domenica 8 novembre 2026

E se il Castello Sforzesco non esistesse più? Come la Società Storica Lombarda salvò il simbolo di Milano

E se il Castello Sforzesco non esistesse più? Come la Società Storica Lombarda salvò il simbolo di Milano e poi le colonne di San Lorenzo

Fonte: https://www.fondazioneguidovenosta.org/e-se-il-castello-sforzesco-non-esistesse-piu

Approfondimento pubblicato il 31/10/2026 - di Redazione

Nella lunga storia della Società Storica Lombarda, due monumenti milanesi occupano un posto speciale: il Castello Sforzesco e le colonne di San Lorenzo. La cronologia dell’ente ricorda il 1884 come l’anno della salvaguardia del Castello e il 1900 come quello delle colonne, e i documenti conservati nell’archivio della Società permettono di ricostruire da vicino entrambi gli interventi. Tra le due date, il restauro del Castello avviato nel 1893 da Luca Beltrami, socio dell’ente, e il trasferimento della sede della Società dentro le mura sforzesche, nel 1897.


Le origini, nel 1873


Alla fine del 1873 Cesare Cantù, allora direttore dell’Archivio di Stato di Milano, propone di fondare una Società dedicata alla storia lombarda. Con lui firmano dodici soci, tra cui Girolamo d’Adda, Giulio Porro Lambertenghi e Giovanni Visconti Venosta. Lo Statuto viene approvato il 30 dicembre e già nel 1874 esce il primo numero della rivista «Archivio Storico Lombardo».


Fin dall’inizio la tutela fa parte della missione. L’articolo 1 dello Statuto del 1875 stabilisce che la Società «potrà, all’evenienza e per propria iniziativa, vegliare alla conservazione de’ monumenti e documenti lombardi e promuovere il concorso dei Comuni e della Provincia a lustro ed incremento dell’arte e della storia antica».


1884: la salvaguardia del Castello Sforzesco


Dopo le demolizioni napoleoniche e le modeste riattazioni austriache, a metà Ottocento il Castello è un edificio mutilato, destinato all’abbattimento. Nel 1884 in città si discute il progetto dei nuovi quartieri della Piazza d’Armi e del Foro Bonaparte.


Il 30 marzo la presidenza della Società legge in adunanza una relazione sulla conservazione del Castello. Il voto, firmato dal presidente conte Giulio Porro Lambertenghi, è netto: la Società, «considerato il merito storico, artistico e monumentale del Castello di Milano», chiede «che non vi sia messo mano in parte alcuna che ne alteri la presente condizione di fatto», non solo per il progetto in discussione ma «per ogni futura evenienza congenere».


L’eco è immediata. Il 6 aprile, per ordine del Ministero della Pubblica Istruzione, una nota prefettizia sul Castello viene trasmessa al Sindaco di Milano; il 18 aprile ne dà conto il giornale «La Perseveranza».


Luca Beltrami e il restauro del 1893


La figura decisiva per il destino del Castello è Luca Beltrami, architetto, uomo politico e storico dell’arte, membro attivo e per diversi anni vicepresidente della Società Storica Lombarda.


Nel 1884 si oppone al progetto del Foro Bonaparte, che vuole sacrificare parte del Castello a nuovi palazzi signorili.


Contro chi, come il senatore Cesare Correnti, ne chiede l’abbattimento totale, Beltrami porta argomenti di storico: un rilievo esatto dell’edificio e una relazione sul valore delle sue parti. Con il sostegno della Società Storica Lombarda e della Commissione Conservatrice dei Monumenti ottiene che il Ministero sospenda ogni decisione e gli affidi uno studio completo.


Lo studio dimostra l’importanza del monumento e chiude per sempre la questione.


Nel 1893 il Comune gli affida il restauro. L’obiettivo è riportare il Castello alle forme antiche, intervenendo sulle parti medievali superstiti (1360-70) e su quelle rinascimentali (1452-76), e dargli una nuova funzione come casa delle istituzioni culturali della città. Nel 1896 vi arrivano le raccolte d’arte civiche e nel 1897 la Società Storica Lombarda, che vi occupa nel tempo locali del cortile della Rocchetta, della Torre del Filarete e della Cortina di Santo Spirito. Il cantiere si chiude nel 1905 con la ricostruzione della Torre del Filarete, basata su raffigurazioni d’epoca. Per Beltrami i monumenti erano presidi della memoria contro l’oblio della storia.


1900: la Pusterla dei Fabbri e le colonne di San Lorenzo


Con la presidenza di Francesco Novati l’attenzione si sposta su altri due luoghi simbolo della città, con esiti opposti. Il 20 marzo 1900 Novati sostiene una petizione per la Pusterla dei Fabbri, l’ultima delle porte secondarie aperte nelle mura cittadine per favorire il passaggio del commercio, minacciata dal nuovo quartiere di Porta Genova. L’appello non ha seguito: la Pusterla viene demolita quello stesso anno.


Diversa la sorte delle colonne di San Lorenzo. Contro la campagna per abbatterle, il 16 luglio Novati presenta una relazione che chiede di non «toccare con mano sacrilega quel prezioso monumento, unica reliquia della magnificenza di Milano romana». Il 18 luglio il socio monsignor Achille Ratti aderisce in pieno; ad agosto si apre il carteggio con il sindaco Mussi e il Ministero della Pubblica Istruzione sollecita il Comune «per impedire che si abbatta quel prezioso avanzo».


Le colonne, seppur completamente decontestualizzate, ci sono ancora.


Negli anni successivi la Società Storica Lombarda si mobilita anche per la chiesa di San Raffaele (1902), il Palazzo della Ragione (1907) e la facciata della chiesa di San Pietro in Gessate (1909).

Oggi la Società Storica Lombarda ha compiuto 153 anni di vita e la sua sede non è più al Castello Sforzesco, ma presso il palazzo di Brera, e continua il suo impegno per la salvaguardia della memoria cittadina.

Ringraziamo la Società Storica Lombarda ETS e il suo Segretario e Direttore, Marina Bonomelli, per la gentile concessione delle immagini e delle fonti.




Verdi (veri) Bologna. Capocrazia anche in quel che resta dei Verdi.

Dai social di Paolo Galletti, fondatore dei Verdi e già deputato verde.

 Capocrazia anche in quel che resta dei Verdi.

Il gruppetto di Pecoraro boys che si è impadronito delle spoglie dei verdi, cancellando con commissariamenti e invasioni di iscritti ogni esperienza locale autonoma ,ha espugnato anche Bologna.

E dire che le Liste Verdi sono state una delle pochissime esperienze politiche nate davvero dal basso,dalle lotte sul territorio.

Ora vige la capocrazia elettoralistica che usa un glorioso brand per piccole carriere.

A Bologna gran parte dei verdi hanno dato vita a Bologna Respira , con Danny Labriola .

Anche io ho aderito ma sono ancora tesserato dei verdi che ho contribuito a far nascere e rinascere.

Quindi critico anche dall'interno la deriva elettoralistica.

Qui un comunicato,ripreso in parte anche da Daniela Corneo sul Corriere di Bologna .

VERDI–COALIZIONE CIVICA: UN’ALLEANZA INCOMPATIBILE, CONTRO NATURA

Noi, iscritti Verdi, siamo fermamente contrari.

La recente dichiarazione dei co-portavoce bolognesi di Europa Verde sull’alleanza con Coalizione Civica a sostegno del sindaco Lepore solleva questioni politiche e democratiche che non possono essere ignorate.

Per quanto ci risulta, l’ipotesi di una lista comune non è stata sottoposta a un confronto assembleare, né a una deliberazione degli iscritti nelle sedi opportune.

Una posizione espressa dall’associazione comunale, costituitasi all’ultimo minuto e composta anche da iscritti di recente adesione, non può essere considerata rappresentativa dell’intera comunità ecologista bolognese, né di un progetto politico autenticamente verde e condiviso.

Riteniamo inoltre necessario smentire la ricostruzione diffusa da Valentina Marassi in merito alla restituzione delle tessere da parte di oltre 70 iscritti, che hanno successivamente dato vita a Bologna Respira.

Contrariamente a quanto da lei dichiarato, le tessere sono state restituite dopo il vergognoso e immotivato commissariamento della Federazione provinciale, e non prima.

È fondamentale ristabilire la corretta successione degli eventi, senza attribuire alle persone motivazioni diverse da quelle che hanno realmente determinato le loro scelte.

C’è inoltre una questione di merito, che non può essere elusa.

Coalizione Civica ha sostenuto scelte amministrative che hanno sollevato profonde e insanabili criticità dal punto di vista ecologista: dal Passante autostradale alle nuove edificazioni, fino alla gestione delle vertenze ambientali, spesso segnata da un approccio repressivo.

Si sono mai visti veri Verdi favorevoli alle autostrade, alla cementificazione, alla distruzione del patrimonio arboreo?

Sono differenze politiche profonde e inconciliabili, che non possono essere cancellate da un accordo elettorale.

L’ecologismo non può diventare una componente accessoria e ininfluente di alleanze definite altrove, per esigenze puramente elettoralistiche.

La nostra identità si fonda sulla tutela del territorio, sulla riduzione del consumo di suolo, sulla biodiversità, sulla qualità dell’aria, sulla mobilità sostenibile, sulle energie rinnovabili e su una visione di salute integrata, che riconosca il legame indissolubile tra uomo e ambiente.

Non certo su autostrade, cemento e combustibili fossili.

Occorre riaprire un confronto democratico, trasparente e partecipato, coinvolgendo non soltanto gli iscritti di Europa Verde, ma l’intera comunità ecologista bolognese, che in questi anni si è impegnata in vertenze, battaglie e proposte, mentre i nuovi dirigenti dell’associazione comunale erano assenti.

L’ecologia è una responsabilità collettiva.

Non un brand da spendere cinicamente per questioni di potere.

Bologna ha bisogno di più ecologia, non di greenwashing.Firmato

Paolo Galletti

Già co portavoce verdi ER, fondatore verdi Bologna

Micaela Mazzoni 

co-portavoce Federazione Verdi Bologna (commissariata)



sabato 7 novembre 2026

Parabiago per la Pace 6.11.2026.

 Dai social di Legambiente Parabiago 



Ieri sera, nonostante la giornata di pioggia, tante persone hanno partecipato alla fiaccolata, sfilando insieme e gridando a gran voce «PACE, PACE!».🏳️‍🌈

Tutti gli interventi hanno suscitato profonde emozioni e rafforzato una convinzione fondamentale: volere la Pace significa impegnarsi concretamente per essa, ogni giorno, in ogni momento della nostra vita. La Pace non può essere soltanto una parola da pronunciare durante una manifestazione, ma deve diventare un impegno quotidiano di tutte e tutti.

Particolarmente straziante è stata la presenza, durante la sfilata, del sudario con i nomi di migliaia di bambini palestinesi uccisi dall'esercito israeliano. Un'immagine dolorosa, che ci ha ricordato quanto sia urgente fermare ogni guerra e proteggere la vita di ogni bambino.

Importante e significativa anche la partecipazione del Sindaco, della Consigliera delegata alla Promozione della Pace del Comune di Legnano e del consigliere del Comune di Seriate, che ha raccontato la drammatica esperienza vissuta durante il suo recente viaggio a Cuba, descrivendo le difficoltà e le sofferenze della popolazione legate all'embargo e alle restrizioni sugli aiuti da parte di Trump.

Altrettanto impressionante e toccante è stato l'intervento del volontario di Nabad Spazio Mondi Migranti, che ha portato all'attenzione di tutti quanto accade alle frontiere italiane. Una testimonianza che ha denunciato le violenze, le umiliazioni e i trattamenti disumani subiti da tante persone migranti, costrette ad affrontare percorsi difficili e dolorosi, senza poter contare su adeguati percorsi di accoglienza e regolarizzazione. Un richiamo forte alla dignità umana e al diritto di ogni persona a essere rispettata, indipendentemente dalla propria provenienza.

Anche tutti gli altri interventi hanno trovato un ascolto profondo e partecipato, facendo emergere una forte volontà comune: cambiare questo mondo, cominciando da subito, attraverso l'impegno, la solidarietà, il dialogo e il rispetto della vita.

La Pace non può avere confini e non può essere selettiva: deve riguardare tutti i popoli, tutte le persone, tutti i bambini e tutti coloro che cercano una vita dignitosa.

La Pace si costruisce insieme, ogni giorno. Non domani, ma da subito!🏳️‍🌈❤️🌈

Rete Italiana Pace e Disarmo EMERGENCY Bicipace Legambiente Lombardia Amnesty International Nabad Parabiago ANPI Parabiago Forum Terzo Settore Nazionale

Unipol dome per Bob Dylan 5.11.2026



Dai social web

 Parto da un episodio personale per descrivere un disastro.

Ieri sera, a Milano, ho assistito al concerto di Bob Dylan che si svolgeva all'Unipol Dome, la nuova grande struttura "inaugurata" per le Olimpiadi di Milano Cortina. 

Sono rimasto colpito dalla condizione del "Dome". 

In pratica è ancora un cantiere aperto, con fili dappertutto, pavimentazione approssimativa, una totale assenza di rifiniture, bagni, in molti casi, senz'acqua, un'acustica pessima, la totale assenza di verde e, in compenso, un costosissimo e enorme parcheggio privato - io non l'ho usato - già pronto all'uso.

La struttura, poi, che dovrebbe essere sportiva, è evidente, che è stata pensata, molto male, solo per i concerti perché mancano totalmente gli spazi per un pubblico che deve seguire un evento sportivo

Ancora più impressionante è la relazione tra la struttura e i lavoratori. La quasi totalità della manodopera era fatta di giovani addetti ad un servizio decisamente approssimativo che, era facilmente intuibile, ricevono paghe da fame. 

Ho deciso quindi di provare a capirci qualcosa di più e il quadro che ne emerge è sconfortante.

Il grande racconto dell'Unipol Dome di Milano Santa Giulia, presentato fin dall'origine come l'emblema della modernità privata al servizio delle grandi manifestazioni internazionali, rivela nel suo quadro economico ed occupazionale una realtà davvero pessima.. 

Nato sotto l'egida del colosso multinazionale della biglietteria e dei grandi spettacoli dal vivo CTS Eventim, l'impianto doveva figurare come un'opera a totale investimento privato, destinata a dotare la città di un'arena polifunzionale all'avanguardia per i Giochi Olimpici e Paralimpici e per le stagioni di concerti. 

Tuttavia, la lievitazione del costo finale complessivo, passato dalle stime iniziali ai circa 300 milioni di euro, ha drasticamente alterato il bilancio originario. 

A fronte dell'impennata dei costi di costruzione e dei ritardi di cantiere, il soggetto privato realizzatore ha avanzato pretese per circa 134 milioni di euro di extracosti, comprensivi di rincari delle materie prime e persino dei presunti mancati guadagni derivanti dalla parentesi olimpica.

Questa devo dire è davvero fantastica. Una società privata deve realizzare una grande struttura per le Olimpiadi, ma chiede agli enti pubblici di essere rimborsato per il mancato guadagno dovuto all'impossibilità di utilizzarla durante le Olimpiadi!!!

Ma la follia non finisce qui.

Per completare la struttura in tempo per le Olimpiadi, gli enti pubblici, a cominciare dal Comune di Milano,  sono dovuti intervenire versando una quota,  originariamente non prevista, superiore  ai 50 milioni di euro di risorse  complessive, trasformando un progetto teoricamente privato in un intervento pesantemente sostenuto dal contribuente  

In tale contesto, la compagine dei dipendenti fissi e diretti della struttura appare risicata e ridotta ai minimi termini, concentrando solo qualche decina di figure direttive, di gestione ed event management. 

Per il funzionamento quotidiano e straordinario della macchina organizzativa durante i grandi spettacoli, il modello adottato si affida massicciamente alla catena del subappalto, ricorrendo a cooperative ed agenzie interinali che somministrano personale con contratti a chiamata o intermittenti. 

Si assiste così a un massiccio utilizzo di lavoro sottopagato ed esternalizzato: steward, addetti all'accoglienza, maschere, personale addetto alla sicurezza e alla somministrazione di cibo e bevande ricevono paghe orarie nette che spesso si aggirano tra i 5 e i 7 euro all'ora, inquadrate in contratti come quelli dei servizi fiduciari da tempo al centro di contestazioni sindacali per inadeguatezza salariale. 

Peraltro per ridurre il numero del personale dipendente, l'Unipol Dome è dotato di cervellotiche e costose macchinette intelligenti che sfornano cibo prossimo al veleno.....

Forse se una parte della popolazione milanese si ribella, bisognerebbe pensare anche ll'Unipol Dome, ai 134 milioni di extra costi, ai 50 milioni di spesa pubblica, utilizzata per far guadagnare una società tedesca e a dare un lavoro da fame a giovani che, chissà perché, poi si innervosiscono. 

Senza contare i volumi di metri cubi regalati sempre alla stessa società tedesca di proprietà di un miliardario e dei soliti fondi onnipresenti.

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Un invito a seguire sul canale YouTube del comune di Milano le commissioni sport olimpiadi; a distanza di 4 mesi, anche l'assessore Riva ammette il nulla, anzi, la spesa, delle Olimpiadi e che fondazione Milanocortina non ha "aiutato economicamente" il comune di Milano. 

https://www.youtube.com/live/oiam0yRq07w?is=ZiUcYGQs5ZyHDFcN


La mano visibile. Hey Milano. Ambroseum 6.11.2026 candidati alle primarie del cs per Milano

 Interessante introduzione di Eugenio Comincini sullo stato dell'arte della città metropolitana, poi importanti ammissioni di Anna Scavuzzo  di come è stata gestita a causa dei continui attacchi di Regione Lombardia e della destra. 

Poi Pierfrancesco Majorino già Assessore e consigliere regionale, che cita il vulnus dei Pgt col ptcp ora ptccm, quello dei grattacieli fantasma, coi funzionari di sinistra italiana candidati e altri trasferiti e promossi, poi Tommaso Goisis e Carlotta Cossutta che han fatto propaganda sul nulla e sul niente (da comparse della farsa, e oggettivamente ci si chiede con quale diritto vogliano partecipare alle primarie e quale contributo hanno dato in questi 15 anni e chi rappresentano), nella loro corsa all'assessorato per Calabresi sindaco. 

Il commercialista di Berlusconi, di Fininvest, ringraziato da Majorino, poi @fabio Pizzul, il già portaborse della Salis a fare le foto a Cossutta. Una platea disattenta, composta solo dalla claque degli attori, pardon, candidati. 

Come seconda convention di forzaitalia, dopo quella di propaganda per l'assessore del municipio 1, che dice cose social liberiste e si finge di sinistra, si è trattato di un improbabile recupero sul tema metropolitano, coinvolgendo comincini, già sindaco del ricchissimo Comune di Cernusco, battute fuori luogo sui giargiana e milanesi imbruttiti, di chi ha la metropolitana in provincia e della provincia non conosce niente.

Che triste fine per chi 40 anni fa si godeva la Milano da bere e pensava di fare politica, ridotti a zerbini dei palazzinari.












PD Lombardia, seminario economia. 6.11.2026

Milano, palazzo Pirelli, venerdì,6 novembre 2026. Sala gonfalone 
Video quiMilano 








Ed è subito 2003, quando quotidianamente si correva da una commissione all'altra per il gruppo regionale dei VERDI 



venerdì 6 novembre 2026

Per Gnappo. In fornace 8.11.2026

  Domenica 8 novembre 2026

CHE CINEMA! Rebels per Gnappo

 SOS Fornace - Rho - Via Risorgimento 18.

h. 19:00: Cena popolare

h. 21:00: Concerto spettacolo

CHE CINEMA!  è un viaggio tra musica e parole che mentre ci ricorda la figura di Damiano GNAPPO Zorzo - storico leader dei CIAPA NO e militante antifascista - ci fa riperrere sentieri di vita e di lotta di tutti noi.

🌹 Con Gnappo nel cuore!

Gnappo in bicipace con i ciapano



Il murales per Gnappo 


Gnappo a Inveruno 







L'intelligenza artificiale e noi. 7 e 8 novembre NABA

  Sabato 7 e domenica 8 novembre il collettivo di ricerca militante Effimera organizza un seminario di studio su L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE E NOI al quale abbiamo contribuito con un testo sulla lotta alle Big Tech e ai loro data center sul nostro territorio: https://effimera.org/materiali-seminario-ia-02-lotte-contro-i-data-center-tra-ecologia-politica-e-riappropriazione-della-ricchezza-di-centro-sociale-sos-fornace/

Qui il programma completo aggiornato del convegno: L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE E NOI

Video diretta 

https://www.youtube.com/live/rMRICGoC70A?is=MQ4ZHA9pWbv_-RP4



Ultras ungheresi in piazza Duomo, Cgil Milano: “La sicurezza passa anche dal rispetto della Costituzione”

 UFFICIO STAMPA CGIL MILANO

Ultras ungheresi in piazza Duomo, Cgil Milano: “La sicurezza passa anche dal rispetto della Costituzione”

Milano, 6 novembre 2026 - Centinaia di ultras del Ferencváros, con magliette raffiguranti Mussolini, braccia tese e cori in italiano per il Duce, hanno occupato per ore il sagrato del Duomo. Hanno esposto anche stendardi contro la comunità Lgbtqia+ e uno striscione contro chi, a Milano, difende la convivenza civile. Tutto questo nella piazza simbolo della città Medaglia d'oro della Resistenza, mentre era presidiata da carabinieri, polizia di Stato, polizia locale ed esercito.

La Camera del Lavoro Metropolitana di Milano denuncia con fermezza quanto accaduto. Milano non può essere la vetrina dell'apologia del fascismo, né di chi la porta in giro per l'Europa con la scusa di una trasferta di calcio. Quello che è successo in piazza Duomo non è folklore da stadio.

Colpisce, inoltre, che a quanto risulta nessun intervento sia stato fatto per fermare queste manifestazioni, nonostante un dispositivo di sicurezza così imponente. I responsabili sono stati identificati e verranno perseguiti?

Le leggi che puniscono l'apologia del fascismo e la propaganda discriminatoria esistono e devono valere per tutti, a maggior ragione quando le violazioni avvengono in pieno giorno e sotto gli occhi di centinaia di persone.

La sicurezza della città passa anche dal rispetto dei suoi valori costituzionali.

Contrada San Magno. Nuove nomine. 5.11.2026

 Busto Arsizio, museo del tessile, 5 novembre 2026, cena della contrada San Magno, in occasione del Santo Patrono della Città di Legnano. 

Video quiMilano 













Datacenter. SENZA REGOLE CONDIVISE, NESSUNA SICUREZZA

 SENZA REGOLE CONDIVISE, NESSUNA SICUREZZA

In Italia manca ancora una disciplina nazionale organica che definisca criteri ambientali specifici per la localizzazione dei data center e stabilisca quale concentrazione di impianti un territorio possa sostenere. Le norme puntano soprattutto a semplificare e accelerare le autorizzazioni, mentre serve una programmazione capace di valutarne le conseguenze complessive.

Un data center, considerato isolatamente, può sembrare sostenibile. Ma quando gli impianti si moltiplicano nella stessa zona, si sommano consumi di energia e acqua, emissioni, rumore, calore, consumo di suolo e nuove infrastrutture elettriche. Valutare ogni progetto separatamente rischia di sottostimare il carico ambientale che ricade su chi vive in quel territorio.

Studi italiani e internazionali hanno aperto un dibattito su questi problemi. Anche cittadini e comitati hanno contribuito concretamente: hanno esaminato i progetti, presentato osservazioni e promosso approfondimenti tecnici e scientifici. Questo lavoro richiede ora un confronto pubblico più ampio, trasparente e fondato su dati verificabili.

Occorre considerare insieme le risorse naturali ed energetiche utilizzate, le conseguenze sulla salute e le possibili ricadute economiche e sociali, compreso il rischio di aumenti dei prezzi e del costo della vita.

La Lombardia e la Pianura Padana sono già sottoposte a forti pressioni ambientali, a partire dall’inquinamento dell’aria. Ogni nuovo impianto aggiunge un peso a una situazione già critica.

Serve valutare e governare l’effetto complessivo di tutti gli impianti concentrati nello stesso territorio. È su questo che chiediamo regole chiare, trasparenza e garanzie per i cittadini.

Le destre estreme e il cristianesimo, di Franco Monaco

Le destre estreme e il cristianesimo

Il monito di Leone XIV sull’uso politico della fede riporta al centro la lezione di Schuman e dei padri dell’Europa: uguaglianza, fratellanza e libertà democratiche come argine al ritorno dei nazionalismi, alle discriminazioni e alle pulsioni autoritarie. È L’Opinione del numero di novembre del mensile diocesano

di Franco MONACO

Già parlamentare, politologo

4 Novembre 2026

Da Il Segno di novembre

https://www.chiesadimilano.it/news/attualita/opinione-segno-novembre-2026-2888043.html

Come è abitudine da qualche tempo, specie con i viaggi di papa Francesco, anche Leone XIV, rientrando dalla Francia, ha incontrato i giornalisti sul volo per Roma. In quella circostanza, pur con tono colloquiale, ha avuto parole severe sulle formazioni politiche di estrema destra che sembrano in grande ascesa in Europa e non solo. In particolare, egli ha rimarcato che esse non sono espressione dell’autentico cristianesimo. Ripeto: il tenore pacato, così caratteristico di papa Leone, nulla toglie alla sostanza ferma e diretta del suo giudizio. Che non è di natura politica. Poco prima, Prevost si è così espresso: «Ho predicato il Vangelo: se questo è politica, l’ho fatta, non per immischiarmi nella politica francese. L’ho fatto per insegnare ciò in cui la Chiesa crede».

Da gran tempo il magistero della Chiesa ha somma cura di distinguere tra la propria vocazione universalistica e le appartenenze politiche e, di riflesso, da un lato, di mettere nel conto un legittimo pluralismo delle opzioni e degli orientamenti politici tra i credenti, dall’altro, di rispettare l’autonomia responsabile dei laici cristiani nella sfera loro propria dell’azione dentro la città dell’uomo (espressione cara a Giuseppe Lazzati).

Perché allora quel monito? Esso muove dalla convinzione che non ogni visione e militanza politica siano compatibili con una non evanescente ispirazione cristiana, che essa non è priva di implicazioni etico-politiche.

Merita notare che papa Leone era reduce dal discorso pronunciato a Metz in ricordo di Robert Schuman, uno dei padri dell’Europa, da associare al nostro Alcide De Gasperi e al tedesco Konrad Adenauer. Tre statisti lungimiranti accomunati da un’ispirazione cristiana e dalla visione dell’Europa unita, già nel tempo della guerra fredda. All’insegna del motto «mai più la guerra». L’opposto dei nazionalismi oggi risorgenti e che – allora riusciva chiaro alle menti più lucide – erano stati all’origine delle due guerre mondiali. L’opposto del tratto comune alle destre estreme che si sviluppano in Europa, con il sostegno esplicito dell’amministrazione americana, ovvero il ripudio ideologico e pratico della Ue e delle sue istituzioni, concepite appunto per mettere in comune quote di sovranità da parte degli Stati. Disarticolare l’Europa è il loro programma.

Ma vi sono altre due ragioni che spiegano il severo giudizio di Leone. La prima: la pretesa di quelle destre di farsi paladine del cristianesimo, di proporsi come arma politica di esso. Facendo confusione tra religione e politica. Di più: usando la religione a fine politico. Un’operazione blasfema. La seconda la si rinviene nelle parole del discorso con cui il Papa ha celebrato Schuman: «Il cristianesimo ha insegnato l’uguaglianza di natura tra tutti gli uomini, figli dello stesso Dio, redenti dallo stesso Cristo, senza distinzione di razza, colore, classe o professione».

La fondamentale uguaglianza tra gli uomini portata dal cristianesimo nella evoluzione delle civiltà e recepita dalla nostra Costituzione al suo articolo 3 è il punto sul quale le destre estreme fanno problema. Per la loro inclinazione a escludere e discriminare che sconfina nel suprematismo e nel razzismo. Non a caso gran parte della loro fortuna elettorale fa leva su sentimenti di paura verso i migranti. Nonché su una visione securitaria della società nella quale anziché la fiducia dominano il pregiudizio e l’esclusione del diverso. Homo homini lupus versus fratellanza.

Se è soprattutto il principio di uguaglianza immanente al cristianesimo a rappresentare un motivo di contrasto con le destre estreme, un ulteriore elemento è quello di una visione gerarchico-autoritaria del rapporto tra persona, società e Stato. Non senza un secolare travaglio, la coscienza cristiana, un tempo ostile o diffidente verso lo sviluppo delle moderne democrazie, nel secolo scorso, specie con il Concilio e, segnatamente, con la dichiarazione Dignitatis humanae, è approdata all’apprezzamento senza più riserve per le libertà moderne, la democrazia, il costituzionalismo, la laicità dello Stato. Nella consapevolezza, dapprima incerta, ma con il tempo finalmente compiuta, che quelle conquiste di matrice illuminista, in passato avversate dalla Chiesa, non fossero in contrasto, ma al contrario in sintonia con la radice cristiana della dignità della persona e del menzionato principio di uguaglianza.

Per converso, le destre estreme si segnalano per visione e per istinti autocratici che, per definizione, collidono con le libertà e il pluralismo dei moderni Stati democratici e costituzionali. È la suggestione della verticalizzazione e della concentrazione del potere che mortifica la partecipazione e il protagonismo dei cittadini e mette la mordacchia alle istituzioni di garanzia concepite dal costituzionalismo democratico come “limite al potere di chi comanda”.

Paradigmatico il caso dell’AfD, partito di estrema destra tedesco, non immune da rigurgiti neonazisti. Già nel 2024, a fronte della sua avanzata, i vescovi tedeschi avevano assunto una posizione netta: «La Chiesa cattolica respinge con forza ogni forma di estremismo. Si tratta di minacce irresponsabili al bene comune e all’ordine liberale. Attualmente l’estremismo di destra rappresenta la più grande minaccia di natura estremista per il nostro Paese e per l’Europa». Essi enunciavano in particolare il “nazionalismo etnico” di quel partito che concepisce un popolo asseritamente naturale come comunità di discendenza e di sangue, contrapponendolo agli altri popoli, privi di dignità e di diritti. Popolo inteso come ethnos anziché come demos.

martedì 3 novembre 2026

Milano, cimitero Monumentale, 2.11.2026

 Milano, cimitero Monumentale, 2.11.2026










Una cerimonia molto bella ed emozionante, prima il signor Sindaco Beppe Sala ha reso omaggio al Dottor Veronesi, che mi pare fosse amico di nonna e fu medico di nonno. 

Poi, nella celebrazione la Presidente Elena Buscemi ha riportato le biografie dei nuovi iscritti al Famedio, in particolare quella del Capitano Franco Baresi e di Vera, la fondatrice delle madri di plaza de Mayo; l'avevo sentita e vista un paio di volte in università, lo ricordo perché, a mio avviso, da il senso non solo di Milano, ma del mondo intero. Perché i grandi milanesi sono dei Grandi, per Tutto il Mondo. 


Sulle polemiche che ritengo fuori luogo, e cito solo per onor di cronaca, quelle sul Capo di noi dell'ufficio regionale dei Verdi della Lombardia e fondatore dei Verdi e della lega per l'ambiente, va detto, che è ancora troppo, troppo, vivo il ricordo e non sopito il dolore, perché fosse già iscritto. Il lutto necessita tempo per la rielaborazione, e è giusto così, ci sarà il tempo, ora, sarebbe stato strumentalizzato e non compreso; così giovane ancora e così attuale, basti pensare come venga costantemente ricordato in ogni iniziativa per la difesa dell'ambiente, e, se posso dire, anche a sproposito (e mi scuso) anche per le prossime elezioni. È come chiedere a Maradona o a Van Basten di giocare la partitella della domenica all'oratorio.


Grazie Milano 

Perché Milan l'è na gran Milan 


Ed ora, riascoltiamo e ringraziamo il Sindaco e la Presidente del Consiglio comunale 

E ringraziamo di essere milanesi



lunedì 2 novembre 2026

Datacenter, audizione in regione Lombardia 2.11.2026

 Dal web 

2 novembre 2026 – Intervento di Enrico Duranti, Rete dei Comitati Stop Data Center

Signor Presidente, gentili Consiglieri regionali,

intervengo in rappresentanza della Rete dei Comitati Stop Data Center, nonché come Presidente del Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio.

La nostra richiesta fondamentale è una moratoria nazionale sui nuovi insediamenti di data center.

Non siamo contrari all'innovazione tecnologica. Chiediamo però di fermare la proliferazione di infrastrutture caratterizzate da enormi consumi energetici, rilevanti fabbisogni idrici e trasformazioni territoriali, fino a quando non sarà definita una pianificazione complessiva che ne valuti il reale fabbisogno e la sostenibilità.

Chiediamo alla Regione Lombardia di sostenere la moratoria nazionale e di farsene promotrice presso il Governo e il Parlamento.

Nel frattempo, riteniamo indispensabile intervenire sulle criticità della legge regionale n. 11 del 2026 e della riforma proposta.

Il 27 ottobre 2026, Terre Nostre – Coordinamento Nazionale per la Salute e per l'Ambiente e il Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio, di cui sono Presidente, hanno depositato presso il Consiglio regionale 49 pagine di osservazioni giuridiche e tecniche, elaborate con il contributo di professionisti esperti in diritto amministrativo, urbanistico e ambientale, con esperienza diretta nei procedimenti autorizzativi.

Il documento contiene proposte di modifica legislativa già formulate e motivate.

La Rete sostiene integralmente queste osservazioni e chiede ai consiglieri regionali di farle proprie, traducendole in emendamenti al testo legislativo.

Ne illustrerò brevemente i punti fondamentali.

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1. Acque contaminate e obblighi nazionali di bonifica 

La prima criticità è particolarmente grave, perché riguarda la salute e il rischio di diffusione di sostanze inquinanti nell'ambiente.

La proposta vieta il consumo d'acqua per il raffreddamento dei data center, ma contemporaneamente consente deroghe, tra cui l'utilizzo di acque contaminate, trattandole soltanto dopo il loro impiego.

Pensiamo ai PFAS e ad altre sostanze persistenti e pericolose per la salute: nei sistemi di raffreddamento evaporativi, gli inquinanti potrebbero essere dispersi attraverso aerosol e 

microgoccioline.

Il trattamento successivo dell'acqua non può eliminare gli inquinanti eventualmente già dispersi.

C'è inoltre un problema giuridico fondamentale.

Il Testo Unico Ambientale disciplina la gestione delle acque sotterranee contaminate e gli interventi 

di messa in sicurezza e bonifica, stabilendo precise condizioni anche per il loro eventuale utilizzo 

industriale.

Trattare un'acqua contaminata non significa bonificare la falda dalla quale proviene.

La Regione non può introdurre deroghe che rischino di aggirare le garanzie nazionali in materia di 

tutela ambientale.

Abbiamo quindi chiesto l'eliminazione della deroga sulle acque contaminate e di quella per i sistemi 

ad elevata efficienza idrica, che possono comunque comportare consumi considerevoli.

2. Quantificazione dei consumi idrici complessivi

Non basta vietare il consumo d'acqua per il raffreddamento: bisogna conoscere quanta acqua 

consumerà complessivamente il data center.

Occorre valutare tutti gli utilizzi idrici insieme ai fabbisogni della popolazione, delle attività produttive 

e soprattutto dell'agricoltura.

Abbiamo proposto una valutazione obbligatoria dei consumi complessivi e cumulativi, prevedendo 

che un insediamento non possa essere autorizzato quando non sia dimostrata la compatibilità 

con le risorse idriche disponibili.

3. Divieto di frazionamento artificioso dei progetti

Un grande data center può essere suddiviso in più edifici, lotti o fasi successive, ciascuno oggetto di 

una distinta autorizzazione.

A questi si aggiungono sottostazioni elettriche, connessioni alla rete, impianti fotovoltaici e sistemi di 

accumulo BESS, spesso autorizzati separatamente.

Ma suddividere un progetto sulla carta non significa ridurne l'impatto sul territorio.

La normativa nazionale ed europea sulle valutazioni ambientali non consente il frazionamento artificioso per eludere le soglie, evitare le valutazioni prescritte o aggirare le competenze delle autorità statali.

Abbiamo proposto una disposizione che imponga di valutare unitariamente gli interventi, gli ampliamenti e le opere funzionalmente connesse, anche quando presentati da soggetti differenti.

Il territorio subisce l'impatto dell'intero insediamento, non quello delle singole pratiche amministrative. 

Caso esemplare è quello dei Campus di Siziano di Settimo Milanese. Prendiamo Settimo, dove sono presenti 4 società, Equiinix, Data 4, Vantage e Microsoft. Complessivamente ci sono 228 generatori e 6600 t di gasolio. Mentre il procedimento di Data4 è stato fatto unitariamente, 

Equinix ha presente 4 Via distinte in moduli da 2 DC. In questo modo non viene calcolato la potenza termica totale tra tutto il Campus Equinix che supera le 633MWth e quindi da assoggettare obbligatoriamente ad una Valutazione impatto sanitario. Stesso discorso vale per la quantità di gasolio e il relativo stoccaggio previsto, visto che sono presenti 3595 m3 di stoccaggio disponibile, pari alla possibilità di stoccare 2876 tonnellate di gasolio, facendo ricadere l’intero campus Equinix in direttiva Seveso. Intero campus Equinix che dovrebbe essere valutato per effetto domino con il Campus Data4 , anch’esso ricadente in Seveso, per la presenza di 3110 t di gasolio. 

Chiedo a voi, signori consiglieri, cos’è questo se non frazionamento artificioso dell’opera? 

4. Qualificazione urbanistica e autonomia dei Comuni

La quarta osservazione riguarda il rispetto delle scelte urbanistiche dei Comuni.

La legge regionale qualifica come produttivi i data center con potenza superiore a 5 MW.

Ma perché la potenza elettrica dovrebbe determinare la destinazione urbanistica? Un data center da 4 MW e uno da 40 MW svolgono sostanzialmente la stessa funzione.

Soprattutto, la qualificazione come attività produttiva non significa che un data center possa essere automaticamente realizzato in qualsiasi area produttiva.

Ogni Comune ha stabilito attraverso il proprio PGT quali attività siano ammesse, quali escluse e a quali condizioni.

La proposta regionale introduce il ricorso al piano attuativo quando la trasformazione risulti già consentita.

Ma il piano attuativo serve ad attuare il PGT, non a modificarlo o ad aggirarlo.

Se un progetto non è conforme, occorre, quando consentito, una variante urbanistica. E la variante non è un atto dovuto al proponente: è una scelta discrezionale del Comune.

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La Corte costituzionale, con la sentenza n. 179 del 2019, ha richiamato la necessità di rispettare 

l'autonomia pianificatoria comunale.

Abbiamo proposto di escludere qualsiasi automatismo tra destinazione produttiva e conformità urbanistica.

Un'area produttiva non è un'area nella quale si può realizzare qualsiasi cosa. Nessun Comune deve essere obbligato a modificare il proprio PGT per consentire un investimento privato.

5. Sostenibilità energetica e programmazione regionale

I data center richiedono enormi quantità di energia elettrica.

La Regione ha già una programmazione energetica, il PREAC, coordinata con il Piano Nazionale 

Integrato per l'Energia e il Clima.

È stato verificato se il fabbisogno aggiuntivo dei data center sia compatibile con gli obiettivi di 

efficienza energetica e decarbonizzazione?

Il mancato rispetto degli obblighi europei può comportare anche procedure d'infrazione nei confronti 

dello Stato.

Abbiamo quindi chiesto una verifica obbligatoria della sostenibilità energetica e della coerenza con la 

programmazione regionale e nazionale, considerando gli effetti cumulativi degli insediamenti.

6. Calore disperso, isole di calore e salute

Vorrei richiamare in particolare l'attenzione della Commissione su una criticità sottovalutata: il calore 

prodotto dai data center.

Queste infrastrutture consumano enormi quantità di energia elettrica, una parte rilevante della quale 

viene trasformata in calore.

Ma dove finisce tutto questo calore?

Salvo la parte eventualmente recuperata, cosa del tutto impossibile per un Hyeperscale, tutto il resto 

del calore viene disperso nell'ambiente circostante.

Quali effetti può produrre sulle abitazioni, sulle coltivazioni, sulla temperatura delle aree vicine e sulla 

qualità dell'aria?

La Pianura Padana presenta già importanti criticità legate all'inquinamento atmosferico e alle 

temperature estive.

Il calore disperso può aggravare le isole di calore, modificare le condizioni microclimatiche e 

influenzare la dispersione degli inquinanti, creando trappole termiche peggiorative, con 

concentrazioni di particolato

che già ora presentano criticità sulla qualità dell’aria.

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A questo si aggiungono le emissioni dei gruppi elettrogeni di emergenza.

Non possiamo limitarci a valutare ciò che accade all'interno del data center. Dobbiamo sapere 

che cosa accade all'esterno, dove vivono le persone.

La Regione non può limitarsi a prevedere il recupero del calore senza imporre una verifica di quello 

disperso nell'ambiente.

Abbiamo proposto di rendere obbligatoria la quantificazione del calore prodotto, recuperato e disperso, 

la valutazione degli effetti microclimatici e degli impatti cumulativi, perché è la stessa direttiva 

comunitaria 2014/52/UE che lo prevede, come poi recepito nell’allegato VII della parte seconda del 

Testo Unico Ambientale.

Quando emergano condizioni di incompatibilità ambientale o sanitaria non superabili, 

l'insediamento non deve poter essere autorizzato.

7. Mappatura regionale dei data center

La Regione deve conoscere quanti data center siano presenti, autorizzati o in progetto, quale potenza 

richiedano e quali infrastrutture comportino.

Una semplice mappa geografica non basta. Abbiamo proposto un sistema informativo completo e 

aggiornato, indispensabile per valutare gli effetti cumulativi degli insediamenti.

8. Trasparenza e partecipazione dei cittadini

Troppo spesso i cittadini scoprono i progetti quando i procedimenti sono già avanzati.

La Convenzione di Aarhus riconosce, nei procedimenti cui si applica, il diritto all'informazione 

tempestiva e alla partecipazione effettiva.

La partecipazione non può iniziare quando ormai è troppo tardi per incidere sulle decisioni.

Abbiamo proposto specifici obblighi di informazione preventiva e trasparenza.

9. Applicazione delle nuove tutele ai procedimenti in corso

La riforma esclude dall'applicazione di alcune nuove disposizioni le domande già presentate.

Ma che senso ha introdurre nuove garanzie ambientali se molti progetti ancora in istruttoria 

rischiano di esserne esclusi?

Abbiamo chiesto che le nuove tutele si applichino anche ai procedimenti non conclusi, nei limiti 

consentiti dall'ordinamento, e che gli insediamenti esistenti siano sottoposti a mappatura e monitoraggio.

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A questo si aggiungono le emissioni dei gruppi elettrogeni di emergenza.

Non possiamo limitarci a valutare ciò che accade all'interno del data center. Dobbiamo sapere 

che cosa accade all'esterno, dove vivono le persone.

La Regione non può limitarsi a prevedere il recupero del calore senza imporre una verifica di quello 

disperso nell'ambiente.

Abbiamo proposto di rendere obbligatoria la quantificazione del calore prodotto, recuperato e disperso, 

la valutazione degli effetti microclimatici e degli impatti cumulativi, perché è la stessa direttiva 

comunitaria 2014/52/UE che lo prevede, come poi recepito nell’allegato VII della parte seconda del 

Testo Unico Ambientale.

Quando emergano condizioni di incompatibilità ambientale o sanitaria non superabili, 

l'insediamento non deve poter essere autorizzato.

7. Mappatura regionale dei data center

La Regione deve conoscere quanti data center siano presenti, autorizzati o in progetto, quale potenza 

richiedano e quali infrastrutture comportino.

Una semplice mappa geografica non basta. Abbiamo proposto un sistema informativo completo e 

aggiornato, indispensabile per valutare gli effetti cumulativi degli insediamenti.

8. Trasparenza e partecipazione dei cittadini

Troppo spesso i cittadini scoprono i progetti quando i procedimenti sono già avanzati.

La Convenzione di Aarhus riconosce, nei procedimenti cui si applica, il diritto all'informazione 

tempestiva e alla partecipazione effettiva.

La partecipazione non può iniziare quando ormai è troppo tardi per incidere sulle decisioni.

Abbiamo proposto specifici obblighi di informazione preventiva e trasparenza.

9. Applicazione delle nuove tutele ai procedimenti in corso

La riforma esclude dall'applicazione di alcune nuove disposizioni le domande già presentate.

Ma che senso ha introdurre nuove garanzie ambientali se molti progetti ancora in istruttoria 

rischiano di esserne esclusi?

Abbiamo chiesto che le nuove tutele si applichino anche ai procedimenti non conclusi, nei limiti 

consentiti dall'ordinamento, e che gli insediamenti esistenti siano sottoposti a mappatura e 

monitoraggio.



CHI PARLA DI DUE STADI A SAN SIRO NON HA COMPRESO QUELLO DI CUI SI DIBATTE E SPOSTA LA DISCUSSIONE DAL VERO TEMA DELL'IMPATTO AMBIENTALE E SANITARIO

 COMUNICATO STAMPA

CHI PARLA DI DUE STADI A SAN SIRO NON HA COMPRESO QUELLO DI CUI SI DIBATTE E SPOSTA LA DISCUSSIONE DAL VERO TEMA DELL'IMPATTO AMBIENTALE E SANITARIO

Davvero sconcerta sentire che Mario Calabresi sposa la proposta di Ignazio La Russa di costruire un nuovo stadio a San Siro, accanto a quello già esistente. È una proposta  che non migliora l'impatto ambientale, che porterebbe ad avere quotidianamente o quasi 70.000 spettatori nell'area e che vedrebbe i fondi proprietari mantenere la possibilità di edificare comunque i diritti volumetrici maturati. L'unica reale alternativa è quella di continuare a insistere che la VAS non sia stralciata in 2 fasi e che venga realizzata una Valutazione di Impatto Sanitario insieme alla VAS e che parta dall'evidenza che Milano è una della città più inquinate di Europa, con quindi effetti ancor più catastrofici sulla salute, determinati dalle poveri delle macerie, dal blocco del traffico e dal'andirivieni di 22.000 camion. Non è quindi il momento delle proposte fantasiose ma della presa di coscienza del disastro ambientale e sanitario che sta per abbattersi su Milano, con conseguente pretesa che si garantiscano le tutele e i monitoraggi previsti dalla legge.

Lo dichiara Alessandro Giungi, consigliere comunale PD

Milano. Famedio 2 novembre 2026

 Milano, cimitero Monumentale, Famedio 2 novembre 2026

Iscrizione nuovi milanesi illustri

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