giovedì 20 aprile 2017

svolta nel processo MAFLOW: i lavoratori ammessi come parte civile

riceviamo e volentieri pubblichiamo
Nel corso del processo per bancarotta contro Maflow SpA, avviato nel 2016 e che vede coinvolti Luigi Francione e i dirigenti dell’azienda di Trezzano sul Naviglio, chiusa nel 2010, i lavoratori e le lavoratrici sono stati ammessi ieri come parte civile dal tribunale di Milano.
“Avevamo ragione noi – afferma Massimo Lettieri, ex Rsu e promotore del comitato ex lavoratori e lavoratrici e animatore oggi di RiMaflow, la rinascita della fabbrica in autogestione – la Maflow è andata in dissesto finanziario a causa delle operazioni truffaldine che hanno buttato sulla strada 330 famiglie, mentre la produzione andava a gonfie vele. Ora dobbiamo essere risarciti”.
La Maflow, capofila di una multinazionale del settore automotive e fornitore di qualità di aziende come BMW, dopo un anno di amministrazione straordinaria a seguito d un improvviso ammanco di 300 milioni di euro, è stata presa all’asta nel 2010 dall’imprenditore polacco Boryszew e definitivamente chiusa due anni dopo, delocalizzando l’attività in Polonia.
“Ma è Francione, già dirigente FIAT, il principale responsabile della bancarotta che per noi è chiaramente fraudolenta – continua Lettieri -. Con la costituzione ufficiale di parte civile lo dimostreremo anche in tribunale. Lo diciamo poi alle istituzioni: chi ha distrutto posti di lavoro intascandosi milioni deve pagare anche per consentire ai lavoratori di creare nuove attività, come stiamo facendo con il progetto RiMaflow”.
Comitato lavoratori e lavoratrici ex Maflow
Trezzano sul Naviglio, 20 aprile 2017

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