sabato 2 gennaio 2021

In memoria di Marco Formentini, già socialista e unico sindaco leghista di Milano

 In memoria di Marco Formentini, due ricordi da Fiorello Cortiana, Giuseppe Sala, Roberto Cenati e di una cittadina. 

Per i più giovani, viene ricordato per l'orribile monumento di piazza San Babila con la retorica celtica del dio 'po' e per l'ossessione contro il Leoncavallo. Per onestà intellettuale, rispetto ai leghisti odierni, una cima irraggiungibile. 

Aggiungiamo un commento necessario perché oggettivamente.. 

MEMENTO. Ecco la Lega di Formentini nel 1993 in Parlamento.

Quella che a Milano candidava Bastoni "sugli immigrati", in onore dei partigiani.

E così nel fuggi e sciacqua della classe politica seguita a Tangentopoli la svendita del glorioso patrimonio socialista milanese passa anche proprio da Formentini.

Si proprio lui fece passare in quei giorni la memoria del socialismo meneghino dai camini.

Lui, che si prestò da ex socialista alla Lega alleata ad AN, cioè ai fascisti, e aprì la strada al Ventennio berlusconiano a Milano.

Il suo contributo politico sono state le privatizzazioni dei servizi pubblici, lo sgombero dei campi rom, la chiusura dei centri di prima accoglienza per migranti, la campagna contro il Leoncavallo e i centri sociali, il patto con la mafia del raket delle occupazioni di case popolari... 

L'antifascismo dei suoi 14 anni non lava questa storia, è solo uno dei pochi doveri istituzionali che ha assolto senza vergogna. 

Concluse la sua parabola politica nei dem, tanto franza o spagna purché se magna è storicamente il motto di una certa classe dirigente. Impenitente. 

Nossignori no, non  rimpiangeremo la Lega al governo di Milano.

Questo è poco ma sicuro.

Tengano il loro cordoglio e le loro commemorazioni di questo obbrobrio nella sfera del privato, se hanno ancora il barlume del decoro politico.

Tutto ha un limite. 

Anche l'opportunismo. Da E. I. 

Di F. Cortiana 

Addio a Marco Formentini, federalista ed europeista. Lui sindaco di Milano, io assessore regionale al territorio, insieme ai suoi assessori  Marco Vitale è Philippe Daverio, abbiamo fermato il depuratore di Nosedo, che depurava anche l'acqua piovana (?!) ma non trattava i fanghi della depurazione. Intelligente, indipendente e coraggioso.

G. Sala

Marco Formentini è stato un uomo politico di cui Milano può essere orgogliosa. Partigiano, cuore socialista, segretario della giunta della Regione Lombardia di Piero Bassetti, aderisce alla Lega in un percorso di continua ricerca di nuove soluzioni politiche per il nostro Paese. Nel 1993 diventa il primo sindaco di Milano eletto direttamente dai cittadini milanesi. La sua Giunta sperimentò una scelta di figure per lo più indipendenti dallo schieramento dei partiti. Ebbe una navigazione non semplice, chiese e ottenne l’appoggio della sinistra per concludere il suo mandato. Da parlamentare europeo, aderì alla Margherita (in Europa “I Democratici”), portando la sua esperienza e la sua visione anche nell’alveo del centro sinistra. Lasciò in eredità la pedonalizzazione dal Duomo a San Babila, la linea 3 della metropolitana e il primo progetto della linea 4. Ma soprattutto, dopo uno dei momenti più critici della storia di Milano del dopoguerra, seppe farsi apprezzare per quelle doti umane che un sindaco non deve mai dimenticare di esercitare nei confronti dei suoi cittadini. Grazie, Marco. Non ti dimenticheremo.

Di R. Cenati 

Addio a Marco Formentini


Ci ha lasciato oggi, 2 gennaio, Marco Formentini, sindaco di Milano dal 1993 al 1997.Vogliamo ricordare Formentini per il suo impegno per i valorii della Resistenza.In una sua testimonianza, Formentni racconta: “Nel 1944 avevo 14 anni, ero un ragazzino, ma erano sufficienti per essere partigiani. Io lo fui, nome di battaglia “Boy”. Fu un’esperienza entusiasmante: avvisavo il comando del mio distaccamento, la Brigata Garibaldi “Borrini”, Divisione Montorsaro, nome dei monti dell’Appennino tosco-emiliano, dei movimenti del nemico. Il distaccamento partigiano si insediò quasi subito, a 3-4 Km dal paese ed io me li facevo di corsa. Una volta, mentre portavo questi messaggi, vidi spuntare una colonna di SS e scappai correndo lungo un pendio mentre mi sparavano dietro. Ricordo che dopo qualche giorno di libertà nel mio paesello arrivarono dei giovani col fazzoletto del CLN e fu una grandissima emozione. Dopo la Liberazione tornai a scuola ma con il certificato Alexander. Da allora lo spirito partigiano mi è sempre rimasto dentro.” Con Formentini, Tino Casali di cui nell'anno appena trascorso ricorreva il centenario della nascita (25 aprile 1920) ebbe una rapporto di fattiva e intensa collaborazione che sfociò, il 24 aprile 1997, nell'inaugurazione del Campo della Gloria al Cimitero Maggiore di Milano. In esso sono raccolti ed incisi, assieme ai loro resti, i 4000 nomi dei milanesi caduti nella lotta di Liberazione.


Nell'aprire la celebrazione Marco Formentini sottolineò “cosa ancor oggi rappresenta per i nostri concittadini questo Campo, eretto a memoria di coloro che per la riconquista della Libertà sacrificarono la vita, ed è oggi simbolo della lotta e del valore partigiano, del sacrificio dei deportati e degli internati, dell'eroismo dei combattenti per l'indipendenza e la dignità della Patria Italiana.”

Roberto Cenati - Presidente Anpi Provinciale di Milano

Un commento di una cittadina 

Un leghista che ha cominciato a sdoganare l'intolleranza. Meno cretino dei suoi seguaci, e ci vuole poco, ma sempre leghista e razzista. E non ve lo dico a casaccio. A mio figlio 4 anni, area giochi di piazzale Bacone, un padre sputo ' in faccia a mio figlio:  il sindaco (Formentini) dice che porta malattie, andatevene! Scuola elementare : festa di classe organizzata da un genitore, tutti i bambini invitati tranne mio figlio (un altro) : dobbiamo stare attenti, lo ha detto anche il sindaco (Formentini), possono portare malattie. Questo il sentire comune ai giardini e a scuola : chissà magari voi in giunta con Formentini duscutevate su Auerbach e la letteratura realista italiana, e sue ricadute sulla cultura occidentale dalle origini ai nostri giorni. Io e i miei figli ci prendevamo gli sputi in faccia da bastardi con Alberto da Giussano appuntato sulla giacca. La differenza tra narrazione e racconto, soprattutto postuma (narrazione intendo), è grande, a volte abissale



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