La traduzione dell’articolo del Financial Times su San Siro.
Da legiardiniere
La cattedrale di cemento di Milano
Edwin Heathcote
Lo stadio San Siro di Milano è uno dei grandi spettacoli del calcio. In parte è merito dell'atmosfera che si respira durante una partita, specialmente in uno dei derby della Madonnina, le accese sfide tra le due squadre che considerano lo stadio la propria casa, il Milan e l'Inter. Ma è anche merito dell'incredibile impatto visivo dell'architettura dopo un match, quando i tifosi che scendono dalle enormi torri cilindriche di circolazione in cemento creano la vertiginosa impressione di un edificio che vortica intorno a loro, come se l'intera struttura girasse di conseguenza.
La Madonnina prende il nome dalla statua dorata della Vergine che svetta in cima al Duomo di Milano. San Siro è di gran lunga più grande persino di quella enorme cattedrale gotica e, insieme al teatro d'opera La Scala, i tre costituiscono una sorta di trinità di venerati monumenti milanesi.
A differenza degli altri due, tuttavia, San Siro sembra destinato alla demolizione. Sia il Milan che l'Inter sono di proprietà di società di investimento statunitensi (rispettivamente RedBird Capital Partners e Oaktree Capital Management) e hanno unito le forze per acquistare l'area dal Comune di Milano per 197 milioni di euro nel 2025, con l'intenzione di costruire un nuovo stadio.
Quando l'ho visitato il mese scorso, tutto era silenzioso. Lo stadio incombeva come il mostro di cemento che è, con le sue colonne a spirale e le travi rosse che sembravano stranamente dei giocattoli.
La tesi a favore è che lo stadio – inaugurato nel 1926, ampliato nel 1955 e che ha assunto la sua forma attuale nel 1990 – non sia più idoneo all'uso moderno. Con una capienza di quasi 76.000 posti, è uno degli stadi più grandi d'Europa. A differenza dei grandi stadi moderni, tuttavia, come l'Emirates Stadium dell'Arsenal o il Tottenham Hotspur Stadium di Londra, offre pochissimo in termini di negozi o ristorazione, e ancora meno spazi riservati ai VIP.
È qui che casca l'asino. Il calcio oggi è un'industria estrattiva, orientata non ai tifosi ma ai grandi capitali e agli interessi aziendali. I ricavi della vendita dei biglietti nei giorni delle partite sono minimi rispetto ai diritti televisivi, ai proventi commerciali e al merchandising. Lo stadio è diventato principalmente un set, uno sfondo in cui i tifosi possono arrivare a chiedersi se si trovino lì solo per fornire un'atmosfera rumorosa a beneficio dei telespettatori.
Eppure San Siro resta un luogo speciale. Fu inizialmente progettato in stile britannico, con le tribune che arrivavano proprio a ridosso del campo e senza una pista di atletica a separarle, risultando così intimo e teatrale al tempo stesso.
In realtà, c'è un altro legame con la Gran Bretagna: il Milan fu fondato nel 1899 (come Milan Foot-Ball and Cricket Club) da Herbert Kilpin, che disegnò anche la famosa divisa a strisce rossonere della squadra. Kilpin, originario di Nottingham, all'epoca lavorava nell'industria tessile milanese. (A Torino, per inciso, la Juventus iniziò a giocare con i colori della squadra di Nottingham, il Notts County, dopo aver ricevuto una spedizione dal club, e i suoi giocatori indossano le strisce bianconere ancora oggi).
Lo stadio (ufficialmente noto come Stadio Giuseppe Meazza) è stato aggiornato l'ultima volta per i Mondiali di Italia '90. Fu allora che gli architetti Giancarlo Ragazzi ed Enrico Hoffer, insieme all'ingegnere Leo Finzi, completarono la sua attuale incarnazione con le massicce torri cilindriche che sostengono un terzo anello sopra i due già esistenti. Il livello superiore sembra quasi sovrastare il campo. È proprio questo livello ad avere la capienza maggiore e la vista migliore (compresa, dall'alto, una panoramica su tutta la città). Le curve ampie creano un effetto che ricorda tanto un anfiteatro romano quanto un campo da calcio.
Sopra tutto questo si staglia una griglia d'acciaio che sostiene una copertura retta da quattro enormi capriate rosse che si protendono a sbalzo oltre i perimetri, evocando un tempio giapponese nella loro insolita tettonica. Non c'è davvero nulla di simile a questo stadio in tutto il mondo del calcio e non solo.
La distruzione di un qualsiasi edificio con così tante memorie impresse per così tante persone è intrinsecamente problematica, ma l'ipotesi dei proprietari secondo cui il nuovo edificio, progettato dagli specialisti di stadi Foster + Partners e MANICA, sarebbe migliore perché più sostenibile, stride parecchio. L'edificio più sostenibile è quasi sempre quello che c'è già. Soprattutto se contiene tanto cemento quanto questo.
Il sospetto potrebbe essere che il vero motivo della demolizione e della sostituzione siano gli spazi VIP. A San Siro manca quella sfilza di ristoranti di lusso e palchi privati tipici dei grandi club della Premier League o degli stadi statunitensi (anche se ne possiede un discreto numero). E i regolamenti UEFA per ospitare il calcio di massimo livello sono a dir poco assidui nelle loro richieste di lusso. Al momento, invece, San Siro è quella cosa rara: uno stadio profondamente democratico.
Non c'è dubbio che gran parte di ciò che è richiesto potrebbe essere integrato nell'edificio esistente, anche a costo di perdere qualche posto a sedere (infatti, l'edificio proposto ha una capienza inferiore rispetto a quello attuale, circa 72.000 posti, nonostante l'elevata richiesta). C'è anche un'enorme quantità di spazio intorno ad esso, che apparteneva alla città prima di essere venduto. Quella vendita ha attirato anche l'attenzione della polizia, che a marzo ha perquisito gli uffici del Comune di Milano in seguito a sospetti di irregolarità finanziarie.
L'architetto, accademico e tifoso milanista Pier Paolo Tamburelli suggerisce che una delle cose più sorprendenti dello stadio sia la sua bizzarra mancanza di "divismo". Ma è anche un edificio autenticamente moderno, in un modo in cui il suo sostituto non potrà mai essere.
"San Siro non è un'opera d'autore", ha scritto. "I suoi architetti non erano né famosi né particolarmente influenti. Nessuno di loro figura nel pantheon dei maestri milanesi venerati a Milano e nel mondo."
"E forse il motivo è che San Siro è un monumento moderno, anzi modernista", continua, "una struttura dedicata esclusivamente a una singola funzione, eppure avvolta all'interno di un monumento antico che è cresciuto nel corso delle generazioni come una cattedrale o una fortezza. San Siro incarna sia un concetto antico di monumento, come struttura esplicitamente legata a una comunità attraverso i successivi capitoli della sua storia, sia un concetto moderno di architettura, come spettacolo che può essere vissuto solo attraversando e interagendo con i suoi spazi."
È facile essere nostalgici riguardo all'architettura, in particolare per gli edifici che racchiudono così tanta emozione e attaccamento. Ma una distruzione di questa portata è anche fuori moda. È un approccio datato che non si concilia con un clima in cui la sostenibilità non riguarda solo il carbonio, ma l'eredità: la conservazione della memoria e della cultura racchiuse in un edificio. Il patrimonio della classe operaia ha spesso meno valore rispetto ad altre culture, e la demolizione di San Siro rappresenterebbe la mancata valorizzazione dell'architettura calcistica moderna come patrimonio culturale.
C'è una seria opposizione all'interno del consiglio comunale e tra i tifosi, sia a Milano che ben oltre. Un fattore chiave nella demolizione e sostituzione sembra essere stato anche il piano della Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale di ottenere il vincolo culturale per le rampe del secondo anello, risalenti agli anni '50, il che avrebbe vanificato i piani dei club.
I consiglieri di opposizione che rappresentano il partito di destra Fratelli d'Italia del Primo Ministro Giorgia Meloni hanno chiesto l'annullamento della vendita alla luce delle accuse di turbativa d'asta e hanno chiesto le dimissioni del sindaco sulla vicenda. Parlando a margine di un evento pubblico a Milano il mese scorso, Sala, che in precedenza ha negato ogni illecito, ha affermato che la mozione "finirà nel nulla", aggiungendo che l'amministrazione comunale non ha alcuna intenzione di fare marcia indietro sulla vendita.
Il calcio globale è uno schiacciasassi e spianerà tutto ciò che trova sul suo cammino in nome del profitto. Ma ogni tanto si scontra con un monumento troppo duro per essere abbattuto. Potrebbe essere San Siro uno di questi?
L'edificio più sostenibile è quello che c'è già. Specialmente se ha tutto questo cemento... Le curve ampie creano un effetto che ricorda tanto un anfiteatro romano quanto un campo da calcio.
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