibile. Abbiamo dimostrato che di fronte al consumo scriteriato di risorse e alla cementificazione selvaggia dei mega data center, le comunità sanno organizzarsi e lottare insieme! 

𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝟏𝟎 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚 𝐮𝐧 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚: 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐬𝐢𝐧𝐠𝐨𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐭𝐚̀ 𝐢𝐬𝐨𝐥𝐚𝐭𝐞, 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐞, 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞! 

UN GRAZIE INFINITO A TUTTE E TUTTI: a chi ha sfilato in piazza, a chi ha organizzato ogni dettaglio, a chi ha diffuso la voce sui social e nei quartieri, e 𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚. 

Non ci fermeremo qui. 𝐋𝐚 𝐥𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚, ma oggi abbiamo dimostrato a tutti la forza e la determinazione della nostra rete! 

#StopDataCenter #MoratoriaSubito #ReteNazionaleComitatiStopDataCenter #10Ottobre

Link per firmare la petizione 

https://www.change.org/p/imporre-un-anno-di-moratoria-per-i-datacenter-in-lombardia?recruiter=701818







Michela Palestra consigliera regionale del patto civico, Gilberto Rossi VERDI (AVS) candidato alle primarie del centrosinistra di Milano, Barbara Meggetto presidente di Legambiente Lombardia 
Onorio Rosati consigliere regionale AVS (sinistra italiana) e Gilberto Rossi VERDI 




giovedì 8 ottobre 2026

La sapienza di un povero.

400 persone attente, già questa è una notizia, per una intensa passeggiata nella letteratura 

Video quiMilano 

https://www.facebook.com/share/v/19cH5UpbGx/







Lettera di Francesca Pannuti sulla VAS per SAN SIRO

 Dai social di Andrea Sparaciari 

Questa è la lettera aperta che Francesca Pannuti, Portavoce Cittadinanza per San Siro, chiede di inviare o spammare sulle bacheche di TUTTI I CONSIGLIERI COMUNALI

Francesca sta facendo un lavoro gigantesco sulla Vas, quel lavoro cioè che dovrebbero fare le consigliere e i consiglieri comunali, iI cui compito non dovrebbe limitarsi a tirare su il braccino, quando viene detto loro che devono tirare su il bracino. Dovrebbero invece curare gli interessi dei cittadini (a partire dai più deboli), la legalità e la salute dei milanesi...

Con  pochissime e meritorie eccezioni, fino a oggi il Consiglio comunale  è stato il luogo dove invece si è data una spruzzata di apparente democrazia a decisioni prese altrove (nei grattacieli di Porta nuova, nelle sedi delle banche, nei ristoranti stellati)... 


Quindi, l'idea è richiamare i consiglieri ai loro doveri. Prima  stavolta, che sia troppo tardi... 


Leggete i 4 punti, non sono richieste di bolscevichi assetati di sangue dei neonati ricchi, ma richieste semplicissime. Perché a volte capire chi è la parte debole da tutelare è facile... bastano un po' di coraggio e dignità.


𝗟𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮 𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗲𝗿𝗶 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗶 Comune di Milano

✔ Autorizzo tutte e tutti a copiarla e inviarla ai Consiglieri e alle Consigliere.

𝗗𝗲𝘃𝗲 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗼 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗥𝗘𝗡𝗗𝗘𝗥, 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗶𝗻𝘃𝗼𝗰𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗮 𝗦𝗮𝗹𝗮, 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗼𝘀𝘀𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗱𝗮𝗶 𝘁𝗲𝗺𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗶𝗰𝗮𝘁𝗶.

Gentili Consigliere e Consiglieri comunali di Milano,

la pubblicazione del Rapporto Ambientale VAS sul progetto San Siro solleva gravissime preoccupazioni per gli impatti ambientali e sanitari.

Mentre cittadini, associazioni e comitati esaminano meticolosamente la documentazione, non vediamo il Comune e gli enti competenti esercitare con sufficiente evidenza quel ruolo di terzietà, controllo e tutela dell'interesse pubblico che dovrebbe distinguerli dalla società proponente.

Ci rivolgiamo a tutto il Consiglio comunale, indipendentemente dalle posizioni assunte sulla cessione dello stadio, con quattro richieste precise e urgenti.

1. NO ALLA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO FOSTER PRIMA DELLA CONCLUSIONE DELLA VAS.

Chiediamo di intervenire affinché il sindaco Sala non solleciti una presentazione pubblica dei render mentre sono ancora aperte le valutazioni ambientali e sanitarie. Prima devono essere esaminate le osservazioni, affrontate le criticità, valutate le alternative e verificate le soluzioni. Solo dopo si presenti pubblicamente il progetto, anche nel quartiere interessato.

Il TAR non ha certificato la sostenibilità ambientale e sanitaria dell'intervento o dato via libera. Non confondiamo i piani.

2. INTERROGAZIONE CONSILIARE URGENTE, PRIMA DEL 1° NOVEMBRE.

Chiediamo un'interrogazione, anche congiunta, e la convocazione delle commissioni competenti, con ARPA, ATS e gli altri enti preposti, prima della scadenza per le osservazioni alla VAS. Vogliamo risposte pubbliche e documentate sulle criticità emerse e sulle condizioni poste a tutela dell'interesse generale.

Il controllo consiliare deve esercitarsi quando è ancora possibile incidere sulle decisioni, non a posteriori.

3. SALUTE PUBBLICA: QUALI LIMITI E QUALI GARANZIE?

Chiediamo verifiche indipendenti sugli impatti della cantierizzazione, anche cumulativi con le altre trasformazioni previste: qualità dell'aria, rumore, traffico, esposizione di minori e soggetti fragili. Chi controllerà? Quali soglie e condizioni imporranno modifiche o sospensioni dei lavori? Quale danno alla salute e alla qualità della vita si considera accettabile, e su quali basi?

4. CHE FINE HANNO FATTO I 40 MILIONI PROMESSI AI QUARTIERI?

Secondo quanto riportato da MilanoToday, le risorse aggiuntive inizialmente previste per i quartieri limitrofi risulterebbero assorbite dai maggiori costi delle opere. Chi ha modificato gli impegni, con quali atti e quali benefici concreti resteranno ai quartieri popolari, a partire da San Siro-Selinunte? Quale sarà la destinazione dei proventi della vendita?

Gentili Consigliere e Consiglieri, il vostro mandato democratico non si esaurisce nel voto sulla cessione dello stadio. 

Vi attribuisce una responsabilità di controllo sull'Amministrazione e di tutela della cittadinanza, qualunque sia stata la vostra posizione politica.

Vi chiediamo di assumervi collettivamente questa responsabilità, indicando quali iniziative concrete intendiate promuovere e in quali tempi, prima del 1° novembre.

Non bastano rassicurazioni. Servono atti, verifiche indipendenti e risposte documentate.

Una trasformazione destinata a incidere sulla città per decenni non può essere subordinata alle scadenze degli Europei 2032, né diventare la spilla sul bavero di un sindaco uscente.

Le analisi spettano ai tecnici. La responsabilità delle scelte è politica. E il controllo democratico compete a tutto il Consiglio comunale.

Gli Europei passano. I sindaci passano. La città resta. E con essa le conseguenze delle decisioni prese oggi.

In attesa di un urgente riscontro,

Francesca Pannuti

Portavoce Cittadinanza per San Siro

mercoledì 7 ottobre 2026

“Milano: Borghi, Patrimonio, Periferie” - Storie di impegno civico per la salvaguardia di paesaggi urbani e rurali a cento anni dalle aggregazioni comunali 1923-2023

  Sabato 10 ottobre, alle ore 16, sull’aia di Cascina Linterno

Via F.lli Zoia 194 – Parco delle Cave – 20152 – Milano

Se dovesse piovere ci sposteremo nella Chiesetta o in idoneo spazio riparato.

Un libro a dir poco stupendo, promosso dall'Associazione Antichi Borghi Milanesi (ABM), pubblicato dalla Casa Editrice Magenes, a cura di Roberto Schena, Claudio Salsi, Lionella Scazzosi e Riccardo Tammaro, con il coordinamento editoriale di Andrea L'Erario e l'apporto scientifico di molti esperti, ricercatori e studiosi del territorio.

Milano non è solo il suo centro città; questo libro riscopre infatti l’anima dei suoi borghi.

 L’incontro verrà moderato da Rosario Pantaleo.

Il libro è disponibile presso la Libreria “Linea di Confine” di Via Ceriani, 20 a Baggio 

Margherita Napoletano all'incontro tra il Cardinale di Milano MARIO DELPINI e lavoratrici e lavoratori dell'ospedale.

Dai social 

INTERVENTO DI Margherita Napoletano all'incontro tra il Cardinale di Milano MARIO DELPINI e lavoratrici e lavoratori dell'ospedale.

                                Milano, 6 ottobre 2026

Sua Eccellenza Mons. Mario Delpini,

la ringrazio per l’attenzione che ha voluto dare alle lavoratrici e ai lavoratori dell’Ospedale San Raffaele.

Io le parlo, mio malgrado, da ex lavoratrice di questo IRCSS.

Frequento questi luoghi fin dai tempi dell’Università, dal lontano 1993, quando il Politecnico di Milano aveva accettato una convenzione con Fondazione Monte Tabor per formare i diplomati universitari di Ingegneria biomedica, direttamente sul campo, in un IRCCS che aveva scelto di investire molto nelle nuove tecnologie, senza perdere di vista l’uomo, anche nel momento della malattia, nella sua interezza.

Oggi, l’Ospedale è molto diverso: sembra prevalere, a tutti i costi, la rincorsa del profitto rispetto alla tutela dei pazienti e dei lavoratori.

Nell’ultimo anno, come rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e delegati sindacali, ci siamo visti costretti a denunciare alle autorità competenti la malagestione, che ha portato molti professionisti sanitari a licenziarsi. Io, invece, sono stata licenziata, proprio perché non ho potuto tacere davanti ai più deboli, i pazienti, messi a rischio della stessa vita.

Chi non ha voluto pagare il giusto i professionisti, applicando lo stesso trattamento economico dei colleghi del pubblico, si è reso responsabile di un prevedibile decadimento della qualità delle cure.

Aver appaltato l’assistenza non da garanzie sulla continuità delle cure, sulla sicurezza e sull’umanizzazione delle cure.

La dirigenza dell’OSR ha trovato un pretesto per licenziarmi, ma la motivazione da tutti riconosciuta è aver detto la verità.

E come dice mons. Pizzaballa riguardo al genocidio in corso in Palestina: “Tacere vuol dire essere complici!”



sabato 3 ottobre 2026

Agenti della locale tentano di speronare il portavoce dei Verdi. 2.10.2026

 Ossona, Milano, 2 ottobre 2026

Iniziamo questo racconto ai tratti dell'incredibile, se non fosse stato prontamente documentato, dalla fine, dalla mail inviata dal segretario dei Verdi già capogruppo consiliare dei Verdi di Ossona, alla comandante di polizia locale, a sua Eccellenza il Prefetto di Milano e al ministero dell'interno.


Immagine a fine blog



Video


I motivi? Presumibilmente i video di quiMilano che denunciano le persecuzioni al leader dei Verdi e ora candidato per le primarie del centrosinistra e un chiaro presunto abuso edilizio, dalla demolizione di un fienile a un appartamento con la dicitura errata. 









Rho, corteo moratoria datacenter 3.10.2026

 Rho 3.10.2026

Video quiMilano 

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Dai social di sos fornace 

IN OLTRE 2000 A RHO CONTRO LE BIG TECH E I LORO DATA CENTER: IL CORTEO INVADE IL CANTIERE DI VIA MOSCOVA

Un grande corteo di oltre duemila persone ha attraversato oggi le strade di Rho per dare vita alla prima grande manifestazione di piazza contro l'invasione dei Data Center. Una giornata straordinariamente partecipata, colorata e determinata, promossa dal Centro Sociale SOS Fornace, che ha visto la partecipazione di cittadini rhodensi, studenti, lavoratori, comitati e realtà territoriali giunte da tutta la provincia di Milano.

Durante la manifestazione l* attivist* del Centro Sociale, con le maschere degli oligarchi digitali Musk, Bezos, Zuckerberg, Altman e Amodei, hanno forzato l'accesso al cantiere del Data Center di via Moscova e sono penetrat* all'interno del sito.

Come comunicato dagli interventi dal carro di testa, il corteo ha in questo modo voluto riappropriarsi simbolicamente di una porzione di territorio sottratta a chi lo abita per essere svenduto alle Big Tech, riaffermando nel contempo il diritto alla città, alla salute e a una vita degna in un ambiente salubre calpestati in nome del profitto con la complicità del Governo, di Regione Lombardia e di amministratori locali compiacenti.

Sulla recinzione del cantiere del Data Center di proprietà della multinazionale australiana Goodman Group l* attivist* hanno tracciato a caratteri cubitali la scritta "STOP DATA CENTER" per ribadire che questo progetto e tutti gli altri impianti previsti nel Rhodense e nella città metropolitana devono essere fermati immediatamente. La piazza di oggi dimostra che la comunità non è disposta a subire la predatoria voracità delle multinazionali del Tech.

Le azioni si sono svolte di fonte a striscioni e bandiere col messaggio "No data center" esposte sui balconi del condominio di Via Costa, situato a poche decine di metri dal cantiere.

Gli obiettivi della mobilitazione sono chiari e non negoziabili:

•    A Rho blocco immediato dell'ATU 4 e stop definitivo al progetto sull'area dell'ex-Nilit.

•    Moratoria generale su ogni nuova autorizzazione di Data Center a Rho e in tutta la provincia di Milano.

•    Valutazione Ambientale Strategica (VAS) complessiva che analizzi gli impatti cumulativi sull'ambiente e sulla salute derivanti dalla concentrazione dei progetti sul territorio; un passaggio indispensabile per fermare la volontà del Governo di alimentare questi ecomostri attraverso la reintroduzione delle centrali nucleari.

La lotta non si ferma alla giornata di oggi; la mobilitazione continua: rilanciamo la partecipazione al presidio che convochiamo per lunedì 5 ottobre alle 21:00 presso l'Auditorium di via Meda, in occasione dell'assemblea pubblica convocata dal Comune, così da trasformare la loro passerella in un vero confronto politico e pretendere impegni vincolanti in difesa del territorio.

Centro Sociale SOS Fornace



Dai social de La terra trema (per il testo) 

RHO - 3 OTTOBRE 2026

In pochi mesi in Lombardia, soprattutto nell’hinterland di Milano, si è affacciata una forza sociale che oggi è scesa per la prima volta in corteo.

Una forza sociale che ci auguriamo cresca nei prossimi MESI. Contro i DATA CENTER, contro l’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, contro il TECNOCAPITALISMO.

I data center producono nocività là dove si vanno ad insediare. Su migliaia di metri cubi di cemento, processano dati per le grandi società tecnologiche trilionarie. Server che addestrano l’intelligenza artificiale non solo per farci giocare, omologare e rimbecillire con Chat CPT. Sono un pericolo per gli agricoltori e per interi sistemi alimentari. Dati e intelligenza artificiale hanno un ruolo determinante nei genocidi e nelle guerre, è quello che avviene ogni giorno in Palestina.

Quel che digitale, intelligenza artificiale, capitalismo cibernetico hanno prodotto è oggettivamente orribile, rappresenta la vetta dell’ideologia dei cultori del moderno, occidentale, e il futuro, se non ci sarà una discontinuità radicale, sarà ancora più orribile. La fine dell’invisibilità del virtuale, attraverso le cattedrali di dati e cemento, deve aprire alla possibilità del conflitto, di un esodo dagli schermi, di una linea di fuga da questo mondo.

MAI SERVE DEI VOSTRI SERVER | NO DATA CENTER AD ABBIATEGRASSO, A RHO, IN OGNI DOVE















Foto di Gilberto Rossi