Nel paradiso dei palazzinari, non c'è posto per briciole di umanità.
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𝐔𝐧𝐚 𝐛𝐫𝐢𝐨𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐢 𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞𝐥𝐥𝐢𝐫𝐚̀
𝑆𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑜 𝑠𝑔𝑜𝑚𝑏𝑒𝑟𝑜
22 Giugno 2026 - ore 10:24
Anton ha 6 anni.
È immobile e impaurito nel cortile popolare di via Recoaro, con gli occhi spalancati cerca di ascoltare tutto quello che gli adulti si dicono.
Intorno tanti poliziotti e carabinieri.
La sua colpa è che insieme alla sua famiglia vivono per necessità senza contratto in un alloggio Aler.
Se ne contano circa un terzo di case lasciate vuote e non assegnate nel quadrilatero Giambellino Inganni Lorenteggio Odazio.
È sceso in cortile insieme a Mariam, 8 anni, anche lei smarrita e con gli occhi gonfi di pianto.
Le forze dell’ordine si sono presentate a casa la mattina presto, senza la presenza dei servizi sociali per tutelare i due figli e di nessun mediatore per poter spiegare alla mamma, che non parla italiano, quello che stava succedendo.
Appena può arriva Ilaria, operatrice sociale del segretariato sociale di Comunità Nuova, che sale in casa e arriva anche l’assistente sociale del Nucleo Sgomberi. Non si guarda in faccia a nessuno, bisogna seguire le procedure.
La madre viene denunciata.
Quando conviene però sembra che le procedure non servano, improvvisano chiedendo alla figlia, che piange disperata vedendo la madre che fa altrettanto, di tradurre. Grazie all’intervento di Ilaria si mette fine a questa scena straziante e Aler contatta telefonicamente una mediatrice che spiega alla madre cosa sta succedendo.
L’assistente sociale propone alla famiglia una sistemazione in dormitorio che la madre e i suoi due figli accettano.
Nel frattempo Ilaria porta giù i figli in cortile per staccarli da quella situazione così drammatica. Anton, scende in ciabatte e con una tunichetta a righe verticali rossa e dorata, probabilmente la stessa che ha usato per dormire.
Eccolo lì il pericoloso occupante, immobile, a cui sembra quasi che si chieda di essere già adulto e responsabile. Ma con gli occhi vispi torna bambino appena vede un gatto all’inseguimento di uno dei tanti topi che invadono il cortile. E allora scatta anche lui, li rincorre per vedere come va a finire. È l’occasione per Sandra e Sara - operatrice e volontaria del quartiere - per agganciarlo, tirarlo in mezzo e proporre a tutti e due di andare a far colazione. Mariam non è convinta di lasciare la mamma sola. Il viso di Anton si riempie con un sorriso ma non osa dire di sì fino a quando la sorella non acconsente. Ci proviamo un po’ tutti. Poi si convincono perché solo loro sanno dove è il bar più vicino e devono accompagnarci. Gli chiedo di portarmi una bella brioche al cioccolato perché sono goloso e Anton se la ride complice.
Intanto arriva anche il Presidente del Municipio e l’assistente sociale comunica che non c’è posto quindi la famiglia dovrà rimanere lì.
Scende in cortile la mamma con un vestito dai colori sgargianti e gli occhi gonfi di pianto che non smette di ringraziare chi l’ha aiutata.
Anton e Mariam tornano dal bar con gli occhi furbetti e dicono che le brioche sono finite.
Poi si nascondono, cercano dentro allo zaino e tirano fuori la più buona brioche (alla crema) del mondo.
Che sa di sorrisi, diritti e libertà.
Perché dietro ogni pratica, ogni sgombero, ogni numero, ci sono persone.
Ci vogliono rassegnati, impauriti, divisi.
Noi continueremo a difendere il diritto all'abitare, con solidarietà, dignità e gioia.
Una brioche vi seppellirà.
Comunità Nuova Sicet Milano Laboratorio di Quartiere Giambellino-Lorenteggio


















































