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venerdì 11 settembre 2026

Rho: il SIndaco risponde alla petizione sui Data Center 11.9.2026

 Osservatorio Datacenter “Comitato Rhodense”

Rho, 11 settembre 2026

Oggetto: Tutela della salute pubblica, dell’ambiente e del territorio in relazione alla crescente concentrazione de Data Center nel territorio di Rho e richiesta di una pianificazione comunale degli insediamenti. Petizione popolare. Vs. Prot. n. 53687 del 6.08.2026.

Egregi Signori Sottoscrittori, in qualità di sottoscritti promotori, con la presente sono a riscontrare la vostra petizione riguardante il tema dei Data Center in città.

Desidero innanzitutto ringraziare i cittadini e i promotori dell’Osservatorio Data Center – Comitato Rhodense per aver sottoposto all’Amministrazione comunale le proprie preoccupazioni e le proprie richieste di chiarimento in merito alla presenza e allo sviluppo deidata center sul territorio di Rho dandomi l’occasione di precisare alcuni aspetti e di fare chiarezza sulla posizione dell’amministrazione.

Premetto che avendo ricevuto due testi differenti (quello sottoscritto dai cittadini e quello solo con le vostre firme) cercherò comunque di dare un’unica risposta visto che di fatto si tratta dei medesimi concetti, raggruppandoli per facilità di lettura, in macro argomenti.

1 – Salute ed Ambiente
La tutela della salute della comunità rappresenta una responsabilità primaria delle istituzioni
pubbliche e costituisce, per questa Amministrazione, un criterio imprescindibile nell'esercizio
delle proprie funzioni trasversalmente a tutte le materie di propria competenza.
L'articolo 32 della Costituzione, infatti, riconosce la salute quale «fondamentale diritto
dell'individuo e interesse della collettività». Tale principio trova attuazione nella legge
833/1978 istitutiva del Servizio sanitario nazionale, che individua nella tutela della salute fisica e
psichica della popolazione una finalità pubblica fondamentale e prevede il concorso dello
Stato, delle Regioni e degli enti locali alla sua attuazione. In tale quadro, il Sindaco opera anche
quale autorità sanitaria locale, nell'ambito delle competenze attribuite dall'ordinamento. Ne
consegue, in concreto, che l'Amministrazione comunale non può ignorare eventuali profili di 
rischio per la salute della popolazione connessi a nuovi insediamenti o attività presenti sul territorio, ma deve assicurare che tali profili siano adeguatamente valutati dalle autorità e dagli organismi tecnici competenti. E’ noto che gli uffici che hanno le competenze e il mandato di verificare tali aspetti non sono uffici comunali ma sono, nel caso di specie, ATS (Agenzia di Tutela della Salute) e ARPA Lombardia (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente), enti che fanno capo a Regione Lombardia, e sopra di esse il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica che si esprimono, unitamente ad altri enti ulteriormente interessati, nel merito degli impatti ambientali relativa alla costruzione di un Data Center, esprimendosi all’interno del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale. Un procedimento che tra l’altro, rimane attivo fintanto che l’attività continuerà a operare, in quanto riguarda anche il monitoraggio degli effetti e la valutazione delle modifiche e adattamenti del progetto. Si tratta di valutazioni che vengono eseguite in misura puntuale e dettagliata come anche riportato all’interno dei vostri testi. Nel caso del Data Center AWS, tali rilievi, puntuali e argomentati (come ad esempio il parere di Regione Lombardia da Voi citato ma si potrebbe richiamarne altri), hanno portato a una modifica e integrazione del progetto che è stato migliorato, e quindi successivamente giudicato idoneo e solo allora approvato. Nel caso del Data Center di via Moscova, sarà ancora garantita la nostra particolare attenzione e cura affinché tali valutazioni siano effettuate con cura e che siano adeguatamente considerate nei procedimenti amministrativi. Laddove dovessero emergere situazioni di effettivo pericolo per la salute pubblica, monitoreremo che siano adottati tutti i provvedimenti che l'ordinamento prevede e impone, nell’esercizio pieno delle competenze di ciascuno in un rapporto costante con le autorità sanitarie e ambientali, ponendo sempre la tutela della salute dei cittadini tra gli elementi essenziali della valutazione dell'intervento. Tale impostazione costituisce una garanzia per la popolazione, sia per evitare la sottovalutazione di possibili rischi sia per evitare l'attribuzione all'Amministrazione comunale di responsabilità tecniche o decisionali che l'ordinamento affida ad altre autorità. 
2 – Impatti generati
I Data Center sono impianti che consumano molta energia, una parte della quale serve per
raffreddare gli impianti. Da qui il problema dell’uso dell’acqua, del rumore connesso al
funzionamento dei sistemi di raffreddamento e dei possibili effetti sul clima, oltre al tema dei
generatori di emergenza. Alcuni di questi impatti si manifestano a livello locale, altri hanno un
raggio molto più ampio. Concordo con il Comitato che i “potenziali effetti” vanno dimostrati e
che non si può generalizzare asserendo che sono “gravi” o al contrario “ininfluenti”, ma da
verificare di volta in volta, caso per caso, con attenzione. Impatti che debbono essere verificati
tenendo conto delle tecnologie impiegate, cioè del singolo progetto nel caso di specie, e delle
caratteristiche dei contesti ove sono realizzati. In alcune aree urbane sarà più rilevante il rumore
prodotto, in altre il tema dello smaltimento dell’acqua oppure dell’impatto paesaggistico. E’
questo il compito puntuale della già citata VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e,
successivamente, dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) che dovrà autorizzare
l’accensione dell’impianto che monitoreremo con molta attenzione.
3 – Effetti cumulativi
Il tema degli effetti cumulativi è un ulteriore elemento che l'Amministrazione comunale ritiene
importante nella valutazione degli impatti derivanti dalla presenza di più Data Center (e delle
relative infrastrutture connesse) nel territorio comunale o nel più ampio ambito territoriale del
Rhodense.
Si tratta di uno dei principi cardine delle valutazioni ambientali che, ricordo, derivano
dall’Europa e sono sperimentate da decenni in Italia e, proprio nella nostra città, già in diversi
casi di produzioni di beni ad alto rischio di impatto ambientale. Il principio richiamato si esplica
richiedendo una verifica unificata e complessiva degli interventi quando simultanei e
assumendo il principio che ogni trasformazione indotta è assunta nella valutazione che si
esplica in quella successiva quando gli interventi fanno a capo a soggetti diversi e sono diluiti
nel tempo. La cosiddetta cumulabilità degli effetti dipende inoltre dal raggio dell’impatto del
fenomeno osservato. Il rumore, ad esempio, ha un raggio generalmente ridotto, mentre altri
elementi possono avere un raggio ampio.
Il nostro Comune monitorerà questo aspetto nel rispetto dell’applicazione delle Linee guida sui
Data Center, che prevedono espressamente che siano valutati gli impatti cumulativi, anche
potenziali, connessi alla presenza di altre attività sul territorio, considerando tra gli elementi,
aria, rumore, bilanci idrici, campi elettromagnetici, paesaggio, ecosistemi e biodiversità. Anche
la stessa Regione Lombardia ha recentemente evidenziato la necessità di considerare gli effetti
cumulativi derivanti dalla concentrazione territoriale dei Data Center rispetto a energia, acqua,
aria, rumore, temperatura, suolo e infrastrutture.
4 – Trasparenza, accesso agli atti e monitoraggio degli effetti
E’ nostra intenzione garantire la massima trasparenza e facilità di accesso agli atti, rispettando
la normativa vigente in materia. E’ uno dei cardini della nostra Amministrazione ma anche degli
enti sopracitati. Ad esempio tutte le VIA attive sono consultabili facilmente sul sito del Ministero
dell’Ambiente dove si trovano tutti i pareri e le decisioni prese.
Rispetto al tema del monitoraggio degli effetti, come già detto, è una funzione già prevista e
attiva all’interno della procedura di VIA. Da questo punto di vista è importante che tutti, a
cominciare da chi amministra la città, ma anche i cittadini e i Comitati, mantengano sempre alta
l’attenzione su questi aspetti in un rapporto di collaborazione e confronto per il bene della
città.
5 - Riutilizzo del calore Relativamente a questo aspetto concordiamo con quanto scritto. Questa previsione era già contenuta nel piano attuativo del Data Center AWS approvato nel 2021. Allo stato attuale vi sono degli elementi tecnici in fase di studio e approfondimento per quanto concerne l’eventuale allaccio alla rete di teleriscaldamento che però non è l’unica soluzione di recupero del calore. Vi sono altri esempi di riutilizzo del calore che si stanno sperimentando in Italia e che stiamo monitorando proprio per trovare altre soluzioni per non disperdere il calore ma riutilizzarlo a beneficio della nostra comunità. Questo varrà anche per il progetto di via Moscova. Sperando di aver risposto a tutti gli aspetti, in modo organico, permettetemi di concludere condividendo due riflessioni e una considerazione.
La prima notazione è che gli impianti come quelli di cui stiamo discutendo hanno per loro natura e per le tecnologie e le risorse impiegate, una complessità particolarmente alta e coinvolgono una rete di soggetti ed enti molto ampio. Il Comune è uno di questi attori, ma non l’unico, e la scelta di sostenere e spingere per lo sviluppo di queste infrastrutture, equiparandole alla stregua delle altre “attività produttive”, non e’ una scelta fatta dai Comuni, Rho compreso. La concentrazione nell’area metropolitana milanese, ad esempio, dipende anche dalla disponibilità di energia, dalla affidabilità della rete distribuzione e dagli investimenti programmati e in via di realizzazione fatti a livello nazionale da Terna. Non da scelte fatte dai Comuni e, in questo caso neanche da scelte fatte da Città Metropolitana o Regione. La scelta di non pianificare o individuare una geografia dei territori ove concentrare o vietare questi insediamenti, non è nostra e non poteva essere presa da noi. A riguardo ritengo che Terna abbia un ruolo rilevante in queste scelte, anche di detentore delle prime informazioni in merito a nuovi insediamenti e nuove realizzazioni. Proprio negli scorsi giorni ho inviato a Terna un’istanza per avere piena conoscenza delle richieste giacenti di nuovi allacci, sebbene sia evidente che siamo in un momento di bolla speculativa da attenzionare e considerare nelle valutazioni. La seconda notazione è che il Comune di Rho, unico in Lombardia, proprio avvertendo il vuoto normativo appena richiamato, ha approvato nel mese di giugno una modifica alle proprie regole urbanistiche a tutela del territorio che inserisce diversi paletti all’insediamento dei Data Center con limitazione alle altezze consentite e maggiore attenzione agli impianti. Si poteva fare di più? E’ sempre possibile fare di più. Abbiamo però fatto tutto ciò che potevamo fare nei tempi utili e con le modalità giuridicamente ammesse per incidere sulle richieste che nel frattempo si sono presentate per tutelare la nostra città e cercare, per quanto ci è possibile, di governare questo fenomeno. Malgrado la nostra attenzione, purtroppo, Regione Lombardia ha individuato perentoriamente nella recente legge regionale sui Data Center le aree classificate come produttive negli strumenti di pianificazione comunali come idonee all’insediamento di Data Center. Per fortuna nel corso dell’approvazione della legge sono state stralciate le aree con destinazione direzionale che avrebbero aperto le porte alla possibilità normativa della realizzazione di Data Center anche nei centri storici. Personalmente avrei preferito di gran lunga che la legge regionale delegasse ai Comuni il potere di  individuare in quali aree produttive fosse opportuno ammettere la presenza di queste infrastrutture, come è stato fatto qualche anno fa per le attività logistiche superiori a 5000 metri quadrati. Questa possibilità avrebbe permesso di localizzare in maniera più ragionevole la realizzazione dei Data Center. La considerazione finale riguarda, invece, la qualità del dibattito che verte intorno ai Data Center. Ritengo normale che, a fronte di una innovazione di tale portata, in cui ancora troppo poche sono le realizzazioni già presenti per disporre di dati scientifici, la discussione si polarizzi fra quelli che sono assolutamente contrari e quelli che sono convintamente a favore. Credo sia importante, come state facendo voi che ne siete un esempio, comunque mantenere sul tema tutta l’attenzione necessaria nel verificare la fondatezza delle affermazioni di entrambi gli schieramenti. Soprattutto quando dobbiamo valutare i Data Center che saranno realizzati a Rho e quindi con le caratteristiche puntuali che afferiscono a quegli interventi.
Vi ringrazio infine per la frase finale della vostra lettera che accompagna la petizione e che mi trova d’accordo: operare sempre nell’interesse generale della comunità in maniera trasparente e partecipata. Rimango a disposizione per qualsiasi approfondimento in merito dovesse rendersi necessario e con l’occasione vi invio i miei più cordiali saluti. 

Andrea Orlandi Sindaco

martedì 1 settembre 2026

Mobilitazione nazionale sui datacenter

 Riceviamo e volentieri pubblichiamo 


Appello per una mobilitazione nazionale contro lo sviluppo irrazionale dei data center: «La trasformazione digitale non può essere decisa senza i territori»

Comitati e realtà territoriali lanciano un percorso di mobilitazione. 

Primo appuntamento nazionale congiunto il 10 ottobre a Milano.

Perché l'Italia vuole diventare un hub europeo dei data center? E soprattutto: chi decide dove costruirli, chi ne trae i maggiori benefici e chi sostiene i costi ambientali, energetici e sociali di questa trasformazione?

A queste domande vuole rispondere il nuovo Manifesto per un movimento contro lo sviluppo irrazionale dei data center, promosso da una rete di comitati e realtà territoriali che da mesi si confrontano sui progetti in corso e previsti in Italia, con particolare attenzione alla Lombardia.

Il manifesto nasce da una precisazione fondamentale: la critica non è rivolta alla tecnologia, alla digitalizzazione o all'intelligenza artificiale in quanto tali, ma al modello economico e territoriale con cui il loro sviluppo viene oggi perseguito.

«Non siamo contro la tecnologia e non vogliamo fermare il futuro — spiegano i promotori —. Vogliamo però che la trasformazione digitale sia al servizio della società e non che siano i territori, le comunità e le persone a dover sostenere i costi di un'espansione decisa altrove».

Centinaia di progetti e una concentrazione particolarmente forte in Lombardia

Secondo il manifesto, in Italia sono centinaia le richieste per la realizzazione di nuovi data center, con livelli differenti di avanzamento. La Lombardia rappresenta oggi una delle aree maggiormente interessate, con oltre la metà delle richieste indicate nel documento.

Il problema, sottolineano i promotori, non riguarda soltanto il numero degli impianti, ma anche la loro crescente dimensione e potenza: accanto ai data center tradizionali vengono proposti impianti da 25, 30 e 40 MW, spesso organizzati in grandi campus.

Le conseguenze non riguarderebbero quindi soltanto i singoli siti, ma l'intero sistema territoriale ed energetico: consumo di suolo e acqua, aumento della domanda elettrica, nuove infrastrutture di rete, stazioni elettriche e sistemi di accumulo, emissioni, rumore, isole di calore e possibili effetti sulla salute.

«Serve una valutazione cumulativa»

Uno dei punti centrali del manifesto è la richiesta di superare una valutazione esclusivamente progetto per progetto.

«Un territorio non è la semplice somma dei singoli progetti — affermano i promotori —. Se più data center insistono sulla stessa area, devono essere valutati insieme anche i consumi energetici e idrici, gli impatti climatici, il rumore, le emissioni, la pressione sulla rete elettrica e le conseguenze sulla salute».

Da qui la richiesta di introdurre strumenti di valutazione cumulativa, monitoraggio degli impatti dopo l'entrata in esercizio degli impianti e maggiore trasparenza sui progetti, distinguendo tra strutture operative, autorizzate, in costruzione, in procedimento e iniziative ancora preliminari.

Un Piano nazionale per decidere dove e perché costruire

Il manifesto chiede inoltre la costruzione di un Piano nazionale dei data center, capace di stabilire quali infrastrutture siano realmente necessarie e strategiche, dove possano essere localizzate e quali limiti energetici, idrici, ambientali e territoriali debbano essere rispettati.

Secondo i promotori, non è sufficiente definire un'infrastruttura «strategica» per accelerarne la realizzazione: la strategicità deve essere dimostrata attraverso una valutazione dell'interesse pubblico e delle conseguenze complessive sul territorio.

Particolare attenzione viene posta anche sulla sicurezza delle infrastrutture, sulla gestione dei dati, sulla proprietà dei dati e sugli effetti della diffusione dell'intelligenza artificiale sul mondo del lavoro.

«Non siamo NIMBY»

Una parte del manifesto è dedicata alla contestazione dell'accusa di NIMBY rivolta ai comitati.

«La nostra posizione non è “il data center fatelo altrove” — spiegano i promotori —. È piuttosto: chiariteci il senso di farlo qui».

Per i promotori, un'area agricola, dismessa o degradata non può essere considerata automaticamente disponibile per qualsiasi nuovo insediamento. Ogni progetto deve essere valutato in relazione alle caratteristiche del luogo, alle fragilità ambientali, alle infrastrutture esistenti e alle comunità che abitano il territorio.

Verso una mobilitazione nazionale

Il manifesto vuole essere quindi non soltanto un documento di denuncia, ma la base per costruire una rete capace di collegare le diverse realtà che stanno affrontando la diffusione dei data center e delle infrastrutture connesse.

L'appello è rivolto a comitati, associazioni, realtà ambientaliste, sindacali e sociali, amministratori locali e a tutte le realtà interessate a discutere quale modello di trasformazione digitale costruire.

Il percorso di mobilitazione prevede già tre appuntamenti:

    • 12 settembre 2026 — banchetti informativi dei comitati sui territori;

    • 26 settembre 2026 — convegno regionale sui data center e lancio pubblico della rete regionale; Sala Convegni – Arci Milano – via Bellezza 16

    • 10 ottobre 2026, ore 15.00 — manifestazione regionale contro i data center  a Milano.

«La tecnologia non è neutrale. Lo sviluppo non è neutrale. A decidere devono essere anche le popolazioni che vivono nei territori destinati a sostenerne i costi».

Il manifesto si conclude con una proposta: la trasformazione digitale deve essere discussa e pianificata come una scelta collettiva, mettendo al centro tutela del territorio, ambiente, salute pubblica, lavoro e diritti delle comunità.

Testo del manifesto

https://acrobat.adobe.com/id/urn:aaid:sc:eu:0f24d6dd-6c60-456c-87f5-4ef13871ae8a


Per informazioni, adesioni e contatti stampa:

comitato.ciarlasco@gmail.com

primi Comitati aderenti:

Comitato Ciarlasco per la tutela del territorio; Comitato per la tutela del territorio Certosino ; Comitato per la tutela del territorio di Siziano;   Orizzonte Opera - Comitato a difesa del territorio e dell'ambiente; Osservatorio Datacenter comitato Rhodense;  Gruppo cittadino Salviamo Trezzano sul Naviglio; Comitato tutela ambiente apolitico apartitico – Comune di Travagliato;  Comitato Data Center NO grazie di Bollate; Salviamo il paesaggio Cremonese, Casalasco e Cremasco;  Comitato per lo sviluppo responsabile di Buscate; Comitato Bene Comune Abbiategrasso; Bene Comune Zibido San Giacomo;  Osservatorio Data Center Sud Milano;  Comitato Residenti Colleferro;  Comitato per la tutela dell’ambiente e del territorio Magentino;  Progetto Civico di Borgarello; Comitato Casalerespira di Casalpusterlengo; Sentinelle del Territorio di Bornasco; Comitato di San Bovio per la Tutela dell'Ambiente - Peschiera Borromeo; Lista Civica PER CERTOSA; Corsico Solidale - Prima le Persone; Comitato Vittuone Sedriano per la tutela del territorio

mercoledì 15 luglio 2026

PD Magenta e Progetto Magenta PGT, presentato un emendamento per escludere i data center dall'area ex SAFFA di Ponte Nuovo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo 

 *COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO*

*PD Magenta e Progetto Magenta*

*PGT, presentato un emendamento per escludere i data center dall'area ex SAFFA di Ponte Nuovo*

I Gruppi Consiliari del Partito Democratico e di Progetto Magenta hanno presentato un emendamento alla Variante Generale del PGT per eliminare la possibilità di insediare data center nell'ambito di rigenerazione AR1 dell'ex area De Medici - ex SAFFA a Ponte Nuovo.

Secondo i due gruppi, la più importante occasione di riqualificazione urbana della frazione deve essere orientata a funzioni capaci di generare servizi, occupazione, spazi pubblici e qualità urbana, valorizzando al contempo il patrimonio storico e identitario dell'area.

«Un data center – spiegano PD e Progetto Magenta – è una funzione che presenta elevati consumi energetici e infrastrutturali, produce limitati benefici occupazionali e appare poco coerente con gli obiettivi di rigenerazione e rilancio della comunità di Ponte Nuovo».

L'emendamento richiama inoltre la necessità di una valutazione complessiva degli impatti, considerando che è già in corso il procedimento relativo a un altro progetto di data center nell'ambito AR2 (ex SNIA-Novaceta). Una posizione che trova riscontro anche nelle osservazioni formulate dal Parco del Ticino durante il procedimento di Valutazione Ambientale Strategica.

PD e Progetto Magenta sottolineano infine come la recente legge regionale sui data center preveda uno specifico percorso attraverso il quale i Comuni dovranno individuare le aree realmente idonee a ospitare tali infrastrutture.

«Ponte Nuovo merita una rigenerazione che metta al centro la qualità della vita, il lavoro, i servizi e la valorizzazione del territorio. Per questo chiediamo di eliminare dall'Area Ex Saffa la destinazione che consente l'insediamento di data center».

Infine, PD Magenta e Progetto Magenta ribadiscono che ogni intervento urbanistico di tale rilevanza e impatto dovrebbe essere accompagnato da un percorso decisionale realmente trasparente e partecipato. È anche per questa ragione che i due Gruppi Consiliari sono fortemente contrari alla proposta di istituzione della Commissione consiliare dedicata alla rigenerazione dell’area ex Novaceta, così come voluta dalla maggioranza di centrodestra.

La proposta originariamente avanzata dalle minoranze prevedeva, infatti, un autentico percorso di partecipazione pubblica e l’istituzione di una Commissione in grado di garantire un maggiore coinvolgimento della città, anche attraverso audizioni di cittadini, comitati, associazioni e operatori privati, nonché momenti pubblici di informazione e confronto.

La proposta approvata dal centrodestra ha, invece, profondamente snaturato questa impostazione, ridimensionando gli strumenti di partecipazione e trasparenza e privando la città della possibilità di un confronto realmente aperto e approfondito su una delle trasformazioni urbanistiche più importanti per il futuro di Magenta.

«La nostra posizione è coerente e chiara: sulle grandi trasformazioni urbanistiche che possono cambiare il volto della città non servono decisioni assunte nelle stanze chiuse, ma trasparenza, partecipazione e confronto pubblico. È questo il metodo che continueremo a chiedere per l’ex Novaceta, per l’ex SAFFA e per tutte le scelte strategiche che riguardano il futuro di Magenta».

lunedì 13 luglio 2026

DATA CENTER: UNA MORATORIA E’ NECESSARIA. PRC

 DATA CENTER: UNA MORATORIA E’ NECESSARIA.

In provincia di Milano assistiamo all’esplosione del fenomento “data center”, per cui sono in progettazione una trentina di nuovi impianti che si aggiungeranno ai 30 già in funzione. Si tratta di un fenomeno complesso con svariate implicazioni di natura ambientale, sociale, economica, energetica e politica. L’assenza di una pianificazione sovracomunale mette i singoli comuni di fronte al dilemma di prendere o rinunciare milioni di euro in oneri di urbanizzazione; soldi preziosissimi in tempi di difficoltà per gli enti territoriali. E’ la tipica forma di ricatto liberista che relega in secondo piano ogni considerazione sul bilanciamento tra costi e benefici. E i costi si manifestano negli impatti ambientali come l’effetto ‘isola di calore’ causato dal costante raffrescamento dei server (autorevoli studi indicano che la temperatura al suolo può aumentare sensibilmente entro un perimetro di molte centinaia di metri). Ma anche il rumore, l’emissione di gas di scarico dei generatori diesel, lo stoccaggio di migliaia di metri cubi di gasolio, solo per citarne alcuni. I data center richiedono potenze elettriche impressionanti, anche 150 MW, equiparabile a 50mila utenze domestiche; Terna dovrà adattare la rete per questi colossi, con costi spalmati sulle bollette e con l’incognita sulla priorità che verrà data in caso di blackout (tema sensibilissimo nelle estati sempre più calde). Siamo di fronte ad un processo epocale di sviluppo post-industriale, in cui le reti telematiche e l’intelligenza artificiale sono quello che le pipeline del petrolio sono state per lo sviluppo industriale. Il fatto che gli investimenti (decine di miliardi di euro) siano in gran parte esteri implica un serio problema di controllo e proprietà delle informazioni; dati che alimentano la generazione di IA, i cui potenziali benefici non devono tradursi in perdita di posti di lavoro. Il fenomeno dei data center deve essere studiato con un rigoroso approccio scientifico, ponendosi l’obiettivo di tutelare l’interesse pubblico in ogni sua forma, dalla tutela della salute alle considerazioni sull’impatto dell’intelligenza artificiale (di cui i data center sono le infrastrutture fisiche di sviluppo). E’ la richiesta che proviene dai numerosi comitati, associazioni e osservatori costituiti sul territorio della provincia, che aggregano le legittime preoccupazioni dei cittadini. La federazione milanese del Partito della Rifondazione Comunista propone una MORATORIA dei data center, chiedendo l’immediata sospensione dei provvedimenti autorizzativi secondo il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE, previsto dal diritto europeo e ambientale. Sollecitiamo ogni partito politico a condividere questa richiesta. Chiediamo la costituzione di una commissione tecnico-scintifica indipendente incaricata di verificare, approfondire e risolvere tutte le criticità dei data center prima di ripristinare – eventualmente - ogni iter autorizzativo, e che ponga le premesse di una seria pianificazione sovracomunale.

Nadia Rosa, segretaria PRC Milano

Stefano Amann, segreteria PRC Milano




martedì 7 luglio 2026

Magenta. Cittadini 15 Datacenter 0. E domani, 8.7.2026 1500 firme

 Cittadini 15, datacenter 0, in quel di Magenta, se si trattasse di una partita. 

Non solo Magenta, assessori che cadono come foglie a novembre in tutta la città metropolitana di Milano. 

Ma chi ha fatto i gol? 

E soprattutto contro chi han fatto gol? 

Di sicuro, contro il progetto datacenter, poi, che la squadra datacenter fosse composita e articolata, è quello che è emerso dagli eventi. 

Se per scorciatoia cognitiva, pubblicità o colpo di effetto, un assemblea intitolata Nodatacenter, promossa da quelli delle mitigazioni e compensazioni, tra cui, sinistra italiana, che a Bollate visto che hanno il vicesindaco, va benissimo e stesso discorso per Legambiente che lì ha ritirato il ricorso. 

E lì i primi 3 gol, i cittadini portano i partiti promotori a prendere una posizione,  nonostante dal palco la palla venisse buttata sistematicamente in tribuna, dopotutto PD, sinistra italiana e rifo, pensavano alla solita assemblea di autoriflessione in 5 per le elezioni comunali del 2027, e invece, 340 cittadini presenti, hanno chiesto conto al PD del perché non ha presentato le osservazioni al Pgt. (Anticipo, il sesto gol è del sindaco del gobbo che dice che da febbraio 2025 i consiglieri di minoranza hanno il documento sul Datacenter... A dopo!).

La sala chiede una moratoria immediata per un anno di tutti i datacenter in Lombardia. 

M5S e PD, ringraziano sinistra italiana per aver affossato la proposta, poi chiediamoci perché il 50% non vota. Nota, in questo, anche il sindacato di base è stato sussunto assumendo uno di sinistra italiana, e di fronte a uno stipendio, se non hai le lotte alle spalle, lo credi quasi normale. 

Questo era il quarto gol. 

Poi ci sono una serie di gol sulla comunicazione.

A breve per il proseguo.

Nel frattempo, scrivetemi i vostri pareri. 

People have the Power in sottofondo, ovviamente 



sabato 4 luglio 2026

Exnovaceta/datacenter raccolta firme in piazza Liberazione Magenta 3.7.2026 e domenica mattina

 Venerdì 3 luglio 2026, piazza liberazione, Magenta, dalle 18.30 alle 22 tanti cittadini hanno avuto modo di conoscere e firmare la petizione per impedire il progetto di un Datacenter, in poche parole, un grosso server di un computer, sempre acceso e sempre illuminato.

La raccolta firme prosegue nei 6 punti che han dato disponibilità e domenica mattina dalle 10 alle 13.


È stata anche occasione per parlare del territorio, nel giorno in cui la notizia è il video dal drone del comitato notangenziale del parco del Ticino.








Questa è un altra petizione, a livello metropolitano e refionale, di Milano Città Metropolitana (55 sindaci avevano scritto a Regione per rinviare la legge sui datacenter) e di Regione Lombardia.

https://www.change.org/p/imporre-un-anno-di-moratoria-per-i-datacenter-in-lombardia?recruiter=701818

DataCenter le colpe di Invernizzi e una visione diversa di città. Da ilnaviglio

 Dalla pagina fb il naviglio 

**** DataCenter le colpe di Invernizzi e una visione diversa di città **** 

Negli ultimi tempi si è sentito dire che il progetto del Data Center a Magenta sia figlio delle scelte della passata amministrazione Invernizzi. Ma stanno davvero così le cose?

In questo video, l'ex sindaco Marco Invernizzi risponde direttamente all'attuale sindaco Luca del Gobbo, carte alla mano, per fare chiarezza una volta per tutte.

Ecco i fatti: a dicembre 2023, con la scadenza del Documento di Piano (DDP) del PGT, l'attuale amministrazione ha ridefinito il futuro delle grandi aree dismesse. È stato proprio in quel momento che l'ex Novaceta ha ricevuto la destinazione d'uso di "Produttivo di tipo innovativo", escludendo logistica o commerciale e aprendo, di fatto, le porte al Data Center.

Ma non si parla solo di urbanistica. Nel video si tocca un tema ancora più profondo: i servizi ai cittadini creati in passato e poi smantellati, e soprattutto due visioni di città completamente diverse a confronto.

Un contenuto fondamentale per chi vuole capire il futuro di Magenta, al di là degli slogan politici.



martedì 30 giugno 2026

potere al popolo NO AI DATA CENTER NELL'HINTERLAND MILANESE

 Dai social di potere al popolo 

NO AI DATA CENTER  NELL'HINTERLAND MILANESE

Mentre si continua a parlare di "innovazione" e "sviluppo", c'è una domanda che la politica e i grandi investitori evitano accuratamente: chi pagherà il prezzo ambientale della corsa all'intelligenza artificiale?

I data center sono gigantesche infrastrutture industriali che funzionano giorno e notte. Consumano enormi quantità di energia, richiedono ingenti risorse idriche per il raffreddamento e producono calore. Intanto i cittadini devono già fare i conti con estati sempre più torride, siccità, consumo di suolo e crisi climatica.

Ancora una volta il rischio è che ai territori vengano lasciati gli impatti ambientali, mentre i profitti finiranno nelle mani delle grandi multinazionali del digitale.

Ci raccontano che arriveranno sviluppo e posti di lavoro. 

Ma l'esperienza dimostra che, una volta conclusi i cantieri, i posti di lavoro stabili sono pochi, mentre restano infrastrutture energivore, consumo di risorse e nuovi vincoli sul territorio.

Inoltre in.questo sistema basato sul profitto, l'AI porterà sicuramente a una riduzione generalizzata dei posti di lavoro e all' aumento degli introiti per le multinazionali del setttore , invece che a una riduzione della fatica umana e a un miglioramento del reddito dei cittadini.

Noi diciamo che prima di autorizzare nuovi data center servono risposte chiare.

Dove verranno costruiti? Quanta energia consumeranno e da quali fonti arriverà?  

Quanta acqua sarà necessaria per il raffreddamento?  

Quale sarà l'impatto sulla salute, sul clima e sulla qualità della vita? 

Quali benefici concreti avranno le comunità locali?

Non accetteremo che i nostri territori  diventino la nuova frontiera della speculazione legata all'intelligenza artificiale.

Sono interessati da progetti di nuovi data center o da un'espansione di queste infrastrutture i territori di Melzo, Vignate, Liscate, Cassano d'Adda, Settala (Caleppio), Segrate, Peschiera Borromeo, Melegnano, Opera, Rozzano, Noviglio, Settimo Milanese, Cornaredo, Rho, Pero, Vittuone, Pregnana Milanese, Bollate (Cassina Nuova), Siziano, Bornasco, Certosa di Pavia, Bertonico, Ponte San Pietro e Arcene.

Chiediamo ai sindaci e alle amministrazioni locali di fermarsi e ascoltare i cittadini, invece di inseguire gli interessi dei grandi gruppi economici.

Il territorio non è una merce.

L'acqua non è una risorsa infinita.

L'energia non può essere sottratta ai bisogni delle persone per alimentare un modello di sviluppo che scarica sulle comunità i costi e privatizza i profitti.

Potere al Popolo! dice NO alla proliferazione dei data center senza una pianificazione democratica, trasparente e rispettosa dell'ambiente.

Difendere il territorio oggi significa difendere il futuro delle prossime generazioni.

NO AI DATA CENTER NELL'HINTERLAND MILANESE.



#NoDataCenter #Martesana #HinterlandMilanese #DifendiamoIlTerritorio #ConsumoDiSuolo #AcquaBeneComune #GiustiziaClimatica #PotereAlPopolo #Milano #Melzo #Vignate #Bollate #SettimoMilanese #Rho #Segrate

giovedì 25 giugno 2026

Magenta. Approvata la commissione per area exnovaceta, ipotesi datacenter 25.6.2026

 Magenta, sala consiliare Mariangela Basile, mercoledì 24 giugno. 

120 cittadini in sala consiliare e fuori, un centinaio collegati on line. 

Video quiMilano 

https://www.facebook.com/share/v/1JqpnCMbXn/

Qui il link per rivedere il consiglio comunale. 

https://magenta.consiglicloud.it/home

Non è stata anticipata la discussione del punto 11, come chiesto dalle minoranze, ragion per cui hanno lasciato svolgere e trattare i punti precedenti senza intervenire. 

L'istituzione della commissione è stata votata e approvata, non il percorso partecipativo richiesto dal PD. 

Ricordiamo che dall'assemblea di due settimane fa, era emersa la proposta di una moratoria in tutta la Lombardia per i datacenter, anche in seguito alla lettera di oltre 50 sindaci della città metropolitana di Milano.





domenica 21 giugno 2026

Magenta. Urbanistica/datacenter 946 firme nella mattina di domenica 21.6.2026

 Così suo social, il nascente comitato osservatorio magentino sui datacenter 


Video quiMilano 

https://www.facebook.com/share/v/18uJ6wUjHL/

Tutti invitati a partecipare e a seguire il consiglio comunale chiesto da progetto Magenta e partito democratico 

https://liberanotizienews.blogspot.com/2026/06/ex-novaceta-progetto-magenta-e-partito.html?m=1








martedì 9 giugno 2026

Assemblea DATACENTER Magenta 8.6.2026 Foto e video quiMilano

 Magenta, parco del Ticino, Città metropolitana di Milano, Lombardia. 

Lunedì 8 giugno, h.21, sala consiliare MARIANGELA BASILE assemblea pubblica 

Video quiMilano 

Su YouTube clikkare due volte per maggiore risoluzione 


La proposta di una moratoria per un anno dei nuovi datacenter da parte dei VERDI EUROPA VERDE

Sono intervenuti, oltre ai consiglieri regionali della Lombardia e comunali di Magenta e dei comuni limitrofi, i comitati contro i datacenter e oltre 350 cittadini. 

Le proposte dell'assemblea.
1. Referendum cittadino 
2. Domenica 14 giugno h. 10 in Novaceta, viale Piemonte 
3. Moratoria di un anno per nuovi datacenter 







giovedì 14 maggio 2026

Datacenter Magenta, nota stampa del PD di Magenta 14.5.2026

 🔴DATA CENTER A MAGENTA: NON A QUESTE CONDIZIONI






Entro domani, 15 maggio, è possibile presentare osservazioni alla convenzione urbanistica sul progetto del data center nell’area ex Novaceta. Noi ci stiamo lavorando ma il problema è che gran parte della città non sa quello che sta succedendo.

Infatti, nel silenzio quasi totale di questa Amministrazione, e senza un vero percorso di informazione e coinvolgimento pubblico, il Sindaco ha già annunciato la volontà di sottoscrivere la convenzione entro giugno brandendo un finto assegno davanti alle telecamere.

Eppure non stiamo parlando di una progetto qualunque, ma di una delle trasformazioni urbanistiche più rilevanti della storia di Magenta.

Un polo composto da 5 edifici industriali, con un’altezza complessiva di circa 27 metri, una potenza elettrica totale assorbita di circa 300 MW, sottostazione elettrica dedicata, elettrodotto e impianti destinati a funzionare 24 ore su 24.

Un intervento di queste dimensioni porta con sé questioni enormi: emissioni acustiche continue, impianti di raffreddamento ad aria con consumi energetici elevatissimi, possibile aumento delle temperature locali ed effetto isola di calore, oltre agli impatti ambientali e paesaggistici dovuti alla vicinanza con il centro storico, le abitazioni e il Parco del Ticino.

Noi non siamo indifferenti alla riqualificazione di un’area dismessa come quella dell’ex Novaceta e nemmeno contrari a prescindere a questa tipologia di insediamenti. Al contrario, crediamo che recuperare un’area abbandonata sia sempre importante.

Ma una trasformazione così grande deve essere governata nell’interesse pubblico, non subita dalla città e costruita velocemente soltanto attorno agli interessi dei fondi di investimento. Proprio per questo stiamo lavorando a osservazioni e proposte mirate affinché l’intervento produca benefici reali e verificabili per Magenta.

Non sono polemiche, ma richieste concrete per fare in modo che, se un insediamento di questa portata arriverà a Magenta, produca benefici veri per la città e non solo per chi investe.

Perché il futuro di Magenta non può essere deciso senza Magenta.

martedì 12 maggio 2026

Legge dacenter in Lombardia. Rinviata la discussione il 26 maggio

Video diretta dal presidio di martedì 12 maggio prima della discussione e del suo rinvio





Le osservazioni di Gilberto Rossi per i
 Verdi Europa Verde della Lombardia e la richiesta di dimissioni del centrosinistra ossonese al sindaco di Ossona per aver mentito, ancora, agli Ossonesi 

La discussione della legge è stata rinviata al 26 maggio, qua il sindaco leghista ossonese che mente ai cittadini. 


Dai social dei 50 sindaci firmatari 

Condivido con voi il comunicato stampa che parla della lettera che oggi, come amministratori locali, abbiamo inviato al Consiglio Regionale per esprimere le nostre preoccupazioni circa la Proposta di Decreto Legislativo che era all'ordine del giorno per la seduta di oggi.

La discussione di oggi è stata rinviata al 26 maggio e ci auguriamo di riuscire in questo tempo a fare sì che sia data più attenzione alle prerogative delle autonomie locali e al giusto equilibrio tra interesse pubblico e privato. 

 COMUNICATO STAMPA

Data Center in Lombardia: gli amministratori locali chiedono il rinvio del PDL regionale in discussione oggi e un confronto con i territori

Milano, 12 maggio 2026 – Sono più di cinquanta i sindaci e amministratori locali lombardi che hanno sottoscritto una lettera indirizzata al Presidente della Regione Lombardia, al Presidente del Consiglio Regionale, all’Ufficio di Presidenza e ai Consiglieri regionali, per chiedere il rinvio dell’approvazione del Progetto di Legge n. 150 in materia di Data Center e l’apertura di un confronto più approfondito con i territori.

I firmatari sottolineano di non essere contrari allo sviluppo tecnologico, alla transizione digitale né al ruolo strategico dei Data Center per il sistema economico e produttivo. Al contrario, evidenziano la necessità di dotare la Lombardia di strumenti normativi adeguati a governare un fenomeno già oggi in forte espansione sul territorio regionale.

Secondo gli amministratori locali, una materia così complessa e caratterizzata da rilevanti impatti urbanistici, ambientali, infrastrutturali ed energetici richiede però un quadro normativo equilibrato, condiviso e rispettoso delle competenze dei Comuni.

Tra le principali criticità evidenziate vi è il rischio di una compressione del ruolo degli enti locali nelle scelte urbanistiche e di governo del territorio, nonostante siano proprio i Comuni a dover gestire gli impatti ambientali, sociali e infrastrutturali derivanti dall’insediamento dei Data Center.

I sottoscrittori chiedono inoltre un rafforzamento della pianificazione regionale complessiva, affinché lo sviluppo dei Data Center non venga affrontato esclusivamente tramite singoli 

procedimenti autorizzativi, ma attraverso una visione organica capace di valutare gli impatti cumulativi sul territorio.

Particolare attenzione viene richiesta rispetto al consumo energetico, al fabbisogno idrico, agli 

effetti sulle falde acquifere, al rumore, alla qualità dell’aria e al microclima locale, oltre alla tutela delle aree agricole, delle superfici permeabili e delle aree protette, comprese quelle dei PLIS e dei parchi regionali.

Gli amministratori esprimono, inoltre, preoccupazione per l’ipotesi di eliminare le compensazioni ambientali in presenza di interventi che producono impatti significativi sul territorio.

“Serve una legge capace di governare il fenomeno in modo organico – si legge nella lettera –garantendo equilibrio tra innovazione, sostenibilità ambientale, tutela del paesaggio e prerogative degli enti locali”.

Per queste ragioni, i firmatari chiedono al Consiglio Regionale di valutare un rinvio dell’approvazione del provvedimento, così da consentire un ulteriore percorso di confronto e approfondimento con i territori, finalizzato alla definizione di una normativa realmente condivisa ed equilibrata.

I Comuni e gli amministratori locali confermano infine la propria disponibilità a collaborare in modo costruttivo con Regione Lombardia per costruire regole chiare che salvaguardino i territori e le comunità locali.


Il centrosinistra di Ossona chiede le dimissioni del Sindaco di Ossona. 

La legge non è stata approvata e la discussione è stata rinviata al 26 maggio.

Nel testo attuale della legge, si vede chiaramente la funzione anti ambientale, nel particolare, per il contesto ossonese, il nuovo datacenter previsto a Magenta potrebbe chiedere di venire alimentato da un parco fotovoltaico... 1 più 1 a volte fa 2.


Il commento alle pagine social dei comuni di Marcallo e Santo Stefano Ticino.

Non è stata approvata, e per fortuna, sarebbe una sciagura per la Lombardia. Si discuterà il 26 maggio. Noi del centro-sinistra ossonese abbiamo chiesto le dimissioni di Giovanni venegoni sindaco di Ossona, non si può mentire così ai cittadini, inoltre, pare che le dimissioni dell'assessore Gussoni siano dovute a queste posizioni ultraortodossefiloleghiste