Riceviamo e pubblichiamo
20 ottobre 2026
A FERRO E FUOCO
Anche noi siamo rimasti colpiti da quanto accaduto nello scorso fine settimana in diverse città europee, e in particolare in alcune città italiane.
Accanto a manifestazioni legittime, espressione anche del disagio giovanile, gruppi di giovanissimi, a quanto sembra in prevalenza minorenni, si sono dati appuntamento per compiere atti di vandalismo, saccheggiare, intimidire i cittadini e scontrarsi con le forze dell'ordine.
Il nostro giudizio non può che essere di ferma condanna per queste azioni.
Una condanna che, tuttavia, non può esimerci dall'interrogarci sulle nostre responsabilità.
La responsabilità di non aver saputo offrire risposte adeguate a questi giovani, di non essere riusciti a trasmettere loro la speranza in un futuro possibile, di non averli dotati degli strumenti necessari per affrontare una realtà sempre più complessa, con la quale faticano a confrontarsi.
Sono proprio queste le risposte che mancano. Risposte che una democrazia sana e matura deve essere in grado di dare.
Ma non possono essere soltanto risposte punitive.
N°37
1 Riteniamo che questo Governo abbia fallito sul fronte delle politiche giovanili, privilegiando troppo spesso misure coercitive rispetto a interventi capaci di affrontare le cause del disagio.
Ricordiamo quale fu uno dei primi provvedimenti di questa maggioranza: il decreto sui cosiddetti rave party, che ha inaugurato una stagione caratterizzata da un approccio prevalentemente repressivo al dissenso.
E mentre gli studenti scesi in piazza per manifestare si sono trovati, in alcune occasioni, di fronte all'uso della forza, troppo poco è stato fatto per garantire concretamente il loro diritto allo studio, alla casa e al lavoro.
Anche la scuola del “merito”, che a nostro giudizio rischia di diventare sempre meno inclusiva, fatica a offrire risposte a una generazione che cresce in una società nella quale troppo spesso la forza e la sopraffazione vengono rappresentate come strumenti di affermazione individuale.
Una società nella quale il valore dei diritti rischia di essere messo in secondo piano da una politica alla ricerca del consenso immediato, della visibilità e, troppo spesso, di un nemico da indicare all'opinione pubblica.
Quale insegnamento dobbiamo trarre da questi giorni?
Non basta invocare nuove misure di ordine pubblico.
Occorre investire risorse nelle politiche giovanili, sostenere i ragazzi nei momenti di difficoltà, garantire loro servizi di ascolto e supporto specialistico, offrire abitazioni a prezzi accessibili agli studenti fuori sede e ai giovani che desiderano costruire una famiglia.
Occorre creare le condizioni perché possano trovare un lavoro dignitoso, stimolante e adeguatamente retribuito, senza essere costretti a cercare all'estero le opportunità che il nostro Paese non riesce a offrire.
Insomma, abbiamo bisogno di rinnovare quel patto tra le generazioni che ha contribuito a far crescere il nostro Paese.
Alla necessaria condanna di chi si rende responsabile di azioni ingiustificabili dobbiamo affiancare la capacità di offrire risposte concrete, civili e di progresso ai bisogni delle nuove generazioni.
Perché il futuro dei giovani non può essere affrontato soltanto come una questione di ordine pubblico: è una responsabilità politica, sociale ed educativa che riguarda tutti noi.
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