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sabato 16 agosto 2025

FERRAGOSTO A PALAZZO MARINO 2025 foto e video

 FERRAGOSTO A PALAZZO MARINO

Dai social web cs Cantiere e altri 

Video focus quimilano 

Oggi abbiamo attraversato il centro della città, segregato dalle zone rosse e mangiato da turismo selvaggio e speculazione.

La lotta per la casa non va in vacanza, in tropp3 non possiamo permettercelo. 

I vari Catella, Oggioni e Tancredi normalmente potrebbero eccome, ma quest'anno sono a Milano con noi.

Ironia della sorte, magari quest'estate capiranno che deserto hanno creato.

La loro Milano del lusso è costruita sul'espulsione della povertà. 

La rigenerazione urbana è gentrificazione.

Non vogliamo la Milano delle week e del bosco verticale/orizzontale/obliquo. 

Vogliamo una Milano che da casa a chi ne ha bisogno. Una Milano solidale e che dia una vita degna a tutt3.

Per questo abbiamo commemorato, alla fontana di piazza castello, le vittime dell'ennesima strage nel mediterraneo. 

I nostri cuori sono con chi è sopravvissut3.


SMS Spazio di Mutuo Soccorso Coordinamento Dei Collettivi Studenteschi

Video intervento all'arrivo del corteo a palazzo Marino 







































venerdì 6 dicembre 2024

MILANO: PROCESSO “ROBIN HOOD”. CADE IN APPELLO L’ACCUSA DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E NOTEVOLE RIDUZIONE DI PENA PER COMPAGNE-I DI GIAMBELLINO E LORENTEGGIO

 dal fb dell'avvocato Eugenio Losco


75 indagati, 49 imputazioni, migliaia di intercettazioni, pedinamenti. Nomi e cognomi degli arrestati sbandierati ai quattro venti. I vertici della Procura in conferenza stampa. Il Comitato abitanti Giambellino e Lorenteggio descritto dal GIP come un’associazione per delinquere, responsabile di “un gravissimo danno alle numerosissime e realmente bisognose famiglie che da anni attendono, nel rispetto della legalità, l’assegnazione di un alloggio popolare”.
In primo grado, condanne pesantissime. Oggi tutti assolti dal reato associativo, dalle resistenze aggravate, praticamente da tutte le occupazioni conteste.
Dopo sei anni, la sentenza della Corte di appello restituisce almeno un frammento di verità: non ci fu alcuna associazione per delinquere, solo una rete di solidarietà in un quartiere tra i poveri della città più ricca d’Italia.
Bene. Però intanto il Comitato non esiste più e non esiste più la mensa popolare, il dopo scuola, l’ambulatorio popolare, la scuola di calcio e di teatro.
Quello che resta, irrisolto, è il problema abitativo e le famiglie in attesa di una casa sono ancora in attesa.
Eugenio Losco e Mauro Straini


per approfondire

https://www.radiondadurto.org/2024/12/06/milano-processo-robin-hood-cade-in-appello-laccusa-di-associazione-a-delinquere-e-notevole-riduzione-di-pena-per-compagne-i-di-giambellino-e-lorenteggio/?fbclid=IwY2xjawHADrhleHRuA2FlbQIxMQABHXZvWiJjcD5ltIT-N77qX79eV38kxLn1qRcjwnPAsEqJ38aCnQFXLHduew_aem_2TGBpsy8ltgg2a6WSpuUDg

martedì 6 agosto 2024

Milano 6.8.2024 Sgombero casa loca. Assemblea h.18

 Oggi 6 agosto 2024 la polizia si è presentata in forze a imporre lo sgombero di CasaLoca, facendo seguito a una denuncia della proprietà, la Lambda S.R.L., facente parte del gioco di scatole cinesi del blocco di potere economico della Pirelli, del gruppo Prelios e delle aziende collegate: i padroni del quartiere Bicocca, alla periferia di Milano. Si cerca così di porre fine a un'esperienza ventennale di occupazione e autogestione nata sulla scorta della solidarietà internazionalista, dell'autorganizzazione studentesca e delle lotte per i diritti delle e dei migranti. Centinaia di persone hanno materialmente abitato questi spazi oggi invasi da decine di digotti, migliaia li hanno attraversati per i concerti, i progetti e le assemblee. La vicinanza con l'università Bicocca ha fatto sì che lo spazio fosse da sempre punto di riferimento per studentesse, studenti e personale dell'università stessa, in un quartiere di antica estrazione operaia. La storia di CasaLoca è tutt'uno con quella ancora più antica di Ya Basta! Milano e in generale con l'ondata di lotte scaturite all'epoca dei forum sociali e della sanguinosa repressione di Genova 2001. La storia di CasaLoca è tutt'uno con quella di chi ha sperimentato a Milano e nella metropoli diffusa forme di aggregazione dal basso che resistessero al nemico comune, il capitalismo, e alle sue manifestazioni di tutte le risme.

Le compagne e i compagni ci scuseranno per la concitazione con cui escono queste righe, stiamo portando fuori le cose essenziali e lo stabile è pieno di polizia. Intanto convochiamo una prima assemblea pubblica oggi 6 agosto alle 18 nei giardinetti di viale Sarca antistanti a CasaLoca, per aggiornare sulla situazione e discutere il da farsi.

Forza, coraggio e resistenza, un altro mondo è ancora possibile e soprattutto necessario!

Centro Sociale CasaLoca

Associazione Ya Basta! Milano

Sgombero Casa Loca: solidarietà alle e agli attivisti

Apprendiamo dello sgombero del centro sociale Casa Loca, storico presidio di socialità e solidarietà nel quartiere bicocca.

Fa rabbia constatare come si sia aspettato agosto per procedere, con la città e il quartiere svuotato da attivisti, studenti della vicina università e semplici cittadini che normalmente abitano e attraversano lo spazio.

Mentre Bicocca continua a popolarsi di studentati esclusivi, oggi perde un presidio che da più di vent'anni assicurava una mensa sociale e un pensionato universitario, oltre a iniziative culturali e intellettuali di tutto rilievo.

Solidarietà alle attiviste e agli attivisti,


Tommaso Gorini,

Francesca Cucchiara

Consiglieri comunali di Milano Europa Verde Sala Sindaco


ROSATI (AVS): «Lo sgombero di CasaLoca di questa mattina risponde a una logica repressiva e fintamente legalitaria. Lo sgombero come unica soluzione a problemi che richiederebbero politiche differenti, in una città sempre più escludente e discriminante»

Questa mattina la polizia si è presentata in forze per sgomberare il centro sociale CasaLoca, dopo una denuncia della proprietà, la Lambda srl, società gruppo Prelios (ex Pirelli RE).

Con lo sgombero di oggi si vuole mettere fine a un'esperienza ventennale di autogestione nata sulla scorta della solidarietà internazionalista, dell'autorganizzazione studentesca e delle lotte per i diritti delle e dei migranti.

Sulla vicenda prende posizione il consigliere regionale di Alleanza Verdi Sinistra, 

Onorio Rosati.

«Come ogni agosto, puntuali, arrivano gli sgomberi. La logica è sempre la stessa: la via repressiva e fintamente legalitaria come unica soluzione a problemi che richiederebbero pensieri e politiche differenti e che riguardano l’assenza di spazi sociali autogestiti, accessibili a tutti e tutte, in una Milano sempre più escludente e discriminante nei confronti di tutti coloro che non si adeguano al pensiero unico».

La storia di CasaLoca è tutt'uno con quella ancora più antica di Ya Basta! Milano e in generale con l'ondata di lotte scaturite all'epoca del Forum sociale di Genova 2001.

Alle 18 è convocata una prima assemblea pubblica nei giardinetti di viale Sarca antistanti CasaLoca, per aggiornare della situazione e decidere il da farsi.












domenica 23 giugno 2024

Salis: 𝗣𝗮𝗿𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝘀𝗲 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗮𝗿𝗶, 𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶, 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗯𝗶𝘁𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮

 𝗣𝗮𝗿𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝘀𝗲 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗮𝗿𝗶, 𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶, 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗯𝗶𝘁𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮.​​​​​​​

Dai social dell' Eurodeputata Ilaria Salis 



Come promesso, veniamo alla situazione milanese e lasciamo parlare subito alcuni dati, che sono di per sé sufficientemente eloquenti.

A Milano le case popolari sfitte sono più di 12mila, di cui oltre 5mila appartengono a ERP (gestite da MM) e più di 7mila ad ALER - in tutta la Città Metropolitana arrivano a quota 15mila. 

Gli alloggi non allocati di ERP rappresentano il 19,5% delle circa 27mila case popolari gestite dall’ente comunale, mentre quelli di ALER il 21,7% delle 32.022 in capo all’ente regionale (dati Confedilizia, sett. 2023).

Dunque, un quinto (!) delle case popolari non è assegnato.

Eppure non sono affatto poche le persone che hanno bisogno di una casa popolare, in Italia ci sono quasi un milione di persone che non riescono a pagare l'affitto. Per quanto riguarda Milano, dalla somma delle graduatorie di ALER e ERP risulta che a fine 2023 erano in lista d’attesa oltre 10mila famiglie (Sole 24 ore, giugno 2024).

Di queste, sono in tante ad attendere a lungo – spesso invano – l’assegnazione, che potrebbe non arrivare mai pur soddisfacendo tutti i requisiti. Nell'ultimo triennio, di fronte a 5.894 assegnazioni di alloggi permanenti previste dalle due aziende, le abitazioni effettivamente assegnate sono state meno della metà, ovvero 2.818.  (dati SICET, aprile 2024) 


Davvero è tutta colpa degli occupanti?


Innanzitutto, si sappia che le case occupate – circa tremila (dati Confedilizia, sett. 2023)​​​​​​​ – rappresentano solo una piccola parte delle case sfitte, un numero di gran lunga inferiore a quello di abitazioni lasciate vuote. L'abbandono è letteralmente ovunque. Tutti abbiamo gli occhi per vedere, ma non tutti hanno l’onestà intellettuale di ammettere questa verità, triste e scomoda per chi è incaricato di gestire l'edilizia pubblica.   

Quando viene occupata una casa non assegnata, che generalmente si trova in condizioni fatiscenti ed è abbandonata da anni, l’accusa di sottrarre il posto ad una persona in lista d’attesa semplicemente non regge. Chi entra in una casa disabitata prende senza togliere a nessuno, se non al degrado, al racket o ai palazzinari. Affermare il contrario, è bassa retorica politica volta a mettere gli uni contro gli altri, affinché nulla cambi.

Qualsiasi abitante di un quartiere popolare di Milano sa benissimo che a seguito di uno sgombero non avviene mai una riassegnazione. Le case vengono chiuse, murate e lamierate, alle volte sono anche distrutte dagli addetti agli sgomberi. Di regola, fanno il deserto e lo chiamano legalità.

Dunque, incolpare gli occupanti per il dissesto dell'edilizia popolare pubblica sottolinea o la malafede di chi ben conosce il vuoto pneumatico delle politiche sull'abitare, l’incompetenza degli enti gestori e la speculazione sul mattone, o l'ignoranza abissale di chi non ha mai messo i piedi fuori dalla circonvallazione.

Delle due, francamente non so quale sia peggio.

Vivere in una casa occupata non è una svolta, non è qualcosa da "furbetti".

E' logorante. Ti fa vivere quotidianamente nella paura che ti vengano a svegliare e ti buttino fuori di casa, o di ritrovare tutte le tue cose sul marciapiede al ritorno dal lavoro, sempre che le ritrovi. Occupare vuol dire entrare in una casa abbandonata, murata, coi sanitari rotti e i buchi nelle pareti, lasciata al degrado anziché essere assegnata. Essere occupante vuol dire abitare questo spazio precario e faticosamente trasformarlo in un luogo che si possa chiamare casa, cercando di sistemarlo coi pochi mezzi a disposizione che si hanno.

Con l'introduzione dell' art.5 del decreto Lupi (2014), un occupante non può più avere né l'allaccio alle utenze (acqua, luce, gas), né la residenza e i diritti ad essa legati - ad es. il medico di base, l'accesso a un nido pubblico vicino a casa per i bimbi, l'iscrizione ai centri per l'impiego. Inoltre, alle persone non italiane viene così impedito di maturare i requisiti per ottenere la cittadinanza e anche il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno è ostacolato.

Essere occupante è uno stigma sociale, vuol dire essere trattati come criminali per aver cercato di vivere in modo dignitoso. Mettetevelo in testa, nessun occupante vuole essere occupante. 

In questo contesto di strutturale emergenza abitativa, i movimenti di lotta per la casa agiscono per aiutare il prossimo, con costanza e dedizione, senza scopo di lucro, perché il valore che li anima e guida è la solidarietà.

Aiutano individui e famiglie in stato di forte bisogno e recuperano luoghi abbandonati da anni, ristrutturandoli e rivalorizzandoli.

Promuovono la diffusione di una cultura della partecipazione, del rispetto e del mutuo aiuto.

Sono in prima linea a scontrarsi con il racket che specula sulla povertà, così come a prendersi le denunce quando si tratta di difendersi dalla violenza degli sgomberi.

Non mi stancherò mai di dirlo: tali movimenti rappresentano un baluardo di resistenza contro la barbarie della nostra società, ed è da qui che dobbiamo ripartire.  


"Però occupare è illegale..."


Il concetto di legalità, nella sua versione più rozza e strumentale, diventa spesso il buco nero dove collassano i discorsi pubblici sulle grandi questioni sociali che riguardano le classi popolari e i giovani, come l’emergenza casa. D’altro canto, si sente parlare molto poco di legittimità. 

La legittimità riguarda la giustificazione etica, morale e politica dell'azione. Come ci insegna la Storia, non sempre le azioni legittime sono necessariamente anche legali in quel dato momento – ma in una società sana possono diventarlo successivamente. Spesso, infatti, sono proprio azioni oltre la Legge a spingere la Legge stessa a mutare, a modificarsi in meglio, prendendo in considerazione le istanze di bisogno e desiderio che vengono poste dai gruppi subalterni.  

Il movimento di lotta per la casa ha sempre agito con la forza della legittimità data dal semplice principio che tutte e tutti dobbiamo avere un tetto sulla testa. 

Questo è il nocciolo della questione, l'argomento su cui tutti siamo chiamati ad esprimerci e a decidere cosa vogliamo collettivamente.

Vi piaccia o meno, c’è chi continuerà a lottare in nome di tale principio, richiamandosi alle lotte del passato ed entrando in contatto con quelle del futuro.


lunedì 10 luglio 2023

Corteo per il diritto alla casa Milano 8 luglio 2023

 Riceviamo e volentieri pubblichiamo

🛑📢 BASTA SFRATTI, BASTA SGOMBERI, LA CASA È UN DIRITTO DI TUTTE E TUTTI!




















Centinaia di persone in Via Padova per dire basta agli sgomberi e agli sfratti in corso per tutta la città operati contro famiglie a basso reddito e lavoratori essenziali. 

Via Siusi sgomberata ad aprile, Fra Castoro e Via Esterle sotto sgombero, come tante altre realtà sociali metropolitane come il Lambretta od occupazioni abitative come lo Spazio Mutuo Soccorso sono minacciate da una spirale repressiva che in città sta attaccando chi prima, dopo e durante la pandemia ha risposto ai bisogni degli ultimi. Di poche settimane fa lo sgombero della Baronata. Qualche mese fa lo sgombero a Cinisello Balsamo dello Spazio 20092. 

Chi è escluso e vive ai margini riesce a trovare una risposta concreta ai propri bisogni solo grazie a queste esperienze di mutualismo e di solidarietà attiva che provvedono a rispondere ad esigenze vitali come la casa e l'accesso a beni primari. 

Oggi queste persone si trovano di nuovo punto e a capo o nell'occhio del ciclone perché il servizio pubblico non permette loro di trovare soluzioni alternative in una Milano in cui abitare e trovare una casa o un posto letto è ormai diventata una missione impossibile per via dei costi folli e del caro affitti. 

Nella città metropolitana più cara d'Italia al posto di valorizzare queste esperienze di co-progettazione dal basso dall'inestimabile importanza comunitaria si preferisce ancora una volta criminalizzare chi si occupa di loro, piuttosto di riconoscere che è l'unica opportunità per tante e tanti di sopravvivere degnamente, ponendo rimedio alla totale inadeguatezza delle politiche pubbliche sulla casa, a livello locale e centrale. 

Nel caso dell'occupazione di Via Esterle è ancora peggio perché si assegna alla Casa della cultura Musulmana lo stabile abitato da più di quaranta persone per la realizzazione della moschea mettendo in contrapposizione due diritti fondamentali come il diritto di culto e il diritto alla casa, senza offrire loro soluzioni compensative, laddove servirebbe avanzare proposte e strumenti efficaci. 

Abitare è un diritto, nessuno deve essere lasciato indietro, occorrono case e alloggi per tutte le tasche!

Basta case senza persone, basta persone senza casa!

#abitareèundiritto #housing4people

Al corteo han partecipato gli spazi sociali, associazioni, comitati, sindacati e forze politiche, tra cui, verdi, potere al popolo, rifondazione comunista e i carc.