L’indagine della Corte dei Conti sugli extracosti dell’Arena Santa Giulia chiarisce un punto politico che non può più essere eluso: il modello con cui sono state gestite le Olimpiadi ha prodotto uno spostamento sistematico di risorse pubbliche a copertura di operazioni private.
I fatti sono chiari.
Un’opera che doveva essere realizzata senza fondi pubblici finisce sotto istruttoria per oltre 130 milioni di euro di extracosti coperti dallo Stato, con verifiche in corso su un possibile danno erariale e acquisizioni di documenti negli uffici del Comune di Milano.
Non siamo davanti a una deviazione, ma a un meccanismo:
i costi reali emergono dopo
i piani economici vengono riscritti in corsa
il pubblico interviene per garantire la chiusura dell’opera
Il controllo arriva dopo, mentre le decisioni che impegnano risorse pubbliche vengono prese prima, senza un reale confronto pubblico.
Questo schema ha accompagnato non solo l’Arena, ma più in generale l’intero ciclo delle opere olimpiche, dove la compressione dei tempi e le procedure straordinarie hanno ridotto trasparenza e capacità di controllo.
Per questo non basta attendere gli esiti dell’istruttoria.
Le Olimpiadi sono già state fatte.
Quello che resta è un modello che, se non viene fermato, continuerà a produrre gli stessi effetti.
È su questo che si misura la responsabilità politica oggi: chiudere questa stagione, oppure accettarla come normalità.

Nessun commento:
Posta un commento