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venerdì 19 giugno 2026

Memorandum Iran Usa

L'Iran ha pubblicato il testo integrale del Memorandum d'Intesa in 14 punti:

Testo integrale del Memorandum d'Intesa di Islamabad tra la Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America

La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America, congiuntamente e in buona fede, hanno concordato quanto segue il 18 giugno 2026:

1. La Repubblica Islamica dell'Iran, gli Stati Uniti d'America e i loro alleati nell'attuale guerra, con la firma del presente memorandum d'intesa, dichiarano la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano, e si impegnano a non intraprendere da ora in poi alcuna guerra o operazione militare l'uno contro l'altro, a astenersi da minacce o dall'uso della forza reciproco e a garantire l'integrità territoriale e la sovranità del Libano. L'accordo finale confermerà la fine definitiva della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano, e le altre disposizioni del presente comma.

2. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America si impegnano a rispettare reciprocamente la sovranità e l'integrità territoriale e a astenersi dall'interferire negli affari interni dell'altro.

3. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America si impegnano a condurre negoziati e a raggiungere un accordo finale entro un massimo di 60 giorni, prorogabile di comune accordo.

4. Immediatamente dopo la firma del presente memorandum d'intesa, gli Stati Uniti d'America inizieranno a revocare il blocco navale e qualsiasi molestia od ostruzione contro la Repubblica Islamica dell'Iran, e porranno fine completamente al blocco navale entro 30 giorni. Durante questo periodo, il traffico navale sarà proporzionale al volume di traffico prebellico stabilito dalla Repubblica Islamica dell'Iran. Gli Stati Uniti d'America si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze militari dall'area periferica della Repubblica Islamica dell'Iran entro 30 giorni dopo l'accordo finale.

5. Dopo la firma del presente memorandum d'intesa, la Repubblica Islamica dell'Iran si adopererà con il massimo impegno per garantire il transito sicuro delle navi commerciali, gratuitamente per soli 60 giorni, dal Golfo Persico al Mare dell'Oman e viceversa. Il traffico navale commerciale inizierà immediatamente e sarà stabilito entro 30 giorni, tenendo conto della necessità di rimuovere ostacoli tecnici e militari e di bonificare le mine da parte della Repubblica Islamica dell'Iran. La Repubblica Islamica dell'Iran negozierà con il Sultanato dell'Oman per determinare la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz, in conformità con il diritto internazionale applicabile e i diritti sovrani dei paesi costieri dello Stretto di Hormuz, e consulterà anche con gli altri paesi costieri del Golfo Persico.

6. Gli Stati Uniti d'America si impegnano, insieme ai propri partner regionali, a creare un programma definitivo concordato da entrambe le parti per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica Islamica dell'Iran, fornendo almeno 300 miliardi di dollari. Il meccanismo di attuazione di questo programma sarà finalizzato come parte dell'accordo finale entro 60 giorni. Tutte le necessarie approvazioni, deroghe e licenze per le relative transazioni finanziarie saranno fornite dagli Stati Uniti d'America.

7. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a porre fine a tutti i tipi di sanzioni contro la Repubblica Islamica dell'Iran, incluse le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio dei Governatori dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica e tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, sia primarie che secondarie, secondo un calendario concordato come parte dell'accordo finale. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America riconoscono l'importanza fondamentale della questione della rimozione delle sanzioni sopra menzionata e dichiarano la loro intenzione di affrontare prontamente tali questioni nei negoziati per raggiungere un accordo comune su di esse.


8. La Repubblica Islamica dell'Iran ribadisce che non produrrà né acquisirà armi nucleari. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America hanno concordato che lo stato dei materiali arricchiti stoccati sarà risolto attraverso un meccanismo concordato da entrambe le parti e secondo il calendario stabilito nella clausola 7, almeno mediante diluizione in loco, sotto la supervisione dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Entrambe le parti concordano inoltre di discutere la questione dell'arricchimento e altri argomenti concordati reciprocamente relativi alle esigenze nucleari della Repubblica Islamica dell'Iran sulla base di un quadro soddisfacente da concordare nell'accordo finale. L'accordo finale confermerà le disposizioni del presente comma. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America riconoscono l'importanza fondamentale delle questioni nucleari sopra menzionate e dichiarano la loro intenzione di affrontare prontamente tali questioni nei negoziati per raggiungere un accordo comune su di esse.

9. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America concordano di mantenere lo status quo fino al raggiungimento di un accordo finale; la Repubblica Islamica dell'Iran manterrà lo status quo nel suo programma nucleare e gli Stati Uniti d'America non imporranno nuove sanzioni contro l'Iran né schiereranno ulteriori forze militari nella regione.

10. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a emettere immediatamente deroghe dal Dipartimento del Tesoro per l'esportazione di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e loro derivati, e tutti i servizi correlati inclusi transazioni bancarie, assicurazioni, trasporti, ecc., dopo la firma del presente memorandum d'intesa e fino alla revoca delle sanzioni.

11. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a rendere pienamente disponibili per l'uso, a partire dall'attuazione del presente memorandum d'intesa, i fondi e le attività limitati o bloccati della Repubblica Islamica dell'Iran. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran concorderanno reciprocamente la procedura per il rilascio di tali fondi durante i negoziati. Questi fondi, sia detenuti nel conto principale che trasferiti, dovranno essere pienamente utilizzabili per il pagamento a qualsiasi beneficiario finale designato dalla Banca Centrale della Repubblica Islamica dell'Iran. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a emettere tutte le necessarie approvazioni e licenze in tal senso.

12. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America concordano di istituire un meccanismo esecutivo per monitorare la corretta attuazione del presente memorandum d'intesa e la futura osservanza dell'accordo finale.

13. Dopo la firma del presente memorandum d'intesa e subordinatamente all'avvio dell'attuazione delle clausole 1, 4, 5, 10 e 11 del presente memorandum e alla continuazione di tali azioni, la Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America inizieranno esclusivamente i negoziati sulle restanti clausole dell'accordo finale.

14. L'accordo finale sarà ratificato da una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.


giovedì 14 dicembre 2023

Camera Usa: autorizzata l'indagine per l'impeachment di Biden

 

La Camera statunitense a maggioranza repubblicana ha autorizzato l'indagine per l'impeachment del presidente Joe Biden

Con 221 voti a favore e 212 contrari mercoldì, 13 dicembre, la Camera degli Stati Uniti ha approvato la risoluzione per formalizzare l'inchiesta di impeachment di Joe Biden

L’accusa nei confronti del 46° e attuale presidente Usa è di aver usato la sua influenza quando era vice di Barack Obama (tra 2009 e 2017) per permettere ai suoi figli di fare affari in Cina e in Ucraina, e di avere mentito ai cittadini statunitensi durante l’ultima campagna elettorale per aver detto che la sua famiglia non aveva ricevuto nulla dalla Cina. Secondo le commissioni di indagine la famiglia Biden avrebbe invece ricevuto un totale di 15 milioni di dollari da aziende e governi stranieri.

https://it.euronews.com/2023/12/14/camera-usa-autorizzata-indagine-per-limpeachment-di-biden

giovedì 7 gennaio 2021

Il Venezuela sugli episodi di Washington

 Da fb rsb

Il Venezuela, attraverso il suo ministro degli Esteri Jorge Arreaza ha pubblicato pochi minuti fa su Twitter un comunicato ufficiale sui fatti in corso a Washington.

 #COMUNICATO |  II governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela esprime la sua preoccupazione per gli atti di violenza che si stanno verificando nella città di Washington negli Stati Uniti.

  Il Venezuela condanna la polarizzazione politica e la spirale di violenza che non fa altro che riflettere la profonda crisi che attualmente attraversa il sistema politico  e sociale degli Stati Uniti.

Con questo deplorevole episodio gli Stati Uniti subiscono lo stesso che hanno generato in altri Paesi con le loro politiche di aggressione.

Il Venezuela si aspetta che presto cessino i fatti di violenza e che il popolo statunitense possa finalmente aprirsi un nuovo percorso verso la stabilità e la giustizia sociale.

Caracas, 06 gennaio 2021

https://twitter.com/jaarreaza/status/1346941567374774275?s=19



giovedì 7 maggio 2020

CIna: non acceteremo nessuna invasione USA in Venezuela

La Cina ripudia il tentativo degli Stati Uniti di invadere il Venezuela per via marittima e tutte le manovre di intervento contro la sovranità di qualsiasi paese.
Attraverso una dichiarazione, la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha espresso ieri il suo rifiuto dell'aggressione degli Stati Uniti contro il Venezuela e ha sottolineato che Pechino non accetterà alcun piano di invasione USA nel paese sudamericano.

Sventato attentato al Presidente Maduro. Venezuela 6 maggio 2020

Il governo venezuelano ha ribadito ieri che l'operazione "Negro Primero" rimane attiva per catturare gli altri uomini coinvolti nell'incursione armata contro il paese.
Ad affermarlo è stato ieri lo stesso presidente venezuelano Nicolás Maduro, durante una conferenza stampa internazionale in cui ha mostrato uno degli statunitensi arrestati per l'incursione armata nel paese, avvenuta il 3 maggio.

martedì 3 ottobre 2017

Voglio armarmi. La strage di Las Vegas si è conquistata un poco edificante primato.

È infatti al primo posto in quanto a numero di morti nella storia di una nazione, quella americana, storicamente falcidiata da eventi di questo tipo. L'Isis - che se ci scappa il morto rivendica anche i fuochi d'artificio della festa del paese - pare ne abbia reclamato la paternità e a qualcuno avrebbe pure fatto comodo, ma il copione di morte, laggiù, Califfato sì o Califano no è sempre lo stesso. Il consolidato leitmotiv prevede infatti che uno squilibrato - bianco, preferibilmente un reduce di qualche sporca esportazione di democrazia, prodotto e fagocitato dalla società del consumo - con la facilità con la quale altrove si acquistano caramelle mette in piedi un arsenale casalingo rigorosamente registrato e al primo segnale di disagio - un dito chiuso in un cassetto, per esempio - scatena una pioggia di fuoco su una folla scelta a caso. Prima di farla finita.
Di Stephen Paddock, il killer di La Vegas, si dice fosse una persona normalissima, insospettabile. 
Si dice sempre così, poi. Del resto chi in casa non si tiene 18 armi tra fucili automatici e pistole. Più in generale, dati alla mano, negli Usa quasi 9 persone su 10 possiedono un'arma e ogni milione di abitanti più di 30 muoiono a causa di un proiettile. Dire che la società che idolatra John Wayne abbia un problema credo sia pertanto superfluo. La certezza, che poi è una banalità, è che limitare le armi equivalga a ridurre le vittime. 
La difficoltà nel reperire un fucile forse non risolverà un problema intanto culturale ma è pur sempre un valido deterrente. 
In Giappone, tanto per dirne una, l'aver reso praticamente impossibile il possesso di un'arma da fuoco ha ridotto un fenomeno che era scappato di mano fino a renderlo oggi assai marginale. Guarda un po'.
Gli yankee tuttavia non cambieranno mai. Al netto degli imbarazzanti retaggi culturali da vecchio west, quello delle armi è un affare enorme e in perenne espansione. Si parla di qualcosa come 10 miliardi di dollari l'anno, irrinunciabile. 
Tanto lo sdegno per l'ennesima strage di innocenti dura giusto il tempo di ricaricare il fucile. Per tutto il resto c'è sempre L'NRA.
dal nostro inviato nello spazio web  "Fulmine a ciel sereno"


mercoledì 1 marzo 2017

POLITICA Verdi: Trump deve capire che on sta giocando a risiko

dalla Federazione dei Verdi
“Desta preoccupazione e sgomento la decisione di Trump di aumentare le spese militari investendo 54 miliardi di dollari, sottraendoli innanzitutto allo sviluppo delle politiche ambientali e, inoltre, all’investimento sui ministeri e agli aiuti ai Paesi esteri" – dichiarano i coordinatori dell'Esecutivo dei Verdi Angelo Bonelli e Fiorella Zabatta" che proseguono:

"Con 54 miliardi si può dare cibo, acqua, ospedali e istruzione per i prossimi anni ai popoli poveri del mondo. Il mondo ha impiegato decenni prima di riuscire a sviluppare una piena coscienza di salvaguardia ambientale, e la strada è ancora lunga: la notizia che la più grande potenza mondiale abbia deciso una così repentina e drastica inversione di marcia è un dato allarmante per i cittadini di ogni angolo del globo. È assurdo che mentre sempre più Paesi si sono convertiti alla tutela dell’ambiente come patrimonio dell’umanità ed hanno compreso da tempo che la green economy è una delle migliori forme di sviluppo e di occupazione si debba assistere al drastico taglio  delle risorse per la difesa e lo sviluppo dell’ambiente e a favore di investimenti  in spese militari."

martedì 21 febbraio 2017

Roger Waters (Pink Floyd) sfida Trump: The Wall suonato al confine

"La resistenza inizia oggi" scriveva Roger Waters già nel giorno dell'insediamento di Donald Trump postando un video con le immagini di un suo concerto in Messico. 
Che all'artista Trump non piaccia è cosa risaputa. 
Ma questa che il cantante sta valutando sarebbe una vera e propria azione politica. 
L'ex Pink Floyd starebbe pensando di portare "The Wall" al confine tra Messico e Stati Uniti.
L'idea in risposta alla volontà di costruire un muro anti immigrati da parte dell'amministrazione Trump. Secondo Euro News Roger Waters durante la sua partecipazione ieri a Londra alla mostra "The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains" per celebrare il cinquantesimo anniversario dell`uscita della canzone dei Pink Floyd "Arnold Layne" ha detto che stava prendendo in considerazione di portare in concerto "The wall" sul confine tra Stati Uniti e Messico.

fonte:globalist