Milano, via Giuseppe Pinelli, giovedì 19 marzo 2026.
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Il discorso di Enrico Moroni. "VIA GIUSEPPE PINELLI, UN GIUSTO RICONOSCIMENTO
Innanzitutto un ringraziamento ai più di 5 mila sottoscrittori della proposta di intitolare una via a Giuseppe Pinelli nei luoghi dove abitava con la sua famiglia e al quartiere San Siro che ci ha sempre sostenuto. Ho avuto modo di conoscere Pino per la comunanza degli stessi ideali e delle medesime battaglie. Pino era un anarchico molto impegnato nella diffusione delle proprie idee, era stato un giovanissimo partigiano, era un ferroviere e un anarcosindacalista impegnato nelle lotte
rivendicative sindacali. Era contro tutte le guerre convinto, come lo siamo, che solo una patria intesa come il mondo intero può eliminare il cancro delle guerre, contrariamente a quanto sta tragicamente avvenendo oggi che stanno proliferando perché strettamente collegate ai prevalenti
interessi di potere e di profitto.
Già nel 25 aprile del 1969 ci furono le prove generali di quanto sarebbe accaduto in seguito.
Vennero fatte scoppiare, per mano dei fascisti, ordigni esplosivi alla Fiera di Milano e alla Stazione Centrale, secondo un copione già collaudato, dandone la responsabilità agli anarchici, diversi dei quali furono arresti con lunghe detenzioni. L’operazione era condotta dal Commissario Calabresi
dell’ufficio politico della Questura. Pinelli si attivò da subito in solidarietà e a sostegno degli
arrestati e, grazie anche alle mobilitazioni, cadde la montatura e furono assolti.
Il 12 dicembre del 1969 la Strage di piazza Fontana fu da subito, come da copione, attribuita agli anarchici. Tantissimi furono fermati, alcuni arrestati con accuse di complicità, Valpreda indicato come il mostro, Pinelli trattenuto in questura oltre il regolamento di legge, viene precipitato dalla
finestra. L’anarchico Pasquale Vallitutti trattenuto in Questura e posizionato davanti alla stanza dove veniva interrogato Pinelli, era un importante testimone che non fu mai ascoltato.
Sappiamo tutti quale era l’obbiettivo principale di quella Strage. Fermare le lotte rivendicative del movimento dei lavoratori e lavoratrici che, affiancato dal movimento degli studenti, stavamettendo in crisi i meccanismi stessi del potere economico e politico. La mobilitazione e la contro
informazione messa in atto dal movimento smascherò da subito la montatura definendola una Strage di Stato, indicando gli autori materiali della strage nelle organizzazioni fasciste e nelle complicità dei Servizi Segreti, fino ad arrivare alle responsabilità all’interno del Ministero degli
Interni. Come poi è venuto alla luce.
Giuseppe Pinelli era la vittima sacrificale designata. Non potendolo accusare in vita, malgrado tutti gli sforzi messi in atto fino all’ultimo momento, lo si poteva accusare da morto. Nella conferenza stampa che è seguita il Prefetto Guida, con a fianco il Questore Allegra e il Commissario Calabresi,
dichiarava che Pinelli si era suicidato perchè il suo alibi non sarebbe stato confermato. Una menzogna di cui non ne pagò mai, né lui né gli altri coinvolti, le conseguenze. Anzi successivamente venne promosso per questi i suoi servizi.
La cosa sconcertante tenuta nascosa, emersa solo dopo che tutti i processi inerenti si erano conclusi, è che erano presenti in Questura Silvano Russomanno a capo degli uomini dell’Ufficio Affari Riservati, organismo del Ministero degli Interni, venuti apposta da Roma per dirigere le indagini e l’interrogatorio di Pinelli. Burattini e burattinai mescolati assieme. Anche per questo che non riteniamo valide le conclusioni del Giudice D’Ambrosio con la sentenza sulla morte di Pinelli attribuita ad un inverosimile “malore attivo” pur di non attribuirla ai rappresentanti delle istituzioni che lo interrogavano.
Gravi sono le responsabilità istituzionali, dopo la caduta del fascismo, per aver amnistiato e poi reintrodotto in ruoli di comando all’interno delle istituzioni stesse personaggi che in quel regime avevano avuto pesanti responsabilità. E’ il caso stesso del Prefetto Guida, già direttore responsabile del carcere/confini di Ventotene e come Russomanno responsabile nell’Ufficio Affari Riservati, già partecipe nella Repubblica di Salò con posizioni nazifasciste. E tanti altri rimasti coperti che hanno permesso il depistaggio sulle stragi fasciste continuate negli anni successivi, come quella di Brescia, dell’Italicus, di Bologna per elencare quelle più note.
Gravi anche le responsabilità istituzionali nei programmi scolastici che non hanno mai fatto la storia del ventennio fascista, né quella della lotta di liberazione, né delle stragi fasciste che hanno insanguinato l’Italia in questi anni.
Tutte queste mancanze sono state tra le cause che hanno spianato la strada all’attuale governo di destra che, come sappiamo, trae le sue origini dal partito post-fascista del MSI, che si sta caratterizzando per le sue leggi repressive, per la sua politica bellicista a scapito dei problemi sociali e nel tentativo di riscrivere la storia.
La figura di Giuseppe Pinelli è diventato il simbolo, anche fuori dell’Italia, dell’ingiustizia sociale di cui è stato vittima e continueremo a ricordarlo e a mobilitarci finchè non sarà fatta piena giustizia. Ricordiamo anche la sua compagna Licia, che ci ha lasciato recentemente, che si è battuta in tutta la sua vita per la verità. Sarebbe opportuno che il libro della sua intervista “Una vita quasi soltanto mia”, curata da Piero Scaramucci, venisse stampata e diffusa gratuitamente nelle scuole milanesi, come contributo alla verità di cui si è fatta carico.
Il Comitato una Via per Giuseppe Pinelli"









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