domenica 8 novembre 2026

E se il Castello Sforzesco non esistesse più? Come la Società Storica Lombarda salvò il simbolo di Milano

E se il Castello Sforzesco non esistesse più? Come la Società Storica Lombarda salvò il simbolo di Milano e poi le colonne di San Lorenzo

Fonte: https://www.fondazioneguidovenosta.org/e-se-il-castello-sforzesco-non-esistesse-piu

Approfondimento pubblicato il 31/10/2026 - di Redazione

Nella lunga storia della Società Storica Lombarda, due monumenti milanesi occupano un posto speciale: il Castello Sforzesco e le colonne di San Lorenzo. La cronologia dell’ente ricorda il 1884 come l’anno della salvaguardia del Castello e il 1900 come quello delle colonne, e i documenti conservati nell’archivio della Società permettono di ricostruire da vicino entrambi gli interventi. Tra le due date, il restauro del Castello avviato nel 1893 da Luca Beltrami, socio dell’ente, e il trasferimento della sede della Società dentro le mura sforzesche, nel 1897.


Le origini, nel 1873


Alla fine del 1873 Cesare Cantù, allora direttore dell’Archivio di Stato di Milano, propone di fondare una Società dedicata alla storia lombarda. Con lui firmano dodici soci, tra cui Girolamo d’Adda, Giulio Porro Lambertenghi e Giovanni Visconti Venosta. Lo Statuto viene approvato il 30 dicembre e già nel 1874 esce il primo numero della rivista «Archivio Storico Lombardo».


Fin dall’inizio la tutela fa parte della missione. L’articolo 1 dello Statuto del 1875 stabilisce che la Società «potrà, all’evenienza e per propria iniziativa, vegliare alla conservazione de’ monumenti e documenti lombardi e promuovere il concorso dei Comuni e della Provincia a lustro ed incremento dell’arte e della storia antica».


1884: la salvaguardia del Castello Sforzesco


Dopo le demolizioni napoleoniche e le modeste riattazioni austriache, a metà Ottocento il Castello è un edificio mutilato, destinato all’abbattimento. Nel 1884 in città si discute il progetto dei nuovi quartieri della Piazza d’Armi e del Foro Bonaparte.


Il 30 marzo la presidenza della Società legge in adunanza una relazione sulla conservazione del Castello. Il voto, firmato dal presidente conte Giulio Porro Lambertenghi, è netto: la Società, «considerato il merito storico, artistico e monumentale del Castello di Milano», chiede «che non vi sia messo mano in parte alcuna che ne alteri la presente condizione di fatto», non solo per il progetto in discussione ma «per ogni futura evenienza congenere».


L’eco è immediata. Il 6 aprile, per ordine del Ministero della Pubblica Istruzione, una nota prefettizia sul Castello viene trasmessa al Sindaco di Milano; il 18 aprile ne dà conto il giornale «La Perseveranza».


Luca Beltrami e il restauro del 1893


La figura decisiva per il destino del Castello è Luca Beltrami, architetto, uomo politico e storico dell’arte, membro attivo e per diversi anni vicepresidente della Società Storica Lombarda.


Nel 1884 si oppone al progetto del Foro Bonaparte, che vuole sacrificare parte del Castello a nuovi palazzi signorili.


Contro chi, come il senatore Cesare Correnti, ne chiede l’abbattimento totale, Beltrami porta argomenti di storico: un rilievo esatto dell’edificio e una relazione sul valore delle sue parti. Con il sostegno della Società Storica Lombarda e della Commissione Conservatrice dei Monumenti ottiene che il Ministero sospenda ogni decisione e gli affidi uno studio completo.


Lo studio dimostra l’importanza del monumento e chiude per sempre la questione.


Nel 1893 il Comune gli affida il restauro. L’obiettivo è riportare il Castello alle forme antiche, intervenendo sulle parti medievali superstiti (1360-70) e su quelle rinascimentali (1452-76), e dargli una nuova funzione come casa delle istituzioni culturali della città. Nel 1896 vi arrivano le raccolte d’arte civiche e nel 1897 la Società Storica Lombarda, che vi occupa nel tempo locali del cortile della Rocchetta, della Torre del Filarete e della Cortina di Santo Spirito. Il cantiere si chiude nel 1905 con la ricostruzione della Torre del Filarete, basata su raffigurazioni d’epoca. Per Beltrami i monumenti erano presidi della memoria contro l’oblio della storia.


1900: la Pusterla dei Fabbri e le colonne di San Lorenzo


Con la presidenza di Francesco Novati l’attenzione si sposta su altri due luoghi simbolo della città, con esiti opposti. Il 20 marzo 1900 Novati sostiene una petizione per la Pusterla dei Fabbri, l’ultima delle porte secondarie aperte nelle mura cittadine per favorire il passaggio del commercio, minacciata dal nuovo quartiere di Porta Genova. L’appello non ha seguito: la Pusterla viene demolita quello stesso anno.


Diversa la sorte delle colonne di San Lorenzo. Contro la campagna per abbatterle, il 16 luglio Novati presenta una relazione che chiede di non «toccare con mano sacrilega quel prezioso monumento, unica reliquia della magnificenza di Milano romana». Il 18 luglio il socio monsignor Achille Ratti aderisce in pieno; ad agosto si apre il carteggio con il sindaco Mussi e il Ministero della Pubblica Istruzione sollecita il Comune «per impedire che si abbatta quel prezioso avanzo».


Le colonne, seppur completamente decontestualizzate, ci sono ancora.


Negli anni successivi la Società Storica Lombarda si mobilita anche per la chiesa di San Raffaele (1902), il Palazzo della Ragione (1907) e la facciata della chiesa di San Pietro in Gessate (1909).

Oggi la Società Storica Lombarda ha compiuto 153 anni di vita e la sua sede non è più al Castello Sforzesco, ma presso il palazzo di Brera, e continua il suo impegno per la salvaguardia della memoria cittadina.

Ringraziamo la Società Storica Lombarda ETS e il suo Segretario e Direttore, Marina Bonomelli, per la gentile concessione delle immagini e delle fonti.




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