La barbarie è l'esito inevitabile dell'analfabetismo politico.
C'è una guerra in atto e urge decidere da che parte stare: con i lavoratori che quotidianamente si ritrovano a dover lottare per i loro diritti e la loro dignità o con chi sfrutta e impoverisce in nome del profitto. A Carpiano in queste ore e negli ultimi giorni si sono viste scene da fine '800 condite di una forma primordiale di odio razziale, ignoranza ed egoismo disarmanti. Andiamo da quelli che inneggiano la morte degli operai perchè aspettavano un pacco del loro ultimo acquisto su internet che non sta arrivando, a quelli che insultano gli extracomunitari perchè vengono qui a farci perdere il lavoro (ma non venivano a rubarcelo?!?), a quelli che pensano che il lavoro coincida con lo schiavismo e vada accettato così, a quelli che credono che scioperare equivalga a non avere voglia di lavorare, a quelli che (più furbamente e in malafede) fomentano i mentecatti e si schierano dalla parte degli utili idioti per i loro personali interessi, a quelli che pensano che l'organizzazione mafiosa e camorristica di cui fanno parte e le armi di cui dispongono abbiano il potere di farci chinare la testa. Li abbiamo visti passare tutti in questa lunga settimana di sciopero, chi non abbiamo visto invece sono quei "compagni" a cui piace fare appelli all'unità dei lavoratori, quelli che preferiscono platee per i loro comizi, quelli che fanno i rivoluzionari da tastiera e grandi discorsi sulla lotta di classe. Venite a combatterla davanti ai cancelli questa lotta di classe, vi stiamo ancora aspettando!
Noi abbiamo deciso da che parte stare, sul campo,dalla parte degli sfruttati!
Pubblichiamo il comunicato del Si Cobas sulla manifestazione del Primo Maggio a Milano:
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La manifestazione del Primo Maggio a Milano, organizzata nel pomeriggio dal SI Cobas con USI, SGB, e diverse federazioni della CUB, con l’adesione di numerose organizzazioni politiche, associazioni e collettiviha visto la nutrita e vivace partecipazione di migliaia di persone, nonostante la pioggia battente che ha accompagnato gran parte del corteo, snodatosi nel quartiere popolare di via Padova e poi viale Monza.
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Un grande numero di partecipanti era costituito dal multicolore mondo dei lavoratori della logistica, provenienti da ogni parte del mondo e organizzatisi con il SI Cobas in diverse regioni d’Italia (sono venuti a Milano con 20 pullman). Sono i protagonisti delle lotte di questi anni che hanno sollevato migliaia di lavoratori da condizioni schiavistiche imponendo rispetto e dignità sul lavoro e un salario decente. Essi rappresentavano anche visivamente il carattere di classe e internazionale del Primo Maggio, leit motif della manifestazione, e il collegamento ideale con le manifestazioni che in questa giornata si sono svolte in tutti i paesi del mondo.
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Un fattore di mobilitazione aggiuntivo è stata la protesta contro l’arresto, le accuse infamanti senza prova alcuna, e l’obbligo di dimora inflitti al coordinatore del SI Cobas Aldo Milani per la lotta ancora in corso contro i licenziamenti alla Alcar 1 del gruppo Levoni a Modena: “siamo tutti Aldo Milani” è stato uno dei cori più ripetuti. Accomunava i partecipanti l’opposizione contro gli attacchi al diritto di organizzazione e di sciopero, portati avanti oltre che con centinaia di denunce, con l’accordo sulle rappresentanze.
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Il corteo, per nulla assottigliato dalla pioggia battente, si è concluso nel parco Trotter, dove oltre ad Aldo Milani sono intervenuti diversi esponenti delle organizzazioni partecipanti. Essi hanno ricordato le origini del Primo Maggio nella lotta per le 8 ore, e nella violenta repressione di quella lotta a Chicago nel lontano 1886. Diversi intervenuti hanno sottolineato la necessità dell’unione internazionale dei lavoratori per lottare non solo per il miglioramento immediato delle condizioni dei lavoro e di vita – conquiste che il capitalismo continuamente rimette in discussione – ma per opporsi al militarismo e alle guerre condotte dagli imperialismi, Italia inclusa, e alla repressione contro profughi e immigrati in generale; e soprattutto la necessità della lotta per portare al potere i lavoratori rovesciando quello del capitale, e realizzare così una società senza classi, senza sfruttamento e senza guerre.