lunedì 2 novembre 2020

Sanità e informazione in Lombardia

 Nell'est Ticino altomilanese, terra che ha sempre dato molti senatori, onorevoli e consiglieri regionali e provinciali, sul trend nazionale, la stampa locale ha e vive una profonda crisi. La libertà di informazione, sopravvissuta grazie ai blog di freelance, attivisti dei diritti sociali e ambientali, e di giornalisti, ha visto una "guerra" ben orchestrata dai media mainstream guidati dal potere regionale. 

Da lì, un proliferare sul web di siti locali che sono semplicemente delle veline del potere e del padroncino e dei suoi lacchè di turno. 

La strategia è presto spiegata: per occupare spazio nella comunicazione ed occultare le malefatte regionali. 

Sia per i diritti dei lavoratori, sia per i parchi e ora per la sanità. Ecco un esempio 

Tagliano i posti di terapia intensiva e li premiano. Da openpolis

La cosiddetta seconda ondata si sta affacciando minacciosa sugli ospedali lombardi. Nonostante le previsioni ampiamente discusse, le strutture sul territorio della Lombardia sono state colte impreparate dal nuovo picco di contagi di Coronavirus, registrando già nelle prime settimane di ottobre un sovraccarico poco incoraggiante. Secondo gli economisti Tito Boeri e Roberto Perrotti, la motivazione va individuata in un bonus previsto dalla Regione a metà della prima ondata, destinato a quei dirigenti che fossero riusciti a raggiungere degli obiettivi di fatturato, recuperando «le prestazioni di specialistica ambulatoriale fortemente ridotte a causa dell’emergenza Covid».


I manager degli ospedali, dunque, erano chiamati a riconvertire i letti Covid-19 in numero tale da raggiungere «una produzione pari ad almeno il 95 per cento di quella del secondo semestre 2019». Ma perché tanta attenzione all’indicazione della Regione? Perché, spiegano Boeri e Perrotti sulle pagine di La Repubblica, il raggiungimento di quell’obiettivo« vale per il 25% della valutazione finale dell’operato del direttore generale». Da quella valutazione, «dipende la corresponsione di un premio di produzione che può arrivare fino a un quarto del suo trattamento economico» ( e anche un leggero aumento salariale).

Sarebbe questa norma, dunque, ad aver spinto molte strutture a depotenziare i reparti riservati durante la prima ondata alla cura dei pazienti affetti da Sars-Cov-2, e a non investire nell’assumere e formare personale sanitario in gradi di far fronte a una nuova emergenza. Il risultato – spiegano gli economisti- è che la settimana scorsa in Lombardia« il totale dei posti letto in terapia intensiva era di 983, contro un obiettivo minimo di 1.446. In percentuale, si tratta di un aumento del 21% contro una media nazionale del 36%».

Un incentivo economico «evitabile» secondo i due economisti (che concordano sulla necessità di smaltire le liste d’attesa causate dal lockdown, ma che ne contestano la modalità), che ha portato alla saturazione immediata dei letti nel nuovo epicentro lombardo, Milano. «Non è più il momento di improvvisare», scrivono. «La Regione dovrebbe nominare un gruppo ufficiale di esperti riconosciuti internazionalmente, escludendo personaggi con esposizione mediatica ma privi di credenziali scientifiche nel campo specifico del Covid».

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