venerdì 23 ottobre 2026

Parliamo di Milano. Majorino candidato Sindaco, oltre 1200 persone tra teatro e ARCI Corvetto

 Una marea di persone, a riempire il teatro della quattordicesima e successivamente anche il salone dell'Arci Corvetto e altri ancora nel cortile del teatro con monitor per seguire la presentazione della candidatura di Pierfrancesco Majorino a Sindaco di Milano e al percorso delle primarie.

Video quiMilano 

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Video Alanews 















giovedì 22 ottobre 2026

Forum cultura Milano 2026

 Milano 22 ottobre 2026, nama, nuovo anfiteatro Martesana 

In anteprima la presentazione del Forum Cultura Milano 2026

Dal sito del comune di Milano 

Il Forum Cultura è uno spazio di riflessione e dialogo dedicato al sistema culturale milanese, occasione di condivisione e confronto sui diversi ambiti della cultura cittadina: dalle arti visive allo spettacolo dal vivo, dai musei alle biblioteche, fino alle performing arts, con l’obiettivo di favorire collaborazione, ascolto e confronto tra istituzioni, operatori ed esperti del settore.

Edizione 2026

La nuova edizione del Forum Cultura si terrà dal 3 all’8 novembre 2026 e il suo centro operativo con i tavoli di lavoro sarà al CASVA – Centro Alti Studi sulle Arti Visive in via Isernia 5.

Il Forum proseguirà il percorso di approfondimento e confronto avviato nelle precedenti edizioni, coinvolgendo l’Amministrazione, le istituzioni culturali pubbliche e private, gli operatori e i protagonisti della cultura milanese.

Nel corso della settimana il programma di iniziative e attività aperte al pubblico coinvolgerà gli istituti e i musei civici e altri spazi culturali nei quartieri di Milano.












Nama nuovo anfiteatro Martesana 


Gilberto Rossi (candidato alle primarie del centrosinistra per Milano 2027), 
Gaia Romani (assessore Comune di Milano)



mercoledì 21 ottobre 2026

Flash mob nodatacenter di halloween. Magenta

 Riceviamo e volentieri pubblichiamo 



il ritratto della contessa di Challant dalla storia al racconto. Milano 20.10.2026

 Martedì 20 ottobre 2026, una giornata dedicata a ripercorrere la storia e la nascita del mito letterario di Bianca Maria Gaspardone, contessa di Challant.

Video quiMilano 

Dalle ore 11 alle 17, presso il Castello Sforzesco di Milano (Archivio Storico-Civico e Biblioteca Trivulziana, Sala Weil Weiss), attraverso una serie di interventi esploreremo il percorso che ha trasformato la sua figura storica in un personaggio letterario. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti disponibili.

Alle ore 18, presso la chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, l’attrice Martina Carpi darà voce alla Novella I,4 di Matteo Bandello, che narra la tragica storia della contessa.

La lettura sarà seguita da una visita guidata agli affreschi del tramezzo del Monastero Maggiore, dipinti da Bernardino Luini il quale ritrae la giovane contessa.

La giornata di studio si svolge nell’ambito dei progetti “Conservare e narrare la memoria: dai documenti al racconto del passato” e “A Minor Model? Structures, Iconographies and Materials for the Milanese Franciscan Observance between Invention, Disruption and Anachronisms (1420-1550)”.

L’evento è organizzato con il sostegno di Fondazione Cariplo.

E con la partecipazione di Castello Sforzesco di Milano, Civico Museo Archeologico di Milano, Comune di Milano, Swiss National Science Foundation, SUPSI Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana.















primarie milano 2027. i primi confronti tra candidati 21.10.2026

riceviamo e volentieri pubblichiamo 

Video diretta da YouTube circolo Caldara 

https://www.youtube.com/live/pf1wKi5_Ik8?feature=shared

Intervento di Gilberto Rossi, candidato alle primarie del centrosinistra 

vi aspettiamo mercoledì 21 ottobre alle ore 18 presso il nostro Circolo, per l'incontro "La mano visibile nell'architettura istituzionale" primo appuntamento del nuovo ciclo di tre eventi promosso da Hey Milano.

Il 9 Ottobre la rete delle tredici associazioni civiche ha presentato qui Come cambiare Milano, frutto di oltre due anni di lavoro assembleare. Ora quelle proposte vanno messe alla prova e il modo più serio di farlo è discuterle con chi si candida a guidare la città. Per questo abbiamo pensato a tre incontri, ciascuno dedicato a un capitolo del documento.

Il primo riguarda l’architettura istituzionale: le municipalizzate, l’area metropolitana, l’abolizione del Comune in chiave di città metropolitana. Sono le questioni da cui dipende con quali strumenti si governerà Milano nei prossimi anni. Al tavolo ci saranno quattro possibili candidati a sindaco, accanto a voci della società civile e dei partiti.

Introduce

Franco D’Alfonso, presidente del Circolo Caldara

Ne discutono i possibili candidati

Emmanuel Conte, (lista Sala)

Carlotta Cossutta,  (lambretta e casa delle donne)

Tommaso Goisis, (Lista Sala)

Lorenzo Pacini, (pd)

e ha dato la disponibilità anche Gilberto Rossi  ( #unavoceecologistaxmilano Verdi e civici) 

con la società civile e i partiti

Mattia Granata, storico

Giulia Pelucchi, presidente del Municipio 8

Andrea Zoppolato,direttore di «Milano Città Stato».

Con loro ci saranno gli animatori del percorso, cioè le associazioni che hanno costruito Hey Milano:

Marco Ghetti, Per l’Italia con l’Europa

Paola Agnoletto, Movimento Milano Civica

Luca Beltrami Gadola, Arcipelago Milano

Salvatore Crapanzano, Coordinamento Comitati Milanesi

Fabio Pizzul, Il Sicomoro

Francesco Francioso, Contropiede

Alessandro Tozzi, Associazione Carlo Cattaneo

Gianni Zais, Amici della Carità

Davide Agazzi, Innovare per Includere

Roberto Masiero, Insieme per Corsico

Max Ungaro, Italia Chiama

Aulo Chiesa, Circolo De Amicis

Chi non ha ancora il volume può ordinarlo su Amazon, in cartaceo (12 €) o in eBook Kindle (4,99 €): https://www.amazon.it/dp/B0HLV19MWK

Goisis, non c'era ma ha mandato Stefania Leone, Carlotta Cossutta neanche e nemmeno Emmanuel Conte.

In concomitanza c'era l'iniziativa di Beppe Sala in piazza della scala 




Dal PD di Vittuone 20.10.26

 Riceviamo e pubblichiamo 

20 ottobre 2026

A FERRO E FUOCO

Anche noi siamo rimasti colpiti da quanto accaduto nello scorso fine settimana in diverse città europee, e in particolare in alcune città italiane.

Accanto a manifestazioni legittime, espressione anche del disagio giovanile, gruppi di giovanissimi, a quanto sembra in prevalenza minorenni, si sono dati appuntamento per compiere atti di vandalismo, saccheggiare, intimidire i cittadini e scontrarsi con le forze dell'ordine.

Il nostro giudizio non può che essere di ferma condanna per queste azioni.

Una condanna che, tuttavia, non può esimerci dall'interrogarci sulle nostre responsabilità.

La responsabilità di non aver saputo offrire risposte adeguate a questi giovani, di non essere riusciti a trasmettere loro la speranza in un futuro possibile, di non averli dotati degli strumenti necessari per affrontare una realtà sempre più complessa, con la quale faticano a confrontarsi.

Sono proprio queste le risposte che mancano. Risposte che una democrazia sana e matura deve essere in grado di dare.

Ma non possono essere soltanto risposte punitive.

N°37

1 Riteniamo che questo Governo abbia fallito sul fronte delle politiche giovanili, privilegiando troppo spesso misure coercitive rispetto a interventi capaci di affrontare le cause del disagio.

Ricordiamo quale fu uno dei primi provvedimenti di questa maggioranza: il decreto sui cosiddetti rave party, che ha inaugurato una stagione caratterizzata da un approccio prevalentemente repressivo al dissenso.

E mentre gli studenti scesi in piazza per manifestare si sono trovati, in alcune occasioni, di fronte all'uso della forza, troppo poco è stato fatto per garantire concretamente il loro diritto allo studio, alla casa e al lavoro.

Anche la scuola del “merito”, che a nostro giudizio rischia di diventare sempre meno inclusiva, fatica a offrire risposte a una generazione che cresce in una società nella quale troppo spesso la forza e la sopraffazione vengono rappresentate come strumenti di affermazione individuale.

Una società nella quale il valore dei diritti rischia di essere messo in secondo piano da una politica alla ricerca del consenso immediato, della visibilità e, troppo spesso, di un nemico da indicare all'opinione pubblica.

Quale insegnamento dobbiamo trarre da questi giorni?

Non basta invocare nuove misure di ordine pubblico.

Occorre investire risorse nelle politiche giovanili, sostenere i ragazzi nei momenti di difficoltà, garantire loro servizi di ascolto e supporto specialistico, offrire abitazioni a prezzi accessibili agli studenti fuori sede e ai giovani che desiderano costruire una famiglia.

Occorre creare le condizioni perché possano trovare un lavoro dignitoso, stimolante e adeguatamente retribuito, senza essere costretti a cercare all'estero le opportunità che il nostro Paese non riesce a offrire.

Insomma, abbiamo bisogno di rinnovare quel patto tra le generazioni che ha contribuito a far crescere il nostro Paese.

Alla necessaria condanna di chi si rende responsabile di azioni ingiustificabili dobbiamo affiancare la capacità di offrire risposte concrete, civili e di progresso ai bisogni delle nuove generazioni.

Perché il futuro dei giovani non può essere affrontato soltanto come una questione di ordine pubblico: è una responsabilità politica, sociale ed educativa che riguarda tutti noi.

martedì 20 ottobre 2026

Appello per il ritorno al proporzionale. Socialisti in movimento

Da socialisti in movimento 

 Ecco il testo dell'appello che abbiamo promosso contro le leggi della Seconda repubblica per il ritorno al Proporzionale.

BASTA CON LE LEGGI ELETTORALI INCOSTITUZIONALI!

RITORNARNIAMO ALLA NORMALITA’ CON IL PROPORZIONALE NELLO SPIRITO DELLA COSTITUZIONE.

Nel dire NO e nell’auspicare la più ampia mobilitazione politica e popolare contro la legge elettorale proposta dal Governo Meloni, diciamo NO alla regressione democratica introdotta con tutte le leggi elettorali di stampo maggioritario approvate dopo il referendum del 1993, comprese quelle anacronistiche chiamate proporzionali con premio di maggioranza.

Leggi che consentono a maggioranze relative di elettori, o addirittura a una minoranza di elettori, di diventare maggioranza assoluta in Parlamento, facilitando a loro volta la possibilità di cambiare le regole democratiche e costituzionali secondo i voleri o peggio le convenienze dei vincitori nell’ultima competizione elettorale.

Ma un Paese non può vivere e crescere se le regole fondamentali della convivenza comune durano una sola legislatura e mutano ad ogni cambio di maggioranza.

In tutte le grandi democrazie si ritiene che le leggi elettorali, come le leggi di revisione costituzionale, debbano essere durature ed essere il prodotto di larghe convergenze tra maggioranza e opposizione, come conseguenza coerente dell’esigenza di stabilità, del ruolo di garanzia dei diritti e delle libertà di tutti (quindi anche delle minoranze) che è proprio delle costituzioni democratiche come la nostra. 

Da trent’anni invece in Italia i parlamenti che si sono succeduti hanno approvato leggi elettorali mettendo davanti a tutto i loro” interessi”, in nome della governabilità, sacrificando il volere dei cittadini e il principio fondamentale della rappresentanza politica e territoriale, aggravata dal 2020 dalla riduzione del numero dei parlamentari.

In attesa del giudizio della Corte costituzionale, bisogna reagire partendo dal punto centrale della questione: la difesa della democrazia costituzionale, invocata dalla maggioranza del sistema politico italiano e dalle associazioni democratiche del paese, perché sia concreta deve essere ancorata ai seguenti principi. 


1. La sovranità appartiene al popolo e spetta al popolo eleggere il Parlamento. La governabilità, nello spirito della Costituzione, non può essere assicurata da leggi incostituzionali, ma deve essere garantita da maggioranze che si formano in Parlamento, dopo una normale competizione elettorale (così come per decenni è successo da noi e ancora accade in molti paesi democratici del mondo). Questa deve essere la normalità: prima si elegge il Parlamento, poi si formano i governi sulla base degli equilibri politici e dei rapporti di forza emersi dalle votazioni. La governabilità non si fabbrica con premi elettorali alle coalizioni vincenti: deve poggiare su maggioranze politiche effettive.

2. Le maggioranze non si precostituiscono per legge. Si vota per eleggere il Parlamento, non per ratificare un Governo già deciso. Dopo il voto spetta solo al Presidente della Repubblica individuare una personalità in grado di ottenere la fiducia delle Camere e formare una maggioranza parlamentare.

3. Ai cittadini deve essere garantito il diritto di scegliere i propri rappresentanti, togliendo alle segreterie dei partiti il potere di nomina degli eletti attraverso liste bloccate, capilista protetti e pluricandidature. 

4. Torniamo al proporzionale con le preferenze. È il sistema che ha caratterizzato la vita parlamentare italiana dal 1948 al 1992 e che fu utilizzato per eleggere l’Assemblea Costituente nel 1946. Nel 1947 la stessa Assemblea approvò a larghissima maggioranza un ordine del giorno che affermava: «L’Assemblea Costituente ritiene che l’elezione dei membri della Camera dei deputati debba avvenire secondo il sistema proporzionale». È tempo di recuperare quel principio, restituendo agli elettori la possibilità di scegliere sia le forze politiche sia i propri rappresentanti.

5. Il sistema proporzionale è l’unico che può ritornare a dare forza alla politica, e dar vita a partiti autentici radicati nella società, non personali, che possono davvero concorrere, come stabilisce l’articolo 49 della Costituzione, a determinare la politica nazionale nell’interesse del Paese. La pluralità delle idee e la rappresentanza delle diverse componenti politiche non sono ostacoli da superare, ma condizioni essenziali della democrazia.

Nello spirito della nostra Costituzione, chi condivide questo appello si impegna a sostenere questa proposta ovunque e con ogni mezzo, dentro e fuori dalle istituzioni.

Adesioni 

-SOCIALISTI IN MOVIMENTO

𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐌𝐀𝐍𝐆𝐈𝐀𝐒𝐀𝐍𝐎 𝐋𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐢𝐚 24 ottobre 2026

 Sabato 24 ottobre a Milano, 

VAS celebra l'impegno per l'ambiente, la biodiversità e l'agricoltura sostenibile con la prima edizione del

 𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐌𝐀𝐍𝐆𝐈𝐀𝐒𝐀𝐍𝐎 𝐋𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐢𝐚, dedicato al suo fondatore 𝐆𝐮𝐢𝐝𝐨 𝐏𝐨𝐥𝐥𝐢𝐜𝐞.

🌿 Cinque realtà del territorio saranno premiate per il loro contributo alla tutela della terra, alla qualità del cibo e alla valorizzazione delle produzioni locali.

📆Sabato 24 ottobre dalle ore 10

📍 Circolo Caldara , Via Edmondo de Amicis 17- Milano


Sara possibile sostenere con donazioni la nascita della biblioteca/libreria 

Ecopunto Carlo Monguzzi Guido Pollice, ad Ossona (Milano) 

Sui fatti di Milano del 18/10. Giovani democratici

 Dalle pagine social dei giovani democratici

Sui fatti di Milano del 18/10

A dodici anni dovresti pensare a cosa fare da grande, non scoprire così presto quanto può essere pericoloso pensare di non avere niente da perdere.

Quello che è successo a Milano domenica scorsa ci lascia sgomenti e angosciati, se vogliamo davvero capire cosa sta succedendo nella nostra città, non possiamo fermarci alle vetrine rotte.

Il Governo, invece, sembra avere una sola risposta: più repressione, nuove pene, nuovi reati. È la strada più facile, quella che permette di mostrarsi inflessibili senza affrontare nessuno dei problemi reali. Perché mentre si invocano ordine e disciplina, ci sono periferie lasciate sole, spazi di aggregazione che mancano, scuole fatiscenti, servizi sociali sotto pressione, giovani a cui la politica non riesce più a offrire una prospettiva e un futuro che sembra sempre meno un’opzione.


Non permetteremo a nessuno di imporci di scegliere fra il prendere le distanze dalle devastazioni di domenica e il tentare di comprendere una rabbia sociale e generazionale che esiste.


C’è una domanda che dobbiamo avere il coraggio di porci: perché tanti giovanissimi arrivano a esprimere la propria rabbia così? Ignorare il significato sociale di questi gesti è irresponsabile. Che cosa non abbiamo visto? Di cosa non abbiamo avuto il coraggio di parlare?


Tutto questo ci obbliga a chiederci dove fossero la politica, le istituzioni e le scuole prima che tutto questo accadesse. Non possiamo accettare che sia più facile pensare che un bambino di 12 anni agisca in piena consapevolezza e non possiamo pensare che davanti a una generazione si reagisca a colpi di decreti sicurezza.

Per questo non vogliamo limitarci a commentare quello che è successo.

Siamo davanti a un cambiamento eccezionale e chi oggi si dichiara sorpreso sta scegliendo di non vedere ciò che da anni cresce sotto i nostri occhi. 

Siamo affranti e preoccupati, ma proprio per questo crediamo che la responsabilità della politica fosse di prevenire tutto questo, non di aspettare che esplodesse per poi invocare la repressione. La nostra responsabilità oggi ci impone di chiederci: cosa possiamo fare ora?

Dobbiamo avere il coraggio di mettere in discussione la gestione dell’ordine pubblico. Non possiamo accettare che all’incapacità di prevenire le devastazioni si risponda con un uso indiscriminato e sproporzionato della forza.

Una gestione della sicurezza che arriva troppo tardi e poi interviene con violenza è una gestione che ha già fallito due volte. Non servono schieramenti imponenti di mezzi blindati e reparti antisommossa che finiscono per trasformare le strade in luoghi di scontro. Servono presidi territoriali, piccoli nuclei di intervento preparati, capaci di agire tempestivamente e fermare sul nascere situazioni di pericolo. Servono agenti formati alla de-escalation, al contenimento e a tecniche di immobilizzazione che riducano al minimo il rischio di lesioni. La sicurezza si misura con la capacità di proteggere tutti, prevenire i danni e garantire che ogni intervento rispetti la dignità e l'incolumità delle persone. E quando la forza diventa abuso, non è più sicurezza: è un altro fallimento dello Stato.

In questi quattro anni il Governo ha lasciato soli i Sindaci a gestire città e territori sempre più complessi, per poi scaricare le responsabilità sui cosiddetti «amministratori di sinistra». Una narrazione comoda e inaccettabile, soprattutto da parte di un Ministro dell’Interno come Piantedosi, che ha fatto della promessa di sicurezza la propria bandiera politica, non si può pretendere che i Comuni affrontino da soli problemi che richiedono risorse, prevenzione e una strategia nazionale.

Non ci deve sfuggire, poi, che la nostra generazione vive in una società che ci racconta che valiamo per quello che indossiamo, compriamo ed esibiamo. E se il riconoscimento sociale passa dal consumo, l’esclusione diventa frustrazione, fino a esplodere in violenza. La povertà non è soltanto non avere abbastanza soldi. È anche avere meno possibilità, meno strumenti e meno occasioni per scegliere chi diventare.

Noi, però, non vogliamo fermarci alla denuncia. Vogliamo esserci.

Ci saremo per chi domenica ha avuto paura, per chi ne avrà nei prossimi giorni e per chi oggi sente il bisogno di ritrovare una comunità con cui capire quello che è successo e ricostruire.

Ci saremo anche per quei nostri coetanei che hanno trasformato la propria frustrazione in distruzione, ma che vogliono essere ascoltati e trovare un modo diverso per cambiare le cose. Ascoltare non significa giustificare: significa assumersi la responsabilità di non lasciare nessuno solo davanti alla propria rabbia.

Nei prossimi giorni saremo nei quartieri, incontreremo educatori, associazioni, comitati e soprattutto i ragazzi e le ragazze che vivono queste realtà ogni giorno, per costruire insieme a chi conosce davvero questi territori un percorso, e uscirne insieme.

Domenica 25 ottobre ci vediamo in una grande assemblea pubblica. Vogliamo aprire uno spazio di confronto, mettere insieme esperienze e competenze, ascoltare chi ha paura e chi si sente abbandonato, per iniziare a costruire una risposta a quello che stiamo vivendo. Una risposta che sia organizzazione, collettività e comunità.

Perché sta cambiando un'intera generazione e non possiamo limitarci a guardarla dalla finestra. Dobbiamo esserci e ci saremo, coi nostri corpi, insieme.

Fabio porzio lascia il gruppo di Venegoni junior prima del congresso leghista. Ossona 20.10.2026

 In attesa di ricevere copia, richiesta, all'ex assessore, diamo comunicazione che Fabio Porzio ha lasciato il gruppo consiliare di maggioranza per dare vita a un nuovo gruppo consiliare. 

Ricordiamo che l'ex assessore diede comunicazione delle sue dimissioni da assessore, un mese dopo le dimissioni di un altro assessore, Matteo Gussoni (commercialista), presumibilmente in merito alla seconda delibera della Corte dei Conti, dove la corte dei giudici contabili, cosa più unica che rara, imponeva un piano dettagliato di rientro del debito ossonese, pari a circa 170.000 euro in 3 anni. 

Le scuse dei lacchè e lustrascarpe dei Venegoni, junior e senior (Marino Venegoni, commercialista) erano di debiti ereditati dalle precedenti amministrazioni, ovviamente scuse inattendibili, in quanto Venegoni Senior è stato assessore al bilancio già dal secondo mandato di Luigi dell'acqua, cioè dal 2012, e poi Sindaco dal 2014 al 2024, ricordando nel suo mandato gravi condotte ben oltre la legalità, tra cui l'aggressione al capogruppo Verde, in seguito alla scoperta del permesso di una seconda antenna a nord del paese, e l'accesso diniego alla costituzione di commissioni consiliari, tra cui la commissione antimafia, la commissione urbanistica e la commissione bilancio. 

Le deleghe di Porzio sono in mano al Sindaco Venegoni j. Che si è già distinto con una autorizzazione a costruire, consistente in una demolizione di un fienile e con la dicitura "ristrutturazione" , dell'edificazione di appartamenti. 

Al seguito delle segnalazioni di cronaca, gli agenti di polizia locale hanno provato a investire il freelance di quiMilano. 

Si ricorda, durante il mandato di Venegoni Senior, un episodio analogo, in via padre Giuliani, dove, geometra il figlio di Venegoni j, nel foglio di cantiere non erano riportati i dati necessari. Alba segnalazione non seguì il dovuto sequestro del cantiere o sanzione amministrativa, come previsto dalla norma, ma si sciolse il sodalizio dell'ufficio di Geometri che aveva seguito il cantiere. 

Qui, l'audio con cui Fabio Porzio lancia un severo j'accuse all'amministrazione di Venegoni junior e ai suoi ex colleghi di maggioranza e agli uffici. 



lunedì 19 ottobre 2026