domenica 18 ottobre 2026

Avs. Le 16 proposte più votate su decidiamo.it 18.10.2026

 🟢🔴 Ecco le proposte più votate di Decidiamo!

Il nostro percorso di democrazia e partecipazione è giunto al termine. 

Quasi 10mila iscritti, 2000 proposte e oltre 100mila voti espressi. Una comunità viva, che vuole darsi da fare e ha tutta l'intenzione di farsi sentire. Grazie davvero.

Ora le vostre idee sono la nostra priorità e faranno parte del programma di AVS e contribuiranno al programma di coalizione del centrosinistra.

❗Le proposte più votate per ogni tema su Decidiamo!

- La transizione la pagano i grandi profitti, non le famiglie

- Case per chi studia e lavora, non per chi specula

- Chi inquina di più paga di più. Il treno deve costare meno dell'aereo

- Riparare costa meno che ricomprare

- Un progetto socialista, ecologista, democratico

- Si misura il benessere, non solo il PIL

- La patrimoniale per milionari e miliardari, sullo 0,1% della popolazione italiana

- La cannabis esce dal mercato nero

- Curare nei tempi giusti, ovunque

- Stop finanziamento pubblico a scuole private

- Ripristino del reato di abuso d’ufficio

- Chi nasce e cresce qui è italiano/a 

- Palestina: autodeterminazione, giustizia e fine dell'impunità

- Acqua pubblica, comunità protagoniste

- Chi inganna gli elettori con l'IA paga 

- Campi senza veleni, suolo che resta 

Leggi le proposte su Decidiamo! 👇🏼

https://shorturl.at/RCbg9



MarciaRosa Ossona 18 ottobre 2026

 Ossona, città metropolitana di Milano 

Domenica 18 ottobre 2026



Video diretta facebook su quiMilano 

https://www.facebook.com/share/v/1HFKKVGmWH/









Non vengono da un altro pianeta le malattie, e si sa ancora poco. Il tema della salute, nel 2026, verte sempre sul rapporto uomo ambiente, come l'ia ci può aiutare a prevenire. 

Video su elettrosmog a cura di Orazio LaCorte per teleambiente 

Il passaggio della MarciaRosa davanti alla sede dei Verdi, che per l'occasione ha ospitato lo striscione del comitato magentino che chiede la moratoria di un anno per i datacenter























martedì 13 ottobre 2026

Forum rigenerazione urbana 13.10.2026

Video quiMilano lectio magistrale del prof. Stefano Mancuso 

Milano, 9 ottobre 2026 – “Le trasformazioni urbane in rapporto alla Milano Metropolitana, la valorizzazione di quanto fatto, i progetti in corso: torniamo a parlare di urbanistica in città, dall’abitare accessibile allo spazio pubblico alla variante parziale del Piano di Governo del Territorio che discuterà il Consiglio comunale, una città che cambia il suo rapporto con il verde e definisce nuove linee strategiche per il futuro. Affrontare i cambiamenti climatici e mitigarne gli effetti sfavorevoli per cittadini e cittadine sono obiettivi al centro dell’agenda urbana e metropolitana”.

Con queste parole, la Vicesindaca con delega alla Rigenerazione urbana Anna Scavuzzo commenta l’edizione 2026 del Forum della Rigenerazione urbana: tre giornate, dal 13 al 15 ottobre, presso l’ADI Design Museum di piazza Compasso d’Oro 1, per parlare delle nuove sfide e priorità, e delineare le strategie per la Milano che verrà. 

L’edizione di quest’anno, infatti, propone confronti e incontri dedicati alle trasformazioni della città e del suo territorio metropolitano, mettendo in relazione visione strategica, strumenti urbanistici, progetti urbani e modelli di governance.

“Tre giornate – riprende la Vicesindaca – per confrontarsi e ragionare sui principali temi che investono l’attualità dell’urbanistica, con un affondo sulla variante parziale del PGT, importante per riallineare le modalità attuative, riordinare alcune disposizioni e affidare alla prossima Amministrazione una visione che valorizzi i Municipi, la Città e tutta l’area metropolitana”.

Si parte martedì 13 ottobre, alle ore 10.30, e si prosegue fino a giovedì 15. Il Sindaco di Milano Giuseppe Sala porterà i suoi saluti nel corso della sessione pomeridiana di giovedì, alle ore 16. 

Ad aprire la prima giornata, dopo l’intervento della Vicesindaca Scavuzzo, sarà una Lectio Magistralis di Stefano Mancuso, Neurobiologo delle piante, direttore del Laboratorio internazionale di Neurobiologia vegetale, che vuole essere una riflessione sul rapporto tra città e ambiente naturale. 

In seguito, si parlerà di “Milano Metropoli 2035”, titolo della tavola rotonda cui, tra gli altri, parteciperanno i Presidenti del Parco Sud e del Parco Nord. 

Si parlerà anche del progetto che coinvolge PizzAut e la Iulm, con il nuovo ristorante che tra qualche mese aprirà nel campus universitario. 

La seconda giornata sarà dedicata agli strumenti per governare la trasformazione urbana, attraverso la presentazione dei “Quaderni per Milano” del Centro Studi PIM, dopo il ciclo di incontri tenuti tra giugno e luglio scorsi, e un approfondimento sulla revisione normativa parziale del PGT in corso con la consultazione delle parti sociali. 

A seguire, il racconto della città che si rigenera affidato al dialogo tra Stefano Salata del Politecnico e Giulia Ragnoli, architetto responsabile dell'Unità City Operation del Comune di Milano. 

Nel pomeriggio è previsto anche un sopralluogo alla ex caserma Mameli di viale Suzzani per illustrarne il futuro (i posti sono limitati, previa Registrazione online).

La terza giornata, infine, porterà il confronto dalla scala municipale fino a quella metropolitana: alle ore 16 sarà il Sindaco Sala a introdurre il dialogo tra le città metropolitane di Milano, Roma e Napoli sul tema della governance. Ci sarà spazio anche per le politiche dello spazio pubblico, con l’Atlante dei Quartieri, il piano di interventi che ridisegna la città di prossimità.

Nel suo insieme, il Forum propone quindi un percorso che parte dalla visione della metropoli, passa attraverso gli strumenti di pianificazione e arriva alla dimensione concreta dei quartieri e dello spazio pubblico. Un’occasione di confronto tra amministrazioni, istituzioni, professionisti e ricercatori per discutere come costruire gli strumenti per governare le trasformazioni, i nuovi bisogni e le nuove esigenze di Milano e del suo territorio metropolitano.


 













lunedì 12 ottobre 2026

DIALOGHI DI PACE – XX edizione Cusano Milanino 18.10.2026

 🕊️ DIALOGHI DI PACE – XX edizione

Alla presenza dell'Arcivescovo di Milano

📆 Domenica 18 ottobre, ore 15.00

📍 Chiesa Regina Pacis, viale Luigi Buffoli, Cusano Milanino (MI)

🗣 "La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante": il messaggio di papa Leone XIV per la 59ª Giornata Mondiale della Pace diventa un "dialogo a più voci" con musica, rivolto a credenti e non credenti.

L'edizione 2026, nell'800° di San Francesco e ricordando "Assisi 1986", è dedicata a Umberto Guzzi e ad Alexander Langer, nell'anno in cui ricorrono gli 80 anni dalla sua nascita.

📄 Maggiori informazioni sul nostro sito web: https://www.alexanderlanger.org/communicazione-dettaglio/dialoghi-di-pace-xx-edizione/622/

Concerto per Carlo Monguzzi. 12 ottobre h.17.30 palazzo Marino

 


MILANO STA ENTRANDO NEL VIVO DELLA PROSSIMA CAMPAGNA ELETTORALE Da socialisti in movimento

 MILANO STA ENTRANDO NEL VIVO DELLA PROSSIMA CAMPAGNA ELETTORALE

Da socialisti in movimento 

NOI CI SAREMO, IN QUALCHE MODO CI SAREMO, e senz’altro ci saremo con le nostre idee e le nostre proposte per una città diversa e migliore. Una città per tutti e non solo per pochi. Una città molto diversa da quella mal gestita e costruita dalla giunta uscente di Giuseppe Sala.

Pubblichiamo qui di seguito un lungo post di Luigi Corbani con il quale abbiamo condiviso in questi anni molte battaglie. Un racconto della Milano che non funziona, che è di per sé un programma alternativo per la città.

DA LEGGRE, anche da parte di chi crede di aver amministrato la città, ma è stato amministrato da altri. e la città non la conosce per niente. 

PER FORTUNA CHE LO SLOGAN ELETTORALE ERA “MILANO SEMPRE PIÙ MILANO.”

di Luigi Corbani 

 Il marchese Sala del Grillo doveva riaprire i Navigli e creare la città in quindici minuti. Ci ha raccontato nel 2021 che “Noi ci ricandidiamo a guidare la città nella piena coscienza delle prerogative e dei limiti del nostro ruolo, in primis per il grande rispetto dovuto nei confronti di Milano, della sua storia e dei suoi valori.” Tipica ipocrisia e menzogna da campagna elettorale. Il marchese ha stravolto completamente, con il “sistema Milano” lo scenario di questa città, la sua storia e i suoi valori. Ha fatto costruire grattacieli nei cortili o al posto di una cabina telefonica. Ma non contento di andare in altezza, consumando aria e luce, come fossimo a New York o a Hong Kong, si è mangiato anche il suolo, con cose orrende, come lo “Sdraiato”, dopo il Dritto, il Curvo e lo Storto. Che fine ha fatto il Museo di arte contemporanea a City Life? La Fiera viene trasferita a Rho-Pero, come le facoltà scientifiche; il Besta e l’Istituto dei Tumori vanno a Sesto, ma per il marchese Milan e Inter devono rimanere a Milano e regala, con un atto delittuoso, ai fondi finanziari americani, San Siro e 260.000 mq di aree pubbliche, che sono state vendute a un prezzo inferiore all’incasso per la vendita del solo Pirellino. Si racconta la balla che Milan e Inter andrebbero fuori Milano e questo sarebbe un guaio

secondo il marchese. L’Olimpia gioca al Forum di Assago, ma non è un problema. A Milano non c’è un campo di calcio valido per la serie B o per la C., per cui la milanese Alcione che gioca in serie C deve costruirsi lo stadio a Settimo Milanese. E si è raccontata l’altra balla che San Siro sarebbe un costo (senza mai dimostrarlo) se andassero via Milan e Inter (cosa impossibile persino per il TAR) ma intanto i due club fanno soldi con gli affitti dei concerti estivi. Non si compra a 64,5 milioni la quota (36,7%) di Astaldi per controllare la M5, ma si spendono 228 milioni per comprare una inutile (il Comune e ATM hanno il 70%) quota di minoranza della M4, solo per fare un favore ai privati. Poi si pensa a una società tra ATM e gli stessi (Webuild e Hitachi che hanno ricevuto il regalo di 228 milioni) per gestire il trasporto pubblico locale. Ma non contento il marchese vuole mettere la Sea nelle mani

della Sagat di Torino. Si buttano via soldi per le Olimpiadi invernali (100 milioni di oneri di

urbanizzazione regalati ai privati per costruire una arena, 100 milioni del bilancio comunale per coprire il deficit e 7,8 milioni per fare una strada provvisoria) in una città che non ha un impianto per gli sport invernali e l’inaugurazione delle Olimpiadi si fa nell’unico stadio che funziona ma che per volere di fondi privati si fa demolire. A Milano sono stati demoliti, privatizzati o abbandonati lo stadio di San Siro, il Vigorelli, il Trotto, il Lido, la Scarioni, l’Argelati, il XXV aprile, la Saini, il Giuriati, la Bicocca, il Palazzo dello sport (o delle scintille), la Piccola Scala, il Teatro Nuovo, la Palazzina Liberty, il Pirellino, Largo Treves e via Statuto, la Sormani, la Rai di corso Sempione, la Hoepli, l’Urban Center in Galleria. la sede storica della AEM per fare la Torre Faro (che fine ha fatto il parco sopraelevato a Porta Romana?). Naturalmente con il caro energia (gas e luce) il Comune di Milano non dialoga con la A2A per abbassare le bollette: e pensare che l’AEM era stata pensata pr fornire energia elettrica a buon prezzo ai cittadini e alle aziende milanesi. E poi basta lasciare abbandonate, in disuso, le strutture così si degradano e poi si mettono sul mercato per “salvarle”: le case in corso Garibaldi, la Pusterla di Sant’Ambrogio, Porta Ticinese medievale, l’ex collegio Calchi Taeggi, i magazzini al Bastione di Porta Venezia, il Palazzo Dugnani (con affreschi del Tiepolo) E naturalmente i pretoriani del Marchese (consiglieri e giornalisti) esultano: i privati salvano gli immobili ad “alto valore identitario”.

In una estate torrida abbiamo solo tre piscine all’aperto.

E si mettono in opera a noleggio sette tensostrutture, dove non ci va nessuno perché fa più caldo sotto che fuori. I parchi non vengono curati e si fanno gare per piantare alberi senza pensare alla loro crescita. Non c’è un parco nuovo degno di questo nome: solo giardini e giardinetti. Tanto però la verde assessora lascia passare tutte le nefandezze urbanistiche e rimane incollata al suo posto, per inscatolare l’acqua del sindaco. Le mostre a Palazzo Reale sono in appalto, come l’Ansaldo e il Mudec (il Sole 24Ore ha rinunciato alla gestione e la gara per una nuova assegnazione è andata deserta). Il programma del Teatro Lirico non ha un carattere lontanamente degno della sua storia: tanto per non dimenticare, ““La Tempesta” di Shakespeare nel 1978 con la regia di Strehler con Giulia Lazzarini e Tino Carraro, le scene e i costumi di Luciano Damaini e la musica di Fiorenzo Carpi o il

Teatro Canzone di Giorgio Gaber o gli spettacoli di prosa, danza, musica provenienti da tutto il mondo con il marchio di “Milano Aperta”. Gli asili nido e le scuole non hanno l’aria condizionata. Quanti edifici pubblici hanno i pannelli solari e le pompe di calore? E intanto Milano è inquinata più di prima. Si spendono però trecento milioni per l’Ortomercato (al 100% del Comune), unico caso in Europa di struttura al centro della città e senza collegamento ferroviario. In epoca di aumento del petrolio, sale l’inflazione e all’Ortomercato si arriva solo con il trasporto su gomma, che costa sempre di più. E dal 1° gennaio 2026 il genio dell’Ortomercato raddoppia il prezzo degli spazi da 75 a 193 euro al metro quadro, costi che naturalmente si riverseranno sui consumatori. I mercati comunali coperti non sono più strumenti per combattere il carovita, ma diventano bistrot e bar, attività queste che mancano a Milano. Non possiamo fare gare nazionali e internazionali di atletica leggera all’Arena e gli atleti hanno un solo campo a Milano dove allenarsi: non si spendono i soldi per sistemare la pista dell’Arena, ammalorata dopo due anni dal rifacimento (si cercano sponsors) ma si mette a posto l’illuminazione (7,9 milioni di euro), Non abbiamo stadio del nuoto. 

L’ìmpiantistica sportiva di base è da terzo mondo. Al posto di creare parchi si costruisce a Piazza d’armi. Le caserme, l’ospedale militare di Baggio, l’ospedale di Garbagnate sono abbandonati in attesa di altre speculazioni edilizie, destino già scritto per Città Studi.

Intanto si sono demoliti il Palazzo delle Nazioni di Cesare Pea e Angelo Bianchetti, l’Emiciclo di Pierluigi Nervi e Giuseppe De Finetti, il Palazzo della Meccanica di Melchiorre Bega, il padiglione della meccanica (il più grande d’Europa a campata unica) di Riccardo Morandi, il Palazzo della Agricoltura di Ignazio Gardella e il Palazzo Africa. 

Al posto dei tram milanesi (utili per l’immagine in occasione delle Olimpiadi) abbiamo speso 170 milioni per avere quelli bidirezionali svizzeri, che non servono a Milano. Si tagliano corse e percorsi

dei mezzi di superficie, si fanno le piste ciclabili anche a danno dei mezzi pubblici, senza proteggerli. La Milano Torino parte da Rho, e la Milano Sanremo parte da Pavia, il Giro non arriva più a Milano. E la città è sempre più un luogo di consumo dei ricchi, con una operazione di sostituzione sociale che allontana ceti popolari, ceto medio, anziani e giovani coppie. Milano è Expo tutto l’anno: shopping, food and beverage. Avanti con i dehors e con la movida. La città è per i turisti non per i residenti. Il pluralismo sociale, culturale e ideale tipico di Milano sparisce: Milano diventa una città anonima, senza anima e senza storia, dove le differenze sociali aumentano e la distanza tra centro luccicante e periferia abbandonata cresce. 

Si chiudono gli spazi pubblici per affittarli a chi ha i soldi: in questi casi però ricompaiono i vigili urbani. La insicurezza (reale o percepita) cresce nei quartieri popolari e anche in altre zone. La sanità 

Le attività per anziani sono privatizzate. 

Sei anziani muoiono nella casa di riposo dei Coniugi, e tutto si svolge nella indifferenza di Palazzo Marino: “noi non c’entriamo” e intanto si muore perché è grave essere vecchi ospitati in una struttura pubblica a gestione privata: non si spendono 120.000 euro per i segnalatori di fumo antincendio! Quante volte l’assessore è andato a controllare lo stato delle RSA di proprietà pubblica e la qualità dei servizi erogati dal privato? E quanto lunghe sono le liste di attesa per le RSA, che spesso poi sono solo un triste accompagnamento verso la fine? Ma oggi i quotidiani ci vendono la bufala di un assessore al Bilancio (in pieno conflitto di interesse, è dirigente di Intesa San Paolo, che ha la tesoreria del Comune e tanti interessi in città) che vuole fare una società per costruire case con MM, che già gestisce il patrimonio delle case del Comune. A dicembre 2024 a Milano c’erano 16.423 appartamenti di case popolari sfitti, tra case del Comune e quelle dell’Aler. Dal 2006 al 2023 a Milano è stato consumato suolo per 302,67 ettari, ovvero per 3 milioni 26 mila 700 metri quadrati. Così che il suolo consumato a Milano è 10.686,31 ettari pari al 58,72% di tutta la superficie di Milano (18.158,76 ettari): un indice tra i più alti d’Italia. Neanche un metro quadrato di suolo in questi anni è stato destinato alla “edilizia economica e popolare”. La legge 167, che prevede l’obbligo di piani di edilizia economica popolare, comprensivi di opere e servizi complementari, urbani e sociali, ivi comprese le aree a verde pubblico, è tuttora in vigore, ma il Comune di Milano la ignora da più di trent’anni. A Milano nel periodo 2015-2021 i prezzi medi di vendita degli appartamenti sono cresciuti del 41%, i canoni di locazione del 22% mentre i redditi e le retribuzioni in media sono aumentati solo del 13% (le retribuzioni medie degli operai sono cresciute solo del 3% e quelle degli impiegati del 7%), Ampie fasce di lavoratori e di ceto medio sono state costrette a lasciare la città, aumentando così il tempo per gli spostamenti casa-lavoro, anche a causa della insufficiente rete di trasporti pubblici extraurbani. E la città in quindici minuti diventa una barzelletta elettorale, mentre il tempo di vita extra lavorativo diminuisce. 

Qualcuno pensa che un’altra amministrazione possa fare peggio? 

Può essere perché al peggio non c’è mai limite. Ma definire di sinistra il marchese Sala del Grillo

è operazione molto azzardata. Dicevano Giorgio Gaber e Sandro Luporini: “Le parole si logorano, invecchiano, perdono di senso. E tutti noi continuiamo ad usarle senza accorgersi di parlare di niente: …una bella minestrina è di destra, il minestrone è sempre di sinistra…”



domenica 11 ottobre 2026

L’INTER VIETA ALLA CURVA NORD STRISCIONE DEDICATO AI 100 ANNI DI SAN SIRO

 L’INTER VIETA ALLA CURVA NORD STRISCIONE DEDICATO AI 100 ANNI DI SAN SIRO 

Ecco la risposta della Curva Nord in un comunicato. 

“COMUNICATO CURVA NORD ⚫️🔵

Scriviamo queste righe con il cuore gonfio d'orgoglio, ma con le mani che tremano per la rabbia e l'amarezza.

Come tutti sappiamo, quest'anno la nostra casa compie cento anni. Cento anni di storia, di calcio, di notti europee, di grandi vittorie e pesanti sconfitte. Cento anni di bandiere al vento, di voci spezzate, di abbracci tra sconosciuti e di lacrime versate senza vergogna. Cento anni durante i quali questo impianto ha smesso di essere soltanto uno stadio, diventando parte dell'anima di Milano e della vita di milioni di interisti. San Siro non è semplicemente il luogo in cui gioca l'Inter. È la mano di nostro padre stretta alla nostra mentre salivamo le scale per la prima volta. È la voce di nostro nonno che ci raccontava un calcio che non abbiamo mai visto. È il primo coro cantato a squarciagola, il primo derby, il primo pianto di gioia. È la scighera d'inverno, il freddo che entra nelle vene, il cuore che batte prima del fischio d'inizio. È alzare lo sguardo verso gli spalti e sentirsi parte di qualcosa di immensamente più grande di noi.

Per onorare questo traguardo storico, abbiamo lavorato duramente per realizzare una coreografia dedicata. Un dono d'amore per il nostro stadio per restituirgli almeno una parte delle infinite emozioni e dei brividi che ci ha regalato nel corso di questi decenni. Insieme alla coreografia abbiamo richiesto di esporre tre semplicissimi striscioni dedicati al Meazza e alla sua memoria. Tre messaggi commemorativi, privi di riferimenti politici, prese di posizione o quant'altro. Parole con cui volevamo semplicemente celebrare un simbolo della nostra fede.

La Società Inter ci ha comunicato che questi striscioni non avrebbero potuto trovare posto nella nostra Curva. Il motivo? Ufficialmente, nessuno. Ufficiosamente, lo lasciamo giudicare alla vostra intelligenza. Allora la domanda è inevitabile: perché tre messaggi dedicati alla memoria di questo tempio non possono trovare spazio sugli spalti proprio nell'anno del suo centenario? È una domanda semplice, alla quale crediamo che ogni interista abbia il diritto di ricevere una risposta. Non riusciamo a capacitarci di come una società che richiama valori come fratellanza, inclusione e appartenenza possa impedire l'esposizione di messaggi attraverso i quali una parte del proprio popolo desidera esprimere il suo amore per un simbolo della storia nerazzurra. Alla fine di questo comunicato riportiamo gli striscioni in questione, affinché tutti possano leggerli e giudicare direttamente il loro contenuto.

Inutile negare che quanto accaduto ci abbia fatto gelare il sangue. Per alcuni momenti, durante il confronto tra noi, abbiamo persino valutato di rinunciare alla coreografia prevista. Probabilmente sarebbe stata una reazione comprensibile: quando senti che il significato più profondo di ciò che stai preparando viene messo in discussione, la tentazione di lasciar perdere è forte. Dopo un lungo confronto, però, abbiamo preso una decisione diversa. Abbiamo scelto di mettere da parte l'orgoglio per concentrarci su ciò che riteniamo più importante: la difesa della nostra casa.

Da questo momento, scendiamo in prima linea, con una posizione netta e inequivocabile, contro la demolizione della Scala del Calcio.

Premessa: non siamo analisti finanziari né esperti di bilanci societari. Siamo tifosi, ragazzi cresciuti tra questi gradoni, siamo parte della storia dell'FC Internazionale e sentiamo la responsabilità di difendere un patrimonio che va ben oltre il calcio. Non pretendiamo di conoscere ogni interesse che ruota attorno al progetto del nuovo stadio. Ma abbiamo il diritto di porre domande, di chiedere trasparenza e di domandarci se il valore economico di una nuova operazione immobiliare debba prevalere sulla conservazione di un luogo così profondamente legato alla storia di Milano.

Ci viene prospettato un futuro fatto di modernità, nuove strutture e grandi investimenti. Ma quale spazio viene lasciato alla memoria? Quale peso viene dato ai sentimenti di chi, da generazioni, considera San Siro una seconda casa? E perché la demolizione dovrebbe essere l'unica strada percorribile, prima ancora di aver dato alla città la possibilità di conoscere e valutare seriamente le alternative? Un nuovo stadio potrà essere costruito. Potrà essere più moderno, più comodo, forse più redditizio. Ma nessun progetto potrà restituirci ciò che verrebbe cancellato insieme al Meazza. Sappiamo che questa è una battaglia difficile, chiaramente impari. Dall'altra parte ci sono interessi economici enormi, progetti complessi e decisioni che sembrano già avviate. Ma la difficoltà non può diventare una condanna alla rassegnazione. E il fatto che una scelta sia conveniente per qualcuno non significa che sia necessariamente la migliore per tutti noi.

Che sia chiaro a tutti, ora e per sempre: il sostegno a chi scende in campo con la nostra maglia è sacro e intoccabile. Il nostro tifo, la nostra voce e la nostra spinta ai ragazzi non verranno mai meno. Questa non è, e non sarà mai, una battaglia contro l'Inter. Non è una battaglia contro la squadra, il mister o chi indossa la casacca nerazzurra. È una battaglia per difendere la storia che ci unisce all'Inter, la nostra casa e il diritto di esprimere un'opinione anche quando non coincide con quella della società.

Ci rivolgiamo all'intero popolo nerazzurro: agli Inter Club, ai gruppi di amici, ai tifosi di ogni generazione e di ogni parte del mondo. Al di là delle differenze, delle appartenenze e delle divisioni che fanno parte della nostra storia, esiste qualcosa che ci accomuna: l'amore per questi colori e per il luogo in cui abbiamo imparato a viverli. È il momento di ritrovarci attorno a ciò che ci unisce. Di informarci, di documentarci, di discutere e di far circolare consapevolezza. Di pretendere risposte e di chiedere che una decisione irreversibile venga affrontata con la serietà che merita.

Facciamo sentire la nostra voce. Dimostriamo che una tifoseria può essere appassionata e determinata, ma anche consapevole e capace di guardare oltre le proprie differenze. E il nostro appello non si ferma ai cancelli dello stadio. Ci rivolgiamo a tutti i milanesi, anche a chi non ha mai indossato una sciarpa nerazzurra. Perché San Siro non appartiene soltanto a chi tifa Inter o Milan. Appartiene alla storia di una città, ai suoi ricordi, alla sua identità. È stato ed è un luogo di sport, musica, incontri ed emozioni condivise. La sua scomparsa non sarebbe una perdita soltanto per il calcio, ma per tutta Milano.

Non lasciamo che tutto questo venga deciso nell'indifferenza. Combattiamo uniti e proviamoci. Affinché un giorno anche l'ultimo bambino possa sorridere ed emozionarsi entrando per la prima volta nella Scala del Calcio, con la mano di suo padre stretta alla sua. Prima di arrenderci, abbiamo il dovere di provarci. Dobbiamo al Meazza un'ultima grande battaglia nel suo nome. Un ultimo disperato grido affinché tutto ciò non diventi solamente un lontano ricordo.

A chi crede che il futuro debba necessariamente cancellare il passato, lasciamo una domanda che attraversa tutta questa vicenda.

 Le parole sono quelle di Sandro Mazzola, non serve andare oltre. «Mi sembra che insistendo sul nuovo stadio con annessi centro commerciale, hotel, ristoranti, Inter e Milan pensino più al business che ai tifosi. San Siro appartiene alla storia di Milano e dei milanesi. È il passato, ma con un lifting adeguato, e so che esistono progetti in proposito, può essere anche il futuro. Perché abbatterlo?» — Sandro Mazzola

Non chiediamo di fermare il tempo. Chiediamo di non cancellare il passato in nome del futuro. Chiediamo trasparenza, rispetto per la memoria collettiva e una valutazione seria delle alternative alla demolizione.

secondo anello verde”

I 3 STRISCIONI VIETATI:

1- Da cento anni guardi Milano cambiare, monumento eterno di una città che nel tempo ha affidato alle tue mura la propria anima.

2- Popolo interista, un minuto di applausi per la scala del calcio

3- Luci a San Siro, non le spegnerete mai”

#inter #sansiro #curvanordseriea

Mostri di cemento. Milano 2005, li vediamo ora

 Di Sergio Brenna 

Foto di Margherita Piano 

Nel PII dell'ex Fiera (approvato nel 2005 dalla Giunta Albertini, con assessore all'urbanistica Maurizio Lupi, all'epoca AD di Fiera Congressi in aspettativa e soprattutto preoccupato di far fronte all'indebitamento di 250 Milioni di Euro fuori bilancio di Fondazione Fiera nella realizzazione di Nuova Fiera a Rho-Pero), l'indice edificatorio di 1,15 mq/mq (contro lo 0,35 previsto dal PGT) portò a far monetizzare il 60% degli spazi pubblici dovuti, altrimenti non ci sarebbe più stato spazio dove mettere gli edifici.

Chiaramente non si trattava più di un "piano urbanistico", ma di un "piano finanziario" (basato sul valore corrente delle aree edificabili a Milano di circa 900 €/mq di pavimento edificabile) per salvare Fondazione Fiera e i suoi amministratori (in primis il Presidente Roth sodale in CL di Lupi) dal fallimento e dalla responsabilità di dover rifondere il danno economico.

L'asta per la vendita dell'area ebbe così a base la cifra di 250 Milioni di Euro, ma le due migliori offerte furono quasi il doppio: 480 Milioni di Pirelli RE con un progetto di Renzo Piano che limitava i danni dell'eccesso volumetrico con un solo edificio alto posto a sud-est e verde pubblico compatto a sud-ovest e i 520 Milioni della cordata Citylife con l'anonimo progetto delle Tre (bizzarre) Torri a nord est che avrebbero completamente oscurato le abitazioni attigue preesistenti per l'intero periodo invernale e il verde pubblico frazionato fra gli edifici.

È facile intuire come la possibilità di pagare le aree il doppio delle rendita fondiaria corrente era dovuto all'entrata in campo dei grandi capitali finanziari internazionali in grado di fare scommesse speculative di lungo periodo impossibili ai tradizionali operatori immobiliari.

L'ingordigia di Fondazione Fiera supportata dall'assessore Lupi impedì non solo di dimezzare l'impatto del Piano Attuativo, ma persino di scegliere tra quelli dei due migliori offerenti il progetto un po' meno impattante.

Il ricorso dei cittadini danneggiati dall'ombra delle Tre Torri incredibilmente venne respinto pregiudizialmente dal Consiglio di Stato che li dichiarò "non legittimati a ricorrere" (come accaduto di recente per il ricorso al TAR sulla vicenda dello Stadio Meazza: ormai è una comoda scappatoia per i giudici tremebondi).

Le amministrazioni di centrosinistra Pisapia-De Cesaris e Sala-Maran succedutesi a quelle di centrodestra Moratti-Masseroli anziché cercare di salvare il salvabile alla scadenza decennale del Piano Attuativo lo hanno proseguito senza alcuna  modifica prorogandolo tal quale per ben due volte sino a quasi 20 anni di durata (come osserva gongolante Catella che di questa linea di "continuità" tra differenti orientamenti politici ha goduto i vantaggi sulle aree dell'ex Centro Direzionale/Repubblica)

E siamo all'oggi: Citylife ha sostituito l'ultimo edificio a torre previsto dal PII del 2005 con il bizzarro edificio "a sella iperbolica" denominato Citywave: quantità edificatorie totali e guai provocati dalle Tre Torri rimangono invariati, ma probabilmente l'ultimo edificio finisce per mangiarsi anche buona parte di quel poco di spazio pubblico sfrangiato fra gli edifici, ma parafrasando il Poeta: "È del progetto il fin la meraviglia... chi non sa far stupir vada alla striglia".

Io "alla striglia" manderei i protagonisti di quella "continuità" tanto cara a Catella-Coima e soci che rischia di riprodursi nelle candidature e nei programmi /progetti (vedi ex Ortomercato ed ex Piazza d'Armi) per le prossime elezioni, evitando di farci istupidire dallo "stupore" dei Mangiafuoco di turno.

Millemilabici 11.10.2026 foto e video

 Milano domenica 11 ottobre 

Nella Milano dei troppi morti in strada, degli sconti al motorshow e dell'ambiente ed ecologia come un fastidio, oltre 5000 persone si sono ritrovate per una piacevole pedalata.



Milano. Via Rizzoli 10.10.2026 comizi elettorali differenti

 La proposta provocazione è partita dalla probabile candidata della lega alle amministrative di Milano del 2027, con se il ministro dei trasporti in grande ritardo, e i pochi istituzionali rimasti nel partito fondato da Bossi. Tutta via Rizzoli chiusa sin dal primo mattino con agenti in tenuta antisommossa, e i cittadini che pensavano a una grande operazione antimafia. 

In risposta, il presidio dell'associazione mutuo soccorso e degli attivisti del centro sociale lambretta, che ogni 15 giorni sono impegnati nella distribuzione di generi di prima necessità, un occasione per documentare una parte di Milano spesso nascosta dalle cronache tutte fashion week e brillantini. 

A portare la solidarietà al lambretta, anche vari consiglieri comunali e regionali, e anche alcuni candidati alle primarie del centrosinistra, e qui si è materializzato il boomerang per la candidata leghista. 

Presenti per il centrodestra, Sardone, Salvini, Scurati e altri 4. 

Presenti in solidarietà al lambretta, Rosati (avs), Majorino (PD cons regionale e candidato alle primarie), D'amico, Giungi, Pirovano, Salis, Scuderi e Gilberto Rossi (verdi e candidato alle primarie).

Video quiMilano