È ORA DI PRENDERE SUL SERIO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E LA CRISI AMBIENTALE
Il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità rappresentano una minaccia globale. A causa della crisi economica, la crisi ecologica è passata in secondo piano, eppure la situazione diventa sempre più critica. Il potenziale collasso degli ecosistemi rischia di compromettere per sempre il nostro stile di vita. Ad agosto del 2013 avevamo già consumato più risorse di quelle che la Terra è in grado di rigenerare in un anno.
Non vi è più alcun dubbio sul fatto che il cambiamento climatico sia una conseguenza dell’attività umana, e sulle enormi ripercussioni a cui andiamo incontro se non interveniamo. Il pianeta è ormai prossimo al punto di non ritorno e, senza un ribaltamento drastico dei nostri modelli di consumo e di produzione, gli effetti devastanti del cambiamento climatico diventeranno irreversibili. Esistono, però, soluzioni che comporterebbero benefici economici, sociali e sanitari.
NORME EUROPEE PER CLIMA ED ENERGIA
Vogliamo una legislazione europea per clima ed energia coerente con il ruolo che l’Europa riveste nella lotta globale al cambiamento climatico, basata su sanzioni ed obiettivi giuridicamente vincolanti di riduzione delle emissioni, che assicurino il raggiungimento degli obiettivi climatici che ci siamo posti. Questi creerebbero incentivi verso la trasformazione sostenibile della nostra economia e potrebbero evitare le conseguenze pericolose del cambiamento climatico. Al prossimo summit dell’ONU sul clima (COP 21), che si terrà a Parigi nel 2015, è necessario trovare un accordo globale vincolante. Il tempo stringe e l’UE, insieme agli Stati membri, deve guidare i negoziati al fine di ottenere la sottoscrizione di impegni vincolanti da parte di tutti i partecipanti. Questo significa anche che l’UE deve alzare i propri obiettivi (ormai datati) di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2020 dal 20 al 30% rispetto ai livelli del 1990. Inoltre, deve anche darsi l’obiettivo di ridurre queste emissioni di almeno il 55%, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2030, con l’obiettivo di arrivare a una società a impatto zero entro il 2050.
Gli obiettivi legalmente vincolanti rimangono lo strumento più efficace per ridurre l’inquinamento e le pratiche inquinanti. Il sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS) va radicalmente riformato affinché divenga uno strumento realmente efficace. Finché questo non accadrà, i Verdi continueranno a chiedere l’introduzione di una “carbon floor pricing” a livello nazionale. Le istituzioni pubbliche, le imprese e, in particolare, il settore finanziario devono essere scoraggiati dall’investire in attività nocive per il clima. Bisogna porre fine ai sussidi e agli investimenti pubblici a sostegno delle fonti fossili. Vogliamo che si investa in reti energetiche europee che colleghino tra loro i vari centri di produzione di energia rinnovabile diffusi nel continente. Questo aumenterebbe la sicurezza energetica e abbatterebbe i costi.
Una politica energetica coerente – basata sul risparmio energetico, sull’efficienza e sulle rinnovabili – è l’unica maniera per arrivare a un’economia a impatto zero (basata esclusivamente sulle rinnovabili), o quasi entro, il 2050. Ulteriori obiettivi nazionali vincolanti in materia di efficienza energetica e rinnovabili sono dunque essenziali: il consumo energetico deve essere ridotto del 40% nei prossimi 15 anni e allo stesso modo, entro il 2030, il 45% del nostro consumo energetico dovrà provenire da fonti rinnovabili, esclusi i biocarburanti. Questo è necessario non solo per tenere al di sotto dei 2° l’innalzamento della temperatura globale rispetto ai livelli pre-industriali, ma anche per motivi economici, in quanto stimolerebbe l’attività economica, creerebbe nuovi posti di lavoro e ridurrebbe la dipendenza dell’Europa dall’importazione di combustibili fossili sempre più cari.
L’energia nucleare è costosa e pericolosa, e aumenta il rischio del diffondersi di armi nucleari. Non dovrebbe, dunque, giocare alcun ruolo nel mix energetico europeo . Per questo continueremo a ripetere quello che abbiamo sempre detto: ‘Nucleare? No grazie!’. E a ribadire il nostro impegno a eliminare l’energia nucleare dall’Europa assicurandoci che questo non risulti in un aumento delle emissioni di CO2. Gli impianti nucleari più a rischio vanno chiusi immediatamente, dobbiamo porre fine ai sussidi statali (diretti e indiretti) e insistere sul fatto che gli operatori esistenti si assumano la piena responsabilità in caso di danni o fuoriuscite causati da incidenti.
LA SOSTENIBILITÀ È LA CHIAVE
Bisogna mettere la sostenibilità alla base di tutte le principali decisioni economiche. Vogliamo che la difesa dell’ambiente e della biodiversità e lo sviluppo sostenibile diventino una priorità globale. Proponiamo la creazione di un’Organizzazione mondiale dell’ambiente, data dall’unione ed espansione del ruolo di varie agenzie delle Nazioni Unite già esistenti. Non possiamo misurare la qualità della vita solo in meri termini monetari: abbiamo bisogno di nuovi indicatori che completino ed estendano quello del Prodotto interno lordo (PIL), affinché la prosperità e il benessere siano valutati anche in termini di sostenibilità.
L’Europa dispone di un’ambiente naturale di straordinaria bellezza e diversità il cui valore non è monetizzabile. Noi Verdi sappiamo che sviluppo sostenibile significa anche gestire le risorse naturali in maniera responsabile, in modo da lasciare in eredità ai nostri figli ed ai nostri nipoti un pianeta abitabile. Stiamo vivendo ben al di là dei nostri mezzi. Stiamo consumando le risorse del pianeta a un ritmo non sostenibile e inquinando l’aria, la terra e l’acqua con sostanze nocive. Noi vogliamo ridurre la nostra impronta ecologica e il consumo di risorse, incoraggiando il riutilizzo, la riconversione e il riciclo dei beni al posto dell’attuale approccio usa-e-getta. L’obiettivo finale dovrebbe essere quello di creare un’economia “a ciclo chiuso”, in cui gli scarti non nocivi di un settore sono le risorse di un altro.
PRIORITÀ AL TRASPORTO VERDE
L’aviazione e il trasporto stradale sono fonti primarie di gas serra, inquinamento dell’aria ed acustico. L’attuale livello di combustibili fossili utilizzato dal settore dei trasporti non ha solo un impatto fortemente negativo sulla salute pubblica e sull’ambiente, ma rende anche l’UE dipendente dalle importazioni energetiche e la lascia in balia del crescere dei relativi costi. Dobbiamo incentivare l’uso di mezzi di trasporto più sostenibili e meno dannosi per l’ambiente come i corsi d’acqua sostenibili, le biciclette, i sistemi di trasporto pubblico-collettivo e il trasporto ferroviario. In particolar modo dobbiamo garantire una concorrenza equa tra i diversi sistemi di trasporto. A tal fine, chiediamo che siano realizzati gli snodi mancanti nel sistema ferroviario europeo, a livello sia regionale che continentale, affinché gli agglomerati urbani e regionali siano facilmente raggiungibili. I collegamenti ferroviari transnazionali già esistenti devono avere la priorità rispetto al trasporto stradale e aereo, in particolare per quello che riguarda il trasporto delle merci. Migliorare l’efficienza energetica delle automobili ridurrebbe le spese per carburante dei cittadini europei e migliorerebbe la qualità dell’aria. Vogliamo inoltre stimolare l’innovazione rendendo le auto elettriche, le biciclette elettriche, i tram ed i treni, basati su risorse rinnovabili, un’alternativa più attraente.
SALVAGUARDARE SALUTE E SICUREZZA
Insieme alle organizzazioni della società civile, i Verdi hanno combattuto numerose battaglie di successo in difesa della salute pubblica e dell’ambiente all’interno del Parlamento Europeo, modificando, per esempio, l’introduzione di norme di sicurezza riguardanti i pesticidi, i biocidi e altri prodotti chimici. Siamo favorevoli a una riduzione dell’inquinamento dell’aria, che è una delle cause principali di morte prematura nelle nostre società. Continueremo a batterci per ottenere maggiori controlli sugli scarti elettronici e pericolosi, sui residui di pesticidi e medicinali che finiscono nelle nostre falde acquifere e sugli strumenti di nanotecnologia utilizzati nell’industria cosmetica, farmaceutica, alimentare e dei biocidi. E anche per una riduzione della nostra esposizione a sostanze che influiscono negativamente sul nostro sistema ormonale.
Allo stesso modo, continueremo a portare avanti la nostra campagna contro la pratica dannosa e pericolosa dell’estrazione dei gas di scisto e di altri combusti fossili non convenzionali. Chiediamo dunque uno stop immediato alla pratica della fratturazione idraulica (fracking), che si basa sull’utilizzo di fluidi carichi di sostanze chimiche pericolose che vengono poi disperse nelle falde acquifere e nell’ambiente. Le perdite di metano provocate dal fracking accelerano ulteriormente il cambiamento climatico. Inoltre, i benefici economici derivanti da questa pratica sono stati enormemente esagerati: dopo il primo anno i tassi di produzione crollano drasticamente, causando cicli economici “boom-bust” nelle comunità locali interessate. Ci batteremo per creare regioni “libere dal fracking” in tutta Europa, sul modello di successo delle regioni “libere dagli OGM”.
CIBO NON CARBURANTE
Utilizzare il cibo per produrre carburante non rappresenta una risposta sostenibile alla crisi climatica, energetica e sociale. L’utilizzo dei raccolti come combustibile, unito alla speculazione finanziaria sui prodotti alimentari, ha aumentato il prezzo dei beni alimentari di base, inasprendo il problema del land grabbing e del cambiamento climatico, minacciando la sicurezza alimentare di milioni di persone nei paesi in via di sviluppo. Le foreste pluviali ad alto grado di biodiversità vengono disboscate e bruciate per far spazio alle piantagioni di olio di palma, utilizzato sia nell’industria alimentare che come carburante.
L’UE dovrebbe astenersi dall’incoraggiare queste pratiche, come l’utilizzo di terreni agricoli per la produzione di carburante. Dobbiamo abbandonare del tutto l’utilizzo di coltivazione alimentari per la produzione di carburante. L’Ue dovrebbe, invece, promuovere modelli di trasporto sostenibile, incoraggiando una maggiore efficienza energetica per le auto e la produzione di carburante da materiali di scarto.
CIBI MIGLIORI, VITE MIGLIORI
La nostra catena alimentare è disfunzionale. L’agricoltura industriale – basata sui pesticidi, le monoculture e l’uso eccessivo di antibiotici – continua a registrare enormi profitti a spese della nostra salute, dell’ambiente e degli animali. Il susseguirsi di scandali alimentari ha reso i consumatori sempre più diffidenti nei confronti della qualità e della provenienza di quello che mangiano.
Noi dei Verdi vogliamo promuovere cibo sostenibile, sano, gustoso, vario ed eticamente sostenibile, e non prodotto in serie ed insapore, con il solo obiettivo di fare bella figura sugli scaffali dei supermercati. Questo significa incoraggiare le reti di produzione locale, l’agricoltura biologica ed il commercio equo e solidale con i paesi in via di sviluppo. Abbiamo alle nostre spalle numerose battaglie di successo per un’etichettatura più trasparente che includa il paese di origine e i nano-ingredienti e continueremo a batterci per una trasparenza ancora maggiore. L’Europa getta via ogni anno 90 milioni di tonnellate di cibo, noi chiediamo una drastica riduzione degli scarti alimentari. La nostra “rivoluzione alimentare” mira, tra le altre cose, ad una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori e ad una maggiore partecipazione democratica ai processi decisionali che riguardano le politiche alimentari europee.
PROMUOVERE L’AGRICOLTURA VERDE
Oggi il Parlamento Europeo ha un ruolo di co-legislatore in materia di Politica agricola comune (PAC). È arrivato, dunque, il momento di rendere i nostri metodi di coltura intelligenti dal punto di vista climatico, sostenibili ed etici. Vogliamo degli agroecosistemi resilienti, biologicamente diversificati, sani e robusti che non si limitino ad adattarsi al cambiamento climatico ma contribuiscano a mitigarlo.
Vogliamo un sistema in cui i fondi pubblici siano distribuiti in maniera molto più equa di quanto non avvenga ora, a vantaggio anche dei piccoli agricoltori, della produzione di cibo biologico, degli agricoltori convenzionali che vogliono passare a metodi produttivi più sostenibili e della produzione e vendita a chilometro zero, al fine di avvicinare i coltivatori ai consumatori. I coltivatori meritano di essere pagati il giusto per i loro prodotti e non dovremmo permettere alle catene della grande distribuzione di spingere i costi al di sotto dei livelli sostenibili.
Dobbiamo incrementare la fertilità del suolo, ridurre drasticamente l’uso di pesticidi e fertilizzanti sintetici, eliminare i deleteri sussidi alle esportazioni e andare oltre l’agricoltura industriale intensiva. Continueremo la nostra campagna per l’accesso equo ai materiali di moltiplicazione delle piante, e contro la brevettazione di piante ed animali. Ci opponiamo a ogni tentativo ulteriore di privatizzazione dei semi e delle piante nel regolamento europeo sulle sementi e continueremo a batterci contro il monopolio delle imprese transnazionali sull’industria dei semi, che rende i coltivatori dipendenti da semi studiati appositamente per essere trattati con fertilizzanti e pesticidi chimici, impedendo così ai coltivatori di conservare e coltivare i propri semi e adattare le colture alle condizioni climatiche locali.
La perdita di biodiversità e l’uso eccessivo di pesticidi è all’origine della distruzione degli habitat e del declino della popolazione apicola e di altri insetti, con gravi danni per il naturale processo di impollinazione. Se vogliamo frutta e verdura di qualità, dobbiamo “give bees a chance” (dare un’opportunità alle api).
NO AGLI OGM
Da sempre i Verdi si oppongono alla presenza di organismi geneticamente modificati nel nostro cibo e nelle nostre colture e si battono per un’Europa libera dagli OGM. Continueremo a guidare la battaglia contro la coltivazione di OGM in Europa, contro il cibo geneticamente modificato e contro l’importazione di mangimi animali geneticamente modificati. Dobbiamo insistere sul diritto a legiferare autonomamente in fatto di OGM e imporre l’obbligo di segnalare l’uso di OGM sulle etichette dei prodotti. I consumatori europei hanno il diritto di sapere la natura e la provenienza del proprio cibo. Gli studi sugli OGM dovrebbero essere limitati alla valutazione del loro impatto ambientale, includendo i flussi genici e di contaminazione incrociata.
PIÙ PESCI NEL MARE
I Verdi hanno giocato un ruolo cruciale nell’includere maggiori criteri di sostenibilità nella Politica comune della pesca (PCP). L’abitudine a rigettare in mare le catture indesiderate causava un enorme spreco di cibo e di denaro, ma ora sarà ridotta. Siamo riusciti ad ottenere che le popolazioni ittiche siano gestite in maniera più responsabile e che le flotte pescherecce siano sottoposte a controlli più ferrei. Ora il consumatore può sapere non solo dove, ma anche come il pesce è stato pescato. Rimane ancora molto da fare per mettere in atto queste riforme e assicurarsi che non ci siano scappatoie legali. Continueremo a batterci per limitare la pratica estremamente inquinante dell’acquacoltura intensiva, e per un trattamento più equo della pesca locale e su piccola scala, dentro e fuori i confini dell’Europa.
PROTEZIONE ANIMALE
Siamo noti per il nostro impegno in difesa dei diritti degli animali, e i Verdi al Parlamento Europeo sono da sempre in prima fila nelle battaglie politiche e legali per offrire condizioni di vita migliori a tutti gli esseri senzienti. In particolare, bisogna subito superare il modello degli allevamenti intensivi, che si basa su di un terribile sfruttamento degli animali e sull’uso intensivo di antibiotici.
Abbiamo guidato la battaglia per bandire l’eccesiva sperimentazione animale e continueremo a farlo. Vogliamo ridurre drasticamente i tempi dei trasporti animali e porre fine all’esportazione di animali vivi. A livello internazionale, crediamo che l’UE debba assumere un ruolo più deciso nella lotta contro il traffico di animali selvatici, per la protezione dei mammiferi marini e per garantire il rispetto del bando all’importazione di prodotti derivati da foca. Siamo favorevoli alla messa al bando degli allevamenti di animali da pelliccia.
L’EUROPA NEL MONDO
L’UE si è spesso rivelata riluttante ad assumere un ruolo di primo piano nella politica internazionale, limitandosi più a reagire che ad agire e facendo spesso fatica a trovare una posizione comune. Noi vogliamo che l’Europa si faccia promotrice di una politica estera comune ispirata ai suoi valori fondanti, che affronti le cause strutturali della povertà e promuova la giustizia globale, la solidarietà, la pace e la difesa dei beni comuni. In un momento come questo, in cui mutano gli equilibri di potere, crescono le disuguaglianze e viene rimessa in discussione l’universalità dei diritti umani, rimanere passivi non è un’opzione.
Vogliamo che l’UE abbia una voce comune in materia di politica estera e di sicurezza, e salutiamo positivamente i progressi fatti in questo campo nella gestione dei rapporti con l’Iran e della questione Kosovo-Serbia. L’UE dovrebbe stringere rapporti stretti ed equi coi paesi del sud del mondo, con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze tra i paesi e al loro interno, per mezzo della cooperazione allo sviluppo. L’UE dovrebbe lavorare insieme ai suoi partner per trovare soluzioni comuni a problemi quali il cambiamento climatico, la proliferazione nucleare, i conflitti regionali e lo sfruttamento eccessivo di risorse naturali che avviene in molti paesi, soprattutto nel sud del mondo. Questa cooperazione, per essere credibile, deve avvenire su basi democratiche, trasparenti e ispirate a princìpi universali.
Vogliamo che l’UE sostenga la creazione di una governance globale multilaterale finalizzata a rafforzare e a riformare il ruolo dell’ONU, lo stato di diritto e la “responsibility to protect” (R2P). Consideriamo l’adozione da parte dell’ONU del concetto di “responsibility to protect” un importante passo avanti, ma l’UE dovrebbe impegnarsi per rafforzare ulteriormente le regole che ne determinano l’attuazione. L’UE dovrebbe sempre privilegiare la gestione civile dei conflitti. Negli ultimi anni la sicurezza energetica è diventata una delle priorità della politica estera europea. L’eccessiva dipendenza dell’UE dal gas e dal petrolio la rende facilmente corruttibile e rafforza il potere dei leader autocratici che gestiscono il flusso di idrocarburi verso l’Europa. Dobbiamo recidere questo legame tossico e pericoloso.
DIRITTI UMANI E SRADICAMENTO DELLA POVERTÀ
Su pressione dei Verdi è stato nominato un Rappresentante speciale per i diritti umani per dare maggiore visibilità alla politica di difesa dei diritti umani dell’Unione Europea. Chiediamo che le istituzioni UE applichino il rispetto dei diritti umani a tutti gli aspetti della propria politica estera, inclusa quella commerciale. È necessario che l’UE rispetti il suo impegno in materia di diritti umani ogniqualvolta un paese chiede aiuto per far fronte ad un disastro. Questo deve essere fatto sulla base di princìpi umanitari fondamentali: l’umanità, l’imparzialità, l’indipendenza e la neutralità. L’UE deve diventare più efficiente e più attiva nella difesa dello Stato di diritto, della libertà e dei diritti umani, inclusi i diritti socioeconomici ed ambientali, sia dentro che fuori i propri confini. In particolare, l’UE dovrebbe promuovere la creazione di una normativa legalmente vincolanti sulla responsabilità sociale delle aziende.
L’UE e gli Stati membri devono chiarire una volta per tutte il proprio ruolo e la propria complicità nell’uso delle detenzioni segrete e delle uccisioni extra-giudiziarie, e rendere conto delle violazioni dei diritti umani commesse all’interno del programma di “consegne speciali” (extraordinary renditions) della CIA. La “guerra al terrore” deve essere dichiarata formalmente conclusa. Tutti gli Stati membri dovrebbero ratificare gli emendamenti agli statuti della Corte Penale Internazionale, che permetterebbero di perseguire penalmente i Capi di Stato responsabili di guerre di aggressione.
L’Europa non ha fatto abbastanza per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), che includono la lotta alla fame e alla povertà estrema, al degrado ambientale e all’esclusione delle donne. Dobbiamo continuare a sostenere i nuovi e ambiziosi obiettivi di sostenibilità adottati alla conferenza Rio+20, in cui gli obiettivi dell’MDG e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU sono stati integrati per dare vita ad un’unica piattaforma ed è stata proposta una nuova serie di obiettivi per sradicare la povertà e promuovere lo sviluppo sostenibile a partire dal 2015. Sollecitiamo tutti gli Stati membri a rispettare il loro impegno a devolvere lo 0,7% del PIL agli aiuti allo sviluppo. Chiediamo inoltre che l’UE metta al centro della propria agenda per lo sviluppo la lotta alla corruzione, al riciclaggio di denaro, ai paradisi fiscali, ai flussi illeciti di capitale e ai regimi fiscali deleteri.
POLITICA DI SICUREZZA INTERNA
È necessario migliorare la cooperazione tra le varie autorità giudiziarie e forze di polizia, soprattutto nella lotta al terrorismo, al crimine organizzato, incluse le associazioni mafiose, ai crimini ambientali ed economici. Questo va fatto assicurandosi che non vengano stigmatizzati i migranti e le minoranze. Va altresì istituito un sistema di pesi e contrappesi per garantire che l’operato delle forze dell’ordine e dei servizi di intelligence sia proporzionato a quello che è necessario per garantire la sicurezza dei cittadini europei.
POLITICHE DI PACE
Quest’anno ricorre il centesimo anniversario dell’inizio della prima guerra mondiale. L’UE è nata per garantire la pace dopo una serie di guerre devastanti, e per sostituire al conflitto la cooperazione. I Verdi vogliono, dunque, che l’UE promuova attivamente la nonviolenza, la cultura del dialogo, la mediazione, la riconciliazione e la cooperazione. L’UE ha giocato e continua a giocare un ruolo importante nella prevenzione dei conflitti, nella risoluzione dei conflitti civili, nel disarmo, nel controllo delle armi e nella costruzione e nel mantenimento della pace. L’UE dovrebbe anche rafforzare il proprio ruolo umanitario, per esempio nell’allestimento di ospedali temporanei per alleviare la sofferenza dei civili in situazioni di conflitto. Il concetto di sicurezza umana deve diventare un pilastro della politica estera dell’UE. Crediamo anche che l’UE dovrebbe aiutare l’ONU a dotarsi di strumenti più efficace di distensione dei conflitti e, se necessario, portare alla pace. È necessario rafforzare il controllo del Parlamento Europeo sulle operazioni militari dell’UE, dando al Parlamento Europeo un ruolo decisionale.
I Verdi sono riusciti ad ottenere un incremento significativo dei fondi dedicati alla prevenzione dei conflitti per mezzo dell’introduzione dello Strumento di stabilità e pace europeo. Abbiamo anche sostenuto la creazione di un Corpo civile di pace europeo e di un Istituto per la pace. Ci opponiamo allo stanziamento di fondi europei per la ricerca militare, come per lo sviluppo di droni europei, e per l’uso dell’Europa come “magazzino” nucleare.
Continueremo a batterci per il disarmo nucleare sia a livello europeo che globale, e per la creazione di una zona libera da armi di distruzioni di massa in Medio Oriente. Chiediamo la messa al bando di armi come le munizioni a uranio impoverito e il fosforo bianco. Bisogna vietare alle banche, ai fondi pensione, alle compagnie assicuratrici e altre imprese del continente di investire in aziende che producono mine antiuomo e munizioni a frammentazione. Le esportazioni di armi europee, comprese le tecnologie per la sorveglianza, verso il Medio ed Estremo Oriente contribuiscono all’instabilità di quelle regioni. I Verdi vogliono ridurre questo tipo di commercio e vietare l’esportazione di armi verso paesi dove potrebbero essere usate per limitare la libertà di movimento e le proteste civili.
Gli omicidi mirati extraterritoriali al di fuori dei conflitti armati per mezzo di droni o altri mezzi hanno rotto gli argini della normativa esistente sullo Stato di diritto. Chiediamo dunque che l’UE si adoperi, assieme ad altri membri dell’ONU, per mettere al bando questo tipo di azioni e le classifichi come crimini in base al diritto umanitario e alle leggi internazionali in materia di diritti umani. Chiediamo anche lo stop immediato all’uso di sistemi bellici letali automatizzati.
POLITICHE DI ASILO E IMMIGRAZIONE
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) stima che nel 2013 gli sfollati nel mondo fossero circa 40.000.000, di cui quasi la metà sono rifugiati fuori dal loro paese. L’ONU stima che 200.000 di questi rifugiati hanno bisogno di essere reinsediati con urgenza ogni anno, ma solo la metà di questi riesce a trovare una nuova casa. Ancora più preoccupante è il fatto che solo 4.500 sono reinsediati in Europa (rispetto agli 80.000 per anno degli Stati Uniti).
Migliaia di persone muoiono lungo i confini esterni dell’Europa ogni anno, a causa di controlli sempre più severi e della difficoltà di entrare legalmente nell’UE. L’UE ha il dovere di assicurare che questa gente riceva un’adeguata protezione. Dobbiamo fare di più per creare un sistema di asilo che sia degno di questo nome. Questo ruolo non può essere lasciato all’Agenzia europea di sorveglianza delle frontiere, FRONTEX. Gli stessi Stati membri violano i diritti umani nel controllo delle proprie frontiere. Serve uno sforzo maggiore da parte dell’UE e degli Stati membri, un maggiore coordinamento nei “salvataggi in mare” e la creazione di vie d’ingresso sicure e legali, per esempio tramite i visti umanitari. Bisogna eliminare la normativa attuale (Regolamento di Dublino), che costringe i rifugiati a chiedere asilo nel primo paese d’ingresso nell’UE. Nell’elaborazione delle nostre relazioni internazionali e politiche commerciali e di sviluppo dovremmo affrontare i stessi problemi che costringono la gente ad emigrare. I Verdi hanno già combattuto una battaglia di successo per ottenere la creazione di un Programma comune di reinsediamento e di fondi per il reinsediamento d’emergenza di quei rifugiati che sono vittime di crisi umanitarie. Gli Stati membri devono sfruttare il più possibile questi fondi ed essere solidali, non solo l’un l’altro, ma anche nei confronti dei paesi vicini in difficoltà.
CAMBIAMENTO CLIMATICO
Per molti anni l’Unione Europea ha giocato un ruolo attivo nei negoziati internazionali sul clima. Da un po’ di tempo a questa parte, però, non è più così. Uno degli obiettivi principali di politica estera dei Verdi è far sì che l’Europa torni ad essere un attore di spicco nella battaglia contro il cambiamento climatico ed il degrado ambientale. Il cambiamento climatico sta già causando danni e sofferenze in tutto il mondo. Molte persone sono state costrette ad abbandonare le loro terre e a diventare rifugiati del clima a causa della desertificazione, dell’erosione del suolo, delle piogge pesanti o dell’incremento del livello dei mari. Per questo, chiediamo che il concetto di “rifugiato del clima” entri a far parte del diritto internazionale, e che l’UE ponga la questione delle migrazioni climatiche al centro delle sue politiche, sia all’estero che a casa propria. Vogliamo anche un maggiore impegno da parte dell’UE sul fronte della mitigazione ambientale e dell’adattamento climatico. I finanziamenti per il clima rappresentano un’opportunità chiave per i paesi in via di sviluppo e noi dei Verdi ci impegniamo a far rispettare all’UE le promesse fatte. Questi finanziamenti devono andarsi a sommare ai fondi che già vengono erogati per lo sviluppo, e non a sostituirli. Proponiamo inoltre l’integrazione delle politiche ambientali all’interno dei progetti per lo sviluppo, al fine di promuovere una strategia concreta per la mitigazione ambientale e l’adattamento climatico.
PER UNA POLITICA COERENTE DI VICINATO E DI ALLARGAMENTO
I Verdi continuano a sostenere il processo di allargamento dell’UE. L’UE dovrebbe essere aperta a nuovi membri, purché questi soddisfino i criteri necessari. I Verdi sono a favore di un futuro accesso all’Ue di tutti i paesi dei Balcani Occidentali, e chiedono di accelerare i negoziati con la Turchia, che devono essere gestiti in maniera equa. L’Europa deve impegnarsi a rafforzare la stabilità e la democrazia nei paesi con i quali confina. I Verdi propongono di rafforzare il Partenariato orientale e, in particolare, il legame con paesi come l’Ucraina, la Georgia e la Moldova. Tale rapporto deve, però, essere basato sulla trasparenza e sul rispetto dei nostri princìpi fondanti.
L’UE dovrebbe collaborare con la società civile, garantendo asilo politico e sostegno a chi si batte per la libertà e la democrazia e offrendo borse di studio ai giovani dei paesi vicini. Vogliamo che l’UE si batta per una trasformazione del Mediterraneo e dell’Europa dell’Est e sostenga i tentativi di riforma fatti da questi paesi. Infine, l’UE dovrebbe rafforzare i suoi partenariati con le altre organizzazioni regionali in Africa, Asia e America Latina.
PER UNA POLITICA COMMERCIALE EQUA
In ambito commerciale, l’UE è una potenza globale. Il Parlamento Europeo gioca un ruolo importante nei rapporti commerciali dell’UE, in quanto può utilizzare il diritto di veto sugli accordi commerciali, come è successo con l’ACTA, ma chiediamo maggiore trasparenza nei negoziati e una maggiore cooperazione tra il Parlamento Europeo e i parlamenti nazionali su questo tema. Noi dei Verdi siamo favorevoli alla creazione di un ordine commerciale multilaterale, ma il commercio dovrebbe sostenere – e non ostacolare – lo sviluppo dei paesi più poveri e la transizione verso un modello di sviluppo verde, sociale, equo e democratico. Questo vuol dire anche aprire il mercato europeo ai paesi meno sviluppati e riformare in maniera sostanziale l’OMC affinché promuova gli interessi dei paesi in via di sviluppo e anteporre i diritti umani, sociali ed ambientali alle regole commerciali. Il commercio deve essere equo e non deve minacciare il modello sociale europeo.
Attualmente, l’UE sta negoziando vari accordi commerciali bilaterali, primo fra tutti il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP) con gli Stati Uniti. I Verdi contestano la mancanza di trasparenza di questi negoziati, che riguardano rilevanti questioni democratiche. Chiediamo che i nostri standard ambientali, sanitari, agricoli e alimentari, in materia di diritti dei lavoratori e dei consumatori, interesse pubblico e protezione dati, vengano non solo salvaguardati, ma anche rafforzati al fine di mettere in atto il Green New Deal. Ci opponiamo all’idea che i prodotti biotecnologici o finanziari e tossici venduti negli Stati Uniti, siano automaticamente approvati per la vendita nell’UE. Vogliamo che siano fissati dei paletti chiari per contrastare qualunque tentativo di indebolire la normativa europea. Ci rifiutiamo di accettare che le imprese transazionali, attraverso l’inclusione della clausola ISDS nell’accordo, acquisiscano il diritto di citare in giudizio governi democraticamente eletti al fine di proteggere i propri interessi da eventuali leggi in materia sociale. Ci mobiliteremo contro qualunque accordo commerciale che non rispetti questi princìpi di base, e per questo ci opponiamo al TTIP nella sua forma attuale.
PER UNA DEMOCRAZIA PIÙ FORTE
La risposta alla crisi è più, e non meno, democrazia. Strutture come quella della Troika sono fondamentalmente antidemocratiche. Noi crediamo che una maggiore partecipazione popolare, responsabilità e trasparenza siano fondamentali se vogliamo ridare legittimità alla futura cooperazione europea. A tal fine, stiamo lavorando per ottenere una maggiore trasparenza lungo tutto il processo decisionale, a partire dalla Commissione, attraverso le altre istituzioni Ue, fino ai governi nazionali. Soprattutto, stiamo lavorando per il diritto dei cittadini a determinare il futuro dell’Unione, dandogli maggiore opportunità di scegliere nel processo legislativo.
SENZA UGUAGLIANZA DI GENERE NON C’È DEMOCRAZIA
Democrazia di genere significa che le donne sono parte della vita pubblica delle nostre società e partecipano alle decisioni prese in ambito istituzionale e aziendale al pari degli uomini. Crediamo che l’UE dovrebbe porre maggiore attenzione alle questioni di genere a tutti i livelli. Sosteniamo gli sforzi della Commissione per introdurre le quote di genere legalmente vincolanti in tutti i consigli d’amministrazione. Ai ritmi attuali, però, ci vorranno almeno cinquant’anni prima che il 40% di tutti i membri dei consigli d’amministrazione delle aziende europee sia composto da donne e per questo motivo chiediamo l’introduzione di quote di genere tali per raggiungere questo obiettivo entro il 2020.
Ai fini di ottenere una reale uguaglianza, crediamo che l’UE debba adottare un approccio più comprensivo nei confronti della violenza di genere, includendo nella legislazione UE, in forma di direttiva, misure finalizzate alla prevenzione della violenza di genere e basate sulla protezione, il perseguimento, l’assistenza e il partenariato. La Convezione europea dei diritti dell’uomo impone a tutti gli Stati membri di definire lo stupro e la violenza sessuale contro le donne, nell’ambito del matrimonio o di un rapporto intimo informale, come un crimine.
METTERE I CITTADINI AL CENTRO DEL PROCESSO DECISIONALE
Vogliamo rafforzare la capacità dei cittadini di influenzare le decisioni politiche prese a livello europeo. Vogliamo una democrazia più partecipativa. I Verdi hanno contribuito a introdurre l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE), che permette ai cittadini dell’UE di chiedere alla Commissione Europea di fare proposte legislative. Ora è arrivato il momento di fare il passo successivo, allargando il raggio d’azione dell’ICE e trasformandolo in uno strumento più efficace e semplice da utilizzare. Vogliamo anche introdurre uno strumento legale per creare un referendum a livello europeo.
Nel caso in cui i cittadini di uno Stato membro vengano privati dei loro diritti e non abbiano la possibilità di appellarsi alle istituzioni giudiziarie di quel paese, dovrebbero avere il diritto di presentare un’azione collettiva alla Corte Europea di Giustizia. Continueremo a batterci con forza contro tutte le lobby che ancora dominano i processi decisionali europei, come quella dell’industria agrochimica o quella dell’industria dei semi. Vogliamo una “democrazia alimentare”, in cui i cittadini siano in controllo di quello che mangiano e possano dar vita a sistemi di produzione e distribuzione alimentari equi e sostenibili.
RAFFORZARE IL RUOLO DEI PARLAMENTI
Scegliendo i membri del Parlamento Europeo, i cittadini possono dire la loro su come dovranno essere affrontate molte questioni chiave dei nostri tempi: dal cambiamento climatico alla regolamentazione finanziaria, dalle politiche di immigrazione alla disoccupazione giovanile. Noi vogliamo dare al Parlamento Europeo un ruolo più importante, in particolare nella gestione della crisi e nelle decisioni di politica economica. Il Parlamento dovrebbe, quindi, avere capacità di co-decisione sulle priorità delle politiche economiche. Vogliamo abbassare l’età minima per votare nelle elezioni per il Parlamento Europeo a 16 anni ed introdurre liste di candidati transnazionali.
La crescente influenza concessa al Parlamento in base al Trattato di Lisbona dovrà essere esercitata in maniera responsabile e libera dagli interessi delle lobby. Allo stesso tempo, è necessario rendere più trasparente e responsabile anche il Consiglio dell’Unione Europea, per esempio rendendo pubblici tutti i risultati delle votazioni.
Al fine di creare uno spazio di dibattito europeo più vasto e aperto, è necessario che i parlamenti nazionali si assumano l’impegno di esercitare un maggiore controllo sulle azioni dei propri governi negli affari europei. Vogliamo anche ampliare gli strumenti a disposizione dei parlamenti nazionali nel caso in cui l’UE ecceda i propri poteri o non rispetti il principio di sussidiarietà. I parlamenti nazionali dovrebbero, inoltre, avere più canali di cooperazione diretta col Parlamento Europeo. A tutti i livelli di governance – locale, regionale, nazionale ed europea – chiediamo un rafforzamento delle sinergie per poter articolare e implementare meglio le politiche europee all’interno delle realtà regionali e territoriali.
COMBATTERE LA CORRUZIONE E LA FRODE
L’UE ha bisogno di una politica anticorruzione più forte e di strumenti più efficaci contro il crimine organizzato, non solo per rafforzare la democrazia e lo Stato di diritto, ma anche per rafforzare l’economia europea. I rapporti illeciti e corrotti dei funzionari o dei parlamentari europei con i lobbisti devono essere severamente puniti. Le grandi imprese esercitano ancora un’influenza eccessiva all’interno della Commissione. Nonostante le promesse di cambiamento, l’80% degli stakeholder nominati dalla Commissione rappresenta ancora interessi corporativi e di settore. I Verdi sostengono l’introduzione di leggi che affrontino il problema della “porta girevole” (revolving door), secondo il quale i burocrati e i politici europei di alto livello, a fine mandato, vanno a lavorare per le stesse organizzazioni private che prima avevano il dovere di regolamentare. Al fine di salvaguardare la democrazia dalla corruzione, chiediamo maggiore trasparenza in merito al finanziamento dei partiti, dei candidati e delle campagne elettorali. Vogliamo dotare la Corte di giustizia europea e la Corte dei conti di strumenti efficaci per controllare come vengono spese le risorse europee e per combattere la corruzione all’interno delle istituzioni europee e, nei casi più gravi, anche all’interno degli Stati membri.
PIÙ RISORSE PER IL BILANCIO EUROPEO
È necessario che il bilancio europeo venga aumentato e che sia finanziato in maniera molto più autonoma di ora, per esempio per mezzo di una carbon tax e/o di un’imposta sull’energia per ridurre la sua dipendenza dai contributi nazionali. Troppo spesso nei negoziati tra governi viene trascurato l’interesse comune, come è stato per i negoziati sul bilancio del 2013, da cui non è fuoriuscita alcuna soluzione concreta alla crisi. I Verdi sono impegnati da tempo in una dura battaglia per rendere più responsabile e trasparente il processo di elaborazione del bilancio. Vogliamo anche rendere il processo più partecipativo: i cittadini dovrebbero avere il diritto di aderire a iniziative pilota da sottoporre alla commissione bilancio del Parlamento Europeo.
UNA CARTA DEI DIRITTI DIGITALI
I Verdi nel Parlamento Europeo sono in prima fila nella battaglia per i diritti digitali. Abbiamo contribuito ad affossare l’”Accordo commerciale anticontraffazione” (ACTA) e ci stiamo battendo per la protezione dei dati personali, per il diritto alla privacy e per la difesa della neutralità della rete. Ora è arrivato il momento di agire per difendere i cittadini europei e la rete dall’intensa sorveglianza privata e governativa, e di salvaguardare i diritti fondamentali dei cittadini nell’era digitale. I dati personali appartengono ai singoli cittadini, non alle aziende o ai governi. La privacy deve essere rispettata. La legge sulla conservazione dei dati, che obbliga le aziende delle telecomunicazioni a conservare le informazioni relative alle chiamate dei cittadini, è un errore e va abolita. I governi devono rispettare le proprie leggi. La difesa della sicurezza nazionale è importante, ma non si possono scavalcare le libertà civili e personali. I governi devono impegnarsi affinché le agenzie di sicurezza nazionale lavorino nell’interesse della libertà di tutti i cittadini.
DIFENDERE LO STATO DI DIRITTO
L’Unione Europea si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e dei diritti umani. Sui diritti umani i Verdi non sono disposti a trattare. Il pluralismo, la non discriminazione, la tolleranza, la giustizia, la solidarietà e l’uguaglianza tra uomini e donne predominano. Le donne sono drammaticamente sottorappresentate all’interno delle istituzioni europee, ed in molti Stati membri molte persone sono ancora discriminate per le ragioni più varie. Noi continueremo a batterci contro questa ingiustizia, per l’introduzione di politiche anti-discriminazione e per la trasformazione delle direttive anti-discriminazione in una “direttiva sulla parità” a tutti gli effetti.
Se vogliamo preservare i nostri diritti democratici, dobbiamo preservare l’integrità dello stato diritto sia a livello europeo che nazionale. L’UE ha bisogno di strumenti adeguati per monitorare e sanzionare quegli Stati membri che vìolano i nostri valori. È per questo che siamo stati in prima fila nella battaglia per la creazione della “Commissione di Copenaghen”, in linea con i trattati europei e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, per garantire che i criteri democratici, richiesti agli Stati che fanno domanda di adesione all’UE, non vengano successivamente ritratti una volta ottenuta l’adesione, per cedere nuovamente il posto all’autoritarismo e al clientelismo.
Le garanzie presenti sulla Carta dei diritti fondamentali dell’UE dovrebbero essere realizzate a pieno nella nostra vita di tutti i giorni. I diritti sessuali e riproduttivi sono elementi essenziali della dignità umani. I Verdi difendono il diritto dei cittadini all’autodeterminazione dei propri corpi.
UNA RIFORMA VERDE E DEMOCRATICA DELL’UE
Il processo di costruzione democratica non è mai compiuto. Se vogliamo essere in grado di affrontare le sfide del cambiamento climatico e della globalizzazione, è necessario migliorare il nostro processo decisionale comune. I Verdi Europei sono convinti che l’attuale assetto istituzionale dell’UE non sia all’altezza delle sfide che deve affrontare. Gli sviluppi in seno all’eurozona e la creazione dell’unione bancaria richiedono una trasformazione democratica adeguata per rafforzare la legittimità, la trasparenza e l’efficienza del processo decisionale in seno alle istituzioni europee. I Verdi propongono una modifica delle competenze a tutti i livelli della governance UE. Questo vuol dire, per esempio, che l’UE dovrebbe avere alcune competenze anche sulle politiche fiscali e sociali e che il Parlamento Europeo dovrebbe avere il ruolo di co-legislatore.
Le nostre proposte per una maggiore democrazia, trasparenza e responsabilità a livello europeo richiedono riforme chiare nel meccanismo di funzionamento dell’UE. Il Parlamento Europeo dovrebbe avere il diritto di avanzare proposte di legge. L’Europa non può essere ostaggio delle iniziative limitate dei capi di Stato e di governo, che non fanno altro che aumentare il controllo tecnocratico. Tanto per fare un esempio: il Parlamento Europeo vuole poter scegliere la propria sede e porre fine al circo itinerante tra Bruxelles e Strasburgo. I Verdi, come la maggior parte dei cittadini europei, sono d’accordo. Il ruolo di co-legislatore dovrebbe essere potenziato, e il diritto di veto degli Stati nazionali dovrebbe essere ridotto. Allo stesso tempo, su alcune questioni i cittadini dovrebbero avere più voce in capitolo.
Il mandato e le responsabilità di quelle istituzioni europee che rappresentano le autorità locali e regionali, gli attori socioeconomici e la società civile dovrebbero essere rafforzati. Per questo chiediamo che venga indetta una convention democratica, con una forte partecipazione del parlamento e della società civile e ispirata ai princìpi della trasparenza e della democrazia, o un’assemblea costituente, per decidere il futuro dell’integrazione europea. I cittadini europei dovrebbero avere il diritto a decidere il futuro dell’Europa e avere l’ultima parola a questo riguardo, per mezzo di un referendum europeo.
Carta sottoscritta da:
Die Grünen, Ecolo, Groen, Zelena Partija Bulgaria, Zelenite, Cyprus Green Party, Strana Zelenych, Socialistisk Folkeparti / SF, Eestimaa Rohelised, Vihreät - De Gröna, Europe Ecologie - Les Verts, Bündnis 90/Die Grünen, Ecologoi-Prasinoi, Lehet Más a Politika / LMP, Zöld Baloldal, Comhaontas Glas, Federazione dei Verdi, Latvijas Zala Partija / LZP, Déi Gréng / Les Verts / Die Grünen, Alternattiva Demokratika – the Green Party, GroenLinks, De Groenen, Zieloni, Partido Ecologista – Os Verdes, Partidul Verde, Strana Zelenych, Stranka mladih - Zeleni Evrope, Iniciativa per Catalunya Verds / ICV, EQUO, Miljöpartiet de gröna, Green Party of England and Wales, Scottish Green Party