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lunedì 14 settembre 2026

L’IA LETALE PER L’UMANITA’ di Mario Capanna

 L’IA LETALE PER L’UMANITA’

di Mario Capanna 

Il ritmo del progresso dell’intelligenza artificiale è incredibilmente veloce.

Non hai idea di quanto velocemente stia crescendo a un ritmo vicino all’esponenziale. Il rischio che accada qualcosa di seriamente pericoloso è nell’arco di 5 anni. 10 anni al massimo.

(E. Musk)

Dimettendosi da Antrhopic, uno dei colossi americani dell’IA, l’informatico Acob Coxon ha motivato così la sua scelta: “Ho trascorso gli ultimi anni sia in OpenAI che Anthropic. Nessuna delle due sta agendo responsabilmente. Stanno giocando d’azzardo con le nostre vite. Presto l’IA sarà in grado di hackerare qualsiasi cosa e rivoluzionare ogni campo dall’oggi al domani. Le persone che costruiscono quella tecnologia pensano che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio”.

Il caso di Coxon non è isolato. Si aggiunge alle parole di Bill Gates  che, a fine agosto, aveva manifestato le sue paure per gli algoritmi, facendo seguito alle preoccupazioni di Sam Altman (fondatore di OpenAI), di Dario Amodei (Anthropic) e di Elon Musk che, con ragionamenti diversi, hanno detto in sostanza la stessa cosa: l’IA è la tecnologia più avanzata della storia, potrebbe arrecare benefici ma, in pari tempo, potrebbe diventare incontrollabile, arrivando a distruggere l’umanità.

Certo, ci può essere la furbizia del marketing: più una tecnologia è potente, più aumenta il suo valore di mercato.

Ma ci sono dei dati di fatto preoccupanti. Nessuno ha ancora risolto il problema dell’allineamento, ovvero la garanzia che l’IA segua fedelmente e sempre le indicazioni umane. Nel post del 24 luglio(v. sotto) ho mostrato il caso dell’IA che è sfuggita al controllo dei programmatori.

Il pericolo tende a divenire esponenziale con l’Intelligenza artificiale generale che, attraverso il deep learning (l’apprendimento profondo), può simulare e superare quella umana.

Geoffrey Hinton, padre dell’IA e premio Nobel per la fisica nel 2024, in una intervista appena successiva al caso Coxon, sottolinea che “l’IA ci sta sfuggendo di mano” e che, magari non fra quattro o dieci anni, un giorno potrebbe sbarazzarsi dell’umanità.

Pensiamo a eventualità per niente campate in aria. L’IA che si propone di eliminare le cause dell’inquinamento climatico potrebbe concludere che la cosa migliore è togliere di mezzo gli inquinatori…

Oppure: poiché gli algoritmi posti alla base riflettono la cultura dominante, tarata sul profitto, incentrata sull’indefinito accrescimento della tecnica e del potere, l’IA si persuade che l’umanità può diventare l’ostacolo principale al suo interminabile sviluppo e perciò la sopprime.

Tutto ciò senza trascurare i danni già attuali: manipolare l’informazione con sciami di fake news, precarizzare il lavoro, aiutare a progettare armi che uccidono meglio, rendere più capillare la sorveglianza, restringere diritti e libertà ecc.

Vedendo tutti questi pericoli, quelli ravvicinati e quelli prossimi, Hinton raccomanda alle multinazionali dell’IA di “fermarsi”.

Cosa facile a dire, molto meno a realizzare. Data la spietata concorrenza in termini di profitto, tabe corrosiva della modernità.

Volendo, non sarebbe per niente impossibile dare vita a una Agenzia internazionale – come l’Aiea per quanto riguarda l’energia atomica – che, composta da esperti indipendenti, eserciti un controllo globale sull’IA.

Ma valgono gli interrogativi di Hinton: “Avremo leader intelligenti per capirlo? E faranno in tempo?”

E’ qui che occorre l’insorgenza dei cittadini consapevoli e degli intellettuali non reticenti.

venerdì 24 luglio 2026

I PERICOLI DELL’IA di Mario Capanna

 I PERICOLI DELL’IA

Il successo nella creazione dell’intelligenza artificiale potrebbe essere

il più grande evento nella storia umana. Purtroppo potrebbe anche essere

l’ultimo, a meno che impariamo a evitarne i rischi.

( S. Hawking)


L’IA ce l’ha fatta. Ciò che si temeva è accaduto. Per la prima volta un’IA si è resa autonoma, e ha agito fuori dal controllo umano.

E’ successo l’altro giorno, quando una branca di Open AI, programmata per attaccare archivi di dati,  eludendo la vigilanza degli ingegneri, ha travalicato la sua area protetta e, utilizzando Internet, è penetrata nei database di Hugging Face, grande azienda americana che gestisce sviluppatori di IA.

Fatto clamoroso e altamente pericoloso. In tempi di cybereconomia, cyberfinanza e cyberguerre, prendere atto che ci sono delle IA capaci di fare danni fuori controllo desta la massima preoccupazione.

E c’è l’aggiunta dello smacco americano. Hugging Face ha tentato di usare delle IA statunitensi per bloccare “l’invasione”, senza riuscirci. Ha risolto il problema solo ricorrendo a un’IA cinese.

Inoltre: l’IA è un formidabile mezzo per creare fake news. Già ora (e domani sarà peggio) dinanzi a qualsiasi notizia che compare in rete, sorge il bisogno di verificare se il contenuto e la fonte sono fededegni, oppure farlocchi. Fatica aggiuntiva per l’uomo contemporaneo “acculturato”, il tempo perso come condanna telematica.

Di fronte a una simile situazione, si capisce perché l’enciclica “Magnifica humanitas” di Papa Leone XIV è passata in sordina. Nella corposa parte in cui parla dell’IA, l’autore mette in guardia rispetto “ai nuovi monopoli” che la controllano, al “paradigma tecnocratico” che si sta imponendo, e indica la necessità di “disarmare l’IA”, ovvero “sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva”.

E: “Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’uomo”.

E’ la grande questione: la tecnica a servizio dell’uomo e non questi in sua balìa. Per riuscirci occorre dotarci del massimo di coscienza critica.