sabato 12 dicembre 2020

Milano non dimentica. Piazza Fontana 1969

La strage neofascista di piazza Fontana nel ricordo di  Aldo Aniasi 

A seguire foto delle pietre di inciampo in memoria delle vittime e della commemorazione

I video della giornata da #quimilano 

Click per Video 1

Video 2

Video 3

Video 4

“ In quel giorno  – ricordava Aniasi in occasione del trentesimo anniversario della strage neofascista di Piazza Fontana - io ero in Piazza Cavour, in un Convegno internazionale – e fui avvertito che una caldaia era scoppiata in piazza Fontana. Corsi, e vidi uno spettacolo orribile, e già le autorità dello Stato erano qui riunite e fui accolto da una dichiarazione che trovava da più parti conferma: “ricordate la strage del 1921, la strage del Diana: gli anarchici”. E fu subito indicato immediatamente che quella non era solo una pista – anzi era una certezza. “Debbo dire che chiedevo a me stesso – continua Aldo Aniasi allora sindaco di Milano – come potevano essere già, con precisione, individuate le responsabilità. Erano le giornate dell’autunno caldo, le giornate nelle quali i lavoratori scendevano nelle piazze per il rinnovo dei contratti, e particolarmente per quello dei metalmeccanici. Si discuteva in quelle giornate dello Statuto dei Lavoratori, della istituzione delle Regioni; c’erano convinzioni che in Italia si stesse tentando una svolta, o quantomeno  un passaggio verso sinistra. Ecco, la strage va collocata in quel contesto.  Milano era al centro dell’offensiva perché città simbolo per il ruolo che esercitava ed esercita nel Paese e nell’economia. Milano e l’Italia corsero allora un grave pericolo. Se Milano avesse ceduto alla paura, il corso degli avvenimenti avrebbe potuto essere un altro. Ai funerali la piazza del Duomo era affollata all’inverosimile: c’era un silenzio impressionante.” “Un ricordo personale – continua Aniasi - Io attraversavo la piazza accompagnando Pietro Nenni: egli disse: “questa gente è garanzia di democrazia”. 

Roberto Cenati -Presidente Anpi Provinciale di Milano
































Abbiategrasso 4 anni senza prontosoccorso

 Riceviamo e volentieri pubblichiamo 

4 ANNI SENZA PRONTO SOCCORSO

Alle 20 del 12 dicembre 2016, la Regione Lombardia (dell'assessore Gallera, del presidente Fontana, di Lega-Forza Italia-Fratelli d'Italia) chiudeva il Pronto Soccorso di Abbiategrasso.

Un ospedale nuovo inaugurato solo 7 anni prima, costato 30 milioni di euro di soldi pubblici, veniva privato del suo Pronto Soccorso. A nulla sono servite firme, mozioni, manifestazioni.

Il sindaco Nai, che al mattino veniva alle manifestazioni in difesa dell'ospedale e la sera saliva sul palco per sostenere l'assessore Gallera, ha prima preteso di essere il presidente della Consulta sull'Ospedale e poi ha abbandonato la nave. Anche se delle sue dimissioni non vi è traccia.

Intanto Abbiategrasso resta al palo. Sempre più simile ad un paesone dormitorio. Sempre più distante dal suo titolo di Città, che forse sarebbe il caso di restituire.

Cambiamo Abbiategrasso


venerdì 11 dicembre 2020

Forum ecologia integrale intergruppo Senato e Camera

 FORUM ECOLOGIA INTEGRALE


VIDEO intergruppo parlamentare per l'Ecologia Integrale

Di Loredana De Petris

Ritengo che sia di assoluta importanza e utilità la formazione di un intergruppo che riunisce parlamentari di appartenenza, cultura politica e sensibilità diverse ma che riconoscono tutti la centralità assoluta e a tutto campo del messaggio ecologico, come inteso dal Pontefice nella sua preziosa enciclica Laudato Sì. Ma i princìpi devono trasformarsi in regole e norme. Per questo il primo obiettivo, che può essere raggiunto già in questa legislatura, è inserire la tutela dell'ambiente in Costituzione, all'art. 9. Da questa riforma deriveranno infatti una serie di norme fondamentali per tutti noi e ancor più per le prossime generazioni.


La lega odia anche gli animali

 LA LEGA HA GETTATO LA MASCHERA, E' CONTRO LA TUTELA DEGLI ANIMALI

Da Loredana De Petris  Senatrice della Repubblica Italiana 

Con la presentazione di più di 5000 emendamenti al disegno di legge volto a proteggere gli animali, la Lega ha gettato la maschera dimostrando il suo vero volto che è decisamente contro la tutela degli animali. Continuamente esponenti della Lega postano sui social le foto con cani e gatti per ottenere facili like e poi fanno ostruzionismo al fine di bloccare una legge che serve per la loro tutela dai maltrattamenti e per considerare finalmente gli animali come soggetti di diritto e non come oggetti. Vergogna!

12 dicembre 1969. Piazza Fontana. in Memoria di Carlo Garavaglia negoziante in Ossona

 Ci sono voluti 50 anni perchè l'est ticino ricordasse e riconoscesse il giusto tributo a Carlo Garavaglia.

Carlo Garavaglia per la comunità ossonese negli anni 60 era una figura di riferimento; il motivo stesso per cui si trovava quel venerdì alla banca dell'agricoltura.

Ci sono voluti 50 anni,  perchè solo l'anno scorso, grazie a una mostra presso il Comune di Mesero venisse ricordato. Purtroppo, nella cornice della mostra, veniva edulcorata per non dire mistificata la situazione politica di fine anni '60; però, almeno ne han parlato.

La nota triste è che in questi anni, mai le amministrazioni comunali di Ossona abbiano partecipato alle iniziative di commemorazione della strage in piazza fontana, ogni anno il 12 dicembre.

articolo di Giovanni Russo Spena del 12 dicembre 2019, a seguire biogerafie di Carlo Garavaglia a cura di Logos

Piazza Fontana 50 anni dopo. Storia di una democrazia fragile e secretata

 Fontana, il 12 dicembre, l’Italia si accorse della fragilità della sua democrazia. Lo stragismo italico del secondo dopoguerra aveva, certo, già colpito duramente, a partire dall’uso della mafia contro i braccianti in lotta per la riforma agraria a Portella della Ginestra. Ma tuttavia, nei poveri corpi dilaniati di Piazza Fontana come nella defenestrazione di Pinelli come nella carcerazione di Valpreda viene tracciato un solco profondo della storia d’Italia. Una tragica discontinuità, che dall’uccisione di Mattei, a piazza Fontana, giunge fino a Brescia, a Bologna, ad Ustica e sino alla uccisione di Ilaria Alpi e Hrovatin, vittime dei traffici di armi e droghe mascherate come cooperazione. Quale è il punto? Sono stragi ossessivamente accomunate dal sistematico “depistaggio” di organi dello Stato per impedire che si pervenisse alla verità sulle responsabilità delle stragi. Occultando il criminale intreccio tra servizi, fascisti (e, a volte, criminalità organizzata). Sono stato componente della commissione bicamerale del Parlamento che indagava sulle stragi; non a caso la Commissione, dopo approfondite ricerche, chiese al Parlamento di introdurre nel codice penale lo specifico reato di “depistaggio”. Invano. Nulla cambiò. Sono stato, successivamente, a cavallo del 2000, relatore, in Commissione Antimafia, per l’indagine sull’uccisione di Peppino Impastato, a 22 anni del suo assassinio da parte della mafia. Scrissi, a nome dell’intera Commissione, all’inizio della relazione:”Italiane e Italiani, a nome dello Stato italiano vi chiediamo scusa. Avremmo potuto, infatti, scoprire immediatamente che Impastato fu ucciso dalla mafia. L’abbiamo scoperto solo ora, 22 anni dopo, perché settori dei Carabinieri e della magistratura depistarono l’inchiesta non permettendo che si giungesse alla evidente verità”. Altro

grave vulnus democratico, collegato, fu l’apposizione sistematica del segreto di Stato. Di cui ancora oggi chiediamo la “desecretazione”. Quella molto parziale, avvenuta negli ultimi anni, è stata, spesso, una presa in giro. Ma chiediamoci: le bombe di piazza Fontana volevano destabilizzare, come, per autodifesa, propagandò il potere costituito? No, esse volevano proprio stabilizzare il potere, preservarlo dalla critica di massa. Ci ricordavano, con il massacro, lo stato di “sovranità limitata” del nostro paese nello scacchiere geopolitico di Yalta, che ci ingabbiava dentro la Nato e l’egemonismo USA. E, nelle dinamiche sociali interne, tentavano di far scattare il “riflesso d’ordine”, chiudendo il biennio rosso ‘68/’69, frantumando l’unità di classe che si era realizzata, rinchiudendo nuovamente gli studenti nell’ordine disciplinare delle scuole e lavoratrici e lavoratori nella disciplina gerarchica delle aziende, tentando di abbattere antagonismi ed autoorganizzazione. Che cosa, infatti, faceva paura alla borghesia? La saldatura, che solo in Italia si era realizzata, nel nostro “lungo’68 “, tra studenti e lavoratori contro i processi di valorizzazione del capitale, che cominciava a globalizzare se stesso con una forte torsione liberista ed una feroce ristrutturazione tecnologica. La sfida divenne aspra tra autonomia dei saperi operai e del lavoro da un lato e tentativo di sussunzione dei saperi dentro un capitale che non era restauratore ma anarchico (in senso marxiano). Si parlò (e si parla tuttora) di “servizi deviati”, di “Stato parallelo”. Non concordo. Furono organi dello Stato, suoi settori che si misero al servizio della ristrutturazione capitalistica diventandone braccio armato, attori della “strategia della tensione”. Oggi, quindi, 50 anni dopo, non intendiamo solo ripetere un rito, ma collegare memoria storica alla necessaria lotta democratica di oggi. Perché il filo nero delle tendenze autoritarie unisce, purtroppo, quel lontano 12 dicembre alla realtà politica attuale. Presidenzialismo di fatto, plebiscitarismo, emergenzialismo, distorsione nel rapporto tra Stato di diritto e formazione sociale hanno, a ben vedere, radici culturali ed istituzionali comuni con la “strategia della tensione”. Perché a piazza Fontana la democrazia italiana perse definitivamente la sua innocenza. Scrisse, con lucida ed aspra sintesi, Franco Fortini:” le bombe le mette chi vuol ridurre soggetti umani vivi, capaci di lotte e progetti, a carne di macello”. Ci volevano impauriti, gerarchizzati, omologati, schiacciati dalle bombe. Riuscimmo a resistere, invece. Reagimmo con l’azzardo della ribellione alla “verità di Stato” e addirittura con una coraggiosa e scientifica controinformazione. Riuscimmo a realizzare una splendida controinchiesta che osò gridare nelle piazze, nelle fabbriche, nelle aule, la “strage è di Stato”. Per noi questa è memoria, è metafora di una ferita aperta, di una negazione della politica, diventata ancella dell’economia, del pensiero unico del mercato. Qui siamo. Perché anche oggi la questione democratica allude alla irrisolta questione sociale: ai deserti di socialità delle nostre metropoli, alle guerre, alle iniquità ed alle crescenti disuguaglianze. Ancora come 50 anni fa, ci ribelliamo, ricerchiamo, osiamo.

Da Logos, Carlo Garavaglia

CHI ERA CARLO GARAVAGLIA
Carlo è nato a Casone il 9 agosto del 1902, da Carolina Cucchi e Marco Garavaglia. Come era in uso all’inizio del Novecento, in famiglia erano in undici figli. Purtroppo, solo in cinque hanno raggiunto la maggiore età: Carlo, Giuseppe, Luigi, Antonia e Maria. La famiglia Garavaglia viveva in via San Carlo, al civico 16. Ha frequentato le scuole Elementari di Casone. Terminate, ha cominciato a fare il garzone in una macelleria. Successivamente, con il fratello Giuseppe, ha aperto un negozio di macelleria a Magenta, nella centralissima via Pretorio. Dopo essersi sposato Attualità - Carlo Garavagliacon Francesca Mazza, si è trasferito a Corsico e qui la coppia ha avuto due figli: Eugenio e Eugenia. Purtroppo, il primo figlio è deceduto a soli 19 mesi, mentre la seconda, nata nel 1932, è attualmente vivente. Dopo aver chiuso il negozio di Magenta, ne ha aperto un altro a Milano, mentre il fratello Giuseppe ne aveva uno ad Ossona. Nel 1953 è deceduto Giuseppe e ha lasciato due orfane minorenni: Franca e Marisa. Lo zio Carletto si è occupato di loro come un padre: “Adesso non ho più una figlia ne ho tre” e ha gestito il negozio di Ossona. Il giorno della sua morte era in banca come mediatore di bestiame. Abitava a Corsico, con la figlia Eugenia, il genero Luigi Passera (che è stato il presidente dell’Associazione familiari delle vittime di piazza Fontana) e la nipote Elisabetta. Dopo i funerali, che si sono svolti nel Duomo di Milano, il 15 dicembre 1969, la bara è stata trasportata per essere tumulata al cimitero di Corsico. Il carro funebre è transitato per il centro della cittadina, tra due ali di folla. Al suo passare le persone si sono inginocchiate sull’asfalto. Carlo riposa accano alla moglie Francesca e al figlio Eugenio.

MES e Next Generation EU. Con Letta, Lamberts, Bonelli, Bei, Tsetsi, Geese e Guttenberg.

Importantissima iniziativa a cura della Federazione dei Verdi
potetre vedere il seminario su qui MIlano e sulle pagine social della Federazione dei Verdi

"Stiamo andando verso un capitalismo della sorveglianza; ora non si tratta più di fermare una centrale nucleare o salvare degli alberi, ma si tratta di lavorare per una conversione cologica della società" Alexandra Geese


 

giovedì 10 dicembre 2020

Val Susa. Prosegue l'ecocidio della Valle

 Il tentativo di allargamento del cantiere di questa notte è l'ennesimo e ridicolo spot pubblicitario di Telt che, nonostante i cronici ritardi ventennali dell'opera, vorrebbe dimostrare che i lavori stanno andando avanti. Questo atto di forza dei promotori dell'opera avviene infatti a poche ore dalle audizioni in Senato sul dossier Torino - Lione. Alla luce delle valutazioni della Corte dei Conti Europea e del rapporto Crozet che confermano l'inutilità dell'opera e il suo essere antistorica probabilmente TELT e compagnia cantante dormono sonni meno tranquilli: il Re è nudo anche se le lobbies del cemento continuano a tentare di travestire il mostro ecocida da nuova frontiera della green economy.

Che la lobby del TAV tutto sommato sia preoccupata dalle sorti dell'opera e dalla costanza del movimento lo dimostra il modo in cui è stato portata avanti l'operazione. In piena notte, verso l'una, come chi deve fare qualcosa di losco e con un dispiegamento di forze dell'ordine spropositato. L'intero paese di Giaglione è cinto d'assedio con polizia e digos che ne controlla gli ingressi, posti di blocco in giro per la valle e in stazione a Susa. Nonostante ciò però il movimento No Tav non si perde d'animo, i resistenti dei Mulini stanno continuando a frenare il procedere dei lavori e molti abitanti della valle stanno tentando di raggiungere Giaglione.

L'audizione di Telt al Senato dovrebbe avvenire alle 11 e già ce li immaginiamo a sventolare questo farsesco atto di violenza nei confronti della terra e della salute, ma la verità è che degli obbiettivi che i promotori dell'opera avrebbero dovuto portare a casa entro l'anno di fronte alle richieste europee ben poco è stato compiuto. Tra il pantano di Salbertrand e Susa, l'idiota progetto dell'Autoporto di San Didero e la resistenza dei Mulini in Clarea la lobby del TAV ha più di una gatta da pelare. 

Nonostante la pandemia imponga un radicale ripensamento di come vengono spese le risorse pubbliche e del rapporto con la natura, questi squallidi devastatori continuano a portare avanti il loro progetto fatto di profitto e di morte, abbattendo decine e decine di alberi e mettendo in serio pericolo la salute degli abitanti della valle. 

E' importante dunque raggiungere e sostenere chi sta resistendo il Clarea e farla trovare lunga alle truppe d'occupazione, gridando sempre più forte il nostro "NO" che a fronte della crisi sanitaria, ecologica e sociale che stiamo vivendo ha ancora più ragioni dalla sua parte. #avantiNoTav

Fonte fb. Notav




Telelavoro/smartworking in Messico una legge per i lavoratori

 Una proposta utile, intelligente e importante 

Da rete di solidarietà bolivariana 

Altra novità del governo di Lopez Obrador, dopo decenni di presidenti iperliberisti e appiattiti sulle direttive in arrivo da Washington.

In Messico la pandemia di Covid-19 ha causato che il 70% dell'attività produttiva  si effettui ora in casa del dipendente attraverso lo smart working.

 Pertanto la Camera ed il Senato di quel paese hanno approvato ieri una riforma della Legge Federale sul Lavoro per regolarizzare il telelavoro.

Tra le disposizioni c'è quella che siano le aziende a pagare i servizi di internet e la parte proporzionale dell'energia elettrica necessaria ai dipendenti che eseguono il lavoro da casa attraverso lo "smart working".

Le aziende sono anche costrette a fornire le attrezzature necessarie per il telelavoro, come computer, sedie ergonomiche e stampanti e ad occuparsi della relativa assistenza tecnica.

 La legge, che è stata inviata al potere esecutivo per l'emanazione, sottolinea che i dati personali, il diritto alla privacy ed al riposo dei dipendenti devono essere rispettati, pertanto non potranno ricevere chiamate dai propri superiori in orari diversi da quelli programmati per il lavoro 

 Il dipendente, da parte sua, è tenuto a prendersi cura e mantenere in buono stato le attrezzature, i materiali e le forniture che riceve dal proprio datore di lavoro.

 Il parere, prima approvato dalla Camera e successivamente ratificato dal Senato del Paese latinoamericano, definisce il telelavoro come un lavoro svolto in un luogo diverso dalle strutture aziendali, in cui vengono utilizzate nuove tecnologie informatiche e tecnologiche.

Fonte 

https://www.telesurtv.net/news/mexico-congreso-reformas-teletrabajo-internet-luz-20201210-0001.html

Il post più bello di sempre su Facebook! Ghandi applaudirebbe

Lei, è una giovane mamma, scrittrice, attivista e, questo è il post più bello mai apparso nelle home di Facebook!! 

" Stamattina come ogni mattina ho accompagnato Tobia a scuola in bici 🚲

(pioviccicava 🌧️e le auto erano in panico😱...in quanto si sa, sono idrosolubili 😉)

Per noi invece era divertente pedalare sotto la pioggia e ce la spassavamo.🚲

Dopo circa 1 km di pedalata imbocchiamo via Castellani, in pieno centro storico, viuzza stretta a senso unico. Mancano poche centinaia di metri per arrivare a scuola. Io come al solito procedo affiancata a Tobia, in mezzo alla viuzza.🚲🚲

Sento un'auto 🚗 dietro di me, che accelera, sgasa, suona il clacson📯, vuole sorpassarci.

Auto parcheggiate da un lato, gente a piedi🚶‍♂️🚶‍♀️ dall'altro, rendono ogni sorpasso di auto troppo pericoloso.

Tobia mi guarda spaventato: "Mamma, vuole sorpassarci! Che facciamo?“

Io sorrido serena, mi giro e saluto l'auto, continuando a pedalare in mezzo al vicolo, affiancata a Tobia.

"Stai sereno Tobia. Continua a pedalare. L'auto ci sta dietro e lì resta, è pericoloso se ci sorpassa, la strada non è solo la sua".

Noi in bici andiamo alla stessa velocità che dovrebbe andare un'auto in una stradina del centro storico. Che fretta ha? 

Continuiamo a pedalare sereni per tutta la via con l'auto che ci tallona, godendoci le delicate goccioline 💧💧e l'aria pungente, e la bellezza dei vicoli storici. Chiacchierando tra noi.

Dopo 300 metri ecco la scuola (ovviamente invasa da auto) . Ci fermiamo, scendiamo, e troviamo un posticino tra altra gente in bici 🚲 o a piedi.👨‍👦

Poi sento gridare.

🚘L'auto che mi stava dietro si era fermata in mezzo alla strada, aveva tirato giù il finestrino e la signora alla guida mi stava gridando addosso varie amenità tra cui: "non sai andare su strada!! non è così che si insegna ad andare in bici a tuo figlio! Che madre sei?? “ ecc.. Ecc.. 

Bambini e genitori attoniti guardano la scena di ordinaria follia automobilistica.😳

Io saluto la signora con la mano 🤚 e con un sorriso. Non dico nulla perché in giro corre voce che ho "modi comunicativi sbagliati" e non vorrei traumatizzare la povera signora 😜.

Tobia ridacchia. C'è abituato. Sa di vivere in un mondo ingiusto e di avere una madre ribelle.🔥

L'automobilista feroce se ne va, dopo essere rimasta imbottigliata vari minuti nel traffico davanti scuola. (aveva fretta? 😜) 

E-ehm. Signor comune. Toc toc? 

Con lo stile comunicativo migliore che posso trovare 😇 tutto roselline 🌹 e fiorellini 💐💚 con tutta la dolcezza 🌼 del mondo 🌏...

Quando chiuderete alle auto quella benedetta via Castellani davanti la scuola gulli?

 So che state aspettando i decreti del governo, i regolamenti ONU, le encicliche papali a riguardo, nonché l'eclissi di sole 🌚🌛con congiuntura astrale corretta...

Ma magari datevi una mossa il tempo stringe. 

🔥⌛

mercoledì 9 dicembre 2020

Spegnere ACCAM. I verdi di Varese, Busto Arsizio e Legnano

Riceviamo e volentieri pubblichiamo 

RIFIUTI ED ECONOMIA CIRCOLARE IN PROVINCIA DI VARESE E A LEGNANO, LE PROSPETTIVE 

PER IL 2021 

NO AI TERMOVALORIZZATORI SI’ A CICLI DI RACCOLTA SEMPRE PIU INTEGRATI E SOSTENIBILI. 

In un’area sottoposta ad un fortissimo stress ambientale causato dalla forte presenza di sostanze aeree inquinanti 

come ossidi di azoto, ozono, PM10 e PM 2.5, per fare alcuni esempi, l’obiettivo principale della pubblica amministrazione deve essere quello di ridurre drasticamente ogni fonte di inquinamento atmosferico. 

Secondo quanto affermato nell’ultimo report dell’Intergovernative Panel of Climate Change (6 ottobre 2018), gli inceneritori non sono sistemi sostenibili di produzione energetica. Si ribadisce infatti la necessità inderogabile di contenere il riscaldamento globale entro 1.5°C, allineandosi con le politiche mirate a contrastarne l’aumento. Per tale ragione l’unica via percorribile per contrastare il problema dei rifiuti è quello di promuovere scelte politiche mirate alla riduzione della quantità di rifiuti prodotta, coadiuvata da una sempre maggiore attenzione alla raccolta differenziata che, sebbene nella provincia di Varese abbia raggiunto buoni livelli, ha margini di miglioramento decisamente ampi. Ciò è possibile ottenerlo con campagne mirate di sensibilizzazione, educazione o incentivazione circa comportamenti corretti. La via della termovalorizzazione dei rifiuti è assolutamente una soluzione da evitare per non rischiare di inciampare e danneggiare ogni eventuale politica di riduzione e differenziazione dei rifiuti. 

Nemmeno il progresso tecnologico dei nuovi impianti di incenerimento dei rifiuti potrebbe in qualche modo giustificarne l’utilizzo. Infatti, come ribadito dall’ISDE (International Society of Doctors for Environment), sebbene gli impianti di nuova generazione abbiano emissioni molto inferiori rispetto al passato, è altrettanto vero che hanno la possibilità di trattare un volume di rifiuti decisamente più consistente. Inoltre le innovazioni tecnologiche hanno portato ad una diminuzione delle polveri fini direttamente proporzionale ad un aumento delle polveri ultra fini, ancor più pericolose per la salute umana. 

Dal punto di vista economico gli inceneritori rappresentano un vantaggio solo per chi li costruisce e gestisce, non per i cittadini che possono solo limitarsi a pagarne le conseguenze ambientali e sanitarie. Sempre secondo l’ISDE, questi costi si aggirerebbero tra 1 e 5 milioni di euro all’anno ogni 250.000 tonnellate di rifiuti inceneriti. Per la Lombardia 

(una regione tra le più inquinate d’Europa) l’inquinamento all’anno ha costi pro-capite enormi sulla salute: 2.843€ a Milano, 1.555€ a Varese, 1.342€ Busto Arsizio, secondo l’ultimissimo rapporto di ottobre 2020 redatto dall’Alleanza Europea per la Salute Pubblica (EPHA). 

Del resto, mentre la maggior parte dei paesi europei scelse la strada dell’incenerimento dei rifiuti, l’Italia in controtendenza si impegnò sulla via dell’economia circolare, promuovendo la raccolta differenziata e il recupero dei materiali. Ora che anche gli altri paesi europei si sono resi conto che questa è la via giusta da percorrere sarebbe folle che proprio i nostri amministratori abbandonassero la virtuosa vai del riciclo per rincorrere la fallimentare politica dei termovalorizzatori, ormai osteggiata dalla stessa Commissione Europea. 

In Lombardia abbiamo una situazione che per certi aspetti potrebbe paradossalmente ricordare proprio quella di 

Copenaghen: già nel 2013 Legambiente aveva pubblicato un report in cui si specificava che gli impianti legati all’incenerimento dei rifiuti erano decisamente sovrabbondanti nella nostra regione. Ormai da anni per poterli mantenere a regime siamo costretti ad importare da altre regioni o dall’estero rifiuti, con tutto quello che ne consegue per l’ulteriore aumento di emissioni dovuto al trasporto dei rifiuti verso gli inceneritori. Così annullando, in pratica, per la qualità dell’aria i benefici positivi derivanti dall’aumento della percentuale di raccolta differenziata. 

Pertanto, qualsiasi amministrazione o organizzazione politica che affermi di voler proteggere gli interessi dei cittadini, dovrà necessariamente impegnarsi sulla strada della riduzione dell’inquinamento, osteggiando qualsiasi progetto NON necessario che possa in qualche modo contribuire all’immissione di sostanze inquinanti in atmosfera. 

Nella nostra volontà politica di Verdi, di ecologismo che vuole coniugarsi con una crescita economica concreta e sostenibile, denunciamo la pervicace ostinazione al proseguimento funzionale dell’inceneritore interprovinciale di Accam, a Borsano di Busto Arsizio, al limite meridionale della provincia di Varese. 

Nonostante la grave situazione interna alla gestione dell’impianto, legata al ripetersi di inchieste giudiziarie e arresti susseguenti; nonostante la perdita del recupero di energia, a causa dell’incendio della turbina; nonostante le volontà di molti comuni e, a parole, della stessa Regione Lombardia, di chiusura negli anni passati; nonostante l’emergenza inquinamento della nostra regione e di tutto il bacino padano, con significative implicazioni sanitarie; nonostante tutti questo, la cattiva politica e gli interessi di alcune aziende del settore si ostinano a procrastinare la chiusura dei due forni di Accam, superati sia tecnologicamente, sia dai progressi nella gestione dei rifiuti. Senza voler in questa sede spiegare le ragioni di grande preoccupazione per il riscaldamento globale in atto, vogliamo trasmettere alla popolazione le manovre per mantenere attivi inceneritori anche laddove, come in Lombardia e in Veneto, esistono le condizioni oggettive per lo spegnimento definitivo di alcuni di essi. Denunciamo come le pressioni di importanti gruppi aziendali premono per il loro mantenimento, volendo rendere sterili e inutili le raccolte differenziate e le buone premesse tecnologiche per lo sviluppo dell’economia produttiva in forma circolare e a chilometro zero, insistendo nella movimentazione dei rifiuti anche oltre mille chilometri dall’origine degli stessi. Per questi motivi in sintesi elencati, noi Verdi - Europa Verde poniamo da oggi la chiusura dell’inceneritore Accam quale esigenza programmatica primaria dei comuni interessati alle prossime elezioni del 2021. Uscire dall’incubo dell’incenerimento è possibile e riteniamo giusto e corretto farlo; siamo convinti che i costi che potranno derivare dalla dismissione dell’impianto saranno ampiamente assorbiti dai minori costi in termini di salute dei Cittadini. Concludiamo questa vicenda con l’auspicio e col desiderio che i soldi del cosiddetto recovery fund, gli stanziamenti europei del piano Next Generation 

UE possano essere destinati allo sviluppo di tecnologie pulite nell’ambito dello smaltimento dei rifiuti. 

Alle prossime elezioni amministrative che si svolgeranno nelle principali Città della Provincia di Varese i Verdi-Europa 

Verde lavoreranno per promuovere azioni concrete, economicamente sostenibili e lungimiranti allo scopo di garantire 

un efficiente servizio di gestione dei rifiuti che tuteli la salute delle Persone e l’Ambiente. 

Andrea Barcucci Verdi- Europa Verde della Città di Busto Arsizio 

Filiberto Zago Verdi-Europa Verde della Città di Gallarate 

Francesca Coffano Silvio Aimetti Co-Portavoce dell’Associazione dei Verdi-Europa Verde della Città di Varese 

Patrizio Vigna Co-portavoce dei Verdi- Europa Verde della Città di Legnano

martedì 8 dicembre 2020

Sala fa spuntare Verdi, non ecologisti, ma allineati. Allineati a cosa? Una discussione

dal gruppo pubblico fb "Verdi Europa Verde Milano" (si ricorda che è ancora presente il gruppo fb pubblico, storico verdi Milano)



Andrea Bonessa
Paolo Pinzuti
 caro Paolo, se tu volessi lavorare con i verdi alla crescita di un programma parteciperesti con noi anche alla scelta del candidato sindaco. Un lavoro collegiale a cui ti abbiamo sempre invitato e a cui non hai mai partecipato. Per quanto riguarda il programma, sai che c'è, lo hai ricevuto e per quanto riguarda la mobìlità riprende molte delle tue proposte, a cui i Verdi milanesi hanno sempre dato molto credito.
Un programma impostato con la Mozione di febbraio 2020 e ripreso coin le proposte Verdi al documento Milano 2020 a cui tu, seppur indirettamente, hai dato il tuo contributo.
Documenti che ti riallego per facilitarti nella loro ricerca.
Quindi il problema non è questo, e lo sai bene.
Il problema è di capire come le idee Verdi possano avere diritto di cittadinanza all'interno di una giunta che su moltissimi, non pochi, aspetti va al contrario di quelli che sono i nostri obbiettivi.
E per un partito con cui il Sindaco non ha mai neanche voluto parlare non penso sia la cosa più furba dichiarare eterno amore senza nessuna prova.
Assemblea Verdi di Milano - 2 febbraio 2020 Mozione “Una Milano sostenibile e desiderabile” Candidati Portavoce: Mariolina De Luca Cardillo, Andrea Bonessa.
Premessa La nascita del progetto di Europa Verde indica che l’azione ecologista deve superare i confini nazionali: in questa prospettiva, Milano dovrà rappresentare un costante punto di riferimento del dialogo con le grandi città europee. Crediamo che un nuovo progetto ecologista, nel senso originale del termine, non debba superare solo i confini geografici ma anche, e soprattutto, quelli dell’ambientalismo. L’ecologia è anche un progetto sociale: welfare, lavoro, diritti, salute, finanza, istruzione, e ogni aspetto della vita pubblica in un quadro di ripensamento e aggiornamento di tutti i paradigmi sociali, con una presa d’atto del cambiamento in corso nella quarta era industriale. Citando Alexander Langer: non vi potrà essere conversione ecologica se questa non sarà socialmente desiderabile. Lo stato di Crisi Climatica e Ambientale, imprescindibile in ogni scelta e indirizzo di progetto deve trasformarsi nell’opportunità di promuovere nuovi modelli economici e sociali grazie a un utilizzo delle risorse e a una produzione sostenibili. La Crisi Climatica Ambientale ci impegna a costruire una Milano sana, vivibile, attrattiva per tutti i suoi cittadini, nella consapevolezza che le categorie più deboli subiscono maggiormente gli effetti dell’attuale emergenza. In questo frangente storico, l’ecologismo deve cogliere l’opportunità di trasformare la crescita in un parametro qualitativo, al servizio del bene comune, e non del consumo di beni. Ma come immaginiamo che sia la Milano sostenibile e desiderabile in un progetto di medio periodo, da qui al 2030? Non si può governare una metropoli internazionale con interventi puntuali e a macchia di leopardo ma bisogna avere un’idea complessiva che coordini tutte le azioni quotidiane. Desideriamo che Milano sia il laboratorio internazionale del mondo sostenibile: una città in cui la qualità della vita sia patrimonio di tutti, in cui gli atenei attraggano studenti da tutta Europa e non solo, in cui la mobilità sia a emissioni zero, in cui la qualità dell’aria sia un bene ritrovato, in cui diritti e dignità umana siano valori coltivati, in cui la qualità del paesaggio urbano e naturale e la fruibilità degli spazi collettivi non siano oggetto di abbandono, in cui il suolo ritrovi la sua funzione nel bilancio eco-sistemico.Un risultato che crediamo realizzabile attraverso una serie di azioni coordinate e strutturali quali:
1. Non un mq in più, non un mc in più. Una mirata, incisiva, e drastica azione di riduzione del consumo di suolo e di recupero di quello già consumato, superando la logica perdente e fuorviante della compensazione, a favore di un totale utilizzo del patrimonio esistente. La nuova edificazione dovrà essere possibile solo se ritenuta un servizio utile alla collettività, contro la logica di mercato che la utilizza unicamente come strumento speculativo e di finanziarizzazione. 2. L’adozione per tutti gli acquisti del Comune del criterio degli Acquisti Pubblici Verdi, per il reperimento, di prodotti e servizi che considerino anche l’impatto ambientale che questi hanno durante il loro intero ciclo di vita, “dalla culla alla culla (cradle to cradle)”. Ad esempio, come primo intervento, sarà necessario soddisfare tutto il fabbisogno energetico pubblico con energia da fonti rinnovabili sia con impianti autonomi e locali sia grazie alla fornitura da parte di società a produzione sostenibile. All’interno
di questo progetto di sostenibilità energetica andrà incentivata ulteriormente la conversione degli impianti privati ad energia fossile in impianti a energia sostenibile. 3. L’accelerazione e la revisione del progetto ForestaMi con attenzione a tutte le aree di rigenerazione e gli spazi interstiziali tra aree edificate la cui ricucitura dovrà privilegiare nuovi spazi verdi. 4. La revisione del piano della mobilità con la drastica, e in alcuni casi totale, riduzione degli accessi agli autoveicoli, ottenuta non solo attraverso Area C e Area B, ma anche con la creazione di ampie ZTL a partire da quella all’interno della cerchia dei Navigli, con l’eliminazione delle aree di sosta illegali e con l’aumento consistente del costo di quelle autorizzate. Parallelamente andrà facilitata la mobilità dei mezzi, riducendo i tempi di percorrenza da un punto ad un altro della città, così da diminuire le emissioni nocive. a. Dovremo aumentare, allungare e semplificare la realizzazione delle ciclo-vie con la sola delimitazione delle sedi ciclabili lungo strade che dovranno essere progressivamente decongestionate da sosta e traffico. b. L’ampliamento Area C e l’aumento della sua tariffazione con una progressività calcolata sulla base dell’effetto inquinante e, al contempo, un reale supporto alla sostituzione del parco auto con aiuti finanziari sulla base dell’indicatore economico ISEE. c. Mezzi pubblici gratuiti e contemporaneo blocco del traffico quando si superano le soglie di PM10 e PM2.5. d. Sostegno ai progetti di car-pooling e di car-sharing anche condominiale e a tutte le iniziative che promuovono l’uso collettivo nella mobilità privata. e. La decisa azione di condizionamento del sistema dei trasporti pubblici metropolitani e regionali di cui la mobilità milanese fa decisamente parte e da cui e fortemente condizionata. 5. La revisione del piano tariffario dei trasporti pubblici con facilitazioni e riduzioni solo su base reddituale (ISEE) e non sulla base dell’appartenenza a categorie sociali forzatamente protette con l’obiettivo di raggiungere la totale gratuità dei trasporti per le categorie meno abbienti e in prospettiva per tutti. 6. Il raggiungimento di una reale parità di genere che si realizzi attraverso la parità salariale e la genitorialità condivisa tra uomini e donne. Il contrasto alla violenza di genere attraverso la formazione in ogni ordine e grado scolastico e il sostegno a ogni tipologia di nucleo famigliare.Gli investimenti per arrivare alla gratuità degli asili nido e per l’infanzia, e i benefici sui tributi comunali per incoraggiare la nascita degli asili nido aziendali. 7. L’incentivazione dello smartworking, cioè la possibilità anche per i lavoratori dipendenti di lavorare almeno in parte da casa, con un risparmio sull’impatto della mobilità collettiva, sulla produzione di rifiuti, sulle metrature necessarie all’uso commerciale e professionale, sulle ore disperse in mobilità con un miglioramento della qualità della vita, dell’aria e delle relazioni famigliari. L’imprenditore che adotta il telelavoro deve essere defiscalizzato sulle tasse dei rifiuti e sull’IMU. 8. La consapevolezza che la città metropolitana è un luogo di democrazia estesa anche alle periferie: la qualità della vita, dei servizi, dell’illuminazione, degli spazi collettivi, della cura del paesaggio, dei collegamenti, non può distinguere tra aree alta rendita differenziale e aree di abbandono. a. Rifiutiamo il concetto di periferia, che in un quadro di città metropolitana ed estesa rappresenta invece i nuovi fulcri di una città policentrica, in cui giocheranno un ruolo fondamentale le connessioni come elemento fondante di ogni nuovo progetto urbanistico, di trasporto pubblico, di viabilità di valorizzazione del verde e degli spazi aperti: le connessioni ecologiche, viarie, ciclabili, dovranno essere lo strumento della ricucitura tra quartieri, tra aree verdi e spazi aperti, e nel sistema del trasporto pubblico e della viabilità. In questo ambito andrà sviluppato un documento di piano del sistema dei parchi della città metropolitana che li renda finalmente parte integrante del tessuto urbano. 9. L’approntamento di un piano di gestione delle acque che elimini i danni dovuti alle esondazioni, evitando la costruzione di grandi opere climalteranti (vedi vasche di laminazione) ma privilegiando la realizzazione di un sistema di interventi puntuali quali tetti verdi, superfici filtranti, pozzi perdenti condominiali, strumenti di recupero e riutilizzo, che riducano sensibilmente l’apporto degli scarichi nella rete idraulica comune. La permeabilità del suolo dovrà essere perseguita in ogni modo e con ogni strumento, con un piano di permeabilizzazione dei suoli come è avvenuto a Reggio Emilia, già 20 anni fa. 10. La valorizzazione di tutto il patrimonio edilizio residenziale pubblico con blocco di tutte le cessioni e alienazioni.
11. Il rafforzamento delle politiche di sostegno verso una modernizzazione delle attività produttive e dei servizi della città con la partecipazione dell’amministrazione nello sviluppo di imprese e  start-up private e pubblico/private che operano nei settori tecnologicamente più avanzati. 12. Il passaggio dalla strategia della proprietà immobiliare a quella dell’uso immobiliare con una politica degli affitti che preveda un’ulteriore riduzione delle imposte comunali e dei tributi sia per i proprietari sia per i conduttori di abitazioni in affitto a canone concordato al fine di incentivare le locazioni con interventi specifici per categorie disagiate e a basso reddito, ai nuovi nuclei familiari comunque composti e soprattutto per studenti e ricercatori. 13. Il ritorno ad una gestione diretta dei servizi pubblici da parte dell’amministrazione comunale con una riduzione della sussidiarietà nella manutenzione e utilizzo del patrimonio collettivo, ad iniziare dalla manutenzione del verde che dovrà essere affidata a dipendenti comunali debitamente formati (agronomi, giardinieri, paesaggisti) e quindi decisa difesa della proprietà comunale delle aziende di erogazione dei servizi pubblici essenziali. No alla cessione delle quote azionari di Atm, A2A, SOGEMI, MM e così via. 14. L’incremento (e non la riduzione) delle risorse alle istituzioni culturali e formative comunali come la Fondazione Milano o il sistema Teatrale, Artistico e Museale. Siamo consci che ecologia significa anche attenzione e cura del patrimonio e delle attività culturali e dei talenti, che non devono ricercare una rendita economica immediata ma quella intellettuale e cognitiva i cui benefici indiretti sono invece, sul medio e lungo periodo, esponenziali. 15. L’attenzione alla salute dei cittadini con il costante controllo delle innovazioni tecnologiche che dovranno sempre e comunque rispettare il principio di precauzione. In particolare proporremo l’istituzione di una commissione di studio per l’inquinamento elettro-magnetico (5G), ma anche acustico e luminoso. 16. Il costante collegamento con le associazioni, i comitati spontanei, le realtà territoriali per la conoscenza e il supporto a tutte le esigenze specifiche soprattutto per quanto attiene alla difesa ambientale e dei diritti dei cittadini. Il sostegno ai progetti condivisi con la cittadinanza per l’utilizzo, anche temporaneo, di aree e spazi dismessi e sottoutilizzati. 17. La democrazia partecipata con l’istituzione del débat public come strumento fondamentale e irrinunciabile nei processi decisionali che comportino interventi pubblici: la partecipazione dei cittadini al lavoro dell’Amministrazione Pubblica deve essere reale e perseguita in quanto garanzia di salvaguardia dei beni comuni. 18. La promozione di tutte le attività virtuose quali la riduzione dei rifiuti, l’economia circolare, le campagne plastic free, l’uso dell’acqua pubblica, la normale chiusura delle porte dei negozi per evitare sprechi energetici e inquinamento e così via. 19. La nascita di una piattaforma digitale per garantite l’effettiva e costante partecipazione di tutti gli iscritti e simpatizzanti alle discussioni e allo sviluppo dei progetti. Obbiettivi politici Vigileremo e impiegheremo le nostre forze perché l’ultimo periodo dell’attuale sindacatura sia caratterizzato da una maggiore attenzione agli effetti della Crisi Climatica e Ambientale e risponda costantemente a tale crisi con atti e delibere e azioni rivolte alla totale sostenibilità ambientale. Riteniamo comunque che alle prossime elezioni comunali I Verdi-Europa Verde dovranno presentarsi con una propria lista. 
A questo proposito dovrà essere valutata, fin da subito, la posizione dei Verdi di Milano all’interno della coalizione di SinistraxMilano: ci impegniamo quindi ad avviare un confronto trasparente e franco con gli amici di SinistraxMilano per valutare insieme la possibilità o meno di continuare un percorso comune. Decideremo a tempo debito, non in base a tatticismi e convenienze di breve periodo, ma valutando l’operato dell’attuale maggioranza, di cui siamo e ci sentiamo fino ad oggi parte, se appoggiare un’eventuale ricandidatura dell’attuale sindaco (o di un esponente della medesima compagine di centrosinistra) o se presentare un candidato espressione di Europa Verde - Verdi di Milano o di altre forze politiche a noi affini. L’associazione che prenderà vita dall’Assemblea del 2 febbraio 2020 prenderà il nome di Verdi-Europa Verde Milano Milano 25 gennaio 2020 

Mariolina De Luca Cardillo Andrea Bonessa 
Sottoscrivono: Francesca Allolio, Pietro Bonessa, Antonio Caldarella, Massimiliano Carmello, Giuseppe Cerami, Francesca Cornaggia Giovanni Cornaggia Medici, Madda Cornaggia Medici Castiglioni, Stefano Costa, Tommaso Gorini, Elena Grandi, Claudio Monnini, Ivo Orrù, Donatella Pavan, Silvia Pettinicchio, Federica Ravasio, Tiziana Riva, Andrea Rossi, Michele Sacerdoti, Matteo Sapienza, Anna Scimone, Cristina Simonini, Massimo Spagnuolo Vigorita, Chiara Vaccarino,

Sui fake della privacy di Facebook

 In risposta a dei post #fake

Sperando di far cosa utile e gradita 

Da sempre #Facebook è una app privata, quando la scaricate e installate, date autorizzazione a chiunque di poter usare foto e contenuti.

I troian contemporanei consentono di vedere cosa stai digitando ancor prima che lo pubblichi.

I contenuti, In special modo, se possono servire, per dirimere controversie legali.

Altro. Idem per le impostazioni di profilo o dei gruppi, potete escludere altri contatti pari a voi, noi. Ma non agli admin e in seconda analisi le forze di polizia.

 Giuridicamente in seguito a Cambridge analitica, si sta ancora studiando per legiferare un merito e a mio avviso servirebbe una legislazione europea su questo tema.

 Sintesi, Facebook è una multinazionale privata, che viene usata come servizio pubblico, ma di fatto non lo è, è un servizio commerciale. Esempio, per chi ha la gestione di pagine fb, pagando, si può far vedere nella home di tutti, selezionando per fasce di età e di luogo.

 questa precisazione mi consente di ricordarmi come funziona fb e penso che il 95% non abbia cognizione di come funzioni. Consiglio la visione del docufilm "the social dilemma"

La sinistra milanese sull'autocandidatura di Sala

 Di Matteo Prencipe 

AUTONOMI DA SALA. Esiste nella città di Milano una sinistra autonoma. Variegata e resiliente. Esiste non per se', ma per rappresentare e organizzare, la parte della società che non ha voce. Quelli senza voce. Quelli che silenziosamente e a testa china, fanno grande Milano e dalla Milano del capitale predatorio non hanno che l'elemosina. Quelli che non sanno neanche cosa sia la "narrazione" del "modello Milano", che non hanno una casa dignitosa e che non possono permettersi la clinica privata. Quelli che i grattacieli non li guardano ebeti con l'aperitivo in mano, perché li puliscono e ci lavorano, con paghe ferme da anni e pure precari. Quelli della gig-economy, che per un tozzo di pane pedalando portano il cibo nelle case. Dare voce a chi non ce l'ha, è il compito della sinistra e lo si deve fare anche dalle istituzioni. Questo è stato fatto, nei cinque anni scorsi con la lista di "Milano in Comune" e dall'opposizione. Senza sconti, davanti ai regali alla rendita dei nuovi palazzinari, all'ossequio a qualsiasi interesse privato e al consumo di suolo. Senza sconti nel vedere la programmazione pubblica, piegata agli interessi dei pochi come sul nuovo stadio. Dialoganti giustamente davanti ai valori dell'antifascismo, dell' antirazzismo e dei diritti civili. Il sindaco Sala, come previsto, ha riconfermato la sua candidatura. Lo fa senza ripensamenti su quanto fatto ieri sugli Scali. Nessun ripensamento sulle torri ufficio che segnano la città per i prossimi decenni, mentre in tutto il mondo si interrogano ora su come non farlo. Sa bene il sindaco, che quelle torri saranno a monito, perché la pandemia probabilmente cancella l'esigenza delle stesse. Sa che rischiano di diventare cattedrali semi deserte, perché nuovi saranno i paradigmi del lavoro. Non può però cambiare, perché lui stesso è espressione manageriale di quegli interessi, che hanno gentrificato la città. Non servirà rifugiarsi in vaghe parole sull'equita', semplicemente perché la povertà provocata dal suo "modello Milano", è tanta e troppa come denuncia la Caritas. Sala semplicemente, non è il sindaco della ricostruzione necessaria dopo la pandemia, dopo i morti e i rischi della crisi sociale futura. Occorre un cambiamento radicale. La sinistra non PD della città, ha davanti a sé quindi due scelte. Tentare di condizionare "da dentro", sopportare e allearsi con i centristi. Cio' e già stato sperimentato, con desolanti risultati da ben 10 anni e produce solo rendite di posizione individuali e la necessità inevitabile del silenzio. Silenzio su tutto. Le persone che rispetto sanno bene lo stato di cose. Oppure scegliere come 5 anni fa la strada dell'autonomia, conquistare nuovamente il proscenio in Consiglio e dare voce a chi non ce l'ha. Strada possibile, con chi vorrà a costruire una coalizione rosso-verde, oppure nella disponibilità unitaria della lista di "Milano in Comune". Dare voce libera e autonoma a chi non ce l'ha, è il compito della sinistra e sono certo lo faremo in tanti e tante. La porteremo nuovamente in Consiglio.

Gallera si deve dimettere

Per molto meno in Europa si dimettono e chiedono scusa... #lombardia #fontanadimissioni #galleradimissioni

 

La Cina sta cambiando strategia?

Di Gabriele Battaglia (già corrispondente di Radiopopolare) 

 Secondo il FT, il crollo dei prestiti concessi da China Development Bank e Export-Import Bank of China - i due maggiori concessori di credito all'estero - significherebbe che la Cina sta rivedendo drasticamente la propria politica di investimenti all'estero per due motivi: 1) la guerra commerciale con gli Usa, che consiglierebbe di mantenere gli asset in dollari nei propri forzieri - 2) la non sostenibilità degli investimenti fatti finora nell'ambito della Belt and Road, dal punto di vista sia economico (la politica delle infrastrutture non sta generando ritorni) sia politico (critiche di "ricatto del debito" all'esterno e critiche di sprecare i soldi all'interno). Si andrebbe verso una fase di introversione economica (definizione mia), con investimenti fatti soprattutto in casa propria. Forse è questa la 双循环 - "doppia circolazione" - in cui il 国内大循环 (ciclo interno) è il principale ("以国内大循环为主体")

Patrick Zaki, una questione di diritto internazionale

 Di Pierfrancesco Majorino

Questa mattina abbiamo conosciuto l’esito dell’udienza di ieri sulla detenzione di Patrick Zaki: nonostante la pressione internazionale che solo qualche giorno fa aveva costretto l’Egitto a scarcerare i dirigenti di EIPR ed ex colleghi di Patrick, lui dovrà restare in carcere per altri 45 giorni, con accuse pretestuose e senza processo, in condizioni terribili perché costretto a dormire sul pavimento. Lo temevano i suoi avvocati ieri, nonostante la presenza in aula di diversi ambasciatori di paesi europei fra cui quello italiano. E mentre l’Italia, dove Patrick è iscritto all’università, subisce questa ennesima umiliazione, a Parigi oggi Macron riceve Sisi descrivendolo come un presidente “democraticamente eletto” - dimenticandosi di un colpo di stato e dell’eliminazione o incarcerazione degli altri candidati. I diritti umani scivolano così fuori dall’agenda dei partner europei dell’Egitto. Il nostro paese dovrà essere molto, molto più deciso, richiamando l'Ambasciatore, nel chiedere la scarcerazione di Patrick Zaki e giustizia per Giulio Regeni, e in Europa dobbiamo batterci ancora più a fondo perché il diritto internazionale non sia ostaggio degli accordi commerciali e militari.

domenica 6 dicembre 2020

ISTITUTO SALVEMINI, 30 ANNI FA LA STRAGE.


 Da Silvia Zamboni

Trent’anni, un dolore ancora vivo e il dovere di ricordare. 

Era il 6 dicembre del 1990 quando un aereo militare in avaria e fuori rotta a seguito dell'autoespulsione del pilota si schiantò contro l’istituto Salvemini di Casalecchio di Reno (Bologna). In pochi secondi dodici giovani vite furono cancellate. Avevano quindici anni. Ottanta i feriti, alcuni dei quali molto gravi. Il pilota si salvò.

L'ultima sentenza della magistratura  ha decretato che non ci sono colpevoli perché non c'è reato. Chissà come giudicherebbero questa sentenza, se potessero tornare e parlarci, le dodici vite spezzate.

Le istituzioni hanno il dovere di coltivare almeno la memoria di quanto è successo. Un compito assolto dall'Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna, che ha contribuito alle iniziative di “30 anni, per sempre. Memoria, impegno, solidarietà” a ricordo delle vittime.

Ciao Deborah, Laura, Sara, Laura, Tiziana, Antonella, Alessandra, Dario, Elisabetta, Elena, Carmen, Alessandra. Non vi dimentichiamo!

martedì 1 dicembre 2020

San Siro al parlamento europeo

 NO AL NUOVO STADIO SAN SIRO, OPERA DALL’ENORME IMPATTO AMBIENTALE


Da Eleonora Evi eurodeputata del m5s

"Sono perfettamente d’accordo con il Comitato di Coordinamento San Siro nel chiedere la ristrutturazione dello storico stadio Meazza, in luogo della costruzione di un nuovo stadio. Costruire quest’opera mastodontica significa sostenere un enorme processo di cementificazione e perdere un’area verde di oltre cinque ettari. Si tratta di un polmone verde 

utilissimo per ridurre i picchi termici e migliorare la qualità dell’aria di un’area che ha gravi problemi in questo senso.

Costruire un nuovo stadio in una città che ha perso più del 58% del suolo mi sembra pura follia, soprattutto perché la ristrutturazione dell’attuale stadio, oltre a preservare un patrimonio di grande rilevanza storica, architettonica e paesaggistica, comporterebbe la metà dei costi rispetto a quelli proposti per la nuova costruzione.

Per questo motivo ho richiesto alla Commissione Petizioni che per questa petizione venga adottata la procedura d’urgenza affinché il Parlamento europeo possa discuterla al più presto ed ascoltare le istanze dei cittadini, denunciando l’ennesima colata di cemento che soffoca i Milanesi e va in senso opposto rispetto alla nuova agenda politica europea.

La tutela dell'ambiente e la salute dei cittadini non possono aspettare."


lunedì 30 novembre 2020

Ossona. Piante spostate e scomparse. Danno erariale

 Prima della brutta e costosa, rimodulazione di via padre giuliani, dove ai parcheggi a lisca di pesce e di piante in aiuola, han lasciato spazio a 3 parcheggi, un carico e scarico, e un assurdo e inutile corridoio in pave', oltre a un finto e inutile nonmarciapiede, il tutto condito da vari affidamenti diretti per rimanere sotto i 40mila euro di gara pubblica prevista dalla legge. (per questo sono stati fatti in 3 tempi distinti i lavori per nemmeno 100 metri di strada).

Oggi constatiamo che i due alberi, costosamente traslocati nella frazione di asmonte nella nuova discarica, sono scomparsi.

Che senso ha spostare gli alberi? Quanto è costato spostarli?

Domande legittime, visti i vari dubbi che emergono in quei 100 metri di strada 

Ecco le foto

Dov'erano e dove sono stati spostati. 




Capitan ventosa a Magenta, e.. L'articolo scompare

 Fa notare il già candidato sindaco del M5S, che non c'è l'articolo

Il tema è spinoso e, ahinoi, diffuso, una sorta di brutto vizio delle destre. Per chi su fb segue la vita amministrativa dei comuni, non è novità leggere di consiglieri e cittadini che chiedono di documenti.

Ad esempio il caso clamoroso di Ossona, dove da 4 anni si chiedono i file audio dei consigli comunali e i relativi verbali, allegando anche le sentenze del TAR.