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giovedì 7 marzo 2024

Irlanda - Inghilterra rugby 10.3.2024

 Di Teo Parini

Irlanda-Inghilterra, più di una partita 

"For eight hundred years we’ve fought you without fear and we will fight you for eight hundred more".

È una strofa delle celebre canzone composta da Tommy Skelly all'indomani del 30 gennaio del 1972. Ricorda ai gendarmi di Sua Maestà che il popolo d'Irlanda non è in vendita, non lo è mai stato e non lo sarà mai. Ricorda, altresì, di quando i soldati del Reggimento Paracadutisti dell'esercito britannico, in quella tristemente nota come 'Operazione Forecast', durante una manifestazione organizzata dalla NICRA, i difensori dei diritti civili negati dall'impero inglese ai repubblicani d'Irlanda, ricevuto l'ordine dal Colonnello Wilford fanno fuoco sulla folla pacifica. Derry, la domenica di sangue. Quattordici difensori dell'Irlanda libera restano sull'asfalto. Marciavano verso il ghetto cattolico di Bogside, reclamando uguaglianza, pari dignità lavorativa, diritto alla casa, la cancellazione del voto per censo. Contro la discriminazione razziale, l'apartheid nordirlandese, erano a migliaia. Finché incontrarono le mitragliatrici. Cinque uomini furono giustiziati alle spalle, disarmati. Non avevano che vent'anni. Uno, invece, lo freddarono guardandolo negli occhi mentre teneva le mani sul capo in segno di resa. Quattordici, in tutto, non faranno ritorno a casa. Quella giornata di ordinaria follia imperiale fu spartiacque, il punto di non ritorno. La protesta fin lì pacifica diventa lotta armata, resistenza per la sopravvivenza. IRA, Bobby Sands, gli eroi nelle carceri, il sogno di  libertà. Il resto è storia.

Tutto ciò per dire che Irlanda contro Inghilterra, qualunque sia il contesto, non potrà mai essere una vicenda normale, come un qualsiasi altro incontro di uomini. Figuriamoci nel rugby, dove le due anime d'Irlanda ancora divise si fondono per ottanta minuti in un'unica patria, accompagnati dalle note dell'"Ireland's Call" in luogo dei rispettivi inni nazionali. Questione di orgoglio, memoria ed appartenenza. Rugby, più che mai paradigma di vita. "We’re not British, we’re not Saxon, we’re not English, we’re Irish and proud we are to be", sempre attingendo dalla prosa di Skelly. E domenica pomeriggio, per la quarta giornata del Sei Nazioni 2024, le due compagini di Irlanda e Inghilterra tornano a fronteggiarsi, faccia a faccia, sulla strada del torneo sportivo più antico al mondo. No, non è mai una partita normale. Vecchie ferite mai cicatrizzate animano lo spirito degli irlandesi ogni qualvolta si tratti di sbrigare una faccenda che includa gli inglesi e il rugby - una guerra, detto con il senso della misura dovuto trattandosi pur sempre di un gioco - non fa ovviamente eccezione.

A questo match, Irlanda ed Inghilterra ci arrivano in condizioni psicologiche opposte. I verdi sono la squadra più forte d'Europa, forse del mondo, e sono lanciati verso la conquista del trofeo e del secondo Grande Slam consecutivo. Una corazzata senza difetti, una meraviglia. I bianchi, invece, non se la stanno passando un granché bene dopo l'exploit mondiale, tanto che dopo aver rischiato di perdere all'esordio contro l'Italia sono finiti tritati dagli scozzesi abbandonando ogni velleità di successo finale. Sono pur sempre inglesi, dunque gente dalla competenza rugbistica intagliata nei cromosomi, ma c'è il rischio concreto che domenica possano vivere un pomeriggio terribile e di sognarsi a lungo quelle maglie dal colore dei prati. Sarà anche il primo scontro senza Sexton, il condottiero d'Irlanda nonché mediano d'apertura tra i più forti di ogni epoca, che ha da poco appeso le scare al chiodo e che per un ventennio ha suonato la carica. Sarà strano non vederlo dirigere le operazioni ma Jack Crowley ha testa, mani e gambe per farlo rimpiangere il meno possibile.

Appuntamento, quindi, a domenica. Quando le lacrime che al solito segneranno il viso di qualche gigantesco alfiere d'Irlanda durante le note dell'inno che è patriottica appartenenza - perché succede sempre - ci ricorderanno una cosa importante. La bellezza di sentirsi parte di una nazione e di quanto si possa essere fieri della propria storia. "Ireland, Ireland together standing tall, shoulder to shoulder we'll answer Ireland's call!". Già, spalla a spalla.


martedì 5 dicembre 2023

El Derby de la Ikurriña: il popolo Basco e l’identità ritrovata

5 dicembre 1976, una data eretica, una data che rimarrà impressa nella memoria del Popolo Basco. Calcio Eretico ha il piacere di narrare ancora una volta, come il calcio abbia una potenza sociale mal calibrata e mal veicolata, la quale è in grado di avere gli strumenti necessari per mobilitare e rivendicare. Nello specifico caso i “Fueros”, un insieme di leggi e consuetudini che da sempre hanno regolato e tenuto in vita un’identità ed un’autonomia che il regime franchista aveva portato via, assieme all’Ikurriña, la bandiera dai colori bianco-rosso-verdi, simbolo di appartenenza basca.

Per comprendere meglio quello che è accaduto il 5 dicembre 1976 allo stadio Atocha di San Sebastiàn è doveroso e imprescindibile fare un excursus storico sulla situazione politica di quegli anni. Sono anni durissimi per la Spagna, il regime fascista di Francisco Franco sembra essere avviato ad un processo di democratizzazione con la sua morte nel 1975, ma gli strascichi e le repressioni del regime franchista nei confronti dei baschi fanno fatica ad essere dimenticate e l’ombra dell’ETA, incombe su tutta la Spagna.

Per quattro decadi, dagli anni ’30 agli ’70 fu attuata una repressione violenta contro ogni simbolo e ogni manifestazione di identità basca, dalle bandiere alla lingua, privando di fatto un popolo che da sempre si sente estraneo sul proprio territorio, spagnolo soltanto sulla carta. Tutto quello che accadde in quegli anni ha contribuito a inasprire i rapporti con il potere centrale castigliano, anche nei giorni odierni contrario all’indipendentismo, con una forma di repressione più “democratica”, ma che pur sempre di repressione si tratta.

Quegli anni portarono alla nascita dell’Euskadi Ta Askatasuna, ai più meglio conosciuta come l’ETA, l’organizzazione armata indipendentista basca, formata da un gruppo di studenti, che inizialmente e durante il regime di Franco si atteneva ad essere più che altro un movimento operaio, ma che aveva all’interno anche una matrice violenta e insurrezionalista, che con la morte del generale ebbe modo di operare, compiendo l’omicidio del successore al regime di Franco, Luis Carrero Blanco.

5 dicembre 1976

Estadio Atocha di San Sebastian, va in scena “El derby Vasco” tra Athletic Bilbao e Real Sociedad, quello che da quel giorno in poi verrà ricordato come “El Derby de la Ikurriña”, il derby della bandiera. Le due squadre sono composte interamente da giocatori baschi, tradizione che la squadra bilbaina ha rispettato sino ai giorni nostri. Poco prima dell’incontro negli spogliatoi si sta per dar vita ad un evento di portata inestimabile per la storia della causa basca. Franco è deceduto da un anno ma i simboli baschi sono ancora vietati, Josean De La Hoz Uranga detto non a caso, Trotsky, giocatore della Real Sociedad introdusse illegalmente quel giorno, nascosta tra le borse dell’acqua, una bandiera basca all’interno dello stadio.

Fu un gesto enormemente coraggioso vista la mole di polizia che costernava lo stadio e i provvedimenti spietati dei franchisti contro ogni riferimento agli Euskadi. Recatosi nello spogliatoio dell’Athletic, propose il suo intento agli altri giocatori. Quel pomeriggio all’Atocha vi erano 40.000 persone e l’incontro era trasmesso in diretta nazionale, Uranga all’ingresso in campo consegnò la bandiera ai due capitani Inaxio Kortabarria e Josè Angel Iribar, i quali la protesero fino al centro del campo, inconsci del fatto che quel giorno anche la loro vita fu messa in pericolo. Lo stadio venne avvolto da un’ondata di stupore, non si era mai vista una Ikurriña, ed era sotto gli occhi di tutti, tesa al cielo. E’ un momento epocale per la sorte dei Paesi Baschi, si ebbe la sensazione che quarant’anni di soprusi e censure erano in procinto di avere fine. Un anno dopo venne approvato nuovamente lo Statuto Basco, l’Ikurrina e l’Euskera vennero legalizzate. Iribar, capitano ai tempi dell’Athletic Bilbao e fautore di quel gesto straordinariamente potente dichiarò anni dopo:

“…Noi due, i due capitani delle squadre basche, facemmo quel gesto. Fu la prima apparizione pubblica della bandiera. Pur di averne i colori nei nostri stadi, a volte i tifosi portavano dentro quella italiana. Verde, bianca, rossa. Non ci arrestarono, quel giorno, non ci processarono. Francisco Franco, durante gli anni del regime, aveva pure fatto cambiare nome alla squadra, con lui eravamo diventati l’Atlético. Ci spagnolizzò. Perdemmo 5-0, ma sono stati i cinque gol più belli ch’io abbia mai preso. Al processo di legalizzazione della ikurriña sento di aver contribuito anch’io. Eravamo affamati di libertà. La dittatura era finita”.


p.s. ho cancellato un paio di errori maccheronici, come l'ikurrina che manca da 40 anni... non era ancora stata inventata!, contestualizzare che la lotta basca è una lotta antifascista e di resistenza e liberazione contro la dittatura franchista è fondamentale per capire, se viene dimenticato, poi si rischia di credere alle sciocchezze dei fascisti.


giovedì 12 ottobre 2023

I giovani dell' AC Ossona al violapark

 Dal Facebook a.c. Ossona asd settore giovanile 

Nella notte dell’inaugurazione del  Viola Park la casa della Fiorentina, casa dove si vuole sognare, hanno sfilato sotto gli occhi di un attento ed emozionato Rocco Commisso tutti i ragazzi del vivaio, dagli under 8 alla Primavera, la Fiorentina femminile e la squadra di Italiano.

In questa invasione di maglie e di sorrisi noi potevano mancare?

Ovviamente NO! ☺️

Presenti con il nostro carico di entusiasmo e allegria grazie alla nostra Special.

Un grosso grazie alla società @acffiorentina per l’ospitalità e per l’esperienza che ha fatto vivere ai nostri ragazzi. Questa notte, sarà sicuramente un bellissimo ricordo per moltissimo tempo.

#acossona #acfiorentinaofficial #ossonaspecial #violapark #firenze #semfort








domenica 11 aprile 2021

A Pasquino. Boxeur di Abbiategrasso

Dal Luis e dai folletti 

In memoria a Pasquino Andreoli

L'è mòrt al Pasquin Andreoli, vun di stòrich boxeur de Biegrass. 

Che la box biegrassina l'ha portaa in tutt al mund, in America, in Sudafrica. 

Al Pasquin a l'eva on òmm semplic, brau 'me 'n tòcch de pan. Sempr'allegher, fòrt, anca cont ona vita che facil l'è staj no. 

Sì, al Pasquin l'eva on ver a spirit biegrassin! mì tegni dur, al diseva. E fin a l'ultim inscì l'è staj. 

Brau Pasquin. Tutt biegrass t'ha vorsuu ben!

PASQUINO 70 | Domenica 9 Aprile 2017  al Folletto25603

Un pugno di stelle

Non ho fatto nulla di eccezionale.

Ho solo raccontato di me.

Dei sogni rotti che chissà.

E delle meraviglie. 

Dell'Amore.

Di quello rubato all'avarizia della vita.

Cacciato in tasca. 

Tra i denti stretti. 

Un pugno di stelle negli occhi pesti.

(Luigi Balocchi)

 Campione nostro,

sei stato e rimarrai una colonna per questo spazio, per le persone che, quotidianamente, lo hanno attraversato.

Oggi te ne vai con uno strappo che devasta, non lo nascondiamo. 

Ci rialzeremo, come ci hai insegnato tu, 

ma adesso costa immensa mestizia.

Ogni incontro è impresso per sempre, sei stato capace di folgorarci.

Pasquino caro, mancherai come neanche immagini.

In alto i pugni, 

i tuoi, enormi.


Folletto25603

“Ciao, ciao, bambino, un bacio ancora

e poi per sempre”.

🖤





venerdì 9 aprile 2021

Milan: black lives matter


 Questa l'immagine con cui assolombarda presenta una mostra dedicata al ac Milan

Per chi non lo sapesse, black lives matter, le vite dei neri contano, è il movimento antifascista e antirazzista sorto dopo il brutale omicidio di George Floyd negli states, e divenuto movimento globale.

Che dire?

Grazie Milan 

Eh, San Siro non si tocca, perché Il Milan siamo noi. 

Forza vecchio cuore rossonero 

E da stasera 

Siamo tutti antifascisti!! 

martedì 17 dicembre 2019

Gianni Rivera e il calcio d'oggi.

Il più grande giocatore italiano di tutti i tempi, la poesia fatta calcio, l'anticonformismo come scelta di vita. Gianni Rivera è stato il simbolo dei formidabili anni Sessanta, il primo Pallone d'Oro italiano, Italia e Germania quattro a tre. «Nessuno quanto lui ha fatto titolo e cassetta, scatenato applausi e fischi, dato la stura a polemiche, esca a pettegolezzi» scriveva Roberto Gervaso. Ha combattuto contro arbitri, poteri forti, critica. É stato calcio, spettacolo, letteratura persino parabola divina nel cinema di Diego Abatantuono: «Gianni Rivera, ciapp' questo pallone e vai in giro per il mondo a insegnare il giuoco del calcio...». A 76 anni portati da dio (appunto...), non ha ancora smesso di stupire. Ha appena preso il patentino di allenatore. E dire Rivera vuol dire ancora dire Milan.
Rivera, cominciamo dall'inizio: arriva al Milan e va in campo subito con Juan Alberto Schiaffino, il Messi degli anni '50.

martedì 22 ottobre 2019

BANDO DOTE SPORT 2019 regione lombardia

riceviamo e pubblichiamo, non troppo volentieri, perchè come tutti quelli di buon senso, riteniamo che invece di contributi a pioggia, per non dire peggio, servano delle serie politiche progettuali a sostegno delle attività sportive. nel frattempo; non lasciateli a loro!  (leggete pure, come ti privatizzo a poco a poco la politica e i servizi che dovrebbe gestire la politica)

Regione Lombardia ha aperto il nuovo bando 2019 per Dote Sport

Di cosa si tratta?

Dote Sport 2019 è un’iniziativa pensata per aiutare i nuclei familiari in condizioni economiche meno favorevoli ad avvicinare i propri figli allo sport. La Dote Sport è un contributo per sostenere i costi sostenuti per le attività sportive dei minori di età compresa fra 6 e 17 anni compiuti o da compiere entro il 31/12/2019.

martedì 19 giugno 2018

Calcio. 50 anni di A.C. Ossona. Festa al campo. 22-24 giugno 2018

riceviamo e volentieri pubblichiamo
la tre giorni di festa si svolgerà presso il Campo Sportivo Comunale
in Via Roma a Ossona (Città Metropolitana di Milano)

martedì 1 maggio 2018

PrimoMaggio 2018 da Magenta a Ossona

Uno sguardo sulla società, Ossona, Magenta, paesi e città nell'ovest di MilanoCittàMetropolitana;
Magenta, città della battaglia e città dalla piazza Liberazione e del Monumento ai Caduti sul Lavoro.
Ossona, l'iniziativa "lo sport è di tutti", e la "prima comunione";
nel pomeriggio continuano le iniziative per la Giornata di Lotta Internazionale dei Lavoratori.
Ricordiamo anche la Fiera a Robecco sul Naviglio, e la festa al Ri-Parco di Viale Piemonte a Magenta 1-maggio-2018-magenta-al-ri-parco







mercoledì 11 aprile 2018

CICLISTA VEGAN CORRE PER GLI ANIMALI ALLA RACE ACROSS ITALY (RAI)

riceviamo e con un immenso grazie o un caloroso augurio, pubblichiamo

È iniziato il conto alla rovescia per RAI Race Across Italy una impegnativa gara di ultracycling non stop di 800 km con partenza da Silvi Marina (Teramo) la partenza fissata per il 28 aprile.

L’atleta Paolo Barbon fondatore di "Bike for Animals", movimento che unisce la passione per le sfide ciclistiche alle battaglie per i diritti animali, ha battezzato la sua partecipazione alla gara RAIVeg 2018 racchiudendo nel suffisso "VEG" la scelta vegana di un atleta che affronta sfide estreme escludendo ogni alimento di origine animale e la sua battaglia per i diritti degli animali di ogni specie. Il significato della sua partecipazione è anche a sfondo benefico perché per aiutare la causa animale ha messo all’asta a 1 euro al km gli 800 km di percorso: i fondi raccolti saranno totalmente devoluti in parti uguali all’associazione LEAL Lega Antivivisezionista www.leal.it e al rifugio di Collegno (Torino) Vivi gli Animali Onlus www.viviglianimali.it.

Milan- Torino primavera Finale Tim Cup 13 4 2018 San Siro h.20.45

Milan – Torino

Venerdì 13 Aprile , ore 20.45

Stadio San Siro

Il costo dei biglietti è di € 1

Milan Club Cuggiono sul sito dell'AIMC e video Festa di Primavera Cuggiono

Due iniziative magnifiche del Milan Club Cuggiono, una serata per gli auguri di Pasqua e uno stand del Milan Club alla Fiera di Primavera di Cuggiono e tutto per raccogliere fondi poi devoluti ad una ASD che si occupa di sport per disabili premiando la nazionale campione del mondo di calcio a 5, e per ragazzi con la sindrome di down. fonte:  http://www.aimc.eu/vita-di-club/milan-club-cuggiono-fortissimi/

Intervista al Presidente del Milan Club Cuggiono nel corso della Festa di Primavera


giovedì 7 dicembre 2017

RAI E CACCIA: IL MONDO VENATORIO NON ABBIA PAURA DEL GIORNALISMO

riceviamo e pubblichiamo
Da alcune frange del mondo venatorio si registrano reazioni scomposte, per non dire sguaiate, in relazione alla terza puntata del programma “Indovina chi viene dopo cena” (RAI 3), condotto da Sabrina Giannini ed andato in onda lunedì 4 dicembre alle ore 23.10. La trasmissione ha trattato, fra l’altro, dei temi del bracconaggio ai piccoli uccelli migratori nel Bresciano e in alcune aree della Campania, dei possibili rischi sanitari legati al  consumo di carni crude di cinghiale rispetto al rischio di contrarre la trichinosi, e dei metodi di protezione degli apiari nel Parco Nazionale d’Abruzzo a tutela delle incursioni di alcuni orsi confidenti. E allora?  Per quale motivo siano insorte alcune sigle di cacciatori resta un mistero; a meno che non sia dispiaciuto veder trattato su una rete televisiva nazionale il tema dei foraggiamenti illegali dei cinghiali nei boschi (pratica divenuta reato dal 2015), o il riferimento alle reintroduzioni del cinghiale a fini venatori operati negli anni ’70 in alcune aree del Paese, e di cui l’agricoltura di montagna sta pagando il prezzo negli ultimi tempi. 

LAC Lega Abolizione Caccia

martedì 5 settembre 2017

Pericolo calcistizzazione incombente

Il tennis, vivaddio, non è il calcio. Ciò detto con tutto lo snobismo del caso e senza remora alcuna. 
La sostanziale differenza, perché mediamente esiste un noi e pure un loro, è il nostro orgoglio. 
Chi si loda, spesso, si imbroda - recita l'adagio - un peccatuccio veniale nello specifico, quando una superiore cultura sportiva, trasversale ad addetti ai lavori e semplici aficionados, si palesa con nitidezza pressoché digitale. Dici calcio e dici omicidio e vittima è sempre lo sport, il cui consolidato leitmotiv incorpora tifosi beceri che idolatrano protagonisti da non imitare. 
E purtroppo non si tratta di fare di tutta un'erba un fascio, è facile far di conto. Una disciplina, ancora il calcio, che alle nostre latitudini ha saputo sdoganare, al punto da farlo passare sottatraccia, il peggio dell'animo umano. 

lunedì 27 febbraio 2017

SPORT Premio L'Altropallone

Si è tenuta martedì 21 febbraio nella Sala Consiliare di Palazzo Isimbardi, sede della Città metropolitana di Milano, la XX edizione del premio sportivo L'Altropallone, manifestazione che premia la solidarietà e l'altruismo. Il riconoscimento è stato assegnato al campione paralimpico Vittorio Podestà, consegnato dal suo compagno e amico Alex Zanardi. Durante la cerimonia sono intervenute con saluti istituzionali la Vicesindaca della Città metropolitana Arianna Censi e la Consigliera con delega allo sport Barbara Agogliati.
video premiazione

fonte: http://www.cittametropolitana.mi.it/

martedì 21 febbraio 2017

SPORT Milan un ciclo di 31 anni. la storia

Un po' il pensiero va al Calendario Maya, lo stesso mistero di questa lunga gestione;
riportiamo dal sito di sky questo incipit
Quella contro la Fiorentina potrebbe essere l’ultima partita al Meazza del Milan targato Silvio Berlusconi: 31 anni e 29 trofei dopo, il cerchio rossonero del Cavaliere sembra destinato a chiudersi con la cessione ai cinesi
Cerchio rossonero - 31 anni, un film rossonero che scorre veloce. Emozioni che riempiono gli occhi e i cuori dei tifosi del Milan, pagine di storia del calcio italiano ed europeo capaci di superare i confini di Milanello. 31 anni già, è passato tanto dal quel febbraio 1986, quando Silvio Berluscosi rilevò da Giuseppe Farina un società sull’orlo del fallimento. Per poi trasformarla, per anni, in una società modello. In campo e fuori. Adesso, 31 anni dopo, il cerchio però sembra davvero vicinissimo a chiudersi. Perché quella contro la Fiorentina in programma domenica sera, potrebbe essere l’ultima gara a San Siro del Milan di Silvio Berlusconi. 31 anni e tanti trofei in bacheca, 29 per la precisione. L’ultimo quello conquistato a Doha contro la Juventus, una Supercoppa come congedo da presidente dei rossoneri. fonte:  sky
e comunque sia, per chi ha visto il calcio tornare a uno splendore dimenticato, o favola paradigmatica della nuova milano da bere, e suvvia, qualcuno oserà parlare di gentirfication del centrocampo e di liquefazione degli attacchi, ma pur sia, o del vecchio panem circensis, ma dopotutto ci si è divertiti e il tempo è passato.
uno dei momenti più emozionanti della storia del calcio contemporaneo   Milan Steaua   Finale di Coppa dei Campioni