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martedì 5 dicembre 2023

El Derby de la Ikurriña: il popolo Basco e l’identità ritrovata

5 dicembre 1976, una data eretica, una data che rimarrà impressa nella memoria del Popolo Basco. Calcio Eretico ha il piacere di narrare ancora una volta, come il calcio abbia una potenza sociale mal calibrata e mal veicolata, la quale è in grado di avere gli strumenti necessari per mobilitare e rivendicare. Nello specifico caso i “Fueros”, un insieme di leggi e consuetudini che da sempre hanno regolato e tenuto in vita un’identità ed un’autonomia che il regime franchista aveva portato via, assieme all’Ikurriña, la bandiera dai colori bianco-rosso-verdi, simbolo di appartenenza basca.

Per comprendere meglio quello che è accaduto il 5 dicembre 1976 allo stadio Atocha di San Sebastiàn è doveroso e imprescindibile fare un excursus storico sulla situazione politica di quegli anni. Sono anni durissimi per la Spagna, il regime fascista di Francisco Franco sembra essere avviato ad un processo di democratizzazione con la sua morte nel 1975, ma gli strascichi e le repressioni del regime franchista nei confronti dei baschi fanno fatica ad essere dimenticate e l’ombra dell’ETA, incombe su tutta la Spagna.

Per quattro decadi, dagli anni ’30 agli ’70 fu attuata una repressione violenta contro ogni simbolo e ogni manifestazione di identità basca, dalle bandiere alla lingua, privando di fatto un popolo che da sempre si sente estraneo sul proprio territorio, spagnolo soltanto sulla carta. Tutto quello che accadde in quegli anni ha contribuito a inasprire i rapporti con il potere centrale castigliano, anche nei giorni odierni contrario all’indipendentismo, con una forma di repressione più “democratica”, ma che pur sempre di repressione si tratta.

Quegli anni portarono alla nascita dell’Euskadi Ta Askatasuna, ai più meglio conosciuta come l’ETA, l’organizzazione armata indipendentista basca, formata da un gruppo di studenti, che inizialmente e durante il regime di Franco si atteneva ad essere più che altro un movimento operaio, ma che aveva all’interno anche una matrice violenta e insurrezionalista, che con la morte del generale ebbe modo di operare, compiendo l’omicidio del successore al regime di Franco, Luis Carrero Blanco.

5 dicembre 1976

Estadio Atocha di San Sebastian, va in scena “El derby Vasco” tra Athletic Bilbao e Real Sociedad, quello che da quel giorno in poi verrà ricordato come “El Derby de la Ikurriña”, il derby della bandiera. Le due squadre sono composte interamente da giocatori baschi, tradizione che la squadra bilbaina ha rispettato sino ai giorni nostri. Poco prima dell’incontro negli spogliatoi si sta per dar vita ad un evento di portata inestimabile per la storia della causa basca. Franco è deceduto da un anno ma i simboli baschi sono ancora vietati, Josean De La Hoz Uranga detto non a caso, Trotsky, giocatore della Real Sociedad introdusse illegalmente quel giorno, nascosta tra le borse dell’acqua, una bandiera basca all’interno dello stadio.

Fu un gesto enormemente coraggioso vista la mole di polizia che costernava lo stadio e i provvedimenti spietati dei franchisti contro ogni riferimento agli Euskadi. Recatosi nello spogliatoio dell’Athletic, propose il suo intento agli altri giocatori. Quel pomeriggio all’Atocha vi erano 40.000 persone e l’incontro era trasmesso in diretta nazionale, Uranga all’ingresso in campo consegnò la bandiera ai due capitani Inaxio Kortabarria e Josè Angel Iribar, i quali la protesero fino al centro del campo, inconsci del fatto che quel giorno anche la loro vita fu messa in pericolo. Lo stadio venne avvolto da un’ondata di stupore, non si era mai vista una Ikurriña, ed era sotto gli occhi di tutti, tesa al cielo. E’ un momento epocale per la sorte dei Paesi Baschi, si ebbe la sensazione che quarant’anni di soprusi e censure erano in procinto di avere fine. Un anno dopo venne approvato nuovamente lo Statuto Basco, l’Ikurrina e l’Euskera vennero legalizzate. Iribar, capitano ai tempi dell’Athletic Bilbao e fautore di quel gesto straordinariamente potente dichiarò anni dopo:

“…Noi due, i due capitani delle squadre basche, facemmo quel gesto. Fu la prima apparizione pubblica della bandiera. Pur di averne i colori nei nostri stadi, a volte i tifosi portavano dentro quella italiana. Verde, bianca, rossa. Non ci arrestarono, quel giorno, non ci processarono. Francisco Franco, durante gli anni del regime, aveva pure fatto cambiare nome alla squadra, con lui eravamo diventati l’Atlético. Ci spagnolizzò. Perdemmo 5-0, ma sono stati i cinque gol più belli ch’io abbia mai preso. Al processo di legalizzazione della ikurriña sento di aver contribuito anch’io. Eravamo affamati di libertà. La dittatura era finita”.


p.s. ho cancellato un paio di errori maccheronici, come l'ikurrina che manca da 40 anni... non era ancora stata inventata!, contestualizzare che la lotta basca è una lotta antifascista e di resistenza e liberazione contro la dittatura franchista è fondamentale per capire, se viene dimenticato, poi si rischia di credere alle sciocchezze dei fascisti.


giovedì 12 ottobre 2023

I giovani dell' AC Ossona al violapark

 Dal Facebook a.c. Ossona asd settore giovanile 

Nella notte dell’inaugurazione del  Viola Park la casa della Fiorentina, casa dove si vuole sognare, hanno sfilato sotto gli occhi di un attento ed emozionato Rocco Commisso tutti i ragazzi del vivaio, dagli under 8 alla Primavera, la Fiorentina femminile e la squadra di Italiano.

In questa invasione di maglie e di sorrisi noi potevano mancare?

Ovviamente NO! ☺️

Presenti con il nostro carico di entusiasmo e allegria grazie alla nostra Special.

Un grosso grazie alla società @acffiorentina per l’ospitalità e per l’esperienza che ha fatto vivere ai nostri ragazzi. Questa notte, sarà sicuramente un bellissimo ricordo per moltissimo tempo.

#acossona #acfiorentinaofficial #ossonaspecial #violapark #firenze #semfort








mercoledì 23 novembre 2022

Milano per Stefano Borgonovo. un campetto a quarto oggiaro dal 2014

 da un post su faceboo da Alessandro Giungi (consigliere comunale di Milano) 

C'è un campo da calcetto nel parco Certosa a Quarto Oggiaro che è sempre pieno di ragazzi e ragazze che giocano a calcio. È gratuito e aperto a tutti. Nel 2014 con Fabio Galesi e Igor Daldosso lo facemmo intitolare a Stefano Borgonovo, il grande uomo e calciatore che non si arrese mai alla SLA. Un esempio per tutti. Una targa all'entrata lo ricordava. Ma a furia di giocarci l'erba del campo si era consumata, così che nel 2021 si decise di rifarla completamente. Un bel lavoro. Ma la targa che ricordava Stefano Borgonovo era sparita. Con l'ex consigliere di Municipio 8 Giorgio Bianchini abbiamo iniziato a chiedere con insistenza.che venisse rifatta e rimessa al suo posto. Adesso è di nuovo lì. Perchè i simboli sono importanti. Perchè la memoria non va persa. E grazie all'Assessora Martina Riva che ha seguito l'iter.


risuona come un eco in lontananza il coro
oh, borgonovo, borgo borgo borgonovo!!
qua una impresa rimasta scolpita nel marmo della memoria dei tifosi rossoneri


lunedì 19 aprile 2021

Ripensiamo e ricostruiamo il Calcio.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo 

 "Da tempo il calcio ha perso valore educativo. Fagocitato da un’impressionante bolla finanziaria alla fine degli anni ‘80 e mai più rilasciato, non ha insegnamenti per le nuove generazioni. Laddove pesca campioni dalle periferie del mondo, li sfigura nel concentrato di arroganza che solo quantità esorbitanti di denaro, attenzione e megalomania possono dare. Perfino i più rivoluzionari campioni cresciuti nella polvere e nella miseria come Maradona, a un certo punto sono collassati dalle pressioni del denaro e delle attenzioni. 

Anno dopo anno, la platea delle bandiere si è esaurita, lasciandoci palleggiatori al limite dell’autismo ma caratterialmente modesti come Messi, Neymar o Cristiano Ronaldo. Così può accadere che un giovane portiere a 23 anni, che non saprebbe pagare da solo una bolletta in posta, guadagni in un anno quanto poteva guadagnare 15 anni fa un titolare di grande club di almeno 10 anni più vecchio. 

L’economia mondiale ha preparato la crisi del 2008 in un decennio di speculazioni senza limite, dove le banche centrali tenevano i tassi di interesse così bassi che di fatto pagavano per prestare denaro. Solo su questa base poteva svilupparsi la bolla del mercato immobiliare cha avrebbe offerto mutui spazzatura a milioni di lavoratori statunitensi, incapaci di rendere il denaro di prestiti con interessi incontrollabili. 

Analogamente, il calcio è stato usato come cavia negli ultimi 30 anni per saggiare la remunerabilità degli investimenti in un settore, quello sportivo, rimasto ai limiti dell’artigianalità fino alla fine degli anni ‘70. L’ingresso delle emittenti private ha solo alimentato questa bolla, che ha toccato il proprio apice con l’ingresso dei fondi fiduciari per tenere in piedi i campionati prima ancora dei bilanci delle singole squadre. 

Di questo discutevano Agnelli e soci ancora a novembre 2020 per dare ossigeno a un campionato dove chi non paga gli stipendi o campa di plusvalenze sta ai vertici del campionato e chi paga le tasse, come il Parma, retrocede. Questa combinazione ha fatto crescere enormemente le plusvalenze delle aziende che, per capitale di base, potevano alimentare maggiormente la bolla finanziaria. In modo estremamente rapido, ha polarizzato i calciatori tra atleti a basso rendimento economico e star di grande profittabilità. Da questa polarizzazione si è innescata la bolla degli ingaggi, oggi dominante e del tutto fuori controllo.

Come un pugno di grandi banche d’affari durante la grande orgia dei subprime, oggi 12 squadre europee svelano la maschera e mostrano al mondo il proprio piano per sublimare al massimo grado la profittabilità del settore sportivo con la Superlega, un campionato dove giocano soltanto loro. E’ la malattia infantile del calcio e certo non la riscatterà la UEFA che minaccia cause miliardarie e si appella ipocritamente al senso dello sport che loro stessi hanno trasformato in grande business quando hanno creato, nel 1991, la baracconata televisiva della Champions League a 24 squadre. 

Questo calcio non è riformabile. Va chiuso e ricostruito dai livelli più bassi e la sua programmazione sottratta alle emittenti private. I suoi ingaggi devono essere inseriti in un contratto nazionale di lavoro con salari equiparabili a quello di una qualsiasi categoria professionale e le squadre che non hanno capitali per funzionare devono chiudere. Vedrete che in questo modo l'espressione "da grande farò il calciatore" nella bocca di un ragazzino tornerà ad avere un valore sportivo."

Cit. Coo.

Una parentesi su San Siro, dove dei fondi immobiliari o simili, vogliono cementificare e gentrificare un intero quartiere e un nuovo stadio è lo specchietto per le allodole e per gli allocchi. 

Il 19 aprile 1989, la scala del calcio ospitava questa perla di storia, indimenticabile per chi c'era e scritta nella storia del calcio



mercoledì 8 gennaio 2020

Paolo Dal Pino è il nuovo presidente della Lega Serie A

. E' stato eletto dall'assemblea dei venti club con 12 voti, uno in più della maggioranza semplice richiesta dopo due assemblee elettive andate a vuoto. Milanese, classe 1962, Dal Pino ha iniziato la sua carriera di manager nel 1986 in Fininvest, ricoprendo poi ruoli di vertice fra editoria e telecomunicazioni, in Mondadori, Kataweb del gruppo Espresso, Telecom, Seat Pg, Pirelli e Wind.

martedì 17 dicembre 2019

Il Sindaco Sala su San Siro

“Noi milanesi siamo i proprietari di uno stadio che ha un valore di 100 milioni e che ci rende dieci milioni all’anno, 5 in manutenzione e 5 in cash. Questa è una certezza. I club propongono di costruire un nuovo stadio sul nostro terreno, ci dicono di buttare giù il nostro stadio, che torneremo proprietari del nuovo tra 99 anni e che percepiremo l’affitto dopo 33 anni – ha spiegato conversando con il direttore de Il Sole 24 Ore, Fabio Tamburini -. Quindi il Comune passa da 100 milioni di valore e 10 milioni rendita a zero e zero. A me non sembra di essere un pazzo a dire che così non va bene“.
Giuseppe Sala

https://sport.sky.it/calcio/2019/12/16/nuovo-stadio-san-siro-sala-news

Gianni Rivera e il calcio d'oggi.

Il più grande giocatore italiano di tutti i tempi, la poesia fatta calcio, l'anticonformismo come scelta di vita. Gianni Rivera è stato il simbolo dei formidabili anni Sessanta, il primo Pallone d'Oro italiano, Italia e Germania quattro a tre. «Nessuno quanto lui ha fatto titolo e cassetta, scatenato applausi e fischi, dato la stura a polemiche, esca a pettegolezzi» scriveva Roberto Gervaso. Ha combattuto contro arbitri, poteri forti, critica. É stato calcio, spettacolo, letteratura persino parabola divina nel cinema di Diego Abatantuono: «Gianni Rivera, ciapp' questo pallone e vai in giro per il mondo a insegnare il giuoco del calcio...». A 76 anni portati da dio (appunto...), non ha ancora smesso di stupire. Ha appena preso il patentino di allenatore. E dire Rivera vuol dire ancora dire Milan.
Rivera, cominciamo dall'inizio: arriva al Milan e va in campo subito con Juan Alberto Schiaffino, il Messi degli anni '50.

martedì 19 giugno 2018

Calcio. 50 anni di A.C. Ossona. Festa al campo. 22-24 giugno 2018

riceviamo e volentieri pubblichiamo
la tre giorni di festa si svolgerà presso il Campo Sportivo Comunale
in Via Roma a Ossona (Città Metropolitana di Milano)

Ossona. Torneo Oratorio. il calendario

riceviamo e volentieri pubblichiamo
Il torneo si svolge presso l'Oratorio San Luigi in via Baracca 
a Ossona (Città metropolitana di Milano)   ingresso gratuito, è presente il servizio Bar 

18 giugno lunedì
Squadra                                     
squadra
1°partita ore 21.00
Oratorio
Gli Assunti de puntvecc
2°partita ore 21.50
Vignati elett.                                     
Aut. Sansone
3°partita ore 22.40
Pan.gornati                               
Le querce
20 giugno mercoledì


1°partita ore 21.00
Alb
Oratorio
2°partita ore 21.50
Avis
Canova imm.
3°partita ore 22.40
Baretto
Vignati elett.
22 giugno venerdì


1°partita ore 21.00
Le Querce
Gli assunti de puntvecc
2°partita ore 21.50
Alb
Pan. Gornati
3°partita ore 22.40
Aut. Sansone
Baretto
24 giugno domenica


1°partita ore 21.00
Oratorio
Le querce
2°partita ore 21.50
Canova imm.
Vignati elett.
3°partita ore 22.40
Avis
Aut. sansone
25 giugno lunedì


1°partita ore 21.00
Alb
Gli assunti
2°partita ore 21.50
Pan. Gornati
Oratorio
3°partita ore 22.40
Baretto
Avis
27 giugno mercoledì


1°partita ore 21.20
Pan. Gornati
Gli assunti
2°partita ore 22.10
Canova imm.
Baretto
2 luglio lunedì


1°partita ore 21.00
Alb
Querce
2°partita ore 21.50
Vignati elett.
Avis
3°partita ore 22.40
Canova imm.
Aut. sansone









mercoledì 11 aprile 2018

Milan- Torino primavera Finale Tim Cup 13 4 2018 San Siro h.20.45

Milan – Torino

Venerdì 13 Aprile , ore 20.45

Stadio San Siro

Il costo dei biglietti è di € 1

Milan Club Cuggiono sul sito dell'AIMC e video Festa di Primavera Cuggiono

Due iniziative magnifiche del Milan Club Cuggiono, una serata per gli auguri di Pasqua e uno stand del Milan Club alla Fiera di Primavera di Cuggiono e tutto per raccogliere fondi poi devoluti ad una ASD che si occupa di sport per disabili premiando la nazionale campione del mondo di calcio a 5, e per ragazzi con la sindrome di down. fonte:  http://www.aimc.eu/vita-di-club/milan-club-cuggiono-fortissimi/

Intervista al Presidente del Milan Club Cuggiono nel corso della Festa di Primavera


martedì 5 settembre 2017

Pericolo calcistizzazione incombente

Il tennis, vivaddio, non è il calcio. Ciò detto con tutto lo snobismo del caso e senza remora alcuna. 
La sostanziale differenza, perché mediamente esiste un noi e pure un loro, è il nostro orgoglio. 
Chi si loda, spesso, si imbroda - recita l'adagio - un peccatuccio veniale nello specifico, quando una superiore cultura sportiva, trasversale ad addetti ai lavori e semplici aficionados, si palesa con nitidezza pressoché digitale. Dici calcio e dici omicidio e vittima è sempre lo sport, il cui consolidato leitmotiv incorpora tifosi beceri che idolatrano protagonisti da non imitare. 
E purtroppo non si tratta di fare di tutta un'erba un fascio, è facile far di conto. Una disciplina, ancora il calcio, che alle nostre latitudini ha saputo sdoganare, al punto da farlo passare sottatraccia, il peggio dell'animo umano. 

domenica 7 maggio 2017

Ossona al Mapei stadium di Reggio Emilia!

dal web, le pagine Ossonesi (Milano Città Metropolitana, vicino a Magenta)
Oggi gli amici dell'Ac Ossona Special e la sua squadra "adottiva" di serie A ACF Fiorentina giocheranno al Mapei Stadium-Città del Tricolore di Raggio Emilia. Un grosso in bocca al lupo anche agli amici della AC Ossona perchè per loro, oggi alle 16.30, al campo A.Moratti, suonerà il fischio d'inizio dei #playoff
Forza ragazzi!!!




sabato 25 febbraio 2017

POLITICA uno stadio vale più della democrazia?

se Parigi vale una messa, uno stadio vale più della democrazia?

riceviamo e volentieri pubblichiamo, due articoli molto interessanti, per capire cosa sta avvenendo a Roma e in che stato è la nostra democrazia.

Articolo di Ylenia Sina, pubblicato con questo titolo il 24 febbraio 2017 sul sito online “Roma Today” 
 e di  Lorenzo Vendemiale, pubblicato con questo titolo oggi 25 febbraio 2017 sul sito online de “Il Fatto Quotidiano”

Un primo avvertimento era già arrivato la scorsa settimana: “Gli unici titolati a parlare, in nome e per conto del M5S, sono gli eletti”.
Ieri sera, dopo che una manifestazione in Campidoglio e un’assemblea autoproclamata hanno fatto rumore, il messaggio di Beppe Grillo è diventato più esplicito: “Francesco Sanvitto e il cosiddetto tavolo urbanistica non parlano a nome del MoVimento 5 Stelle e non sono titolati a farlo“.

martedì 21 febbraio 2017

SPORT Milan un ciclo di 31 anni. la storia

Un po' il pensiero va al Calendario Maya, lo stesso mistero di questa lunga gestione;
riportiamo dal sito di sky questo incipit
Quella contro la Fiorentina potrebbe essere l’ultima partita al Meazza del Milan targato Silvio Berlusconi: 31 anni e 29 trofei dopo, il cerchio rossonero del Cavaliere sembra destinato a chiudersi con la cessione ai cinesi
Cerchio rossonero - 31 anni, un film rossonero che scorre veloce. Emozioni che riempiono gli occhi e i cuori dei tifosi del Milan, pagine di storia del calcio italiano ed europeo capaci di superare i confini di Milanello. 31 anni già, è passato tanto dal quel febbraio 1986, quando Silvio Berluscosi rilevò da Giuseppe Farina un società sull’orlo del fallimento. Per poi trasformarla, per anni, in una società modello. In campo e fuori. Adesso, 31 anni dopo, il cerchio però sembra davvero vicinissimo a chiudersi. Perché quella contro la Fiorentina in programma domenica sera, potrebbe essere l’ultima gara a San Siro del Milan di Silvio Berlusconi. 31 anni e tanti trofei in bacheca, 29 per la precisione. L’ultimo quello conquistato a Doha contro la Juventus, una Supercoppa come congedo da presidente dei rossoneri. fonte:  sky
e comunque sia, per chi ha visto il calcio tornare a uno splendore dimenticato, o favola paradigmatica della nuova milano da bere, e suvvia, qualcuno oserà parlare di gentirfication del centrocampo e di liquefazione degli attacchi, ma pur sia, o del vecchio panem circensis, ma dopotutto ci si è divertiti e il tempo è passato.
uno dei momenti più emozionanti della storia del calcio contemporaneo   Milan Steaua   Finale di Coppa dei Campioni