Il tennis, vivaddio, non è il calcio. Ciò detto con tutto lo snobismo del caso e senza remora alcuna.
La sostanziale differenza, perché mediamente esiste un noi e pure un loro, è il nostro orgoglio.
Chi si loda, spesso, si imbroda - recita l'adagio - un peccatuccio veniale nello specifico, quando una superiore cultura sportiva, trasversale ad addetti ai lavori e semplici aficionados, si palesa con nitidezza pressoché digitale. Dici calcio e dici omicidio e vittima è sempre lo sport, il cui consolidato leitmotiv incorpora tifosi beceri che idolatrano protagonisti da non imitare.
E purtroppo non si tratta di fare di tutta un'erba un fascio, è facile far di conto. Una disciplina, ancora il calcio, che alle nostre latitudini ha saputo sdoganare, al punto da farlo passare sottatraccia, il peggio dell'animo umano.