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mercoledì 2 novembre 2022

LETIZIA MORATTI SI E' DIMESSA

 Elezioni regionali Lombardia 2023.

Oggi 2 novembre 2022. Riceviamo e volentieri pubblichiamo 

 "Di fronte al venir meno del rapporto di fiducia con il Presidente Attilio Fontana, annuncio la decisione di rimettere le deleghe di vicepresidente e di assessore al Welfare di Regione Lombardia ". Lo annuncia Letizia Moratti in una nota. "Per rispetto dei cittadini - spiega - con senso di responsabilità ed in considerazione del delicato momento socio-economico del Paese, ho atteso l'esito delle elezioni politiche e la formazione del nuovo Governo per rendere nota la mia posizione".

Chi è Letizia Moratti 



Da Wikipedia 

A seguito dell'elezione del 2006, assieme al direttore generale Giampiero Borghini, Moratti avrebbe licenziato senza giustificato motivo una decina di dirigenti del Comune, affidando quasi contemporaneamente 54 incarichi a consulenti esterni, spesso senza requisiti. Per tale presunto spoils system, Moratti è stata condannata dalla Corte dei conti a risarcire il Comune, sentenza poi confermata in cassazione.[62].

La magistratura ordinaria ha ravvisato solo un illecito amministrativo di abuso d'ufficio materiale, pur senza rilievi penali. I comportamenti di Letizia Moratti, secondo i giudici, «per quanto censurabili sotto diversi profili, non hanno travalicato il limite dell'illecito penale».[63]

Il 29 novembre 2007 Letizia Moratti infatti era stata iscritta nel registro degli indagati per presunto abuso d'ufficio nell'ambito della su menzionata inchiesta sugli "incarichi d'oro". Le indagini erano state avviate dalla Corte dei Conti e dalla Procura di Milano. L'accusa era che Moratti avesse assunto tramite incarichi esterni sessantatré persone, di cui almeno quarantanove con qualifica dirigenziale, per una spesa di otto milioni l'anno, in contrasto con l'articolo 110 del D.Lgs.267/2000 (Testo Unico degli enti locali), che prevede che i contratti con dirigenti esterni non debbano superare il 5% del totale. Contando anche i nuovi incarichi, nel Comune di Milano i contratti con dirigenti esterni sarebbero ammontati al 25% del totale[64].

Il pubblico ministero ha definito non penalmente rilevanti le pressioni sui dirigenti comunali perché accettassero il pre-pensionamento, rilevando che non ci sarebbe stata nessuna «minaccia di un male ingiusto nel caso in cui non fosse stata accettata la risoluzione del contratto» pur ammettendo che le modalità sono state lesive della dignità delle persone. Il GIP ha respinto la richiesta di archiviazione e chiesto un approfondimento, intravedendo i reati di violenza privatamobbing e minacce[65] da cui Moratti è stata in seguito prosciolta[66].

Fra le persone assunte dall'amministrazione Moratti c'è Aldo Fumagalli, ex sindaco leghista di Varese, che si era dimesso dall'incarico dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati per concussione e violazione della legge Bossi-Fini[67][68], oltre a vari candidati del centrodestra non eletti, una candidata dell'UDC in Calabria, persone dello staff elettorale del sindaco Moratti, compreso il suo fotografo personale, e due consiglieri regionali in carica (tra cui Giampiero Borghini) che hanno mantenuto il doppio incarico[65].

Il 24 marzo 2009 Letizia Moratti è stata pertanto condannata dalla Corte dei conti, assieme a Giampiero Borghini ed altri, per il conferimento di incarichi esterni da parte del Comune di Milano a persone non laureate, e dunque illegittime, nel 2006. Nella motivazione della sentenza, la Corte parla di nomine politiche, che mortificano le professionalità interne, e di sovradimensionamento dell'ufficio stampa, con un numero di giornalisti giustificabile solo per un giornale[65]. Moratti dovrà risarcire 236.000 e 125.000 euro allo stesso Comune di Milano[66]. Nonostante la condanna, Letizia Moratti non è intervenuta in Consiglio Comunale, e non ha fatto sapere cosa intenda fare dei funzionari[65].

Il 28 agosto 2010 il GIP ha archiviato le accuse di abuso d'ufficio, pur definendo "censurabili sotto diversi profili" le modalità di rimozione dei dirigenti[66]. Il reato di abuso d'ufficio non si configura in quanto non è provato che l'operazione di spoils system fosse indirizzata ad avvantaggiare qualcuno dal punto di vista patrimoniale, "in quanto lo scopo prevalente era quello di creare un rapporto fiduciario tra la direzione politica e il dirigente amministrativo". Pur non configurandosi un reato, il magistrato ha rilevato un illecito amministrativo (abuso d'ufficio "materiale") in relazione al superamento del limite del 5% nel conferimento di incarichi direttivi al di fuori della dotazione organica (massimo 10 consulenti anziché 50); al conferimento di incarichi a persone prive di requisiti (non laureati); e alla mancanza di un corretto iter nella nomina dei nuovi dirigenti, avvenuta con criteri poco trasparenti[69].

Letizia Moratti è stata criticata per la scarsa presenza in Consiglio Comunale: 6 presenze nel 2008 e 3 nel 2009, di cui l'ultima il 21 ottobre 2009, per la presentazione di un primo bilancio del mandato. Dei 61 rappresentanti di giunta e consiglio, Letizia Moratti è ultima per presenza alle votazioni, con un totale del 5%[65]. Il sindaco Moratti è stata inoltre richiamata dal presidente del Consiglio Comunale, Manfredi Palmeri, per non aver risposto alle 100 interrogazioni poste dal consigliere di opposizione Pierfrancesco Majorino ai sensi del regolamento[65].

Benché il consiglio comunale di Milano abbia votato a maggioranza una mozione che impegna il sindaco a chiedere a Lucio Stanca, deputato e AD di Expo 2015, di rinunciare ad uno dei due incarichi[70], il sindaco Moratti non ha dato seguito all'iniziativa del suo consiglio[65].

Case popolariModifica

Nel dicembre 2010, il tribunale civile di Milano ha sentenziato che nell'assegnazione di case popolari vi è stata la mancata assegnazione a 10 famiglie rom con le quali il Comune aveva firmato un progetto di autonomia abitativa. Nell'accogliere il ricorso, presentato contro il Comune di Milano e quindi contro il sindaco Letizia Moratti, e inoltre contro il ministro Roberto Maroni e il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, il tribunale ha deliberato che sulla decisione dell'amministrazione comunale ha agito "l'origine etnica dei rom", in quanto gli "amministratori e politici hanno ripetutamente dichiarato alla stampa che ai rom non sarebbe mai stata data alcuna casa popolare"[71].

Governo del territorioModifica

Il Piano del Governo del Territorio varato dalla giunta Moratti avrebbe dato a Gabriele Moratti, figlio di Letizia, un vantaggio economico stimato in almeno un milione di euro[72], grazie a un immobile acquistato da Gabriele Moratti con vincolo di destinazione industriale e trasformato in villa di lusso ispirata alla dimora di Batman[73][74][75].

Consulenze d'oroModifica

Nel dicembre 2016 è stata condannata dalla Corte dei conti a versare, al Comune di Milano, poco meno di 600.000 euro per due voci di spesa: 11 incarichi dirigenziali esterni a non laureati per quasi 1,9 milioni, e retribuzioni ritenute troppo costose, più di 1 milione, di alcuni addetti stampa. Oltre a Letizia Moratti, l'ex vice sindaco Riccardo De Corato dovrà risarcire 21.763 euro (per le stesse voci contestate alla Moratti), l'ex sindaco ed ex direttore generale Giampiero Borghini oltre 106.000 euro e gli ex assessori Tiziana Maiolo, Mariolina Moioli, Edoardo Croci e Carla De Albertis oltre 21.000 euro. Per i giudici contabili, si legge nel loro provvedimento, l'operato di Letizia Moratti avrebbe avuto "il connotato della grave colpevolezza, ravvisabile in uno scriteriato agire, improntato ad assoluto disinteresse dell’interesse pubblico alla legalità e alla economicità dell’espletamento della funzione di indirizzo politico-amministrativo spettante all'organo di vertice comunale". I magistrati hanno confermato anche la "grave colpevolezza della condotta" in capo a tutti gli assessori che allora votarono le delibere con cui sono state conferite le cosiddette "consulenze d'oro" per le quali era anche stata avviata un'inchiesta da parte della Procura, poi archiviata[76].


martedì 19 gennaio 2021

Covid: Verdi, inammissibili dichiarazioni Moratti in sfregio a Costituzione

Riceviamo e pubblichiamo 

Covid: Verdi, inammissibili dichiarazioni Moratti in sfregio a Costituzione Milano, 19 gen - (Nova) - "Apprendiamo con incredulita' le parole della vicepresidente della Regione Lombardia Letizia Moratti che, con l'assenso del presidente Fontana, vorrebbe i vaccini distribuiti in base al Pil, ovvero alla ricchezza prodotta. In totale sfregio del principio di uguaglianza formale e sostanziale sancito dalla Costituzione della Repubblica, si cerca di privilegiare l'accesso al vaccino sulla base di indicatori economici: piu' produci, piu' ti curi; prima i ricchi e dopo i poveri. Per noi e' inammissibile". Cosi', in una nota, Elena Grandi e Domenico Finiguerra, rispettivamente co-portavoce nazionale dei Verdi e membro del gruppo di garanzia di Europa Verde. "Al contrario di quanto pensano i signori del Pirellone, la priorita' per il Paese - proseguono - dev'essere quella di vaccinare il prima possibile una percentuale di cittadini tale da raggiungere l'immunita' di gregge che ci permettera' di riconquistare un po' alla volta le liberta' di cui tutti ci siamo faticosamente privati nel corso dell'ultimo anno". "Solo in questo modo - concludono Grandi e Finiguerra - potremo dare inizio alla costruzione di un Paese piu' moderno e piu' resiliente alle crisi che ci aspettano, quella climatica in primis".



martedì 5 gennaio 2021

Sanpa. Anche nella cura delle dipendenze il fine non giustifica i mezzi

Da Riccardo De Facci. Presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA)

COMUNICATO STAMPA 

Anche nella cura delle dipendenze

il fine non giustifica i mezzi

Una società spaventata e incapace di affrontare la diffusione di eroina 

negli anni 80 sembrava aver dato alle nascenti comunità un mandato amplissimo: 

tutto, anche la violenza, sembrava per qualcuno  

giustificabile di fronte al mostro della “droga”

Roma, 5 gennaio 2021

“A seguito delle polemiche sollevate dalla realizzazione della serie tv su una delle comunità per tossicodipendenti più controverse e discutibili del panorama italiano, prendiamo la parola a nome delle migliaia di operatori e dei tantissimi servizi che fanno capo alla nostra federazione” dichiara Riccardo De Facci, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), la principale rete di cura delle dipendenze del terzo settore con circa 300 realtà sparse in tutta Italia. “In primo luogo, ci preme sottolineare che, anche nella cura delle dipendenze, il fine non giustifica i mezzi, ancor più quando i mezzi utilizzati ledono i diritti basilari della persona e sono addirittura di tipo gravemente coercitivo e violento. Nel caso raccontato nella serie tv, una società spaventata e incapace di affrontare il fenomeno della diffusione di eroina ha avallato, facendone talvolta un simbolo, un approccio che prevede l’espulsione e isolamento delle persone dalla comunità di appartenenza, a qualunque costo, in virtù di un mandato che ha lasciato spazi amplissimi ¬– fino ai fatti gravissimi riportati nella serie – a chi si proponeva come unico salvatore e il cui metodo doveva diventare legge. La ‘droga’ era il mostro che giustificava tutto.”

“La nostra federazione”, continua De Facci, “nel proprio lavoro ormai quarantennale, ha sempre contrastato un approccio alle droghe che finisce per colpire, inevitabilmente e pesantemente, le persone che consumano sostanze, invece di essere accanto alle persone in difficoltà e alle loro famiglie con un’azione educativa, di ascolto, di vicinanza e di cura complessiva. La campagna ‘Educare, non punire’, di cui siamo stati promotori negli anni 80 e 90, è nata proprio per contestare l’approccio repressivo della legge Jervolino-Vassalli, ispirato anche dal fondatore di San Patrignano. La campagna aveva l’obiettivo di rifiutare il condizionamento violento delle persone e il carcere come mezzo prioritario di induzione al cambiamento. Altri approcci erano invece possibili, come negli anni è stato dimostrato in modo inequivocabile dalla moltitudine di comunità e servizi di vario tipo, non solo del CNCA,  che non hanno mai usato la violenza, fisica e psicologica, per sostenere le persone con problemi di dipendenza e accompagnarle con successo al cambiamento e al reinserimento nella società.”

“Infine,” conclude il presidente del CNCA, “non vorremmo che la questione droghe e le risposte alle tante domande che essa pone, vengano ancora letto attraverso la lente esclusiva proposta dalla comunità raccontata nella serie tv.  A fronte del migliaio circa di persone ospitate nella struttura fondata da Muccioli, sono almeno 16mila le persone accolte ogni anno nelle quasi 500 comunità e strutture di accoglienza sparse nel paese e circa 200mila le persone prese in carico dai servizi territoriali pubblici e del terzo settore. Quella raccontata nella serie tv è, perciò, solo una delle storie delle moltissime organizzazioni che oggi, in Italia, sono impegnate sul fronte dipendenze. Molte altre meriterebbero di essere raccontate.”