martedì 20 ottobre 2026

Appello per il ritorno al proporzionale. Socialisti in movimento

Da socialisti in movimento 

 Ecco il testo dell'appello che abbiamo promosso contro le leggi della Seconda repubblica per il ritorno al Proporzionale.

BASTA CON LE LEGGI ELETTORALI INCOSTITUZIONALI!

RITORNARNIAMO ALLA NORMALITA’ CON IL PROPORZIONALE NELLO SPIRITO DELLA COSTITUZIONE.

Nel dire NO e nell’auspicare la più ampia mobilitazione politica e popolare contro la legge elettorale proposta dal Governo Meloni, diciamo NO alla regressione democratica introdotta con tutte le leggi elettorali di stampo maggioritario approvate dopo il referendum del 1993, comprese quelle anacronistiche chiamate proporzionali con premio di maggioranza.

Leggi che consentono a maggioranze relative di elettori, o addirittura a una minoranza di elettori, di diventare maggioranza assoluta in Parlamento, facilitando a loro volta la possibilità di cambiare le regole democratiche e costituzionali secondo i voleri o peggio le convenienze dei vincitori nell’ultima competizione elettorale.

Ma un Paese non può vivere e crescere se le regole fondamentali della convivenza comune durano una sola legislatura e mutano ad ogni cambio di maggioranza.

In tutte le grandi democrazie si ritiene che le leggi elettorali, come le leggi di revisione costituzionale, debbano essere durature ed essere il prodotto di larghe convergenze tra maggioranza e opposizione, come conseguenza coerente dell’esigenza di stabilità, del ruolo di garanzia dei diritti e delle libertà di tutti (quindi anche delle minoranze) che è proprio delle costituzioni democratiche come la nostra. 

Da trent’anni invece in Italia i parlamenti che si sono succeduti hanno approvato leggi elettorali mettendo davanti a tutto i loro” interessi”, in nome della governabilità, sacrificando il volere dei cittadini e il principio fondamentale della rappresentanza politica e territoriale, aggravata dal 2020 dalla riduzione del numero dei parlamentari.

In attesa del giudizio della Corte costituzionale, bisogna reagire partendo dal punto centrale della questione: la difesa della democrazia costituzionale, invocata dalla maggioranza del sistema politico italiano e dalle associazioni democratiche del paese, perché sia concreta deve essere ancorata ai seguenti principi. 


1. La sovranità appartiene al popolo e spetta al popolo eleggere il Parlamento. La governabilità, nello spirito della Costituzione, non può essere assicurata da leggi incostituzionali, ma deve essere garantita da maggioranze che si formano in Parlamento, dopo una normale competizione elettorale (così come per decenni è successo da noi e ancora accade in molti paesi democratici del mondo). Questa deve essere la normalità: prima si elegge il Parlamento, poi si formano i governi sulla base degli equilibri politici e dei rapporti di forza emersi dalle votazioni. La governabilità non si fabbrica con premi elettorali alle coalizioni vincenti: deve poggiare su maggioranze politiche effettive.

2. Le maggioranze non si precostituiscono per legge. Si vota per eleggere il Parlamento, non per ratificare un Governo già deciso. Dopo il voto spetta solo al Presidente della Repubblica individuare una personalità in grado di ottenere la fiducia delle Camere e formare una maggioranza parlamentare.

3. Ai cittadini deve essere garantito il diritto di scegliere i propri rappresentanti, togliendo alle segreterie dei partiti il potere di nomina degli eletti attraverso liste bloccate, capilista protetti e pluricandidature. 

4. Torniamo al proporzionale con le preferenze. È il sistema che ha caratterizzato la vita parlamentare italiana dal 1948 al 1992 e che fu utilizzato per eleggere l’Assemblea Costituente nel 1946. Nel 1947 la stessa Assemblea approvò a larghissima maggioranza un ordine del giorno che affermava: «L’Assemblea Costituente ritiene che l’elezione dei membri della Camera dei deputati debba avvenire secondo il sistema proporzionale». È tempo di recuperare quel principio, restituendo agli elettori la possibilità di scegliere sia le forze politiche sia i propri rappresentanti.

5. Il sistema proporzionale è l’unico che può ritornare a dare forza alla politica, e dar vita a partiti autentici radicati nella società, non personali, che possono davvero concorrere, come stabilisce l’articolo 49 della Costituzione, a determinare la politica nazionale nell’interesse del Paese. La pluralità delle idee e la rappresentanza delle diverse componenti politiche non sono ostacoli da superare, ma condizioni essenziali della democrazia.

Nello spirito della nostra Costituzione, chi condivide questo appello si impegna a sostenere questa proposta ovunque e con ogni mezzo, dentro e fuori dalle istituzioni.

Adesioni 

-SOCIALISTI IN MOVIMENTO

𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐌𝐀𝐍𝐆𝐈𝐀𝐒𝐀𝐍𝐎 𝐋𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐢𝐚 24 ottobre 2026

 Sabato 24 ottobre a Milano, 

VAS celebra l'impegno per l'ambiente, la biodiversità e l'agricoltura sostenibile con la prima edizione del

 𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐌𝐀𝐍𝐆𝐈𝐀𝐒𝐀𝐍𝐎 𝐋𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐢𝐚, dedicato al suo fondatore 𝐆𝐮𝐢𝐝𝐨 𝐏𝐨𝐥𝐥𝐢𝐜𝐞.

🌿 Cinque realtà del territorio saranno premiate per il loro contributo alla tutela della terra, alla qualità del cibo e alla valorizzazione delle produzioni locali.

📆Sabato 24 ottobre dalle ore 10

📍 Circolo Caldara , Via Edmondo de Amicis 17- Milano


Sara possibile sostenere con donazioni la nascita della biblioteca/libreria 

Ecopunto Carlo Monguzzi Guido Pollice, ad Ossona (Milano) 

Sui fatti di Milano del 18/10. Giovani democratici

 Dalle pagine social dei giovani democratici

Sui fatti di Milano del 18/10

A dodici anni dovresti pensare a cosa fare da grande, non scoprire così presto quanto può essere pericoloso pensare di non avere niente da perdere.

Quello che è successo a Milano domenica scorsa ci lascia sgomenti e angosciati, se vogliamo davvero capire cosa sta succedendo nella nostra città, non possiamo fermarci alle vetrine rotte.

Il Governo, invece, sembra avere una sola risposta: più repressione, nuove pene, nuovi reati. È la strada più facile, quella che permette di mostrarsi inflessibili senza affrontare nessuno dei problemi reali. Perché mentre si invocano ordine e disciplina, ci sono periferie lasciate sole, spazi di aggregazione che mancano, scuole fatiscenti, servizi sociali sotto pressione, giovani a cui la politica non riesce più a offrire una prospettiva e un futuro che sembra sempre meno un’opzione.


Non permetteremo a nessuno di imporci di scegliere fra il prendere le distanze dalle devastazioni di domenica e il tentare di comprendere una rabbia sociale e generazionale che esiste.


C’è una domanda che dobbiamo avere il coraggio di porci: perché tanti giovanissimi arrivano a esprimere la propria rabbia così? Ignorare il significato sociale di questi gesti è irresponsabile. Che cosa non abbiamo visto? Di cosa non abbiamo avuto il coraggio di parlare?


Tutto questo ci obbliga a chiederci dove fossero la politica, le istituzioni e le scuole prima che tutto questo accadesse. Non possiamo accettare che sia più facile pensare che un bambino di 12 anni agisca in piena consapevolezza e non possiamo pensare che davanti a una generazione si reagisca a colpi di decreti sicurezza.

Per questo non vogliamo limitarci a commentare quello che è successo.

Siamo davanti a un cambiamento eccezionale e chi oggi si dichiara sorpreso sta scegliendo di non vedere ciò che da anni cresce sotto i nostri occhi. 

Siamo affranti e preoccupati, ma proprio per questo crediamo che la responsabilità della politica fosse di prevenire tutto questo, non di aspettare che esplodesse per poi invocare la repressione. La nostra responsabilità oggi ci impone di chiederci: cosa possiamo fare ora?

Dobbiamo avere il coraggio di mettere in discussione la gestione dell’ordine pubblico. Non possiamo accettare che all’incapacità di prevenire le devastazioni si risponda con un uso indiscriminato e sproporzionato della forza.

Una gestione della sicurezza che arriva troppo tardi e poi interviene con violenza è una gestione che ha già fallito due volte. Non servono schieramenti imponenti di mezzi blindati e reparti antisommossa che finiscono per trasformare le strade in luoghi di scontro. Servono presidi territoriali, piccoli nuclei di intervento preparati, capaci di agire tempestivamente e fermare sul nascere situazioni di pericolo. Servono agenti formati alla de-escalation, al contenimento e a tecniche di immobilizzazione che riducano al minimo il rischio di lesioni. La sicurezza si misura con la capacità di proteggere tutti, prevenire i danni e garantire che ogni intervento rispetti la dignità e l'incolumità delle persone. E quando la forza diventa abuso, non è più sicurezza: è un altro fallimento dello Stato.

In questi quattro anni il Governo ha lasciato soli i Sindaci a gestire città e territori sempre più complessi, per poi scaricare le responsabilità sui cosiddetti «amministratori di sinistra». Una narrazione comoda e inaccettabile, soprattutto da parte di un Ministro dell’Interno come Piantedosi, che ha fatto della promessa di sicurezza la propria bandiera politica, non si può pretendere che i Comuni affrontino da soli problemi che richiedono risorse, prevenzione e una strategia nazionale.

Non ci deve sfuggire, poi, che la nostra generazione vive in una società che ci racconta che valiamo per quello che indossiamo, compriamo ed esibiamo. E se il riconoscimento sociale passa dal consumo, l’esclusione diventa frustrazione, fino a esplodere in violenza. La povertà non è soltanto non avere abbastanza soldi. È anche avere meno possibilità, meno strumenti e meno occasioni per scegliere chi diventare.

Noi, però, non vogliamo fermarci alla denuncia. Vogliamo esserci.

Ci saremo per chi domenica ha avuto paura, per chi ne avrà nei prossimi giorni e per chi oggi sente il bisogno di ritrovare una comunità con cui capire quello che è successo e ricostruire.

Ci saremo anche per quei nostri coetanei che hanno trasformato la propria frustrazione in distruzione, ma che vogliono essere ascoltati e trovare un modo diverso per cambiare le cose. Ascoltare non significa giustificare: significa assumersi la responsabilità di non lasciare nessuno solo davanti alla propria rabbia.

Nei prossimi giorni saremo nei quartieri, incontreremo educatori, associazioni, comitati e soprattutto i ragazzi e le ragazze che vivono queste realtà ogni giorno, per costruire insieme a chi conosce davvero questi territori un percorso, e uscirne insieme.

Domenica 25 ottobre ci vediamo in una grande assemblea pubblica. Vogliamo aprire uno spazio di confronto, mettere insieme esperienze e competenze, ascoltare chi ha paura e chi si sente abbandonato, per iniziare a costruire una risposta a quello che stiamo vivendo. Una risposta che sia organizzazione, collettività e comunità.

Perché sta cambiando un'intera generazione e non possiamo limitarci a guardarla dalla finestra. Dobbiamo esserci e ci saremo, coi nostri corpi, insieme.

Fabio porzio lascia il gruppo di Venegoni junior prima del congresso leghista. Ossona 20.10.2026

 In attesa di ricevere copia, richiesta, all'ex assessore, diamo comunicazione che Fabio Porzio ha lasciato il gruppo consiliare di maggioranza per dare vita a un nuovo gruppo consiliare. 

Ricordiamo che l'ex assessore diede comunicazione delle sue dimissioni da assessore, un mese dopo le dimissioni di un altro assessore, Matteo Gussoni (commercialista), presumibilmente in merito alla seconda delibera della Corte dei Conti, dove la corte dei giudici contabili, cosa più unica che rara, imponeva un piano dettagliato di rientro del debito ossonese, pari a circa 170.000 euro in 3 anni. 

Le scuse dei lacchè e lustrascarpe dei Venegoni, junior e senior (Marino Venegoni, commercialista) erano di debiti ereditati dalle precedenti amministrazioni, ovviamente scuse inattendibili, in quanto Venegoni Senior è stato assessore al bilancio già dal secondo mandato di Luigi dell'acqua, cioè dal 2012, e poi Sindaco dal 2014 al 2024, ricordando nel suo mandato gravi condotte ben oltre la legalità, tra cui l'aggressione al capogruppo Verde, in seguito alla scoperta del permesso di una seconda antenna a nord del paese, e l'accesso diniego alla costituzione di commissioni consiliari, tra cui la commissione antimafia, la commissione urbanistica e la commissione bilancio. 

Le deleghe di Porzio sono in mano al Sindaco Venegoni j. Che si è già distinto con una autorizzazione a costruire, consistente in una demolizione di un fienile e con la dicitura "ristrutturazione" , dell'edificazione di appartamenti. 

Al seguito delle segnalazioni di cronaca, gli agenti di polizia locale hanno provato a investire il freelance di quiMilano. 

Si ricorda, durante il mandato di Venegoni Senior, un episodio analogo, in via padre Giuliani, dove, geometra il figlio di Venegoni j, nel foglio di cantiere non erano riportati i dati necessari. Alba segnalazione non seguì il dovuto sequestro del cantiere o sanzione amministrativa, come previsto dalla norma, ma si sciolse il sodalizio dell'ufficio di Geometri che aveva seguito il cantiere. 

Qui, l'audio con cui Fabio Porzio lancia un severo j'accuse all'amministrazione di Venegoni junior e ai suoi ex colleghi di maggioranza e agli uffici. 



lunedì 19 ottobre 2026

Datacenter in Lombardia, incontro con chi li ha approvati e ora corre ai ripari. Peschiera Borromeo e Milano

 Milano, pellicceria Marlene Fur, via Bernardino lanino 1


Video dirette quiMilano 

















Foto manifestazione per il clima di venerdì 16 ottobre 2026




Salviamo San Siro. Consiglio comunale di Milano 19 ottobre 2026

 Dai social dei comitati per san siro 

𝗠𝗔𝗜𝗟 𝗔𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗜𝗚𝗟𝗜𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗔𝗟𝗘

URGENTE – Consiglio comunale di oggi | San Siro: VIS preventiva, pubblica e vincolante e osservazioni VAS

Gentili Consigliere e Consiglieri comunali,

in occasione della seduta odierna del Consiglio comunale, torno a richiamare la vostra attenzione sulla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del GFU San Siro, anche alla luce di quanto emerso nel Forum pubblico del 6 ottobre, e vi chiedo di farvi promotori di un Ordine del Giorno che impegni Sindaco e Giunta a garantire una 𝗩𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗜𝗺𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗦𝗮𝗻𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗼 (𝗩𝗜𝗦) 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶𝘃𝗮, 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝘃𝗶𝗻𝗰𝗼𝗹𝗮𝗻𝘁𝗲.

C'è un risultato positivo: la VIS, che avevamo richiesto già nella fase di scoping, è stata finalmente prevista nel Rapporto Ambientale, con attenzione anche alla popolazione esposta e ai recettori sensibili, comprese le scuole.

Resta però una criticità sostanziale: la VIS viene rinviata alla successiva fase di Valutazione di Impatto Ambientale, mentre prosegue l'iter del Piano Attuativo e si spinge per accelerare i tempi in vista di Euro 2032. 

Il rischio è che le decisioni urbanistiche precedano gli approfondimenti sanitari necessari, riducendo concretamente la possibilità di modificare il progetto per tutelare la salute pubblica.

I dati contenuti nel Rapporto Ambientale rendono evidente la portata delle pressioni che devono essere valutate:

* 1,59 milioni di m³ di terre da scavare, di cui 1,19 milioni non reimpiegati nel sito, con movimentazioni, trasporti ed emissioni di polveri.

* Demolizione e frantumazione in loco delle macerie del Meazza, con possibili impatti su qualità dell'aria, rumore e vibrazioni.

* Presenza di materiali contenenti amianto compatto e friabile, oltre ad altre fibre, che richiedono bonifiche e controlli specifici.

* 749 giorni di lavori previsti per il solo tunnel Patroclo, con sovrapposizioni tra cantieri e picchi emissivi da valutare.

* Nuovi flussi di traffico e ulteriori funzioni urbane, i cui effetti andranno sommati a quelli dell'inquinamento già presente e delle trasformazioni limitrofe, a partire dall'ex Trotto.

Questi dati descrivono la pressione ambientale prevista, ma non quantificano ancora le conseguenze sanitarie per la popolazione esposta. È proprio questo che la VIS deve chiarire, considerando gli impatti complessivi e cumulativi, gli scenari peggiorativi realistici e le alternative progettuali.

Anche ATS e ARPA, nei contributi sintetizzati dal Rapporto Ambientale, richiamano la necessità di approfondimenti su qualità dell'aria, polveri, rumore, traffico e monitoraggi prima, durante e dopo i lavori.

Parliamo di un quartiere densamente abitato, con bambini, adolescenti, anziani e persone fragili, scuole, strutture sanitarie, parchi e impianti sportivi. Dobbiamo sapere se sarà possibile vivere, studiare, lavorare, giocare e praticare sport all'aperto in condizioni compatibili con la tutela della salute durante tutti gli anni della trasformazione.

La nostra richiesta è una VIS preventiva, pubblica e vincolante:

1. PREVENTIVA: acquisita e valutata prima dell'approvazione del Piano Attuativo, quando può ancora orientare le scelte, modificare il progetto e valutare le alternative.

2. PUBBLICA: integralmente accessibile alla cittadinanza, con dati, metodologie, scenari, risultati e pareri degli enti competenti resi disponibili in tempo utile per consentire un controllo pubblico effettivo e una partecipazione informata alle decisioni.

3. VINCOLANTE: con condizioni sanitarie tradotte in prescrizioni obbligatorie, responsabilità, soglie, controlli e conseguenze in caso di inosservanza. Se emergono incompatibilità sanitarie non risolvibili, il progetto non deve essere approvato nella configurazione proposta.

Vi chiedo pertanto di assumere un'iniziativa concreta già dalla seduta odierna, promuovendo e chiedendo la calendarizzazione urgente di un ODG su questi tre impegni.

Vi ricordo inoltre che il 1° novembre scade il termine per presentare le osservazioni alla VAS. Invito le Consigliere e i Consiglieri che intendano presentare proprie osservazioni a contattarmi direttamente: sono disponibile a condividere documentazione, analisi e proposte di testo per contribuire nel merito a questa fase decisiva.

𝗟𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗲𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗲 𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝘃𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗺𝗽𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲.  

Le valutazioni tecniche spettano agli enti competenti, ma le scelte, le garanzie richieste e le condizioni poste all'attuazione del progetto chiamano direttamente in causa la responsabilità politica.

La VAS è ancora in corso. È adesso che bisogna esercitare il vostro ruolo di indirizzo e controllo, prima che le decisioni diventino irreversibili.

Confido in un vostro riscontro e in un'iniziativa concreta.

Un cordiale saluto,

Francesca Pannuti - Cittadinanza per San Siro

Riferimenti: Rapporto Ambientale GFU San Siro, RE-000021, revisione 02, e relativi allegati; Forum VAS del 6 ottobre 2026.


Direttiva sul Decreto sicurezza: le indicazioni sul fermo di prevenzione

 Direttiva sul Decreto sicurezza: le indicazioni sul fermo di prevenzione

La Procura della Repubblica di Salerno interviene con il provvedimento n. 1502/2026

https://www.altalex.com/documents/news/2026/06/30/direttiva-decreto-sicurezza-indicazioni-fermo-prevenzione

Sara Occhipinti - Avvocato

Tra le novità di maggiore impatto del nuovo Decreto sicurezza (

D.L. 24 febbraio 2026, n. 23 convertito in Legge 24 aprile 2026, n. 54), ci sono due istituti processuali, il modello 45 bis e il nuovo fermo di prevenzione, che pongono una serie di aspetti problematici sul piano applicativo.

Per garantire la corretta applicazione dei nuovi istituti, la Procura della Repubblica di Salerno ha indirizzato ai magistrati e alla Polizia giudiziaria la Direttiva 3 giugno 2026, n. 1502 (testo in calce).

Il fermo di prevenzione è disciplinato dal nuovo art. 11 bis del 

D.L. 21 marzo 1978, n. 59, ed introduce uno strumento di anticipazione della tutela dell’ordine pubblico, che consente alla polizia di praticare una temporanea privazione della libertà personale, allo scopo di prevenire fenomeni di violenza durante le manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico.

Gli elementi costitutivi del fermo di prevenzione

Elementi costitutivi del nuovo istituto sono:

il contesto ambientale: deve essere circoscritto alle sole operazioni di polizia disposte nel corso di manifestazioni pubbliche svolte nell’ambito dei servizi di ordine e sicurezza pubblica disposti in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico;

l’uso della forza: gli ufficiali e glia genti di polizia possono accompagnare nei propri uffici e trattenervi il soggetto. Come già chiarito dalla giurisprudenza riguardo al fermo di identificazione, la polizia può usare un mezzo di coazione fisica come la forza muscolare, se all’accompagnamento viene opposta resistenza anche meramente passiva, purché l’uso della forza sia rigorosamente proporzionato al tipo ed al grado di resistenza opposta;

il tempo del trattenimento: deve essere strettamente necessario ai fini del compimento dei conseguenti accertamenti di polizia e comunque non oltre le dodici ore;

il giudizio di pericolosità attuale per l’ordine pubblico e la sicurezza pubblica: correlato a specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo e sulla base di specifici elementi di fatto, sussiste fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione. Il giudizio di pericolosità della persona deve essere basato su specifiche e concrete circostanze spazio temporali da valutare unitamente a elementi di fatto anche (ma non necessariamente) desunti dal porto di armi od oggetti atti ad offende, armi da punta e da taglio, oppure in alternativa dalla rilevanza di precedenti penali o segnalazioni di polizia per fatti commessi con violenza su persone o cose in occasioni di pubbliche manifestazioni nel corso degli ultimi cinque anni.

Le indicazioni operative per la Polizia giudiziaria

La Procura di Salerno invita quindi le Forze di Polizia:

a munirsi della disponibilità immediata e sul luogo di operazione di un accesso a banche dati aggiornate (quantomeno allo SDI) per rilevare i precedenti del soggetto fermato;

a predisporre in occasione delle manifestazioni un servizio di prevenzione e ordine pubblico idoneo a poter disporre nel contesto ambientale, particolarmente critico, perquisizioni e sequestri nei confronti dei soggetti attenzioni, per rinvenire eventuali armi;

individuare uffici di polizia prossimi con locali idonei dove condurre i soggetti fermati in regime di sicurezza.

Le indicazioni per i Pubblici Ministeri:

Il P.M., destinatario della notizia del compiuto accompagnamento e del fermo, va individuato nel P.M. di turno esterno;

le modalità comunicative da parte degli ufficiali e agenti di polizia dovranno avvenire necessariamente per telefono nel momento iniziale, e la comunicazione telefonica dota essere seguita poi dagli atti formali contenenti tutte le informazioni richieste dall’art. 11 bis, allegando il verbale di accompagnamento e trattenimento;

di tutta l’attività compiuta la Polizia dovrà redigere apposito verbale sottoscritto dall’interessato e rilasciata allo stesso in copia nonostante il silenzio della legge sul punto Il verbale sarà trasmesso alla Procura una volta espletati tutti gli accertamenti

le determinazioni del P.M. di turno saranno riportate negli atti indicando i presupposti per il fermo oppure in caso di loro insussistenza, l’immediato rilascio del fermato.

Se gli accertamenti condurranno all’acquisizione di una notizia di reato la P.G. procederà a depositare apposita autonoma CNR sul portale della Procura con atti separati rispetto a quelli del fermo di prevenzione: si formeranno quindi due fascicoli (modello 21 bis per il reato e modello 45 per il fermo), se gli accertamenti non condurranno all’acquisizione di una compiuta notizia di reato, gli atti trasmessi saranno iscritti al modello 45. Gli atti iscritti al modello 45 saranno assegnati al Sostituto di turno che ha ricevuto la prima notizia dell’avvenuto fermo di prevenzione.

Enrico Fedrighini da gennaio 2026 ha richiesto di tornare nei Verdi

Da gennaio 2026, in seguito alla proposta di più iscritti verdi di Milano, e alla disponibilità dello stesso Enrico Fedrighini, si è chiesto di aderire a Verdi Europa Verde a Enrico Fedrighini. 

Ad oggi, 19 ottobre 2026, non è ancora giunta risposta dall'esecutivo nazionale di Europa Verde. 

Di seguito la biografia di Enrico Fedrighini 

 Laureato in Scienze Politiche, ha conseguito un master all’Università degli studi di Pavia (Facoltà di Medicina) in Valutazione e controllo del rischio tossicologico da inquinanti ambientali, un master al Politecnico di Milano in Polis-maker per la qualità del vivere e lo sviluppo urbano sostenibile e un master in Crimonologia e Reati Economici presso il Sole24Ore.

Negli anni Ottanta entra a far parte del movimento ecologista.

Alla metà degli anni Novanta fonda l’Osservatorio metropolitano milanese sul traffico dei rifiuti, segnalando diverse situazioni di smaltimenti abusivi nel triangolo Lombardia-Piemonte-Liguria.

Nel 2010 è uno dei fondatori di MilanoSiMuove, comitato che promuove e ottiene nel 2011 il primo Referendum cittadino sui temi dell’ambiente e della mobilità urbana.

Attualmente è consulente nel settore privato per la prevenzione di infiltrazioni criminali e rischio reato all’interno dei cantieri di bonifica.

Consigliere provinciale dal 1995 al 1999, consigliere comunale dal 2006 al 2011, dal 2016 è consigliere e assessore del Municipio 8 di Milano fino alla rielezione nel Consiglio comunale di Milano nell'ottobre 2021.



DATA CENTER E TUTELA DEL TERRITORIO: SERVONO REGOLE CHIARE E PIÙ POTERE AI COMUNI

 DATA CENTER E TUTELA DEL TERRITORIO: SERVONO REGOLE CHIARE E PIÙ POTERE AI COMUNI

Dai social delle pubbliche amministrazioni firmatarie dell'appello. 

🖨 Dopo la lettera inviata all’assessore Sertori, invitandolo a una revisione della legge regionale, il sindaco Andrea Orlandi, con altri 51 Sindaci della Città Metropolitana di Milano, ha sottoscritto un appello corale rivolto a Regione Lombardia: i Sindaci chiedono di essere coinvolti nella revisione della legge regionale n. 11 del 2026.

💡 L’appello precedente dei sindaci trasmesso a maggio, che Orlandi aveva firmato, non ha purtroppo trovato ascolto nella normativa licenziata dal Consiglio Regionale sul tema data center.

❗️I Sindaci, sebbene riconoscano il valore strategico della transizione digitale e dell'innovazione, tornano a evidenziare che lo sviluppo delle tecnologie e infrastrutture necessarie non può e non deve avvenire a scapito dei territori, dell'ambiente, del consumo di suolo e delle risorse idriche ed energetiche.

♦️Tre i presupposti della presa di posizione delle Amministrazioni locali:

1 - Con le norme attuali previste anche dalle leggi di Regione Lombardia i Sindaci NON hanno il potere autonomo di bloccare o dire un "no" aprioristico a questi insediamenti.

2 - Le decisioni autorizzative principali sono in capo agli enti statali o regionali. I Comuni si trovano quindi a dover rispondere ai timori e alle preoccupazioni delle comunità, senza avere davvero gli strumenti normativi per governare queste trasformazioni.

3 – Manca una pianificazione condivisa con Comuni, Città metropolitana e cittadini di fronte alla richiesta di nuovi impianti.

I Sindaci chiedono con forza a Regione Lombardia ma anche al Governo:

- Una revisione della legge regionale, introducendo criteri vincolanti di sostenibilità e una vera pianificazione condivisa.

- Restituire centralità ai Comuni e alla Città Metropolitana, dando agli enti locali il potere reale di incidere sulle decisioni che condizionano la qualità della vita dei cittadini e il futuro del territorio.

- Valutazione degli impatti ambientali e idrici, prevenendo speculazioni e garantendo adeguate compensazioni per la comunità. 

“Non vogliamo fermare il futuro – dicono i Sindaci - ma vogliamo che il futuro sia governato con buon senso, sostenibilità e rispetto per le istanze dei cittadini. Il bene comune viene prima di tutto”.

 Di seguito il testo firmato dai Sindaci: 

DATA CENTER: SOLIDARIETÀ AI SINDACI SOTTO ATTACCO.

Occorre rivedere le regole: più potere ai territori per governare gli

insediamenti

Milano 18 ottobre 2026

 Noi Sindache e Sindaci dell’area metropolitana milanese, in considerazione del dibattito che si sta sviluppando in questi giorni attorno alla questione dei data center, oltre a esprimere la nostra massima solidarietà a chi di noi è sotto attacco, sentiamo il dovere di intervenire con alcune nostre considerazioni e chiediamo di essere coinvolti nella revisione della legge regionale n. 11 del 2026.

▶️ Riconosciamo il valore strategico dei data center, ma il loro sviluppo non può avvenire a scapito dei territori, né può prescindere dalla tutela dell'ambiente, dal consumo di suolo, dalla disponibilità energetica, dalla gestione delle risorse idriche e del calore prodotto e dalla qualità della vita delle comunità interessate.  L’area metropolitana milanese è uno dei principali poli europei del settore e conosce bene la pressione di questo fenomeno sulla rete elettrica, sul suolo e sull'ambiente. Assistiamo anche a fenomeni a rischio di speculazione, come le richieste di connessione alla rete Terna molto più alte della domanda insediativa reale.

 Manca una pianificazione condivisa con Comuni, Città metropolitana e cittadini prima dell’approvazione dei nuovi impianti.

Questi aspetti erano stati ben evidenziati in un appello che noi Sindaci avevamo rivolto a Regione Lombardia lo scorso maggio, ma non hanno trovato un'adeguata collocazione nella norma poi definita, con il risultato che oggi siamo chiamati a rispondere ai cittadini per questi insediamenti, senza disporre di un potere di vero governo rispetto al loro inserimento.

Il quadro è certamente condizionato dalla legislazione nazionale. In particolare, l’articolo 8 del decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21, il cosiddetto «Decreto Bollette», convertito, con modificazioni, dalla legge 10 aprile 2026, n. 49, disciplina il procedimento unico autorizzativo per i data center e le relative reti di connessione. In base a questo decreto, l'autorità competente per il rilascio del provvedimento finale, che assorbe VIA, AIA, autorizzazioni paesaggistiche e titoli edilizi, non è il Comune, ma l'ente titolare della competenza in materia di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA):

● Il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per i progetti di rilievo o competenza statale.

● La Regione competente per i progetti che rientrano nelle soglie regionali.

 La normativa regionale lombarda non ha superato i vincoli stabiliti a monte dalla

legislazione nazionale, ma ha introdotto ulteriori elementi per disciplinare il fenomeno, principalmente orientati a riconoscere premialità a chi progetta data center più sostenibili, senza però renderle obbligatorie e prevedendole solo come una possibilità.


⚠️ Non è pertanto corretto sostenere che un Sindaco possa dire no all’insediamento di un

data center sul proprio territorio o fermare un progetto.

Le attribuzioni urbanistiche dei Comuni restano importanti, ma non equivalgono a un potere autonomo e generalizzato di bloccare qualsiasi progetto, come oggi ci chiedono molti cittadini. Il risultato è evidente: i Sindaci devono gestire le preoccupazioni e le proteste delle comunità, senza poter avere l'ultima parola sulle decisioni che trasformano i loro territori.

La rappresentazione secondo cui basterebbe la volontà politica di un Sindaco per fermare qualsiasi progetto è fuorviante.

Non possiamo accettare che le legittime preoccupazioni si trasformino in attacchi personali contro gli amministratori locali.

Ai cittadini occorre dire la verità: per proteggere davvero i territori bisogna cambiare le regole, non alimentare illusioni.

Le preoccupazioni che avevamo espresso in quella lettera dei Sindaci erano fondate e riteniamo che alcune questioni debbano essere al più presto considerate in una revisione complessiva della norma: occorre stabilire criteri chiari per la localizzazione, valutare gli impatti cumulativi, tutelare le risorse energetiche e idriche, assicurare compensazioni trasparenti. Ma soprattutto bisogna restituire ai territori la possibilità concreta di pianificare e incidere sulle decisioni che li riguardano. È necessario inoltre coinvolgere Città metropolitana e Province, attribuendo loro potere di pianificazione. Infrastrutture di queste dimensioni producono effetti che superano i confini comunali: per questo occorre una regia di coordinamento sovracomunale forte.

La legge regionale deve essere ripensata su queste basi. Per questo chiediamo anche a Regione Lombardia di farsi portavoce presso il Governo dell’esigenza di strumenti nazionali di pianificazione adeguati.

La disponibilità della Regione a rivedere la norma è positiva, ma non basta. Se non si interviene anche sulle regole nazionali, i Sindaci restano comunque esautorati, responsabili davanti ai cittadini ma privi di strumenti sufficienti per governare gli insediamenti.

Non chiediamo di fermare il futuro, né diciamo no a priori ai data center. Chiediamo che il loro sviluppo sia governato nell’interesse generale, selezionando i progetti migliori e garantendo alle comunità strumenti adeguati per incidere sulle scelte che le riguardano, restituendo ai Comuni e a Città metropolitana e Province un ruolo effettivo nella pianificazione e nelle decisioni su questo tema.

 Rivolgiamo a tutti un appello alla responsabilità, al dialogo e al buon senso. Servono meno contrapposizioni e più capacità di affrontare i problemi concreti, con la consapevolezza che le scelte di oggi condizioneranno il futuro dei nostri territori.

Il bene comune deve venire prima degli interessi di parte. Le polemiche, infatti, servono solo a polarizzare il dibattito tra sì e no, senza risolvere i problemi.

È questo il criterio per valutare ogni progetto e costruire regole più giuste: uno sviluppo che crei opportunità senza compromettere l’ambiente, la qualità della vita e il diritto delle comunità a partecipare alle decisioni che le riguardano.

Sottoscrivono l'appello i sindaci e le sindache: 

Comune di Arese - Luca Nuvoli

Comune di Basiano - Stefania Solcia

Comune di Basiglio - Lidia Reale

Comune di Bellinzago Lombardo - Michele Avola

Comune di Binasco - Liana Castaldo

Comune di Bollate - Carolina Maria Nizzola

Comune di Buccinasco - Rino Pruiti

Comune di Bussero - Massimo Vadori

Comune di Busto Garolfo - Giovanni Rigiroli

Comune di Canegrate - Matteo Modica

Comune di Casarile - Silvana Cantoro

Comune di Cernusco sul Naviglio - Paola Colombo  

Comune di Cerro al Lambro - Gianluca Di Cesare

Comune di Cesano Boscone - Marco Pozza

Comune di Cormano - Luigi Magistro

Comune di Cornaredo - Corrado D'Urbano

Comune di Corsico - Stefano Martino Ventura

Comune di Cusano Milanino - Carla Pessina

Comune di Dairago - Paola Rolfi

Comune di Gessate - Lucia Mantegazza

Comune di Gorgonzola -  Ilaria Scaccabarozzi

Comune di Gudo Visconti - Omar Cirulli

Comune di Inveruno - Nicoletta Saveri

Comune di Lainate - Alberto Landonio

Comune di Legnano - Lorenzo Radice

Comune di Liscate - Lorenzo Fucci  

Comune di Locate Triulzi - Davide Serrano

Comune di Magnago - Gianluca Marta

Comune di Masate - Pamela Tumiati

Comune di Noviglio - Javier Miera

Comune di Paderno Dugnano - Anna Varisco

Comune di Pantigliate - Lorenzo Miglioli

Comune di Parabiago - Giacomo Sartori

Comune di Peschiera Borromeo - Andrea Coden

Comune di Pieve Emanuele - Pierluigi Costanzo

Comune di Pioltello - Ivonne Cosciotti

Comune di Pozzuolo Martesana - Angelo Caterina

Comune di Pregnana Milanese - Angelo Bosani

Comune di Rho - Andrea Orlandi

Comune di Rosate - Carlo Tarantola

Comune di Segrate - Francesco Di Chio

Comune di Senago - Magda Beretta

Comune di Solaro - Nilde Moretti

Comune di Trezzano Rosa - Diego Cataldo

Comune di Trezzo sull'Adda - Diego Torri

Comune di Truccazzano - Franco De Gregorio

Comune di Vaprio D'Adda - Marco Galli

Comune di Vermezzo con Zelo - Ada Rattaro

Comune di Vernate - Carmen Menduca

Comune di Vimodrone - Dario Veneroni

Comune di Vizzolo Predabissi - Luisa Salvatori

Comune di Zibido San Giacomo - Sonia Belloli



domenica 18 ottobre 2026

Cucchiara minaccia Rossi e Cossutta. Milano 2027

Milano 18 ottobre 2026, dopo aver esautorato Carlo Monguzzi dal ruolo di capogruppo nel consiglio comunale di Milano il 18 gennaio 2024, in complicità con Tommaso Gorini, il signor nessuno, che ha come unica qualifica "è un amico di Alex Foti", si viene a scoprire che ha "invitato" la candidata alle primarie Carlotta Cossutta, a ritirare la candidatura, con i suoi metodi, prima da "amica": "se vuoi ti insegno a parlare in pubblico" ndr, Cossutta è una professoressa con alle spalle una solida militanza nei collettivi milanesi, a differenza della confindustriale romana, che in cinque anni in consiglio comunale ha parlato un paio di volte con uscite in romanesco e per fare buttare soldi pubblici per l'inutile bike sharing. Per poi, sempre contro Cossutta, paventare un non meglio precisato intervento di Bonelli contro la candidatura di Cossutta. Questi episodi risalgono a un paio di mesi fa. 
Contro la candidatura delle assemblee verdi ed ecologiste, dei comitati di Gilberto Rossi, è arrivata a chiamare la redazione di una agenzia di stampa che aveva pubblicato la notizia e a inventare chissà quali fandonie per screditare lo storico ambientalista milanese che ha tenuto in vita i Verdi e ricoperto ruoli istituzionali per i Verdi. 

Cucchiara aveva già dato il meglio quando con stratagemmi e complicità, aveva fatto vincere il congresso provinciale, respingendo una trentina di tessere dei verdi di Cinisello balsamo e insultando la candidata portavoce della mozione di Casarolli, ivi, negando la comunicazione delle mozioni ai verdi del magentino e del Ticino, da Arluno a Castano Primo.

Probabilmente la regia è di Elena Grandi, che con la scusa di un debito per la sede dei verdi della Lombardia in via fiamma dal 2003 al 2007, di circa 120.000 euro, poi ridotto a circa 70.000 euro, di questo aveva incaricato un neofita verde, catapultato subito in ruoli di rappresentanza, quello noto per la copertina facebook di un fantomatico fronte antivegano. 

Mentre scriviamo siamo in attesa di approfondimenti da parte dei dirigenti verdi, su queste gravissime azioni di Cucchiara Francesca. 

(MIANEWS) Milano, 18 GEN - "I Verdi cambiano pelle in Consiglio comunale e si annacquano. Io continuerò a essere e fare il Verde, da uomo libero e coerente con la mia storia, senza fare sconti a una giunta veramente deludente in questo settore". Così Carlo Monguzzi capogruppo uscente commenta la decisione dei Verdi di cambiare guida al Gruppo consiliare, nominando capogruppo Tommaso Gorini. "Continuerò a essere il punto di riferimento per i cittadini, gli ambientalisti e i comitati che lottano per una città migliore - prosegue Monguzzi -. E non parteciperò certo alla fusione del gruppo con la lista del sindaco Sala, progetto su cui stanno lavorando da tempo i miei colleghi, perché sarebbe un formidabile annacquamento dell'identità e della forza del pensiero verde. Ai compromessi, come ci ricordò Borsellino, ho sempre preferito il fresco profumo di libertà".



Silvia Salis in Feltrinelli a Milano 17.10.2026

 Pubblico delle grande occasioni, ben oltre le aspettative, nella Feltrinelli di piazza Piemonte per la presentazione del libro della Sindaca di Genova, Silvia Salis. 

Video quiMilano 

Fine presentazione 

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Intervista. 1 

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Intervista. 2

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Gilberto Rossi, candidato ecologista per le primarie del centrosinistra di Milano, Silvia Salis Sindaca di Genova 




Milano 2027. Goisis, teatro Puccini 17.10.2026

 Milano, sabato 17 ottobre 2026, teatro Puccini, corso Buenos Aires 

Bagno di folla per il già portaborse di Chiara Bisconti, assessora nel 2011 con Giuliano Pisapia, a 21 anni, e poi portaborse di Rabaiotti con la Giunta di Beppe Sala.

500 persone nel salone principale, i volti noti, quelli del greenwashing attuale della giunta sala e del sottobosco politico di Elena Grandi, tra dirigenti e dipendenti di Legambiente e di altre ong. 

Video quiMilano 

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Avs. Le 16 proposte più votate su decidiamo.it 18.10.2026

 🟢🔴 Ecco le proposte più votate di Decidiamo!

Il nostro percorso di democrazia e partecipazione è giunto al termine. 

Quasi 10mila iscritti, 2000 proposte e oltre 100mila voti espressi. Una comunità viva, che vuole darsi da fare e ha tutta l'intenzione di farsi sentire. Grazie davvero.

Ora le vostre idee sono la nostra priorità e faranno parte del programma di AVS e contribuiranno al programma di coalizione del centrosinistra.

❗Le proposte più votate per ogni tema su Decidiamo!

- La transizione la pagano i grandi profitti, non le famiglie

- Case per chi studia e lavora, non per chi specula

- Chi inquina di più paga di più. Il treno deve costare meno dell'aereo

- Riparare costa meno che ricomprare

- Un progetto socialista, ecologista, democratico

- Si misura il benessere, non solo il PIL

- La patrimoniale per milionari e miliardari, sullo 0,1% della popolazione italiana

- La cannabis esce dal mercato nero

- Curare nei tempi giusti, ovunque

- Stop finanziamento pubblico a scuole private

- Ripristino del reato di abuso d’ufficio

- Chi nasce e cresce qui è italiano/a 

- Palestina: autodeterminazione, giustizia e fine dell'impunità

- Acqua pubblica, comunità protagoniste

- Chi inganna gli elettori con l'IA paga 

- Campi senza veleni, suolo che resta 

Leggi le proposte su Decidiamo! 👇🏼

https://shorturl.at/RCbg9



MarciaRosa Ossona 18 ottobre 2026

 Ossona, città metropolitana di Milano 

Domenica 18 ottobre 2026



Video diretta facebook su quiMilano 

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Non vengono da un altro pianeta le malattie, e si sa ancora poco. Il tema della salute, nel 2026, verte sempre sul rapporto uomo ambiente, come l'ia ci può aiutare a prevenire. 

Video su elettrosmog a cura di Orazio LaCorte per teleambiente 

Il passaggio della MarciaRosa davanti alla sede dei Verdi, che per l'occasione ha ospitato lo striscione del comitato magentino che chiede la moratoria di un anno per i datacenter