22 gennaio 2026, Busto Arsizio.
Presidio di solidarietà agli imputati per i fatti legati alla lotta in difesa del bosco di via Curtatone di Gallarate.
Il comune di Gallarate si è costituito parte civile, l'udienza è stata rinviata in seguito a errori di notificazione.
Video quiMilano
Da Varese news
I fatti contestati risalgono al periodo tra il mese di agosto e il 3 ottobre, giorno dello sgombero. L’obiettivo dei manifestanti era contestare e impedire la distruzione dell’area verde del boschetto di via Curtatone, costituita negli anni Settanta come barriera tra il quartiere di case popolari e i vicini assi della ferrovia e dell’autostrada. Al posto del boschetto, trasformato in area edificabile mediante compensazione al Parco del Ticino, era prevista, ed è effettivamente in corso, la costruzione di una scuola unica per due quartieri di Cajello e Cascinetta, al posto degli edifici esistenti. Le accuse per cui la Procura della Repubblica di Busto Arsizio ha chiesto a vario titolo il rinvio a giudizio per i 22 attivisti vanno dal reato di invasione di terreni ed edifici al mancato rispetto del foglio di via, passando per oltraggio a pubblico ufficiale, violenza o minaccia e lesioni.
Attenzione uomini: Questo aiuta a risolvere i problemi di impotenza!AD
Attenzione uomini: Questo aiuta a risolvere i problemi di impotenza!
Compendio della salute
Prima dell’orario per cui era stata fissata l’udienza preliminare, una cinquantina di attivisti si sono radunati in presidio davanti al Tribunale di Busto Arsizio. «Per alcuni mesi, persone diverse tra loro hanno resistito insieme, vivendo e presidiano il bosco dentro e fuori, giorno e notte – si legge nella nota diffusa dal presidio di via Curtatone -. Una lotta di civiltà alla quale, le istituzioni e le forze dell’ordine, non hanno saputo rispondere, se non con continue provocazioni, violenze psicologiche e fisiche e repressione, mostrando l’assoluta incapacità di gestire democraticamente, una protesta popolare, nata dal basso ed eterogenea. La cosa da difendere, è stata la decisione del Comune, di andare avanti con un progetto scellerato, costoso e privo di senso logico. Un Comune che, volutamente, stupidamente e con arroganza, ha ignorato le innumerevoli proteste iniziate ben prima dei “giorni caldi” del presidio e alle migliaia di firme di cittadin* raccolte».
«Anche se il bosco è stato abbattuto, questa esperienza non è stata inutile – aggiungono dal presidio -. Ha creato legami forti, fiducia e una comunità unita, volenterosa di reagire all’avanzare del cemento e alle ingiustizie della società. Gli arresti ed i continui ed ininterrotti tentativi di dividere il movimento non sono riusciti a fermare il percorso collettivo, che ha mostrato i limiti degli strumenti istituzionali e l’importanza di agire insieme in modo concreto. Con questo spirito stiamo affrontando il processo: perché in tribunale non sono giudicate 22 persone, che sono parte di una lotta decisamente più numerosa, ma un’ intera comunità. In una società che ci obbliga sempre di più all’isolamento e alla competizione, noi vogliamo coltivare le connessioni tra le persone attraverso comunità e solidarietà. In questo senso il sistema ha funzionato: i suoi errori e le sue contraddizioni hanno generato la comunità e, dalla comunità stessa, emergerà la forza che smantellerà un sistema che, tra le altre cose, sta distruggendo anche la natura e un ambiente da salvaguardare per le future generazioni».





Nessun commento:
Posta un commento