Interessante iniziativa in quel di Castano Primo, sui 100 anni dell'ascesa del fascismo e la declinazione e conseguenze a Castano Primo.
giovedì 20 ottobre 2022
venerdì 5 novembre 2021
QUALI SEGRETI NASCONDONO I FASCICOLI DI ROBERTO FIORE E DI FORZA NUOVA?
Di Sandro Ruotolo
Abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare alla Ministra dell'Interno e al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale riguardante Roberto Fiore, fondatore e attuale leader di Forza Nuova, l’organizzazione della destra ultraradicale che nell’ultimo ventennio è stata più volte oggetto di attenzioni da parte della magistratura in relazione ai numerosi casi in cui militanti e dirigenti di Forza Nuova sono stati condannati per aggressioni violente e altri reati. Con la senatrice Loredana De Petris, e i senatori Alberto Airola, Gianclaudio Bressa, Vasco Errani, Gianluca Ferrara, Francesco Laforgia, Franco Mirabelli e Dario Parrini – abbiamo chiesto ai ministri : “se non intendano intervenire per sollecitare le autorità britanniche affinché il fascicolo documentale riguardante Roberto Fiore venga desegretato e messo a disposizione dell'autorità giudiziaria”. Roberto Fiore è tra le 12 persone arrestate per i violenti episodi avvenuti sabato 9 ottobre 2021 a Roma, in cui frange neofasciste hanno assaltato e devastato la sede nazionale della CGIL e un intero reparto del pronto soccorso dell’ospedale Umberto I. Si apprende da notizie di stampa che la polizia doganale del Regno Unito (HMRC) starebbe indagando su un flusso di denaro e movimentazioni finanziarie con finalità illecite, riferibili allo stesso Fiore attraverso decine di società, associazioni e trust cattolici di beneficenza. Nel 2020, il governo inglese avrebbe dovuto declassificare il voluminoso fascicolo del Ministero degli interni britannico sulle attività di Fiore e dei suoi sodali negli anni 1981-1989 e, più in generale, del disciolto gruppo di estrema destra Terza Posizione, poi confluito in Forza Nuova. Sembrerebbe peraltro che poco prima di depositarlo nell’archivio di Stato le autorità britanniche abbiano deciso di mantenerlo coperto dal segreto di Stato. Riteniamo doveroso che quelle informazioni siano desegretate e messe a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Consulta l'interrogazione al link https://bit.ly/3q7tXCa
martedì 5 gennaio 2021
Sanpa. Anche nella cura delle dipendenze il fine non giustifica i mezzi
Da Riccardo De Facci. Presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA)
COMUNICATO STAMPA
Anche nella cura delle dipendenze
il fine non giustifica i mezzi
Una società spaventata e incapace di affrontare la diffusione di eroina
negli anni 80 sembrava aver dato alle nascenti comunità un mandato amplissimo:
tutto, anche la violenza, sembrava per qualcuno
giustificabile di fronte al mostro della “droga”
Roma, 5 gennaio 2021
“A seguito delle polemiche sollevate dalla realizzazione della serie tv su una delle comunità per tossicodipendenti più controverse e discutibili del panorama italiano, prendiamo la parola a nome delle migliaia di operatori e dei tantissimi servizi che fanno capo alla nostra federazione” dichiara Riccardo De Facci, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), la principale rete di cura delle dipendenze del terzo settore con circa 300 realtà sparse in tutta Italia. “In primo luogo, ci preme sottolineare che, anche nella cura delle dipendenze, il fine non giustifica i mezzi, ancor più quando i mezzi utilizzati ledono i diritti basilari della persona e sono addirittura di tipo gravemente coercitivo e violento. Nel caso raccontato nella serie tv, una società spaventata e incapace di affrontare il fenomeno della diffusione di eroina ha avallato, facendone talvolta un simbolo, un approccio che prevede l’espulsione e isolamento delle persone dalla comunità di appartenenza, a qualunque costo, in virtù di un mandato che ha lasciato spazi amplissimi ¬– fino ai fatti gravissimi riportati nella serie – a chi si proponeva come unico salvatore e il cui metodo doveva diventare legge. La ‘droga’ era il mostro che giustificava tutto.”
“La nostra federazione”, continua De Facci, “nel proprio lavoro ormai quarantennale, ha sempre contrastato un approccio alle droghe che finisce per colpire, inevitabilmente e pesantemente, le persone che consumano sostanze, invece di essere accanto alle persone in difficoltà e alle loro famiglie con un’azione educativa, di ascolto, di vicinanza e di cura complessiva. La campagna ‘Educare, non punire’, di cui siamo stati promotori negli anni 80 e 90, è nata proprio per contestare l’approccio repressivo della legge Jervolino-Vassalli, ispirato anche dal fondatore di San Patrignano. La campagna aveva l’obiettivo di rifiutare il condizionamento violento delle persone e il carcere come mezzo prioritario di induzione al cambiamento. Altri approcci erano invece possibili, come negli anni è stato dimostrato in modo inequivocabile dalla moltitudine di comunità e servizi di vario tipo, non solo del CNCA, che non hanno mai usato la violenza, fisica e psicologica, per sostenere le persone con problemi di dipendenza e accompagnarle con successo al cambiamento e al reinserimento nella società.”
“Infine,” conclude il presidente del CNCA, “non vorremmo che la questione droghe e le risposte alle tante domande che essa pone, vengano ancora letto attraverso la lente esclusiva proposta dalla comunità raccontata nella serie tv. A fronte del migliaio circa di persone ospitate nella struttura fondata da Muccioli, sono almeno 16mila le persone accolte ogni anno nelle quasi 500 comunità e strutture di accoglienza sparse nel paese e circa 200mila le persone prese in carico dai servizi territoriali pubblici e del terzo settore. Quella raccontata nella serie tv è, perciò, solo una delle storie delle moltissime organizzazioni che oggi, in Italia, sono impegnate sul fronte dipendenze. Molte altre meriterebbero di essere raccontate.”
lunedì 6 gennaio 2020
Casorezzo ricorda Marco Bertani. 24 11 2019
Marco entrò nelle fila della Brigata Gramigna – Divisione Garibaldi “Angelo Aliotta”, che operava nell’Oltrepò Pavese.
Venne ucciso a vent’anni, all’alba di venerdì 24 novembre 1944, a Torretto, località del Comune di Arena Po, a circa 20 km a sud-est di Pavia, cadendo in un’imboscata che i nazifascisti tesero al suo gruppo.
Insieme a lui morirono altri tre giovani operai, diciannovenni: Pietro Algeri di Seriate (BG), Carlo Manelli e Pasquale Rovati di Portalbera (PV), militanti anche loro nella Brigata Gramigna.
A Marco e ai suoi compagni è dedicata una stele sul luogo dell’eccidio, stele che era andata distrutta e che è stata ripristinata qualche anno fa.
Vicino alla stele vi è una targa-ricordo della Sezione ANPI di Casorezzo.
I quattro partigiani sono anche ricordati da una lapide, posta di fronte al Municipio di Arena Po.
Al partigiano Marco Bertani, già dal 1948, è stata intitolata una via, sulla circonvallazione di Casorezzo.
per chi non ha modo di accedere a facebook, ecco il video completo su youtube
mercoledì 11 aprile 2018
Magenta le 21 donne della costituente. 22-29 aprile Casa Giacobbe
mercoledì 5 luglio 2017
Milano 8 luglio 2017 h.9.30 l'escalation dei neofascismi e il ruolo delle istituzioni
venerdì 30 giugno 2017
Aggressione fascista a Milano. 29 6 2017
lunedì 27 febbraio 2017
STORIA Robecco sul Naviglio 20 luglio 1944
giovedì 7 luglio 2016
un fascista uccide per razzismo e dicono che è un ultras
Vergogna ai soliti pennivendoli prezzolati, purtroppo anche noi a ossona ne siam stati vittima delle loro continue menzogne.
il fascismo non passerà!
da Edoardo Gandini una pacata riflessione e ricostruzione della tragedia di Emanuel.
Emanuel e Chimiary sono nigeriani. Vivevano e lavoravano nel loro Paese. Si sono sposati e dopo due settimane sono scappati dalla ferocia dei terroristi di Boko Aram che hanno distrutto tutto e ammazzato i loro genitori e la loro bambina piccola.
Senza nulla, ma con l'amore e la speranza, hanno attraversato l'Africa e sofferto nei lager libici in attesa della traversata. Poi, grazie alle botte dei trafficanti, Chimiary ha perso il bimbo che portava in grembo.
Ma ce l'hanno fatta: sono arrivati in Italia e si sono sposati (senza valore legale) grazie a un prete che sa essere uomo e uomo di Chiesa e che li aiuta a rifarsi una vita partendo come semplici richiedenti asilo.
Richiedenti asilo perché sono sopravvissuti a un inferno che non possiamo nemmeno lontanamente immaginare.
Ma in Italia ci sono anche i razzisti, alimentati dall'odio quotidiano di Casapound, di Forza Nuova, dei Salvini, di pseudo giornalisti e finti intellettuali e di tutti quegli esseri immondi, parassiti della società, che campano di disprezzo nei confronti dei più deboli.
Emanuel e Chimiary per Salvini sono tra i tanti "finti profughi" che "fanno la bella vita alle spalle degli italiani", magari "hanno persino un cellulare" . "Invasori" e vanno eliminati con l'adorata "ruspa". I suoi seguaci invocano le camere a gas e vomitano odio a tonnellate.
Questi razzisti di merda, schifosi razzisti di merda, sono nemici dello sviluppo di qualsiasi società e comunità degne di questi nomi.
Emanuel e Chimiary hanno incontrato due razzisti cresciuti a becera intolleranza e infame violenza. Hanno picchiato la donna e hanno massacrato a sprangate l'uomo. Lasciatolo poi agonizzante, i vigliacchi sono scappati.
Emanuel è sopravvissuto al terrorismo di Boko Aram. In Italia poteva e doveva trovare umanità. L'ha incontrata solo in parte, perché è stato raggiunto dalla morte per mano razzista.
Ora sua moglie, distrutta e disperata, donerà gli organi. Noi abbiamo il dovere di sconfiggere il razzismo. Per noi stessi, soprattutto.
venerdì 22 aprile 2016
Festival delle culture antifasciste e antirazziste - Partigiani in Ogni Quartiere - 23/25 aprile 2016
Programma:
Sabato 23
Ore 15:
Incontro: “Dai confini della fortezza Europa ai quartieri. Testimonianze, riflessioni e prospettive sulla lotta antirazzista e contro le frontiere”.
Intervengono compagni e compagne dalla rete nazionale No Borders (Ventimiglia e altre città) e attivisti e attiviste da Calais e Idomeni.
Ore 17:
Incontro:“Il confederalismo democratico. La scelta dei curdi nel contesto mediorientale”.
Intervengono: Marco Rovelli, scrittore; Xezal Koyuncuer, rappresentate della comunità curda milanese; un esponente del sistema confederale democratico del Rojava.
Moderano: Rojava resiste e Associazione Randa.
concerto:banda degli ottoni a scoppio
Concerto: Marco Rovelli presenta il suo nuovo album “Tutto inizia sempre”.
Dalle ore 9:
Mediterraneo antirazzista. Giornata di sport popolare: tornei e allenamenti per tutte e tutti.
Dalle ore 10:
Mercatino bio e laboratori per bambini e adulti a cura di Spazio Fuori Mercato.
Ore 17:
Tavola rotonda "Resistenze quotidiane: pratiche antifasciste e scenari del cambiamento nei quartieri e nei territori". Introduce: Stefano Laffi, ricercatore sociale. Coordina: Rete Partigiani in Ogni Quartiere.
Ore 19:
Dj set latino con dj Alonso e dj Cholo.
Lettura scenica di frammenti dello spettacolo Viva l’Italia, le morti di Fausto e Iaio, di Roberto Scarpetti; regia di César Brie; con Andrea Bettaglio, Alice Redini e Umberto Terruso.
A seguire incontro/intervista con il regista e gli attori.
Ore 18.30: Concerto
Modena City Ramblers
Paolino Paperino Band
Black beat movement
Tolu & Mancamelanina records
Fiore meraviglioso
Rap caverna posse
venerdì 27 settembre 2013
Partigiani tra le cascine. La Resistenza nell'Est Ticino. Magenta 27 9 2013
Importante e suggestiva iniziativa per riscoprire la nostra storia, quella storia che ci ha regalato la libertà dal regime nazifascista, quella storia cosi bistrattata e dimenticata, fatta di coraggio, di quotidianità, di piccoli gesti e di grandi azioni, quella storia che non ci può lasciare indifferenti, come magari capitava sui libri di scuola quando parlavano di eventi e nozioni a noi lontane o talmente spersonalizzate e banalizzate da annoiare invece di affascinare.Una importante serata di storia e cultura, quella conoscenza che ti regala uno "sguardo" nuovo sul mondo, uno sguardo consapevole delle dinamiche che han determinato gli "eventi" e.. ci porta a guardare le nostre campagne e i nostri paesi con una nuova "aura" di interesse e curiosità.
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| Prof. Alberto Magnani |









