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giovedì 2 luglio 2026

Il traffico di armi dai porti non può più essere coperto da segreto

 Dai social della giornalista Linda Maggiori 

VITTORIA (PARZIALE) MA È UN PRIMO PASSO VERSO LA TRASPARENZA! Il traffico di armi dai porti non può più essere coperto da segreto

Ieri, primo luglio il Tar di Bologna ha accolto, sebbene parzialmente, il ricorso presentato dalla giornalista di inchiesta Linda Maggiori e dall’avvocato Andrea Maestri del Foro di Ravenna, contro il diniego opposto dalle Dogane di Ravenna all’accesso generalizzato agli atti. 

La giornalista all'inizio del 2026 aveva chiesto “la quantità di materiale bellico e componenti di armamenti partiti dal porto di Ravenna nel 2025, divisi per quadrimestre (genn-april, maggio-agosto, sett.-dicembre) e divisi per export transito, e se possibile destinazione e provenienza’.

Le Dogane avevano opposto diniego sottolineando che questi dati avrebbero causato un “pregiudizio per l'ordine pubblico e la politica estera” nonché “un danno concreto all'operatività commerciale dei soggetti potenzialmente controinteressati”. Aggiungendo, peraltro, che “l'interesse pubblico non sempre coincide con l’interesse del pubblico” (sottinteso delle testate giornalistiche). Come se un genocidio e il connesso traffico di armi non fosse di sufficiente interesse pubblico, ma solo un interesse mediatico.

Nella sentenza del Tar, che accoglie il ricorso, si legge: 

“il diniego di AdM non è supportato da adeguata e idonea motivazione, in quanto il mero dato numerico e quantitativo di materiale bellico e armamenti partiti dal porto di Ravenna nell’anno 2025 appare neutro e, quindi, irrilevante rispetto agli interessi pubblici richiamati dall’Amministrazione, non costituendo tali dati un “pregiudizio concreto” alla tutela dei suddetti interessi. Nemmeno è chiarito dall’Amministrazione in quali termini le informazioni richieste avrebbero “natura sensibile”, tale da compromettere gli interessi pubblici tutelati dalla disposizione normativa richiamata. Parimenti, proprio in considerazione della neutralità delle informazioni richieste, non risulta pertinente il riferimento al regime di pubblicità connesso all’istituto dell’accesso civico generalizzato. Sotto distinto profilo, non pare condivisibile nemmeno (...) che la divulgazione delle informazioni richieste comporterebbe la rivelazione di dati economici strategici suscettibili di utilizzo da parte di potenziali concorrenti, arrecando un danno concreto all’operatività commerciale dei soggetti potenzialmente controinteressati, atteso che, come detto, si tratta unicamente di generici dati numerici e quantitativi, senza alcun riferimento, ovviamente, ai nominativi dei soggetti interessati al transito (destinatari, spedizionieri, ecc.), per cui il rischio paventato dall’Amministrazione (...) non appare concretamente (ma nemmeno potenzialmente) configurabile. Quanto all’art. 7 del “Regolamento recante la disciplina relativa all’esercizio dell’accesso documentale e dell’accesso civico previsto dal D. Lgs. n. 33/2013, adottato con Determina del Direttore dell’Agenzia dogane e Monopoli prot. 277401 del 15/05/2025”, AdM non spiega in che termini le informazioni e i dati richiesti sarebbero informazioni di natura riservata o fornite in via riservata dalle autorità doganali durante l’effettuazione dei loro compiti (….). Stante la già evidenziata genericità e neutralità dei dati richiesti, sarebbe stato necessario specificare le ragioni della asserita natura “riservata” delle chieste informazioni, restando, diversamente, meramente affermata una riservatezza di cui non è indicata la fonte. Per le esposte ragioni, dunque, il diniego di accesso generalizzato alla richiesta relativa alla “quantità di materiale bellico” è illegittimo e va annullato, con conseguente ordine all’Amministrazione di concedere l’accesso ai dati e alle informazioni richieste”.

La sentenza del Tar però considera legittimo il diniego di svelare “paese di provenienza e/o destinazione” del materiale bellico e degli armamenti transitati per il porto di Ravenna in quanto “può determinare, indubbiamente, una interferenza con la tutela degli interessi pubblici connessi alla sicurezza nazionale e alle relazioni internazionali, come sopra declinati”.

Secondo l’avvocato Andrea Maestri si tratta di “una vittoria, parziale ma straordinaria per l’impatto che ha nella lotta per la trasparenza e nella causa per i diritti umani violati in Palestina anche grazie al transito di armi dal nostro porto. Viene fortemente stigmatizzata la genericità e pretestuosità delle motivazioni utilizzate dalle Dogane per bloccare l’accesso ad informazioni che invece sono un diritto di ogni singolo cittadino e dell’opinione pubblica posto che la stessa legge definisce il diritto di accesso come un corollario del principio democratico”. 


Linda Maggiori sottolinea: “Ora vogliamo tutti i dati, divisi per quadrimestre, compresi quelli del 2026. Questa sentenza è importante non solo per Ravenna, ma anche a livello nazionale perché ci permetterà di avere i dati (troppo spesso nascosti) relative alle armi che passano su tutti i porti. Siamo molto soddisfatti per questa vittoria, rammarica però il velo di opacità rimasto sulle destinazioni delle armi. Però conosciamo i dati statistici e sappiamo che a maggio 2026 sono partiti 1800 container verso i porti di Haifa e Ashdod, 2400 ad aprile e così via gli altri mesi, con una media di 1500-2000 container ogni mese. Israele resta sempre in cima a tutte le destinazioni delle navi che partono dal porto di Ravenna”. 

Il Coordinamento contro le armi di Ravenna sottolinea: “Un risultato straordinario e importantissimo per tutti noi, per la democrazia e per chi si oppone al traffico di armi dal nostro porto e non solo. Il margine di manovra per celare la verità è sempre più ristretto. Continueremo a vigilare, a chiedere trasparenza e invitiamo il sindaco a fare altrettanto e le istituzioni a collaborare, dando piena attuazione all’Osservatorio sul porto di Ravenna, che finora è stato portato avanti solo da noi cittadini e totalmente ignorato dalle istituzioni”.





venerdì 19 giugno 2026

Memorandum Iran Usa

L'Iran ha pubblicato il testo integrale del Memorandum d'Intesa in 14 punti:

Testo integrale del Memorandum d'Intesa di Islamabad tra la Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America

La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America, congiuntamente e in buona fede, hanno concordato quanto segue il 18 giugno 2026:

1. La Repubblica Islamica dell'Iran, gli Stati Uniti d'America e i loro alleati nell'attuale guerra, con la firma del presente memorandum d'intesa, dichiarano la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano, e si impegnano a non intraprendere da ora in poi alcuna guerra o operazione militare l'uno contro l'altro, a astenersi da minacce o dall'uso della forza reciproco e a garantire l'integrità territoriale e la sovranità del Libano. L'accordo finale confermerà la fine definitiva della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano, e le altre disposizioni del presente comma.

2. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America si impegnano a rispettare reciprocamente la sovranità e l'integrità territoriale e a astenersi dall'interferire negli affari interni dell'altro.

3. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America si impegnano a condurre negoziati e a raggiungere un accordo finale entro un massimo di 60 giorni, prorogabile di comune accordo.

4. Immediatamente dopo la firma del presente memorandum d'intesa, gli Stati Uniti d'America inizieranno a revocare il blocco navale e qualsiasi molestia od ostruzione contro la Repubblica Islamica dell'Iran, e porranno fine completamente al blocco navale entro 30 giorni. Durante questo periodo, il traffico navale sarà proporzionale al volume di traffico prebellico stabilito dalla Repubblica Islamica dell'Iran. Gli Stati Uniti d'America si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze militari dall'area periferica della Repubblica Islamica dell'Iran entro 30 giorni dopo l'accordo finale.

5. Dopo la firma del presente memorandum d'intesa, la Repubblica Islamica dell'Iran si adopererà con il massimo impegno per garantire il transito sicuro delle navi commerciali, gratuitamente per soli 60 giorni, dal Golfo Persico al Mare dell'Oman e viceversa. Il traffico navale commerciale inizierà immediatamente e sarà stabilito entro 30 giorni, tenendo conto della necessità di rimuovere ostacoli tecnici e militari e di bonificare le mine da parte della Repubblica Islamica dell'Iran. La Repubblica Islamica dell'Iran negozierà con il Sultanato dell'Oman per determinare la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz, in conformità con il diritto internazionale applicabile e i diritti sovrani dei paesi costieri dello Stretto di Hormuz, e consulterà anche con gli altri paesi costieri del Golfo Persico.

6. Gli Stati Uniti d'America si impegnano, insieme ai propri partner regionali, a creare un programma definitivo concordato da entrambe le parti per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica Islamica dell'Iran, fornendo almeno 300 miliardi di dollari. Il meccanismo di attuazione di questo programma sarà finalizzato come parte dell'accordo finale entro 60 giorni. Tutte le necessarie approvazioni, deroghe e licenze per le relative transazioni finanziarie saranno fornite dagli Stati Uniti d'America.

7. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a porre fine a tutti i tipi di sanzioni contro la Repubblica Islamica dell'Iran, incluse le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio dei Governatori dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica e tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, sia primarie che secondarie, secondo un calendario concordato come parte dell'accordo finale. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America riconoscono l'importanza fondamentale della questione della rimozione delle sanzioni sopra menzionata e dichiarano la loro intenzione di affrontare prontamente tali questioni nei negoziati per raggiungere un accordo comune su di esse.


8. La Repubblica Islamica dell'Iran ribadisce che non produrrà né acquisirà armi nucleari. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America hanno concordato che lo stato dei materiali arricchiti stoccati sarà risolto attraverso un meccanismo concordato da entrambe le parti e secondo il calendario stabilito nella clausola 7, almeno mediante diluizione in loco, sotto la supervisione dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Entrambe le parti concordano inoltre di discutere la questione dell'arricchimento e altri argomenti concordati reciprocamente relativi alle esigenze nucleari della Repubblica Islamica dell'Iran sulla base di un quadro soddisfacente da concordare nell'accordo finale. L'accordo finale confermerà le disposizioni del presente comma. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America riconoscono l'importanza fondamentale delle questioni nucleari sopra menzionate e dichiarano la loro intenzione di affrontare prontamente tali questioni nei negoziati per raggiungere un accordo comune su di esse.

9. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America concordano di mantenere lo status quo fino al raggiungimento di un accordo finale; la Repubblica Islamica dell'Iran manterrà lo status quo nel suo programma nucleare e gli Stati Uniti d'America non imporranno nuove sanzioni contro l'Iran né schiereranno ulteriori forze militari nella regione.

10. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a emettere immediatamente deroghe dal Dipartimento del Tesoro per l'esportazione di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e loro derivati, e tutti i servizi correlati inclusi transazioni bancarie, assicurazioni, trasporti, ecc., dopo la firma del presente memorandum d'intesa e fino alla revoca delle sanzioni.

11. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a rendere pienamente disponibili per l'uso, a partire dall'attuazione del presente memorandum d'intesa, i fondi e le attività limitati o bloccati della Repubblica Islamica dell'Iran. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran concorderanno reciprocamente la procedura per il rilascio di tali fondi durante i negoziati. Questi fondi, sia detenuti nel conto principale che trasferiti, dovranno essere pienamente utilizzabili per il pagamento a qualsiasi beneficiario finale designato dalla Banca Centrale della Repubblica Islamica dell'Iran. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a emettere tutte le necessarie approvazioni e licenze in tal senso.

12. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America concordano di istituire un meccanismo esecutivo per monitorare la corretta attuazione del presente memorandum d'intesa e la futura osservanza dell'accordo finale.

13. Dopo la firma del presente memorandum d'intesa e subordinatamente all'avvio dell'attuazione delle clausole 1, 4, 5, 10 e 11 del presente memorandum e alla continuazione di tali azioni, la Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America inizieranno esclusivamente i negoziati sulle restanti clausole dell'accordo finale.

14. L'accordo finale sarà ratificato da una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.


lunedì 28 agosto 2023

da Euronews. Macron: "L'Ambasciatore francese resta in Niger."

vista e considerata la delicata situazione internazionale e le scarse notizie in merito, liberanotizie, riporta questa notizia da euronews (link youtube video) 

da euronews 

Discorso a 360° di Macron: non solo Niger e altri Paesi africani (Sudan, Burkina Faso e Mali), ma anche Haiti e, naturalmente, Ucraina, dove "il cessate il fuoco non basterà per una pace duratura. Servirà un progetto di pace ben pianificato", ha dichiarato il presidente francese



domenica 28 maggio 2023

Lombardia contro la guerra e le armi. Per la pace 27.5.2023

 Grandi cortei in Lombardia nel pomeriggio di sabato 27. A Milano e a Busto Arsizio (il comune più grande della provincia di Varese).

Foto e video da Busto Arsizio 

In fondo articolo, anche tratti di un film dedicato a Don Lorenzo Milani, prete, priore, pedagista e obiettore di coscienza contro la guerra e le armi. 


























Un omaggio a don Milani, a un secolo dalla nascita 



mercoledì 5 ottobre 2022

Aboliamo la guerra. Comitato Pace del Magentino 4.10.2022 foto e video

 Sedriano, comune della città metropolitana di Milano, nella sera di martedì 4 ottobre, giornata dedicata a San Francesco Patrono d'Europa e d'Italia, e custode degli animali, 

sabato 1 ottobre 2022

Carovana #StopTheWarNow Vita a Kyiv / 5

 Dal Movimento non violento 


Carovana #StopTheWarNow

Vita a Kyiv / 5

Incontri con ...

Giornata densa di incontri per la Carovana di “Stop The War Now”.

Il primo è con l’ambasciatore italiano a Kiev. I partecipanti sono stati ricevuti in Ambasciata per presentare e condividere gli obiettivi della missione di pace guidata da Un Ponte Per e dal Movimento Nonviolento.

venerdì 30 settembre 2022

Contro la guerra per la pace. Da Verona a Kiew

 Carovana #StopTheWarNow

Vita a Kyiv / 4

Lasciata alle spalle Chernivtsi, il treno notturno ci porta a Kiev, ma per motivi di sicurezza la prende alla larga e passa da Leopoli: oltre 15 ore di viaggio con lo scotch ai finestrini per evitare schegge in caso di deflagrazione. Sistemazione in hotel per i 23 partecipanti alla Carovana.

La città, di chiaro respiro europeo, è contraddittoria: il traffico scorre ordinato, ma nella metropolitana si avverte un clima di tensione e preoccupazione. Negozi e ristoranti sono comunque pieni, alla fine la normalità prevale fino alle 23, poi scatta il coprifuoco e le luminarie si spengono. 

Nel pomeriggio il primo incontro con gli attivisti del Movimento Pacifista Ucraino (UPM). Yurii Sheliazhenko ha accompagnato i partecipanti in un mini tour cittadino fino alla statua del Mahatma Gandhi nell’oasi di pace del giardino botanico; presenti anche altri due rappresentanti di UPM, l’obiettore Sergej e l’attivista Katya. Dopo le foto di gruppo davanti a Gandhi con le bandiere della nonviolenza, della pace in diverse lingue e delle organizzazioni presenti, tra cui Un Ponte Per e il Movimento Nonviolento, Yurii ha letto e commentato la loro proposta di “Agenda di pace per l’Ucraina e per il mondo”. 

Sergej ha raccontato la sua storia di obiettore al servizio militare e Katya, con parole significative ha condiviso le emozioni di una persona che ora si sente isolata per le sue convinzioni pacifiste e ha espresso la necessità di un supporto internazionale. 

Poi, cena conviviale in un ristorante di cucina tartara della Crimea, dove è stato festeggiato il compleanno di Kai della associazione rumena Patrir.

Alle 23 coprifuoco.




giovedì 28 aprile 2022

UCRAINA - Il GOVERNO INFORMI IL PARLAMENTO SU INVIO ARMI E SU INIZIATIVE DIPLOMATICHE PER LA TRATTATIVA

 Di Loredana De Petris (senatrice LEU) 

E' necessario e urgente che il Parlamento sia messo al corrente di quali armi l'Italia sta fornendo all'Ucraina e che il governo riferisca su quali iniziative diplomatiche il nostro Paese intende sostenere o sta sostenendo  per cercare una soluzione negoziale del conflitto in Ucraina. Le Camere non ricevono informazioni sul ruolo che l'Italia sta svolgendo in questa guerra e sulle armi che spedisce o si prepara a spedire in Ucraina dai primi giorni dell'invasione. Ciò è tanto più grave in quanto la situazione si è da allora sensibilmente modificata e non sono più altrettanto chiari gli obiettivi reali degli aiuti militari.

Abbiamo tutti sempre detto che gli aiuti militari e le sanzioni devono avere per unico scopo il costringere la Russia ad accettare la trattativa. Ma di trattativa oggi non si parla più. E' invece evidente che sta proprio all'Europa adoperarsi non solo per un negoziato che porti il prima possibile al cessate il fuoco ma anche per l'organizzazione di una conferenza internazionale sul modello di quella di Helsinki, con l'obiettivo di disegnare equilibri e assetti stabili nel Continente. 

Il ruolo dell'Italia e dell'Europa non può limitarsi a fornire armi sempre più potenti all'Ucraina senza costruire contestualmente un percorso che possa portare alla pace.

giovedì 13 maggio 2021

Le violenze a Gerusalemme: "Intervenga subito l'ONU"

 Nota della Segreteria nazionale ANPI. "Il rilascio dei territori occupati militarmente è la condizione per avviare un processo pacifico che porti alla nascita di due Stati che si riconoscano reciprocamente"

Apprendiamo che il Segretario generale dell'ONU Antonio Guterres ha “espresso la sua profonda preoccupazione per le continue violenze nella Gerusalemme est occupata, nonché per i possibili sgomberi di famiglie palestinesi dalle loro case nei quartieri di Sheikh Jarrah e Silwan”. In una nota il portavoce ha “esortato Israele a cessare le demolizioni e gli sfratti, in linea con i suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario. Le autorità israeliane devono esercitare la massima moderazione e rispettare il diritto alla libertà di riunione pacifica”.

giovedì 7 maggio 2020

CIna: non acceteremo nessuna invasione USA in Venezuela

La Cina ripudia il tentativo degli Stati Uniti di invadere il Venezuela per via marittima e tutte le manovre di intervento contro la sovranità di qualsiasi paese.
Attraverso una dichiarazione, la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha espresso ieri il suo rifiuto dell'aggressione degli Stati Uniti contro il Venezuela e ha sottolineato che Pechino non accetterà alcun piano di invasione USA nel paese sudamericano.

giovedì 9 gennaio 2020

Dichiarazione della Presidente nazionale ANPI, Carla Nespolo, a seguito dell'assassinio del generale iraniano Soleimani

riceviamo e pubblichiamo
Davanti al precipitare della situazione in Medio Oriente va fatto ogni sforzo per evitare una guerra dalle conseguenze imprevedibili.
Bene hanno fatto il Presidente del Consiglio Conte a telefonare al Presidente iracheno per ribadire la vicinanza dell'Italia al suo Paese e il Ministro della Difesa Guerini a smentire il coinvolgimento della base di Sigonella nell'assassinio del generale Soleimani, commesso al di fuori di un contesto bellico, in uno stato terzo, l'Iraq, e per di più orgogliosamente rivendicato.
Auspichiamo che l'UE, troppe volte reticente, divisa e per ciò stesso sostanzialmente ininfluente, assuma una posizione chiara e determinata e svolga un ruolo autonomo e responsabile per garantire la pace in Medio Oriente e nel mondo. È il momento di un'ampia e unitaria mobilitazione per la pace e per richiamare tutti al rispetto del diritto internazionale e delle norme più elementari che regolano i rapporti fra gli Stati e la convivenza stessa della comunità umana.
La pace nel mondo è a rischio. Sia la voce dei popoli più forte di quella delle armi.

Carla Nespolo - Presidente nazionale ANPI
7 gennaio 2020


lunedì 6 gennaio 2020

Casorezzo ricorda Marco Bertani. 24 11 2019

24 NOVEMBRE 1944 UCCISIONE DI MARCO BERTANI E DEI SUOI COMPAGNI
Marco Bertani nacque il 19 ottobre 1924 a Casorezzo, dove – al momento della sua adesione alla Resistenza – abitava ed esercitava la professione di operaio.
Marco entrò nelle fila della Brigata Gramigna – Divisione Garibaldi “Angelo Aliotta”, che operava nell’Oltrepò Pavese.
Venne ucciso a vent’anni, all’alba di venerdì 24 novembre 1944, a Torretto, località del Comune di Arena Po, a circa 20 km a sud-est di Pavia, cadendo in un’imboscata che i nazifascisti tesero al suo gruppo.
Insieme a lui morirono altri tre giovani operai, diciannovenni: Pietro Algeri di Seriate (BG), Carlo Manelli e Pasquale Rovati di Portalbera (PV), militanti anche loro nella Brigata Gramigna.
A Marco e ai suoi compagni è dedicata una stele sul luogo dell’eccidio, stele che era andata distrutta e che è stata ripristinata qualche anno fa.
Vicino alla stele vi è una targa-ricordo della Sezione ANPI di Casorezzo.
I quattro partigiani sono anche ricordati da una lapide, posta di fronte al Municipio di Arena Po.
Al partigiano Marco Bertani, già dal 1948, è stata intitolata una via, sulla circonvallazione di Casorezzo.
Domenica 24 novembre 2019 è stata inaugurata una stele in memoria di Marco Bertani
secondo video, gli interventi: https://www.facebook.com/gilberto.rossi.100/videos/vb.523259272/10157976166384273/?type=2

per chi non ha modo di accedere a facebook, ecco il video completo su youtube




giovedì 10 ottobre 2019

“Fermare subito le ostilità, i curdi si sono battuti fino alla morte contro l’Isis”

Solo le montagne per amici.

Partito il massacro dei curdi siriani. Quelli che hanno sconfitto l’ISIS.

IL COMUNICATO DI ANPI, ARCI, CGIL, LEGA AMBIENTE

 “Fermare subito le ostilità, i curdi si sono battuti fino alla morte contro l’Isis”

Al Presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte
Al Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio
Alla Presidente del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati
Al presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico
Alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen
All’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell
Al Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli

Viviamo con angoscia queste ore nelle quali si sta minacciosamente aggravando la situazione al confine traTurchia e Siria, una regione già funestata da una guerra cruenta di molti anni che ha prodotto innumerevolivittime, soprattutto tra i civili.A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – che annunciavano il ritiro delle truppe americane dai quei territori, anche se oggi smentite – il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan ha dato avvio ai bombardamenti e all’avanzata dell’esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde, con le quali lo Stato Turco ha ormai da diversi decenni un rapporto più che conflittuale. L’esercito formato interamente da donne e uomini di etnia curda è stato negli ultimi anni alleato delle forze occidentali e protagonista nel respingimento dell’avanzata dell’Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di sangue. La convivenza tra la popolazione turca e curda in queste regioni è stata storicamente possibile e potrà esserlo ancora solo se lo Stato Turco accetti di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori. La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e serenità dell’Europa e del nostro Paese, di noi tutti.Chiediamo che si avvii immediatamente una forte e decisa azione diplomatica perché: cessino immediatamente le ostilità e si fermino le manovre di invasione del territorio siriano abitato storicamente dalla popolazione curda; si dia mandato senza esitazioni a una delegazione internazionale che garantisca in loco la fine delleostilità, il rispetto dei confini, il diritto internazionale; si provveda all’invio di soccorsi per eventuali feriti; si apra una sessione di discussione dedicata, tanto nel Parlamento europeo quanto in quelloitaliano; si chieda che il caso sia messo con urgenza all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delleNazioni Unite.
ARCI, ANPI, CGIL, Legambiente

venerdì 28 dicembre 2018

Comunicato VERDI. guerra in Rojava

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, dalla Federazione dei Verdi

“È in atto una delle più complicate emergenze nel nord della Siria, in Rojava, la regione ad amministrazione autonoma curda. Trump si fa da parte ritirando le truppe proprio quando l’Isis stessa e l’alleato Turco decidono il colpo di mano storico per liberarsi dei combattenti curdi”. Dicono i 2 portavoce dei Verdi italiani Elena Grandi e Matteo Badiali.

mercoledì 16 maggio 2018

Gino Strada: La guerra piace a chi non la conosce

Gino Strada cita le parole di Erasmo da Rotterdam per sottolineare che la guerra piace ai politici, che non la conoscono e votano perché l'Italia invada l'Afghanistan senza essere in grado di piazzare l'Afghanistan in una cartina muta del pianeta; la guerra piace a chi ha interessi economici, che se ne stanno ben distanti dai teatri di guerra; chi invece la conosce, se ne fa una idea molto presto, per capire che non importa perchè c'è una guerra, non importa se la si chiama guerra contro il terrorismo, guerra per la democrazia, guerra per i diritti umani... Perchè ogni guerra ha una costante: il 90% delle vittime sono civili. click per VIDEO Gino Strada: La guerra piace a chi non la conosce

domenica 15 aprile 2018

VERDI: SIRIA, TACCIANO TUTTE LE ARMI. INTERVENGA L’ONU

Riceviamo e pubblichiamo dalla Federazione dei Verdi
L’attacco missilistico sferrato in Siria da Usa, Gran Bretagna e Francia è un atto gravissimo, compiuto senza il coinvolgimento dell’Onu e ai danni di una popolazione che in questi mesi è stata abbandonata a se stessa in balia di una guerra che non ha certo voluto. Siamo consapevoli che gli attacchi chimici dei giorni scorsi siano gli ultimi di una serie di crimini ignobili contro cittadini innocenti, ma siamo altresì convinti che qualsiasi azione non possa avere le caratteristiche di un atto di guerra che non aiuta certo quelle stesse popolazioni. Si fermi questa guerra e tacciano tutte le armi, da tutte le parti. 

martedì 20 giugno 2017

20 giugno 2017 Magenta "GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO"

20 giugno Magenta "GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO"

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, il C.A.S. "La Vincenziana" apre le sue porte alla cittadinanza per invitare a riflettere sull’incontro tra i paesi dai quali provengono i richiedenti asilo e l’Italia.

Dalle  ore 19.00: aperitivo di apertura della mostra <Broken Italian "Abbecedario per un mondo posibile" a cura dei richiedenti asilo del C.A.S. e dell’equipe del centro, in collaborazione con gli studenti del Liceo S. Quasimodo di Magenta e gli scout del gruppo Agesci Magenta 1.

Ore 20.30: reading e musica.

giovedì 20 aprile 2017

la Korea e la verità. qualcosa di più complesso

Troviamo online e pubblichiamo,
diceva il saggio "coltiva il dubbio"; certo è che la propaganda mass mediatica, ha dipinto la Corea del nord, come nemmeno walt disney avrebbe fatto, riferndoci all'immaginazione. ecco delle foto di chi c'è stato veramente
e la sua riflessione pubblica.
averne di gente libera. grazie
Per chi scrive, vien naturale a pensare alla guerra di Corea del 1953, antesignana della Guerra Fredda, da qui, il mio invito alla lettura, allo studio e a non credere troppo, ma a cercare di comprendere, citando i latini: "a chi giova?"

Pochi giorni prima della mia partenza per la Corea del Nord, sulla stampa nazionale ed internazionale circolò la notizia che tutti gli uomini della RPDK avrebbero dovuto tagliarsi i capelli come il loro presidente Kim Jong-Un. Arrivato a destinazione mi accorsi di questa e di tutta una serie di assurde falsità che quel paese dell'estremo oriente doveva subire puntualmente sul suo conto. Al contrario di ciò che i media fino a quel momento mi avevano fatto credere conobbi un paese interessante popolato da persone meravigliose e di grande umanità. Uomini e donne socievoli, di notevole spessore culturale, fieri del loro paese e della loro storia. Uno dei problemi per il quale questa nazione viene continuamente demonizzata è che con coraggio ha deciso di non farsi dettare l'agenda politica, economica e culturale dall'impero e dunque non piegarsi ad arroganza e ingerenze esterne. Non voglio con questo post entrare nel merito o difendere il modello nordcoreano ma mi sento in dovere di esprimere solidarietà a un grande popolo che è minacciato da un conflitto rischiosissimo voluto dal paese più belligerante e pericoloso del mondo. Dobbiamo opporci alla guerra 


L'immagine può contenere: 5 persone, persone in piedi, matrimonio e spazio all'aperto
L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, persone in piedi e spazio all'apertoL'immagine può contenere: 1 persona, cielo e spazio all'apertoL'immagine può contenere: 2 persone, spazio all'aperto

L'immagine può contenere: treno, pianta e spazio all'aperto

venerdì 20 settembre 2013

la guerra mondiale siriana Giampaolo R. Capisani

Giovedì 19 settembre, h. 21:00  SOS Fornace  – Rho (MI), via Moscova 5
LA GUERRA MONDIALE SIRIANA
Appunti, itinerari e strumenti per orientarsi in un conflitto globale
Interviene:    GIAMPAOLO R. CAPISANI     Docente, giornalista e agitatore culturale, analista di politica internazionale.
LA GUERRA MONDIALE SIRIANA
Nata come rivolta popolare nel più ampio contesto della “Primavera araba” del 2011, il conflitto siriano tra il regime di Bashar al-Asad e i suoi oppositori si è ben presto trasformato in insurrezione armata fino a far precipitare il paese in una sanguinosa guerra civile combattuta su uno scacchiere – quello del vicino e medio Oriente – affollato di attori ciascuno con la propria agenda. Tramato da una straordinaria complessità di fattori – tanto sociali quanto politici, tanto economici quanto strategici, tanto religiosi quanto etnici – il conflitto siriano ha svelato il proprio status di “guerra globale” con la minaccia – per la verità non ancora rientrata – di un imminente intervento armato statunitense contro Damasco, “Stato canaglia” colpevole di aver varcato la “linea rossa” tracciata da Washington in materia di “armi di distruzioni di massa”. Approfittiamo del “raffreddamento” della temperie regionale, col conflitto siriano apparentemente rientrato nei più consoni binari di una “crisi internazionale” gestita con gli strumenti della diplomazia, per cercare di fare il punto sulla situazione siriana. Tenteremo di dar conto degli interessi in campo e dei veri soggetti in conflitto a partire dal piano interno (il regime ba’thista e alawita di al-Asad; la frammentaria galassia dell’opposizione, dalla fratellanza musulmana ai gruppi jihadisti) allargando poi lo sguardo alle potenze regionali e mondiali, dal fronte sciita (Iran e Hezbollah libanese) e sunnita (Turchia, Quatar, Arabia Saudita) fino al riemergere delle due superpotenze USA e Russia. Una vera e propria “guerra mondiale siriana”, epicentro di conflitti geopolitici su ampia scala, la cui polarizzazione lascia poco spazio alle giuste ragioni del popolo siriano e dei suoi coraggiosi attivisti, insorti contro un regime dispotico in una primavera di cui cercheremo di ritrovare le ragioni.