Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Libera Notizie
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mercoledì 21 ottobre 2026
il ritratto della contessa di Challant dalla storia al racconto. Milano 20.10.2026
Martedì 20 ottobre 2026, una giornata dedicata a ripercorrere la storia e la nascita del mito letterario di Bianca Maria Gaspardone, contessa di Challant.
Video quiMilano
Dalle ore 11 alle 17, presso il Castello Sforzesco di Milano (Archivio Storico-Civico e Biblioteca Trivulziana, Sala Weil Weiss), attraverso una serie di interventi esploreremo il percorso che ha trasformato la sua figura storica in un personaggio letterario. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti disponibili.
Alle ore 18, presso la chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, l’attrice Martina Carpi darà voce alla Novella I,4 di Matteo Bandello, che narra la tragica storia della contessa.
La lettura sarà seguita da una visita guidata agli affreschi del tramezzo del Monastero Maggiore, dipinti da Bernardino Luini il quale ritrae la giovane contessa.
La giornata di studio si svolge nell’ambito dei progetti “Conservare e narrare la memoria: dai documenti al racconto del passato” e “A Minor Model? Structures, Iconographies and Materials for the Milanese Franciscan Observance between Invention, Disruption and Anachronisms (1420-1550)”.
L’evento è organizzato con il sostegno di Fondazione Cariplo.
E con la partecipazione di Castello Sforzesco di Milano, Civico Museo Archeologico di Milano, Comune di Milano, Swiss National Science Foundation, SUPSI Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana.
primarie milano 2027. i primi confronti tra candidati 21.10.2026
riceviamo e volentieri pubblichiamo
Video diretta da YouTube circolo Caldara
https://www.youtube.com/live/pf1wKi5_Ik8?feature=shared
Intervento di Gilberto Rossi, candidato alle primarie del centrosinistra
vi aspettiamo mercoledì 21 ottobre alle ore 18 presso il nostro Circolo, per l'incontro "La mano visibile nell'architettura istituzionale" primo appuntamento del nuovo ciclo di tre eventi promosso da Hey Milano.
Il 9 Ottobre la rete delle tredici associazioni civiche ha presentato qui Come cambiare Milano, frutto di oltre due anni di lavoro assembleare. Ora quelle proposte vanno messe alla prova e il modo più serio di farlo è discuterle con chi si candida a guidare la città. Per questo abbiamo pensato a tre incontri, ciascuno dedicato a un capitolo del documento.
Il primo riguarda l’architettura istituzionale: le municipalizzate, l’area metropolitana, l’abolizione del Comune in chiave di città metropolitana. Sono le questioni da cui dipende con quali strumenti si governerà Milano nei prossimi anni. Al tavolo ci saranno quattro possibili candidati a sindaco, accanto a voci della società civile e dei partiti.
Introduce
Franco D’Alfonso, presidente del Circolo Caldara
Ne discutono i possibili candidati
Emmanuel Conte, (lista Sala)
Carlotta Cossutta, (lambretta e casa delle donne)
Tommaso Goisis, (Lista Sala)
Lorenzo Pacini, (pd)
e ha dato la disponibilità anche Gilberto Rossi ( #unavoceecologistaxmilano Verdi e civici)
con la società civile e i partiti
Mattia Granata, storico
Giulia Pelucchi, presidente del Municipio 8
Andrea Zoppolato,direttore di «Milano Città Stato».
Con loro ci saranno gli animatori del percorso, cioè le associazioni che hanno costruito Hey Milano:
Marco Ghetti, Per l’Italia con l’Europa
Paola Agnoletto, Movimento Milano Civica
Luca Beltrami Gadola, Arcipelago Milano
Salvatore Crapanzano, Coordinamento Comitati Milanesi
Fabio Pizzul, Il Sicomoro
Francesco Francioso, Contropiede
Alessandro Tozzi, Associazione Carlo Cattaneo
Gianni Zais, Amici della Carità
Davide Agazzi, Innovare per Includere
Roberto Masiero, Insieme per Corsico
Max Ungaro, Italia Chiama
Aulo Chiesa, Circolo De Amicis
Chi non ha ancora il volume può ordinarlo su Amazon, in cartaceo (12 €) o in eBook Kindle (4,99 €): https://www.amazon.it/dp/B0HLV19MWK
Dal PD di Vittuone 20.10.26
Riceviamo e pubblichiamo
20 ottobre 2026
A FERRO E FUOCO
Anche noi siamo rimasti colpiti da quanto accaduto nello scorso fine settimana in diverse città europee, e in particolare in alcune città italiane.
Accanto a manifestazioni legittime, espressione anche del disagio giovanile, gruppi di giovanissimi, a quanto sembra in prevalenza minorenni, si sono dati appuntamento per compiere atti di vandalismo, saccheggiare, intimidire i cittadini e scontrarsi con le forze dell'ordine.
Il nostro giudizio non può che essere di ferma condanna per queste azioni.
Una condanna che, tuttavia, non può esimerci dall'interrogarci sulle nostre responsabilità.
La responsabilità di non aver saputo offrire risposte adeguate a questi giovani, di non essere riusciti a trasmettere loro la speranza in un futuro possibile, di non averli dotati degli strumenti necessari per affrontare una realtà sempre più complessa, con la quale faticano a confrontarsi.
Sono proprio queste le risposte che mancano. Risposte che una democrazia sana e matura deve essere in grado di dare.
Ma non possono essere soltanto risposte punitive.
N°37
1 Riteniamo che questo Governo abbia fallito sul fronte delle politiche giovanili, privilegiando troppo spesso misure coercitive rispetto a interventi capaci di affrontare le cause del disagio.
Ricordiamo quale fu uno dei primi provvedimenti di questa maggioranza: il decreto sui cosiddetti rave party, che ha inaugurato una stagione caratterizzata da un approccio prevalentemente repressivo al dissenso.
E mentre gli studenti scesi in piazza per manifestare si sono trovati, in alcune occasioni, di fronte all'uso della forza, troppo poco è stato fatto per garantire concretamente il loro diritto allo studio, alla casa e al lavoro.
Anche la scuola del “merito”, che a nostro giudizio rischia di diventare sempre meno inclusiva, fatica a offrire risposte a una generazione che cresce in una società nella quale troppo spesso la forza e la sopraffazione vengono rappresentate come strumenti di affermazione individuale.
Una società nella quale il valore dei diritti rischia di essere messo in secondo piano da una politica alla ricerca del consenso immediato, della visibilità e, troppo spesso, di un nemico da indicare all'opinione pubblica.
Quale insegnamento dobbiamo trarre da questi giorni?
Non basta invocare nuove misure di ordine pubblico.
Occorre investire risorse nelle politiche giovanili, sostenere i ragazzi nei momenti di difficoltà, garantire loro servizi di ascolto e supporto specialistico, offrire abitazioni a prezzi accessibili agli studenti fuori sede e ai giovani che desiderano costruire una famiglia.
Occorre creare le condizioni perché possano trovare un lavoro dignitoso, stimolante e adeguatamente retribuito, senza essere costretti a cercare all'estero le opportunità che il nostro Paese non riesce a offrire.
Insomma, abbiamo bisogno di rinnovare quel patto tra le generazioni che ha contribuito a far crescere il nostro Paese.
Alla necessaria condanna di chi si rende responsabile di azioni ingiustificabili dobbiamo affiancare la capacità di offrire risposte concrete, civili e di progresso ai bisogni delle nuove generazioni.
Perché il futuro dei giovani non può essere affrontato soltanto come una questione di ordine pubblico: è una responsabilità politica, sociale ed educativa che riguarda tutti noi.
martedì 20 ottobre 2026
Appello per il ritorno al proporzionale. Socialisti in movimento
Da socialisti in movimento
Ecco il testo dell'appello che abbiamo promosso contro le leggi della Seconda repubblica per il ritorno al Proporzionale.
BASTA CON LE LEGGI ELETTORALI INCOSTITUZIONALI!
RITORNARNIAMO ALLA NORMALITA’ CON IL PROPORZIONALE NELLO SPIRITO DELLA COSTITUZIONE.
Nel dire NO e nell’auspicare la più ampia mobilitazione politica e popolare contro la legge elettorale proposta dal Governo Meloni, diciamo NO alla regressione democratica introdotta con tutte le leggi elettorali di stampo maggioritario approvate dopo il referendum del 1993, comprese quelle anacronistiche chiamate proporzionali con premio di maggioranza.
Leggi che consentono a maggioranze relative di elettori, o addirittura a una minoranza di elettori, di diventare maggioranza assoluta in Parlamento, facilitando a loro volta la possibilità di cambiare le regole democratiche e costituzionali secondo i voleri o peggio le convenienze dei vincitori nell’ultima competizione elettorale.
Ma un Paese non può vivere e crescere se le regole fondamentali della convivenza comune durano una sola legislatura e mutano ad ogni cambio di maggioranza.
In tutte le grandi democrazie si ritiene che le leggi elettorali, come le leggi di revisione costituzionale, debbano essere durature ed essere il prodotto di larghe convergenze tra maggioranza e opposizione, come conseguenza coerente dell’esigenza di stabilità, del ruolo di garanzia dei diritti e delle libertà di tutti (quindi anche delle minoranze) che è proprio delle costituzioni democratiche come la nostra.
Da trent’anni invece in Italia i parlamenti che si sono succeduti hanno approvato leggi elettorali mettendo davanti a tutto i loro” interessi”, in nome della governabilità, sacrificando il volere dei cittadini e il principio fondamentale della rappresentanza politica e territoriale, aggravata dal 2020 dalla riduzione del numero dei parlamentari.
In attesa del giudizio della Corte costituzionale, bisogna reagire partendo dal punto centrale della questione: la difesa della democrazia costituzionale, invocata dalla maggioranza del sistema politico italiano e dalle associazioni democratiche del paese, perché sia concreta deve essere ancorata ai seguenti principi.
1. La sovranità appartiene al popolo e spetta al popolo eleggere il Parlamento. La governabilità, nello spirito della Costituzione, non può essere assicurata da leggi incostituzionali, ma deve essere garantita da maggioranze che si formano in Parlamento, dopo una normale competizione elettorale (così come per decenni è successo da noi e ancora accade in molti paesi democratici del mondo). Questa deve essere la normalità: prima si elegge il Parlamento, poi si formano i governi sulla base degli equilibri politici e dei rapporti di forza emersi dalle votazioni. La governabilità non si fabbrica con premi elettorali alle coalizioni vincenti: deve poggiare su maggioranze politiche effettive.
2. Le maggioranze non si precostituiscono per legge. Si vota per eleggere il Parlamento, non per ratificare un Governo già deciso. Dopo il voto spetta solo al Presidente della Repubblica individuare una personalità in grado di ottenere la fiducia delle Camere e formare una maggioranza parlamentare.
3. Ai cittadini deve essere garantito il diritto di scegliere i propri rappresentanti, togliendo alle segreterie dei partiti il potere di nomina degli eletti attraverso liste bloccate, capilista protetti e pluricandidature.
4. Torniamo al proporzionale con le preferenze. È il sistema che ha caratterizzato la vita parlamentare italiana dal 1948 al 1992 e che fu utilizzato per eleggere l’Assemblea Costituente nel 1946. Nel 1947 la stessa Assemblea approvò a larghissima maggioranza un ordine del giorno che affermava: «L’Assemblea Costituente ritiene che l’elezione dei membri della Camera dei deputati debba avvenire secondo il sistema proporzionale». È tempo di recuperare quel principio, restituendo agli elettori la possibilità di scegliere sia le forze politiche sia i propri rappresentanti.
5. Il sistema proporzionale è l’unico che può ritornare a dare forza alla politica, e dar vita a partiti autentici radicati nella società, non personali, che possono davvero concorrere, come stabilisce l’articolo 49 della Costituzione, a determinare la politica nazionale nell’interesse del Paese. La pluralità delle idee e la rappresentanza delle diverse componenti politiche non sono ostacoli da superare, ma condizioni essenziali della democrazia.
Nello spirito della nostra Costituzione, chi condivide questo appello si impegna a sostenere questa proposta ovunque e con ogni mezzo, dentro e fuori dalle istituzioni.
Adesioni
-SOCIALISTI IN MOVIMENTO
𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐌𝐀𝐍𝐆𝐈𝐀𝐒𝐀𝐍𝐎 𝐋𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐢𝐚 24 ottobre 2026
Sabato 24 ottobre a Milano,
VAS celebra l'impegno per l'ambiente, la biodiversità e l'agricoltura sostenibile con la prima edizione del
𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐌𝐀𝐍𝐆𝐈𝐀𝐒𝐀𝐍𝐎 𝐋𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐢𝐚, dedicato al suo fondatore 𝐆𝐮𝐢𝐝𝐨 𝐏𝐨𝐥𝐥𝐢𝐜𝐞.
🌿 Cinque realtà del territorio saranno premiate per il loro contributo alla tutela della terra, alla qualità del cibo e alla valorizzazione delle produzioni locali.
📆Sabato 24 ottobre dalle ore 10
📍 Circolo Caldara , Via Edmondo de Amicis 17- Milano
Sara possibile sostenere con donazioni la nascita della biblioteca/libreria
Ecopunto Carlo Monguzzi Guido Pollice, ad Ossona (Milano)
Sui fatti di Milano del 18/10. Giovani democratici
Dalle pagine social dei giovani democratici
Sui fatti di Milano del 18/10
A dodici anni dovresti pensare a cosa fare da grande, non scoprire così presto quanto può essere pericoloso pensare di non avere niente da perdere.
Quello che è successo a Milano domenica scorsa ci lascia sgomenti e angosciati, se vogliamo davvero capire cosa sta succedendo nella nostra città, non possiamo fermarci alle vetrine rotte.
Il Governo, invece, sembra avere una sola risposta: più repressione, nuove pene, nuovi reati. È la strada più facile, quella che permette di mostrarsi inflessibili senza affrontare nessuno dei problemi reali. Perché mentre si invocano ordine e disciplina, ci sono periferie lasciate sole, spazi di aggregazione che mancano, scuole fatiscenti, servizi sociali sotto pressione, giovani a cui la politica non riesce più a offrire una prospettiva e un futuro che sembra sempre meno un’opzione.
Non permetteremo a nessuno di imporci di scegliere fra il prendere le distanze dalle devastazioni di domenica e il tentare di comprendere una rabbia sociale e generazionale che esiste.
C’è una domanda che dobbiamo avere il coraggio di porci: perché tanti giovanissimi arrivano a esprimere la propria rabbia così? Ignorare il significato sociale di questi gesti è irresponsabile. Che cosa non abbiamo visto? Di cosa non abbiamo avuto il coraggio di parlare?
Tutto questo ci obbliga a chiederci dove fossero la politica, le istituzioni e le scuole prima che tutto questo accadesse. Non possiamo accettare che sia più facile pensare che un bambino di 12 anni agisca in piena consapevolezza e non possiamo pensare che davanti a una generazione si reagisca a colpi di decreti sicurezza.
Per questo non vogliamo limitarci a commentare quello che è successo.
Siamo davanti a un cambiamento eccezionale e chi oggi si dichiara sorpreso sta scegliendo di non vedere ciò che da anni cresce sotto i nostri occhi.
Siamo affranti e preoccupati, ma proprio per questo crediamo che la responsabilità della politica fosse di prevenire tutto questo, non di aspettare che esplodesse per poi invocare la repressione. La nostra responsabilità oggi ci impone di chiederci: cosa possiamo fare ora?
Dobbiamo avere il coraggio di mettere in discussione la gestione dell’ordine pubblico. Non possiamo accettare che all’incapacità di prevenire le devastazioni si risponda con un uso indiscriminato e sproporzionato della forza.
Una gestione della sicurezza che arriva troppo tardi e poi interviene con violenza è una gestione che ha già fallito due volte. Non servono schieramenti imponenti di mezzi blindati e reparti antisommossa che finiscono per trasformare le strade in luoghi di scontro. Servono presidi territoriali, piccoli nuclei di intervento preparati, capaci di agire tempestivamente e fermare sul nascere situazioni di pericolo. Servono agenti formati alla de-escalation, al contenimento e a tecniche di immobilizzazione che riducano al minimo il rischio di lesioni. La sicurezza si misura con la capacità di proteggere tutti, prevenire i danni e garantire che ogni intervento rispetti la dignità e l'incolumità delle persone. E quando la forza diventa abuso, non è più sicurezza: è un altro fallimento dello Stato.
In questi quattro anni il Governo ha lasciato soli i Sindaci a gestire città e territori sempre più complessi, per poi scaricare le responsabilità sui cosiddetti «amministratori di sinistra». Una narrazione comoda e inaccettabile, soprattutto da parte di un Ministro dell’Interno come Piantedosi, che ha fatto della promessa di sicurezza la propria bandiera politica, non si può pretendere che i Comuni affrontino da soli problemi che richiedono risorse, prevenzione e una strategia nazionale.
Non ci deve sfuggire, poi, che la nostra generazione vive in una società che ci racconta che valiamo per quello che indossiamo, compriamo ed esibiamo. E se il riconoscimento sociale passa dal consumo, l’esclusione diventa frustrazione, fino a esplodere in violenza. La povertà non è soltanto non avere abbastanza soldi. È anche avere meno possibilità, meno strumenti e meno occasioni per scegliere chi diventare.
Noi, però, non vogliamo fermarci alla denuncia. Vogliamo esserci.
Ci saremo per chi domenica ha avuto paura, per chi ne avrà nei prossimi giorni e per chi oggi sente il bisogno di ritrovare una comunità con cui capire quello che è successo e ricostruire.
Ci saremo anche per quei nostri coetanei che hanno trasformato la propria frustrazione in distruzione, ma che vogliono essere ascoltati e trovare un modo diverso per cambiare le cose. Ascoltare non significa giustificare: significa assumersi la responsabilità di non lasciare nessuno solo davanti alla propria rabbia.
Nei prossimi giorni saremo nei quartieri, incontreremo educatori, associazioni, comitati e soprattutto i ragazzi e le ragazze che vivono queste realtà ogni giorno, per costruire insieme a chi conosce davvero questi territori un percorso, e uscirne insieme.
Domenica 25 ottobre ci vediamo in una grande assemblea pubblica. Vogliamo aprire uno spazio di confronto, mettere insieme esperienze e competenze, ascoltare chi ha paura e chi si sente abbandonato, per iniziare a costruire una risposta a quello che stiamo vivendo. Una risposta che sia organizzazione, collettività e comunità.
Perché sta cambiando un'intera generazione e non possiamo limitarci a guardarla dalla finestra. Dobbiamo esserci e ci saremo, coi nostri corpi, insieme.
Fabio porzio lascia il gruppo di Venegoni junior prima del congresso leghista. Ossona 20.10.2026
In attesa di ricevere copia, richiesta, all'ex assessore, diamo comunicazione che Fabio Porzio ha lasciato il gruppo consiliare di maggioranza per dare vita a un nuovo gruppo consiliare.
Ricordiamo che l'ex assessore diede comunicazione delle sue dimissioni da assessore, un mese dopo le dimissioni di un altro assessore, Matteo Gussoni (commercialista), presumibilmente in merito alla seconda delibera della Corte dei Conti, dove la corte dei giudici contabili, cosa più unica che rara, imponeva un piano dettagliato di rientro del debito ossonese, pari a circa 170.000 euro in 3 anni.
Le scuse dei lacchè e lustrascarpe dei Venegoni, junior e senior (Marino Venegoni, commercialista) erano di debiti ereditati dalle precedenti amministrazioni, ovviamente scuse inattendibili, in quanto Venegoni Senior è stato assessore al bilancio già dal secondo mandato di Luigi dell'acqua, cioè dal 2012, e poi Sindaco dal 2014 al 2024, ricordando nel suo mandato gravi condotte ben oltre la legalità, tra cui l'aggressione al capogruppo Verde, in seguito alla scoperta del permesso di una seconda antenna a nord del paese, e l'accesso diniego alla costituzione di commissioni consiliari, tra cui la commissione antimafia, la commissione urbanistica e la commissione bilancio.
Le deleghe di Porzio sono in mano al Sindaco Venegoni j. Che si è già distinto con una autorizzazione a costruire, consistente in una demolizione di un fienile e con la dicitura "ristrutturazione" , dell'edificazione di appartamenti.
Al seguito delle segnalazioni di cronaca, gli agenti di polizia locale hanno provato a investire il freelance di quiMilano.
Si ricorda, durante il mandato di Venegoni Senior, un episodio analogo, in via padre Giuliani, dove, geometra il figlio di Venegoni j, nel foglio di cantiere non erano riportati i dati necessari. Alba segnalazione non seguì il dovuto sequestro del cantiere o sanzione amministrativa, come previsto dalla norma, ma si sciolse il sodalizio dell'ufficio di Geometri che aveva seguito il cantiere.
Qui, l'audio con cui Fabio Porzio lancia un severo j'accuse all'amministrazione di Venegoni junior e ai suoi ex colleghi di maggioranza e agli uffici.
lunedì 19 ottobre 2026
Datacenter in Lombardia, incontro con chi li ha approvati e ora corre ai ripari. Peschiera Borromeo e Milano
Milano, pellicceria Marlene Fur, via Bernardino lanino 1
Salviamo San Siro. Consiglio comunale di Milano 19 ottobre 2026
Dai social dei comitati per san siro
𝗠𝗔𝗜𝗟 𝗔𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗜𝗚𝗟𝗜𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗔𝗟𝗘
URGENTE – Consiglio comunale di oggi | San Siro: VIS preventiva, pubblica e vincolante e osservazioni VAS
Gentili Consigliere e Consiglieri comunali,
in occasione della seduta odierna del Consiglio comunale, torno a richiamare la vostra attenzione sulla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del GFU San Siro, anche alla luce di quanto emerso nel Forum pubblico del 6 ottobre, e vi chiedo di farvi promotori di un Ordine del Giorno che impegni Sindaco e Giunta a garantire una 𝗩𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗜𝗺𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗦𝗮𝗻𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗼 (𝗩𝗜𝗦) 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶𝘃𝗮, 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝘃𝗶𝗻𝗰𝗼𝗹𝗮𝗻𝘁𝗲.
C'è un risultato positivo: la VIS, che avevamo richiesto già nella fase di scoping, è stata finalmente prevista nel Rapporto Ambientale, con attenzione anche alla popolazione esposta e ai recettori sensibili, comprese le scuole.
Resta però una criticità sostanziale: la VIS viene rinviata alla successiva fase di Valutazione di Impatto Ambientale, mentre prosegue l'iter del Piano Attuativo e si spinge per accelerare i tempi in vista di Euro 2032.
Il rischio è che le decisioni urbanistiche precedano gli approfondimenti sanitari necessari, riducendo concretamente la possibilità di modificare il progetto per tutelare la salute pubblica.
I dati contenuti nel Rapporto Ambientale rendono evidente la portata delle pressioni che devono essere valutate:
* 1,59 milioni di m³ di terre da scavare, di cui 1,19 milioni non reimpiegati nel sito, con movimentazioni, trasporti ed emissioni di polveri.
* Demolizione e frantumazione in loco delle macerie del Meazza, con possibili impatti su qualità dell'aria, rumore e vibrazioni.
* Presenza di materiali contenenti amianto compatto e friabile, oltre ad altre fibre, che richiedono bonifiche e controlli specifici.
* 749 giorni di lavori previsti per il solo tunnel Patroclo, con sovrapposizioni tra cantieri e picchi emissivi da valutare.
* Nuovi flussi di traffico e ulteriori funzioni urbane, i cui effetti andranno sommati a quelli dell'inquinamento già presente e delle trasformazioni limitrofe, a partire dall'ex Trotto.
Questi dati descrivono la pressione ambientale prevista, ma non quantificano ancora le conseguenze sanitarie per la popolazione esposta. È proprio questo che la VIS deve chiarire, considerando gli impatti complessivi e cumulativi, gli scenari peggiorativi realistici e le alternative progettuali.
Anche ATS e ARPA, nei contributi sintetizzati dal Rapporto Ambientale, richiamano la necessità di approfondimenti su qualità dell'aria, polveri, rumore, traffico e monitoraggi prima, durante e dopo i lavori.
Parliamo di un quartiere densamente abitato, con bambini, adolescenti, anziani e persone fragili, scuole, strutture sanitarie, parchi e impianti sportivi. Dobbiamo sapere se sarà possibile vivere, studiare, lavorare, giocare e praticare sport all'aperto in condizioni compatibili con la tutela della salute durante tutti gli anni della trasformazione.
La nostra richiesta è una VIS preventiva, pubblica e vincolante:
1. PREVENTIVA: acquisita e valutata prima dell'approvazione del Piano Attuativo, quando può ancora orientare le scelte, modificare il progetto e valutare le alternative.
2. PUBBLICA: integralmente accessibile alla cittadinanza, con dati, metodologie, scenari, risultati e pareri degli enti competenti resi disponibili in tempo utile per consentire un controllo pubblico effettivo e una partecipazione informata alle decisioni.
3. VINCOLANTE: con condizioni sanitarie tradotte in prescrizioni obbligatorie, responsabilità, soglie, controlli e conseguenze in caso di inosservanza. Se emergono incompatibilità sanitarie non risolvibili, il progetto non deve essere approvato nella configurazione proposta.
Vi chiedo pertanto di assumere un'iniziativa concreta già dalla seduta odierna, promuovendo e chiedendo la calendarizzazione urgente di un ODG su questi tre impegni.
Vi ricordo inoltre che il 1° novembre scade il termine per presentare le osservazioni alla VAS. Invito le Consigliere e i Consiglieri che intendano presentare proprie osservazioni a contattarmi direttamente: sono disponibile a condividere documentazione, analisi e proposte di testo per contribuire nel merito a questa fase decisiva.
𝗟𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗲𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗲 𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝘃𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗺𝗽𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲.
Le valutazioni tecniche spettano agli enti competenti, ma le scelte, le garanzie richieste e le condizioni poste all'attuazione del progetto chiamano direttamente in causa la responsabilità politica.
La VAS è ancora in corso. È adesso che bisogna esercitare il vostro ruolo di indirizzo e controllo, prima che le decisioni diventino irreversibili.
Confido in un vostro riscontro e in un'iniziativa concreta.
Un cordiale saluto,
Francesca Pannuti - Cittadinanza per San Siro
Riferimenti: Rapporto Ambientale GFU San Siro, RE-000021, revisione 02, e relativi allegati; Forum VAS del 6 ottobre 2026.
Direttiva sul Decreto sicurezza: le indicazioni sul fermo di prevenzione
Direttiva sul Decreto sicurezza: le indicazioni sul fermo di prevenzione
La Procura della Repubblica di Salerno interviene con il provvedimento n. 1502/2026
Sara Occhipinti - Avvocato
Tra le novità di maggiore impatto del nuovo Decreto sicurezza (
D.L. 24 febbraio 2026, n. 23 convertito in Legge 24 aprile 2026, n. 54), ci sono due istituti processuali, il modello 45 bis e il nuovo fermo di prevenzione, che pongono una serie di aspetti problematici sul piano applicativo.
Per garantire la corretta applicazione dei nuovi istituti, la Procura della Repubblica di Salerno ha indirizzato ai magistrati e alla Polizia giudiziaria la Direttiva 3 giugno 2026, n. 1502 (testo in calce).
Il fermo di prevenzione è disciplinato dal nuovo art. 11 bis del
D.L. 21 marzo 1978, n. 59, ed introduce uno strumento di anticipazione della tutela dell’ordine pubblico, che consente alla polizia di praticare una temporanea privazione della libertà personale, allo scopo di prevenire fenomeni di violenza durante le manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico.
Gli elementi costitutivi del fermo di prevenzione
Elementi costitutivi del nuovo istituto sono:
il contesto ambientale: deve essere circoscritto alle sole operazioni di polizia disposte nel corso di manifestazioni pubbliche svolte nell’ambito dei servizi di ordine e sicurezza pubblica disposti in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico;
l’uso della forza: gli ufficiali e glia genti di polizia possono accompagnare nei propri uffici e trattenervi il soggetto. Come già chiarito dalla giurisprudenza riguardo al fermo di identificazione, la polizia può usare un mezzo di coazione fisica come la forza muscolare, se all’accompagnamento viene opposta resistenza anche meramente passiva, purché l’uso della forza sia rigorosamente proporzionato al tipo ed al grado di resistenza opposta;
il tempo del trattenimento: deve essere strettamente necessario ai fini del compimento dei conseguenti accertamenti di polizia e comunque non oltre le dodici ore;
il giudizio di pericolosità attuale per l’ordine pubblico e la sicurezza pubblica: correlato a specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo e sulla base di specifici elementi di fatto, sussiste fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione. Il giudizio di pericolosità della persona deve essere basato su specifiche e concrete circostanze spazio temporali da valutare unitamente a elementi di fatto anche (ma non necessariamente) desunti dal porto di armi od oggetti atti ad offende, armi da punta e da taglio, oppure in alternativa dalla rilevanza di precedenti penali o segnalazioni di polizia per fatti commessi con violenza su persone o cose in occasioni di pubbliche manifestazioni nel corso degli ultimi cinque anni.
Le indicazioni operative per la Polizia giudiziaria
La Procura di Salerno invita quindi le Forze di Polizia:
a munirsi della disponibilità immediata e sul luogo di operazione di un accesso a banche dati aggiornate (quantomeno allo SDI) per rilevare i precedenti del soggetto fermato;
a predisporre in occasione delle manifestazioni un servizio di prevenzione e ordine pubblico idoneo a poter disporre nel contesto ambientale, particolarmente critico, perquisizioni e sequestri nei confronti dei soggetti attenzioni, per rinvenire eventuali armi;
individuare uffici di polizia prossimi con locali idonei dove condurre i soggetti fermati in regime di sicurezza.
Le indicazioni per i Pubblici Ministeri:
Il P.M., destinatario della notizia del compiuto accompagnamento e del fermo, va individuato nel P.M. di turno esterno;
le modalità comunicative da parte degli ufficiali e agenti di polizia dovranno avvenire necessariamente per telefono nel momento iniziale, e la comunicazione telefonica dota essere seguita poi dagli atti formali contenenti tutte le informazioni richieste dall’art. 11 bis, allegando il verbale di accompagnamento e trattenimento;
di tutta l’attività compiuta la Polizia dovrà redigere apposito verbale sottoscritto dall’interessato e rilasciata allo stesso in copia nonostante il silenzio della legge sul punto Il verbale sarà trasmesso alla Procura una volta espletati tutti gli accertamenti
le determinazioni del P.M. di turno saranno riportate negli atti indicando i presupposti per il fermo oppure in caso di loro insussistenza, l’immediato rilascio del fermato.
Se gli accertamenti condurranno all’acquisizione di una notizia di reato la P.G. procederà a depositare apposita autonoma CNR sul portale della Procura con atti separati rispetto a quelli del fermo di prevenzione: si formeranno quindi due fascicoli (modello 21 bis per il reato e modello 45 per il fermo), se gli accertamenti non condurranno all’acquisizione di una compiuta notizia di reato, gli atti trasmessi saranno iscritti al modello 45. Gli atti iscritti al modello 45 saranno assegnati al Sostituto di turno che ha ricevuto la prima notizia dell’avvenuto fermo di prevenzione.
Enrico Fedrighini da gennaio 2026 ha richiesto di tornare nei Verdi
Da gennaio 2026, in seguito alla proposta di più iscritti verdi di Milano, e alla disponibilità dello stesso Enrico Fedrighini, si è chiesto di aderire a Verdi Europa Verde a Enrico Fedrighini.
Ad oggi, 19 ottobre 2026, non è ancora giunta risposta dall'esecutivo nazionale di Europa Verde.
Di seguito la biografia di Enrico Fedrighini
Laureato in Scienze Politiche, ha conseguito un master all’Università degli studi di Pavia (Facoltà di Medicina) in Valutazione e controllo del rischio tossicologico da inquinanti ambientali, un master al Politecnico di Milano in Polis-maker per la qualità del vivere e lo sviluppo urbano sostenibile e un master in Crimonologia e Reati Economici presso il Sole24Ore.
Negli anni Ottanta entra a far parte del movimento ecologista.
Alla metà degli anni Novanta fonda l’Osservatorio metropolitano milanese sul traffico dei rifiuti, segnalando diverse situazioni di smaltimenti abusivi nel triangolo Lombardia-Piemonte-Liguria.
Nel 2010 è uno dei fondatori di MilanoSiMuove, comitato che promuove e ottiene nel 2011 il primo Referendum cittadino sui temi dell’ambiente e della mobilità urbana.
Attualmente è consulente nel settore privato per la prevenzione di infiltrazioni criminali e rischio reato all’interno dei cantieri di bonifica.
Consigliere provinciale dal 1995 al 1999, consigliere comunale dal 2006 al 2011, dal 2016 è consigliere e assessore del Municipio 8 di Milano fino alla rielezione nel Consiglio comunale di Milano nell'ottobre 2021.
DATA CENTER E TUTELA DEL TERRITORIO: SERVONO REGOLE CHIARE E PIÙ POTERE AI COMUNI
DATA CENTER E TUTELA DEL TERRITORIO: SERVONO REGOLE CHIARE E PIÙ POTERE AI COMUNI
Dai social delle pubbliche amministrazioni firmatarie dell'appello.
🖨 Dopo la lettera inviata all’assessore Sertori, invitandolo a una revisione della legge regionale, il sindaco Andrea Orlandi, con altri 51 Sindaci della Città Metropolitana di Milano, ha sottoscritto un appello corale rivolto a Regione Lombardia: i Sindaci chiedono di essere coinvolti nella revisione della legge regionale n. 11 del 2026.
💡 L’appello precedente dei sindaci trasmesso a maggio, che Orlandi aveva firmato, non ha purtroppo trovato ascolto nella normativa licenziata dal Consiglio Regionale sul tema data center.
❗️I Sindaci, sebbene riconoscano il valore strategico della transizione digitale e dell'innovazione, tornano a evidenziare che lo sviluppo delle tecnologie e infrastrutture necessarie non può e non deve avvenire a scapito dei territori, dell'ambiente, del consumo di suolo e delle risorse idriche ed energetiche.
♦️Tre i presupposti della presa di posizione delle Amministrazioni locali:
1 - Con le norme attuali previste anche dalle leggi di Regione Lombardia i Sindaci NON hanno il potere autonomo di bloccare o dire un "no" aprioristico a questi insediamenti.
2 - Le decisioni autorizzative principali sono in capo agli enti statali o regionali. I Comuni si trovano quindi a dover rispondere ai timori e alle preoccupazioni delle comunità, senza avere davvero gli strumenti normativi per governare queste trasformazioni.
3 – Manca una pianificazione condivisa con Comuni, Città metropolitana e cittadini di fronte alla richiesta di nuovi impianti.
I Sindaci chiedono con forza a Regione Lombardia ma anche al Governo:
- Una revisione della legge regionale, introducendo criteri vincolanti di sostenibilità e una vera pianificazione condivisa.
- Restituire centralità ai Comuni e alla Città Metropolitana, dando agli enti locali il potere reale di incidere sulle decisioni che condizionano la qualità della vita dei cittadini e il futuro del territorio.
- Valutazione degli impatti ambientali e idrici, prevenendo speculazioni e garantendo adeguate compensazioni per la comunità.
“Non vogliamo fermare il futuro – dicono i Sindaci - ma vogliamo che il futuro sia governato con buon senso, sostenibilità e rispetto per le istanze dei cittadini. Il bene comune viene prima di tutto”.
Di seguito il testo firmato dai Sindaci:
DATA CENTER: SOLIDARIETÀ AI SINDACI SOTTO ATTACCO.
Occorre rivedere le regole: più potere ai territori per governare gli
insediamenti
Milano 18 ottobre 2026
Noi Sindache e Sindaci dell’area metropolitana milanese, in considerazione del dibattito che si sta sviluppando in questi giorni attorno alla questione dei data center, oltre a esprimere la nostra massima solidarietà a chi di noi è sotto attacco, sentiamo il dovere di intervenire con alcune nostre considerazioni e chiediamo di essere coinvolti nella revisione della legge regionale n. 11 del 2026.
▶️ Riconosciamo il valore strategico dei data center, ma il loro sviluppo non può avvenire a scapito dei territori, né può prescindere dalla tutela dell'ambiente, dal consumo di suolo, dalla disponibilità energetica, dalla gestione delle risorse idriche e del calore prodotto e dalla qualità della vita delle comunità interessate. L’area metropolitana milanese è uno dei principali poli europei del settore e conosce bene la pressione di questo fenomeno sulla rete elettrica, sul suolo e sull'ambiente. Assistiamo anche a fenomeni a rischio di speculazione, come le richieste di connessione alla rete Terna molto più alte della domanda insediativa reale.
Manca una pianificazione condivisa con Comuni, Città metropolitana e cittadini prima dell’approvazione dei nuovi impianti.
Questi aspetti erano stati ben evidenziati in un appello che noi Sindaci avevamo rivolto a Regione Lombardia lo scorso maggio, ma non hanno trovato un'adeguata collocazione nella norma poi definita, con il risultato che oggi siamo chiamati a rispondere ai cittadini per questi insediamenti, senza disporre di un potere di vero governo rispetto al loro inserimento.
Il quadro è certamente condizionato dalla legislazione nazionale. In particolare, l’articolo 8 del decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21, il cosiddetto «Decreto Bollette», convertito, con modificazioni, dalla legge 10 aprile 2026, n. 49, disciplina il procedimento unico autorizzativo per i data center e le relative reti di connessione. In base a questo decreto, l'autorità competente per il rilascio del provvedimento finale, che assorbe VIA, AIA, autorizzazioni paesaggistiche e titoli edilizi, non è il Comune, ma l'ente titolare della competenza in materia di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA):
● Il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per i progetti di rilievo o competenza statale.
● La Regione competente per i progetti che rientrano nelle soglie regionali.
La normativa regionale lombarda non ha superato i vincoli stabiliti a monte dalla
legislazione nazionale, ma ha introdotto ulteriori elementi per disciplinare il fenomeno, principalmente orientati a riconoscere premialità a chi progetta data center più sostenibili, senza però renderle obbligatorie e prevedendole solo come una possibilità.
⚠️ Non è pertanto corretto sostenere che un Sindaco possa dire no all’insediamento di un
data center sul proprio territorio o fermare un progetto.
Le attribuzioni urbanistiche dei Comuni restano importanti, ma non equivalgono a un potere autonomo e generalizzato di bloccare qualsiasi progetto, come oggi ci chiedono molti cittadini. Il risultato è evidente: i Sindaci devono gestire le preoccupazioni e le proteste delle comunità, senza poter avere l'ultima parola sulle decisioni che trasformano i loro territori.
La rappresentazione secondo cui basterebbe la volontà politica di un Sindaco per fermare qualsiasi progetto è fuorviante.
Non possiamo accettare che le legittime preoccupazioni si trasformino in attacchi personali contro gli amministratori locali.
Ai cittadini occorre dire la verità: per proteggere davvero i territori bisogna cambiare le regole, non alimentare illusioni.
Le preoccupazioni che avevamo espresso in quella lettera dei Sindaci erano fondate e riteniamo che alcune questioni debbano essere al più presto considerate in una revisione complessiva della norma: occorre stabilire criteri chiari per la localizzazione, valutare gli impatti cumulativi, tutelare le risorse energetiche e idriche, assicurare compensazioni trasparenti. Ma soprattutto bisogna restituire ai territori la possibilità concreta di pianificare e incidere sulle decisioni che li riguardano. È necessario inoltre coinvolgere Città metropolitana e Province, attribuendo loro potere di pianificazione. Infrastrutture di queste dimensioni producono effetti che superano i confini comunali: per questo occorre una regia di coordinamento sovracomunale forte.
La legge regionale deve essere ripensata su queste basi. Per questo chiediamo anche a Regione Lombardia di farsi portavoce presso il Governo dell’esigenza di strumenti nazionali di pianificazione adeguati.
La disponibilità della Regione a rivedere la norma è positiva, ma non basta. Se non si interviene anche sulle regole nazionali, i Sindaci restano comunque esautorati, responsabili davanti ai cittadini ma privi di strumenti sufficienti per governare gli insediamenti.
Non chiediamo di fermare il futuro, né diciamo no a priori ai data center. Chiediamo che il loro sviluppo sia governato nell’interesse generale, selezionando i progetti migliori e garantendo alle comunità strumenti adeguati per incidere sulle scelte che le riguardano, restituendo ai Comuni e a Città metropolitana e Province un ruolo effettivo nella pianificazione e nelle decisioni su questo tema.
Rivolgiamo a tutti un appello alla responsabilità, al dialogo e al buon senso. Servono meno contrapposizioni e più capacità di affrontare i problemi concreti, con la consapevolezza che le scelte di oggi condizioneranno il futuro dei nostri territori.
Il bene comune deve venire prima degli interessi di parte. Le polemiche, infatti, servono solo a polarizzare il dibattito tra sì e no, senza risolvere i problemi.
È questo il criterio per valutare ogni progetto e costruire regole più giuste: uno sviluppo che crei opportunità senza compromettere l’ambiente, la qualità della vita e il diritto delle comunità a partecipare alle decisioni che le riguardano.
Sottoscrivono l'appello i sindaci e le sindache:
Comune di Arese - Luca Nuvoli
Comune di Basiano - Stefania Solcia
Comune di Basiglio - Lidia Reale
Comune di Bellinzago Lombardo - Michele Avola
Comune di Binasco - Liana Castaldo
Comune di Bollate - Carolina Maria Nizzola
Comune di Buccinasco - Rino Pruiti
Comune di Bussero - Massimo Vadori
Comune di Busto Garolfo - Giovanni Rigiroli
Comune di Canegrate - Matteo Modica
Comune di Casarile - Silvana Cantoro
Comune di Cernusco sul Naviglio - Paola Colombo
Comune di Cerro al Lambro - Gianluca Di Cesare
Comune di Cesano Boscone - Marco Pozza
Comune di Cormano - Luigi Magistro
Comune di Cornaredo - Corrado D'Urbano
Comune di Corsico - Stefano Martino Ventura
Comune di Cusano Milanino - Carla Pessina
Comune di Dairago - Paola Rolfi
Comune di Gessate - Lucia Mantegazza
Comune di Gorgonzola - Ilaria Scaccabarozzi
Comune di Gudo Visconti - Omar Cirulli
Comune di Inveruno - Nicoletta Saveri
Comune di Lainate - Alberto Landonio
Comune di Legnano - Lorenzo Radice
Comune di Liscate - Lorenzo Fucci
Comune di Locate Triulzi - Davide Serrano
Comune di Magnago - Gianluca Marta
Comune di Masate - Pamela Tumiati
Comune di Noviglio - Javier Miera
Comune di Paderno Dugnano - Anna Varisco
Comune di Pantigliate - Lorenzo Miglioli
Comune di Parabiago - Giacomo Sartori
Comune di Peschiera Borromeo - Andrea Coden
Comune di Pieve Emanuele - Pierluigi Costanzo
Comune di Pioltello - Ivonne Cosciotti
Comune di Pozzuolo Martesana - Angelo Caterina
Comune di Pregnana Milanese - Angelo Bosani
Comune di Rho - Andrea Orlandi
Comune di Rosate - Carlo Tarantola
Comune di Segrate - Francesco Di Chio
Comune di Senago - Magda Beretta
Comune di Solaro - Nilde Moretti
Comune di Trezzano Rosa - Diego Cataldo
Comune di Trezzo sull'Adda - Diego Torri
Comune di Truccazzano - Franco De Gregorio
Comune di Vaprio D'Adda - Marco Galli
Comune di Vermezzo con Zelo - Ada Rattaro
Comune di Vernate - Carmen Menduca
Comune di Vimodrone - Dario Veneroni
Comune di Vizzolo Predabissi - Luisa Salvatori
Comune di Zibido San Giacomo - Sonia Belloli
domenica 18 ottobre 2026
Cucchiara minaccia Rossi e Cossutta. Milano 2027
Silvia Salis in Feltrinelli a Milano 17.10.2026
Pubblico delle grande occasioni, ben oltre le aspettative, nella Feltrinelli di piazza Piemonte per la presentazione del libro della Sindaca di Genova, Silvia Salis.
Video quiMilano
Fine presentazione
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Intervista. 1
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Intervista. 2
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Milano 2027. Goisis, teatro Puccini 17.10.2026
Milano, sabato 17 ottobre 2026, teatro Puccini, corso Buenos Aires
Bagno di folla per il già portaborse di Chiara Bisconti, assessora nel 2011 con Giuliano Pisapia, a 21 anni, e poi portaborse di Rabaiotti con la Giunta di Beppe Sala.
500 persone nel salone principale, i volti noti, quelli del greenwashing attuale della giunta sala e del sottobosco politico di Elena Grandi, tra dirigenti e dipendenti di Legambiente e di altre ong.
Video quiMilano
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