Di Sergio Brenna
Foto di Margherita Piano
Nel PII dell'ex Fiera (approvato nel 2005 dalla Giunta Albertini, con assessore all'urbanistica Maurizio Lupi, all'epoca AD di Fiera Congressi in aspettativa e soprattutto preoccupato di far fronte all'indebitamento di 250 Milioni di Euro fuori bilancio di Fondazione Fiera nella realizzazione di Nuova Fiera a Rho-Pero), l'indice edificatorio di 1,15 mq/mq (contro lo 0,35 previsto dal PGT) portò a far monetizzare il 60% degli spazi pubblici dovuti, altrimenti non ci sarebbe più stato spazio dove mettere gli edifici.
Chiaramente non si trattava più di un "piano urbanistico", ma di un "piano finanziario" (basato sul valore corrente delle aree edificabili a Milano di circa 900 €/mq di pavimento edificabile) per salvare Fondazione Fiera e i suoi amministratori (in primis il Presidente Roth sodale in CL di Lupi) dal fallimento e dalla responsabilità di dover rifondere il danno economico.
L'asta per la vendita dell'area ebbe così a base la cifra di 250 Milioni di Euro, ma le due migliori offerte furono quasi il doppio: 480 Milioni di Pirelli RE con un progetto di Renzo Piano che limitava i danni dell'eccesso volumetrico con un solo edificio alto posto a sud-est e verde pubblico compatto a sud-ovest e i 520 Milioni della cordata Citylife con l'anonimo progetto delle Tre (bizzarre) Torri a nord est che avrebbero completamente oscurato le abitazioni attigue preesistenti per l'intero periodo invernale e il verde pubblico frazionato fra gli edifici.
È facile intuire come la possibilità di pagare le aree il doppio delle rendita fondiaria corrente era dovuto all'entrata in campo dei grandi capitali finanziari internazionali in grado di fare scommesse speculative di lungo periodo impossibili ai tradizionali operatori immobiliari.
L'ingordigia di Fondazione Fiera supportata dall'assessore Lupi impedì non solo di dimezzare l'impatto del Piano Attuativo, ma persino di scegliere tra quelli dei due migliori offerenti il progetto un po' meno impattante.
Il ricorso dei cittadini danneggiati dall'ombra delle Tre Torri incredibilmente venne respinto pregiudizialmente dal Consiglio di Stato che li dichiarò "non legittimati a ricorrere" (come accaduto di recente per il ricorso al TAR sulla vicenda dello Stadio Meazza: ormai è una comoda scappatoia per i giudici tremebondi).
Le amministrazioni di centrosinistra Pisapia-De Cesaris e Sala-Maran succedutesi a quelle di centrodestra Moratti-Masseroli anziché cercare di salvare il salvabile alla scadenza decennale del Piano Attuativo lo hanno proseguito senza alcuna modifica prorogandolo tal quale per ben due volte sino a quasi 20 anni di durata (come osserva gongolante Catella che di questa linea di "continuità" tra differenti orientamenti politici ha goduto i vantaggi sulle aree dell'ex Centro Direzionale/Repubblica)
E siamo all'oggi: Citylife ha sostituito l'ultimo edificio a torre previsto dal PII del 2005 con il bizzarro edificio "a sella iperbolica" denominato Citywave: quantità edificatorie totali e guai provocati dalle Tre Torri rimangono invariati, ma probabilmente l'ultimo edificio finisce per mangiarsi anche buona parte di quel poco di spazio pubblico sfrangiato fra gli edifici, ma parafrasando il Poeta: "È del progetto il fin la meraviglia... chi non sa far stupir vada alla striglia".
Io "alla striglia" manderei i protagonisti di quella "continuità" tanto cara a Catella-Coima e soci che rischia di riprodursi nelle candidature e nei programmi /progetti (vedi ex Ortomercato ed ex Piazza d'Armi) per le prossime elezioni, evitando di farci istupidire dallo "stupore" dei Mangiafuoco di turno.




















































